L’esperienza ftm eterosessuale: ce ne parla Liv Ferracchiati, regista di Stabat Mater

Sono stato ospite di Liv Ferracchiati due volte: durante Peter Pan guarda sotto le gonne, e durante Stabat Mater, due capitoli di una trilogia che narra il vissuto di un ftm pre transizione ed eterosessuale.
Ho deciso di intervistarlo sull’opera teatrale di cui è regista e drammaturgo e del come ha deciso di rappresentare il suo protagonista, un trentenne ftm, ma soprattutto sulle peculiarità del maschile espresso da un ftm eterosessuale, e di quanto l’amore per le donne caratterizzi il suo modo di essere uomo.

Livia Ferracchiati 3

Ciao Liv, toglimi una curiosità…il ragazzo xx del secondo capitolo, sarà forse Peter Pan un po’ cresciuto?

Se il primo capitolo della trilogia raccontava del periodo pre-adolescenziale, questo secondo capitolo si concentra sui problemi dei giovani lavoratori: la carriera, la convivenza, la stabilità.

Non so se sia Peter Pan un po’ cresciuto, direi che è un altro personaggio, ma certo delle somiglianze ci sono, alla fine si tratta di una trilogia e anche se non è come per i capitoli di un libro o come per le puntante di una serie tv qualche legame tra le varie parti c’è sicuramente.
Il secondo capitolo si focalizza sulla vita adulta, si parla di scelte e del momento in cui si decide di farne o di non farne. Si racconta della difficoltà di assumersi responsabilità, di stabilizzarsi. Insomma, quello che succede a chiunque intorno ai trent’anni. Comunque chiamarlo “ragazzo xx” per quanto corretto e specifico mi fa sorridere.

 

Riprendo una chiave di lettura proposta da uno spettatore etero impertinente: il protagonista “ci prova con qualsiasi donna circolante, per confermare la sua virilità“: quanto questa è una tematica ftm (di alcuni ftm), e quanto invece è una tematica, in generale, del maschile eterosessuale?

Come hai capito che lo spettatore fosse etero? L’aveva detto?
Per l’impertinente è plausibile che lo fosse.
Il protagonista non ci prova con qualsiasi donna o almeno non lo sappiamo, vediamo che ha una fidanzata e che incontra un’altra donna.
Non lo sto difendendo, non so cosa fa nella sua vita privata e credo siano fatti suoi, però se si vuole parlare della seconda adolescenza che vive una persona transgender quando riscopre se stessa è un altro discorso. È vero che, dato che ti stai riscoprendo e ricostruendo, hai bisogno di affermare non la tua virilità, ma te stesso e sei te stesso anche con la complicità dell’altro sesso (se il tuo orientamento è eterosessuale). Riguardo al fatto che gli uomini etero (cisgender o transgender) tendano ad affermare la propria virilità seducendo donne, non lo so, mi sembra una generalizzazione, credo ci siano uomini e uomini e credo che facciano qualcosa di simile pure le donne e pure gli uomini omosessuali e pure le donne omosessuali, etc.
In ogni caso, credo non sia un problema. Flirtare può essere molto divertente.

 

Le attrici si cambiano d’abito in scena, credo sia una tecnica teatrale ma…quanto hai voluto farci vedere le donne con l’occhio del protagonista, e, forse, del tuo?

Cioè stai dicendo che di solito io vedo donne che si spogliano? Purtroppo sono meno fortunato di quanto tu ritenga. Scherzi a parte, i cambi a vista delle due donne fanno parte del racconto a livello scenico, indicano che tutte e due le donne del protagonista, che si chiama Andrea, sono costantemente presenti nella sua mente anche quando lui non è con loro.

 

A proposito di Andrea…perché preferisci che non vengano detti i nomi in scena?

Perché fa subito soap opera e non mi piace.

 

Il protagonista ci tiene che la compagna non stia in tuta…è forse un modo, per alcuni uomini ftm, di confermare la propria mascolinità accompagnandosi da donne costantemente iper femminili?

Non posso parlare per tutti gli uomini transgender e transessuali eterosessuali, ma non credo si tratti di questo.
Lì si fa riferimento alla vita di coppia che si va via via logorando per colpa della routine, si parla del fatto che può capitare che si faccia sempre meno caso all’altro, la tuta è un pretesto per raccontare questo. Credo capiti in tutte le coppie, di qualsiasi tipo. Ultima questione che un po’ esula, è vero che le sigle sono più veloci, ma credo che proprio noi stessi dovremmo cominciare ad usarle di meno, perché bisogna mettere di più il focus sulle persone. Mi riferisco alla comodissima, lo so bene, dicitura: “FtM”.

Il protagonista desidera avere un pene, come gli uomini biologici ed è terrorizzato dall’idea di essere scartato in luogo di un uomo biologico. Questo desiderio è stato criticato da uno spettatore, mentre io lo considero legittimo. Quanto contano i genitali, funzionalmente e simbolicamente, nell’identità di una persona?

Personalmente credo che contino molto meno di altre cose, come sapere chi si è, essere consapevoli che si può essere uomini in tanti modi, che si è uomini in tanti modi anche se nasci biologicamente tale.
Chiaramente il desiderio di avere un corpo più congruente alla percezione che hai di te stesso è un desiderio legittimo e in questo rientrano anche gli organi genitali. Credo però che più vai avanti nel percorso mentale di comprensione di quello che sei e più si possa ottenere una serenità, anche se non si è quello che si sarebbe voluto essere. Non è affatto semplice, ma ingaggiare una gioiosa lotta contro l’ostilità della vita può far stare meglio.

 

Ad un certo punto il protagonista finisce sotto al tavolo, con le due compagne che parlano di lui…è forse una citazione di “Peter pan guarda sotto le gonne“?

Questa è una annotazione interessante, lì per lì, intendo quando stavamo montando la scena, non c’ho pensato, mi sembrava semplicemente un’azione giusta da fargli fare, però quando l’ho rivista subito dopo ho collegato anch’io. Quindi non è una citazione voluta, ma si vede che in qualche modo la connessione tra Peter e Andrea si è concretizzata di più.

 

Che tipo di studi e di lavoro sul personaggio ha fatto l’attrice che ha (magistralmente) impersonato il ragazzo T?

Alice Raffaelli è di formazione una danzatrice, quindi è partita dal corpo. Intanto aveva già lavorato su Peter Pan, ovviamente una questione diversa perché lì si tratta di un bambino e qui c’è un uomo da interpretare, senza scimmiottare la mascolinità.
Alice è un’interprete raffinata e molto del lavoro lo fa autonomamente (come ogni bravo attore dovrebbe fare), osserva, suppongo. Credo abbia osservato molto gli uomini in giro per strada o non so dove. Inoltre lei ha una caratteristica personale, la sua energia può essere più morbida o più dura e questo l’aiuta nell’adattarsi ad un personaggio maschile. Quindi è partita dal corpo e io ho cercato di aiutarla nel trovare la misura, poi si è lavorato molto sul testo, sulla sua analisi, cercando di chiarirle ogni bit di pensiero, ogni impulso che il personaggio ha, in modo che, via via, tutto diventasse per lei organico e naturale.

 

 

Madre e coming out: quanto è difficile, per una madre, comprendere il percorso ftm del figlio?

Credo moltissimo, perché ai suoi occhi il figlio tradisce quello che lei ha “prodotto”, ossia una femmina pronta a divenire una donna.
Viene tradito il suo orizzonte d’attesa e in più c’è l’incognita di come il figlio venga accolto in società. Credo però che i genitori debbano accogliere sempre con meno preoccupazione e sempre con più gioia questa rivelazione, perché se è vero che è più difficile, questa casualità della vita permette al proprio figlio di avere una visione più complessa e più vicina alla totalità della natura dell’essere umano.
In più il supporto di un genitore è fondamentale.

 

questa cosa non me la dovevi fare“….cosa intende la madre esattamente?
Intende proprio questo, il tradimento di cui ho parlato prima. Il tradimento delle speranze che lei aveva riposto sulla propria figlia.

