Perché veterani e giovani attivisti hanno un’idea così diversa sui bisessuali?

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Giovani attivisti antibinari e attivisti veterani gay e lesbiche si scontrano spesso sulla tematica delle persone bisessuali.

Per anni mi sono chiesto se fossimo noi ad avere ragione, senza se e senza ma, e fossero loro ad avere pregiudizi espressi tramite slogan vecchi e stereotipati.

Mi sono infine reso conto che quando noi parliamo di “bisessuali” non intendiamo ciò che quel tipo di attivista veterano/a intende per bisessuale.

Noi siamo abituati a bisessuali di solito sotto i 40 anni, dichiarati sia nelle associazioni LGBT, sia nella loro vita privata e relazioni eterosessuali, attivisti, con relazioni socialmente visibili con persone di entrambi i generi, e di solito con una visione del mondo non binaria.
Non tutti, ma questi bisessuali spesso hanno una spontanea attrazione non legata alla variabile m/f, ovvero, pur avendo specifici gusti (chi ama gli androgini, chi cerca il maschile in donne e uomini, chi il femminile, chi quasi predilige le persone trans), non sente come discrimine il sesso fisico del suo oggetto di desiderio.
Per un giovane attivista transgender, o un giovane attivista gay o lesbica cresciuti in queste moderne associazioni miste, è questo che significa “bisessuale”. Ed è per questo che quando i veterani parlano di bisessuali con altra accezione, il giovane attivista antibinario è spesso basito, confuso, anche urtato.

Gli attivisti e le attiviste veterani non entravano in contatto coi bisessuali all’interno delle associazioni, ma all’interno di spazi di incontro finalizzato all’erotismo, che un tempo, purtroppo, erano anche gli unici luoghi di socializzazione per le persone LGBT.

Per molte lesbiche, la bisessuale è una donna sposata o fidanzata che ha deciso di dare spazio alle sue fantasie con donne tramite un portale o un locale glamour, in cui di solito cerca una donna visibilmente lesbica, e quindi, nella sua testa piena di pregiudizi, disponibile.
Questa “lesbica”, alle prime luci dell’alba, tornerà ad essere la dolce moglie o fidanzata di qualcuno, considerando di serie B tutte le relazioni occasionali e non, nate nel mondo lesbico.
Questa donna, che si definisce spesso etero o bisessuale, potrebbe benissimo essere una lesbica asservita al binarismo sociale, che la vede tutelata solo se accanto ad un uomo, madre e moglie.

Il bisessuale uomo (o etero curioso, insospettabile, solo attivo quindi etero, solo attivo e quindi “maschio” e un sacco di altre parole sgradevoli…) è ancora peggiore. E’ un padre di famiglia che, mosso dall’ “istinto animale” , deve soddisfare le sue voglie omosessuali, che considera trasgressive e vive in modo pruriginoso, tramite luoghi di battuage, portali “squallidi”, saune, cruising e porcilai, in cui usa gli uomini che incontra, omosessuali che considera a lui “inferiori”, per proporsi come attivo, e quindi “maschio alfa“, o lasciarsi andare come passivo (spesso definendosi femmina e troia, a prova della grande misoginia interiorizzata che questi soggetti hanno), per poi l’indomani tornare dall’amorevole moglie e meravigliosi biondissimi figli.

Queste figure hanno spezzato molti cuori di persone dichiaratamente gay o lesbiche, che , nonostante le proprie armi di difesa culturali, si sono lasciati/e illudere da questi personaggi, magari per qualcuno affascinanti (esistono lesbiche mascoline che amano la sfida di strappare una etero femminile al marito, o uomini gay che amano fare sesso con uomini etero e quindi, per lo stereotipo, più virili e con un maggiore riconoscimento come virili da parte della società).

Puntualmente pero’ questi e queste “bisessuali” (ovvero questi omosessuali e bisessuali socialmente etero) scelgono la famiglia, la normalità, scelgono di parlare delle loro splendide e rassicuranti relazioni etero e dei loro figli ai colleghi di lavoro, ai genitori anziani, ai pranzi di natale.
E i partner di una notte, gay e lesbiche, i compagni e le compagne di avventure fugaci di una notte, vengono cancellati, considerati, sotto sotto, inferiori, oggetti da contattare solo per saziare cio’ che questi “velati” vivono come un prurito, un vizietto, una parte di se da sfogare di nascosto per poi tornare al focolare domestico.

