Ancora queer: critica…alla critica di Giovanni Dall’Orto

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Ero in viaggio quando qualcuno, dallo smartphone, allarmato, mi segnalo’ l’articolo di Giovanni, contro la Teoria Queer. In realtà l’articolo contesta molte cose, che esistono e sono comprovate, all’esterno della teoria queer.
Mi permetto di dire la mia (premettendo che, personalmente, ho criticato molto la teoria queer nel blog e lo sapete).

CRITICA N° 1

“Basta con l’inventare nuovi termini !”:

Se uno è un “diverso“, ma un diverso “standard”, ovvero è un semplice nato maschio, identità di genere maschile, e omosessuale, ovviamente basta che esistano parole come gay/omosessuale, e tutto il resto è superfluo e dà fastidio.
Ma i “nuovi termini” servono a descrivere chi è in situazioni diverse.
Ad esempio, un gay non vuole che lo si descriva come “nato maschio di identità di genere maschile” o come “cisgender” (non transgender), ricorda tanto quando un tempo ai “normali” dava noia che fossero chiamati, dai gay, eterosessuali.
Loro erano “i normali” e basta.

 

CRITICA N° 2

“Basta con questo puritanesimo !”.

I blog e gli spazi di confronto con autori trans spesso vedono neologismi o nuovi composti che tentano di descrivere in modo più esaustivo le condizioni.
Omoerotico (ma anche eteroerotico) è apparso sui blog trans quando omosessuale è sembrato riduttivo, ma come del resto lo era anche omoaffettivo (l’uno descriveva solo la natura sessuale, l’altra quella “spirituale“).

Anche per quanto riguarda l’uso della terminologiaruolo di genere“, essa descrive qualcosa di molto diverso da “ruolo sessuale”. Capisco che il termine “ruolo sessuale” sia molto in voga su gayromeo, dove la fretta è di capire se uno lo dà o lo prende…ma “ruolo di genere” non si sovrappone a questo significato, e viene abbondantemente usato anche nella sociologia che descrive i ruoli nel mondo etero (ad esempio, per parlare delle nuove coppie etero con lei lavoratrice). Che poi in una determinata epoca l’eteromimesi delle coppie gay (e in parte di quelle lesbiche) comportasse una coincidenza tra figura passiva/effeminata/femminile e figura attiva/maschile/mascolina, questo è un altro discorso, e richiama il binarismo (anch’esso concetto attribuito alla teoria queer, ma in realtà ormai autonomo).
Genere non ha sostituito sesso, per puritanesimo: semplicemente sesso è qualcosa di diverso da genere…altrimenti non si potrebbe parlare di transgenderismo e transessualismo.
E, che piaccia o no, un’ identità di genere ce l’hanno anche i cisgender (i non trans).

CRITICA N°3

“Basta con queste lunghe sigle !”

Semplicemente le sigle stanno diventando lunghe perché l’obiettivo è descrivere tutte le identità politiche e non si è mai pensato di descrivere invece le “tematiche”, che principalmente sono due, o forse tre.
– orientamento sessuale (coinvolge persone omo/bi e loro supporter)
– identità di genere (coinvolge persone transgender e transessuali di qualsiasi orientamento sessuale)
– ruoli e stereotipi di genere (coinvolge tutti)
La terza coinvolgerebbe tutti e quindi anche i soggetti etero e cisgender (rullo di tamburi, e non solo se donne!)
In base a questo, potrebbe essere ripensata una sigla diversa.

CONCLUSIONE:
come piu’ volte ho sostenuto, l’uso e l’abuso della cosiddetta teoria queer e dei sedicenti queer “che odiano le etichette” sta facendo si che si stiano mettendo in discussione concetti che erano ben chiari prima dell’avvento internettiano dell’anarchia semantica queer.
Se questa cosa’ puo’ far sbottare ogni tanto chi ha come sua causa principale/unica quella omosessuale, preoccupa molto di più me che ho come causa principale quella dei ruoli e delle identità

http://www.giovannidallorto.com/saggistoria/queertheory/queertheory.html

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3 pensieri su “Ancora queer: critica…alla critica di Giovanni Dall’Orto

  1. Senza volermi impicciare più di tanto, le varianti sessuali nelle quali il singolo può riconoscersi sono tante, quante possono essere le personalità, tuttavia, per potersi esprimere, dare la propria posizione rispetto agli altri, occorre fare una scelta, dopo un attenta riflessione sul proprio io.
    Non è escluso che col tempo si cambi, anzi, questo avviene quasi sempre, perchè la conoscenza di se stessi è in divenire.
    Allora, o uno è dentro la tematica dei generi e rinforza ogni giorno tutte le varianti, il caso di Nath, oppure semplifica, come suggerisce Dall’Orto, a beneficio di quelli che sono fuori, i quali sono portati a rifiutare l’apprendimento delle sigle.
    Quando poi due persone si conoscono verranno fuori tutte le sfaccettature, che comunque non è possibile sintetizzare in una sigla.

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    • Mi farebbe allora piacere se suggerissi un modo a tuo dire meno sigloso o “cervellotico” di definire queste realtà senza ucciderne la complessità o relegare a vizio-malattia mentale- causa di tutti i mali, questi comportamenti. Ti voglio rendere chiaro che è pleaonastico e ridondante che davanti alla necessità di coltivare l’orto per sopravvivere, si coltiverà l’orto cis o trangender che si sia senza che le due cose si elidano a vicenda.
      Va bene così :)?

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