Angelina, Brad e il piccolo John Pitt: una storia di infanzia e libertà di genere

Alcuni bambini sperimentano il genere già nella primissima infanzia. E’ necessario che ciò avvenga in un ambiente di accettazione e non giudizio. Brad Pitt e Angelina Jolie hanno accolto la sperimentazione di genere di Shiloh Pitt, che si riconosce nel genere maschile e ha chiesto di essere chiamato John.

La figlia di Angelina Jolie e Brad Pitt a otto anni si sente maschio e i genitori l'assecondano. Fanno bene?

La stampa non si occupa della direzione “female to male“. Tutto ciò che nasce femmina è di poco interesse. Lesbiche, ftm, drag king, travestitismo, crossdressing, non sono interessanti, perché tutto ciò che interessa, o al limite scandalizza, riguarda chi nasce maschio, e “rinuncia” alla condizione privilegiata di maschio eterosessuale virile.

Sicuramente per le persone transessuali o transgender ftm, così in difficoltà a spiegare la propria situazione, visto che il fenomeno è volutamente ignorato, il fatto che escano fuori nomi di personaggi famosi noti, amati, e “belli”,  rende tutto più semplice, anche se qui si sta parlando del caso di un minore, e questo complica le cose, perché solletica le proteste dei cattolici e dei “benpensanti”, che, per giustificare il loro disappunto, che avrebbero anche se si stesse parlando di adulti, usano la scusa della volgarità del gossip, del fatto che John è un minore (sappiamo bene che i figli delle star sono comunque gettati in pasto alle macchine fotografiche, anche quando inseguono desideri conformi al binarismo di genere).

Una delle critiche peggiori riguarda la confusione del benpensante medio tra “ruolo di genere“, “identità di genere” ed “orientamento sessuale, e quindi i benpensanti si appigliano al fatto che non è possibile che a otto anni vi sia una sessualità e un orientamento sessuale sviluppato (quando ruoli e identità di genere poco hanno a che fare col sesso e l’orientamento sessuale, tanto che vi sono transgender di tutti gli orientamenti sessuali).

Quindi il genere, l’identità di genere, si manifesta comunque nella prima infanzia, diversamente dall’orientamento sessuale, che può manifestarsi anche molto dopo.
A questo punto, soprattutto un direzione female to male, si ha una grossa confusione tra ruolo e identità di genere, dove per ruolo si considerano gli stereotipi sociali inculcati fin dall’infanzia di comportamento maschile e femminile, mentre identità indica qualcosa di personale e profondo.

Se stessimo parlando di una personcina nata maschio, che desidera farsi chiamare Carmela, e indossare gonne, farsi le bionde trecce, nessuno avrebbe avuto dubbi: sarebbe il caso di una giovanissima ragazzina transgender…ma essendo il direzione opposta persino le femministe rivendicano il fatto di preferire le tutine maschili e unisex da piccoli, o che rubavano le macchinine ai fratelli, questo perché vista la poca appetibilità del ruolo femminile e dei suoi stereotipi (a cominciare dagli orripilanti giocattoli per bambina), si dà per scontato che una bambina rifiuti quel ruolo e che quindi non sia un caso di transgenderismo.

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Quello su cui non si è posta l’attenzione è il fatto che John Pitt desidera per se stesso pronomi maschili, un nome maschile, e questo va oltre delle preferenze per un giocattolo per maschietti piuttosto che per femminucce.

A quel punto, se un bambino riesce ad avere chiara la sua situazione, a riconoscersi in un nome maschile, in un vestiario maschile, a sentirsi a proprio agio se ci si rivolge con pronomi maschili, i genitori, informati di questo, non hanno molta scelta, se non supportare una persona così giovane e quindi vulnerabile, che se si sentisse rifiutata, potrebbe interiorizzare un disagio, sentirsi sbagliata, malata, nel “peccato.

Sicuramente un genitore, anche meno famoso dei Pitt/Jolie, dovrebbe cercare quantomeno di rivolgersi al neutro e comprare abiti neutri, giocattoli neutri o, perché no, anche quelli che la nostra società progetta “per i maschi“.
Questo è reso difficile, se non impossibile, dalla società binaria. Ricordo il dramma di un mio ex nel comprare un giocattolo “neutro e creativo” per la nipotina, quando negli ultimi venti anni queste alternative hanno lasciato il posto alla plastica rigorosamente rosa, o celeste.

Se Shiloh Pitt ha già compreso che desidera essere chiamato John, vestito da ragazzino, e trattato come un ragazzino, allora ritengo di usare il termine “transgender“, che sicuramente “violenterà” chi di voi è prudente, o “cattolicamente” in malafede, ma credo sia idoneo definirlo tale o dire almeno che si tratta di un periodo della sua vita “transgender”, considerando i generi come sono parametrizzati secondo la società odierna (John non è un nome femminile, he/his non sono dei pronomi femminili).§

Non va dimenticata, infatti, la differenza tra transessuale (persona in un percorso medicalizzato di modifica del sesso) e transgender (persona semplicemente al di là dei generi, a prescindere che desideri modificare il corpo o intraprenda un percorso per farlo).
Se transessuale sarebbe tecnicamente ed eticamente inappropriato, transgender è il termine appropriato, e le resistenze in merito del popolo “benpensante“, ma anche di quello LGBT, derivano dal fatto che farsi carico di un termine del genere comporta una discriminazione, uno stigma, e quindi è opportuno trattarlo con le pinze (nessuno drammatizzerebbe invece se un ragazzino si definisse per una fase dell’Inter o del Milan, perché è il genere ad essere “drammatico“, non certo i gusti alimentari o calcistici).

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La notizia ha scatenato una serie di polemiche che mettono in luce il “rigurgito” di intolleranza, verso le persone transgender, che hanno persone eterosessuali, ma anche omosessuali (cisgender).
In vari forum ho visto l’attenzione della critica concentrarsi sul fatto che John “ha la patatina ” o “femmina è e femmina morirà” o “le daremo il maschile solo se prenderà ormoni“…una posizione offensiva anche verso tutti i transgender adulti non medicalizzati.

