Il ruolo del binarismo e dell’educastrazione nella Transfobia

Testo che ho preparato come relatore del TDor di Sesto San Giovanni organizzato dal Circolo Milk di MilanoTesto che ho preparato come relatore del TDor di Sesto San Giovanni organizzato dal Circolo Milk di Milano

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Quando si avvicina il giorno del Tdor (Transgender day of Remembrance, ovvero Giornata in Ricordo delle Vittime della TransFobia) sento tante frasi di involontario pietismo dai cisgender (persone non transgender) rispetto a ciò che questo giorno denuncia e rappresenta, il pensiero va a Brendona, a sex workers che ci hanno lasciato le penne nel cuore dell’ambiente criminoso, corredato dalla cocaina, o magari allo scugnizzo di Boys Don’t Cry, o a tanti altri martiri che vivevano in ambienti sordidi e pullulanti di ignoranza.
Vorrei far capire a questi cisgender che la transfobia riguarda anche loro, colpisce anche loro.

Cosa significa transgender? Etimologicamente significa attraversare il genere.
Di conseguenza cosa può significare transfobia, se non paura ed avversione per questo attraversamento?

La società tradizionale, per esistere e mantenere ordine, deve spacciare per innate, naturali, ed ispirate da dio, le regole del gioco.
Quindi per la maggior parte degli etero, e anche dei non etero cisgender, “comportarsi da femmina” e “comportarsi da maschio“, non sono altro che concetti scontati, in piena sovrapposizione tra sesso genetico, genere psicologico, e ruoli e stereotipi di genere.
“E come altro dovrebbe comportarsi una donna, se non “da donna” “?

E così le prime vittime della transfobia, della censura di tutto ciò che, inconsapevolmente, valica il confine di “ciò che deve essere”, per natura, sono i bambini di entrambi i sessi.
Così se un maschietto manifesterà l’esigenza di piangere, verrà subito corretto e gli verrà ricordato che non è da maschio, e lo stesso succederà a una bambina con attitudini troppo aggressive, o tendenza alle parolacce, che verranno censurate non perché “non sta bene“, ma perché non sta bene per una femminuccia“.

E così passeranno gli anni e verranno regalati giocattoli che stimolano l’aggressività (con cui un vero uomo deve affrontare la vita) ai maschietti, e giocattoli che stimolano la tendenza alla cura, al desiderio di marito e figli alle femminucce.
A volte mi chiedo come sia difficile fare un regalo non binario ai figli dei nostri amici e parenti, e questi giocattoli vengono considerati “educativi”, perché instradano, preparano perfetti cittadini e cittadine che rispondono perfettamente alle aspettative, che rassicurano.

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E così bambini e bambine crescono, in scuole primarie che, fin dai problemini di matematica, ricordano che la mamma guadagna meno del papà, davanti alla televisione pubblica e privata che presenta uomini narcisisti, esuberanti e volgari e donne che fanno da tappezzeria, mostrando i loro corpi, sempre giovani , magri e piacenti, come fossero merce.

E in ogni classe ci sarà una ragazzina un po’ mascolina, o un ragazzino un po’ effeminato, senza che questi soggetti siano dei potenziali transgender od omosessuali, saranno sempre dei diversi, dei non conformi, delle vittime dei bulli, che pestano ciò che non si allinea, ciò che non comprendono, e che quindi dà fastidio, ma anche delle maestre e degli insegnanti, che, col loro sguardo di disappunto lasceranno intendere che infondo chi non si allinea un po’ le botte e la derisione se la merita.

Passano gli anni e i soggetti non allineati riguardo agli stereotipi di genere si rifugiano nelle subculture alternative, dell’heavy metal, del punk rock, delle sinistre radicali, delle religioni alternative e della new age, dove pensano di potersi nascondere, senza risultare così dissonanti come lo sarebbero nella patinata passerella della gioventù alla moda. Ma i mondi alternativi non sono privi di stereotipi di genere, presentano modelli diversi, ma comunque binari, e quindi anche gli anni passati in questi mondi riservano grandi delusioni e disillusioni.