 

Quanto differisce l’esperienza dell’ftm gay da quella dell’ftm etero?

Non lo so.
Suppongo che un uomo transgender o transessuale omosessuale sia, per certi versi, ancora meno accettato o più difficilmente compreso, perché c’è ancora molta ignoranza e confusione anche tra i concetti più elementari, quali quelli di orientamento sessuale e di identità di genere. Anche in questo caso oserei dire però che è più un problema di chi ignora che non di chi lo vive.

 

Quanto l’amare le donne fa parte dell’identità maschile di un ftm etero?

Beh, a seconda di quanto gli piacciono. Credo che l’amore sia una componente fondante nella costruzione dell’identità di un individuo, più che altro perché l’identità si forma anche attraverso gli incontri che si fanno nella vita.

 

Quanta difficoltà ha ancora la gente a distinguere orientamento e identità?

Ne parlavo prima, troppa e soprattutto si pensa che sia solo una questione degli omosessuali o dei transessuali, invece sono concetti che riguardano tutti, solo che fa paura ammetterlo.

 

Ci dài qualche anticipazione sul terzo capitolo?

“Un eschimese in Amazzonia” è un lavoro diverso dagli altri due, così come “Peter Pan guarda sotto le gonne” lo è da “Stabat Mater”, intanto per una questione di linguaggi usati. L’anticipazione che posso dare è che questa volta ci si concentrerà sul rapporto tra individuo transgender e società.

 

Ultima domanda: quanto è difficile il coming out come persona T nel mondo dell’arte e del teatro?

Credo che nel mondo dell’arte e del teatro sia meno difficile che in altri ambiti, ma non perché le persone siano davvero più aperte, le persone sono le stesse ovunque.  Il motivo forse sta nel fatto che ci si aspetta di più “la stranezza”, ma quello che mi affanno a precisare è che non c’è niente di strano. La stranezza la vede chi non conosce, chi non sa, chi ignora, appunto.
Personalmente non amo molto dire di default: “Ciao sono un uomo trasngender”, perché è come sbattere in faccia qualcosa di cui inizialmente non c’è bisogno di parlare, perché sul lavoro principalmente lavori e poco importa che identità di genere hai. Però vivendo a stretto contatto con le persone poi il discorso esce e allora lì non ci si può tirare indietro anche se, a volte, spiegare sempre tutto dall’origine del mondo può essere faticoso, ma va fatto.
Io non ho mai incontrato nessuna difficoltà, quello che poi credo stia succedendo è che la voce, in qualche modo, si stia diffondendo e suppongo che intorno a me si stiano creando miti e leggende molto interessanti, se così si può dire.

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La bellezza androgina arriva in Italia: ce ne parla Sharlot Capuana di Trans Models

Dopo diversi articoli sul binarismo della bellezza, sulla bellezza androgina, sul binarismo dei concorsi di bellezza maschili e femminili, e dopo aver raccontato le straordinarie storie di modelli e modelli che sfilano con gli abiti del sesso opposto, intervistiamo Sharlot Capuana, esperta di comunicazione, fotografa e camera…woman, nonché fondatrice della prima Agenzia di modelli e modelle transgender e gender non conforming.

Ciao Sharlot. Parlaci di te. Cosa fai nella vita? Quali sono i tuoi interessi e passioni?

Sono ora una donna transgender, nato negli anni dell’atterraggio sulla luna il 1969, in un tempo, quello del 1900, e con una cifra ambigua e palindroma, il “69”.
Cresciuta nella prima periferia di Milano a Sesto San Giovanni genitori emigranti dal sud Italia a Milano: mamma operaia e padre impiegato postale, che aveva un unico, vero, interesse: dipingere dalla mattina alla sera.

Nel 1975 nasce mio fratello Tiziano: l’amore più grande della mia vita. Nel 1993 Tiziano muore, mio padre si ammala di depressione, già sulla buona strada da prima.
Io invece sbando per 5 anni. Da questo shock fortunatamente traggo il meglio, comprendo a 27 anni che la vita è un flash, che l’avrei dovuta vivere e che nessuno avrebbe potuto dirmi cosa dovevo fare della mia vita. Siamo gli artefici della nostra vita.

Rispetto ai miei amici, avevo i lineamenti del viso molto gentili, direi femminili, capelli castano chiaro, con i boccoli. Avevo molto successo con le ragazzine del quartiere. Infatti avevo possibilità maggiori di trovare la fidanzatina rispetto a miei amici. Ho avuto molte fidanzatine sia da piccolo anche poi quando crebbi: una volta addirittura vennero in due, mi presero da parte e mi chiesero se volevo essere il loro fidanzato. Ricordo che rimasi perplesso non sapevo cosa fare e cosa dire, ma poi dissi: “ma come faccio se dobbiamo uscire andare al cinema in tre?”.
Addirittura ricordo e non scordo una signora che mi disse : rivolgendosi a mia madre: “guarda… che bella bambina!” Guardai mia madre e dissi: “ma mamma! sono un bambino!”

La passione per l’arte arrivò da mio padre, la passione per la comunicazione arrivò dalle mie esperienze lavorative e studi in campo video, fotografici documentaristici. Lavorai e viaggiai per la stampa come fotografo, per la televisione come cameraman e video-reporter per una trasmissione video-cine-giornalistica documentarististica che andava in onda su RAI 2 in prima serata, condotta dal Giornalista Michele Santoro, questa esperienza lavorativa durata 8 anni con giornalisti al tempo poco conosciuti e ora molto noti. Questa esperienza mi formo sia lavorativamente parlando, sia a livello di crescita personale e di formare il mio caraterete in modo esponenziale.

La mia sessualità ad un certo punto mutò, era dentro di me, ma non capivo, ero già grandicello, avevo avuto molte belle ragazze. Ad un certo punto mi resi conto che ero attratto da le donne non perché le desideravo fisicamente anche se, si, ci ho fatto l’amore tante volte. Mi resi conto che mi piacevano da morire perché desideravo essere come loro! Da qui nasce anche la mia passione per la moda, ammiravo le modelle studiavo la loro bellezza, il loro portamento ma ancora inconsciamente.
Quando presi coscienza della ma vita sessuale cambiò radicalmente tutto intorno a me, non trovai più lavoro, mi staccai dalle amicizie, mi isolai per incominciare la mia transizione da uomo a donna. Dopo qualche hanno incontrai l’amore ed eccomi qua.

Ora sono Sharlot Capuana una donna transessuale, la mia passione il mio amore più grande è la fotografia ed è il modo con cui ho scelto di esprimermi di comunicare.
Amo l’arte in genere e ogni forma di comunicazione espressiva mi incuriosisce molto, come la moda ad esempio, amo la natura e fare sport correre e nuotare mi piacciono le arti marziali che ho praticato da maschietto per ben 7 anni da cui ho preso fierezza ed ho eliminato la paura ad affrontare le persone a testa alta e controllando sempre le situazioni che mi circondano nella vita.

Cosa faccio nella vita ? Ora sono una casalinga, mi occupo della casa dove vivo con il mio amore Costantino l’uomo che ho scelto di sposare.
e nel frattempo sto cercando di “ri-crearmi” una nuova posizione lavorativa e coltivo la mia immensa passione la fortografia, un processo che va avanti da tanti tanti anni .
Quello di cui sono sicura e che ho trovato finalmente, dopo anni di domande e profonda ricerca interiore, cosa devo raccontare fotograficamente!
Da questa lunga e profonda riflessione, ho compreso che è l’identità di genere che devo raccontare! Devo raccontare “il mio tempo” devo cercare di trasmettere a traverso la fotografia una nuova realtà, le nuove sessualità. Indago dall’interno, perché sono immersa in questa realtà, che è appunto un evoluzione dei genere sessuali un cambiamento epocale della cultura sessuale del mio tempo.

 

Come nasce l’idea di TransModels?

L’idea nasce da un articolo di giornale che ho letto esso parlava della prima agenzia di modelle/i transgender aperta a New York City.
Poi il fatto che è ho una forte passione per la fotografia di moda e la motivazione trainante probabilmente e che sono una donna e una fotografa transgender.
Tutti questi elementi insieme, mi hanno spinto naturalmente a cercare di fare la stessa cosa qui a Milano.