Alcune persone, diplomaticamente più scaltre, si sono attaccate alla minore età e alla ricerca di pubblicità dei genitori, anche se solo un pazzo penserebbe che vi sia un ritorno di immagine positivo, vista l’attuale mentalità, a dichiarare che probabilmente il figlio è transgender. Inoltre, ammettendo che la cosa si volesse “nascondere“, come sarebbe possibile? Non facendo piu’ uscire John Pitt di casa? facendo uscire solo i fratelli “normali“? Oppure facendolo uscire chiamandolo col nome femminile e coi vestitini da gran galà in rosa?
Che poi Pitt e Jolie siano a favore dei diritti gay e non totalmente eterosessuali è risaputo da un decennio.

La cosa che mi ha colpito degli articoli sull’argomento è che sono totalmente centrati sulla legittimità di Brad e Angelina di assecondare il figlio nel desiderio di non essere trattatto da bambina.
Qualcuno considera “eccessivo” mettergli addosso una cravatta, ma questo qualcuno non trova “eccessivo” mettere vestitini rosa, bikini, e tutto il resto a bambine di otto anni.
C’è grande tolleranza verso il binarismo quando questo è funzionale all’instradamento dei bambini al loro “destino di genere, e quindi vengono tollerati accessori superflui che differenzino maschietti e femminucce, eccessi, forzature all’apprendimento dello stereotipo, quando ancora i corpicini dei bambini, privi di caratteri sessuali evidenti, chiederebbero solo un’educazione e un’immagine neutra e garantista dell’espressione di genere derivante dalle attitudini del soggetto.

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Chi è “snaturato“? I Pitt o tutti gli altri genitori del mondo che alimentano il binarismo e gli stereotipi?
Sono i Pitt che stanno “scegliendo un genere” per John, o sono tutti gli altri che lo stanno “scegliendo” per i loro figli?
Solo una visione pre-deterministica dei generi e dei suoi ruoli trova “grave” il primo comportamento (dei Pitt) e “normale” il secondo (di tutti gli altri genitori).

E tutto diventa drammatico per l’importanza che viene data al genere e alle sue ricadute sociali, ad un ferro da stiro rosa al posto di una pistola blu di plastica, come se vestiti, giocattoli, e commedia delle parti rosa e celeste determinassero il destino, la serenità psicologica e il successo sociale delle persone, sempre collocate sul binario, e, secondo le derive integraliste cristiane, da tenere lontane dagli “omosessualisti“, ovvero quelli che “arbitrariamente sostengono” che i ruoli siano convenzioni sociali e che ognuno possa autodeterminare la propria espressione di genere.
Quindi una bambina puo’ desiderare di farsi chiamare Sailor Moon, ma non John, perché sta valicando il grande tabù dei generi, li attraversa, è “trans-gender“.

Come sapete, sono sempre stato scettico sui percorsi medicalizzati sui minori, che inibiscono o rallentano gli effetti degli ormoni della pubertà, ma qui si tratta semplicemente di assecondare un figlio nelle sue, del tutto legittime, sperimentazioni di genere . E credo che la vera cosa importante per John sia sentire i genitori accanto in questo percorso di ricerca di se stessi. Credo sia un diritto insindacabile di ogni bambino/a.

Un’altra argomentazione debole dei diffamatori dei Pitt è l’ipotesi che John cambi idea e che quindi si tratti di “una fase“. Non mi sembra che i Pitt stiano somministrando ormoni a John. Se dovesse tornare indietro o maturare nuove soluzioni, sarà seguito ed accompagnato dai suoi in questa evoluzione, come tutti noi vorremmo essere stati, e invece qualcuno di noi, soprattutto negli anni passati, si è beccato un elettroshock, un ricovero forzato, o un percorso di “guarigione”.

Un’ultima considerazione la faccio sul tam tam mediatico. Nessuno si è rivolto al maschile a John e nessuno ha usato il termine figlio in luogo di figlia, piuttosto è stato preferito l’uso quasi come un mantra della parola “bimba“.

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Cito alcuni articoli con posizioni diverse sull’argomento sperando che possano appagare l’interesse dei miei lettori.

http://www.corriere.it/esteri/14_dicembre_18/sul-red-carpet-giacca-cravatta-figlia-tomboy-brad-angelina-356a8ae0-86d8-11e4-bef5-43c0549a5a23.shtml

Libero, rivista di centrodestra, lancia un sondaggio su cui persino nel centrodestra c’è un 50% di favorevoli ai pitt

http://www.liberoquotidiano.it/sondaggi/11735189/La-figlia-di-Angelina-Jolie-e.html

Mentre il giornale, noto quotidiano reazionario e vicino alle barricate “per l’inesistenza del genere”, ci delizia con questa spazzatura

http://www.ilgiornale.it/news/politica/bimba-cavia-che-jolie-e-pitt-trattano-bimbo-1077291.html

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40 pensieri su “Angelina, Brad e il piccolo John Pitt: una storia di infanzia e libertà di genere

  1. Penso che John Pitt sia se stesso esattamente come una bambina che veste di rosa è se stessa
    Può darsi che quella di “John” sia una fase che passerà crescendo oppure no, in ogni caso avrà dei genitori che staranno dalla sua parte, ciò è positivo

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  2. Sono ovviamente d’accordo con l’articolo ma vorrei fare una piccola critica costruttiva. Mi risulta che John per il momento abbia solo chiesto di chiamarlo John (oltre a vestirsi come crede meglio). Non ho sentito dire che si dichiarasse transgender, genderqueer, a-gender etc. Alla fine quello che è sacro è solo quello che dice lui, quindi aspettiamo che sia lui a dirci cos’è. Etichettarlo transgender senza che l’abbia fatto lui (perché ancora non è in grado di farlo o perché non si sente tale) mi sembra una forzatura. Jack Halberstam ha cambiato nome e si veste come gli aggrada ma non si identifica come trans. Lasciamogli lo spazio di scegliere o non scegliere un’etichetta se e quando la vorrà.

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    • nel caso dei bambini sono d’accordo che potrebbe essere una fase, e solo il tempo dirà se john è transgender.
      Ma quando una persona adulta nata femmina non solo vuole essere chiamata con un nome maschile, ma in pubblico e in privato si identifica come uomo negli abiti e non solo e si vede uomo e vuole essere considerato tale..direi che è molto probabile che sia un transgender ftm

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  3. per la notorietà per me l’articolo è stato scritto benissimo, è la verità che i genitori così si dovrebbero comportare ed io che quei due lì consideravo degli asini, no! sono contenta che ci sta una bambina che non soffre e che i genitori la tutelino per farle vivere la sua vita. presidente bellissimo articolo.
    questo blog è di attivismo bissessuale?

