Dimostrazione dell’esistenza di un attivista parte 2

di Ethan Libano

Riprendo ora il mio precedente articolo (Dimostrazione dell’esistenza di un attivista parte 1) illustrando brevemente le premesse alla mia critica politica e morale di quella parte di movimento LGBT che accetta argomenti di natura essenzialista, tanto cari ai nostri oppositori. L’essenzialismo di genere ha la sua radice nella convinzione che uomini e donne siano intrinsecamente diversi e che tale differenza sia dovuta al genere, usato come sinonimo di sesso. La convinzione base che vi siano solo due possibilità, XY maschio e XX femmina, fornisce materiale a molte “argomentazioni” transfobiche. 

A questo proposito possiamo affermare che la costruzione del sesso basata sui cromosomi è stata pressoché demolita dagli esperti nel settore.

Sarah S. Richardson, professoressa di scienze sociali ad Harvard, nel suo libro “Sex Itself: The Search for Male and Female in the Human Genome” dimostra come l’attribuzione impropria delle caratteristiche femminili e maschili ai cromosomi x e y sia divenuta il pilastro di un particolare modo di trattare e pensare il sesso biologico come un codice genetico binario e inalterabile. La Richardson spiega come, nel corso del XX secolo, i concetti di X e Y come cromosomi che influenzano il “femminile” e il “maschile” abbiano influenzato la comprensione delle differenze sessuali in biologia e medicina.

C’è una parola chiave: normale. La percezione di ciò che è normale e la convinzione , basata sul buonsenso ma non sulla scienza, che la divisione binaria proposta dal modello xx-y spieghi il dimorfismo, ha giocato un ruolo decisivo non solo per quello che pensiamo siano e facciano i cromosomi x e y, ma per la loro stessa esistenza di cromosomi “sessuali”. Per la Richardson l’invenzione dei cromosomi sessuali ha portato ad una cattiva scienza e a moltissimi dei pregiudizi esistenti sul sesso e sul genere.

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– Claire Ainsworth , ricercatrice di Cambrige, ha pubblicato un interessante articolo su Nature, intitolato Sex redefined, in cui mostra come il sesso sia uno spettro di variazione e il binarismo una costruzione.

Azzardiamo ancora di più, il cromosoma y ha un’influenza minima nel determinare il sesso maschile come minima è l’influenza del cromosoma x nel determinare il sesso femminile. La costruzione del genere e del sesso basata sui cromosomi sessuali ha influenzato i modelli, le domande e le risposte che la scienza si è posta assumendo un concetto tassonomico come reale.

Recenti studi pubblicati su Science con il titolo The brains of men and women aren’t really that different, study finds, hanno dimostrato che non esistono cerveli maschili e femminili ma che vi sono conformazioni diverse dovute alle diverse attività che convenzionalmente attribuiamo a maschi e femmine.              La maggior parte dei cervelli è “un mosaico di parti femminili e maschili” e solo lo 0,1% dei soggetti hanno comportamenti corrispondenti agli stereotipi di maschio e femmina. E’ probabilmente tempo di rivedere i test cui vengono sottoposte le persone transgender.

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Concludendo la demolizione dell’argomento base dei fruitori dell’essenzialismo possiamo dire che la costruzione del sesso mediante i cromosomi x e y si basa sulla convinzione di partenza di alcuni scienziati che nel corpo umano ci dovesse essere per forza qualcosa che fosse essa stessa “sessuale” (Per ulteriori argomentazioni si cerchino anche gli articoli accademici di Anne Fausto-Sterling, docente di biologia e studi di genere alla Brown University).

Cosa succede politicamente quando accettiamo il sistema sopra descritto?

