Diffidenza verso i bisex e difficoltà a vivere apertamente come bisessuale

a68

Da un po’ pensavo di scrivere questo articolo. Mi ha ispirato definitivamente il mio amico psicologo Federico Ferrari che domani terrà un incontro sulle “discriminazioni interne al mondo LGBT, tratto da un “collana” di eventi, la cui “puntata” di domani è dedicata ai bisessuali.

E’ triste pensare che se non abbiamo problemi a trovare trans, gay e lesbiche che si espongono, ne abbiamo a trovare “bisessuali”.
Purtroppo il posto dove più spesso sentiamo l’auto-definizione di “bisessuale” sono le chat di “sedicenti” lesbiche che in realtà sono etero curiose o lesbiche represse esterne a qualsiasi tipo di attivismo, posti tipo il Rha Bar, Gay Romeo (sposato, insospettabile, bisessuale), e similari.

Questo scatena nel mondo attivista LGBT un odio verso i bisessuali perché essi sono accomunati ai gay e alle lesbiche velati/e che usano una parola più “soft” per descriversi (bisessuale) per giustificare il loro essere contemporaneamente in relazione stabile e pubblica con una persona di sesso opposto, o comunque il fatto che quando sono in relazioni etero parlano della relazione, quando sono in relazione omo assolutamente no.

Non ho mai apprezzato l’idea che ha dei bisessuali il signor Giovanni Dall’Orto. Però una cosa che scrisse durante un battibecco con un attivista bisessuale la trovai illuminante, anche se mi rendo conto nascesse da un “compromesso diplomatico“: il fatto che i bisessuali esistono, ma che spesso i veri bisessuali sono quelli che possiamo osservare all’estero (dove effettivamente un omosessuale non ha veri svantaggi sociali a presentarsi come tale rispetto al presentarsi come eterosessuale o bisessuale), mentre in terra italica, soprattutto in meridione, la percentuale di falsi bisessuali (gay che hanno paura di esporsi e autodefinirsi come tali) aumenta notevolmente, come aumenta il numero di velati etc…

Questo mi riporta al mio ex, il quale all’epoca si definiva bisessuale, ma dopo aver fatto carriera in una scuola di preti, preferì oscurare la relazione che aveva avuto con me (che al di là del mio passing sono noto socialmente come masculu, o come comunque qualcosa che non è una fidanzata eterosessuale), e assecondare il pensiero comune eteronormativo che immagina tutti come eterosessuali “fino a prova contraria” (non dico che si definisse eterosessuale in giro, ma sicuramente non parlava della storia con me, o con ragazzi vari, mentre parlava serenamente delle storie con le sue Lei, e si faceva vedere in giro con donne, faceva battutine sulle donne come fanno gli etero, etc…).

Diverso il comportamento di un altro mio ex, bisessuale attivista, ma più proteso verso l’omosessualità (anche come immagine sociale di sè stesso), che non ha mai fatto segreto della nostra relazione (con un ragazzo non biologico, cosa che veniva vista come sospetta o contestabile da alcuni gay ortodossi) o della sua attrazione verso le donne, pagando comunque un caro prezzo in ambiente gay, perchè alcuni veteroattivisti non amavano molto il fatto che lui “potesse fare sesso o avere relazioni anche con le donne“. Eppure ammiro il suo coraggio nell’esporsi, e ora come ora rimane uno dei pochi in Italia, insieme a Sciltian Gastaldi.

Purtroppo su internet proliferano i gruppi che già dal nome sono sospetti, come trasgressioni bisessuali”, dove in realtà il centro del topic è la promiscuità e “bisessuali” diventa quasi un “cappello” di questa posizione da marchese De Sade.
Oppure gli ambienti vicini allo scambismo dove la bisessualità viene percepita come ennesima espressione di libertà e di manifestazione di fastidiosi pruriti intimi.

Abbiamo quindi appurato che sia la donna bisessuale che l’uomo bisessuale sono malvisti dal mondo gay/lesbico…ma dal mondo etero?