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  4. Premetto che il mondo dei V.I.P. mi lascia spesso indifferente o perplessa, data la sua lontananza astrale dalla mia vita quotidiana… In questo caso, però, l’articolo del “Corriere” parla di un* bambin* che ha le idee chiarissime e che, per quanto minorenne, è in grado di esprimersi perfettamente. Non sono psicologa, non ho a che fare con John e non posso sapere se si tratti di una fase passeggera o di una solida identità di ftm. Però, concordo con la scelta dei genitori di non combattere contro ciò che fa sentire John a proprio agio con se stesso. Questa disponibilità dell’ambiente familiare permetterà a John di indagare se stesso serenamente in ogni caso, anche nel caso in cui la sua identità percepita dovesse mutare. Per quanto riguarda la mia posizione personale, anch’io preferirei che i bambini non venissero sessualizzati eccessivamente dai genitori tramite accessori superflui. L’ho sempre trovato un atteggiamento discutibile, in quanto introietta nei bambini aspettative e immagini di sé che non sono ancora in grado di comprendere criticamente. Ho visto perfino eccessi come centri estetici per bambine (!!!), che, più che altro, sembrerebbero pensati per appagare l’ego delle famiglie: http://paroladistrega.wordpress.com/2012/03/25/bambine-non-bambole/ In questo caso, sposo la posizione per cui i bambini andrebbero vestiti in modo comodo (per giocare e fare movimento) e senza sessualizzarli eccessivamente, a meno che non siano loro a fare richieste speciali (fiocchetti, scarpine, giacche, cravatte…).

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  5. Una grande Angelina! Ed una grande Selvaggia Lucarelli nel suo articolo. Secondo me bisogna lasciare liberi i propri figli di seguire le proprie strade ed i propri orientamenti.

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  6. Credo sia assurdo dover ricorrere A questi espedienti per porre queste realtà, il figlio di quei due è un privilegiato,ha genitori emancipati, il mio pensiero va a chi cerca se stesso in un corpo estraneo,l’augurio più grande è il cambiamento radicale di questa società puritani e perbenista

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  7. Il problema non è la bambina ma i genitori, con la loro decisione di rinunciare al ruolo educativo che compete loro fino in fondo e in ogni aspetto, nella costruzione della personalità dei figli che, non si sviluppa al sole, come le piante, ma è data e direzionata da loro.
    La brutta piega presa dalla bambina è incoraggiata dai genitori, non nasce spontanea ma proviene dall’accettazione dei genitori del mondo gay.
    La bambina si è adeguata; altri genitori più coscienti si sarebbero immediatamente opposti, correggendola, non avrebbero condotto esperimenti gay sulla pelle della figlia e, visto che le hanno permesso di scegliere il modo di vestirsi (il danno può essere riparato a questo livello) ha scelto quello maschile perchè ammira il padre e, come succede a tutte le bambine, vorrebbe “sposarlo”, sostituendosi alla madre, secondo la nota teoria freudiana di Edipo (complesso di Elettra, secondo Jung, derivato da quello di Edipo di Freud). Al momento ha preso il padre come riferimento e si veste come lui.

    Certamente i genitori hanno commesso un grave errore, e la potestà andrebbe loro rimossa, se, ad un primo avviso del giudice dei minori, non seguisse il ripensamento.
    Tuttavia, vista la brutta piega presa dalla società USA, in fatto di omosessualità, certe aberrazioni vengono considerate normali, per cui non se ne farà nulla e la figlia, probabilmente, rischierà di diventare lesbica e transgender, quando avrebbe potuto essere una donna completa.
    Perchè questo va chiarito: il bambino non deve scegliere nulla, se non i giocattoli, anche i vestitini, ok, ma del suo sesso. E’ l’adulto che deve forgiare la sua personalità, altrimenti, lasciato a se stesso, il bimbo diventerebbe una piccola bestia.
    Così come gli si impedisce di fare violenza ai compagni, analogamente ogni stortura va corretta.
    Infatti, è noto che la sessualità è definita alla nascita ma l’educazione è fondamentale nel determinare il comportamento del piccolo nell’infanzia e soprattutto nella pubertà e adolescenza.
    Giusta la divisione dei giocattoli e dei vestiti, giusto incoraggiare il comportamento maschile nel maschio e, se manca, forzarlo, così come si censura il bimbo quando compie azioni pericolose per l’incolumità sua e degli altri. Da adulto poi farà quello che vuole ma il mio dovere di genitore l’ho fatto.

    Uomini e donne si diventa comportandosi ogni giorno come tali, scegliendo sempre di esserlo; esaltando le differenze, la divisione dei ruoli, perchè proprio questo comportamento ha favorito la nostra specie e la nostra civiltà.
    Posso avere un’attrazione verso un maschio?
    Può esserci ma va corretta subito, respingendola. Esattamente come respingo l’idea di appropriarmi di qualcosa o di picchiare qualcuno.
    Perchè essere civili, essere uomini, richiede una volontà quotidiana, tenuta sempre vigile.
    Ovvio che se ritengo di essere nel sesso sbagliato è fatale che il mio organismo mi orienta verso l’omosessualità.
    Il sesso va scelto ogni giorno, proprio perchè il corpo è pronto al cambiamento.
    Non c’è un destino che ci ha fatto uomini soltanto, occorre anche la volontà di restarlo.
    Ne segue che, se uno è convinto di essere di un altro sesso, troverà tutte le ragioni per transitare.
    Se uno pensa: “Sono insoddisfatto di me… ma non sarà per caso che io debba andare alla ricerca di un mio “io” diverso?”
    Se l’idea mi attizza inizia la transizione. Il mio cervello troverà tutti gli appigli per dimostrarmi che, sotto sotto, sono una donna.
    Giorno dopo giorno quest’idea si rafforza, comincio a frequentare amicizie particolari, ulteriore rinforzo e così via, fino alla transizione conclamata.
    Il genderqueer, quindi, non cerca ma diviene, crea un nuovo se stesso, cambiando ma ritenendo di essersi scoperto, rivelato.
    E pensare che magari quelle difficoltà nascevano dal fatto che ero inadeguato in quel momento per affrontare una certa situazione difficile.
    Sarebbe bastato un corso, un sostegno culturale, magari medico, psicologico. Ho imbroccato la strada sbagliata intrappolandomi, invece di uscirne.

