Le icone lesbiche…questo gran mistero

capelli-da-lesbica

Se l’icona gay è una donna etero…l’icona lesbica NON è un uomo etero.
Se l’uomo gay ha una visione stereotipata e di falsata vicinanza con la donna etero, la donna lesbica ha un senso di distacco e disprezzo per l’uomo etero e “patriarca”…subentrano elementi di ribellione femminista.

L’uomo gay non teme la donna che lo importuna con corteggiamenti, la donna lesbica invece si sente urtata e infastidita dall’uomo etero, potenziale usurpatore.
Di contro per anni mi sono chiesto se esistessero icone lesbiche e chi fossero.
Alcuni sono personaggi ambigui ambigui ambigui: Sailor Moon, Lady Oscar, Susanna Tamaro, Gianna Nannini, Xena e Olimpia, Patty Smith, Carmen Consoli, Paola Turci…

Da anni cerco lesbiche che mi spieghino le icone lesbiche. Brancolo nel buio…non escono fuori nomi.
In alcuni karaoke lesbici ho sentito anche alcuni brani dei pooh come “la donna del mio amico” o “sei l’altra donna” che vedevano lesbiche butch identificarsi col pooh di turno coinvolto in amori impossibili.

Pero’ ragazzi, se sapete aiutarmi aiutatemi, io brancolo nel buio e devo finire l’articolo….

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16 pensieri su “Le icone lesbiche…questo gran mistero

  1. Be’, il criterio cronologico, in momenti di tetra disperazione, è sempre una buona idea.
    Fossi in te inizierei da Saffo, giusto perché Eva non mi sembra tanto convincente. Anche se una rilettura attenta, magari in chiave proto-femminista, del capitolo 3 di Genesi potrebbe offrire spunti inaspettati…

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  2. Faccio sempre molta fatica a seguire le tue intelligenti calssificazioni, Nath.
    Io credo ai due sessi base, con i quali dovremmo identificarci e secondare, anche facendo degli sforzi, senza cedere ad ulteriori fantasie di genere, che, a mio avviso, sono conseguenza di un disadattamento o da una fuga dalle responsabilità, cui ci costringono i doveri verso l’altro, nel momento in cui facciamo una scelta di relazione stabile..

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    • Un’icona lesbica rappresenta una lesbica, null’altro.
      Qualcosa di molto preciso, nonostante le ambiguità apparenti.
      Al di là dei nostri dubbi sull’identità, sono le scelte che contano.
      Come l’acqua di un torrente che va a destra, poi a sinistra, gorgoglia, fa mulinelli, per poi precipitare, andando verso il mare.
      Per l’immaginario collettivo una lesbica è una donna che ama un’altra donna.
      Non è interessata all’uomo, ma non lo odia.
      Ho conosciuto una lesbica di nome Tiziana, 54 enne (io all’epoca avevo 36 anni). Oggi dovrebbe avere 82 anni.
      Fu iniziata da una sorvegliante di collegio femminile (fine guerra, quando lei era adolescente).
      La conobbe dopo una deludente e disgustosa prima esperienza eterosessuale, con un compagno dell’epoca, poco più grande di lei, evidentemente inesperto (spesso sono uomini spacconi e inetti a rendere lesbiche le donne).
      Nell’84 lavorava come domestica ad ore e come posteggiatrice abusiva a Piazza del popolo, a Roma.
      Prendeva facilmente mance perchè simpatica a tutti.
      Viveva in una piccola stanza affittata, con servizio, in una soffitta intorno a piazza Navona, ove si recava spesso a caccia di giovinette.
      Svolgeva la parte attiva nel rapporto, era lei che voleva procurare l’orgasmo alle sue amiche. Le ricompensava con regali che poteva permetterle il suo modesto introito.
      Si può dire che vivesse solo per questi amori, tutto il resto erano accessori.
      Non di rado risolse rapporti di coppia insegnando ai fidanzati come dovevano comportarsi, meglio di una psicoterapeuta.
      Dopo quelle prime esperienze giovanili, fu ripresa in casa da una zia (probabilmente era orfana). Divenuta adulta si dedicò alla zia per tutta la vita, quando questa morì, ultraottantenne, iniziò a vivere veramente, libera, ma aveva ormai quasi 50 anni.
      Una domenica sera, dell’agosto ’84, ricevetti una chiamata telefonica, era lei che cercava una certa Alessandra, giovane appena conosciuta da lei, nel pomeriggio, a p.zza Navona.
      Dopo qualche battuta capimmo che la ragazza aveva dato un falso numero telefonico, il mio: 3384917, quando ancora i numeri erano di sette cifre.
      Mi parve talmente delusa da invitarla a dire qualcosa in più, per aiutarla a smaltire il rospo. Evidentemente s’era innamorata di colpo.
      In breve (se ti interessa ho scritto la storia completa in un forum), Ci siamo incontrati e ho cercato pure di procurarle una compagna fissa, poichè questo era il suo problema: trattenere la partner.
      Diverse donne si lasciavano sedurre, ma solo per un’esperienza o poco più, poi la lasciavano.
      Essenzialmente lei era una madre, vale a dire un’assistente, come l’iniziatrice. Da madre si era comportata con la zia, assistendola nella vecchiaia. Da madre nel rapporto: servizievole, dedita a procurare piacere.
      Non era un maschio mancato, insomma.
      Dopo i miei tentativi non riusciti di darle una compagna, la persi di vista per qualche mese… poi la richiamai, inutilmente, per molti giorni, fino a sorprenderla, una sera.
      Mi disse che quella volta era nella sua stanzetta per caso, presto l’avrebbe lasciata per trasferirisi a Ronciglione, dove finalmente aveva trovato una compagna fissa.
      Affrontava un viaggio di due ore di andata e due ore di ritorno ogni giorno, per incontrare un’ex suora nel suo appartamento, in quella cittadina del viterbese.
      Dovevano mantenere la massima discrezione, per non essere cacciate da quel condominio.
      Mi raccontò della sua incredibile felicità, per le notti passate con lei.
      Le feci i miei auguri e non la contattai ulteriormente.