  1. L’azione politica riduce drasticamente le sue proporzioni e diventa mero mestiere per far includere una categoria individuata e costruita sulle basi di un sistema escludente senza però elaborare una visione alternativa poiché incapace di immaginarla.
  2. Si individua la categoria da rappresentare come soggetto giuridico in base ad una pura astrazione. Si costruisce la categoria giuridica selezionando solo coloro che rispondono ad una visione binaria e presentabile. Statisticamente si lascia fuori la maggioranza di popolazione che richiede di essere riconosciuta.
  3. La costruzione di una categoria e la selezione arbitraria (ignorando le definizioni riconosciute a livello internazionale) delle caratteristiche dei suoi componenti, nella fattispecie parliamo della lettera T dell’acronimo lgbtqia, costringe i non-conforming a “migrare” sotto altre categorie. L’adozione di assunti abituali basati sulla differenza maschio/femmina rendono impensabili le pratiche di genere minoritarie (chi scrive non è convinto che siano così minoritarie). Gli argomenti utilizzati in maniera impropria e generica sono: l’egoismo, l’egocentrismo e il neoliberismo (usato senza cognizione di causa come argomento jolly). L’affermazione standard è che si tratti di una moda.
  4. Si usano gli argomenti essenzialisti per delegittimare le differenze o si sostiene che le differenze siano insensate proponendo un’inclusione illusoria che non è accettazione ma tentativo di far dissolvere gruppi che mettono in discussione la monoliticità della categoria.
  5. La scelta della presentabilità porta a creare la divisione tra moderati e radicali in base alla scelta di adesione o no al modello sociale mainstream.                    L’ala moderata ha un miglior dialogo con le istituzioni poiché non mette in discussione lo statu quo escludente. Questo porta a due conseguenze:          a) le concessioni saranno limitate b) l’ala “moderata” non lavora per la popolazione lgbtqia (al massimo solo per una parte) ma per il sistema vigente. L’ala “radicale”, d’altro canto, avrà serie difficoltà nel rapportarsi con le istituzioni ma porterà avanti istanze molto più aderenti alla realtà e la possibilità di porre in essere una vera politica di cambiamento.
  6. Quest’ultima osservazione non deriva da quanto scritto sopra ma ha carattere di pura critica politica:                                                                        Continua ad essere sostenuta la convinzione per cui se non ci si organizza in partiti e non si individuano categorie e istanze precise e circoscritte non si ottengono risultati (la prevedibilità di un sistema è estremamente rassicurante). A queste persone devono essere sfuggite un paio di cose: a) il fallimento del sistema dei partiti b) le più grandi conquiste degli ultimi anni (ma anche quelle storiche) sono state ottenute da movimenti intersezionali. Sono i grandi movimenti di persone di differente natura ma convergenti in una visione della società comune a creare pressione sul sistema politico e sociale. I cambiamenti nella politica economica delle multinazionali, così come le conquiste dei diritti ambientali, sono avvenuti non per la politica (che ora rischia di far passare un accordo che renderà schiave le persone e che pone le multinazionali al di sopra degli Stati) ma per l’opera reale di una moltitudine che riconosce gli stessi valori. La struttura politica è sostenuta da quei figli del ’68 che hanno amato molto di più la struttura del potere che la rivoluzione e che forse vi hanno aderito non per vitalità ma per conformismo.

Osservazioni morali

Dirette conseguenze dell’accettazione del binarismo e dell’essenzialismo sono:

  1. Transfobia interiorizzata : è la convinzione di valere meno di una persona cis. Questo porta a volere/dovere giustificare la propria esistenza, a rifugiarsi in argomenti deterministici e pseudo-scientifici e a valorizzarsi attraverso l’esaltazione del dolore. A quanto pare, per molte persone trans* il valore e l’autenticità del genere sono misurati mediante gli interventi cui ci si sottopone e al grado di disagio che si prova. L’esaltazione dell’esperienza del dolore è speculare al disprezzo che i sostenitori dell’essenzialismo tentano di riversare sulle persone T*. 
  2. Transnormatività : è il tentativo di imporre un modello accettabile che ricalca quello cis/eteronormativo. Per cui verrà ritenuta rispettabile e legittima la persona transgender che si adatterà o esprimerà l’aspettativa del ruolo di genere della società. Le donne trans* dovranno rispondere alla costruzione del femminile e gli uomini trans* alla costruzione del maschile.
  3. Misgendering : l’atteggiamento violento di porre in discussione l’identità di genere di una persona. Questa pratica è diffusa anche tra le persone T* che non sanno riconoscere un transgender se non dal suo aderire a stereotipi.Frasi esemplificative di misgendering sono:– Ho appena finito di lavare i piatti e “mi sento” una “lavastoviglie” e voglio essere riconosciuta come tale. – Dentro mi sento un gatto e ogni tanto miagolo. Ma che discorsi del bip! – Così ti puoi anche sentire Napoleone.                                                                                                                                                                             – Così ridicolizzi il mio percorso!                                                                                                                                                                                       – Non puoi impormi il tuo genere, al massimo uso il pronome che vuoi per cortesia. 

