Un diavolo per capello

Dura la vita da transgender velato. Avete sentito bene: velato.
Si può definire velato uno che ha mandato a monte un quasi-matrimonio per vivere la sua identità di genere, dichiarato in casa, e presidente di un’associazione LGBT, nonchè finito con Mancuso, Patanè e compagnia bella su Repubblica per aver organizzato una fiaccolata contro l’omo/transfobia?
Ebbene si.

Se una trans nel momento in cui indossa panni femminili ha poco da essere velata, un ftm che non prende ormoni o che li prende da poco al mondo apparirà sempre un ragazzino di 13 anni (soprattutto se porta i capelli corti), una trasandata, una sportiva o una lesbomaschia.

Quindi a meno che io non dica al panettiere, al bancario e a tutti gli altri che sono un transgender, non credo che loro arriverebbero a pensarlo.
Ecco perchè nel momento in cui vado a comprare un completo classico maschile devo rispondere all’imbarazzante domanda “E’ per il tuo fidanzato?”.
A quel punto puoi inventarti di tutto per far si che ti mostrino boxer, cravatte, doppio petto e tutto ciò che, se dicessi che fosse per te, causerebbe sgomento e occhi sgranati.
Eppure sarebbe bello provarsele le cose, e l’ho anche fatto. Solo che mi prendo male a guardare le solite facce di culo sorprese.

Il guaio è quando devi fare qualcosa direttamente sul tuo corpo, e non puoi dire che è per il tuo compagno, marito, fidanzato, fratello… i capelli!
Lo stereotipo che associa corto/uomo e lungo/donna non ha tanto senso se come me di capelli sei un intenditore. Corti e lunghi sono diversi per uomo e per donna, e anche quando il taglio è medesimo, nel caso dei due estremi (lunghissimi pari o rasati), il viso caratterizza.

Paradossalmente ho sempre pensato, per un ragionamento fisiognomico, che tagliarli troppo corti fa in modo di farti passare meno e richiamare più l’immagine lesbica che quella maschile.
Si evidenziano quelle parti della testa che denunciano ciò che anatomicamente sei: collo, nuca, basette, tempie, attaccatura. Per questo mi mantengo sul medio, ma anche per gusto personale.

Ora immedesimatevi in me che entro dal parrucchiere medio e dico:
sa, perchè io sono un ftm, ma sono strano: a me piacciono i capelli di media lunghezza, ma con un imprinting maschile, quindi con un angolo laterale che parta, nei ciuffi davanti, piuttosto corto, appena ad accompagnare il sopracciglio, e accarezzi il collo dietro, perché sa, io ho anche l’attaccatura dietro bassa, molto maschile. Le basette, però, visto che ho la fortuna di averle senza prendere ormoni, non si sogni di toccarle“.

Quindi mi ritrovo rasato a zero se dico che voglio un taglio “maschile“, con un taglio emo se dico che voglio mantenermi sull’unisex (ma ODIO l’asimmetria), con un taglio da Valentina di Crepax (ovvero sfilatissimo dietro e col un enorme ciuffone ad incorniciare il viso e femminilizzare, e le basettine sbarazzine da fatina come si tagliano alle donne) se non dico cosa sono.

Di conseguenza mi metto li, come una pecorella, a farmi tosare in silenzio, e magari a mollare anche 40 euro, in un periodo in cui ho letteralmente le pezze al culo!
Qualcuno di voi penserà: quante storie, se fossi un “Vero uomo” te ne fregheresti dei capelli!

Beh prima di tutto sono hairlover, ma poi la chioma è l’unica cosa che devi portarti dietro sempre, volente o nolente, e incide non poco nel passing.

Oggi in banca non andava il bancomat. Parlando con l’anziana guardia giurata, chiamando il responsabile ha detto “c’è un giovine che ha un problema“. Speravo non mi chiedesse un documento…volevo godermi quel piacevole errore…ma capita solo una volta al giorno.

Una voce poco acuta e delle basette degne di un quattordicenne mi salvano.
Ricordo ancora lo sgomento dell’ortopedico nel vedere che non mi depilo le gambe…e tanto altro ancora…in questa sottile linea tra ciò che sono e ciò che devo apparire agli estranei perché altrimenti sarebbe troppo lunga da spiegare.

Un post banale? Forse. O forse racconta i piccoli problemi, perché raccontare quelli grandi sarebbe troppo pesante.

p.s. Ah…lui ha un bel taglio…

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8 pensieri su “Un diavolo per capello