Spesso io stesso, che, in quanto persona transgender ftm, non ho accesso a “saune e porcilai only for man” (in realtà non ho mai provato ad andarci, ma un mio amico trans pre T di bologna ha la faccia come il culo, ci va e lo fanno pure entrare!), nè mi interessano gli spazi “only for girl“, quindi con questi bisessuali pruriginosi e velati non ci entro mai in contatto (li conosco dal web o per interposte persone) ed è per questo che fatico a pensare a “bisessuale” con questa accezione.

A questo punto è legittima la rabbia (e l’orgoglio?) delle persone bisessuali dichiarate, che vengono puntualmente sovraccaricate delle colpe di persone velate che usano il mondo LGBT come una fornitura di corpi per saziare appetiti (da loro considerati) torbidi, ma è in qualche modo legittima l’indignazione di persone gay, lesbiche, e a volte anche transgender, che nell’odio e nel discredito delle persone (che loro considerano) bisessuali mettono tanto di personale (ma del resto è davvero possibile separare personale e politico?).

E’ anche per questo che gli attivisti storici “tollerano” la bisessualità di persone transgender, viste come “innocue”, in quanto non sovrapponibili alla figura del o della bisessuale velata che poi torna ad una vita “socialmente accettata”.

E’ difficile, per una persona bisessuale dichiarata, far capire alla vecchia guardia che è solo un problema di definizioni, che disprezza anche lei quel tipo di persona velata e carica di omofobia interiorizzata.
Negli anni le parole cambiano significato, ma mi chiedo se non sia ancora troppo presto per far si che tutti intendano per “bisessuale” il virtuoso (o virtuosa) attivista dichiarato e senza scheletri nell’armadio.

Sono forse troppo pochi, e poche, ancora, gli attivisti bisessuali visibili.
Ancora molte persone bisessuali dichiarate fanno attivismo come omosessuali, magari spariscono quando e se hanno relazioni etero, e non perchè vogliano aderire ad una vita “normale”, ma perchè temono il giudizio di ex compagni e compagne di militanza.
Non voglio essere buonista. Magari tra loro invece c’è chi nasconde il suo passato e in coppia etero indossa la maschera di chi è “diventato” etero o lo è sempre stato. Ma non sempre va così.

Forse l’unica cosa da sperare è che i bisessuali inizino a farsi sentire, presentandosi come tali, anche vincendo il pregiudizio che gli arriva dagli stessi militanti LGBT.
In un mondo giusto non si dovrebbe chiedere alle persone bisessuali di dover “dimostrare qualcosa” o “fare numero” per conquistare la credibilità che gli attivisti veterani non concedono loro, ma dopo anni di tentativi di dialogo falliti, con le buone o con le cattive, ho capito che solo quando i bisessuali faranno massa critica, e avranno come obiettivo (interno ed esterno alla comunità LGBT) quello di fare informazione e sensibilizzazione sulla propria particolare realtà, si potrà cominciare a “sovrascrivere” la vecchia accezione di bisessualità. 

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24 pensieri su “Perché veterani e giovani attivisti hanno un’idea così diversa sui bisessuali?

  1. una persona che è attratta dal suo stesso sesso ma ha una relazione con una persona del sesso opposto solo e soltanto per convenzione sociale e per nessun’altro motivo è un omosessuale “velato” non un bisex.