    Queste sono le tipiche frasi di chi non sa cosa sia l’identità di genere e impone la legittimazione solo a posteriori danneggiando esistenzialmente le persone transgender. Queste persone promuovono la cultura della violenza e sono responsabili del disagio sofferto da chi è nella loro stessa condizione e che può giungere anche a conseguenze estreme. Queste non sono opinioni ma transfobia.

  4. Body shaming : attuato da persone T* nei confronti di altre persone transgender è una strategia di misgendering che punta a enfatizzare e ridicolizzare le caratteristiche femminili negli FtM e maschili nelle MtF.Una frase tipica è: sembri decisamente una femminuccia. 
  5. Sessismo : l’accettazione di modelli stereotipati porta ad adottare tutti i comportamenti che si attribuiscono ai due sessi. Facciamo dell’aspettativa del ruolo di genere la nostra identità.Abbiamo per gli FtM il cosiddetto Manning up (Fai l’uomo!) consistente in tutti quei comportamenti che negano la sensibilità e la fragilità, l’esaltazione della mentalità sessuale predatoria dell’uomo, del paternalismo che lo vuole protettore del gentil sesso e via dicendo di tutti i luoghi comuni del modello del macho.Per le MtF si ha l’adozione del modello della “femmina” con ciò che ne consegue : modello fisico del “femminone”, modello della “bimba” : vulnerabilità, sensibilità portata al paradosso, mito del principe azzurro etc. o modello “ape regina”.                                                                                                                                                                                                
  6. Bullismo : la necessità di difendere la legittimità basata su fragili convinzioni porta a dinamiche di gruppo che isolano coloro che non la pensano e non vivono allo stesso modo. Si arriva a veri e propri linciaggi di gruppo in cui il singolo si sente forte perché vede ripetuta dal gruppo la sua convinzione a discapito di un altro. Questo avviene in quei gruppi dove c’è uno/a pseudo-leader e dei gregari. In certi gruppi ci sono assurde regole per le quali non si potrebbe assumere il nome d’elezione e usare i pronomi del proprio genere prima di aver iniziato la transizione o comunque se non ci si è adoperati per adattare la propria immagine all’aspettativa di genere.
  7. L’accettazione di tutti i luoghi comuni di cui abbiamo parlato porta ad azioni che tutelano gli interessi solo di alcune persone T* a discapito di tutti gli altri non-conforming trasformando un’azione politica in una personalistica.

Conclusioni

Alla luce di tutto quello che è stato discusso possiamo giungere alle seguenti conclusioni:

  1. Occorre riconsiderare il rapporto con gli specialisti ed elaborare un linguaggio e dei modelli che descrivano realmente le persone transgender e non le obblighino entro costruzioni fittizie per poter accedere alle terapie necessarie. Si deve anche tenere ben presente che non tutte le persone transgender desiderano transizionare al sesso opposto. I termini FtoM e MtoF indicano una direzione verso la quale ci si muove ma non indicano obbligatoriamente l’arrivare al sesso opposto.
  2. Considerare e perseguire la depsichiatrizzazione della condizione transgender in quanto non si tratta di un disturbo ma di una condizione legittima nello spettro della variabilità dell’identità di genere.
  3. Riconsiderare la narrativa per descrivere e raccontare la condizione transgender riducendo la narrativa del dolore e descrivendo la complessità del fenomeno. Fornire maggiori e più precise informazioni sia alle persone transgender, al fine di permettere una scelta consapevole delle terapie di cui si necessita, sia a coloro che si avvicinano con interesse a questa realtà. Occorre rimodellare l’immagine mainstream che forniamo ai media e che i media ci rimandano in un meccanismo chiuso e falsato.
  4. Contrasto più consapevole e preparato alla transfobia portando alla luce i meccanismi a monte della violenza che risiedono nel linguaggio e nelle convinzioni sessiste ed essenzialiste. L’insulto (o forme di violenza peggiori) è una forma di transfobia evidente ma scaturisce da costruzioni mentali acquisite.
  5. Promuovere i movimenti intersezionali in quanto permettono un’azione concreta sui meccanismi, che sono reali, e non sulle categorie, che sono costruzioni. L’intersezionalità permette un’analisi completa di un problema e non è un’alleanza di convenienza ma il riconoscimento di una visione comune del futuro, quello che rende un’azione politica produttiva e creativa e non normativa.
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11 pensieri su “Dimostrazione dell’esistenza di un attivista parte 2

