Perché non prendi ormoni? Risposta “filosofica”

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Sono riuscito ad evitare questa domanda, ogni volta che ho fatto una conferenza. Eppure questa domanda ritorna, prepotente, soprattutto su internet, dove è facile esporsi se nascosti dietro uno schermo.

Rispondo in modo semplice: una domanda sul perché non si fa, o non si è, qualcosa, è una domanda che filosoficamente non ha senso. Ovviamente rispondere così [modalità razzista on] in un’accozzaglia di tatuati con la prima elementare [modalità razzista off] ti fa sempre apparire lo snob appena uscito da un simposio platoniano, ma in effetti ciò che affermo è corretto.

La domanda che inizia con “perché non” afferma una condizione normale e normata in contrapposizione a una scelta bizzarra e inconsueta sulla quale si chiedono ragionevolmente delle spiegazioni. Infondo ormoni ed interventi esistono da pochi decenni, ed il non prenderli è quindi la più antica forma di transgenderismo, e forse la più diffusa, tuttavia torna sempre, prepotentemente, una domanda che ostenta un sentimento di stupore se una persona non si adatta all’iter battuto e noto del percorso medicalizzato.

Oltre allo stupore c’è, a dire il vero, anche un fare pretestuoso atto a confutare, smentire, a mettere in discussione, provare a demolire, ostentare scetticismo. E’ come, infondo, quando si chiede ad un ateo, “perché non crede“, dando per scontato, per ragioni statistiche, che sia nato in una famiglia credente e si sia poi “emancipato” da questa condizione.

Quel “perché non” contiene tutte le sopracitate sfumature comunicative. Anche a livello tecnico e di contenuti, come potrebbe una persona definire se stessa e ciò che crede partendo da una negazione? Mi dispiace solo  che nessuno abbia colto la palla al balzo e mi abbiano considerato un sofista o un feticista del logos (non mi hanno definito così: il loro livello culturale è arrivato solo a “paraculo” e “persona che non ha il coraggio di rispondere”): mi sarebbe piaciuto discutere in modo speculativo dei nostri vissuti e di ciò che ci ha condotto ad essi.

Non sempre è necessario ragionare sui contenuti. A volte è importante, e direi necessaria, una riflessione sulla comunicazione, che rappresenta ancora, quando non usata correttamente, la più grande forma di violenza e diffusione di letture della realtà non collimanti con la realtà.

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24 pensieri su “Perché non prendi ormoni? Risposta “filosofica”

  1. Secondo me invece questa domanda non te la fa nessuno. Almeno, non da parte di persone trans* informate e nel senso che tu intendi. Tipo, a me (che prendo ormoni) non me ne frega niente del perché non prendi ormoni: sei felice così? Ottimo. E se invece la domanda viene posta in quel senso da gente “ignorante”, allora o ti assumi la responsibilità di vivere fuori dagli schemi precostituiti (perché questo è, e nel breve termine di una vita mortale non puoi farci niente) e di fare davvero informazione (spiegando fino allo sfinimento e per esteso quello che qui sopra hai condensato in una riga), oppure la smetti di pubblicizzarti come attivista. Fare attivismo significa scontrarsi ogni giorno con l’ottusità e i pregiudizi, e cercare di scardinarli usando gli strumenti più adatti a una mente evidentemente poco attrezzata.
    L’impressione che mi hai dato finora (ti seguo un po’ ovunque sul web da diversi anni) invece è quella classica della “primadonna” alla ricerca morbosa di attenzioni, com’è abbastanza comune tra gli auto-investiti attivisti LGBTQI.

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    • Ho provato a chiederti nome e cognome per confrontarmi alla pari, ma se hai deciso che questo è un manierismo pace: non si cava il sangue dalle rape.
      Dici che mi segui da anni, ma mi descrivi come un semplice blogger sulla tematica “no ormon”: non sai che sono presidente di un ‘associazione che dà servizi gratuiti e fa cultura glbt inclusiva? Supponi che nessuno mi faccia domande sul punturone solo perchè forse tu non me le faresti.. ma succede…ed è sempre gente trans e senza nome…come te. Gli etero non chiedono, e non perchè siano “buoni”, ma perché non hanno ferite aperte. Loro li educo al rispetto dell ‘identità di genere, che è la cosa realmente importante, a prescindere dal tipo di iter. Non considero te meno outsider di me. Nessuno di noi due lo è. Il mio dovere di presidente non è quello di spiegare perché non voglio un corpo medicalizzato, ad ogni modo se hai questa domanda nel cuore consulta i vecchi post e troverai risposte. Concludo dicendo che mi perplime la tua aggressività verso di me ed enrico76. Infine io non mi pubblicizzo ma SONO attivista e presidente…e non mi autoeleggo ma ho avuto l ‘unanimità :+)

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      • Chi è che ti ha descritto come un semplice blogger? Conosco bene l’associazione di cui sei presidente, non preoccuparti.
        Ovviamente come mi aspettavo non sei stato in grado di replicare alla critica: fare attivismo è spiegare anche le cose più ovvie e disturbanti, spiegando anche perché sono ovvie e disturbanti, finché non ce ne saranno più, e non lamentarsi troppo se i dettagli personali un po’ strambi che si mettono in piazza poi – guarda un po’! – suscitano domande banali e disturbanti in quelli non-strambi.
        Continua a guardare il mio dito. Oppure il tuo ombelico.

        P.S. “corpo medicalizzato” non è quello che fa uso di ormoni (il “punturone”, come lo chiami tu, con tutta la sensibilità e intelligenza di cui sei capace): non è condizione necessaria né sufficiente.