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  2. “…è davvero possibile separare personale e politico?” Al di là della faccenda che sai, ho ventordicimila motivi per distinguere le due cose. Intanto, perché se non fossi in grado di farlo, andrei in giro a spaccare la faccia a tutti. Proprio TUTTI: vegani, femministe, “fasci”, kommunisti, gay, cattobigotti, liberali, progressisti, conservatori. Perché tutti costoro hanno avuto il proprio turno per offendere e ferire la sottoscritta, a causa delle LORO idee. (Mi sembra superfluo dire che non ho mai sprecato il mio tempo e le mie energie per perseguitare chicchessia). Tra convertirmi in una pluriomicida e ragionare, ho preferito ragionare. E rendermi conto di una cosa lapalissiana: ogni persona è un “unicum”. E’ (spesso) Tizio Caio a essere stronzo, non le sue idee. Essendo stronzo, pratica in modo stronzo anche queste ultime, così come una buona acquavite viene rovinata da una botte marcia.
    Così pure: sappiamo benissimo (tu meglio di me) che la galassia LGBT annovera le sue brave teste di mentula. Ma non per questo rinunciamo ad essere a favore del riconoscimento giuridico delle “famiglie arcobaleno”, o a favore di norme più flessibili per il cambio di sesso anagrafico. Perché alla nostra posizione siamo arrivati riflettendo sul bilancio di costi-benefici in termini sociali, non per ripicca personale contro qualcuno o per egoismo.
    Si aggiunga che, per ottenere un obiettivo politico, bisogna saper delineare un programma comune, che vada al di là delle sfumature di ogni singolo sentire. In questo senso, non saper distinguere le vicende personali dalle necessità comuni sarebbe un problema.
    Resta anche una questione che un misantropo, magari, non sente sulla propria pelle: la capacità di distinguere le idee dagli affetti è un modo per avere rapporti umani, senza trasformarli in una forma di possesso. Un conto è ascoltare gli sfoghi di un* amic*, od ospitarl* quando ha bisogno di un tetto per la notte. Un altro è assentire e praticare le sue convinzioni, per l’incapacità di dire di no. Converrai con me che, nel secondo caso, ci si trasformerebbe in una bambola. E la condizione di bambola (per mia esperienza), prima o poi, si paga amaramente. Vedi Ibsen.

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  3. Ma quali veterani frequentate ?

    Ma questi “veterani” lo sanno che la b di “lgbt” sta per bisessuali ?

    Sono diventati “veterani” senza capire questa cosa ?

    E poi: un uomo sposato con una donna non è necessariamente un bisessuale. Può essere un omosessuale che vive il desiderio in modo torbido.

    Oppure può essere effettivamente un bisessuale che vive il desiderio in modo torbido.

    Chi si lega a questa gente se la cerca. I torbidi ci sono anche fra gli etero, eh ?

    Io stesso sono stato legato a una persona del genere, ma quando ho sentito un ventenne (uno dei vostri “veterani” ?) fare questo discorso l’ho mandato a cacare.

    Basare su queste esperienze personali la discriminazione contro i bisessuali è delirante.

    Io ho un amico gay di destra che fa discorsi moralisti stizziti sui transessuali ai pride. Lo fa fondandosi su suoi vissuti.

    È un veterano pure quello ?

    Cosa centra la dimensione politica del privato, con questo ?

    A me dalla mia modestissima posizione di isolato di provincia mi pare che i vostri “veterani” non abbiano capito nulla della discriminazione contro cui ritengono di essersi battuti.

    E voi “novizi” non abbiate capito nulla della dimensione politica del privato.

    Questo spiega forse la lentezza con cui si conquistano progressi in Italia ?

    Winston Churchill ebbe a dire che il miglior argomento contro il suffragio universale è un colloquio di 5 minuti con l’elettore medio.

    Mi pare che lo stesso si possa dire contro i diritti lgbt :-/

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  4. I veterani non sono per forza “vecchi”.
    Molti di questi hanno tra i seguaci persone delle associazioni universitarie, a volte molto più “reazionari” di noi trentenni.

    Che un uomo sposato con una donna possa essere o un omosessuale velato, o un bisessuale velato, nell’articolo c’è scritto.

    Molti veterani la B la vorrebbero togliere, ed è per questo che quando enumerano le identità per esteso spesso dimenticano bisessuali, bifobia, etc etc.

    Non scrivo per “esperienze personali” ma da molti anni faccio attivismo e non di certo tramite il blog ma tramite associazioni e quindi tramite “il mondo reale”.

    Sul “personale è politico” o “politico è personale” possiamo avere idee diverse, ma non mi piace il tono con cui disprezzi gli attivisti, anche perché non è chiaro con chi tu abbia fatto militanza e per quale esperienza tu parli

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    • A me non è chiaro neanche per quali esperienza parliate voi. Non so chi siate.