  1. Occorre rifarsi ai principi darwinistici di selezione del più adatto.
    Avevo già scritto in proposito ma qui lo ripeto brevemente per Ethan Libano.
    Ciascun organismo vivente, per potersi adattare alle mutazioni ambientali, deve mantenere, nell’adattamento, la capacità di cambiare.
    Questo significa che una parte dei caratteri base sono trasmessi in maniera immutabile.
    Altri caratteri, più a contatto con la vita quotidiana, per la ricerca del cibo, del partner, per la difesa dai predatori, per la riproduzione (riferiamoci solo agli organismi più complessi, come nella specie umana) sono invece adattivi, vale a dire più suscettibili di cambiamento.
    Ciò non toglie che se le mutazioni non sono favorevoli alla sopravvivenza della specie, esse divengono recessive, cioè tendono a scomparire; in che modo?
    Aumenta semplicemente la mortalità dell’individuo che porta quei caratteri, ovvero una diminuita capacità di riprodursi.
    E’ quest’ultimo il caso che stiamo vivendo in modo intenso nell’ultimo secolo, specialmente nella società occidentale.
    Ma proprio perchè l’uomo mantiene la sua capacità di adattarsi ai cambiamenti nel corso dei millenni che, casi come il presente (exploit dei movimenti gay in occidente, grazie alla democrazia, che si rivelerà fatale per la civiltà occidentale) sono già accaduti in passato – si pensi agli episodi biblici di Sodoma e Gomorra, così invisi al creatore da spazzare via le città col diluvio.
    Sono miti, ok, ma la dicono lunga sul terrore dei nostri avi riguardo l’omosessualità, al punto da inventarsi un Dio che li fa scomparire dalla faccia della terra insieme alle loro cose.
    Numerosi regnanti si sono accaniti contro gli omosessuali, in ogni epoca, con la condanna a morte; è il caso di Gengis Khan, che passava a fil di spada i guerrieri sorpresi in atti omosessuali e questo perchè i mongoli erano uno sparuto popolo di soli 2,5 milioni di abitanti, che voleva porre sotto un comando centralizzato la Cina (Catai) e ci riuscì.
    Tutti gli uomini servivano per la riproduzione, inoltre, causa guerre, malattie, carestie, la mortalità era elevatissima e ci fu un periodo storico, per l’Europa, di quattro secoli, a partire dal 1348 in cui si rischiò l’estinzione dei popoli colpiti, causa peste nera e altre malattie infettive (febbri puerperali).

    L’educazione permette alla specie umana di trasmettere culturalmente le conquiste che ne hanno favorito lo sviluppo. Se l’uomo non possedesse capacità di adattamento, grazie anche agli insegnamenti trasmessi dai suoi predecessori, la specie umana non sarebbe stata vincente sulle altre specie che, attenzione, non sono sue nemiche ma concorrenti nell’ottimizzazione degli esseri viventi con l’ambiente, nel massimo grado in qualità di vita, numero (fertilità) e differenziazione.