Infine, credo che avesse in parte ragione Dall’Orto: in un mondo dove un eterosessuale ha più rispettabilità sociale e diritti di un omosessuale, dove definirsi etero o bisessuale è “meno scandaloso” (in ambienti etero, si intende) e traumatico che definirsi omosessuale, vi sarà sempre un giusto sospetto verso chi si definisce bisessuale, perché è molto probabile che in realtà si tratti di omosessuali velati o opportunisti, oppure che si tratti, come del mio ex “carrierista“, di un vero bisessuale, esso sarà spinto socialmente a esprimere maggiormente la sua componente etero in ambienti dove comunque non accetterebbero il suo presentarsi come bisessuale o il suo narrarsi in relazioni sentimentali omosessuali (e posso testimoniare che quando stavamo insieme molti erano i suoi conoscenti contrariati dalla situazione, e dalle sue precedenti situazioni con ragazzi biologici).

Infine, c’è questa diceria che “le donne sono più portate verso la bisessualità“…secondo me è semplicemente più facile (in ambienti etero) definirsi bisessuale donna che definirsi bisessuale uomo…sia per la componente erotica che si scatena nell’uomo etero voyeurista, sia perché quando un uomo fa il coming out come bisessuale in ambienti etero tutti pensano subito se lo dà o lo prende, e ancora la penetratività rappresenta un tabù ancora più radicato dell’orientamento sessuale stesso.

Nath 

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16 pensieri su “Diffidenza verso i bisex e difficoltà a vivere apertamente come bisessuale

  1. E rigirando la frittata, perché un bisessuale dovrebbe definirsi tale, se tutto sommato ha la possibilitá di non subire la doppia discriminazione (interna ed esterna al mondo GLBT)? Tutto questo, premesso che per come la vedo io si puó parlare al massimo di preferenza verso il genere maschile o preferenza verso il genere femminile, all’interno di una societá in cui tutti sono sotanzialmente bisessuali.

    Ma su questo sono avanti di almeno un paio di secoli (autostima a gogo)

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  2. Oh. Era ora di leggere opinioni ed esperienze in merito. Io preferisco dirmi lesbica proprio per dare visibilità a quello che in molti contesti rimane nascosto. Ma non è una definizione precisa, è più una posizione politica.

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  3. Il problema secondo me sta nella parola bisessualità, poiché nella consuetudine della lingua italiana viene considerato tale chi (maschio o femmina che sia) ha per la società una vita da eterosessuale e molto privatamente scatena le sue passioni verso individui dello stesso sesso. Insomma in italiano, soprattutto nel mondo maschile, questo termine è sinonimo di ambiguità, trasgressione e, per gli omoessuali, non vivere alla luce del sole la propria gayezza. Quello di cui tu parli mio caro Nathan in questo post secondo me si avvicina di più al pansessualismo e a un modo di vivere queer la sessualità, scegliendo il partner sessuale al di là della anatomia sessuale. Questa via non è facile poiché ognun* di noi è influenzat* da secoli di eteronormatività. Ma accogliere senza pregiudizi questo orientamento, secondo questo sì davvero naturale, tra le possibili varianti della sessualità umana.

