Riflessioni sul passing

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In questi giorni ho riflettuto sul passing e cosa intendiamo quando usiamo questa parola.
Il passing è la capacità di una persona transgender di sembrare del sesso opposto a quello di nascita, ovvero del sesso relativo al proprio genere d’elezione.
Ho scoperto che il passing non riguarda solo la persona, ma anche e soprattutto il contesto.

Mi soffermo sul caso di una persona transgender non medicalizzata o medicalizzata da poco, in direzione female to male. Se questa persona si trovasse in provincia, dove il look di uomini e donne è molto binario, o se si trovasse a contatto con persone anziane, o fuori da tutti i giri LGBT, poco abituati a vedere lesbiche mascoline, quel ragazzo avrebbe un’alta possibilità di essere scambiato per un ragazzo biologico.
Facendo un esempio tratto dal mio vissuto, paradossalmente sono passato come ragazzo biologico a bolzano, sia con ristoratori di mezza età, che con adolescenti sull’autobus, sia ad un evento di azione cattolica, dove io e il mio amico Leonardo (andati lì per ragioni di attivismo), siamo stati percepiti entrambi come ragazzi biologici (ma solo lui lo è).
La cosa divertente è che paradossalmente si passa in ambienti più binari, ambienti dove magari, se sapessero che sei un ragazzo non biologico, non supporterebbero per nulla i tuoi diritti.

Non sempre però la dinamica è questa. Mi è capitato che io apparissi come uno dei tanti ragazzi gay (biologici) in associazioni LGBT come il Milk, dove chiaramente sono presenti esempi di maschilità molto diversi (anche efebi, effeminati, etc etc), ma che in ambienti machisti in cui l ‘uomo medio è un tatuato che parla di calcio e figa, e la donna media volteggia in tacco dodici, i presenti, avendomi conosciuto, per ragioni di collaborazioni dove c’erano di mezzo i miei documenti, come di sesso femminile, mi considerassero donna in automatico, un pò per la conoscenza precedente dei documenti, un pò perchè una figura come me in quell ‘ambiente viene vista come lontana dall ‘uomo, seppur strana come figura femminile. Di contro basta che arrivi, sempre in quello stesso ambiente, uno o una nuova a cui non vengo presentato al femminile, per far si che a prima vista si convinca che sono uomo (con successive ed imbarazzanti gaffes e commedie degli equivoci).

Influente è anche con chi la persona si accompagna. Faccio un esempio: in questi giorni è stata a milano mia madre, e abbiamo girato per comprare un televisore e uno scrittoio. Vedermi accanto a questa giovane madre, molto femminile, e molto materna (mi tratta come se fossi ancora teen ager), ha creato in tutti, ma proprio tutti, i venditori con cui siamo entrati in contatto, l’illusione che io fossi uno studente universitario, figlio di mia madre, ed alcuni di essi addirittura hanno sottolineato alcuni stereotipi, ovvero che è normale per un ragazzo volere un televisore al top, come per la loro moglie avere un frullatore al top (*_*).

Questi sono esempi di passing che avvengono prima che la persona si presenti con un nome coerente col genere d’elezione o magari usi su se stessa il genere d’elezione, o che qualcun altro lo faccia sulla persona t in presenza dell’estraneo.
Altre dinamiche legate alle possibilità di passing sono legate a queste suggestioni. Se la persona di aspetto ambiguo arriva in un ambiente con degli amici che la conoscono e l’appellano col genere d’elezione, le persone estranee, anche colte da dubbi relativi alla sua ambiguità fisica, soprattutto se poco esperte di mondo transgender ( e in particolare transgender ftm), tenderanno ad assecondare la percezione di genere già introdotta da chi conosce la persona.
Per questo è importante che in un ambiente sociale la persona T venga tesserata e accolta come da genere d’elezione, per confermare e rafforzare la percezione del gruppo del genere della persona T.

Sempre tornando al passing rafforzato da chi accompagna la persona trans, passo molto facilmente se sono in compagnia di donne, sia transgender che biologiche, o fidanzati o filarini molto effeminati e giovani (in quel caso come giovane gay anche io), o in generale se mi accompagno con ragazzi sotto i trenta (ad esempio se andassi in giro con mio fratello, universitario, e ci percepirebbero come ragazzi etero coetanei, amici), ma ho difficoltà a passare se mi accompagno di un partner magari gay o bisex, ma dalle sembianze virili (dieci anni in più di me, o, semplicemente, bear). L’occhio dell’osservatore è talmente abituato a voler vedere coppie etero, che se vede una coppia in cui un* dei due ha un aspetto ambiguo, tenderà a vederlo di sesso opposto all’altr*, quindi è ovvio che venga più facile vedermi come la moglie del barbuto peloso che l’efebuccio dei gaybear.

