Dorella, la logopedista che dà “voce” alle persone transgender

Oltre ad essere una persona gender non conforming, in passato mi sono occupato di dizione e di studio del doppiaggio, doppiando anche, talvolta, piccole parti in cui davo voce a ragazzini pre-adolescenti.
Per questo ho sempre avuto la speranza che dal logopetisti e foniatri potesse arrivare un grande aiuto alle persone transgender che vogliono usare la voce in modo che renda giustizia alla propria identità di genere.
Per questo, appena ho saputo dell’iniziativa della Dott.ssa Minnelli, ho deciso di intervistarla, facendole anche domande tecniche e facendomi narrare la storia del suo centro, che è specializzato proprio nell’aiutare le persone transgender.

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Raccontateci chi siete, e come nasce il vostro centro?

Sono la Dr.ssa Dorella Minelli, sono logopedista da circa 30 anni e sono titolare del Centro Italiano Logopedia che ha sede a Brescia, a Ghedi (BS) e a Verona. Fanno parte del Centro al momento 25 consulenti preparati ed esperti, altamente qualificati, in particolare modo mi avvolgo per il Servizio Voce Transgender di 2 collaboratrici logopediste specializzate nella rieducazione/educazione della voce che sono in grado di elaborare progetti terapeutici personalizzati ed efficaci.

Come è nata l’idea di dedicarsi alle persone transgender?

La voce è un mondo complesso: la voce trasporta il messaggio emotivo, affina le emozioni, rivela l’individuo. La parola trasporta il messaggio intellettuale, la parola può ingannare, mentre la voce lo fa raramente. L’uomo nasce con la voce, la parola invece deve essere imparata.

La voce è esattamente un’espressione sonora della personalità e come tale deve essere considerata in qualsiasi problema vocale noi vogliamo studiare.

La dinamica vocale in sé, è già psicodinamica, attraverso la voce dreniamo gran parte della nostra carica emotiva.

Ed è proprio per questo motivo che mi sono dedicata alle persone transgender perché è necessario nel percorso di queste persone permettere a loro di ritrovare la massima espressione della propria persona attraverso l’uso della PROPRIA voce, proprio perché la voce è il riflesso non falsificabile del nostro io ed è completamente alle dipendenze della nostra psiche.

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Lavorate sia con persone sia nel percorso MtF che nel percoso FtM?

Sì, anche se la percentuale di mtf che richiede una terapia della voce è maggiore rispetto agli ftm, questo perché nonostante le mtf possano ricorrere a interventi medici e chirurgici il raggiungimento di una voce femminile richiede un intervento logopedico specifico, proprio perché ottenere una voce femminile è una questione complessa. Diversamente negli ftm la terapia ormonale genera autonomamente risultati soddisfacenti sulla voce.

Lavorate anche con persone non medicalizzate?

Certamente,anche se il trattamento che permette di ottenere risultati ottimali e duraturi è quello combinato: intervento chirurgico e rieducazione logopedica.

Vi sono diversi tipi di intervento chirurgico che possono essere suddivisi in due gruppi: tecniche che interessano la struttura laringea e tecniche che interessano le corde vocali. In entrambi i casi questi interventi hanno lo scopo di modificare, direttamente ed indirettamente, la tensione, la lunghezza e lo spessore delle corde vocali. Ad oggi, l’intervento di fonochirurgia che ha dato risultati più soddisfacenti è quello di tiroplastica tipo IV.

Lavorate anche con persone genderqueer e genderfluid?

Sì, l’importante per noi logopedisti è capire l’esigenza di chi si rivolge a noi per poi stipulare un accordo terapeutico che identifichi le specifiche caratteristiche vocali desiderate

Lavorate anche con drag king e drag queen per migliorare le performance vocali nella loro interpretazione del genere opposto? Cosa riguardo, ad esempio, al canto?

Per il momento ci occupiamo di voce parlata, ma l’ambito della voce cantata rientra nei nostri progetti a breve.

Differenza tra logopedista e foniatra?

Il foniatra è il medico che esegue la diagnosi osservando lo stato degli organi e la funzionalità dell’apparato vocale.

Il logopedista è il riabilitatore che, in riferimento alla diagnosi e alla prescrizione del foniatra o dell’otorino si occupa dell’educazione e rieducazione in questo caso di disturbi della voce.

Un esempio: il foniatra fa diagnosi di noduli alle corde vocali e prescrive un ciclo di logopedia, a seguire il logopedista si occupa dell’educazione della voce in modo che i noduli alle corde vocali si risolvano.

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Timbro, frequenza, registro vocale, volume, altezza…puoi spiegare ai lettori e alle lettrici?