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  4. Premetto che in linea di massima sono d’accordo su tutto quello che ha detto Nath, ma vorrei fare delle osservazioni:
    1. C’è una cosa che un po’ mi turba, ossia la richiesta da parte del mondo Lgbt di mostrarsi, di esporsi e di combattere per il proprio orientamento. Per carità, se si vuol far conoscere un fenomeno qualcuno lo deve pur raccontare in giro ma a volte credo che chi è veramente bisessuale (e non i velati o altro) viva la sua sessualità per così come viene e non ha bisogno di raccontarlo o mostrarlo a nessuno. Sentendosi magari già integrato nella società, non sente il pressante bisogno di lottare in continuazione. Quello che voglio dire è che spesso è necessario mostrare al mondo che la sessualità è una cosa naturale e che non è sempre urlando al mondo ciò che si fa a letto e il perché che le cose cambiano e la gente lo accetta più facilmente. Quella dei bisessuali è spesso una lotta silenziosa, mostrandosi prima come persone e poi pian piano (se viene fuori) facendo conoscere un mondo che poi tanto diverso da quello etero non è, mostrando le similitudini, facendo capire che sarebbe potuto capitare a chiunque, perché l’amore è universale e attraversa i generi senza darsi dei paletti.
    2. Questa storia che i bisessuali sono più accettati degli omosessuali è una mezza verità e questo credo sia dovuto a due motivi:
    a) Per tanti la bisessualità non esiste, è solo un modo per dire che si ama la libertà sessuale (e spesso non viene intesa come amare due generi, ma più alla trasgressione intesa nel senso comune). Il termine sempre più inflazionato spesso è slegato dall’orientamento sessuale e quindi dichiararsi tale è un po’ come dire, “beh, faccio anche cose diverse dal normale” alla stregua di un “ogni tanto vado anche nei night”. E poi ricordiamoci che a volte invece dichiararsi bisessuale è peggio che dichiararsi omosessuale, si prendono bastonate da tutte le parti. Per non parlare di una doppia gelosia quando si sta in coppia. Se sei etero un uomo sarà geloso di una donna quando esce con altri uomini. Se una donna sta con una donna sarà gelosa quando il partner uscirà con altre donne, quando si è bisessuali si rischia una gelosia di massa. Un gran bell’affare!
    b) Nel caso si venisse rifiutati dalla società, da amici ecc, gli omosessuali hanno un’associazione dietro che li coccola, un po’ li tutela e se non altro in qualsiasi chat o mondo virtuale, e non , si troverà sempre qualcuno disposto a tirarti su il morale o a darti un appoggio. I bisessuali questo non ce l’hanno. L’associazione Lgbt non è certo famosa per la B e mancando appunto le comunità (che sono un vantaggio da un lato e uno svantaggio da un altro) si rimane soli.
    3. La preoccupazione per una nascente comunità bisessuale nasce dal fatto che spesso queste comunità tendono a chiudersi in se stesse e se al primo punto dicevo che i bisessuali ”veri” tendono ad essere più inseriti nella società, creando un gruppo si rischia di ghettizzarli con tutti i problemi che ne seguono. Voglio dire, se vivi la tua vita e non vivi solo nel gruppo di bisessuali si vive molto meglio e con meno problemi di ogni genere aumentando anche la propria possibilità di conoscere più correnti di pensiero e omologandosi meno a certe culture.

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    • Sono pienamente d’accordo con te, Elettra. Io sono un bisessuale che non sente la necessità di sbandierare a destra e a manca il proprio orientamento sessuale. Io considero la bisessualità la condizione di base o, comunque, la potenzialità a cui ogni essere umano è esposto. Pertanto non comprendo l’utilità di una ufficializzazione. Io mi sento perfettamente integrato e cerco di vivere la sessualità senza problemi. Il vero problema non è quello dell’accettazione degli omosessuali, bisessuali ecc., ma quello di accettare la nostra sessualità in sé. Siamo troppo condizionati dalla società per accettare con serenità la nostra sfera affettivo-sessuale. La mia piccola “lotta” quotidiana è quella di far capire agli altri che il sesso quando non rispecchia i tradizionali canoni socialmente accettabili non è un abominio, una mostruosità. Anzi, lo hai già detto tu: noi cerchiamo di far capire che questa condizione sarebbe potuta capitare (e può capitare) a chiunque, in qualsiasi momento della propria esistenza. Niente è più limitante del pensare che la nostra sfera sessuale sia predeterminata e statica. La sessualità – come ogni altro aspetto della nostra vita – può essere cangiante e assumere diverse sfumature. Quindi, perché privarsi a priori di tutte le possibilità che la nostra esistenza potrebbe concretare?
      Un altro aspetto interessantissimo che hai sottolineato è quello relativo alla ghettizzazione all’interno di comunità LGBT o esclusivamente bisessuali. Anch’io sono del parere che la creazione di ulteriori sottoculture sessuali sia limitante e di poco aiuto nel cammino che porta all’integrazione. Non ne sento il bisogno. Il rischio è, come dici, l’omologazione all’interno del proprio gruppo. E siccome io sono una persona – indipendentemente dal mio orientamento sessuale – credo che sia giunto il momento in cui ciascun individuo (non ciascuna comunità) faccia il suo dovere, anche con piccoli gesti, nel far capire agli altri che la sessualità va vissuta liberamente, serenamente e senza pregiudizi di sorta. Siamo esseri umani, non orientamenti sessuali.

