Gay sta a bisessuale come trans sta a … ? (è il momento di autodefinirci)

E’ il momento di dare una definizione per i percorsi non canonici trans. Senza usare il “non”

Quando iniziai a percorrere la mia strada di consapevolezza e di attivismo dovetti aspettare alcuni anni prima di trovare una persona che sentissi a me vicina.
Un giorno su un portale allora chiamato GayRomeo conobbi un ragazzo che ai tempi si definiva gay, e a cui dissi di essere attivista.

Col tempo la nostra relazione finì, ma la nostra amicizia no, e, confrontandosi con una persona di genere non conforme, lui riuscì ad ammettere a se stesso e agli altri di non essere completamente omosessuale, di provare attrazione per uomini androgini e donne androgine, quasi di preferirli, ma  a quel punto iniziò a riflettere su come entrare nel mondo gay aveva censurato questa sua identità ed istanza schiacciandolo nell’identità politica gay, facendogli credere che la sua presenza nel movimento era dovuta non alla sua bisessualità e alla rivendicazione di essa, ma alla sua “parte omosessuale” e alla difesa dei diritti omosessuali. A causa dello stigma da parte del mondo etero, ma soprattutto da parte del mondo omosessuale, e alla convenienza che questo mondo aveva a tenerlo tra le sue file di attivisti, era diventato uno dei tanti militanti contro l’omofobia e per i matrimoni gay.

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Oggi Leonardo è un attivista per la pansessualità e la bisessualità, insiste che nelle scuole, nella sanità e sui posti di lavoro si parli di bisessualità e pansessualità, nonchè di bifobia e panfobia, e milita contro il binarismo.
Fare attivismo con lui mi piaceva perché, anche se in condizioni diverse, condividevamo l’essere sospesi tra il mondo dei cis/etero e quello dei gay e trans, che ci accettava ma con riserva, col permesso di soggiorno, solo se “accettavamo” di definirci come loro. Ciò per lui comportava l’atto semplice (ma non banale) di definirsi gay. Per quanto riguarda me, il pegno da pagare era l’essere transessuale, fare la mia bella transizione medicalizzata e canonica, raccontare le mie trans narratives sulla mia infanzia binaria nel corpo sbagliato, mettere la mia bella cravatta, tatuarmi il simbolo trans, fare palestra, e guardare sotto le gonnelle.

La mia istanza veniva sempre schiacciata. C’era sempre un ombrello che doveva comprendermi, e quasi mi faceva il “piacere” e l’onore di comprendermi, cancellando poi le mie istanze, mostrandosi contrario, o paternalisticamente dicendo che ci sarebbe stato tempo, in futuro, per le mie istanze, in un mondo migliore, quando noi saremo tutti morti. nel frattempo le mie braccia (rubate all’architettura?) erano pronte a portare i loro picchetti, per migliorare le loro condizioni di vita.
Io, orfano di una comunità che mi accogliesse e mi includesse, per anni mi sono nascosto nella T come chi, essendo bisessuale, si è nascosto nella G.

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Tutti erano fieri di noi, noi coraggiosi che facevamo dei coming out (con parole che non ci definivano e non sentivamo nostre), perchè non rimanevamo nascosti come chi, nella mia situazione, viveva da cis, o come chi, essendo bi, viveva da etero.
C’era chi non riusciva a comprendere la nostra coppia, perché non voleva credere alla sua bisessualità (per loro era gay) nè alla mia non conformità di genere (per loro ero donna). Queste due affermazioni, se affermate inseme, creavano un paradosso, secondo il quale noi non potevamo essere, o essere stati, coppia, ma ne eravamo divertiti, perché era l’ennesima conferma del non rientrare nei loro schemi binari, in cui se qualcuno è fuori da cis, trans, omo, etero, non esiste o si sta definendo in modo sbagliato, per confusione o mancanza di coraggio.

Non c’è ancora un termine per “i bisessuali” dell’identità di genere, o meglio, ce ne sono troppi (ma sono stati coniati da altri).
Puzzano di teoria queer, oppure sottolineano un “passaggio” che molti come me non sentono proprio.

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Se trans fosse recepito come speculare di cis, si parlerebbe di essere al di là o al di quà dei confini del genere. Purtroppo però nella percezione comune “trans” sottolinea un passaggio e un cambiamento, spesso fisico, o anche di ruolo di genere, che magari ha senso se si parla di trans medicalizzati, ma ha meno senso se si parla di tutte le altre variabili di genere, che più che sottolineare, nel definirsi, il “cambiamento” (quel “to” di FtoM e di MtoF), sottolineano la differenza, una differenza, una non conformità, che c’è da sempre e non si riduce ad una metamorfosi.

Se oggi bi e pansessuale sono termini abbastanza chiari per definire l’universo di orientamenti eroticoaffettivi tra omo ed etero, non c’è ancora un termine per descrivere la condizione delle persone tra cisgender e transessuale.
Quando i primi bisessuali alzarono la testa per fare attivismo, subito gay e lesbiche misero sulle loro spalle il peso degli errori e della viltà di chi, in passato, essendo bisessuale o gay velato, aveva vissuto nell’ombra, nascondendosi in matrimoni etero e nella rassicurante vita sociale da “normale“.

Anche con noi lo fanno. Ci paragonano ai travestiti del sabato sera, i top manager con moglie e figli. Alle signorine che sono maschietti su facebook ma poi sono, nella vita reale, solo ragazze con smalti metallizzati e capelli verdi. A chi cambia definizione e polarità di genere una volta a settimana, in una nevrotica e instancabile creazione e disattivazione di profili facebook e twitter, e ci dicono che siamo pochi, picareschi, incapaci di metterci nome, cognome e faccia, incapaci di formalizzare le nostre istanze.