Poi le scuole e i percorsi universitari finiscono, e queste persone “gender non conforming” vengono catapultate dal mondo protetto dell’apprendimento al mondo del lavoro, un mondo dove la selezione “naturale” è spietata e spesso tiene conto dell’estetica, della simpatia, delle “consonanze” con gli ambienti, e, vista la crisi, i primi soggetti a “saltare“, dopo un veloce esame, sono quelli che rappresentano la diversità, nelle sue sfumature anche più lievi.
Ciò che non si comprende potrebbe dare problemi, chi è strano è evidentemente uno od una che mostra insofferenza alle regole, sociali e non, quindi, vista la scelta, perché rischiare?

Anche i soggetti che ce la fanno, e si inseriscono in grandi aziende alla Fantozzi, devono pagare ogni giorno il prezzo della propria diversità, vedendo scorrere le vite degli altri, sempre uguali, con convivenze, addii al celibato, al nubilato, matrimoni e maternità, comitive di donne tutte insieme alla pausa pranzo, comitive di uomini tutti insieme alla pausa pranzo, continue domande sul perché non ti sposi, o sul perché ti conci così, consigli fraterni o “da sorella“, sul fatto che se ti conciassi in altro modo troveresti l’amore, uno sguardo perplesso continuo di chi non capisce, si rifiuta di pensare che qualcuno possa stare bene oltre le gabbie degli stereotipi di genere, e deve spingere all’allineamento, all’appiattimento, al rassicurante flusso del binarismo, dove gli uomini “fanno gli uomini“, le donne “fanno le donne“, colleghe sposate stanche di matrimoni e famiglie spenti e consumati, si prendono la loro vacanza imbelletandosi per i propri colleghi altrettanto stanchi della loro routine, nell’eterno gioco binario delle parti, mentre chi è strano rimane ai margini, non riesce a fare tanta carriera, perché uno/a che si concia così, che non sa neanche prendersi cura di se stesso/a, come potrebbe essere a capo di qualcosa, o darci ordini? E’ giusto quel soggetto da prendere in giro “giusto per far passare le otto ore” (cit.)

Gli altri colleghi, simili tra loro, si aggregano, escono anche a cena, in discoteca, agli aperitivi, sono amici fb, e altro non fanno, “per passare il tempo”, che parlare dei soggetti strani, ipotizzare la loro omosessualità, stupirsi se “nonostante tutto” hanno relazioni, ridendo di loro, non comprendendo la loro diversità, e tutto questo non genererà probabilmente un pestaggio, un omicidio, ma genererà un pressing pazzesco affinché queste persone, per sentirsi nel branco, prima o poi cederanno al conformismo, spinti probabilmente anche da una famiglia che non ha mai capito, e magari anche uno o una partner che “accetta” ma non ha mai realmente capito, capito perché queste persone non conforming nonostante tutto, nonostante quarant’anni di pressioni normalizzatrici sono rimaste quello che sono, hanno deciso che essere se stesse è più importante che lo guardo rassicurante di parenti, amici e colleghi.

Chi è la vittima della transfobia? questa povera persona bullizzata da tutti, evitata, derisa, o tutti gli altri?
Tutti gli altri che hanno deciso di rinunciare alla loro originalità, alla loro particolarità, per paura di essere esclusi, derisi, di essere continuamente messi in discussione, che hanno smesso di piangere per non “fare la femmina” o hanno abbandonato le attitudini maschili perchè “non sta bene farlo se sei una bambina“.
Tutte quelle persone che ora sembrano forti, integrate, ma che deridono chi è diverso, spettegolano, attaccano, continuano a dire di non capire, ma che in realtà sono solo invidiosi della libertà di chi ha deciso di essere se stesso nonostante tutto, e che, nonostante i loro mormorii e pregiudizi, vive la sua espressione di se stesso, dignitosamente e a viso aperto.

