Ftm e falloplastica: desiderare un pene funzionante è un desiderio legittimo?

Uno dei più grandi tabù del mondo ftm riguarda la riconversione genitale.

E’ un argomento di cui con maggiore serenità si parla in ambiente mtf, dove, sebbene la ricostruzione genitale abbia dei limiti tecnici anche per quanto riguarda la vaginoplastica, ma soprattutto per quanto riguarda il piacere e la complessa convalescenza. Tuttavia una donna trans che abbia una fisicità che consente di apparire come appartenente al sesso biologico femminile può tranquillamente godere dei “privilegi” della donna biologica e comunicare il suo passato o la sua identità trans solo quando e se ne ha desiderio (potendo vivere, se vuole, anche una vita o una fase promiscua).
Le trans che decidono di non sottoporsi alla vaginoplastica fanno quindi una scelta, pesando vantaggi e svantaggi, ma perlomeno è una scelta che presenta due possibilità entrambe in qualche modo accettabili.

In direzione ftm entrano in gioco due fattori: i drammatici limiti tecnici della falloplastica e le influenze veterofemministe.
Attualmente non è possibile ricostruire un pene che abbia le sette condizioni magiche:

– forma da pene (e non da clitoride ipertrofico)
– dimensioni accettabili
– erezione mossa da eccitazione fisica
– penetratività anale e vaginale
– allaccio all’uretra
 eiaculazione (anche solo di liquidi aspermatici)
fertilità (e qui siamo alla fantascienza pura)

Il problema è che l’irrealizzabilità di questa ricostruzione, i limiti tecnici, le possibilità di infezioni e rigetti, la compromissione di altri tessuti ed organi, fa si che gli ftm rinuncino a questo intervento, e ciò è comprensibile, ma che spesso si nascondano dietro la retorica veterofemminista, e quindi sostengano che il pene non sia necessario, che è il machismo e il fallocentrismo che spinge un ftm a desiderare di avere un pene, e che un (o, molto piu spesso, unA) partner se ama, “accetta”.

Viene quindi gettato discredito su quegli ftm (spesso gay, bisex, poliamorosi..) che desiderano una vita sessuale “vivace” (o magari una fase) senza dare spiegazioni esistenziali al o alla partner occasionale, generando situazioni di asimmetria e in cui una delle due persone deve “accettare o meno” l’altro.

Viene gettato discredito anche su tutti quegli uomini (gay?) o donne (etero?) che desiderano un partner che abbia un pene esteticamente e funzionalmente “adeguato”, quindi via con la retorica anti-binaria secondo cui un “desiderio binario” è illegittimo, siamo tutti bisessuali, e se non lo siamo è per via dei condizionamenti.

Sicuramente parte del binarismo è inculcato, e anche parte del desiderio erotico è relativo ai canoni sociali. Un tempo nei film pornografici le donne avevano i peli sotto le ascelle, oppure una donna che in maghreb viene considerata sessualmente appetibile, qui magari viene considerata tracagnotta, e probabilmente il “monosessismo” spinge le persone a scartare o reprimere desideri non binari, ma questo non deve spingere a ricadere in un qualunquista “bisessismo” in cui siamo tutti fluidi, bisessuali e se desideriamo uno e un solo organo genitale nel partner, siamo solo animali interessati al corpo e non “all’anima”.

La stessa violenza e discredito non va gettata verso gli ftm che hanno un immaginario binario verso loro stessi, ovvero desiderano ricondurre il loro corpo a un’immagine il piu’ possibile vicina all’uomo biologico.
Ad ogni modo, la ricerca relativa alla ricostruzione ftm rispetto a quella mtf è molto indietro. Cio’ è dovuto anche al fatto che si tratta di un intervento più complesso, ma soprattutto meno rodato, e di cui ci si interessa poco, visto che nel caso dell’intervento della direzione inversa (MtF)  tutto il mercato del sex working e della pornografia, ahimè, ha dato una forte spinta alla ricerca, per motivi estetici e non.