Ma quando alcuni di noi (non troppi), riusciranno a produrre un documento con istanze chiare, come hanno fatto le famose 49 lesbiche, e quando chiederemo al gay, lesbiche, transessuali, pensatori queer, intersessuali, bisessuali, asessuali, di sottoscriverle?
Quando chiederemo di essere compresi in una legge “contro la transfobia” che non comprenda solo periziati e ormonati, così come i bisessuali hanno chiesto di essere compresi in una legge “contro l’omofobia” che tuteli tutti gli orientamenti e non solo quello omo, quando chiederemo il riconoscimento delle persone non binarie e non medicalizzate, loro firmerano con noi o polemizzeranno?
Penseranno che estendere i diritti a noi tolga qualcosa a loro?

Come gli etero che pensano che il matrimonio gay tolga qualcosa al loro matrimonio?
Questi sono interrogativi che avranno risposta solo quando ci faremo sentire.
Nel frattempo i bisessuali sono arrivati alla loro quarta giornata della visibilità bisessuale, e coinvolgono sempre più persone, hanno introdotto la parola “Bifobia, che ormai sentiamo usare anche da parlamentari.
E’ il momento che i “non-” dell’identità di genere si facciano sentire.

Se sei uno/a/* di noi, scrivici.
progettogenderqueer@gmail.com

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10 pensieri su “Gay sta a bisessuale come trans sta a … ? (è il momento di autodefinirci)

  1. trans indica sempre il passaggio dal genere legato al sesso biologico al genere d’elezione, a prescindere dal fare l’operazione o no. e non centra il “ruolo di genere”: un trans FtM può anche fare professioni considerate genericamente “femminili”. Ma poi non esiste già il termine transgender per includere anche chi non si opera chirurgicamente?

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  2. La stessa cosa vale per me, ma in quanto grey-a, nè asessuale nè allosessuale.

    Una domanda:
    cosa deve fare un non-binario o un non-medicalizzato per essere credibile?

    per un medicalizzato, è cercare il più possibile di “diventare uomo” o “diventare donna”, ricorrendo a ormoni, chirurgia, ecc.

    per un non-medicalizzato, è cercare il più possibile di “sembrare” quindi esternare la sua identità di genere, ma senza interventi chirurgici/ormonali: magari usando solo i vestiti, il parrucco e il trucco si sarà androgini o ambigui, ma la società potrebbe comunque “percepire lo sforzo”.

    ma i non-binari? (cioè chi è agender, genderqueer, ecc)

    ad esempio, una persona di sesso maschile e di genere non binario, che continua a presentarsi come ragazzo (quindi non-androgino nè femminile); o una persona di sesso femminile e di genere non binario, che continua a presentarsi come ragazza (quindi non-androgina nè maschile)…

    Conosco molte persone così, sia di sesso femminile che di maschile, che si definiscono non-binari o agender o genderqueer, perchè dicono di non sentirsi nè maschi nè femmine, o che non capiscono cosa vuol dire sentirsi maschi o femmine, ma poi si presentano come persone cisgender, magari con interessi sia femminili che maschili che unisex, quindi con una personalità un po’ queer, ma totalmente cisgender nell’aspetto.

    Magari ti ho dato un’idea per un post futuro, visto che è pieno di “signorine che sono maschietti su facebook ma poi sono, nella vita reale, solo ragazze con smalti metallizzati e capelli verdi”. O che sono “agender su OkCupid ma poi sono, nella vita reale, solo ragazze con smalti metallizzati e capelli verdi” o ragazzi cisgender.

    Ovviamente sono dell’idea che ognuno possa definirsi come vuole e presentarsi come vuole. Ma se si parla di “lotta politica di/per non-binari”, quindi agender, bigender, genderqueer, ecc, cosa potrebbe saltar fuori? I trans ftm e mtf non medicalizzati rimangono sempre trans, molto più visibili per via dell’ambiguità e dell’androginia… ma i non-binari?

    quale categoria è più credibile?

    – quella che ricerca l’androginia esteriore?
    – quella che vuole comunque transizionare? (tanti gli “agender”, “genderqueer”, ecc che dicono di non sentirsi ne uomo ne donna ma transizionano comunque, specie “ftm”, quindi asportazione del seno, assunzione di ormoni, ecc). [quindi esteticamente binario “verso l’altro sesso”]
    – quella che sembra cisgender? [quindi esteticamente binario “verso il mio sesso biologico”]

    Quanto espressione di genere (sia estetica che linguistica) e identità di genere sono collegate?

    Ok, ho esagerato.

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    • ma veramente le persone di cui parli non sono senza genere, sono semplicemente uomini e donne cisgender che hanno un look visto come “inusuale” o che non si riconoscono, in tutto o in parte, nei ruoli di genere “tradizionali” ma restano uomini e donne. Una ragazza rasata a zero o coi capelli verdi sempre ragazza è, un ragazzo depilato e coi capelli lunghi fino al edere e mgari con un rossetto metallizzato sempre ragazzo è

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  3. inoltre…

    – “non medicalizzato” (con identità uomo/donna/altro) sta tra “transgender” (uomo/donna/altro) e “cisgender” (uomo/donna/altro)

    – mentre “non-binario” (cis/trans/non-med) sta tra “uomo” (cis/trans/non-med) e “donna” (cis/trans/nonmed)

    ???

    Scusa ho una fissa per la terminologia.

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