    Ora, caratteristica umana fondamentale, è l’adattabilità all’ambiente, senza di essa l’uomo non potrebbe cambiare il suo comportamento, adeguandolo ai cambiamenti ambientali, al fine di sopravvivere.
    Il cambiamento è nel DNA, ma non bisogna abusarne usandolo contro natura e contro la storia.
    Questa adattabilità è massima nell’infanzia, per questo, al di là del sesso di nascita, si può, volendolo, far divenire – a tavolino – un bambino futuro omosessuale o una bambina lesbica.
    Non solo, si può farlo diventare criminale feroce oppure un santo, solo con l’educazione, e lo vediamo in TV con i bambini guerrieri dell’ISIS.
    Gli attuali gay lo sono diventati. Non sono nati come tali, partendo proprio da comportamenti infantili non corretti, favoriti da un’educazione fallimentare dei genitori, della scuola, degli amici.
    Ovvio che se le leggi accolgono certi pretesi “diritti”, il mondo si sposterà sempre più nella sfera gay, ma la soluzione è scontata.
    Trattandosi di un orientamento contro l’azione selettiva della natura, una società così impostata va in declino e, qualora non si corregga in tempo, sarà fatalmente sostituita da un’altra società etero, colà immigrata, esattamente come sta succedendo in Italia, dove la natalità è 1,2 figli per coppia, rispetto ai 2,2 necessari per mantenere la popolazione costante.
    Già da ora le classi elementari sono straniere al 40%, fra 20 anni la popolazione sarà al 40% di origine straniera, saranno loro ad andare al potere, sempre di più, fino a decidere di trasformare le chiese in moschee, spaccare il Davide di Donatello, la Pietà di Michelangelo, così come oggi i guerrieri dell’ISIS hanno demolito a mazzate i reperti della civiltà assira nei musei (altri trafugati e venduti all’estero), come i talebani distrussero le statue buddiste a cannonate.

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      • Il tocco di classe: infilarci gli islamici ad minchiam sul finale. Giuro, vorrei scrivere un commento vero, ma la posizione di giovanni è tanto radicata che non vedo l’utilità di una replica seria. D’altronde nemmeno lui è venuto qui per dialogare, si vede lontano un miglio. E’ venuto per spammare la sua opinione senza dare possibilità di controbattere – e allora a che serve rispondere?

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    • giovanni, mi sembri un tantino apocalittico e paranoico come molte sentinelle in piedi. Inoltre fa confusione fra orientamento sessuale e ruolo di genere.
      Faccio notare che “John” Pitt è l’unico figlio della coppia che mostra di identificarsi in un genere opposto a quello del sesso biologico, gli altri figli come la gran maggioranza di noi hanno una identità di genere accordata al sesso biologico quindi seguendo il tuo ragionamento Angelina e Brad sarebbero bravi genitori con gli altri e non con John? Non sarà che semplicemente hanno lasciato i figli liberi di esprimere se stessi compatibilmente con la società americana di oggi?

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      • Oh, dimmi, sommo esperto: hai almeno una pallida idea di cosa significhi essere trans? Secondo te un giorno ci svegliamo e diciamo “nah, ora divento uomo perché sono stanca di mettere le gonnelline e voglio cambiare!” ? Se la pensi in questo modo, sarebbe meglio che ti informassi, e se anche informandoti continuassi a pensare che essere trans sia una nostra scelta o che lo facciamo per imitare qualcun altro, quello che ha bisogno di essere corretto sei proprio tu, e con il sostegno di uno bravo. Perché se pensi che qualcuno sia contento di essere non rispettato, a volte anche maltrattato, insultato, picchiato o cacciato di casa dai genitori, dover spiegare a tutti una situazione così delicata, perdere tanti amici che non lo accettano, dover affrontare un’operazione molto molto difficile e rischiosa (e potrei continuare ad elencarne ancora per molto ma ho fretta), allora non hai capito davvero niente. Siamo persone, non siamo meno di te, abbiamo solo il problema di sentirci inadatti nel nostro corpo. E posso assicurarti in prima persona che è una condizione di sofferenza che avrei preferito evitare e che mi ha fatto maturare velocemente.
        Parlando dell’ inizio del tuo commento, quando ho letto “brutta piega” “diventerà lesbica o transgender” e “colpa dei genitori” mi sono cadute le braccia. Prendere una brutta piega significa che qualcosa è andato male, che il bambino è mal educato. E questo non ha niente a che vedere con i trans, non è questione di educazione. Poi, sulla colpa dei genitori c’è parecchio da dire. Perché se tu incolpi dei genitori di non aver represso e rifiutato la condizione del figlio, causando quindi in lui una situazione di tranquillità, un clima in cui lo accettano, un clima sereno e felice, allora fai pure. Ma ti dico questo: è un tantino assurdo. Giusto un tantino. Essere omosessuale o transgender (e mi pare che tu confonda le due cose xD) non si cambia educando la persona al femminile o al maschile secondo il suo sesso biologico. Se questo accade, avremo una persona che si odia profondamente senza capire quale sia il suo problema. Si otterrà una persona triste. E quando sarà adulta, due saranno le possibilità: o continuerà ad essere triste per sempre non capendo cosa non va, o capirà cosa la rende triste, e lo risolverà facendo la transizione.
        Infine, “lesbica” e “transgender” non si diventa. Lo si può capire tardi (io l’ho capito a 9 anni, e, reprimendolo e rifiutandolo perché pensavo di essere l’unico al mondo, ho ottenuto una situazione di costante disagio, che è sfociato in autolesionismo e tentativi di suicidio appena un anno dopo). Ma non lo si diventa. Ora la mia famiglia sta iniziando ad accettarmi. Io mi vesto come mi pare, mi taglio i capelli come mi pare, mi riferisco a me come mi pare, e su questo sto decisamente meglio, anche se provo ancora un forte disagio per il mio corpo. Quindi, l’unica colpa dei genitori di John è quella di avergli evitato la condizione di depressione alla quale sono giunto io. Oh, davvero dei genitori terribili.
        Se il figlio verrà educato al maschile trattato come un bambino, non vuol dire che un giorno non si riscoprirà donna. L’educazione non può cambiare questa realtà. Il fatto che io sono stato educato al femminile e ora sono transgender, lo dimostra.
        Bene, detto questo, passo al prossimo concetto. Hai citato la società, che è arrivata fino ad oggi grazie ai ruoli di femmine e maschi. Quindi presumo che tu viva in una caverna e vada a cacciare gli animali, e tua moglie raccolga frutti e bacche e stia a casa a cucinare. Il punto è che, come si sono evoluti i compiti di donna e uomo, si stanno lemtamente mischiando, e un giorno la distinzione sparirà come è sparita l’usanza di vivere le caverne. Donne e uomini devono essere pari, avere pari diritti, poter fare le stesse cose. Non dovrebbero esistere vestiti da maschio o vestiti da femmina, giocattoli da maschio e giocattoli da femmina. Dovrebbero esistere vestiti e giocattoli. Magari un giorno sarà così.
        Prima di andare, un ultima cosa: hai davvero paragonato l’essere gay al picchiare qualcuno? Dimmi che ho capito male, per favore. Perchè se una persona è gay non danneggia nessuno, se una persona ne picchia un altra si. Lo capisco io che ho 14 anni, puoi farcela anche tu. Se vuoi ti faccio un disegnino.
        Ciao