 

Dove siete? che rete di collaborazioni avete?

In Facebook c’è la pagina dell’Agenzia Trans Models Milano, per il momento non esiste una sede fisica o meglio esiste ma è casa mia… dove ho fatto i primi shooting con aspiranti modelle, naturalmente arriverà il momento che dovrò pensare ad una sede fisica adeguata per l’agenzia.
Collaborazioni? Bel punto di domanda! Da pochissimo mi ha contattata una ragazza che mi ha trovata perché ha letto l’articolo di giornale che Repubblica.it ha redatto sulla Agenzia Trans Models Milano. Ludovica il suo nome, ha esperienze lavorative presso agenzie di moda a Milano, si è proposta per collaborare con l’agenzia: ora valuterò.
Colgo occasione per comunicare che chi fosse interessato a collaborare può contattarmi a questa E-Mail: ag.transmodel@gmil.com, perché da sola non non riuscirò a coprire tutti i compiti necessari per far funzionare l’agenzia.
Non vi nascondo che sarei contenta se i miei collaboratori fossero persone trans.

Qual è l’obiettivo?

L’obiettivo, ma non è l’unica aspirazione, è quello di crearmi un lavoro e di conseguenza è di offrire opportunità lavorative alle persone transgender e LGBTQI.
Inoltre, cercherò di promuovere “carattere” e “personalità”, non solo corpi.
Darò precedenza e preferenze a persone che posso proporre lavorativamente parlando: certamente dovranno essere persone affidabili e sveglie, che si sanno relazionare con la società circostante in modo educato e gentile.

Cerchi modelli transgender in entrambe le direzioni di genere? E riguardo alle persone genderqueer?

Certamente cerco persone modelle e modelli transgender mtf e ftm.
Sono inoltre aperta a tutti i generi, e non generi: in realtà a l’agenzia non interessa “cosa sei o non sei” non importa, non porrò mai domande del genere per la selezione di modelle o modelli.
A me interessa, l’espressione dell’individuo, le caratteristiche del viso, del corpo.
Cercherò di proporre modelli e modelle uscendo dagli schemi di bellezza già prefissati nella società.
Posso dire che questo sta già accadendo. Ad esempio, Getty Images, agenzia fotografica dalla fama mondiale e con un archivio fotografico stellare, ha già aggiornato i sui hashtag proponendo modelli femminili comuni fuori dagli schemi preconfezionati.
Stiamo cavalcando l’onda! Avverto, questo è il tempo giusto per muoversi e per iniziare ad abbattere definitivamente tutti i muri che ci dividono dalla società di oggi e per quella di domani.

Perché la bellezza è “binaria”? Come e quanto si sta diffondendo il concetto di bellezza dell’androginia?

Riguardo all’androginia, mi piace pensare di avere un certo occhio, che mi permette di scoprire singolarità. Forse è presunzione la mia, ma forse è solo fierezza di essere quella che sono e coraggio misto a convinzione e al desiderio di voler mostrare altro rispetto al solito, al già visto.
Ed è solo mostrando un’immagine “messaggio” che il pensiero gradualmente muta. E’ un processo di comunicazione e solo con la larga diffusione del messaggio, qualunque esso sia il messaggio, che si sviluppa un processo evolutivo del senso comune in una società, che sia positivo o negativo: un processo lento, per chi osserva.
Se il pensiero, però,  deve svilupparsi, e se questo è il suo tempo, prima o poi si svilupperà, se è ora!
lo farò come un fiore che spunta dall’asfalto, abbattendo tutte le barriere e le difficoltà.
Lo stesso processo di inclusione da parte della società, di noi persone transgender è in evoluzione ed questa evoluzione è mutata di peggio in meglio, attraverso il tempo.
Ricordo perfettamente la progressione, perché ci sono dentro e seguo l’evoluzione.
Se dovessi definire il mio ruolo su questa terra in questo tempo nella società in cui vivo mi definirei con questo ruolo è “osservatrice” da questo appunto nasce la mia più grande passione, la fotografia, la curiosità e l’entusiasmo per la natura e la scienza.

 

Alcune modelle che lavorano nella moda come indossatori per abiti da uomo.
Altri, modelli uomini, sfilano per capi femminili.
Cosa sta succedendo? è positivo?

Si è positivissimo, succede che delle realtà che prima erano meno evidenti, perché immature per il commercio, ora sono pronte per essere colte e gli stilisti come creatori di moda e costume, essi sono i primi a cogliere il frutto maturo e mostrarlo, alla sfilata popolare della Milano Fashion Week di turno.
Posso dire, che scattando fotografia Street Style (fotografia che osserva lo stile la moda delle persone per la strada) ho imparato moltissime cose, soprattutto durante le Milano Fashion Week. Ci sono abiti che trovo eccessivi, abiti che non sono assolutamente paratici, abiti orribili, abiti bellissimi. Tutto di pende dal proprio essere, dalle proprie esperienze, dalla propria bellezza interiore, da quello che si è visto e vissuto… dall’arte che è dentro di noi italiani, ma tutto poi in fine diventa molto personale e racconta chi siamo le nostre tendenze sessuali, il nostro ceto sociale: la moda ci posiziona ci definisce in una categoria, cosa che a me non piace. Non amo essere alla moda o, meglio, posso essere alla moda perché porto un capo che è di moda, ma lo indosso creando un il mio stile personale.
Sono felice se gli stilisti riescono a soddisfare l’esigenze di un gay. Ad esempio, un uomo potrebbe desiderare di portare un vestito simile a quello di un donna, ma che è stato disegnato per essere indossato da lui. Forse la cosa mi meraviglierà un po’, ma solo inizialmente. Alla fine è solo un abito! dentro c’è una persona, ed è quello deve contare! C’è chi si veste per coprirsi, e c’è chi si veste con style ! Entrambe le persone sono degne di rispetto.
A me piace moltissimo vedere le donne vestite da uomo con pantaloni giacca camicia bianca e cappello Borsalino: adoro questa visione, forse romantica.

Che ne pensi di Andrej(a) Pejic? Quando viveva ancora al maschile è stata scelta come modella per un reggiseno.
Penso sia bella la sua figura molto femminile, e non mi sarei accorta di nulla se non l’avessi letto. Come le donne che non hanno molto seno o lo hanno leggermente accento, la trovo sexy lo stesso. L’idea dei pubblicitari e del marchio non fa una grinza… se sta bene indossato da un uomo androgino, figuriamoci da una donna!

 

Tempo fa il blog aveva parlato di bellezza androgina, mostrando volti della moda e del cinema: vogliamo commentare insieme?

Le trovo molto intriganti e belle… sarà la tanta curiosità per l’ambiguo… spero di trovare soggetti simili per la mia agenzia.

Tempo fa ho parlato nel blog di miss e mister Italia e anche di miss e mister trans. Alla fine premiano quasi tutti (cis e trans) modelli estetici binari. Tu che ne pensi?

Penso che se questo è il modello preconfezionato del tempo. Questo è quello che la folla, la massa, il gregge desidera.
Essere donne transgender col seno e sedere grosso, anche sproporzionati, è essere donne oggi? Per gli uomini è avere i muscoli ?
Se ci si pensa, è come la moda: indossano un certo capo perché non sanno scegliere, non ne hanno la capacità la cultura, il gusto.
O tutti mangiano da MacDonald perché è facile e si risparmia.
Poi se si pensa alla chiesa… idem, chi non ha testa per pensare appunto !
Per il gregge la chiesa c’è, gli da da pensare, detta loro quello che è giusto da quello che è sbagliato. Penso, quindi, che sia semplicemente questione di cultura e intelligenza.
Un famoso pubblicitario disse: “volete la merda ? E io vela do!” per quello che mi riguarda questi non sono i miei modelli di bellezza, non mi piacciono ma li rispetto, standogli però lontano, anche perché mi sarebbe difficile intrattenere un discorso con persone così evidentemente superficiali.