      Può darsi che ogni lesbica sia un mondo a se, esattamente come ognuno di noi ha la propria sessualità, ma alla fine i comportamenti sono sempre gli stessi. Tutti diversi ma tutti uguali.
      Tanti individui di una sola specie.
      Una lesbica può avere rapporti con altre donne, ma è sempre una donna.

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  3. perdonami:..bellissima la storia di questa tizia…ne faremo un film,
    ma cosa c’entra questa cosa con il post sulle icone lesbiche?
    icone gay, icone lesbiche…sai di cosa sto parlando?
    Cosa c’entra poi l’identità di genere con questo post?

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  4. Per identità di genere intendo l’identificarsi nel genere al quale uno appartiene.
    Io sono di genere maschile e mi identifico con tutto ciò che viene attribuito al maschio.
    Ad es. non indosserò abiti femminili perchè non appartengono al mio genere.
    Si tratta di stereotipi, ok, però servono a rafforzare il carattere che intendo mantenere.
    Sono scelte che uno fa per creare un’immagine concreta dell’idea che ha di sè.
    Al di là di questa scelta, gli altri hanno di me l’immagine che presento loro. Di conseguenza, se voglio essere visto dagli altri in un certo modo, devo essere coerente con le scelte che ho fatto.
    Berlusconi, ad es. è stato distrutto dai suoi nemici, proprio perchè hanno saputo rendere la sua immagine non coerente col ruolo che occupava.
    Questo per dire che le apparenze contano eccome, tutto il marketing si basa su apparenze.
    L’apparenza diventa sostanza se non mostri di te (correggendo l’apparenza) ciò che vuoi venga apprezzato dagli altri.
    C’è una quantità di azioni che sono comuni ai due generi, maschile e femminile: lavare i piatti, cucinare rassettare la casa. Anche le cure parenterali appartengono ai due generi (il papà che si occupa del neonato, lo lava, lo cambia). L’insegnante, il medico, sono professioni che appartengono ai due generi, anche se oggi sono maggiormente svolti da donne.
    Altri, come le donne soldato, sono aberrazioni dalle quali si dovrebbe recedere.
    Per l’immaginario collettivo ci sono mestieri che si pensa siano più idonei ad essere svolti da donne e viceversa, ai quali bisognerebbe tornare, e probabilmente vi torneremo, passata la buriana consumistica..

    Ho scoperto che, Barbra Streisand, della quale ricorre oggi il suo settantesimo compleanno, è stata nominata “icona gay”… dai chi?
    Dai movimenti!
    Anche se lei è tutt’altro che gay. Semplicemente perchè è molto amata da questi movimenti e dalle donne in genere.

    http://www.deegay.it/news/4181-barbra-streisand-icona-gay-della-settimana-a-c-est-la-ouate.html

    http://www.repubblica.it/persone/2012/04/23/news/barbra_streisand-33783631/

    Un’icona gay, quindi, non necessariamente, di per sè, ha a che vedere col carattere o la scelta gay, bensì è un qualcosa (star, attori famosi, di solito) che i movimenti hanno scelto come particolarmente gradito.
    Alla Streisand può piacere esserlo ma ciò non ha niente a che vedere con le sue scelte sessuali.

    George Clooney è un’altra icona gay, di lui dicono sia omosessuale non dichiarato. Clooney, per il suo grande impegno sociale nel mondo, non ha voluto smentire perchè non considera diffamante la diceria.