    E’ per questo che ritroviamo l’omosessualità, ripetuta nel corso di millenni, come spuria nell’esubero della sessualità. Voglio dire che il desiderio sessuale può essere così intenso da spingere all’accoppiamento, infruttuoso, anche con partner dello stesso sesso.
    Si ricordi il divertente aneddoto che termina con la locuzione “Troppa grazia, sant’Antonio!”
    Da questa semplice iper-dotazione di desiderio sessuale, che la natura ci ha generosamente concesso, nasce tutta questa storia di non riconoscersi nel proprio sesso biologico perchè, si prova desiderio per il proprio simile, al punto da far nascere un movimento sessuale mondiale per l’affermazione di un movimento di lotta assai agguerrita.
    La disforia dell’identità di genere può essere favorita dall’ambiente nel quale si cresce e si frequenta (famiglia, scuola, varie comunità).
    Della capacità di adattamento fa parte anche la facoltà di assumere ruoli diversi dal proprio per semplice apprendimento. Così, come la ginnastica fa sviluppare il muscolo, il ripetere un comportamento lo rafforza sempre più, al punto da ritenere di essere nati con quella caratteristica.
    Di fatto il cervello crea sinapsi e percorsi favorenti quel comportamento, che si rafforzano sempre di più.
    Da qui la convinzione degli omosessuali di essere nati così e non di essere stati educati, anche non coscientemente, all’omosessualità.
    Una volta appreso e consolidato un comportamento, è assai difficile se non impossibile sbarazzarsene; è ciò che succede con le dipendenze verso sostanze o verso abitudini alimentari, ecc.
    Cosa succederà in futuro?
    L’aver impostato, addirittura sul piano mondiale, il comportamento omosessuale come virtù, come diritto e non come eccezione regressiva, ha prodotto un ingigantimento artificiale di un fattore negativo per la civiltà occidentale, assai difficile, ormai, da rimuovere, che avrà come risultato un ulteriore calo di nascite (l’altro più grave fattore è la donna che, dedicandosi al lavoro esterno, non fa più figli e, soprattutto no li educa).
    Ci sono però altre civiltà che hanno tenuto a bada l’omosessualità e che continuano a riprodursi celermente, fino a sostituire, nei prossimi decenni, la moribonda civiltà occidentale.

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    • pseudoscienza 🙂 la distorsione du presupposto pseudo morale di una disciplina oggettiva. Strano come chi è fanatico diventi improvvisamente positivista quando gli è necessario. Quando arriva ai bordi della terra acceleri. Vediamo se è meglio essere copernicani o tolemaici

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  2. Non credo che tutto sia riducibile a “natura versus costruzione culturale” per me il punto è sempre il solito: un trans ftm aggressivo è se stesso quanto un trans ftm dolce; non è l’indole caratteriale a determinare l’identità di genere e vale anche per le persone cisgender. Quanto alla narrativa del dolore, è sbagliato ridurre tutto a questo, ma credo che nello scoprire di avere una condizione in cui a differenza della maggioranza delle persone la tua identità di genere non corrisponde al sesso biologico espresso dal tuo corpo ci sia sempre dolore a prescindere che si decida di operarsi o no (percorsi entrambi legittimi).

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      • Le ripetizioni sono utili, perchè non è facile capire il punto di vista degli altri, e poi si dimentica.
        Su quest’ultima risposta, a stretto rigor di termini, la persona ftm o mtf o altro, non dovrebbe soffrire (anche se ciò accade spesso) di aver scoperto una non corrispondenza, tra sesso biologico e quello sentito, perchè per lei non lo c’è; è agli altri che appare tale ed è delusa, arrabbiata perchè c’è un giudizio negativo o indifferenza.

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    • Non sei ripetitivo 🙂 Non si tratta di natura Vs Cultura ma di porre l’attenzione sul fatto che la scienza viene spesso influenzata a monte da idee mainstream della società (e quindi perde la usa distanza dalla materia) oppure viene distorta dalle ideologie per ottenere argomentazioni pseudo-scientifiche come quelle che puoi leggere anche tra questi commenti.