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      • Non faccio quella distinzione che dici, è bene spegnere fin dall’inizio qualsiasi possibilità di deviazione, perchè ci si abitua; si prende una lieve discesa, che poi sarà sempre più ripida.
        La piccola potrebbe contagiare anche i fratelli, specialmente se i genitori mostrano indulgenza ed ammirazione.

        La parte centrale che mi interessa di evidenziare è che l’uomo ha i sè la possibilità di cambiare, si tratta di accettare solo i cambiamenti positivi che portano all’integrità della persona in armonia col ruolo assegnato dalla natura.
        Quanto alla risposta di Nat, dico che la donna in casa, che fa figli ed educa e dirige la famiglia, è uno dei migliori destini che la natura ha assegnato ai viventi.
        Io apprezzo donne come queste, che hanno tutta la mia ammirazione, viceversa, di dirigenti di industria, politici, militari, sportivi, ed altre attività tipicamente maschili, non abbiamo alcun bisogno; sono duplicati di uomini, perdono tempo e rimangono sterili.
        Se fanno famiglia le tate educano i loro bambini, trasmettendo loro i valori delle tate stesse.
        Una donna deve fare figli ed educarli lei di persona, non facendo altro perchè è un impegno gravoso e continuo, dove tuttavia la madre impara più cose che in ogni altra attività.
        Riconosco, invece, che la società non ha valorizzato come dovuto l’attività della donna in famiglia, ricompensandola e garantendola in caso di fallimento della coppia, sostenendola nell’educazione dei bambini, fornendo servizi esterni per alleviare la sua fatica, in modo da darle tempo libero.
        Su questo c’è molto lavoro da fare, per dare alla donna che lavora in famiglia il primato su ogni altra attività della donna, con premi e riconoscimenti collettivi.

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      • No, giovanni ti è stato detto che non si è gay o transgender per “imitare” qualcun altro. Se i fratelli di john sono cisgender come te e me e molti altri/e esseri umani nel mondo, tali rimarranno.e non cambieranno. Oltretutto non credo che i genitori mostrino “ammirazione” per “John” ma lo rispettano come rispettano gli altri figli: non si tratta nè di disprezzare nè di “ammirare” ma di rispettare.
        Comunque ti hanno risposto brillantemente gli altri e concordo con loro

        vorrei dire a william però che personalmente non auspico la sparizione di ogni differenza (nè credo sia possibile)..cioè per me l’esistenza dii vestiti maschili, femminili (e unisex anche) va più che bene, vorrei che chiunque li indossi non venisse maltrattato o odiato per questo. E va da sè che bambini e bambine devono giocare con ciò che vogliono: bambole, macchinine o entrambi

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      • giovanni, i servizi esterni cioè il welfare vanno (o dovrebbero essere) garantiti a tutti i genitori, madri e padri in particolare a quelli che lavorano

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    • Caro Giovanni, sono Eva una donna transessuale con tanto di figlia che sta crescendo in piena libertà e con tuo sommo dispiacere assolutamente in linea con la sua identità di genere e con orientamento eterosessuale. Purtroppo tu sei una di quelle persone così spaventate dai cambiamenti che si aggrappano ferocemente ad un passato, ad una storia che invece è proprio da dimenticare. Ti posso assicurare che la soluzione che proponi tu può portare solo all’infelicità delle persone e le cosidette aberrazioni di cui parli nascono soltato dalle forme di coercizione e repressione che tu tanto caldeggi per questa società. Il mio suggerimento per chiarirti le idee è quello di cominciare a conoscere le persone transessuali e omosessuali perchè soltanto così puoi renderti conto che l’unico rischio in questa società è quello di nascere con le tue idee in testa. Io sono una donna transessuale e ti posso assicurare che i miei non hanno mai caldeggiato questa mia condizione anzi mi hanno educata come maschio ma ti assicuro che per me è stata solo una sofferenza, fatta di tristezza e rabbia, oggi che finalmente sono riuscita ad impossessarmi della mia identità sono una persona migliore, felice nonostante le difficoltà che persone con la tua mentalità continuano a mettermi davanti. Non avere paura, lasciare libere le persone di essere se stesse non significa che tutti diventeranno gay o transessuali, e anche fosse vorrebbe dire che al mondo siamo pieni di persone ipocrite e false…Qui il vero problema sono le persone come te che in nome della “natura” e della “normalità” vogliono impedire ad altri esseri umani di essere come desiderano. Mi chiedo… ma a voi cosa cambia? cosa vi viene tolto? siete forse invidiosi che qualcuno possa fare cio per cui voi non avete avuto coraggio? C’è da capire tanto accanimento contro la libertà degli altri, potrebbe essere patologico, forse le vere aberrazioni siete proprio voi!

