Il binarismo è una brutta malattia.

gender (1)

Qualche anno fa l’Arcigay fece una campagna particolare tramite la quale parlava di “malattia” non dell’omosessualità ma dell’omofobia.
Non voglio imitarli, ma credo che il binarismo sia una malattia ossessiva.
Me ne sono reso conto quando ho conosciuto persone (con orientamento sessuale molto rigido) ossessionate nel voler sapere se tra le gambe una x persona
aveva pene e vagina, e leggermente indgnate nel non riuscire a capirlo.

Questo perché, avendo una modalità’ di relazione verso il rosa e una verso il celeste…si sentivano handicappati nel non sapere in che modalità posizionarsi secondo la cavalleria rusticana interiorizzata.
Tutto, per loro, passa dalla dimensione sessuale. La persona deve capire se la persona androgina che ha davanti fa parte del sesso biologico che lo/la eccita o no…e quindi se
la sua eventuale attrazione si può considerare legittima o no in base all’auto-definizione del proprio orientamento sessuale, radicata e incontestabile (anche nel caso di persone omosessuali).

La cosa sarebbe sostenibile (ma non accettabile) se fosse destinata solo ai e alle potenziali partner. Ma riguarda chiunque loro conoscano.
Un luminare dell’attivismo LGBT che contattai anni fa per mostrargli ammirazione (lui binarissimo), mi disse subito che comunque poteva accettarmi come uomo “ma non mi avrebbe mai scopato (chi glielo aveva chiesto? è un simpatico vecchio!). Oltre a rimanerci malissimo scoprii che la mia “colpa” tra le gambe mi causava l’esclusione non tanto dal suo letto ma da suoi eventi, cene e simposi.

Sembra colpire persone di tutte le età, status sociale, e persino livello culturale…
Si puo’ guarire? forse…con tanto olio di gomito.

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8 pensieri su “Il binarismo è una brutta malattia.

  1. Concordo in tutto con questo punto di vista, anche se, come ti dicevo quando ne abbiamo parlato, credo che sia una necessità che trascende i meccanismi di attrazione sessuale. Visto così mi pare un punto di vista limitato.
    Il genere è un principio d’ordine, anzi, è il primo principio d’ordine che regola i rapporti interpersonali nella nostra civiltà, e in generale in tutte le civiltà figlie di religioni monoteiste. Dio non lì creò “giovani e vecchi” o “alti e bassi” o “bianchi e neri”, li creò “maschio e femmina”. Decifrare il genere della persona che ci sta di fronte, insomma, non è una necessità legata esclusivamente alla sfera dell’attrazione, ma è un presupposto irrinunciabile – almeno tanto più irrinunciabile quanto meno siamo consapevoli della molteplicità delle identità di genere – perché ci sia chiaro con quale disposizione relazionarci all’altra persona. In poche parole il genere ci dice quale atteggiamento, influenzato dalla cultura, dal ricordo, dall’esperienza, dall’orientamento sessuale ecc., è “giusto” e desiderabile adottare di fronte a quella persona. In mancanza di questo dato, è come trovarsi di fronte a una persona di cui non sai individuare il viso, ti manca un parametro essenziale per stabilire un contatto. Il genere ha soprattutto a che fare con la gerarchia dei rapporti, e noi esseri umani siamo abituati a pensare secondo costrutti sociali gerarchici, per cui il genere sta alla base della definizione di una società come la nostra.

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  2. ok l’identità di genere sta al centro della nostra società ma una volta che ci si accetta l’esistenza di molte identità di genere, cisgender e transgender e che esistono anche altri orientamenti sessuali oltre all’etero, non dovrebbe essere più un problema.
    E la definizione della nostra identità di genere e orientamento sessuale secondo me è qualcosa di cui abbiamo bisogno

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