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      • Guarda che alla domanda sul perché non prendo ormoni (su cui in questo topic rifletto dal punto di vista filosofico), ho risposto più volte, sia nel blog, sia a conferenze in tutta italia, sia in interviste su testate nazionali, sia in tesi di laurea.
        Anche sul blog stesso trovi dettagli certosini sulla mia vita quotidiana. Basti guardare questo post (https://progettogenderqueer.wordpress.com/2014/01/31/la-sua-versione-dei-fatti/) e altri mille te ne posterei se non fossi da smartphone.
        Anche io ti conosco bene, e so cosa tu chiami “attivismo”, e io faccio sia quello in cui dò servizi inclusivi e dedicati ai T, sia quello in cui “spiego” la mia condizione. Ho solo posto l’accento che gli etero sono molto meno morbosi, e, recepito il concetto di “rispetto dell’identità di genere”, non hanno bisogno di dettagli tecnici sulla medicalizzazione a cui ho sottoposto, o meno, il mio corpo.
        Ad ogni modo molti lettori oggi mi hanno segnalato il tuo intervento, e non hanno capito neanche loro che domande mi poni. Quindi interrogati sulla tua capacità di esposizione.

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      • Di’ ai tuoi “venticinque lettori” che non hanno capito di aver capito bene: ho fatto una critica, non una domanda.

        (Ed è stato un errore che ha bruciato un po’ del *mio* tempo prezioso: per un attimo mi ero dimenticato che in certi ambienti le critiche non sono le benvenute: quando (se) vengono riconosciute, sono semplicemente ignorate/travisate/ridicolizzate)

        Gli “ad hominem” riservali per chi ha le capacità di “valorizzarli”.

        Buona continuazione

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      • Sarebbe stato più produttivo, al posto di rosicare ipotizzando che abbia pochi lettori, fare domande secche e chiare e chiedere risposte puntuali. Ma hai preferito fare il sofista (sperando che tu sappia perlomeno cosa significhi)

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  2. Che io sappia Nathan non è un attivista autoinvestito. è presidente di un’associazione e la presidenza si ottiene coi voti, non con l’autoinvestitura. Inoltre il perchè non prende ormoni è interessante e va detto. Non per lui ma per tutti coloro che come lui vogliono seguire questa strada. Nessuno nega il diritto di prederli, gli ormoni, ma forse sarebbe il caso di non vedere in questo la via giusta e nel non prenderli un “vivere fuori dagli schemi”. Se cominciamo a discriminarci tra noi persone GLBT non otterremo mai di diritti. Non so chi tu sia ma puoi dire di aver fatto quanto ha fatto Nathan per le persone GLBT? Hai gestito e fatto crescere un’associziazione che dà servizi alle persone GLBT in difficoltà? Hai organizzato conferenze e eventi per diffondere cultura e diritti? Nathan lo ha fatto. E, permettimi, questo fa di lui un attivista serio e non il fatto di prendere o non prendere ormoni.

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      • Bho. Pensala come vuoi, ma non credo che aprlare della propria scelta sia una vanità o un esporsi per fare il fiko! Anzi, parlarne è attivismo. Come possiamo pretendere diritti senza esporci, senza spiegare cosa e chi siamo agli altri? Tu parli di attivismo, dici che significa scontrarsi, ma non ci metti nemmeno la faccia nascondendoti dietro un nick name. Come si fa a scontrarsi in questo modo? Resta il fatto che Nathan con il suo atteggiamento e con il suo modo di fare ha ottenuto diverse cose e ha aiutato (e aiuta) molte eprsone. Tu quante ne hai aiutate col tuo anonimato e la tua riservatezza? Prima di giudicare gli altri bisognerebbe fare un bell’esame di coscienza e vedere se noi abbiamo fatto altrettanto.

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      • Ciao Enrico, in effetti anch’io non ho ben capito la critica, qui Nathan espone le riserve che molti trans, secondo me non tutti, ne sono sicuro, fanno a chi non prende ormoni, cosa trattata in molti suoi post e lui proprio a quelle risponde, affermando che sono percorsi personali e il non prenderli non fa una persona meno trans di un altro nel senso di meno maschile o femminile nell’identità che è tutta mentale e radicata profondamente. Sarebbe come accusare chi li prende di essere meno autentici, completamente sbagliato.
        Detto questo, l’accusa di anonimato a a30 etc. non la trovo del tutto rilevante, qui, personalmente. Ha esposto una sua critica, seppure forse un po’ troppo aggressivamente. Non saprei se l’ha fatto da attivista o se è sua intenzione nascondersi nell’anonimato, e il non usare nome e cognome non è un elemento sufficiente. Magari non sarà presidente di un’associazione, ma nel suo piccolo vuole combattere contro le discriminazioni, presumo.

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      • A proposito, mi era comparso il mio vecchio nickname di default al posto del mio nome. In effetti verrebbe da dire da che pulpito viene l’accusa di non esporsi e non cercare di spiegare? E’ evidente che non ti conosceva e che ha parlato per assunzioni, leggendo di sfuggita qualche articolo del blog. E’ possibile che sia stata semplicemente una scusabile compulsione nel rispondere d’impulso e a braccio, senza aver capito del tutto? Inoltre da quando in qua prendere ormoni è uno “schema precostituito”, un dato così acquisito? Non da sempre, direi, si è dovuto combattere perchè lo diventasse. E detto questo in base a cosa non prendere ormoni è diventato qualcosa di fuori da uno schema precostituito, se non in bese alla parziale ignoranza (che non è sempre colpevole, è l’atto di non sapere qualcosa) del fatto che il genere è mentale e gli ormoni servirebbero semplicemente a far rispondere il corpo a come la mente si sente a proposito del proprio genere, quindi ha a che fare con il rapporto che ha la mente con un corpo che non corrisponde del tutto, al modo che ha ognuno, privatamente di affrontarlo, ovviamente anche nella dimensione pubblica.
        A volte mi stupisce come questo possano capirlo meglio alcuni (pochi, però come giustamente hai detto, altri sono semplicemente più indifferenti alla questione, perchè non li investe da vicino) cisgender etero, tra cui io, rispetto ad alcuni trans, sebbene non sulla propria pelle, ovviamente.