 

Uomini e donne dal professionista dell’eros: ce ne parla Luca Borromeo

Quando si parla di professionisti del sesso si immagina sempre una lei a disposizione di un lui o di un lui, anche in quel caso, a disposizione di un lui. Eppure anche le donne possono rivolgersi e si rivolgono ai professionisti del sesso. Quanto è diverso l’approccio di un uomo e quello di una donna quando si parla di queste sperimentazioni? Lo chiediamo a Luca Borromeo, professionista bisessuale.

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Ciao Luca, raccontati ai nostri lettori.
Chi sei, quanti anni hai, che formazione hai, quali sono i tuoi interessi culturali e quali i tuoi hobbies?

Io sono nato a Milano 39 anni fa dove ho quasi sempre vissuto.
Sono diplomato e ho studiato Filosofia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano ma senza laurearmi. Nel frattempo lavoravo nell’ambito commerciale.
I miei interessi culturali sono molteplici: mi piace l’arte, in particolare quella contemporanea, il cinema d’autore, la musica classica e quella jazz. I miei hobbies sono legati ai miei interessi ai quali io aggiungo quello della pratica sportiva (body building e corsa).
Chi ne volesse sapere di più, può leggere il mio sito www.lucaborromeo.it.

 

Amare il proprio lavoro è importante: come ti poni verso la sessualità, e verso il viverla con uomini e con donne? Sei innamorato dell’amore?

Io non vivo la sessualità con uomini e con donne solo per profitto; sono sempre stato bisessuale per cui lavorativamente ho solo reso ciò che è legato alla sfera delle mie fantasie e ai gusti personali un’attività fruibile da chi vuole incontrarmi.
Sono innamorato dell’amore perché l’amore è una condizione per cui, quando esso non è morboso, ma indirizzato verso la persona giusta, permette di tirare fuori il meglio di sé.

 

Quanto è importante che, in un’epoca di frustrazione sessuale, ci possa essere qualcuno, un professionista, a cui poter confidare i propri desideri più reconditi senza paura di giudizio?

Molto perché si tratta di assecondare un desiderio che viene percepito come necessario da chi mi contatta, chiedendomi di realizzare le sue fantasie, condividendole e non giudicando.

 

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Emancipazione sessuale: c’è ancora molta differenza tra uomini e donne o entrambi stanno cominciando a vivere liberamente la sfera erotica? Quale differenze hai trovato in chi ti cerca?

Sì, c’è ancora molta differenza perché forse le donne, qui in Italia, sono meno inclini alla trasgressione a causa del timore di essere mal giudicate. C’è una maggiore tendenza a vivere liberamente la sessualità più da parte degli uomini che delle donne.
Io svolgo questo lavoro da 10 anni e penso che, in questi anni, la differenza sia diminuita ma resta un fondo di repressione.
Le differenze si notano soprattutto al primo contatto: un uomo generalmente è più sbrigativo nello stabilire i dettagli del nostro incontro, il lato economico, il dove e il quando; invece una donna spesso vuole prima entrare in maggiore sintonia con me e non fissa un appuntamento fino a quando lei non sente che abbiamo trovato la giusta lunghezza d’onda.

 

Come arriva a te un uomo e come arriva a te una donna? Passaparola? Siti web?

Il passaparola si è verificato solo in pochi casi. I canali principali restano i siti web attraverso cui io pubblicizzo la mia attività; i social network e il mio sito personale su cui ho pubblicato i miei servizi fotografici, i miei video e tanti altri contenuti e che io mantengo sempre aggiornato.

 

Il primo contatto? mail? telefono?

Il primo contatto, nella maggior parte dei casi, avviene al telefono. Una buona parte comunque arriva anche via email, perché online fornisco anche il mio indirizzo di posta elettronica.
Invece dall’estero la richieste mi giungono per lo più via email e, a contatto stabilito, via telefono.
Tendo invece a non considerare serie le richieste che mi arrivano direttamente via WhatsApp o da recapiti telefonici non visibili.

 

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Chi ci mette di più ad arrivare al sodo? C’è una parte di clientela che ti contatta anche per curiosità ma poi non ce la fa? O ci sono dei tempi fisiologici tra il primo contatto e quello decisivo?

In genere gli uomini sono più diretti mentre le donne vogliono la sicurezza che la loro sia una scelta oculata ma una volta decise vanno al sodo anche loro.
In Italia gli uomini che mi contattano dalle regioni meridionali invece tendono a essere meno diretti di quelli del Nord e a pormi una serie di domande anche per avere la garanzia che io sia una persona affidabile, professionale e capace di discrezione.
Certo, ci sono pure alcuni curiosi ma è successo addirittura che certe persone mosse solo da curiosità, una volta dopo aver dialogato con me, abbiano poi deciso di incontrarmi perché l’interesse si era trasformato in desiderio!
Il tempo fisiologico è quello dovuto alla necessità di organizzare l’agenda e a fattori logistici.

 

Fedi al dito. Uomini, donne, quanti mariti e quante mogli ci sono tra te e loro?

Credi che sia sano “esorcizzare” con un professionista quella parte che il partner non può darti, per migliorare, magari, una relazione che su altri aspetti funziona bene?
Mi sento di rispondere con assoluta convinzione affermativamente. Io di fedi al dito a uomini e donne che vengono a letto con me ne vedo molte. Incontrandomi, tali persone potrebbero anche togliersi la fede, allo scopo di non svelarmi un dettaglio tanto importante della loro vita privata. Tuttavia essi la tengono in quanto, ai loro occhi, io sono considerato un completamento del loro ménage coniugale. Sono cioè quell’extra che permette loro di completare la sessualità di chi mi contatta, un’integrazione insomma della vita intima, se non spesso affettiva di costoro.
Stiamo comunque parlando di persone di livello economico elevato, perché chi ha problemi ad arrivare a fine mese, per esempio, ha ben altre priorità che completarsi a livello sessuale!

 

Fasce di età dei clienti e delle clienti. Differenze: e se sì, perché?

Nel caso degli uomini si va da ragazzi di 20 anni a uomini in età piuttosto avanzata. Nel caso delle donne si va dai 20 ai 55 anni.

 

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Insicurezza: quanto è presente in chi contatta un professionista?

Più che di insicurezza, parlerei della voglia di esplorare il proprio corpo e la propria sessualità.
A volte mi capita di dover spiegare agli uomini che vogliono provare il rapporto anale da passivi come ci si prepara a tale pratica in modo da affrontare l’atto in tutta sicurezza e traendone il massimo piacere.
Per quanto riguarda le donne invece, a volte non si trovano più a proprio agio con il loro partner e non riescono più a raggiungere l’orgasmo. Io servo loro a superare tale blocco.

Qualcuno/a si è innamorato/a di te? come hai gestito la cosa? È capitato più con uomini o con donne?

Capita abbastanza spesso che si innamorino di me. Ho gestito la cosa sempre in maniera professionale, senza mai trasformare i nostri incontri in una relazione che comporterebbe degli obblighi di tipo completamente differente da quelli che intercorrono tra chi paga e chi viene pagato.
Essere professionale in tali situazioni significa non manifestare quelli che sono i miei sentimenti, anche a costo di soffrirne.

Quanto le fantasie di uomini e donne sono intrise ancora di machismo e binarismo di ruoli?

Ci possono essere, tra i miei clienti, degli uomini che vogliono vivere il ruolo del macho o quello della troietta, oppure la donna che vuole vivere la fantasia della predatrice o quella della preda, ma sono casi minoritari e rari. Questo perché chi si rivolge a me vuole stabilire un rapporto basato sulla complicità e non solo a livello sessuale, perché spesso l’incontro non è solo a letto ma in un contesto che comprende anche una vita pubblica.
Io credo che le fantasie intrise di machismo e binarismo vengano assolte da una fascia di professionisti di un livello più basso rispetto al mio.

 

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Professionisti del sesso come “terapia”: pensi che certe persone si siano “liberate” da frustrazioni potendo vivere la sessualità con una persona a servizio dei loro desideri?
Sì, certo! Liberati da certe frustrazioni, si sentono più sicuri di se stessi anche al cospetto degli altri e questo è terapeutico.