I parametri vocali della voce sono tre: altezza, volume e timbro.

L’altezza è data dalla frequenza del suono, cioè dal numero di cicli di apertura e di chiusura delle corde vocali al secondo. In base alla frequenza, un suono può essere acuto o grave. La frequenza varia nel singolo soggetto in base all’età (ad esempio la voce dei bambini è più acuta di quella degli adulti), al sesso (la voce maschile è più bassa di quella femminile). Inoltre ogni persona possiede una gamma di frequenze sulla quale la voce può muoversi; ogni gamma è prodotta da un particolare assetto degli organi vocali e prende il nome di registro vocale.
Il volume di una voce dipende dall’ampiezza di vibrazione delle corde vocali, che è determinato dalla pressione con cui arriva l’aria dai polmoni alle corde vocali; in base a tale parametro la voce può risultare forte o debole.
Il timbro di una voce è dato dalla forma delle cavità di risonanza (gola, bocca e cavità nasali). Il suono prodotto a livello della laringe viene modificato dalla specifica forma delle cavità stesse. Ciò rende identificativa e unica la voce di ogni singolo individuo.

Ci raccontate la differenza al livello biologico della voce maschile e femminile? e rispetto a quella dei bambini? come e quando cambia nei due sessi biologici?

Il segnale vocale è generato dalla vibrazione delle corde vocali inserite nella laringe, pertanto la differenziazione del suono nasce dalla diversità anatomica di queste strutture. La laringe alla nascita si trova in una posizione alta del collo e le corde vocali hanno una lunghezza di circa 5 mm. I principali cambiamenti avvengono in età puberale, in cui la laringe si abbassa e le corde vocali si allungano: nella donna da 11-12 mm arrivano a 14-18 mm, nell’uomo arrivano a 18-25 mm. Questa differenza di lunghezza determina la differente frequenza di vibrazione delle corde vocali, quindi percettivamente del tono della voce: nelle donne è più acuta, compresa tra i 175 e i 245 Hz, nell’uomo è più grave e compresa fra i 100 e i 160 Hz.

Il falsetto. Cosa è? possono farlo maschi e femmine?

Il falsetto è un registro vocale utilizzato soprattutto nel canto e permette l’emissione dei suoni più acuti tramite l’innalzamento della laringe e l’aumento della tensione delle corde vocali. Sia gli uomini che le donne possono adottare tale registro.

Spesso le mtf utilizzano il falsetto per rendere la loro voce più femminile, tuttavia se questa tecnica non è utilizzata in maniera corretta, a lungo andare, porterà ad un abuso vocale con conseguente insorgenza di patologie organiche a livello delle corde vocali.

Quanto conta la voce nel “passing” della persona transgender?

Molto. La laringe è un organo sessuale secondario e si modifica insieme al resto del corpo in età puberale, quando si accentuano le caratteristiche biologiche dell’uomo e della donna. Va da sé l’implicazione che questo ha sulla voce nel definire la corrispondenza con il proprio sesso biologico. È quel fattore su cui rimane traccia di ciò che la persona T vuole abbandonare, anche in seguito ai vari interventi chirurgici effettuati sul corpo.

Quanto è importante usare una voce naturale?

Uno degli elementi fondamentali che identifica una persona come appartenente al sesso femminile o maschile, oltre alle caratteristiche fisiche e comportamentali è la voce. Da qui l’importanza di usare una voce più naturale possibile e congrua all’identità di genere della persona.

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Sforzare la voce usandola in un modo non naturale o per cui non è stata educata…che problemi può dare, a lungo andare?

Un comportamento vocale inadeguato in termini qualitativi e quantitativi porta all’instaurarsi di un circolo vizioso che in medicina è definito “Circolo vizioso dello sforzo vocale” di Le Huche: a un meccanismo fonatorio sforzato (malmenage) e protratto nel tempo (surmenage) consegue un danno organico delle corde vocali (noduli) e un’ipercontrazione dei muscoli deputati alla produzione della voce. La voce apparirà soffiata, rauca e la persona lamenterà male al collo, fastidio alla gola e continua necessità di raschiare. A lungo andare l’abuso vocale porta all’aggravamento della lesione organica per cui si renderà necessario un intervento di microchirurgia laringea.

Quanto tempo ci vuole per avere risultati? si può parlare di una vera e propria “ginnastica” alle corde vocali?

Non esiste una tempistica ben definita poiché i risultati variano da caso a caso, tuttavia il trattamento riabilitativo logopedico prevede un ciclo di 10-15 sedute con frequenza settimanale. Più che parlare di una “ginnastica” alle corde vocali, si parla di tecniche vocali che permette di acquisire una modalità di voce parlata sana ed efficace e di cui la “ginnastica” ai muscoli vocali è parte integrante.