  1. Molto divertente Nath…a parte il chiaro tono semiserio, alcune cose mi lasciano perplessa.
    Se vuoi oltrepassare il tuo genere di nascita e abbracciare una prospettiva flessibile, queer appunto,
    perchè cerchi così affannosamente di essere giudicato non secondo una mascolinità “altra” ma una masconilità tradizionale o addirittura stereotipata?
    Ricerchi tutta una stereotipia fatta di feticci (basette, pipa, giacconi sportivi..)e improntata sul giudizio esterno “della gente”
    sperando che ti vedano a tutti i costi entro la categoria canonica di maschio?
    Forse ho sbagliato a capire…?
    Forse è perchè applichi queste categorie che inevitabilmente ti percepiscono come una maschiaccia,o al peggio come una lesbica butch.
    Ti faccio l’ esempio della mia prospettiva: io ricerco tutto ciò che spezzi la distinzione rigida fra maschile e femminile e che oltrepassi le categorie. Potrei dire che mi sento androgino, anche se il solo fatto
    di pormi il problema di serrarmi entro una categoria mi fa sorridere:lo trovo assurdo,troppo semplicistico,
    troppo lontano dalla realtà di ciò che sento.Forse penso con presunzione se credo che intimamente tutte
    le persone dovrebbero abbandonare le categorie di genere in toto.
    Appunto considerarci tutti delle “persone” con dinamiche variabili di elementi maschili o femminili.
    Il mio sentire, il mio desiderio è di raggiungere qualcosa di completamente personale, unico, nè maschile nè femminile.
    Se parliamo di ideale estetico,potrei dire che è quello di una ragazza che sembra un ragazzo che sembra una ragazza. Non è un gioco di parole 😉
    Mi sento lontana dagli stereotipi femminili ma ancor più da quelli che la società attribuisce all’ uomo.
    La mia massima soddisfazione è essere scambiata per un ragazzo, ma portando i capelli lunghi ;>
    Mi vesto con abiti di taglio maschile ma sempre forniti di un’eleganza che portino l’ abito
    verso una “transizione”, e probabilmente proprio in grazia di questo slittamento che i tratti maschili
    del mio volto o del mio corpo vengono individuati ma anche perturbati in una percezione altra, non solo femminile, non solo maschile.
    Non so se sono riuscita a portare la mia visione su queste cose, ci vorrebbero ore.

    Complimenti per il progetto,
    seguo con interesse ogni vostra mossa!A breve vorrei chiederti\vi una collaborazione per un piccolo progetto che sto creando nella città dove abito,dove stanno nascendo delle realtà di sperimentazione del tutto nuove e spero feconde. Ma vi farò sapere se vorrete. un abbraccio. G.

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  2. Non che sia mio compito rispondere al commento sopra, ma credo che la cosa sia visibile un po’ a tutti. Nath in questo articolo si definisce FtM… Le tue obiezioni potrebbero essere valide nel caso avesse usato la parola “genderqueer”, ma io non l’ho vista, nonostante il nick e il blog stesso.

    Ho detto “potrebbero” perché io ad esempio mi definisco genderqueer, ma accarezzo molto molto MOLTO di più il mio lato “maschile”, e per quanto a volte non mi dispiaccia giocare con l’androginia e quant’altro, vi dico solo di togliermi tutto, ma non i miei capelli corti, le mie cravatte e tante altre belle cose che, saranno stereotipiche, ma mi piacciono…

    Aggiungo che io credo fortemente nelle sfumature, a maggior ragione se si parla di individui non cisgender (quindi transgender), e quindi credo che ognuno viva la propria identità sessuale a suo modo, con le proprie esigenze e i propri gusti. Il mondo genderqueer in particolare è un mondo molto variegato. E credo che possa essere delineata un’analogia di questo anche con l’orientamento…

    Ciao, auguri e complimenti anche da parte mia per il blog… Per quanto abbia cercato e ricercato, questa è l’unica realtà italiana a menzionare la parola “genderqueer”, quindi tanto di cappello, vi leggo sempre… 😉

    Kiss!

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  3. Ma in realtà, “taglio medio maschile” dalle mie parti (e suppongo anche da quelle dell’autore) non vuol dire assolutamente nulla… Una persona che dice così al proprio barbiere/parrucchiere sostanzialmente si mette nelle sue mani e lascia al suo buon gusto.
    Discorso diverso sarebbe chiedere un medio pari scalato magari sulla nuca, con le basette corte, o semplicemente di risistemare il taglio precedente.
    Quando cambio taglio o vado da un barbiere che non mi conosce spiego bene come lo voglio, e non sono un feticista dei capelli… sono l’unico a cui questo discorso sembra un po’ insensato?

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  4. Penso che dovresti andare a fare shopping con un crossdresser! Io mi divertirei e saprei consiglarti rendendo superflua la presenza del commesso.
    Anzi, penso che il commesso, sentendosi ignorato, forse, inizierebbe a fare il suo lavoro…
    Per quanto riguarda i capelli ti ho risposto in altro forum…

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  5. Ciao Nathan, ti rispondo sulla questione capelli.
    La scelta del barbiere, per me, è sempre stata una tragedia! : Andry :
    Ne ho dovuti cambiare tanti prima di trovare quello giusto e non è detto che azzecchi il taglio al primo colpo.
    Il problema me lo ha risolto madre natura facendomi perdere quasi tutti i capelli…
    Ti consiglio di fare prima un’indagine e individuare l’artigiano che ti sembra più idoneo, meglio un barbiere che lavora su prenotazione…
    Ricorda che per loro sei una donna ed eseguire un taglio da uomo su di te sarebbe come sbagliare il taglio.
    Temono una cattiva pubblicità!?
    Per questo motivo, scegline un bravo acconciatore e instaura un rapporto confidenziale e di fiducia, a quel punto potrai fare tutte le richieste che vorrai e nella maniera che riterrai più opportuna a seconda della personalità del barbiere…
    In sintesi scegline uno e dagli una seconda chance (anche una terza…).

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  6. Pingback: Che fretta c’era, maledetta parrucchiera! | Progetto GenderQueer

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