 

Una donna può avere del sesso facilmente. Ma è un sesso di qualità? Molti uomini si propongono a donne magari poco belle o poco giovani (più difficilmente accade il contrario), ma quanto poi sono sensibili al desiderio e al di lei piacere?
E quante risolvono il problema con un professionista?

Sinceramente le donne con le quali io ho a che fare come clienti, spogliate sono mediamente più belle di alcune mie colleghe e a letto sono molto più eccitanti e disinibite di certe professioniste del sesso e del cosiddetto “adult entertainment”. Tuttavia costoro, fuori dal letto (mio o loro), non hanno la necessità di sedurre gli uomini attraverso atteggiamenti o abbigliamenti comunemente ritenuti provocanti. Vogliono essere loro a scegliere piuttosto e non essere l’oggetto del desiderio. Vogliono cioè realizzare le loro libidini e non quelle degli uomini, per cui cercano il professionista capace da fare da sfondo bianco sul quale proiettare il film delle loro fantasie.

 

Falsi miti: le giovani donne e le belle donne contattano i professionisti?

Sì spesso e volentieri perché pagare qualcuno è spesso più eccitante che farsi corteggiare. Pagare per il gusto di pagare.

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Uomini e velati: quanti dei tuoi clienti si dicono eterosessuali? C’è bisessualità consapevole in loro?

Siccome con me si gioca a carte scoperte, nessuno mi ha mai detto “Sono eterosessuale e vado solo con le donne”. Può esserci stato, invece, qualche eterosessuale che ha voluto togliersi una curiosità.
Chi viene da me, anche quando ha la ragazza o è sposato, lo fa perché preferisce vivere la propria bisessualità con una persona in grado di garantire quella riservatezza e competenza che gli permetta di lasciarsi andare con spontaneità e assoluta sicurezza.

 

A volte è una moglie a non dare a un uomo ciò che possono chiedere a te. Ma quando invece è il compagno di un uomo gay che non lo soddisfa, e quindi non è una questione “di genere” ma di “come” si fa l’amore?

Può capitare ma non spesso come si pensa.

Quante volte il problema non è il/la partner ma la vergogna a chiedere certe pratiche?

Alcuni di coloro che mi contattano lo fanno proprio perché vogliono vivere delle fantasie che si vergognano a chiedere al partner. In base perciò a quanto precedentemente detto parlando d’integrazione si fa riferimento anche a quelle fantasie che prevedono giochi di ruolo o feticismo.
Uomini e passività. Un capitolone… a te la parola
Devo dire che quando ero agli inizi della mia attività, forse in ragione del mio aspetto giovanile, mi veniva richiesto abbastanza spesso di assumere un ruolo passivo da parte di uomini più grandi di me. Oggi che sono alla soglia dei 40 e ho l’aspetto di un uomo maturo, chi mi contatta mi chiede di svolgere il ruolo di attivo o, al massimo, di essere versatile.

 

Purtroppo si immagina sempre la persona T come sex worker e mai come potenziale cliente. Eppure anche noi abbiamo dei desideri e a volte è meglio spiegarli dettagliatamente a tavolino che trovarsi a letto con persone che potrebbero fraintenderci o soddisfare le loro fantasie e non le nostre.
Ti sono mai capitati clienti transgender in entrambe le direzioni?

Ho avuto esperienze per lo più con persone T MtF che sono sex worker (quindi colleghe) e che mi contattano e mi pagano per avere degli incontri con me.
Con le persone T è stato necessario che le richieste mi fossero spiegate in maniera esplicita. In questi casi ascolto con attenzione le richieste e valuto se io sono in grado di soddisfarle.

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Davide Amato: una storia di bisessualità, visibilità e non binarismo

Davide Amato è un attivista bisessuale e non binario, che promuove la visibilità e il coming out, parlando del, troppo spesso sottovalutato, problema della bifobia.
In quest’intervista proviamo a conoscere la sua storia, a capire come è cambiata la situazione delle persone bisessuali e cosa sarebbe opportuno fare per migliorare ancora la situazione.

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Ciao Davide: tramite quali realtà fai attivismo sul tema della B?

Ciao, Nathan, attualmente faccio attivismo tramite il Circolo Culturale TBGL Harvey Milk di Milano in cui ricopro felicemente il ruolo di responsabile del Progetto Bisessualità e di coordinatore del prossimo gruppo operativo di visibilità bisessuale.

Poi, faccio attivismo tramite una collaborazione con il Gruppo Donna Arcigay di Milano, l’associazione Lieviti del Milk di Verona e, in ultima istanza, con il nascente gruppo di coordinamento di più associazioni sotto il nome di Mondo Bisex. Di quest’ultimo fanno parte arche il gruppo Bit, o Bisessuali in Toscana, e il gruppo Bproud di Bologna.

Se ti va…parlaci di come ti sei scoperto bisessuale

Molto volentieri! Il tutto avvenne tre anni fa, durante uno dei tanti corsi sul bullismo omo-bi-transfobico organizzati dall’associazione Arcigay EOS di Cosenza, in collaborazione con il Cassero di Bologna. All’epoca, già militavo da tempo all’interno del comitato Arcigay I due Mari di Reggio Calabria, spazio in cui entrai da attivista etero LGBT-friendly.

Comunque, per dirla brevemente, si crearono alcune condizioni favorevoli che fecero esplodere improvvisamente, in me, emozioni del tutto nuove e impreviste. In sostanza, la vicenda si svolse tutta durante il trascorrere di quel corso, nel giro di pochissimo tempo, e fu la base di partenza del mio coming out.

Quindi, mi dichiarai bisessuale prima con mio comitato e poi in famiglia, durante il periodo natalizio. Infatti proprio per la mia improvvisa riscoperta, penso di essere un caso unico, speciale e atipico.

Parlaci dell’esperienza di attivista B in Calabria

Su questo punto, purtroppo, ho poco da riportare: subito dopo i due miei coming out, dovetti trasferirmi a Milano per questioni di crescita personale, lavorative e di studio. Infatti, frequento un corso professionalizzante per la qualifica di Massaggiatore Capo Bagnino degli Stabilimenti Idroterapici, o Massaggiatore Masso-Idroterapista. Ovvero, la strada più concreta e pertinente al mio percorso, già intrapreso dal 2010.

Da attivista ex-etero LGBTfriendly, vado più che fiero di aver portato avanti battaglie culturali per tre anni, insieme a persone indimenticabili e dentro un contesto territoriale già abbastanza complicato. Il tutto fino ad arrivare alla realizzazione del primo Pride calabrese della storia, una delle esperienze più grandiose di tutta la mia vita.

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Ti va di parlarci della tua esperienza al Circolo Culturale TBGL Harvey Milk Milano?

Certamente. Parto dal dire, con molto piacere, che si sta rivelando sempre di più un’esperienza straordinaria in ogni senso. Da quando ho cominciato a farne parte (più di un anno fa, immediatamente dopo il mio trasferimento) al suo interno ho notato da subito persone fantastiche, molto determinate, abbastanza volenterose e con una voglia, fuori dal comune, di perseguire le linee un attivismo TBGLQIA* all’avanguardia. Soprattutto penso che sia davvero una realtà che fa dell’anti-binarismo di genere il suo principale punto di riferimento.

Frequento due dei tanti gruppi attivi al suo interno, Ama relazioni affettive e Ama Identità di genere, che si stanno rivelando occasioni imperdibili, strumenti indispensabili per il miglioramento della qualità della vita e momenti in cui poter conoscere persone indimenticabili

Oggi, posso serenamente riferirmi al Milk come alla mia seconda famiglia

Preferisci Bisessuale, Biaffettivo, Bisex o altri termini? Nel blog cerco di usare sempre orientamento eroticoaffettivo rispetto al “sessuale” …

Preferisco il termine Bisessuale non binario

Perché preferisci Bi a Pan (nel descrivere te stesso)

Per mirate questioni di opportunità personale e per lasciarmi il dovuto tempo di esplorarmi tramite l’esperienza. Dal punto di vista erotico/affettivo, mi rendo conto di non perseguire uno schema preciso. Su questo sto scoprendo di essere sempre più vicino alla pansessualità.