Concludendo, speriamo che presto si possa parlare di interventi soddisfacenti e che ogni ftm decida liberamente se procedere con l’intervento o (come succede già a molte mtf), rinunciare a un intervento cosi’ impegnativo e intrusivo e tenere l’organo di nascita (magari, banalmente perché, al di fuori delle ipocrisie, esistono sia mtf che ftm che usano l’organo genitale di nascita, vuoi per ripiego, vuoi per diletto :-D)

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17 pensieri su “Ftm e falloplastica: desiderare un pene funzionante è un desiderio legittimo?

  1. C’è ancora chi pensa che l’invidia del pene, di freudiana memoria, sia superata, e perfino infondata.
    Per non dire della voglia di parto di molti uomini, più o meno inconscia.

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    • Non sono assolutamente d’accordo, ma spero di non aver confuso… Se ci sono persone ftm o mtf che stanno bene con il loro corpo che contravviene la mente, queste hanno tutta la mia stima. Ma non siamo tutti uguali, e, per fare un paragone improprio, come ci sono donne obese felici e contente ci sono obese che fanno il bypass gastrico per perdere peso. Non è una questione di O, ma di felicità. La felicità va perseguita ad ogni costo, se non si fa del male a qualcun’altro volutamente e deliberatamente, dunque se una ftm e un mtf si operano non è solo per ottenere un riconoscimento dalla società, ma per essere felici. Io non sono un ftm ma non oso pensare a che incubo deve essere per un ragazzo nato in un corpo femminile, avere le tette, il mal di testa premestruale, perdere sangue ogni mese, la cellulite, i muscoli troppo flaccidi, la pelle del viso liscia, la pipì seduto…. sentendosi perfettamente maschile nella testa!! Se uno ha le palle virtuali cubiche e riesce a sopportare tutto ciò, è solo da stimare, ma non va certo biasimato chi sceglie di transizionare, va stimato in egual misura perché si butta in un cammino non difficile, difficilissimo. E secondo voi lo farebbe solo per una fottuta vocale? Non penso proprio… ma… ripeto… forse ho confuso…

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  2. con cosa non sei d’accordo? il titolo era sarcastico.
    molti ragazzi ftm vorrebbero ovviamente avere il corpo come un ragazzo xy, ma alla luce dei risultati e della fatica, della carneficina necessaria, del fatto di avere un pene non funzionante, non erettile, che spesso fa rigetto, che è piccolo, che non è allacciato con l’uretra, che non sembra per forma il pene maschile, che è sterile… ci rinunciano….

    la morale comune continuerà però ha chiedere “sei operato?” oppure “trans o non trans se hai l’uccello va bene”

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    • Premetto che a me dispiace che in giro ci sia ancora così tanta ignoranza, gentaglia che si sente in dovere di dividere operati da non operati, e che la società qui da noi non sia affatto aperta alla transessualità. Personalmente ho trovato in quella immagine una non sottile violenza in quanto abbinata a quella frase, un incitamento a doversi accettare per forza. Ma un pene non funzionante e che rigetterà se per taluni è meglio di niente, se è il punto di arrivo per sentirsi felici? Serve davvero sottolinearlo? Allora lo stesso discorso si potrebbe fare agli appassionati di piercing: che ti buchi a fare che dopo vai incontro alle infezioni? E ci sarebberro centinaia di esempi più o meno calzanti e deliranti. Te ne faccio uno io che mi tocca personalmente. Io soffro da anni di extrasistolia, che più o meno va e viene. Bene, se dovesse peggiorare o tornare come qualche anno fa, persistente, io non avrei dubbi a farmi fare un’ablazione, anche se comporta un operazione con dei rischi e soprattutto non è detto che funzioni, perché il 50% delle volte dopo l’intervento le extra permangono. Qualcuno, anzi più di qualcuno dei tanti luminari che mi ha visitata mi ha detto: non sono nocive, accettale. Eppure io non ci convivo, non riesco ad accettarle, se mi rendono la vita impossibile, come faccio ad accettarle? vorrei essere psicologicamente meno fragile, ma non lo sono, allora che faccio? Mi opero! Se per molti ragazzi quel pene brutto, flaccido e sterile rappresenta la chiave per aprire la porta della felicità, è giusto sminuirlo e smontarlo? Se fossi un ragazzo ftm penso che sarai più felice ad avere sotto una Barbie piuttosto di una clitoride, solo per non essere donna, perché è quello che sento di non essere. Figurati un pene arrabbattato, un paradiso!!! Capisco il tuo pensiero da persona forte, fortissima, ma bisogna rispettare anche chi forte non è, e preferisce transizionare. Almeno io la penso così.