      Mi spiace per il tono. Ma a me l’argomento mi fa cadere le braccia.

      La tua risposta secondo me conferma la mia remora.

      Se un “veterano” del movimento lgbt vorrebbe togliere la b allora della discriminazione contro cui ritiene di essersi battuto non ha capito nulla. Non è necessario essere militanti per individuare una contraddizione clamorosa.

      Se uno vuole togliere la b allora non è un “veterano” del movimeto lgbt, ma piutosto di qualche altro movimento , non so quale.

      E se questo risulta offensivo, belli miei, mi pare che abbiate un bel problema

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      • questi “veterani” non erano attivisti “LGBT” ma attivisti gay (se uomini) e attiviste lesbiche (se donne).
        Un tempo il movimento era così.

        Ti ho chiesto se hai fatto militanza nelle associazioni perchè sembri cadere dalle nuvole.
        Le nuove generazioni di militanti conoscono la storia del movimento e sanno che un tempo le cose andavano così, e non capisco perchè ti arrabbi del fatto che io ne parli, come se ne fossi sostenitore.

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  5. Al di là dei “può essere” e dei se che a me sono sempre interessati poco (se mia nonna avesse avuto le ruote sarebbe stata una carriola…) credo si tratti di puro e semplice rispetto e del non pretendere che il proprio modello sia quello “giusto” da cui trarre i parametri di giudizio. Da bisessuale dichiarato posso dire che quasi ogni volta che mi dichiaro tale in ambienti gay mi sento dire che i bisessuali non esistono o mi sento ridere in faccia. E la cosa mi fa un attimino girare i maroni (mi si scusi il milanesismo). Riguardo poi a chi si chiedeva se i veterano del movimento non sapessero il significato della “B” contenuta nella sigla, vorrei ricordare che molti di essi hanno iniziato a fare attivismo quando il movimento non era “GLBT” ma semplicemente “omosessuale”. Queste persone (e, purtroppo, anche molti attivisti più giovani) usano la sigla GLBT (o LGBT che si voglia) solo perché questa è la definizione internazionale e perché nel clima di “pluralismo” odierno definirsi solo “omosessuale” per un’associazione non fa più chic. Questo però non significa che le associazioni e gli attivisti siano davvero aperti verso tutte le componenti della sigla o che siano preparati sulle tematiche delle stesse.

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    • Quindi la sigla “lgbt” è una formalità e la b mette a disagio qualcuno.

      Bene.

      Come dire io sono per lo sdoganamento dei McDonalds ma solo gli hamburger, le patatine no.

      Ma per una buona ragione: le patatine mi hanno spezzato il cuore.

      Delirante.

      Mi meraviglio di come siamo arrivati fin qui, se la situazione è questa.

      Se non fosse una questione seria ci sarebbe da ridere

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  6. È vero, cado dalle nuvole, per questo mi arrabbio

    Perchè a questi qui il titolo di “veterani” non gli spetta.

    Se ritengono di essersi battuti contro le discriminazioni contro i gay mentre discriminavano i bisessuali, sono veterani psichiatrici

    L’argomento dei cuori spezzati è patetico

    O si fa politica o non la si fa. Se a impedirti di fare politica è il cuore infranto probabilmente hai visto troppa tv berlusconiana.

    Mi arrabbio perche l’inadeguatezza è clamorosa e il sussiego dei militanti con la pelle durami pare del tutto fuori luogo.

    Cioè l’inadeguatezza mi pare destinata a durare.

    E ho la presunzione di fare queste osservazioni non da militante ma da semplice osservatore del mondo.

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    • Questo blog da anni si scaglia verso questi “veterani” che chiamano “bisessuali” i velati che li hanno lasciati per una persona del sesso opposto, o che li tenevano intrappolati nel ruoli di amanti segreti.
      Ma ti chiedo: tu fai politica? sei attivista? perchè le cose forse bisogna viverle.

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      • No, non faccio politica.

        Le cose bisogna viverle, daccordo.

        Ma se le associazioni lgbt di punta milanesi stanno a sto punto, pensa un po’ come stanno le cose nella provincia siciliana o pugliese.

        Il rappresentante Arci Gay locale è un altro caso umano, tanto per dire.