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Bisessualità e Pansessualità, orientamento binari, non binari, transincludenti, transescludenti, ce ne parli?

Certo. Dunque… partiamo dalla prima, ovvero la Bisessualità. In origine, è stata vista e interpretata come “canonica”, in quanto riferibile alle persone che si sentivano erotico-affettivamente attratte solo da uomini e donne bio e cis-gender.

Essa, prima degli anni 90′, venne studiata e affrontata dallo scienziato Alfred Kinsey (a cui si deve la “scala Kinsey”) solo da un punto di vista “comportamentale”.

Questo, in ambito scientifico, ovviamente in quel contesto storico, fu il primo lavoro documentato condotto sulla fluidità dell’orientamento sessuale.

Kinsey concluse che l’orientamento non è rigidamente dicotomico, bensì si estende lungo un contiuum di variazioni.

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Più recentemente, lo psichiatra Fritz Klein (1990), insieme ai suoi collaboratori, ha sviluppato una griglia per la valutazione dell’orientamento sessuale, nota come Klein Sexual Orientation Grid (KSOG). Nella sua griglia, Klein ha aumentato il numero di variabili da prendere in considerazione, rispetto a quelle presentate da Kinsey. In particolare ha aggiunto: l’attrazione sessuale, il comportamento sessuale, le fantasie sessuali, le preferenze emozionali, le preferenze sociali, lo stile di vita, l’autodefinizione del proprio orientamento.

Questi due personaggi furono tra i primi precursori della visione di una sessualità non binaria. Ultimamente in Italia, se pur con molta lentezza rispetto agli altri Paesi, si assiste al coming out, soprattutto nelle nuove generazioni, di persone bisessuali, bisessuali non binarie, omoflessibili, eteroflessibili, e pansessuali. E pure in forte crescita.

Per quanto riguarda gli orientamenti definiti come binari, e trans-escludenti, in alcuni casi non necessariamente riconducibili alla rigida cultura del binarismo, in questi rientrano le persone dichiaratamente solo bisessuali, etero e omosessuali.

Invece, negli orientamenti definiti come “non binari”, e trans-includenti, sono comprese persone dichiaratamente omoflessibili, eteroflessibili, bisessuali non binarie e pansessuali.

Oggi, finalmente, la bisessualità, al pari del termine trans*, viene definita come termine “ombrello”, proprio per evidenziare il fatto che, al suo interno, vengono incluse tutti i casi in cui l’orientamento, in passato o nel presente, ha assunto, assume, o può assumere una caratterista mutevole, fluida e includente.

Invece “pansessualità” è un termine che, a seconda dei casi, indica un orientamento erotico-affettivo definitosi e sviluppatosi indipendentemente dagli altri, oppure l’ultima evoluzione della bisessualità non binaria

Qui, è doveroso precisare  che termini quali etero, omo, omoflessibile, eteroflessibile, bisessuale, bisessuale non binario, pansessuale, si riferiscono solo e esclusivamente alla descrizione dell’orientamento sessuale, in alcuni periodi della vita, e non all’identità di genere.

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La Bifobia negli attivisti storici (uomini e donne)…

A questa domanda cercherò di rispondervi evitando, il più possibile, di urtare la sensibilità di persone che, in fin dei conti, non conosco direttamente.

Quindi senza voler fare riferimenti specifici, mi preme sottolineare come la situazione di oggi, in merito alle persone bisessuali e pansessuali, sia la diretta conseguenza di larga parte di un vetero attivismo Italiano formato da persone dichiaratamente Lesbiche, Gay, Transessuali, di fatto impreparato e fin troppo distratto rispetto ai tempi. E, soprattutto, ancora poco attento alla radicale, oggettiva e inesorabile trasformazione del mondo e della società in cui viviamo. Oltre, ovviamente ad essersi dimostrato privo di adeguati strumenti culturali, scientifici, politici per affrontare e includere fondamentali questioni come bisessualità e non binarismo di orientamento sessuale.

Solo da pochi anni, a questa parte, e grazie a poche associazioni (come Lieviti di Verona , Bproud di Bologna, Circolo Culturale TBGL Harvey Milk di Milano, gruppo donna Arcigay di Milano) sembra che finalmente si inizino a intravedere cambiamenti concreti.

Adesso, penso proprio sia arrivato il momento di riprendere in mano la situazione per affrontarla con la massima serietà e la dovuta determinazione
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Chi è maggiormente vittima della Bifobia da parte del mondo etero? L’uomo bio? La donna bio? Le persone transgender?

Come già accennato nelle precedenti risposte, fortunatamente il 2017 sembra essere un anno di svolta per le nuove generazioni e, in alcuni casi, pure per quelle dai 25 o 30 anni di età in avanti. Sempre più ragazz*, nonostante le forti difficoltà, soprattutto in contesti prevalentemente etero, iniziano a dichiararsi apertamente bisessuali e pansessuali, oltre ovviamente a palesare la loro netta volontà di lottare contro il binarismo e le sue cause. A questo si aggiunge un aumento del numero di persone che si identificano come queer, genderfluid e bigender, come me, per intraprendere così una rottura con tutti i clichè, con il vecchio attivismo e gli stereotipi legati al binarismo di genere.
Comunque, bisogna purtroppo compiere ancora un grosso lavoro di tipo culturale su larga scala. Attualmente la bifobia attacca molto di più, in modo “diretto”, la donna in generale: ciò per una lunga serie di motivi di discriminazione, fortemente legati al genere e alla cultura del binarismo.

Infatti nella visione binaria del maschilismo, la “donna”, quasi sempre bio/cis-gender, può definirsi B o P solo se tutte le sue attrazioni sono finalizzate esclusivamente al soddisfacimento della virilità del maschio e alla costruzione dell’immaginario erotico del classico maschio alfa.

Mentre, se parliamo di persone T MtF e T MtF non binarie, dichiaratamente B, o percepitesi come tali, queste vengono prima incasellate, “a priori”, dentro il classico listino della prostituzione e, dopo, nello spettro degli ormai noti pregiudizi riguardo le persone bisessuali.

Quanto alla bisessualità maschile, questa rimane ancora coperto dal velo dell’invisibilità sociale. Perciò in questi casi la bifobia si riceve in modo “indiretto”, ci si vede esclusi, progressivamente, da alcuni ambiti sociali, senza spiegazioni sensate; oppure si viene rifiutati dal(la) partner dopo una prima (apparente) comprensione del proprio coming out da bisessuali. Addirittura, le persone T FtM e T FtM non binarie, oltre a venire considerate come “mezzi uomini”, o “scherzi della natura”, e dunque investiti dalla transfobia da parte di uomini e donne etero, si ritrovano a dover affrontare una bifobia ancora più pesante.

Bisogna anche evidenziare quanto la bifobia “interiorizzata” giochi un ruolo cruciale, nell’esplorazione della propria sessualità, molto più di quanto lo faccia nel mondo femminile.

Questo determina, da un lato, la forte presenza di uomini sposati, dentro il modello stereotipato di famiglia della pubblicità del mulino bianco, che vedono il proprio orientamento, quindi la loro bisessualità, solo come un vizio, o un motivo per concedersi relazioni clandestinedoppie vite. Dall’altro, esistono invece persone di sesso maschile, che, pur dichiarandosi, si sentono sempre più isolate, abbandonate dalla maggior parte dei conoscenti, escluse dalla propria famiglia e lasciate completamente sole, in balia della sopravvivenza.

Non è un caso che, per via del retaggio di binarismo di orientamento sessuale e maschilismo culturale, negli uomini si impari più facilmente a odiare, o (peggio) a temere irrazionalmente i propri sentimenti, le proprie pulsioni, l’evoluzione del proprio orientamento sessuale, la messa in discussione della propria idea di identità di genere e della propria espressione di genere.

Vi è ancora una gravissima mancanza di consapevolezza socio-culturale della bifobia: questione completamente diversa rispetto all’omofobia verso le persone dichiaratamente gay o lesbiche bio/cis-gender.