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  3. Secondo me se vogliamo proprio parlare di “forza”, lo è di più chi sceglie di compiere il grande passo,perchè significa che si ama più della paura che prova,e questo è nobile!

    TU dici:
    “la morale comune continuerà però ha chiedere “sei operato?” oppure “trans o non trans se hai l’uccello va bene””

    Mi dispiace ma io temo che questa sia la TUA personale morale. E’ vero che la società comunemente si pone in modo sbagliato verso la transessualità,ma certe volte noi la assorbiamo così tanto da non riuscire a liberarcene!

    Un pene che non funziona,flaccido,sterile,piccolo…sono problemi della vita,non solo dei trans!ma a mio avviso è sempre meglio di avere una vagina,delle tette,dellecurve e un bel visino che richiama l’essere una bella signorina e porta anche la gente a non dare il “LUI” alla persona in questione (per ricollegarmi all’altro tuo post…mi sembra tutto molto più chiaro adesso)

    Vorrei tanto trovarmi d’accordo con te in qualcosa che scrivi,ma vedo con dispiacere che tutta questa apertura mentale che straborda da questo sito non è la stessa che ti anima nello scrivere,perchè tu condanni molto spesso.
    E’ paradossale che io (etero e cisgender…cisgender…ho dovuto cercare su internet il suo significato,ed è ok. ma sull’essere etero …chi te lo ha detto che sono etero?:P) riesca a concepire un transessuale più uomo di quanto lo concepisca tu
    Con simpatia

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  4. Io sono completamente outsider, ma credo che una protesi idraulica possa essere impiantata su chiunque, uomo o donna che sia, senza bisogno di espiantare pelle e muscoli da altre parti del corpo, con quelle orribili cicatrici. Viene usata come extrema ratio anche nei casi di impotenza incurabile o di gravi danni al pene. Praticamente è un membro di 30 centimentri che si erige a comando. Sotto certi aspetti non è male come idea.

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  5. Penso funzioni allo stesso modo. Nell’uomo, il pene preesistente viene totalmente espiantato. Infatti è un intervento da cui non si torna indietro. Nella donna, suppongo che il pene artificiale venga in qualche modo collegato al clitoride, in modo tale che, eretto, provochi una sollecitazione che porterà all’orgasmo. Ma preciso che non sono un medico, e che queste sono solo illazioni. Ad ogni modo, protesi idrauliche vengono impiantate anche ad uomini che per un motivo o per un altro (ad esempio un incidente) sono rimasti evirati.

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  6. https://www.smittenkittenonline.com/genderqueer-transgender/realistic-dildos.html

    Non sarà la stessa cosa, ma è sempre meglio di quell’intervento orrendo. Io sono un maschio eterosessuale assai scarsamente dotato. Una volta usai una “penis extension” molto costosa in un materiale speciale (credo silicone chirurgico) che aderiva perfettamente al mio organo naturale, e la sensazione era esattamente quella di possedere per natura un affare di trenta centimetri. Non sto scherzando. Infatti ho valutato io stesso, sul serio, l’ipotesi di sottopormi ad una fallopastica di allungamento. Ma ho scartato l’idea: intervento costosissimo, doloroso, pieno di controindicazioni, e che spesso non riesce, e può dare orrendi problemi di rigetto.

    Già che ci sono, a ben vedere anche l’uomo ipodotato può soffrire problemi e disagi legati all’identità sessuale (anche se non drammatici come quelli cui immagino possa andare incontro un queer o un transgender). La sua mascolinità, a ben vedere, è messa in dubbio. C’è comunqnue una discrepanza fra quello che ha fra le gambe e quello che sente di essere, o desidererebbe essere. Penso sia un aspetto poco studiato. Non è come una donna con il complesso del seno piccolo. L’identità sessuale, sul piano biologico, risede negli organi genitali.

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  7. Pingback: Perché la ricerca sulla transizione FtM è così indietro. | Progetto GenderQueer

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