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  3. Trattandosi di sostanze che il corpo spontaneamente non produrrebbe, c’è un’incognita da considerare: gli effetti secondari; soprattutto quando si voglia assumerli permanentemente.
    Gli ormoni sono dei messaggeri chimici che, anche se naturali, vanno ad alterare degli equilibri fra gli organi assai delicati.
    http://it.wikipedia.org/wiki/Ormone

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    • Su questo non c’è dubbio, ma credo non sia questo il punto. Il punto è che perfino tra le persone GLBT ci sono discriminazioni interne tra gay e bisex, ad esempio, o tra persone T che prendono gli ormoni e persone T che non li prendono. Discriminazioni che non fanno certo bene alla causa del diritti.

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  4. Questo mi stupisce molto. La decisione dovrebbe essere libera e non vedo come la scelta di uno possa dispiacere agli altri.
    Si tratta di due esperienze assai diverse, anche perchè, l’aiuto dell’ormone compromette la consapevolezza.
    E’ come riuscire a dormire usando un sonnifero, che obnubila la coscienza, anzichè il training autogeno, che ti accompagna nelle profondità dell’inconscio.

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  5. Sono già intervenuto su questo articolo di Nathanael col nome di “Giovanni”.
    Un anno fa ho aperto un blog “eugenetics” su WordPress, ora compaio con questo nome.
    Fra la sterminata produzione di Nathanael, ho scelto questo articolo, su diversi altri, che tratta più specificamente dei trattamenti ormonali.
    Ho voluto inserire, v. sotto, un capitolo di libro sulla fisiologia del sesso proprio perchè mi sono reso conto dell’importanza degli ormoni nel funzionamento del corpo, non solo per quel che riguarda la sessualità.
    Mi va bene quanto ha scritto Nathanael, riassunto assai bene da Antome in questa frase:
    “…affermando che sono percorsi personali e il non prenderli non fa una persona meno trans di un altro nel senso di meno maschile o femminile nell’identità che è tutta mentale e radicata profondamente. Sarebbe come accusare chi li prende di essere meno autentici, completamente sbagliato.”
    Del resto ho più volte affermato che prendere ormoni modica profondamente l’organismo, non solo in senso fisico (ve ne renderete conto leggendo il capitolo che segue) e ciò potrebbe essere inaccettabile per le conseguenze sulla salute.
    L’ormone, per i cambiamenti che produce, può essere considerato un travestimento, ma la sostanza sta nel profondo. Si può accettare il proprio corpo sessuato così com’è, eppure sentirsi del genere diverso voluto, accontentandosi di un buon passing.
    Modellare la propria personalità secondo un genere nel quale ci si riconosce, ha senso solo se si intende scegliere la vita di relazione. Vogliamo cioè che gli altri ci riconoscano così come abbiamo scelto di essere. Questa è la migliore soddisfazione, credo. Altrimenti è come stare su un’isola deserta, dove il proprio aspetto non conta più nulla.
    Su “a3077471” dirò che ha affrontato i suoi cambiamenti con molto coraggio; si è messo in gioco in tutto e per tutto, è un integralista ed ha in odio i “quaquaraquà”.
    Fa parte di una minoranza e si sente esposto per una qualche incertezza che è ancora in lui e alle critiche.
    Qui bisogna andare per la strada scelta, senza contare sulla comprensione degli altri, che non vi sarà mai, fatta qualche eccezione. Come la moglie di Lot, che divenne di sale voltandosi per guardare un’ultima volta ciò che aveva perduto (la bella città di Sodoma).

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  6. GLI ORMONI NELLA DIFFERENZIAZIONE DELLA SESSUALITA’.
    Nel riordinare vecchi libri della mia biblioteca, mi è capitato di aprire:
    “Fisiologia del sesso” di Kenneth Walker, Longanesi, 1966; 200 pagg. che lessi per intero negli anni ’70, completamente dimenticato, ancora in vendita nel Web, sia nuovo che usato.
    Limitandomi alla fecondazione fra mammiferi, ho estratto dal libro il seguente testo integrale, che descrive le ricerche sul ruolo degli ormoni nel determinare modificazioni fisiologiche e comportamenti sessuali conseguenti, in età evolutiva.
    Non ci sono implicazioni filosofiche né psicologiche, trattandosi di ricerche cliniche, con tanto di esami chimici; quindi nessuna manipolazione ideologica ma solo interpretazione di risultati dati da rigorose, ripetitive misure su organi e tessuti animali.
    Sappiamo che ogni 10 anni si fanno scoperte scientifiche che eguagliano, per quantità e qualità, la somma di quelle dei secoli precedenti.
    E’ passato mezzo secolo dalla redazione del libro, ma il corpo umano è sempre lo stesso. La tecnologia ha fatto progressi incredibili, rendendo i risultati delle analisi sempre più precisi, rapidi ed economici, tuttavia, l’ordine di grandezza delle misure di allora è ancora vicino a quelle di oggi.
    Del resto, ripetendo gli esperimenti compiuti da Newton tre secoli e mezzo fa, sulla caduta dei gravi, riscopriremo le stesse leggi.
    Nota: il libro si può scaricare in formato elettronico col programma e-mule.

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  7. CAPITOLO SECONDO.
    IL DIFFERENZIAMENTO DEL SESSO NELL’INDIVIDUO.

