Non solo atei: posizioni filosofiche interessanti esterne alla tradizione abramitica

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Nella mia esperienza di attivista per la laicità delle istituzioni ho spesso trovato, come ostacolo, il manicheismo del mio interlocutore. Spesso vi è grande difficoltà, dovuta all’incapacità o alla svogliatezza di indagare i concetti, di distinguere ateo da laico, cattolico da cristiano, cristiano da credente, ateo da materialista etc etc.
Non sono solo i credenti a trovare irrilevanti e inutili tutte queste differenze. Spesso sono anche gli attivisti laici a definirle “inutili etichette”, quando invece il non riflettere sull’autocoscienza della propria posizione da parte di questi attivisti è grave quando l’immobilismo di chi rimane filosoficamente bloccato alle proprie speculazioni senza agire.
Oggi voglio concentrarmi su tutte le posizioni filosofiche che si frappongono tra il credente dogmatico e l’ateo dogmatico.

Molti detrattori delle battaglie laiche, quando parlano di atei, visualizzano uno stereotipo in cui il soggetto in questione è ateista, dogmatico, materialista, sicuro al 100% dell’inesistenza del trascendente, proselitista della sua posizione filosofica, irrispettoso della spiritualità altrui (anche quando non ha ricadute politico/sociali), e magari anche un po’ bestemmiatore a fine di provocazione. E’ facile tacciare di “religiosità” e di dogmatismo un ateo di questo genere, ed è anche la difficoltà, da parte di coloro che non rientrano nel binarismo ateo/credente, di indagare la propria posizione filosofica per poi rivendicarla e crearne uno strumento di attivismo per la laicità.

Oltre a questo tipo di ateo, che magari esiste pure, sebbene in bassa percentuale, esistono persone la cui definizione più che àteo sarebbe a-tèo, nel senso di persone “senza dio“, ovvero che conducono vite in cui dio (o la spiritualità, o l’adesione a una confessione religiosa), non è per loro nè utile nè necessaria.
Queste persone, talvolta, sono anche attiviste per la laicità, in quanto si battono per le pari opportunità di chi trova vicina alla sua sensibilità una vita “senza dio”.
Molti non sono interessati a dimostrare la non esistenza di dio, o del trascendente, ma semplicemente manifestano il loro diritto di considerare ciò irrilevante, di non essere minimamente interessati ad indagare la cosa, ma chiedono uguaglianza politico-sociale rispetto a chi invece ricerca un percorso spirituale.
Più che una posizione atea in questo caso si parlerebbe di posizione Apateista, dove il termine “apatia” va considerato in modo neutrale, non tanto per il suo significato “psico-medico” nella lingua italiana, ma per il suo significato neutro nella lingua greca.
La posizione Apateista potrebbe considerarsi quasi nella sfera degli agnosticismi, nei quali l’autodefinizione di “persona che non conosce” (in campo spirituale) può avere diverse accezioni: da coloro che appunto considerano irrilevante il conoscere in ambito metafisico, coloro che sono più propensi a ipotizzare la non esistenza di un dio, coloro che invece sono più propensi a ipotizzarla, coloro che “alzano le mani” non sapendo. La cosa che unisce queste posizioni è il non-dogmatismo: tutti loro ammettono che qualsiasi posizione è solo un’ipotesi e che l’unica riflessione sensata è un socratico “so di non sapere”.
Ultimamente è stato creato anche il neologismo Ateotelico, ancora non presente su wikipedia.
Una posizione recentemente a me presentata, che considero interessante, è l’ignosticismo (chiamato anche non-cognitivismo teologico oppure agnosticismo indifferente)
(da wikipedia) “Mentre la posizione di un agnostico è “non so se Dio esista o meno”, per l’ignostico questa affermazione diventa “non so a cosa tu ti riferisca quando parli di Dio”. Il termine ignosticismo indica infatti l’ignoranza riguardante l’affermazione dell’esistenza di Dio.”
Sia la voce “Apateismo”, sia la voce “Ignosticismo”, presentano questo aneddoto che riguarda Diderot e Voltaire
Il filosofo francese Denis Diderot, quando accusato di essere ateo, replicò che semplicemente non era interessato all’esistenza o inesistenza di Dio. In risposta a Voltaire scrisse che “è molto importante non confondere la cicuta col prezzemolo, ma credere o non credere in Dio non è affatto importante”.