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      • ti ringrazio. Non è il tuo caso ma quando partecipo a queste discussioni noto sempre una forte polarizzazione dove da una parte quelli che potremmo genericamente definire “conservatori-reazionari” riducono tutto a biologia, natura e vorrebbero convincerci che tutte le donne in quanto tali sono naturalmente portate a fare le casalinghe o ad amare il colore rosa ecc..; e dall’altra coloro che genericamente chiamerò “progressisti” i quali all’insegna del “tutto è culturalmente costruito inclusi sentimenti e desideri” quasi quasi vorrebbero minimizzare o negare le differenze anatomiche, biologiche e fisiche tra i sesso maschile e sesso femminile oppure dicono che se vuoi certe cose non sei veramente tu a volerle (e non condivido questa asserzione). I conservatori-reazionari dicono cazzate e lo so, ma non mi riconosco del tutto neanche nella posizione opposta pur essendo d’accordo su molti punti

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  3. Riferendomi a quest’ultima risposta di ProgettoImago, siamo d’accordo entrambe che la scienza va presa come riferimento per i fenomeni naturali (o meglio, la scienza non inventa nulla, studia e descrive la natura) non va “tirata per la giacchetta” cioè distorta per sostenere i nostri punti di vista.
    Il fatto paradossale è che punti di vista, manifestamente in contrasto, portano a proprio favore tesi scientifiche.

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  4. Avevo preparato per ProgettoImago, da alcuni giorni, una risposta che non ho inserito per non essere eccessivamente polemico, la pubblico ora dopo averla rivista alla luce delle ultime risposte.

    “A questo proposito possiamo affermare che la costruzione del sesso basata sui cromosomi è stata pressoché demolita dagli esperti nel settore.”

    Sarah S. Richardson, è professoressa di scienze sociali, non una biologa.

    Tutto il tuo articolo, Ethan, si basa su negazioni di leggi scientifiche.
    L’unica legge valida sull’origine della vita è quella Darwiniana, sulla selezione naturale, madre di tutte le varianti essenziali, dettate dalla selezione stessa, adattate alla personale visione del mondo di ciascuno.

    I sessi sono effettivamente due, e questo proprio su base cromosomica, mentre non esistono geni che definiscano il mondo GLBT, costruito grazie a riconoscimenti politici, per tenera a bada i disagi sociali di giovani o adulti in conflitto con la società più vasta o con quella particolare del proprio nucleo familiare.
    In sostanza capovolgo le tue affermazioni; è la scienza che viene distorta a favore delle proprie tesi.
    Ciò che stupisce è come i governi abbiano potuto fare queste concessioni, iniziando a sbagliare da oltre mezzo secolo ad oggi.

    E’ ben noto a tutti gli scienziati che non si può barare con la natura. Si possono fare supposizioni per ciò che non si conosce ma restano tali in attesa di ulteriori verifiche, senza acquisire il valore di leggi.
    In attesa si cerca di non accanirsi con i portatori di disagi psichici, che sfociano nelle numerose varianti omosessuali, in attesa che i cambiamenti portati alle leggi sociali rivelino la loro erroneità dalle conseguenze che tali provvedimenti causeranno.
    La linea giusta è quella tradizionale di cura dei disadattamenti come disturbi psichici di varia gravità.
    Colui che si sente uomo in un corpo di donna o viceversa, più tutte le altri varianti ha una schizofrenia di vario grado, che va curata, oppure un conflitto non risolto di origine familiare o relazionale con l’ambiente sociale più vasto.
    Per non prendere atto delle proprie difficoltà, tutto questo universo di disadattati, vorrebbe che fosse il mondo attorno a cambiare.
    Ma cambiare in che modo, poi? In tutte quelle varianti possibili GLBT raccolte nella lettera T*, se ho ben capito.
    I T* sono spesso perseguitati, ma stanno incontrando crescenti riconoscimenti. Hanno introdotto il termine “omofobia” per tutti coloro che cercano di riportare questa umanità all’interno di terapie possibili, per riconoscere il proprio io nell’eterosessualità nativa. L’introduzione del reato di omofobia condanna all’incomunicabilità.
    Nei gruppi GLBT ci sono molti disaccordi, studiati da Nathanael in questo blog, le incomprensioni di quelli che non si riconoscono nei gruppi GLBT è ancora maggiore, manca la volontà di capire chi è diverso da noi per pigrizia mentale o perchè si tende a semplificare, sbagliando.

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