    L’aver trattato dell’origine della riproduzione sessuale ci ha messo in condizione di poter discutere lo sviluppo del sesso nell’individuo.
    La riproduzione è una delle funzioni principali degli organismi viventi e avviene secondo un processo così delicato ed elementare che se ne conosce ben poco.
    Negli ultimi vent’anni, tuttavia, si son fatti molti progressi nelle ricerche condotte in questo senso, tanto che adesso siamo in grado di risolvere alcuni problemi che la riguardano. Esaminiamo, ad esempio, il problema fondamentale, vale a dire, la questione della determinazione del sesso.
    Quale fattore è responsabile della nascita di un maschio o di una femmina?
    Nel passato si formulavano molte congetture per rispondere a codesta domanda; si pensò che il sesso del nascituro dipendesse dalla quantità e dalla qualità degli alimenti usati dalla madre, dalle sue impressioni durante il periodo di gestazione, dalla ovaia da cui proveniva la cellula uovo (un’ovaia avrebbe formato cellule uovo maschili, l’altra femminili) e da molte altre cause ipotetiche che avevano in comune una sola cosa: l’essere prive di una base scientifica.
    Ora si è stabilito che il sesso del nascituro si decide all’atto della concezione e che tutti i tentativi fatti durante la gestazione per mutarlo o influenzarlo riescono vani.
    In genere, nei mammiferi, al contrario che negli uccelli, il maschio forma due varietà di gameti o spermatozoi, chiamati dai biologi, l’uno vettore X, l’altro vettore Y.
    Da parte sua la femmina fornisce un unico tipo di uovo che può essere-definito come vettore X. Questo può essere fecondato da ambedue i tipi di spermatozoi: dallo spermatozoo vettore X, così da formare la combinazione XX, cioè una femmina, oppure dallo spermatozoo vettore Y, così da formare la combinazione XY, cioè un maschio.
    La vera differenza tra i due tipi di spermatozoi sta nella disposizione della rete dei cromosomi del nucleo, e come dice Grew, « in ogni zigote, risulti esso XX o XY nella combinazione sessuale dei cromosomi, vi sono già le basi fisiche da cui sorge l’impulso che durante lo sviluppo porta al differenziamento dell’individuo quale maschio o femmina ».
    È già stato stabilito che la determinazione del sesso per mezzo di cromosomi contenuti nello spermatozoo si verifica in preferenza per i mammiferi.
    Per quanto possa sembrare strano, in altri tipi di animali è l’uovo che decide del sesso del nascituro: negli uccelli, per esempio, nei lepidotteri e nelle farfalle, gli spermatozoi sono perfettamente uguali, mentre l’uovo è di due tipi. In questo caso, dunque, è la madre che decide il sesso del figlio.
    Maschi e femmine vengono generati quasi nelle medesime proporzioni, poiché il genitore maschio forma i due tipi di gameti in numero approssimativamente eguale e le probabilità che
    l’uovo venga raggiunto e fecondato con successo da un gamete portatore del fattore maschio o femmina sono più o meno le stesse.
    Questa asserzione, tuttavia,, non deve essere considerata vera in modo assoluto. Esaminando infatti le statistiche riguardanti l’uomo si nota un numero leggermente maggiore per le nascite di bambini, secondo un rapporto che, per la più parte delle razze bianche, varia tra 101 e 108 bambini su 100 femmine.
    Se, poi, nel calcolo si considerano gli aborti ed i nati morti, si troverà che la preponderanza delle concezioni maschili su quelle femminili è ancora maggiore e, probabilmente, non si è lontani dal vero quando si calcolano 120 concezioni di maschi su 100 femmine.
    Le statistiche, tuttavia, rivelano che in un paese come l’Inghilterra le donne sono in una percentuale maggiore dei maschi, percentuale che cresce ad ogni decade di vita. Ciò è dovuto al fatto che il maschio ha una costituzione più debole che la femmina.
    Ed è dimostrato non solo dal maggior numero di morti intrauterine, ma dal maggior indice di mortalità dopo la nascita dei maschi.
    Il vigore leggermente maggiore nello spermatozoo vettore Y ed il numero maggiore di concezioni e di nascite maschili sono quindi più che controbilanciate dalla più alta mortalità del maschio. Contrariamente all’opinione comune, il sesso più forte è, dunque, quello femminile.
    Queste nuove nozioni sul differenziamento del sesso fanno supporre che nel futuro si possa arrivare a controllarlo, così da avere una discendenza maschile o femminile a seconda dei desideri. Misurando la lunghezza della testa degli spermatozoi in un campione del seme di molti mammiferi, non escluso l’uomo, si è trovato che si possono, riguardo alle dimensioni, distinguere due gruppi che, con molta probabilità, corrispondono ai due tipi di vettori X e Y.
    Se i due vettori dunque sono differenti, non è escluso che si possa trovare un sistema per separarli, ad esempio, una attenta centrifugazione.
    Questo permetterebbe la fecondazione artificiale delle madri con il tipo voluto di spermatozoo per ottenere la nascita di un maschio o di una femmina.
    Si può, tuttavia, dubitare che il controllo del sesso dei figli contribuirà alla felicità umana.
    In questo caso il potere della scienza ci è sfuggito dalle mani e, come succede per i bambini che giocano con la polvere da sparo, ne verranno più malanni che vantaggi.
    Il controllo del sesso del nascituro non sarà certo una benedizione in un mondo dove le leggi naturali sono già così poco rispettate, anche se farà felice un allevatore. È sperabile che la separazione degli spermatozoi risulti più difficile di quanto non si supponga oggigiorno.
    Il sesso dell’embrione, è vero, viene determinato al momento della fecondazione dalla disposizione dei cromosomi nello zigote, ma prima che si possa capire con un esame dell’embrione se ne risulterà un maschio o una femmina si deve lasciar passare un lasso di tempo non indifferente.
    L’indagine sul sesso di un animale si deve basare sull’osservazione delle sue ghiandole sessuali, o gonadi, per evitare, come succede in ogni analisi affrettata, che il giudizio sia errato.
    Dapprincipio nell’embrione non si trovano tracce di gonadi e quindi non si può verificare il suo sesso. Nell’embrione umano, ad esempio, è solo tra la quinta e la settima settimana di gestazione che si formano i primi rudimenti di cellule sessuali che, alla fine, diverranno o testicoli o ovaie.
    Poiché in codesto periodo le cellule embrionali sono sessualmente indifferenti, non si può ancora formulare alcun giudizio sul sesso del nascituro.