Che tutte le persone cisgender riflettessero in occasione del Tdor, non solo per piangere per chi è stato ucciso, è stato spinto al suicidio, o ad una vita dissipata, o alla droga, o al sex working, o all’emarginazione sociale, alla disoccupazione, alla solitudine, ma piangendo per quella parte di loro che è morta, uccisa dalla paura di ciò che non è conforme che avevano i loro parenti, amici, insegnanti e datori di lavoro, e che probabilmente avranno anche loro quando correggeranno i loro figli, terrorizzati dalla possibilità di mettere al mondo degli emarginati se non lo fanno.
Che i cisgender piangessero per quella inevitabile parte trans-gender che albergava in loro, e che è stata spenta, soppressa, affinché possa in qualche modo tornare a brillare, prendersi il suo piccolo spazio, rivendicarlo.
Che i cisgender possano rivendicare l’essere ciò che sarebbero stati veramente, e non ciò che sono stati indotti ad essere per non infastidire la quiete pubblica.

Se ogni cisgender potesse affrontare con serenità prima se stesso che gli altri, forse col tempo non ci sarebbe più bisogno di annoverare vittime della transfobia, perché la diversità verrebbe celebrata e non oscurata.

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25 pensieri su “Il ruolo del binarismo e dell’educastrazione nella Transfobia

  1. L’articolo mi piace tanto. Solo, sul fatto di essere soggetti a dei condizionamenti – sentendone l’effetto o meno, conformandosi o ribellandosi, ecc. ecc. – osservo che il condizionamento sul ruolo di genere è solo uno dei tanti. Non so fino a che punto gli eterosessuali cisgender siano meno condizionati di noi TLGB (uso la sigla Milk).

    Al bambino insegnano che non deve indossare la gonna, che è solo per le femminucce (divieto che da bambino per lui non ha nessun senso), e l’insegnamento è così efficace che poi, raggiunta una certa età, se anche fosse libero di scegliere non si sentirebbe a suo agio con indosso una gonna
    (ormai non c’è bisogno del divieto, la regola gli è entrata in testa e gli sembra una SUA preferenza estetica).
    A tutti noi insegnano ad andare in giro vestiti e, salvo in circostanze particolari (es. in intimità, o al mare…) ci sentiremmo a disagio a girare seminudi come gli Zulu (anche in piena Estate, quando i vestiti sono solo un fastidio).

    Ci sono anche molti insegnamenti comportamentali che cambiano parecchio da un popolo all’altro, da un’epoca all’altra, da un gruppo sociale ad un altro. Molti sono (o erano, per quelli passati di moda) insegnamenti del tutto arbitrari, che non hanno un significato oggettivo o addirittura sono un nonsenso. Ci hanno insegnato a fare così e la cosa POI ci viene “naturale”, come se fosse un comportamento innato.
    Ci hanno insegnato che è maleducazione ruttare dopo pranzo (e se ci succede ci scusiamo – non è così in tutte le culture), che è da maleducati parlare a voce alta (non è così in tutte le culture), che dobbiamo reagire alle offese senza passare dalla parte del torto (se fossimo nati qualche secolo fa probabilmente ci avrebbero insegnato che, per salvare l’onore, in casi di offesa grave dovevamo sfidare l’avversario ad un duello all’ultimo sangue), ecc. ecc.

    Ci sono molti condizionamenti che subiamo tutti, e in molti casi non ne siamo nemmeno consapevoli.

    Per farla breve. Non è grave se non voglio andare in giro (s)vestito come gli Zulu. Sarebbe grave se odiassi gli Zulu e volessi la loro morte perché mi sembrano diversi da me.
    Non è grave se un uomo cisgender si sente ridicolo se indossa una gonna (e non credo che molti ambiscano alla libertà di indossarla o che provino invidia per chi la indossa). È grave se vede una donna transessuale e la odia fino al punto di discriminarla o addirittura aggredirla.