        Grazie no.

        Diciamo che per un soprassalto di entusiasmo mi sono tesserato a una associazione lgbt ma credo di essere l’unico tesserato di quella specifica associazione nella mia città.

        Milito in associazioni di altro tipo e faccio cose di altro genere, nelle quali riesco benino e ho maggiori prospettive di gratificazione.

        Volevo solo esprimere sorpresa e amarezza per lo stato delle cose, anche se non sono un militante.

        Ma ve la immaginate una Emma Bonino o uno Chavez che si fanno ispirare i programmi dalle vicende affettive ?

        È politca questa ? Dove ? Al pomeriggio di rai due !?!

        Ma roba da matti

        È sorprendente che siamo arrivati fin qui

        Se non l’avessero fatta gli americani sta cosa dei diritti lgbt noi stavamo ancora nelle fogne.

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      • Perchè li chiama veterani.

        Veterani di cosa ?

        Quelli sono autolesionisti. La causa non la sostengono, la affossano.

        La contraddizione è clamorosa e la motivazione dei cuori infranti è risibile, non è politica.

        Quelli sono veterani ? Ma davvero ?

        Se se ne andassero a casa, sarebbe meglio.

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  7. Conosco una donna che crede che tutti gli uomini gay siano pedofili perché una volta conobbe un uomo gay che fu arrestato per possesso di materiale pedopornografico. Secondo te la sua omofobia era giustificata?
    Detto questo, vorrei dire solo tre parole a questi veterani affetti da bifobia che a quanto pare conoscono solo persone bisessuali velate: Brenda, Howard e Pride. La bi-cancellazione è una brutta storia. Ma immagino che i veterani dovrebbero già saperlo visto che questo fenomeno gli è sempre stato molto conveniente.

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  8. Ho vissuto l’ambiente gay-lesbo londinese e conosco poco quello italiano ma già dalle prime ricerche fatte in giro o su internet ho visto molta differenza con il tipo di vita che i gay fanno a Londra. Prima di tutto scovare persone dichiaratamente gay è veramente difficile e in più se si tratta di donne è ancora più difficile. Nonostante molti social dove si trovano gruppi ( compreso arcigay e arcilesbica) quando una persona come me, che ha vissuto in un ambiente più libero e aperto, ha chiesto un aiuto per riuscire a inserirsi in questo spazio italiano inevitabilmente ha trovato tutte le porte chiuse e serrate. Con qualche eccezione per quanto riguarda le grandi città, Milano e Roma, dove i miei ex amici gay frequentavano spesso locali, per il resto dei luoghi italiani c’è una specie di velo che copre tutto e che fa intravedere pochissimo di quello che in realtà esiste dell’esistenza non solo dei gay ma di tutti gli altri generi. Ovviamente, dopo questa specie di benvenuto poco accogliente ( datomi dall’arcilesbica di treviso contattata di persona) passa proprio la voglia di mettersi lì a parlare, condividere esperienze, scambiare idee, perchè sembra di stare nel sotterraneo buio di un mondo invisibile ai più. Quando io dico che sono bisessuale qualcuno subito pensa, ok, sei quella che si è fatta l’amica del cuore. Ma questo pregiudizio è veramente distruttivo perchè una persona come me, che ha iniziato ad innamorarsi di bambini e bambine fin dall’asilo, allora dovrebbe usare o inventare un altro termine per definirsi e distaccarsi da tutte quelle che si sono fatta l’amica del cuore o la vicina di casa o la compagna di giochi…? Purtroppo io mi rendo conto che in italia il discorso sulla libertà di essere e vivere come si vuole non sussiste ancora e siamo ben lontani dall’accettazione di ogni tipo di genere o identità sessuale. Mi dispiace dirlo ma mentre noi stiamo qui a decidere quale termine usare lì ci sono ancora quelli con le pietre in mano pronti a lanciarcele addosso e in un clima di questo tipo non credo che si possa star tanto a discutere. Chi può dare il buon esempio non lo dà perchè ha chiaramente paura di ritorsioni e aggressioni ( e mmi riferisco a musicisti e personaggi dello spettacolo e della politica) e quindi si continua a nascondere tutto sotto il velo. Che tristezza!

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