Altro mondo interessante è quello di coloro che credono in un’entità superiore, ma non credono nella “rivelazione” e nella provvidenza divina, non hanno un’idea precisa e dogmatica della possibilità della vita oltre la morte, e quindi non hanno interesse nelle confessioni abramitiche. Questa posizione viene chiamata anche Deismo.
Alla posizione deista si può affiancare quella di molte persone che credono in “Dio” (immaginato come il dio dei deisti, ma non per forza), ma non sono interessati alle confessioni religiose. Si tratta di persone aconfessionali, che rientrano comunque, in un’ottica di laicità delle istituzioni, nel calderone dei discriminati nella visione binaria “cattolici vs tutto il resto”, come del resto vi rientrano tutti i liberi pensatori, coloro che hanno delle spiritualità non ravvisabili a una via strutturata gerarchicamente o bucrocaticamente riconosciuta. In poche parole, per fare un esempio, così come un ateo non sa a chi dare l’otto per mille, e ha di fronte a se una scelta limitata, lo stesso vale per un agnostico, un deista, un aconfessionale, o un soggetto che ha una spiritualità personale.Meritano di essere menzionati anche tutti coloro che non sono materialisti, tuttavia praticano una spiritualità non teista, ad esempio gli olisti , alcuni praticanti d’oriente (ad esempio i buddhisti mahayana), i panteisti (coloro che credono nella divinità immanente nella natura e nell’Universo).
Infine vanno citati, come soggetti esterni al binarismo ateo/abramitico i politeisti , e i praticanti di magia che non hanno come riferimento il dio abramitico.
Un altro esempio riguarda i movimento di coloro che si reputano cristiani nel senso che reputano Joshua di Nazaret un semplice maestro e non il figlio di un dio.Se è stato necessario un post così lungo e complesso per esaminare tutte le posizioni filosofiche aldilà delle grandi tradizioni religiose, figuriamoci se dovessimo spiegare le differenze tra Bereani e Unitariani, tra cristiani gnostici e seguaci della teologia queer, spiegare la realtà cristiana, che va dalle battaglie laiche dei Valdesi all’odio per atei e per persone glbt da parte delle sette pentecostali nordamericane e sudamericane, quindi non mi rimane che rimandare ad un altro articolo le precisazioni sul mondo giudaico cristiano e la sua varietà di posizioni filosofiche e teologiche.
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Un pensiero su “Non solo atei: posizioni filosofiche interessanti esterne alla tradizione abramitica

  1. Una ricerca molto accurata ed esaustiva, Nat, almeno per me, che in fatto di religione sono assai sbrigativo e categorico.

    Riferendomi alle due principali religioni (Cristianesimo 2,5 miliardi di credenti; Islam 1,5 miliardi):
    il Profeta, Maometto, per un certo periodo della sua vita fu predone, e guerriero, ammazzò gente, insomma.
    Gesù no, fu ucciso dall’invidia dei filistei, per i suoi successi nelle predicazioni.
    In questo articolo la differenza fra i due personaggi e fra le due religioni:
    http://wakeupusaxronpaul.blogspot.it/…/maometto-predone…