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      • non so se ogni omofobo e transfobico sia un gay o trans represso..non credo sia sempre così. Certo però opporsi con tale foga a diritti altrui che non tolgono nulla a sè è indice di paranoia e paura patologica oltre che di scarsa fiducia in sè e nelle proprie convinzioni.

        e giovanni, avere dei figli e crescerli non è un destino, almeno non lo è più oggi nei paesi occidentali: è una scelta che va rispettata e sostenuta ma senza disprezzare chi non può o non vuole avere figli
        E si può essere bravi genitori (o pessimi genitori) e madri nel caso specifico, sia che si lavori fuori casa sia che no.
        (ho appena letto Sottomissione di Houellebecq e credo che giovanni so troverebbe bene sotto il governo di Mohammed Ben Abbes)

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      • Sui temi in questione, la prima difficoltà è sapere con chi sto parlando, perchè se l’interlocutore non lo precisa subito, devo basarmi sulle mie impressioni, che possono essere sbagliate.
        Questa ambiguità sussiste ogni volta che si incontra una persona i cui lineamenti destino qualche dubbio: “Sarà un transgender? A quale stadio? Origirariamente maschio o femmina? Oppure è uno normale mal truccato?”
        Non c’è forza al mondo, educazione, rivoluzione che possa mandare a massa queste domande, perchè fanno parte del nostro DNA.
        Qualunque essere vivente se le pone, perchè deve capire se si trova di fronte ad un amico o nemico, restare o fuggire, accoppiarsi o lottare, ecc.
        E così sarà anche più frequente in futuro, proprio perchè i genderqueer sono diffusissimi.

        Fate bene a precisare subito la vostra identità di origine e quella di destinazione, come Sessere, il cui nome sembrerebbe maschile (da messere = signore), perchè le combinazioni genderqueer sono davvero tante.
        Eva Adami è una transessuale e, siccome ha una figlia, significa che è donna, in origine, ma poteva, essere un transessuale maschio, che ha avuto una figlia da una donna e ottenuto l’affido, per sua scelta, adottando da subito il nome finale, pur non avendo ancora compiuto la transizione.

        Per William, sono arrivato alla frase:
        “Quindi, l’unica colpa dei genitori di John è quella di avergli evitato la condizione di depressione alla quale sono giunto io.” cioè oltre la metà del suo post, per capire che è un mtf (tuttavia, molti mtf, vogliono subito chiamarsi con un nome femminile, da qui un’ulteriore ambiguità per l’interlocutore).
        Qualche periodo dopo trovo:
        “Il fatto che io sono stato educato al femminile e ora sono transgender, lo dimostra”.
        Questa frase mi fa pensare, invece che sia una ftm, che ha già adottato un nome di uomo; infatti, siccome i genitori non erano d’accordo, hanno continuato a chiamarla al femminile.
        Credo che William sia donna e lo deduco dal garbo delle sue argomentazioni ma questo non vuol dire, perchè altri ftm, si mascherano, usando un linguaggio violento o maleducato, per sembrare maschi da subito, ma maschi della peggiore specie.

        C’è un articolo di Nat che spiega molte sigle del mondo GLBT (ma io alla sigla preferisco il termine genderqueer, omni-comprensivo), ma spesso devo rinunciare a leggere i suoi articoli proprio perchè, mentalmente, mi è difficile seguirli, trovandomi nel tipico ingorgo delle doppie negazioni da ricostruire.
        Lo stesso Nat dichiara di non comprendere la posizione di molte di queste varianti sessuali nel variegato mondo dei genderqueer e cerca di chiarire le distinzioni.
        Già questa difficoltà base nel comunicare è predittiva del fallimento delle legislazioni in atto per regolare la questione dei “diritti” dell’universo genderqueer.

        A Francesca Lia Sidoti dico, invece, che la denatalità è un grosso buco nero nel futuro dell’Italia e dell’Europa, è questione di tempo.
        Io invito sempre a vedere questo filmato:

        Sicuramente sarà stato confezionato da un’organizzazione cattolica/cristiana, ma a me, essendo ateo, interessano i dati statistici.
        Siamo in un ritardo irrecuperabile. Fatalmente, nella seconda metà di questo secolo il governo dell’Italia sarà in mano agli islamici.
        Per questo il mondo genderqueer avrà vita breve.
        La questione, quindi, è perfettamente in tema.

        Marco scrive: “il mio pensiero va a chi cerca se stesso in un corpo estraneo,l’augurio più grande è il cambiamento radicale di questa società puritani e perbenista”
        Io ho impostato la critica sul piano scientifico, non morale, per questo il mondo genderqueer, in partenza è recessivo, perchè la storia ci dice proprio che la coppia è vincente, da milioni di anni; e proprio quella con la divisione dei compiti è più utile alla sopravvivenza.
        Nella coppia non ci sono lavori superiori o inferiori ci sono lavori diversi, ugualmente importanti, è questo il concetto da far valere.
        Vero, ci sono state ingiustizie in passato ma la scelta da fare è correggere gli errori, come ho accennato sopra, non mandare la donna al lavoro duplicato del maschio, spesso in concorrenza con lui, il che genera odi e incomprensioni.
        Oggi viviamo in un mondo artificiale, snaturato e prossimo al collasso, anche economico, il capitalismo è finito, la crescita non è più possibile, occorre prepararsi al dopo, che sarà una decrescita morbida, se abbiamo senno, ma non lo abbiamo e quindi ci saranno immani carneficine nel mondo, fino a ridurre la popolazione adeguata alle risorse che rimangono
        In tempo di crisi tutto il superfluo e l’anomalo viene tagliato.
        Ci vuole una seduta di parlamento per annullare tutti i provvedimenti fin qui approvati.

        Riprendendo la frase di Marco dirò che quando uno sente un corpo di maschio in uno di femmina, o viceversa, ci troviamo di fronte ad una sindrome schizofrenica, che va curata.
        In altri casi si tratta di curiosità, di sperimentare un’altra identità, transitoriamente, ecc.
        Non so se vi rendete conto di quanto possa essere folle la “transizione”. Non scendo in particolari, sapete tutto.
        Per la donna diventare uomo è ancora più folle: anche qui, confido sulla vostra immaginazione e intelligenza.
        Per l’omosessualità la cosa è meno grave perchè c’è una devianza – di varia origine – che può essere recuperata con ausili medici o psicologici.
        Insomma il disagio, le sofferenze vanno curate in un solo modo: tornare ad essere come si è nati.
        Quando uno è malato va dal medico e chiede il ripristino della salute, non di divenire qualcos’altro.
        Per questo quei disagi devono essere curati ritrovando se stessi, cercandone le cause, le origini, non divenendo altri diversi da se.