In ogni caso, i coming out femminili sono in aumento esponenziale rispetto a quelli maschili.

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Credi che la donna bi/pan subisca una discriminazione più strisciante e morbosa?

Purtroppo si.

Coming out: è più facile dichiararsi bi/pan se sei donna o uomo? Quali le reazioni?

Per entrambi, dipende molto dai contesti culturali, religiosi, sociali, familiari di provenienza e dalla propria collocazione territoriale. Comunque, al momento, sembra essere decisamente più facile se sei donna bio/cisgender.

Quanto alle reazioni, anche queste variano in base a modalità, situazioni svariate, preparazione culturale e clima familiare. Per la mia e altrui esperienza, generalmente, le più comuni sono rappresentate dall’accoglienza o dallo stupore iniziale, non necessariamente poi sfocianti in ostilità. Mentre, in molti altri casi, come già descritto, si subiscono rifiuti o addirittura violenze di ogni tipo.

Bisessualità nel mondo antico: l’uomo era sempre l’attivo bisessuale, il “maschio” della coppia, mentre il “gay” era il passivo. Quanto ci siamo staccati da questa visione?

Per via di persistenti retaggi socio-culturali, e per il nostro rigido provincialismo culturale, siamo ancora ancorati al modello patriarcale, machista, maschilista e binario del mondo antico. Purtroppo, l’antica Grecia, nelle concezioni comuni, viene stereotipatamente considerata un’epoca in cui il comportamento omosessuale e la bisessualità, non solo non venivano condannate, ma al contrario considerate come espressione di elevati valori morali, sociali e spirituali.

Senza dubbio, vi sono ampie prove che il comportamento omosessuale, oppure bisessuale, fra uomini e donne era allora comune e, entro chiari limiti convenzionali, approvato. E’ altrettanto chiaro che esso diveniva oggetto di seria preoccupazione se le persone coinvolte in esso, soprattutto se di alto rango sociale, rompevano talune regole sessuali e sociali e minacciavano le idee tradizionali di genere.

Dunque, il comportamento omosessuale e bisessuale (maschile) non erano problematici in sé, almeno fin quando questi rimanevano segno di virilità, attiva e controllata. Ma tali condotte potevano venire condannate, in alcuni casi: quando diventavano esclusive (in questo caso veniva condannato anche l’attivo), ma soprattutto allorché potevano essere considerate manifestazioni di effeminatezza.

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Bisex sulle app: “insospettabili”, “discreti”, “maschili”… e tante altre parole che dimostrano quanto queste persone siano cariche di binarismo e omofobia interiorizzata. A causa di questi “sposati velati” in cerca di trasgressione in app, saune e cruising, gli attivisti uomini gay a volte odiano i bisessuali, facendoli coincidere con quest’immaginario. Ci spieghi meglio cosa non funziona in questa “equazione”?

Dopo la precedente domanda, passiamo dall’antichità ai giorni nostri e, più precisamente, alle persone bisex sulle app!

Qui, bisogna compiere una doverosa distinzione che sfugge a molti attivisti gay accecati dall’odio. Ovvero, quella tra i bisex dichiarati e i bisex velati.

Quindi, partendo dal presupposto che le generalizzazioni sono sempre sinonimo di pregiudizio e di profonda ignoranza, bisogna fare chiarezza dentro il caos delle interpretazioni.

Ci sono persone apertamente dichiarate come bisessuali, oppure omoflessibili, che al pari di altrettante persone dichiaratamente gay, frequentano le app pure per sole, condivise e consensuali, esperienze di tipo sessuale.

In questo senso, non è detto che si stia sempre parlando di persone adulte velate o legate dal vincolo del matrimonio. Vi sono comprese anche svariate fasce di età fra l’adolescenza e il periodo pre o post universitario. Qui, nonostante l’essersi dichiarati B, si verificano i casi più frequenti di bifobia e diffidenza: si viene tacciati di “potenziale infedeltà”, dal momento in cui iniziano a instaurarsi dei legami di tipo affettivo più profondi. Il tutto dimenticandosi che l’infedeltà è purtroppo un costume trasversale, uniforme, frutto di ipocrisia e tacita accettazione sociale, appartenente pure ai vasti mondi gay e etero.

Invece, nei casi in cui si parla di persone bisessuali velate e sposate, inclini alla ricerca della trasgressione, comprendo perfettamente le reazioni di persone gay attiviste all’interno delle app. Pure a me e altre persone sono capitati casi in cui venivano avanzate proposte da bisex che, sentendosi molto attratte dal sesso opposto, cercavano massima discrezione e luoghi nascosti per spassose avventure al chiaro di luna. Esattamente così come ho ricevuto inviti indecenti da parte di persone gay velate, dichiaratesi virilmente “attive”, e fallocentriche all’inverosimile.

In ogni caso, confondere le proprie esperienze personali, o le vicende dei social, con la propria ideologia verso la presunta natura di persone bisessuali in quanto tali, non è assolutamente prova di onestà intellettuale. Tanto più se il ritenere tutte le persone bisessuali come infedeli, perennemente indecise, o promiscue, proviene proprio da attivisti gay del mondo LGBT.

Oggi, bisogna assolutamente prendere coscienza dell’esistenza della bifobia, occuparci tutti insieme delle sue origini e dotarci dei mezzi necessari per contrastarla in ogni sua forma.

Solo così facendo, possiamo pensare di definirci veri attivisti. Tutto il resto è solo retorica da salotto.

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Sono maggiormente accettate persone bi e pan che sono transgender. Come se si pensasse: “Ok, questi si sono “sputtanati”, non hanno vantaggi a mentire”. Mentre, quando si dichiara bi o pan una persona cis, allora subito si pensa che siano, in realtà, omo…Ce ne parli meglio?

In questo caso, più che affrontare discorsi sull’accettazione, penso sia più produttivo parlare di “confusione”. Infatti, in questo caso, si tende ancora a confondere l’orientamento sessuale con l’identità di genere, come se l’identificarsi persone transgender comportasse un automatico coming out della definizione delle proprie attrazioni. Poi, si nota una certa morbosità irrispettosa nel voler stabilire, a prescindere, l’orientamento sessuale altrui e nel decidere quali tipi di ipotetici vantaggi dovrebbe avere, o meno, una persona visibile e apertamente dichiarata secondo il falso immaginario collettivo.

Inutile dire che ci troviamo di fronte a pura ignoranza di fondo e a una riprova della cultura binaria. Infatti una persona può dichiararsi transgender e, contrariamente alla presunta accettazione come bisex, compiere invece il proprio coming out come gay. Esattamente così come una persona bio/cis-gender può e deve poter compiere liberamente il proprio coming-out da bisessuale, o pansessuale, nonostante gli altri pensino di poterla sminuire attraverso il paranoico sospetto che, in realtà, sia per forza omosessuale e debba effettuare a tutti i costi una sorta di scelta.

Insomma, l’autodefinizione del proprio io e dei propri desideri erotici, affettivi e sentimentali è un diritto inviolabile che appartiene unicamente alle singole persone. Non può essere assolutamente visto come oggetto di pseudo interpretazioni in base alle convenienze del proprio pregiudizio.

Spesso il partner di una persona transgender viene considerato, di default, bisessuale. Questa è una considerazione un po’ transfobica…Che ne pensi?

Penso ci sia il serio bisogno di rivedere le grosse lacune nella nostra mancanza di educazione e di considerare le persone per come, di fatto, si descrivono e auto-determinano. Ancor prima di compiere questa operazione, è imperativo rispettare la libertà altrui e il grado di confidenza che instauriamo con il prossimo.

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Quando un uomo bi cerca una compagna, ma vuole continuare a fare attivismo e a dichiararsi bi, a quali pregiudizi va incontro? C’è differenza rispetto alla donna bi?