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  2. Quando eravamo piccoli un parente mi aveva regalato Big Gim, perché ero maschio, ma io ci confezioavo i vestitini mentre mia sorella, usando il pulsante sulla schiena, azionava il braccio che simulava la mossa di karatè… E poi a scuola, durante le pause ricreative nel cortile, mia sorella giocava a calcio mentre io giocavo con le compagne di classe… ce ne siamo semopre fregati, un po’ come ce ne fregavamo del fatto che eravamo tra i pochissimi a disertare le ore di religione… Diciamo che abbiamo avuto la fortuna di trovarci genitori e maestri illuminati… Erano gli anni 70

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  3. ma francamente non credo che un uomo cisgender che non vuole indossare la gonna abbia rinnegato la sua “parte transgender”, penso che sia se stesso con le sue preferenze (che nascono inevitabilmente in una certa cultura ma comunque ci appartengono) non meno di una persona transgender, l’importante è non odiare le persone transgender, concordo con francesco su questo
    Ci sono tanti modi di vivere l’identità maschile e femminile quanti sono gli uomini e le donne nel mondo, e sono tutti modi legittimi, autentici a prescindere da quanto frequenti statisticamente

    ma nel 2014 una donna aggressiva e uomo che piange (per inciso: credo sia sbagliatissimo mettere tutta questa enfasi sul pianto, la sensibilità di un uomo o di una donna non c’entra nulla con a frequenza dei suoi pianti) sono ancora “gender not conforming”? Non credo proprio, mi pare che le lacrime non solo dei bambini ma pure dei maschi adulti siano ormai sdoganate..anche troppo, a volte. Certo che un uomo può piangere, ma piangere un po’ meno e amare un po’ di più non sarebbe male

    credere che i giocattoli determino il nostro destino mi pare ingenuo. Comunque che bambini e bambine giochino con ciò che vogliono..se vogliono la pistola giocattolo è ok, se vogliono la cucinina è ok, se vogliono entrambe è ok

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    • dipingersi la vita degli altri come squallida e sempre uguale di chi “ha rinunciato alla propria originalità” mentre solo noi siamo veri, autentici, coraggiosi mi pare auto-consolatorio ma fuorviante. Non sempre chi deride e umilia chi è diverso è invidioso o ha rinnegato la propria “particolarità”, spesso i bulli sono solo stronzi

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      • stronzi e codardi anche

        comunque alla fine quel che volevo dire è che una donna dolce e un uomo “aggressivo” (che poi le due caratteristiche possono pure co-esistere nella stessa persona a volte) non è per forza meno se stesso di chiunque altro, l’importante è che non bullizzino il prossimo

        comunque oggi in televisione non c’è solo e sempre quello che descrivi

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  4. alla fine i commenti sono riusciti a ripristinare il “noi/voi”,
    a riportare la transfobia a un problema “solo” trans
    e a dire che in realtà i ruoli sono innati e quindi il loro inculcamento non rende triste o snaturato nessun cisgender

    non era mia intenzione scrivere un articolo contro i perfidi bulli che picchiano la donna trans, ma riflettere sull’educastrazione.

    il fatto che non sia stato recepito o condiviso il contenuto, mi fa capire che “i tempi non siano maturi”

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    • qui nessuno nega che una bambina cisgender a cui piacciono le pistole giocattolo si senta esclusa se la maggioranza delle sue amiche giocano con le bambole, o che il bambino a cui piace la cucinina possa sentirsi escluso, ed esserlo davvero e tutti pensiamo che questo non sia giusto..io dico solo che le bambine che giocano con le bambole non sono di per sè meno libere delle bambine che giocano con le pistole giocattolo (ma si può giocare con entrambe le cose), devono imparare a rispettare la bambina che ha gusti diversi e che le bambine e i bambini possono giocare con tutto ciò che vogliono..poi se la maggioranza numerica continuerà a giocare con certe cose piuttosto che con altre non è un problema purchè ci sia il rispetto e l’accettazione delle bambine che amano le pistole giocattolo e dei bambini che amano la cucinina o che amano pistole e cucinine.

      quanto alla storia che “gli uomini non possono piangere” per favore basta, siamo nel 2014. Oggi non c’è nulla di più santificato di un uomo che piange..come se piangere molto fosse un attestato di sensibilità superiore, tutti si fanno in quattro per consolarlo.
      Non mi pare che quell’assassino di Pistorius si sia vergognato di piangere durante il suo processo, piangeva come una fontana, come se la vittima fosse lui, e i media non hanno certo deriso quelle lacrime.
      Certo che un uomo può piangere, la sensibilità (che si esprima con le lacrime o in altro modo) così come la sua mancanza appartiene a uomini e donne, ma certi uomini piangessero un po’ meno e si assumessero la responsabilità delle loro azioni. Perchè i piagnucoloni non sono sensibili, sono vittimisti (e vale per uomini e donne)

