La Scala di Giacobbe: Transgenderismo visioni iconoclaste su identità e ruoli di genere

La Scala di Giacobbe, gruppo gay, lesbico e transgender della Comunità di Base di Pinerolo, invita all’incontro con Nath Bonnì, autore e gestore del blog Progetto Genderqueer.

Proveremo a chiarire vari aspetti della Teoria Queer:
Rifletteremo su cause e effetti dell’ossessione binaria che opprime la società;
Analizzeremo gli aspetti del concetto di fluidità;

Ribadiremo che orientamento sessuale e identità di genere sono disconnessi ed indipendenti;
Illustreremo il punto di vista degli individui che transizionano, non transizionano, transizionano in parte;
Il perché l’identità di genere non dipende da quanto decidi di modificare il tuo corpo.Inoltre descriveremo lo stato di fatto dell’attivismo nella comunità transgender.PROGRAMMA
ore 17 incontro e dibattito (Sede della C.d.B. – corso Torino, 288 – Pinerolo)
ore 19:30 cena autogestita (F.A.T. – vicolo Carceri, 1 – Pinerolo)
ore 21 proiezione film tematico (F.A.T. – vicolo Carceri, 1 – Pinerolo)http://www.facebook.com/events/537846929563521/
Per informazioni: e-mail lascaladigiacobbe@gmail.com

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15 pensieri su “La Scala di Giacobbe: Transgenderismo visioni iconoclaste su identità e ruoli di genere

  1. Vai al Gender Bender di Bologna? E a proposito, non so se l’hai visto, ma non ho potuto fare a meno di notare che nel trailer del festival, lungo ben 4:00 minuti, non c’è manco una donna! Forse, forse, un paio, …sempre che non abbia visto male. Esiste una spiegazione razionale o è il solito vizio che ci dimentica che esistono?

    link http://www.youtube.com/watch?v=Ji3L2XJYKck

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  2. Esiste una linea di divisione netta tra le due cose? Non ci sono mai stata, ma mi sembra rifletta sul sesso biologico vs genere, sui ruoli di genere e la loro evoluzione.

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  3. L’identità è un fatto privato, il modo in cui ti percepiscono gli altri passa attraverso i ruoli di genere. Anzi, secondo me, anche la percezione di noi stessi e l’identità passano almeno in parte attraverso i ruoli di genere (al di là che sia solo un fatto culturale o biologico). E il grado di accettazione sociale del transgenderismo dipende anche da come vengono percepiti i ruoli di genere. Quindi, anche se non fosse strettamente legato a tematiche trangender, non mi sembra fuori tema. Anzi..

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    • una grande trans disse “mi sono sentita donna la prima volta che, da donna, ho indossato un paio di jeans”.
      spesso sono i neofiti del transgenderismo che si aggrappano ai ruoli. dopo un po’ cominci a percepire i due piani totalmente separati.
      una mascolina col boxer, il dopobarba e i capelli a spazzola è solo una mascolina, un ftm potrebbe non avere nessuna delle tre cose, ed essere un ftm.

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      • ma stiamo parlando solo di rossetti e tipi di pettinatura? non serve guardare troppo lontano per vedere come queste cose cambiano da una cultura all’altra.
        Non pensi che esistano spiegazioni biologiche evoluzionistiche che giustificano almeno in parte i ruoli di genere?
        Non so, ma pensare all’essere umano in compartimenti stagni, dove sesso, genere, identità sono fenomeni completamente distinti senza relazioni esterne.., mi suona poco realistico.

        Cmq il mio punto non era questo. Molto più pragmaticamente, chiedevo se i ruoli di genere e la loro flessibilità, influiscono sul livello di accettazione del transgenderismo? se la risposta è sì, non capisco che senso avrebbe ‘snobbare’ l’argomento.
        ciao

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      • semplicemente tutte le riflessioni sul ruolo, portate avanti ad esempio dai femminismi, non sono inerenti all’identità di genere.
        Inoltre non ci sono “predisposizioni”. sono solo convenzioni sociali.

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  4. ciao, scusa ma mi è rimasta una curiosità. Quando dici che non esistono predisposizioni, è una posizione politica, una tua opinione o un’ipotesi con basi scientifiche?

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      • Oh! Non vedo l’ora!
        Però la scienza ha già delle risposte in questo senso.
        I comportamenti sono determinati da reazioni chimiche e dal dna, uomini e donne hanno in circolo ormoni diversi e anche nel cervello ci sono differenze!
        Esempio: è un fatto riconosciuto scientificamente che c’è una relazione tra i livelli di testosterone e l’aggressività.

        Secondo me ci sono due modi, entrambi sbagliati, di vedere le cose. Da una parte, la tendenza a far coincidere in modo rigido ruoli di genere col sesso. Dall’altra, la paura di riconoscere le differenze, per non rischiare di dare una base scientifica alle discriminazioni.
        Tu che pensi?

        Per questo ti chiedevo se era solo una posizione politica. Un po’ come con “you’re born this way”. Non lo sappiamo se siamo born this way, sarebbe più corretto dire che non è una scelta, certo farebbe meno presa come slogan, …non credo che lady gaga avrebbe avuto altrettanto successo con “it’s not a choice!” ahah

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      • Nell’età della pietra c’erano condizionamenti sociali che amplificavano le differenze tra i due sessi? Mi rendo conto che però in un contesto così culturale come il nostro la quantità di stimoli culturali che in realtà non hanno di per sè un recinto sessuale esistono eccome, si parla sempre di bambole e di bambine portate per natura ad apprezzarle rispetto al maschio, però quando il bambino, le butta e dice “roba da femminucce” è evidente il condizionamento, culturale, lo fa quasi a volersi salvare in corner da una situazione imbarazzante, e per compiacere un’immagine esteriore di durezza. Magari riflette le differenza ormonali, ma le amplifica di sicuro, perchè una bambola può in realtà essere un oggetto di curiosità maschile come femminile.
        La cultura ha addirittura esasperato in passato un dimorfismo comportamentale neanche esistente allo stato brado, renlegando la donna in un ruolo ancora più passivo della stessa che fu cacciatrice e attiva procacciatrice di cibo nella preistoria.ù
        Siamo un intreccio di natura e cultura, è anche difficile capire dove inizi l’una e l’altra, i darwinisti pretendono addirittura di pianificare una società in base a quelle che sono state semplicemente osservazioni evoluzionistiche, non “leggi” di Darwin.
        L’esasperazione delle differenze, la paura della confusione, la superstizione che si spinge ad insegnare il proprio sesso e come esso si comporta è assolutamente sociale questo sì. Le differenze ci sono, ma il contesto estremamente sociale, sembra davvero prepotente rispetto a queste ultime. I risultati delle donne in campo artistico (Artemisia Gentileschi) e più recentemente in campo scentifico, hanno dimostrato la radice sociale dell’allora apparente incapacità della donna di sviluppare l’intelletto al livello dell’uomo, persino Freud, citato ossessivamente da qualcuno qui, non è affidabile su questo punto, perchè figlio della convizione allora dominante.

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