    Ciò non toglie, tuttavia, che sia icona gay (da tutti riconosciuta per la sua fama) anche chi ha fatto questa scelta, es. Agatha Christie.
    Lucio Dalla potrebbe essere diventato, suo malgrado, un’icona gay.
    Un qualsiasi impiegato, operaio, professionista sconosciuto, non sarà mai icona gay, a meno che, una pubblicità di grande successo, non lo renda tale.
    E’ il caso del trio che pubblicizza Amaro Montenegro. Questo spot ha oltre trent’anni di vita, sempre lo stesso.
    Sempre più spesso le pubblicità ammiccano ai gay.
    Questo genere di pubblicità sono icone gay.

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  5. gli abiti non c’entrano con l’identità di genere ma con le convenzioni sociali.

    tu confondi moltissimo l’ IDENTITA’ di genere e i RUOLI di genere.
    infatti una donna che fa il soldato, è una donna che fa un lavoro che lo stereotipo attribuisce al ruolo maschile..quella donna NON è trans, non si sente uomo.
    E non capisco quale sarebbe l’aberrazione.

    Le icone gay non sono persone gay. un uomo etero puo’ essere un’icona gay. una donna etero puo’ essere un’icona gay, una donna etero o lesbica puo’ essere un’icona gay.
    L’icona è qualcosa che stimi.

    Mentre per l’icona lesbica è piu’ raro che l’icona lesbica possa essere un uomo.
    E questo per via della misandria tipica delle lesbiche.

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  6. Le convenzioni sociali sono legate all’identità.
    Si parte dal fatto che ci sono due sessi diversi, che chiamiamo generi.
    Il sesso comporta una divisione di ruoli, non perchè es. una donna non possa essere cacciatrice, guerriera (dicevo aberrazione, perchè dà la morte invece della vita) ma perchè è opportuno che essa svolga le mansioni che più si adattano al suo sesso, che è pure un destino.
    I guai cominciano quando si vogliono sovvertire questi valori di base naturali, intuitivi.
    Sostanzialmente quando la donna si sente “inferiore” all’uomo se non fa quello che, tradizionalmente, era riservato a lui, secondo i dettami del femminismo.
    E’ stato un grosso errore degli ultimi due secoli, causato dalle forze socialiste, femministe e, al tempo stesso, dalla rivoluzione industriale, che ha portato la donna in fabbrica.
    Senza dubbio la donna è stata vittima di tantissimi soprusi, non aiutata sufficientemente, non riconosciuta nei suoi molti valori… ma la soluzione sta nel darle tutto questo, non nel trasformarla in un duplicato maschile, inseguendo l’assurdo mito dell’uguaglianza.
    Certo, anche prima la donna lavorava fuori casa, nei campi, e questa, tuttavia, era una condizione di sofferenza (lavori pesanti non adatti alla donna, spostandosi per lunghi tragitti, lontana dai figli o con essi, indotti al lavoro minorile) dovuta al fatto che, altrimenti, causa la scarsezza di risorse, non riuscivano a sfamarsi.
    La donna, oberata da troppe gravidanze, doveva sobbarcarsi anche del lavoro fuori casa, per nutrire i suoi figli, sforzo improbo. A ridurre l’eccesso di prolificità pensava comunque la natura, con fame, guerre (per contendersi le scarse risorse) e malattie (anche da denutrizione) con una durata della vita media sotto i 35 anni (nel sec. XVIII) e sotto i 30, nel sec. XVII (Italia centrale).
    Per questo io sostengo che all’identità debba pure corrispondere un ruolo adatto al proprio sesso. Gli abiti devono pure essere adattati al corpo ed al lavoro che la persona deve compiere.
    Insomma, tutto ha un senso, che nasce dalle funzioni da svolgere. Al di fuori del lavoro, la differenziazione continua, nelle attività sociali e di ricreazione, con un altro genere di moda, di abiti.
    Per il resto siamo d’accordo le icone sono simboli associati a oggetti o persone. E, quantomeno, dovrebbero rappresentarli, altrimenti non vi è il nesso per poterle richiamare.
    Per economia di pensiero può accadere di scambiare l’icona (avatar) con ciò che dovrebbe rappresentare.
    Così dalli oggi e dalli domani, con la scusa dell’essere “icona lesbica” la Streisand diventa lesbica, per il popolo più distratto, pur non essendolo, e Clooney omosessuale tout-court.
    A questo punto tu potresti dire “ma perché vorresti costringere le persone in ruoli che non vogliono? Condannarli al proprio sesso biologico per sempre…ecc.?”
    La risposta è perché queste sono le soluzioni più funzionali, da sempre. Le persone in passato si sono trovare bene in ruoli fissi, negli stereotipi tanto vituperati ma che danno tanta sicurezza.
    Va bene, lasciamo che le cose vadano come stanno andando, cioè nel caos. Presto ci stancheremo di questa promiscuità ed il ritorno al passato sarà sicuro.