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  5. La questione relativa alla coppia mi stimola un’ulteriore riflessione.

    Proprio perché credo che fondamentalmente nasciamo tutti bisessuali, ritengo che il concetto di coppia per come lo conosciamo oggi puó certamente descrivere la legittima aspirazione di alcuni, ma non necessariamente quella di tutti, di vivere un rapporto esclusivo a due.

    Il grave “errore” che compiamo é quello di cercare di distorcere le consuetudini eterosessuali per applicarle alle minoranze (che poi mettendole insieme voglio vedere quanto “minoranze” sono). É chiaro che piú ti allontani da quelle consuetudini, meno spazio di manovra hai.

    Del resto quale é stato per secoli (ed é tuttora) lo schema che la coppia omosessuale applica? Quello uomo/donna (attivo/passivo) che é un chiaro adattamento alla cultura predomimante (certo, non per tutti é cosí, ma ora parliamo in generale e quindi per forza generalizziamo).

    Chi si definisce bisex forse meno di tutti ha spazi di manovra all’interno di questo recinto, proprio perché in quanto bisessuale non puó “pretendere” di essere entrambi (o nessuno dei due…).

    Il problema, come sempre, non é il bisessuale. Ma il fatto che la sua esistenza implica ulteriori e nuovi riadattamenti della societá, che notoriamente é incline al solo riprodurre se stessa, ed eventualmente fagocitare le novitá all’interno di recinti giá noti.

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  6. Partendo dal presupposto che la bisessualità è la vera condizione naturale .. dove per naturale intendo di nascita. Non lo invento certo io che l’essere gay, etero, pan, metro o qualsiasi altra inclinazione vi venga in mente è una qualcosa che cresce successivamente in ognuno di noi.
    Tutto il resto sono considerazioni che lasciano il tempo che trovano:
    – il bi che in realtà è gay fa solo del male a se stesso non ammettendolo
    – nella cultura generale le donne vengono viste come più facilmente bisessuali solo perchè la società misogina in cui viviamo fatica ad accettare che esistono maschi che sono molto maschi con le donne ma che al tempo stesso amino essere passivi nei rapporti sessuali con altri uomini o trans.

    Io personalmente sono uno di quei bi che vive una doppia vita. Etero per tutto il mondo e Gay quando si presenta l’occasione giusta. Immagino che Nath mi veda come un opportunista ipocrita .. forse se invece di stare con la donna con cui condivido tutto stessi con Nath, me ne sbatterei di nascondere il fatto che mi piacciono anche gli uomini. Non ho la riprova quindi non so.

    La verità è che amo la donna con cui sto e so che lei non potrebbe capire il mio essere gay. In aggiunta posso dirvi che fino ad ora ho avuto solo rapporti gay il cui unico scopo era il sesso.

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    • Finché fingerai di essere qualcun altro non farai bene prima di tutto a te stesso.

      Non è un giudizio morale, è solo che non ha senso cercare un confronto se sei il primo a non confrontarti col mondo con lealtà.