Quando è importante la recitazione? Consigliate un percorso complementare, recitativo?

La recitazione può essere un utile supporto al trattamento logopedico per gli aspetti legati alla comunicazione non verbale, come la gestualità, la mimica facciale e la prossemica, ma per la voce è necessaria la logopedia.

I cambiamenti della voce sono definitivi o sono tecniche che si imparano e diventano un bagaglio della persona?

I cambiamenti della voce possono dirsi definitivi e automatizzati nel caso di sottoposizione ad intervento chirurgico vocale associato a terapia logopedica post operatoria, mentre la persona che non si sottopone ad intervento chirurgico vocale dovrà apprendere delle tecniche vocali logopediche da utilizzare quotidianamente e che potrebbero diventare automatiche grazie ad un continuo esercizio.

Ci sono tutorial che possono essere utili a chi inizia?

Esistono tutorial in internet e applicazioni dedicate all’utilizzo della voce dei T, tuttavia noi consigliamo di rivolgersi ad un logopedista specializzato nell’educazione della voce in modo da evitare scorretti approcci d’uso della voce con conseguente insorgenza di patologie organiche.

L’intervento logopedico sulla voce è mirato su quella persona proprio perché la voce è il risultato complesso, unico e appartenente in maniera esclusiva alla persona che ha caratteristiche vocali completamente diverse da un’altra.

Quanto è importante anche l’atteggiamento, come si appoggia la voce, e altro, per dare un’impressione di mascolinità o femminilità?

Oltre al tono più o meno acuto ci sono soprattutto altre caratteristiche che concorrono a rendere una voce femminile o maschile, tra cui l’attacco vocale, l’articolazione, il ritmo e aspetti di comunicazione non verbale.

Ad esempio, l’attacco vocale della donna è più morbido rispetto a quello di un uomo, la donna utilizza maggiormente i gesti quando parla rispetto ad un uomo e il ritmo della voce risulta più armonioso e legato.

Transgender al telefono. Riceviamo una telefonata e chi è dall’altra parte deve capire se siamo maschi o femmine senza averci mai visto. Cosa entra in gioco?

In una telefonata, situazione in cui è annullato il dato visivo, le caratteristiche che entrano in gioco nel riconoscimento del sesso dell’interlocutore riguardano unicamente la voce e in particolare consistono nell’insieme dei fenomeni prosodici vocali, quindi il timbro, il tono, il volume, la durata e soprattutto l’intonazione (variazione dei suoni all’interno degli enunciati).

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Voci ambigue. Ci sono voci che non sono riconoscibili come maschili o femminili. Come mai accade?

Per lo stesso motivo per cui alcune persone hanno tratti del volto ambigui per cui per esempio un naso più fine e piccolo, degli zigomi più pronunciati sono alcune caratteristiche proprie di un volto femminile rintracciabili anche in uomini biologici.

Tutto dipende dalla particolare anatomia del tratto vocale. Un tratto vocale conformato in modo da filtrare i toni bassi, delle corde vocali più corte, poco spesse sono alcuni fattori che concorrono ad esempio a rendere una voce più femminile anche in un uomo biologico. Va aggiunto poi che la differenza delle voci nei due sessi è appianata nei periodi della vita in cui non si hanno accentuate produzioni ormonali, ciò comporta che le voci dei bambini maschi e femmine siano assimilabili così come negli anziani maschi e femmine.

Molti doppiatori e doppiatrici lavorano su personaggi trans o sugli adolescenti riuscendo ad ottenere effetti molto realistici. Studiano anche loro con professionisti come voi?

Non tutti, ma la maggior parte si avvalgono tra le varie figure con cui collaborano anche del logopedista per gestire in modo adeguato la propria voce.

 

Se rendessimo, con dei modificatori, neutro il registro sonoro della voce (rendendole tutte chiare o profonde), riusciremmo comunque a capire se chi parla è uomo o donna? magari da come “appoggia” la voce?
Porto un esempio di personale memoria: una volta la mia cantante ha usato un modificatore nel mixer che rendeva la voce molto profonda, ma mentre parlava gli altri musicisti ebbero questa percezione: sembra un gay. Forse, nonostante la voce era stata trasformata in profonda, c’era qualcosa di “femminile” nel modo in cui la usava? nelle pause, negli appoggi, o in altro?

È l’insieme dei fattori anatomici del tratto vocale e dei fattori prosodici (timbro, volume, durata e intonazione) che ci fanno percepire una voce femminile e/o maschile, non solo la modificazione del tono.

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