    Si sarebbe, anzi, più vicini al vero, affermando che l’embrione umano, come quello di tutti i vertebrati, inizia la sua esistenza come ermafrodito con la possibilità di divenire maschio o femmina in seguito al processo che si sviluppa poco dopo.
    Non solo la cellula sessuale ha queste due evenienze, ma anche il sistema genitale che comincia ad apparire con essa.
    L’embrione possiede di fatto i rudimenti di ambedue i sistemi genitali maschile e femminile. Se il nascituro sarà un maschio si formerà al completo il sistema genitale maschile, mentre quello femminile rimarrà allo stato iniziale.
    Il contrario si verifica se il nascituro sarà una femmina.
    Per questa ragione nell’uomo adulto si riscontrano residui di utero o di altre strutture di genitali femminili, mentre nelle donne rimangono quelli di organismi maschili. Il fatto ci ricorda come nel primo stadio del nostro sviluppo abbiamo posseduto organi rudimentali di entrambi i sessi.
    Ed è proprio in questo stadio che si decidono le caratteristiche sessuali.
    Sorge allora un nuovo problema: se dapprincipio l’embrione è fornito di entrambe le possibilità di
    diventare maschio o femmina, quale fattore interviene ad attuare l’una o l’altra di queste possibilità?
    La risposta è data da alcuni esperimenti compiuti sugli animali.
    Poiché finora non siamo riusciti ad effettuare la rimozione delle gonadi in un embrione, siamo costretti a basarci sulle osservazioni di animali appena nati nei quali, ancorché il sesso sia già pronunciato, non ha ancora raggiunto la sua completezza.
    Se ad un topo maschio vengono asportati i testicoli ogni manifestazione di mascolinità cessa immediatamente; non soltanto l’organo genitale, il pene, rimane piccolo, ma l’accrescimento degli organi sessuali accessori, come la prostata e le vescicherie seminali, non procede ulteriormente.
    Si può essere certi dell’arresto completo della sessualità provocato dalla castrazione, perché lo sviluppo dell’apparecchio genitale durante le prime settimane, dopo la nascita, è molto rapido.
    Se sul topo castrato si innestano i testicoli di un altro della medesima covata, oppure gli si inietta dell’estratto attivo di testicolo, la crescita degli organi maschili viene immediatamente ripresa.
    Questi esperimenti dimostrano chiaramente che la mascolinità dell’animale appena nato dipende dalla secrezione di qualche sostanza da parte del testicolo. È probabile che anche prima della nascita lo sviluppo del sesso dipenda dalla medesima causa.
    In realtà si è trovato che sono necessarie due condizioni per la comparsa delle caratteristiche sessuali quando l’organismo sta crescendo: a) la secrezione di una sostanza e b) la presenza di tessuti non ancora del tutto sviluppati, noti come PRIMORDIALI (1) che siano in grado di reagire con la sostanza secreta. Di quest’ultima condizione, ossia della capacità dei tessuti di rispondere allo stimolo degli ormoni si tratterà più innanzi.
    Prima di proseguire, è necessaria una breve digressione per chiarire la natura di codesta sostanza secreta dai testicoli che, passando nel sangue, è responsabile del sesso maschile. La scoperta che la crescita del corpo è regolata da fattori chimici è una delle più appassionanti nel campo della fisiologia. E quanto ad importanza, non è minore dell’aver accertato le funzioni esercitate dall’apparecchio nervoso su ogni attività dell’organismo. Vi sono altri esempi di fattori chimici che intervengono a regolare la vita del nostro corpo.
    Prima di conoscere il significato biologico degli ormoni, si sapeva già, ad esempio, che l’aumento dell’anidride carbonica inspirata provocava un forte aumento nella ventilazione polmonare e si era ammesso che l’adattamento della meccanica respiratoria dipendeva dalla variazione della tensione dell’anidride carbonica nel sangue.
    In questo libro, tuttavia, non ci si interessa della fisiologia in generale, ma solo del meccanismo sessuale e sarà quindi bene se fermeremo la nostra attenzione sull’influenza che hanno sopra l’organismo quelle ghiandole a secrezione interna, note anche come ghiandole endocrine.
    Tutte queste ghiandole endocrine, per citarne qualcuna, la pituitaria, la tiroide, la surrenale, allo stesso modo che i testicoli, producono gli ormoni che passando nel sistema circolatorio contribuiscono a regolare le funzioni vitali.
    Da secoli si sa che un animale castrato differisce da quello normale, sia nel carattere che nella struttura: il bue è docile e mansueto, ha le corna di una forma intermedia tra quelle della mucca e del toro, ha una spiccata tendenza a divenire grasso.
    Nondimeno, fu solo dopo che furono condotte a termine alcune ricerche sulla tiroide, che ci si rese conto come codesti mutamenti eran dovuti al fatto che il bue era stato privato della secrezione normale degli ormoni dei testicoli.
    E si scoprì anche che il mi-xedema dipendeva dalla secrezione della tiroide e che le alterazioni verificatesi nel morbo di Ad-dison si dovevano ad un cattivo funzionamento delle surrenali. Come è naturale, si cercò di supplire a queste mancanze estraendo dalle ghiandole di un altro animale la sostanza e iniettandola, quindi, nell’individuo malato.
    In tal modo si posero le basi di quella che oggi è nota come opoterapia, che ha dato meravigliosi risultati nel caso del mixedema, del diabete e più tardi delle disfunzioni sessuali. Dapprincipio, gli estratti disponibili erano poco attivi e pieni di impurezze, ma, grazie alle solerti ricerche degli studiosi di biochimica si è ormai appurata la costituzione dei vari ormoni ed alcuni di questi si possono ottenere artificialmente.
    Ad esempio, l’ormone maschile, chiamato testosterone, che si trova in minime quantità nei testicoli, viene ottenuto con maggiore facilità da altre fonti.
    Nella femmina, l’importanza della secrezione dell’ovaia si dimostra veramente minore di quella
    rivestita dalla secrezione dei testicoli nel maschio.
    La rimozione di ambedue le ovaie di un topo femmina appena nata, non rallenta in modo percettibile lo sviluppo degli organi genitali femminili, né l’iniezione di ormone femminile, o estrone o follicolina lo accelera dopo la castrazione.
    Appare quindi evidente una differenza essenziale nel meccanismo dello sviluppo sessuale del topo maschio e di quello femmina: l’accrescimento dell’organo sessuale maschile non può avvenire senza l’intervento dell’ormone, l’apparecchio genitale femminile può formarsi anche senza di esso. B. P. Wiesner è giunto per altre vie a questa conclusione:
    « nei tessuti primordiali di una femmina si hanno già in potenza tutti gli elementi necessari alla formazione dell’apparecchio genitale, mentre nel maschio occorre la presenza di un ormone. Nella femmina lo sviluppo sessuale avviene senza intervento di ormoni, nel maschio con l’intervento di ormoni ».
    Ora sorge un’altra domanda: quali conseguenze si hanno se si sottopone una femmina in via di accrescimento all’influenza di un ormone maschile? I risultati degli esperimenti, compiuti in tal senso, sono stati sorprendenti.
    Quando il testosterone è stato iniettato in una giovane femmina di topo, l’organo sessuale femminile esterno o clitoride, non solo è divenuto un pene, ma si è riscontrato un mutamento in tutti gli altri organi. In altre parole, nella femmina giovane si sono sviluppate le caratteristiche maschili.
    Parrebbe quindi che i tessuti primordiali femminili siano capaci di svilupparsi in senso maschile, quando entri in funzione l’ormone secreto dai testicoli. Cosa succede, invece, se sottoponiamo alla prova contraria il maschio?
    Prima di rispondere a questa domanda, è necessario che ricordiamo come le condizioni dello sviluppo sessuale femminile siano negative piuttosto che positive, vale a dire, dipendono più dall’assenza dell’ormone maschile che dalla presenza di quello femminile.
    E, poi, potremo rispondere coll’eliminare semplicemente l’azione del testosterone castrando i soggetti. In questo caso non solo l’accrescimento delle caratteristiche maschili cesserà completamente, ma appariranno nel corpo tratti femminili.
    Questi mutamenti saranno molto più evidenti se le prove si effettueranno su animali che hanno alcuni caratteri morfologici differenti per i due sessi, come il colore della pelliccia. Dopo la castrazione, il colore della pelliccia cambierà e diverrà simile a quella delle femmine.
    Appariranno altre caratteristiche femminili come la voce acuta, e nel caso di maschi umani castrati, l’estremità distale del pelo del pube sarà in posizione orizzontale. Da questi ed altri esperimenti si può concludere che, se ad un mammifero vengono asportati i testicoli in tempo, le caratteristiche femminili avranno la preponderanza, in altre parole ogni mammifero ha una netta tendenza a divenire femmina.
    La femmina può quindi essere considerata come il tipo basilare della specie dei mammiferi ed il maschio come un tipo più altamente differenziato, derivato da quella per azione dell’ormone maschile. Si può quindi considerare l’uomo come derivato dalla donna e non la donna dall’uomo. Il mito di Lilith e non quello del Paradiso Terrestre è la miglior parabola sull’origine dell’uomo. L’uomo e non la donna rappresenta la creatura più perfezionata della Natura, la costola tolta dal fianco della donna e formata a simiglianza del compagno.
    Tra gli uccelli le condizioni che determinano lo sviluppo di molte delle caratteristiche esterne del sesso, sono esattamente contrarie. L’asportazione delle ovaie alle galline e alle anitre si manifesta esternamente con l’apparizione del piumaggio caratteristico del maschio. Il piumag-gio del gallo e dell’anitra maschio non è quindi il risultato dell’azione dell’ormone maschile, ma dell’assenza dell’ormone femminile.
    Questo è confermato dal fatto che, se si fanno delle iniezioni di estrone ad una gallina ovariectomizzata, questa riprende le caratterist-che piume della femmina. È la gallina che è derivata dal gallo; e se Lilith avesse un pollaio, probabilmente sarebbe composto di soli galli.
    Talvolta questi cambiamenti nell’apparenza esteriore si verifi-cano spontaneamente in una gallina, qualora le sue ovaie vengano distrutte da malattie come ad esempio dalla tubercolosi. Quando questo accade, il pollo che i suoi padroni consideravano una gallina, pare sia diventato un gallo.
    Lo spontaneo cambiamento di sesso non è, quindi, affatto una cosa rara in una fattoria, ma il cambiamento è più apparente che reale, perché i polli che hanno avuto un cambiamento nelle loro piume continuano a comportarsi come prima.
    Solamente se si fa una iniezione di ormone maschile ad una gallina o se questa possiede un testicolo latente che entri in attività, il cambiamento progredisce ulteriormente, si sviluppano la cresta e gli speroni, il pollo cresce e si comporta come un galletto.
    Molti esperimenti, condotti in questo senso, cioè, facendo seguire alla castrazione l’innesto delle gonadi del sesso opposto, sono stati portati a termine nei laboratori e ne sono risultati vari tipi di maschi femminilizzati e di femmine mascolinizzate.
    Tutti questi esperimenti, come pure quelli che si verificano spontaneamente in natura mettono in una nuova luce il meccanismo regolatore dello sviluppo dei caratteri sessuali, tanto da poterlo paragonare come fanno H. G. Wells e i suoi collaboratori in The Science of Life, ad un sistema di commutatori elettrici. I cromosomi e i loro geni rappresenterebbero il primo commutatore, quello che interrompe o attiva lo sviluppo del sesso nell’una o nell’altra direzione. A questo punto funziona l’altro che mette in circolo gli ormoni maschili o femminili. Nei laboratori non si fa che sfruttare quest’ultima possibilità per mutare il sesso di un animale femminilizzato o una femmina mascolinizzata.
    Finora si è parlato solo delle gonadi (i testicoli del maschio e le ovaie della femmina) come cause del differenziamento sessuale per mezzo degli ormoni, loro rappresentanti chimici. Immessa nel sistema circolatorio la sostanza secreta contribuisce a modificare la struttura morfologica e le attitudini psichiche del nascituro, finché, col passare degli anni, non ne risulti una donna completa o un uomo completo.
    Ma il processo non è tanto semplice; perché si arrivi alla determinazione del sesso e alla crescita normale di un individuo non basta infatti la secrezione di una sola ghiandola, ma è necessaria la collaborazione armonica di molte altre, come la pituitaria, la tiroide, il timo e le surrenali.
    La disfunzione o l’indebolimento di una qualsiasi di queste ghiandole può provocare una crescita disordinata e lo sviluppo di un essere anormale. Ora si stanno facendo molti importanti studi per chiarire le intricate relazioni esistenti tra i vari membri del sistema endocrino e si è altresì accertata l’importanza della pituitaria.
    La pituitaria, infatti, è stata chiamata dagli endocrinologi // direttore d’orchestra delle ghiandole a secrezione interna, perché non solo esercita una funzione regolatrice sull’attività di molte altre, ma è indispensabile per la crescita di tutto il corpo.