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      • Ecco, mi sembra un giusta conlusione quella di Giusy. L’amore è amore, che si esprima in un modo o nell’altro che importanza ha? Ci sono molti modi di amare, ma l’amore alla fine è sempre lo stesso. E poi le etichette, se vogliamo usarle correttamente cerchiamo di capire cosa voglioni dire, ma alla fine tra un’etichetta e l’altra ci sono così tante sfumature che a volte si perde il confine. Mettiamo però un punto: i bisessuali che si sentono tali, che vivono come tali, che si comportano come tali possono essere fedeli alla persona amata anche senza andare a cercare una persona del genere opposto a quello del partner (e se lo fanno è un semplice tradimento, gli etero tradiscono con altre persone del sesso opposto per noia, per diversità , per attrazione ecc, lo fanno anche i bisessuali nella stessa percentuale e non lo fanno per avere tutti i due generi, ma se succede è semplicemente più visibile), i bisex non sono in cerca di avventure a tre e non sono gay senza il coraggio di definirsi tali. A questo proposito mi viene da consigliarvi un libro dal titolo “Due non è il doppio di uno – la bisessualità come orientamento” edito da Elmi’s World, qualche idea più precisa potete farvela lì. Il resto dovrebbe essere vissuto nel rispetto del prossimo e tutto il resto è una questione privata, una dimensione che riempie quella famosa metà che senza una persona da amare rimane vuota e chi la riempie non dovrebbe essere oggetto di argomentazioni critiche, l’importante è che l’incastro sia giusto, il resto è storia.

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      • Nath: dato che per un bi in teoria, il genere e il sesso sono solo tra le tante varianti e preferenze che si possono notare in una persona, per loro uomo o donna non sono caratteristiche fondamentali nella scelta, quindi in base a questo, l’idea che non possano avere un rapporto fisso con un sesso perchè gli mancherà un esperienza con un individuo di sesso opposto, ammesso che non sia sbagliata, in teoria l’altro sesso gli mancherà non molto di più di quanto ad un etero o gay, può mancargli un esperienza con un uomo o una donna con altre caratteristiche, personalità, stili e tratti somatici, rispetto a quello/a con cui, sta. Quindi in basa a quest ha la stessa probabilità di tradire l’amato per un altro sesso, di un G o B di tradirlo per altri con tratti diversi laddove, il sesso non è un tratto privilegiato.

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  7. Sono d’accordo. E una cosa non capisco: perché è importante sapere che dietro a un bisessuale c’è un gay velato o un represso? Alla fine cosa importa! sono solo etichette. Se uno sente di provare anche una certa curiosità per la donna (parlo per i gay perché come hai fatto notare giustamente tu per le femmine è più facile, anzi fa tendenza) perché dovrebbe per forza di cose definirsi “solo” gay? A me sembra la vecchia storia della volpe che non arriva all’uva. C’è molta ghettizzazione nel mondo gay, purtroppo. Gli ortodossi non tollerano gli ftm, per le lesbiche hanno tradito e basta. Mentre gli omosessuali in generale guardano con sospetto le donne (tranne quando sono icone) soprattutto se sposate e apparentemente etero felici. E i bisessuali? Ovviamente non esistono…

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  8. Non basterebbe combattere e esporsi contro la discriminazione indipendententemente dall’essere coinvolti in prima persona. Lo faccio io da etero, non vedo perchè non debba farlo un bisex. E’ che in Italia c’è un odioso campanilismo divide et impera in cui ognuno (molti) tende a difendere una realtà solo se direttamente interessato. Invece di tirare giù i bisex come persone che non si vogliono esporre come L o G e per carità ce ne sono andate al centro del problema e sbattetegli in faccia, “ah ottimo non sarai L o G, ma non avrai problemi ad esporti contro le nostre discriminazioni giusto?”, lì cascherà subito l’asino. Sì è vero che esporsi come etero o bi anti discriminazioni gay e a loro favore non è del tutto paragonabile in termini di riprovazione sociale all’esserlo in prima persona, ma l’importante è non badare al proprio orticello solamente.
    Io un minimo interesse personale, ce l’ho a parte amici che conosco LGBT, sono uno a cui piace la libera espressione di genere (specie nella moda) e sono contrario agli stereotipi di genere.

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  9. Gaetano, non sentirai il bisogno di esporti in quanto bi, ma avendo detto cose molto intelligenti, spero non mancherai di esporti al sostegno di orientamenti discriminati e non declinerai l’invito solo perchè ti senti integrato ;). Confido in te.

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