Andrebbero fatti discorsi diversi se si parla di ftm o di mtf.
Ad esempio una mtf potrebbe essere percepita come un uomo effeminato, come una persona trans o trav, o come una donna biologica, mentre, a causa della grande ignoranza che c’è verso le persone ftm, spesso la persona viene percepita o come donna mascolina/trasandata/lesbica o direttamente come un ragazzo biologico (magari molto giovane), ma raramente viene percepito come “ragazzo trans”.

Ci sarebbero molte riflessioni da fare sul passing. E’, da un punto di vista di battaglia antibinaria, scandaloso che basti spogliare un corpo xx di qualsiasi orpello socialmente femminile per farlo “passare” come un corpo di giovane ragazzo. A che livelli di binarismo sociale siamo se accade spesso e volentieri questo? Il corpo in questione potrebbe essere quello di un garazzo ftm all’inizio, ma anche di una donna androgina, non avvezza al look tradizionalmente femminile, che potrebbe, involontariamente, “passare” come ragazzo, e magari, da donna emancipata, sentirsi offesa da cio’.
Ma il fatto che il binarismo sociale aiuta le persone transgender a “passare” è, in senso utilitaristico, una manna dal cielo, per persone transgender che non vogliono ultimare o fare la transizione medicalizzata, o che comunque rimangono androgine nonostante la tos.

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15 pensieri su “Riflessioni sul passing

  1. Negli USA questo problema è assai meno sentito o non lo è affatto, trattandosi di una società (ma dipende dallo Stato in cui si vive) che, nella vita pubblica, è poco attenta a riconoscere l’altro, neanche a guardarlo, figuriamoci porsi domande sulla sua identità.
    Molti neri hanno la sensazione di essere trasparenti, perchè il razzismo (insopprimibile connaturato alla natura animale dell’uomo) si può esprimere non guardando l’altro, parlo anche del razzismo culturale, economico e di altri generi.
    Perfino all’interno di un’azienda, con un discreto numero di impiegati, operai, servizi interni ed esternalizzati, (ho lavorato 28 anni in una grande azienda, dapprima come operaio poi come impiegato) i lavoratori tendono ad “agglomerarsi” (segnatamente durante l’intervallo di mensa) in base al reparto in cui lavorano e, all’interno di questo, di nuovo, in base alla cultura o alle mansioni.

    Non conosco gli USA ma dai notiziari, documentari e letture fatte, deduco che è una società escludente, dove ciascuno si fa i suoi affari e, quando socializza, fa casta, club, clan, fascio.
    E’ una società distratta, dove può succedere che un tizio giaccia sull’asfalto deceduto, per le più svariate cause (anche un pugnale nella schiena può non destare attenzione, per dire – ho letto articoli, decenni fa, sull’indifferenza o addirittura la fuga del prossimo) senza che nessuno si avvicini.
    Ricordo la canzone di Jannacci (rif. culturale per chi è nato negli anni ’40/’50):
    “El purtava i scarp del tennis”

    che termina con il barbone ritrovato morto dal freddo un mattino, con la gente che commenta:
    “lassa star che l’è roba de barbun”.
    Anche in Italia andiamo, a passi veloci, verso una società “multi” tutto; dove la gente, avendo sempre meno riferimenti comuni, si rifiuta di guardare in faccia all’altra gente, quasi per allontanare, anestetizzando i propri sensi, una realtà che rifiuta ma che “democraticamente” deve accettare, fino a quando tutto esploderà in un pogrom di tipo jugoslavo, per finire in una miriade di secessioni
    L’avremo, sono ricorrenze storiche universali.

    In pochissimi anni ci sono state in Europa – un po’ meno in Italia, ma stiamo recuperando – un vero e proprio exploit di concessioni ai GLBT, e gli USA fanno ulteriormente strada, imponendo certe volontà radicali, anche in stati tradizionalmente ostili ai movimenti.
    Per questo, concludo, affermando che in futuro ci sarà nel mondo una diffusa indifferenza all’identità degli altri, anche perchè non facile da percepire, con tutte le possibili varianti, fra chi si spinge, perfezionisticamente, con farmaci, trucco, parrucco, fino al possibile transito e chi invece non accetta troppe violenze sul proprio fisico.
    Si attenderà allora una dichiarazione di quella persona (se si avrà a che fare con lei) per diradare ogni possibile dubbio.
    Attendiamoci, dunque, di sentirci “trasparenti” verso chi ci incrocia, e, a questo proposito ricordo la canzone di Charles Trenet:

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  2. di solito una donna dal look “mascolino” si capisce che è una donna, è difficile scambiarla per un uomo transgender..certo se lui non prende ormoni questo può avvenire ma credo ci si debba fare il callo..non è questione di “orpelli”..e quelli che tu chiami “orpelli” sono elementi con cui le persone esprimono anche esteticamente se stesse compatibilmente con il loro gusto e il luogo in cui si trovano. Tu hai solo orpelli diversi
    E una donna dal look “femminile” non è vittima inconsapevole di “imposizioni binarie” è se stessa, autentica quanto una donna che preferisce un look “androgino”

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    • E una donna dal look “femminile” non è vittima inconsapevole di “imposizioni binarie” è (e lo è a maggior ragione nella società occidentale di oggi) se stessa, autentica emancipata quanto una donna che preferisce un look “androgino”

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      • non c’è bisogno, tanto ho le idee chiare in merito, le conosci già e non le cambio. per il futuro. è probabile che io ripeta le stesse cose in futuro, su questo e su altri temi, ti prego di sopportarmi ma se dovessi diventarti fastidioso bannami pure

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  3. Il trans non fa che adattarsi, col suo passing, proprio all’idea binaria e non credo che voglia rinunciarci, cercherà di farlo nel migliore dei modi.
    Premesso che difficilmente vorrà cambiare realmente sesso – che cambiamento non è ma mutilazione – non incontrerà il favore dei partner desiderati; questi non vorranno un trans realmente transitato ma con le sue sembianze femminili (nel caso di un mtf) perfette o con tanto di quell’ambiguo desiderato, ce n’è per tutti i gusti.
    Per questo, ritengo, che non sia necessario essere un ftm con un buon passing, proprio perchè si troverà bene certamente con un partner che desidera proprio quella indefinibilità; si tratta solo di cercare e le occasioni non mancheranno, perchè la gente le cerca in continuazione, basta frequentare gli ambienti giusti, fisici o mediatici.
    Si transita proprio perchè non ci si sta nel proprio corpo, quindi il passing è liberante da una situazione di disagio e il binarismo è proprio il target da raggiungere.
    Credo che Nat abbia fatto la sua scelta: ftm ma non troppo, quello che il corpo gli concede, stando però bene con se stessi. Il partner? Ci sarà e vorrà proprio quello, senza troppi sacrifici.
    Il binarismo si potrà anche maledire ma piace e lo si vuole, si lotta semmai contro i ruoli cristallizzati imposti, penalizzanti.

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    • non questione di adattarsi, è una esigenza quella di apparire ed essere riconosciuti nella nostra identità (essendo noi animali sociali abbiamo bisogno anche di essere riconosciuti dagli altri, e se ho la barba non posso pretendere che gli altri mi identifichino come donna a meno che io non sia una donna cis con una rara disfunzione ormonale), è connaturata nella nostra umanità.

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      • Questo tuo esempio mi richiama alla memoria Conchita Wurst, la donna barbuta vincitrice del festival europeo, del 2014.
        In questo caso non c’è passing ma è pur vero che Conchita è una drag queen, cioè un travestito; sembra comunque omosessuale, anche se ha smentito di avere partner fissi. Non è da escludere che, alla fine, sia una sua trovata per avere successo, dopo diversi tentativi, pur riusciti in parte, di sfondare nel mondo della canzone.
        Nelle finzioni sceniche ha un fidanzato.
        https://it.wikipedia.org/wiki/Conchita_Wurst
        Nonostante le molte polemiche ha destato, con le sue apparizioni, grande successo, anche sui “social” e molte proposte di lavoro.
        Questo vale per gli artisti, sostenuti da molti movimenti politici, tesi a combattere la discriminazione. Dato il successo di vendite da lei ottenuto, si va oltre la questione politica, sempre che il pubblico abbia voluto premiare la sua bravura come cantate e attrice, ma è probabile che esso sia costituito da GLBT e simpatizzanti dei movimenti, oltre che, inevitabilmente, da pubblico orientato a sinistra.
        Non è partita, tuttavia, la moda di trans con barba, ad imitazione di Conchita.
        Segno che l’arte dà una licenza speciale di trasgredire, limitata alle rappresentazioni.

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      • e non partirà mai questa moda, per molte ragioni tra le quali il fatto che essere transgender non è una moda.
        Conchita Wurst ha la barba perchè NOn è una donna transgender (e non è neanche una donna cisgender con rare disfunzioni ormonali), è una drag queen cioè un uomo cisgender che si veste da donna per motivi di spettacolo, crea un personaggio femminile come Platinette o Divine. Di solito le drag queen sono uomini gay ma non è automatico

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  4. “è normale per un ragazzo volere un televisore al top, come per la loro moglie avere un frullatore al top (*_*)”

    Nathan ma li trovi tutti tu? hai una specie di attrazione magnetica per il binarismo

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  5. Pingback: J’accuse: quando a promuovere la discriminazione è un attivista LGBT – Al di là del Buco

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