    Se si asporta il suo lobo anteriore in un topo appena nato, non solo l’accrescimento delle cellule sessuali viene arrestato, ma anche quello di tutto l’organismo sicché, alla fine, si ottiene un nano deforme.
    La pituitaria, ben protetta dentro la scatola cranica, può ben essere definita come la vera fonte della regolazione endocrina. E, tuttavia, occorrono altri fattori perché si verifichi una crescita normale: è necessario che lo stimolo delle secrezioni interne trovi un ambiente adatto a reagire.
    Finora abbiamo parlato soltanto della prima condizione, ora bisogna dire qualcosa sulla seconda, cioè, sulla capacità dell’organismo di reagire allo stimolo endocrino. Fortunatamente, questa ha una influenza infinitamente minore che quella della secrezione, ma che non sia trascurabile nella crescita di un individuo, è dimostrato chiaramente dai seguenti esempi.
    Di recente, nell’ospedale dove lavora l’autore di questo libro, fu ricoverata per subire un’operazione di ernia, una giovane donna di ventiquattro anni che aveva tutte le apparenze esteriori di trovarsi in ottime condizioni di salute. Durante l’operazione il chirurgo, con sua grande sorpresa, trovò, nel rigonfiamento erniario, due testicoli perfettamente formati.
    Ulteriori indagini dimostrarono che, quantunque il paziente sembrasse una donna normale, la vagina e l’utero erano rimasti allo stadio rudimentale. Il paziente, invero, non era una donna, bensì un uomo il cui organismo non aveva risposto alle secrezioni interne dei testicoli e quindi aveva conservato una forma neutra che, come si è visto, era più simile a quella femminile che a quella maschile. Poiché, non solo tìsicamente, ma anche dal lato psicologico era più femmina che maschio, egli scelse di continuare a vivere come una donna.
    Talvolta la confusione dei sessi si presenta in modo anche più grave. Non molto tempo fa, fui interrogato sul sesso di una persona giovane che aveva cercato di vivere ora come uomo ed ora come donna, ed era sempre stata accusata di mascherare la propria identità sotto false vesti.
    Il caso era molto più serio del precedente poiché i tessuti avevano in parte risposto allo stimolo dell’ormone maschile e nello stesso tempo l’organismo aveva conservato molte caratteristiche femminili.
    Esternamente il paziente appariva più femmina che maschio tolto il fatto che doveva radersi due volte la settimana.
    Perciò gli era sempre stato difficile associarsi con le donne e dopo essere stato impiegato come donna in un ufficio, aveva chiesto di passare nel reparto maschile. I medici avevano disputato sul suo sesso per più di quindici anni e la vita gli era diventata impossibile perché, qualunque atteggiamento assumesse o qualunque vestito portasse, era sempre considerata un intruso in ogni compagnia.
    Questi due casi sono sufficienti, io credo, a dimostrare che la capacità dell’organismo a rispondere all’ormone appropriato è della più grande importanza.
    Le nozioni biologiche che abbiamo appreso finora hanno avuto un solo scopo: dare al lettore una certa preparazione prima di affrontare il problema del sesso. Per molto tempo, non solo la persona priva di qualsiasi cultura, ma anche quella edotta ha creduto che la maschile e la femminile fossero due entità antagoniste profondamente differenziate tra loro. Nella nostra mente i due concetti di uomo e donna erano ben chiari e l’integrità del nostro sesso era considerata come un’inviolabile caratteristica della nostra personalità.
    Azzardare dubbi in riguardo, era stimato un insulto e tutti-gli stati intra-sessuali sia che toccassero il lato fisico (ermafrodidismo) o .quello psicologico (omosessualità) erano considerati repulsivi o atroci peccati.
    Dopo questi brevi cenni di biologia siamo in grado di notare la falsità di certe asserzioni e di mutare il nostro punto di vista perché risulti più giusto. I due sessi, maschile e femminile, non sono due entità distinte e separate, ma sono tanto vicine l’una all’altra che finiscono per « confondersi in una primitiva ambiguità » (Mara-nón).
    In ogni maschio si nasconde una femmina, in ogni femmina un maschio, a volte in modo così prepotente da sopraffare la vera personalità, a volte in maniera così poco pronunciata da essere appena percettibile. Non si può parlare del tipo di donna e del tipo di uomo, ma piuttosto di una serie di infinite graduazioni « che si stendono dall’ermafrodismo meno indiscusso sino a forme così attenuate da rasentare la stessa normalità » (Marafión).
    Questo nuovo modo di considerare il sesso ci aiuta a comprendere non soltanto anomalie abbastanza rare come l’ermafrodismo, ma anche a mutare il nostro giudizio sulla omosessualità psicologica e sulle sue manifestazioni. Se nessuno di noi può vantare di essere un uomo o una donna al cento per cento, quale diritto abbiamo di stigmatizzare come turpi le persone in cui la confusione dei sessi è più accentuata?
    Un totale differenziamento sessuale è molto raro e secondo Biedl « l’uomo assoluto e la donna assoluta sono.casi estremi che non si riscontrano quasi mai K È quindi necessaria la massima prudenza prima di formulare un giudizio sopra casi che il più delle volte rappresentano soltanto le nostre stesse condizioni portate alla estrema conseguenza.
    Soltanto grazie agli ormoni che hanno agito attivamente sul nostro organismo, noi siamo diversi dagli sfortunati che esprimono il loro desiderio in modo ripugnante. Daonrin-cipio, tutti noi siamo, in potenza, degli omosessuali: per fortuna il commutatore non era guasto e col suo funzionamento ci ha messo in grado di possedere un sesso ben differenziato.
    Di qui si ricava un’altra lezione sul sesso. Di solito siamo troppo semplicisti nel considerare il concetto di uomo e di donna.
    Le generalizzazioni che ne nascono, per quanto possano essere utili in certi casi, sono dannose se non vengono accolte con le debite riserve, e mentre possiamo applicarle opportunamente agli estremi della scala di graduazioni, vale a dire alla donna in assoluto e all’uomo assoluto, di mano in mano che ci avviciniamo al tipo mascolino di donna e al tipo femminile di uomo ci riesce sempre più diffìcile.
    Quindi, quando nel capitolo seguente si faranno delle distinzioni tra le caratteristiche sessuali psichiche degli uomini e delle donne, bisogna ricordare che queste sono necessarie generalizzazioni e che vi sono molti
    esseri per i quali non risultano vere. Si può asserire, tuttavia, che esistono certe tendenze particolari che ci aiutano a distinguere l’uomo dalla donna, o più esattamente, l’uomo assoluto dalla donna assoluta.