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      • il problema è la paranoia reazionaria del genitore che pensa “non faccio giocare mio figlio con la Barbie anche se la vuole perchè sennò me diventa gay o trans” a cui fa pendant la forse meno diffusa ma presente paranoia “progressista” per cui “non faccio giocare mia figlia con la Barbie sennò me diventa velina/escort e non faccio giocare il bambino coi soldatini anche se li vogliono sennò me diventa guerrafondaio”

        nessuna di queste paranoie ha fondamento

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      • mi spiace ma il tuo “guardare con sospetto” è qualcosa che non condivido assolutamente. Le persone “conforming” o che tu percepisci come tali sono autentiche quanto te

        e poi che vuol dire “crescere in modo identico”.?.i bambini e bambine non sono “identici” (i bambini e trattarli come se lo fossero, negare le differenze è una forzatura tanto quanto lo è crescerli in maniera rigidamente differenziata per genere.
        Bisogna rispettare le loro inclinazioni sia che ci appaiono “gender conforming” o no, scusa se mi ripeto: se la bimba vuole la Barbie la deve avere, se vuole i soldatini pure e se vuole entrambi
        la piccolina che vuol fare danza va supportata e quella che vuol fare karate va supportata lo stesso, idem per il maschietto. Questa è l’educazione sana che intendo io

        e per quanto io creda che i bambini dovrebbero indossare vestiti di tutti i colori, non credo che mettere un vestitino rosa alla bimba farà di lei un’oca.

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      • ma anch’io credo che non tutte le bambine abbiano una innata passione per le bambole rosa ma una bambina che ce l’ha è se stessa quanto una bambina che non ce l’ha e entrambe devono potersi esprimere. E comunque giocare con le bambole non dovrebbe precludere giocare con altro se lo si vuole

        che poi siamo costituiti un tale intreccio di natura e cultura (con i suoi cambiamenti nel tempo e nello spazio) che separarle non ha senso.

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      • appunto io dico: facciamo giocare bambini e bambine con ciò che vogliono, senza preoccuparci se è o non è “gender conforming” e senza negare che sono bambini e bambine

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      • io ritengo si possa già fare e le opposte paranoie genitoriali di cui parlavo si possono già superare..se i genitori lo vogliono ovviamente

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      • è possibilissimo sensibilizzare le maestre d’asilo sul fatto che devono lasciare i bambini giocare con quello che vogliono, e se una bambina vuole giocare con le costruzioni va lasciata fare e se gli altri bambini glielo impediscono la maestra spiegherà che anche una bambina può giocare con le costruzioni se lo vuole come gioca con le bambole, così come è possibile per un genitore (se lo vuole) far giocare il figlio e la figlia con quello che il pargolo o la pargola vuole, che si tratti di bambole o costruzioni

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      • si ma il tuo problema sembra quasi quello di “conservare il diritto ai ruoli tradizionali”, quando oggettivamente questo è davvero l’ultimo dei rischi

        smantellare l’eterosessismo richiedera’ cosi tanto tempo, che, credimi, il discorso “povera bambina, le impediranno di giocare con il ferro da stiro rosa” mi sembra davvero folle
        (anche perché è stato spiegato che , messa in vigore una societa’ non binaria, ognuno giochera’ con cio’ che vuole)

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      • è possibile già ora giocare con ciò che si vuole anche se si incontrano delle forti resistenze perciò serve la sensibilizzazione e l’educazione di cui ho parlato prima.

        in questa come in altre questioni credo che sia sufficiente migliorare questa società invece che progettarne una nuova anche se con le migliori intenzioni,

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      • (i bambini non sono identici alle bambine per ovvie ragioni, (nè bambini e bambine sono identici tra loro come carattere al di là del fatto di appartenere allo stesso sesso)

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