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      • le persone omosessuali non sono malate e quindi non devono andare da nessun medico.
        Quanto alle persone transgender devi accettare il fatto che esiste una minoranza di persone in cui l’identità di genere non corrisponde al sesso biologico e hanno il diritto di operarsi se lo vogliono. Questa minoranza ha i suoi diritti e non toglie nulla a te e a me. Accettalo

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      • ok, Paolo, ma io non combatto nessuno.
        Qualcuno dice che faccio spam, sto solo dichiarando la mia opinione che è utile, in quanto, proprio perchè esterno al movimento, do un’idea di cosa pensino gli altri.
        Quanto alla sofferenza, che viene attribuita al sistema di persone che circonda i genderqueer, visto come ostile, è secondaria al loro problema interiore di ricerca identità e stabilizzazione, che non tutti riescono a raggiungere.
        E’ noto il fenomeno psichico della proiezione: scaricare sul prossimo i propri problemi o accusarlo di eventi di cui si è responsabili in prima persona.

        A Diego rispondo che non sono cristiano, anzi, sono contro qualsiasi religione.
        Odio le religioni, concrezione cancerosa di primitività, impossibile da rimuovere, truffa perenne dell’umanità.
        Ho poi chiara la grande differenza fra omosessualità e transessualità, non è difficile capirla.
        Il transessuale è uno che mira al cambiamento e lo sta attuando, trans gender è un termine più generale che contiene sia il transessuale sia colui che non ne ha l’intenzione ma è nell’area di ricerca della propria identità; un “ombrello” che contiene tutto (letto su Wikipedia).

        Aggiungo, per Paolo, che il sesso biologico è concreto, l’identità di genere è soggettiva, creata cioè dalla persona che non si riconosce nel proprio sesso e la va cercando. La valenza del primo è incommensurabile rispetto alla seconda.
        Però, l’aspetto assurdo della cosa è che, invece di adattarsi al mondo si cerca di adattare il mondo a se.
        La bambina dei Pitt (sembra che la Jolie, la madre, sia bisessuale, questo dimostra come i problemi di identità dei genitori si scaricano sui figli) ha manifestato la sua voglia di essere chiamata John a quattro anni, ora ne ha 8.
        A questa età i bambini non sanno cosa sia la libertà, sta ai genitori stabilire cosa deve o non deve fare il figlio, altrimenti in cosa consiste l’educazione?

        Questo articolo mi sembra più equilibrato:
        http://www.liberoquotidiano.it/news/spettacoli/11735209/La-figlia-di-Brad-Pitt-e.html
        in esso, la bambina, già a quattro anni voleva vestirsi da ometto; guardatela nella foto dell’articolo, è identica al padre.
        E’ un comunissimo fenomeno di imitazione, come quando si vedono bambini che, entrano nell’armadio dei genitori, tolgono i vestiti e se li mettono addosso.
        Da qui a chiamare la bambina un esserino transgender che sta andando verso un futuro cambiamento di sesso ce ne vuole.
        Se poi, così facendo, tutto il mondo parla di lei, si sente lusingata e spinta a continuare a recitare una parte, come figlia di attori.

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      • francamente credo che Angelina Jolie e Brad Pitt non abbiano nessun problema a spiegare ai figli che si può essere forti e coraggiose anche essendo donne, Angelina jolie stessa ne è un esempio. E credo che abbiano educato bene i loro figli lasciandoli liberi
        (trovo anche discutibile definire “molto intelligente” o no, una bambina in base ai giochi che preferisce).
        E l’identità di genere maschile o femminile ce l’hanno i cisgender come i transgender..ce l’hanno anche le persone cisgender come me e te, solo che la nostra identità di genere si accorda al nostro sesso biologico, per la minoranza transgender non è così.
        , la bisessualità è un orientamento sessuale, e non vedo quali “problemi” dovrebbero avere i bisessuali, i problemi ce li ha chi ha pregiudizi su di loro
        Poi se John è un transgender ftm o vuole solo imitare il padre..è il tempo che lo dirà, l’importante è che abbia dei genitori che lo sostengono in ogni caso

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    • Solo il fatto di mischiare l’omosessualità con la transessualità denota la tua più totale ignoranza su ambo gli argomenti.
      Caro Giovanni, continua pure a leggere Famiglia Cristiana ed a chiudere il tuo cervello dentro ad una scatola, intanto il mondo progredirà e tu, a tuo discapito, resterai indietro e, per non darti colpe del tuo auto-fallimento, dirai che la causa è l’Islam od il mondo LGBT, resterai attaccato ad un libro che parla tramite parabole e crederai che sono realtà. Ciò che mi auguro è che tu non abbia prole da educare a seguirti nella tua ignoranza.

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    • “Il problema non è la bambina ma i genitori, con la loro decisione di rinunciare al ruolo educativo che compete loro fino in fondo e in ogni aspetto, nella costruzione della personalità dei figli che, non si sviluppa al sole, come le piante, ma è data e direzionata da loro.” Si lo so…ci sono dei “”””genitori”””” per cui il figlio è una proprietà e lo devono plasmare in tutto e per tutto, questi genitori creano enormi danni ai loro figli. A questi va tolta la patria potestà 🙂 il bambino è in grado di autodeterminarsi, lo saprebbe se invece di deliri pseudo-scientifici si documentasse su testi seri. Cominci da Jung e poi vada avanti. Vedo anche, la follia sugli omosessuali è usata anche per esprimere la paura degli stranieri 😀 Mi fa molta tenerezza…è proprio buffo. Esca dalla regressione, non cincischi.