    Ho ripetuto più volte che Dio è un’invenzione del cervello umano, che esisterà fintanto che c’è un’attività elettrica inter-neuronica.
    Dio è una corrente elettrica nel cervello, assai debole (alcune decine di millivolt, è più facile rilevare le tensioni) quindi è materia e quando la materia va in putrefazione anche Dio segue lo stesso destino a meno che l’idea di Dio non sia stata trasmessa ad altri cervelli, ma per quel cervello Dio è pasto per vermi e batteri.
    Freud, durante i primi esperimenti sul cervello, come neurologo, subito dopo la laurea, arrivò ad ipotizzare che ad ogni pensiero corrispondesse uno stato elettrico del cervello.
    Con questo assunto anche l’attività intellettiva è materia, l’anima, la mente sono materia.
    Del resto, dopo la morte, non c’è più traccia delle attività legate al cervello, quindi l’anima, la mente il trascendente, scompaiono.
    Qualcuno pensa che l’anima vada in cielo, mentre la mente è la trasposizione laica dell’anima.
    Noi glielo lasciamo credere, a patto però che non ci vengano a dire come dobbiamo vivere, perchè, il problema dei credenti è proprio questo: vogliono imporre le loro idee agli atei, i loro stili di vita, stabilire ciò che è bene e ciò che è male, con un menù di pene da infliggere a chi si discosta dalle loro dichiarazioni.
    Ora gli estremisti islamici arrivano al punto da decapitare o lapidare chi non si converte, mentre chi si dichiara ateo viene trucidato all’istante.
    I credenti sono nemici dell’umanità, della vita, sono capaci di crudeltà e di ogni genere di violenze – si pensi alle torture inflitte dai tribunali della Santa Inquisizione (faida, guidrigildo, ordalia) – si dia uno sguardo, in Internet, alle macchine usate per la tortura… ai roghi, alle segregazioni negli interrati bui, per anni.
    Tutto questo è religione, signori, è roba di quella miseria orribile che chiamiamo Dio.
    Le religioni sono la causa delle più grandi stragi della storia, sia quando sono in lotta fra loro, sia quando sono in pace, con i sacrifici umani, spesso fanciulli, vergini, o prigionieri.
    Le religioni sono frutto di deliri, creati in millenni di storia, da alcuni sacerdoti, predisposti alla demenza, fin dalla nascita, talora in malafede (cioè inventano con l’intenzione di turlupinare il prossimo, per sottrargli denaro, eredità, potere, per sodomia, per intimidazione, per pedofilia, per plagio, ecc).
    Altre caste di truffatori sono i maghi, fattucchiere, chiromanti, cartomanti, occultisti, veggenti, astrologi, ecc.
    La religione è un’educazione alla follia.
    Chi è molto religioso si avvicina progressivamente a quella follia. I suoi discorsi diventano sempre più insensati, ne abbiamo numerosi esempi nei santi e nei Papi. Con Francesco uno si chiede come un tale imbecille sia diventato Papa
    La religione toglie all’uomo la sua capacità di ragionare razionalmente, mortifica la sua intelligenza (che lo differenzia dal mondo animale, quindi la religione rende l’uomo più simile alla bestia, intellettivamente) imponendo la fede in principi che appaiono subito assurdi, a chi non è caduto nella trappola dei predicatori.
    Solo un pavido e intellettualmente sottosviluppato può diventare religioso.
    L’Islam è una religione guerriera, mentre il Cristianesimo è stato modellato e temperato dall’illuminismo.
    L’Islam è stato il muro sul quale s’è abbattuta la civiltà araba, all’inizio in pieno sviluppo grazie al contatto con le civiltà del mediterraneo e del continente asiatico.
    La caratteristica principale delle religioni è, infatti, il potere che hanno di immobilizzare l’uomo nella sua ignoranza primitiva.
    Nessuno sviluppo culturale è possibile con le religioni, perchè esse rappresentano, con i loro libri sacri – un rappattugliamento di idiozie, raccolte dai profeti (matti a tutti gli effetti, parlavano con Dio, pensate! Avevano le visioni! Maometto è salito da Allah su un cavallo alato! Furbi matricolati) nel corso dei secoli, tutto quello che l’uomo deve sapere.
    Più il fedele è ignorante, più la classe sacerdotale, parassita e ottusa, ha potere su di lui.

    Dobbiamo temere al massimo l’arrivo dei musulmani in Europa e sarebbe cosa saggia bloccare tutte le immigrazioni, tanto dai paesi islamici, quanto dai paesi africani e asiatici.
    Ci portano le loro guerre, la loro incompatibilità culturale, le loro intolleranze, la loro incapacità di integrarsi, e presto ne subiremo le conseguenze.
    Purtroppo con la democrazia – che reca in se il veleno del quale morrà – non possiamo far nulla, solo subire.
    Ne segue che riceveremo una tale sconfitta nei futuri scontri con l’Islam trionfante, anche in Europa, da doverla pagare, forse, con l’estinzione della nostra civiltà.

    Con le persone religiose non ci si discute proprio, la loro fede le acceca, sono inamovibili; ci ho provato a lungo nei forum dedicati.
    E’ come dare uno schiaffo ad un pupazzo a molla; la sua testa oscilla: diridinghete e diridanghete, fino a che un altro schiaffo non lo rimette in moto: diridinghete e diridanghete.
    Non sa fare altro che questa oscillazione ripetitiva.
    Questo rende l’uomo la religione: un pupazzo scemo, incapace di ogni ragionamento.

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