    mia nota: (1) tessuti primordiali: dovrebbe trattarsi delle “cellule staminali”, allora non ancora scoperte, ma l’autore del libro ne ha intuito l’esistenza.

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  8. Mie riflessioni:
    La società ha sempre cercato di differenziare il più possibile i due sessi, accentuandone la polarizzazione e la divisione dei compiti, poichè da questa semplificazione deriva una maggiore controllabilità degli individui e meno preoccupazioni per chi deve gestire il potere tanto da politici che da religiosi, da economisti, ecc.
    C’è stata un’evoluzione, già dagli anni ’50 (USA) nelle coppie diverse dalle tradizionali, accresciuta negli ultimi decenni anche in Europa.
    Il mio giudizio critico già l’ho dato in questo blog, e non sto a ripeterlo. Nel corso di questo secolo si farà marcia indietro, a mio avviso, ma non saremo noi i protagonisti.
    Questo perchè c’è un solo modo – migliore – per far funzionare una società (non dettato dalle ideologie o dalle religioni, ma dalla natura) e noi ce ne siamo allontanati.
    Intanto, sulla base di questo capitolo di Kenneth, non c’è un destino biologico predeterminato (DNA) nello sviluppo dell’omosessualità.
    Le vicende ormonali hanno la loro forte influenza ma neanche l’educazione, i rapporti sociali scelti, sono esclusi dal destino sessuale dell’individuo, e molto dipende anche dalle sue particolari scelte sull’orientamento di genere che vuole assumere.
    Nessun destino predeterminato è tracciato. Chi si sente di genere diverso dal proprio sesso può ancora scegliere per l’eterosessualità, grazie alla potente azione degli ormoni; meglio se assunti durante la pubertà e l’adolescenza.
    Io credo, tuttavia, che la scelta del genere dipenda da situazioni psicologiche familiari, dalla vita di relazione (scuola, amici).
    Qualunque scelta può andare bene, basta che la persona sia felice, ma non bisogna trascurare le difficoltà sociali legate a quella scelta. Questo vastissimo blog, l’attività dei suoi lettori,tratta proprio di queste difficoltà, ben lungi dal trovare soluzioni stabili.

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