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  8. Giovanni comincia male paragonando il desiderio omosessuale a quello di far male a qualcuno, quando è evidente che l’omosessualità tra adulti consenzienti non fa male a nessuno (e non è nemmeno una malattia: nessun professionista della salute mentale è capace di distinguere un eterosessuale da un omosessuale o da un bisessuale senza chiederglielo), continua peggio pretendendo che l’individuo si sottometta alle esigenze della società, anche quando la società impone pretese e divieti arbitrari, e non motivati dall’esigenza di difendere i diritti e l’incolumità altrui, ed infine fa appello ai concetti di “natura” e “storia” come se fossero divinità onnipotenti a cui sottomettersi.

    L’omofobia/bifobia/transfobia di Giovanni è semplicemente la conseguenza del suo modo di pensare autoritario. Una società come la vuole lui non ha bisogno di difendersi dall’ISIS: non ne è l’imitazione, bensì il modello ispiratore.

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  9. Gesù disse: “Non vi tormentate della mattina alla sera, al pensiero di cosa indossare” … ed io uomo/a aggiungo il tempo rispondera’.

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  10. Credo che l’autore del sito abbia espresso compiutamente il pensiero, purtroppo mass-media a parte, le gente tende a schierarsi verso la parte che la non-cultura di questo paese suggerisce. La paura del “diverso” che ha spinto a tante violenze sia fisiche che psicologiche. Non è insolito nell’età giovanissima che un maschio vada a cercare vestiti da donna e viceversa pei il tempo darà modo di capire, con un po’ di fortuna considerando l’ambiente, quale strada prendere.
    Sull’articolo del “Il Giornale” dell’ineffabile integralista fazioso C. Langone non spreco nemmeno una parola.
    Dante “Fama di lor il mondo esser non lassa; misericordia e giustizia li sdegna: non ti curar di lor, ma guarda e passa”

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  11. Ho letto la prima riga e mi sono fermato: ““rinuncia” alla condizione privilegiata di maschio eterosessuale virile”..
    Ancora con ‘ste cazzate? NON È PIÙ COSÌ DA UN PEZZO. SVEGLIA.
    Io farei a cambio subito col sesso femminile e non incontro mai nessuna donna “moderna” che farebbe a cambio. chiamale sceme. Altro che sesso “privilegiato”. Basta luoghi comuni.

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  12. Scusate, ma non trovo giusto tutto questa parlare su un minore, che ha tutto il diritto di vivere la sua infanzia serenamente e privatamente, non trovo nemmeno giusto mostrarne la foto, anche se è facilmente reperibile sul web. Queste disquisizioni facciamole sugli adulti, lasciamo tranquilli i piccoli.

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  13. E’ passato un anno e mezzo dalla pubblicazione di questo articolo. Cercando sul Web, non ho trovato date antecedenti il dicembre 2014.
    http://www.liberoquotidiano.it/news/spettacoli/11735209/La-figlia-di-Brad-Pitt-e.html?refresh_ce
    titolo dell’articolo del 12/2016:
    “La figlia di Brad Pitt e Angelina Jolie: “Chiamatemi John”. La psicologa: “Sbagliato assecondarla”

    Ho cercato aggiornamenti ma sembra che non ci siano nuove sulla scelta di questa bambina, che ora ha 10 anni. E’ nata nel maggio 2006:
    https://it.wikipedia.org/wiki/Angelina_Jolie#Figli è interessante leggere la biografia di Angelina, che ha la matta per le adozioni (3 figli naturali e 3 adottati solo Shanon è femmina) si vocifera l’arrivo di un altro maschio asiatico.
    Ho riletto le risposte, ove mi firmo Giovanni. Ho esagerato e quindi sarò breve.
    10 anni significano pubertà. E’ da quando aveva 4 anni che voleva vestirsi da maschio. Dareste retta ai desiderata di un bimbo di 4 anni? Succede in tutte le famiglie per gelosia fra fratelli, cercando di attrarre attenzione su di se.
    Personalmente vorrei stare in una famiglia normale di fratelli veri, non in un serraglio dove la mamma colleziona bambolotti da tutto il mondo. Normale che poi mi va di diventare gay.
    Leggete anche la storia di Pitt: https://it.wikipedia.org/wiki/Brad_Pitt
    Devo concludere che è nera esser figli di attori, specie se famosi, però uno i genitori non se li può scegliere. Per gli adottati, sempre meglio che morire di fame in un campo profughi. Ideale sarebbe non nascere affatto, ma questa è un’altra storia.
    Shanon, intanto, con la faccenda del cravattino, si è fatta notare al mondo. Potrebbe essere diventata, ora, prigioniera di un’immagine, perchè, oltre al travestimento, non c’è altro.
    Staremo a vedere. E’ troppo bionda per avere il mestruo a 11 anni ma fra un paio d’anni potrebbe cambiare tutto.

    Sessere: non dico che essere omosessuale significa voler far male a qualcuno, non l’ho proprio detto. Ciascuno sceglie il proprio destino oppure, secondo altri, il destino è già segnato. E’ una discussione sull’evolversi dei costumi sociali.
    Diego: non mischio omosessualità e transessualità, quest’ultima, per me, è un caso particolare della prima. Non leggo Famiglia Cristiana, sono ateo.
    Paolo, marzo 3, 2015 alle 2:44 pm
    omofobia, transfobia, sono termini che per me non esistono; se li vai a cercare in un vocabolario di qualche anno fa non li trovi. Io analizzo, senza paure (perchè poi, quel che sarà, sarà) una situazione sociale che non ha precedenti, non me la prendo con chi ha un problema di identità ma con le non-soluzioni che si stanno istituzionalizzando.
    Non faccio confusione fra sessualità e identità di genere: le due cose coincidono.
    Chi è di sesso femminile, è femmina, se di sesso maschile è maschio.
    Il nostro compito principale, prima ancora di andare a scuola, è di educarsi al proprio sesso, accentuandone le caratteristiche, cioè comportarsi da uomo se maschi e da donna se femmine, il più possibile, come impegno quotidiano, anche se in testa abbiamo qualcos’altro.
    Che cosa dovrà fare l’uomo e la donna sono questioni sociali, sempre modificabili.
    Dal mio punto di vista accettarsi come si è nati, il destino coincide con il sesso, quel qualcosa di diverso che aleggia fra i neuroni va combattuto, come succede quando vogliamo violare norme sociali.

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  14. Pingback: Il grande inganno del rifiuto del ruolo femminile | Progetto GenderQueer

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