Fertility day: perchè offende?

Un giorno mi sono visto in bacheca, da parte di ogni mio contatto “donna eterosessuale“, delle simpatiche vignette che chiedevano allo Stato di dare loro dei soldi e lavoro per rendere possibile il diventare madre.
Ho in seguito scoperto che questa indignazione era dovuta alla proclamazione del “fertility day“, campagna mirata non solo alla donna (l’uomo non è fertile? non ha il dovere di far figli?) ma che più che come donna la trattava come un utero, un utero che ha il dovere di sfornare figli italici e che soprattutto ha una data di scadenza.

 

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L’indignazione per il fatto che probabilmente non si fanno figli per motivi di soldi e di crisi economica ci sta, ma …perché non viene colto il vero problema?
Molte donne non fanno figli perché semplicemente non desiderano diventare madri. Altre, alcune di queste, non amano i bambini, cosa che è a quanto pare ancora un tabù, tanto che se una donna dice chiaramente di non amare i bambini viene guardata come cattiva e snaturata (ciò non accade se un uomo non ama i bambini).

 

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Mi rendo conto della critica politica di chi accusa uno Stato che chiede di fare figli non dando la possibilità di farli. Va ancora “di moda” firmare le dimissioni in bianco nel caso l’assunta donna rimanesse incinta…
Ma se dimenticassimo per un attimo tutto questo, e ci concentrassimo sul binarismo e sul sessismo che chiede alle donne di adempiere un “dovere” innato e naturale?

Tutto questo mi ricorda…

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4 pensieri su “Fertility day: perchè offende?

  1. ci sono persone che vogliono figli e persone che non ne vogliono. Questo va accettato. Il fertility day è una cavolata: se vogliono parlare dei problemi di fertilità ne parlassero senza retorica reazionaria e cripto-fascista

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    • Divertenti le vignette, ma il problema rimane ed è grave… però, sembra se ne siano accorti improvvisamente.
      Dura invece da decenni la stasi demografica in occidente; per altri aspetti la denatalità è provvidenziale per questo nostro pianeta, dove l’essere umano rappresenta il maggiore fattore di degrado climatico, di esaurimento delle risorse e della sparizione di milioni di specie viventi.
      E’ sempre utile ricordare le norme igieniche che permettono di mantenere alta la fertilità, fin dall’infanzia, e ricordare che c’è un tempo migliore, ma limitato, per fare tutto. In particolare, i figli si fanno da giovani, quando non servono cure speciali; è la natura che lo stabilisce:
      La donna deve terminare gli allattamenti entro il 28 esimo anno di età partendo dal menarca; è quello il segnale; questo il periodo di maggior successo riproduttivo. Fare i figli da ragazze, non da nonne laureate e in (fine) carriera, ormai sterili.
      Ma a cosa è servito studiare tanto, scarpinare per i corridoi delle aziende, delle scuole, degli ospedali, nei transatlantici… quando non si è adempiuto al più importante compito per una donna, cioè fare figli?
      Se però sei occupata a laureati e a far carriera, in concorrenza o in duplicato con l’uomo, lascia perdere, ci penseranno le africane, le asiatiche, le islamiche a riprodursi e a importi, in futuro, le loro culture che, sebbene deteriori, sono vincenti sul piano biologico.
      La natura ci dice:
      “Sveglia, non è la Lorenzin che ti parla, ne il Duce che si raccomanda, ma un Ente che esiste da quattro miliardi e mezzo di anni e che, dall’alto della sua sapienza ed esperienza ti ordina: fai figli ora o scomparirai a vantaggio di qualcun altro”.
      E’ questa la legge della selezione delle specie in vigore da sempre, ma spesso dimenticata.
      Si è visto che non è possibile, ed è pure molto costoso, per una società far fare alle donne attività diverse da quelle per le quali sono nate e si sono evolute da milioni di anni, vale a dire madri ed educatrici della prole, dove le tate non trasmettono quelli che sono i valori di una civiltà.
      La divisione tradizionale dei compiti: uomo che procura le risorse, donna che le gestisce in casa allevando figli, è quella che ha funzionato dagli albori della civiltà umana.
      La società industriale, il capitalismo, ha sovvertito quest’ordine distruggendo un equilibrio che stava funzionando al meglio.
      Certo, è sempre possibile una più dettagliata ed equilibrata divisione dei compiti e dei ruoli in famiglia, in modo da sgravare l’impegno della donna, anche con gli aiuti che lo Stato può dare con servizi sociali a sostegno.
      L’uomo potrà tornare ad occuparsi di lavori oggi monopolizzati dalle donne (si pensi all’istruzione, alla sanità, all’amministrazione); la donna è invece insostituibile come fattrice ed educatrice, diversamente già si avvertono le conseguenze di un degrado inarrestabile della civiltà occidentale, pronta a scomparire a favore di altre più primitive.
      Come si può ignorare che il compito della donna in famiglia è il più importante in assoluto, per qualsiasi società. Per questo sono necessari importanti riconoscimenti per la donna circa la scala di valori che deve regolare una società. Riconoscere i valori veri e affondare la mediocrità nella quale siamo caduti, causa politici, giornalisti, la cronaca più deteriore ed un certo modo di fare cultura.
      Nel filmato che segue studi scientifici prevedono come, nel giro di pochi decenni, in seguito ad una denatalità progressiva, l’intera popolazione europea verrà sostituita da quella africana e asiatica, con tassi di natalità esplosivi, che costringono quei popoli ad emigrazioni inarrestabili sul continente europeo, cambiandone l’aspetto demografico e l’economia.
      Ci sarà un livellamento del mondo ma verso il basso, come fu per il comunismo, ora tumulato senza rimpianti.
      Le crisi economiche ripetute e inarrestabili, la fine del capitalismo (forse è già morto ma non si sente ancora l’odore della putrefazione), i disastri ambientali, la scomparsa del cristianesimo a favore dell’Islam – e questo sarebbe pure un bene se l’Islam non fosse la peggiore ideologia pazzoide che sia mai stata pensata – favoriranno questi cambiamenti, ormai irreversibili.
      Non si escludono rivolte, guerre, pogrom, pulizie etniche. Cose già viste ma sempre dimenticate.
      C’è una contraddizione di base elusa incoscientemente dagli economisti: non ci potrà essere ripresa demografica, economica e sviluppo, perché questo contrasta con l’esaurimento delle risorse, i cambiamenti climatici, l’estinzione delle specie viventi.
      Sono contraddizioni che verranno al pettine e serviranno a spiegare perchè caliamo sempre più nella merda ogni giorno che passa, ma sempre a mezzo palmo dal mento, il che ci consente di galleggiare in essa come tanti stronzi, con il fiato delle nostre stesse chiacchiere, destinate prima o poi a diventare bollicine.

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