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    • Ti rendi conto che avvochi un retrivo conformismo sociale e sessuale, tieni il mondo cristallizzato in divisioni e divise che sono del tutto arbitrarie. Il sesso comporta una divisione di ruoli, animalescamete ma i ruoli si accettano o si rifiutano consciamente e si reinventano perche prima che uomini o donne siamo individui e persone, si come individui assorbiamo l’ambiente intorno, ma è il ruolo che si deve adeguare all’individualità e non l’individualità al ruolo e non cerchiamo di ridurre e sminuire la potenza dell’individualità ad un mero coacervo di identità culturali conformiste.
      C’è ad esempio una pressione sociale perchè la donna si rada, e una scuola di pensiero sminuisce il valore della scelta e attribuisce il non farlo ad una condizione di pigrizia oppure di ribellione allo standard sociale o rifiuto di una cultura per un’altra me pur sempre cultura e non individualità (???) cioè? Allora chiunque abbia gusti diversi non sta scegliendo? Se uno standardo sociale impone di portare la treccia, cosa laboriosa, il non farlo è motivo di vergogna e si può sminuire come pigrizia.
      Io leggo solo un avvelenamento di conformismo fascista che vuole imporre una norma e teme la diversità, io pensandoci a freddo mi impongo di rispettare questo pensiero, ma vedo che questa cortesia non viene ricambiate in certi casi, come questo quindi scusatemi. E’ chiaro che la norma è un esigenza del potere per tenere a bada la nascita di pensieri che possono mettere in luce capacità autogestionali e possibilità di società alternative più libere plurali ed eque, e per questo si serve delle paure della gente.
      Chi ti credi di essere per stabilire tu quali ruoli dovrebbero essere adatti ad una donna se in nome di queste divisioni il loro ruolo gli uomini se lo sono sempre attribuiti? O a chiamare maschile una donna che lavora in branche capitalistiche che ha costruito l’uomo e richiedono quel modo di pensare, da rigettare tout court e di oppressione verso il più debole. E pensare agli svantaggi dell’essere uomini maschi ed essere mandati a morire in guerra, lo si deve alla logica del capobranco da quel momento si è i galli dei promessi sposi a beccarsi uomini e donne dimenticando di essere entrambi oppressi da logiche di guerra e di espansione che nemmeno dovrebbero esistere.
      “Per identità di genere intendo l’identificarsi nel genere al quale uno appartiene.
      Io sono di genere maschile e mi identifico con tutto ciò che viene attribuito al maschio.
      Ad es. non indosserò abiti femminili perchè non appartengono al mio genere.”

      Bleah tutto ciò che viene attribuito al maschio, ti assicuro che non è lusinghiero affatto e te lo dico da maschio etero.
      Poi nessuno di costringe ad indossare abiti “femminili” se non ti piacciono ma mi fa ridere che lo senti come un dovere e un autoimposizione. Se un ragazzo vuole fare proprie sensibilità e amalgamare con stile capi attribuiti alle donne, perchè i capi non hanno genere, per me sono belli e basta (non è un feticismo non mi riferisco ai completi o alle caricature di donna, ma a dei semplici abbinamenti, senza offesa per chi avesse anche un feticismo) è per avere più scelta stilistica, perchè l’uomo viene limitato, gli viene sempre messo in questione l’orientamento inbase a come si veste a quello che fa e io voglio andare oltre.

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  7. Per le lesbiche l’icona lesbica è un’altra lesbica! Un uomo etero è qualcosa di distante da noi troppo diverso, una donna etero solitamente è una brutta copia di barbie o comunque una tutta lustrini tette al vento una lesbica beh siamo noi!

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  8. A me sembra che quando si parla di Icone gay si comprenda anche l’universo lesbico, appunto come spesso viene definita icona gay Gianna Nannini

    E ehm non sarei così categorico sulla definizione di donna etero, non tutte sono barbie e non sempre l’uomo etero è così distante. L’uomo gay è una categoria troppo grande e contiene in sè gli androgini e altri che non indovineresti mai come gay. Poi la stessa cosa vale per gli etero ,conformismo a parte.

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  9. La prima icona con cui ebbi a che fare fu K.D Lang, e anch’io a suo tempo chiesi una spiegazione e la risposta fu ” she’s so perfect! ” Forse, cercai di riflettere dopo, incarnava un pò quell’immagine di donna maschile che andava un pò in voga in quegli anni. Io piuttosto mi sono sempre chiesta come mai le icone lesbiche siano donne e invece le icone gay ( vedi Madonna o Lady Gaga) siano donne. Non ti sembra strano questo? Vuol dire che non esistono gay che siano così famosi o dichiaratamente gay da poter fare da icone?

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