Spesso, fra i tanti comunque presenti, si va incontro al pregiudizio per cui si viene considerato come il classico gay nascosto, confuso, o l’elemento di disturbo e “non degno” di portare avanti le istanze della causa LGBT. E, quindi, all’immagine di persona che, per non ammettere di essere in realtà omosessuale, o di sentirsi percepita come tale, preferisce utilizzare la “scorciatoia” della ricerca di una relazione etero di copertura. Dunque, si viene profondamente umiliati, isolati e fatti oggetto di scherno fin dentro gli affetti e la propria dignità. Mentre, per la donna, è diverso, se militante in ambienti di attivismo LGBT aperti, eterogenei, o friendly.

Il discorso cambia dentro parte del vetero attivismo binario, o lesbico e femminista, dove si viene ancora identificate come “le traditrici”, o come “quelle passate dalla parte dei nemici maschi”, oppure come persone che in realtà non accettano il fatto di essere lesbiche che soffrono di omofobia interiorizzata.

Comunque, anche riguardo a questo, si assiste a un lento cambiamento di clima, molto più confortevole, dentro le nuove generazioni e, in minima parte, anche nelle generazioni passate.

Perché ancora molti legano bisessualità e infedeltà?

Perché dànno ancora viziatamente credito a false credenze per cui le persone bisessuali sono, in quanto tali, incapaci di sapersi impegnare, o di rimanere stabili, in una relazione di coppia monogama. Si pensa, infatti, che la bisessualità sia realizzata nella continua e costante ricerca di una controparte affettiva mancante dentro una relazione di coppia. Dunque, si compie il seguente ragionamento dato dal pregiudizio:

Se pure volessi accanto a me una persona bisessuale, per quanto possa piacermi, non riuscirei a starci in coppia. E non penserei di poterci costruire una relazione, per il fatto che, la persona bisessuale, per la sua natura, per sentirsi completa e pur dicendo di essere follemente innamorata di me, vorrà sempre e comunque andare a cercarsi una terza persona di sesso opposto al mio. Quindi, è molto più facile che possa tradirmi, o lasciarmi, per questi suoi continui desideri”.

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La visibilità è un’arma che può zittire molte persone che accusano i bisex di essere velati e confusi. Come fare per incoraggiare il coming out?

Innanzitutto, consigliando di divenire i principali protagonisti del cambiamento che si vorrebbe dentro la propria vita e nei luoghi in cui viviamo. Ciò è anche un modo per interrogarsi su quali valori fondiamo le nostre amicizie e quanto amore diamo a noi stessi, per darci così la possibilità di esplorarci liberamente e non vivere come gli altri ci vorrebbero in base ai loro pregiudizi.

Secondariamente, spiegando che l’essere persone visibili aiuta a distruggere e prevenire il pregiudizio, soprattutto verso se stessi.

Inoltre, la possibilità di dichiararsi apertamente mette in migliori condizioni per potersi mostrare con verità e dignità verso il prossimo. Aiuta nel migliorare la propria autostima, la propria qualità di vita e fortifica nel contrastare la bifobia delle persone che vorrebbero calpestare il nostro diritto a esistere, all’essere riconosciuti come al pari di tutti, alla nostra libertà di amare e al vivere per ciò che siamo realmente.

Bisessualità e poliamore: differenze e punti di contatto. Esiste l’una senza l’altro e viceversa?

Si, certamente. Ciò per il semplice fatto che la bisessualità riguarda, solo e esclusivamente, il proprio orientamento sessuale. Invece, il poliamore si riferisce alla pluralità dei tipi di relazione affettiva che si intendono instaurare.

Ci sono molte persone bisessuali e monogame, esattamente così come ci sono persone dichiaratamente bisex e poliamorose. Giusto per portare un altro esempio, vi sono molte persone etero, o gay e lesbiche che, al tempo stesso, si dichiarano poliamorose.

L’importante è sapere che stiamo parlando di argomenti diversi e non necessariamente collegati fra loro.

Quindi, il poliamore riguarda solo le modalità in cui una persona vive le proprie relazioni, indipendentemente dal proprio orientamento, e non per forza il modo in cui esprime il proprio essere bisessuali

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L’allarme “morti di figa” in spazi creati per bi, pan, poliamoristi, bdsm, etc etc: come monitorare questo rischio? Il pregiudizio che vede la donna bi/pan/poly come promiscua è ancora molto presente, e molti uomini etero ne approfittano…

In questi casi, il modo migliore è consultarsi in gruppo e parlare costantemente di tale evenienza: poi, cercare di munirsi di strumenti e filtri necessari per prevenire incontri sgradevoli. Si potrebbe anche incaricare un team di persone scelte, come molti gruppi già fanno, con il compito di verificare i reali intenti di eventuali nuovi arrivi, ritenuti poco convincenti, e provvedere così al richiamo di questi o alla diretta espulsione, in base alla gravità del danno commesso. Queste prime operazioni possono risultare molto efficaci e un’occasione cruciale per proteggere i gruppi da interferenze decisamente poco raccomandabili

L’intersessualità raccontata da un*attivista intersessuale

Oggi intervistiamo Sabina Zagari, attivista intersessuale di Varese. Ci ha raccontato la sua esperienza personale, quali sono stati i suoi punti di riferimento, la rivendicazione, l’orgoglio, l’attivismo e un po’ di definizioni.
La parola, quindi, a Sabina.

 

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Ciao Sabina, innanzitutto è corretto chiamarti Sabina o preferisci un nome meno “connotato riguardo al genere“?

Ciao Nathan, Sabina va benissimo.

 

Ovviamente anche le persone intersex (l’intersessualità riguarda il sesso biologico) hanno un’identità di genere. La tua qual è?

Io rifiuto categoricamente il binarismo, sono innanzitutto Sabina una persona intersex queer.

 

I concetti di “etero” e “omo” partono dal fatto che una persona sia di genere maschile o femminile.
Ma anche chiedere se ti piacciono “gli uomini” o “le donne” o “entrambi” risulterebbe binario. Insomma…facciamo prima se ti definisci tu 😀

All’inizio del mio percorso di accettazione rifiutavo categoricamente la possibilità di essere lesbica malgrado provi attrazione sessuale nei confronti del genere femminile. Con il tempo e l’avanzare del mio percorso introspettivo la consapevolezza è aumentata è ho capito che le definizioni in generale sono per me una gabbia. Mi piacciono sia uomini che donne sia biologici che T e anche persone intersex. Credo che se ci possa essere una definizione più vicina alla situazione attuale è: Pansessuale.

 

Quando hai scoperto di essere intersessuale? come hai vissuto questa condizione?

L’ho scoperto a metà anni 90. Sono stata sempre appassionata d’informatica e già allora, quando ancora internet in Italia non esisteva, mi collegavo alle bbs anche americane a avevo scoperto il significato della Sindrome che mi era stata diagnosticata (Sindrome di Morris o AIS). La cosa che più mi traumatizzò fu scoprire che il mio corredo cromosomico è xy quindi secondo il binarismo ero biologicamente maschio.
Fin da piccola sono stata costretta a molte visite mediche e a parecchi interventi chirurgici e quindi sapevo e avevo ben presente che in me c’era qualcosa che non andava. Ricordo bene che anche prima di conoscere la reale situazione mi sono sempre sentita “diversa” rispetto alle mie amiche. La mia famiglia ha sempre cercato di conformarmi come femmina ma io vivevo un conflitto interiore. Loro volevano vedermi il più femminile possibile e io non riuscivo ad accontentarli ed era un continuo contrasto emozionale con conseguenze tali che mi portavano ad evadere utilizzando sostanze stupefacenti. Drogarmi era l’unico modo per avere un po di pace apparente . In alcuni periodi della vita ho cercato di conformarmi il più possibile come donna, violentandomi, e alla fine di questi periodi il risultato era di profonde crisi depressive sempre associato ad un massicio uso di sostanze che mi hanno portato poi anche a più tentativi di suicidio. Insomma non trovavo la giusta collocazione per Sabina nel mondo.
Nel 2008 tramite un’indagine genetica la mia diagnosi è stata completamente ribaltata in Deficit di 5alpha reduttasi, ed è stato l’inizio della fine. Sapere che ero stata trattata, violata e costretta a vita all’assunzione di farmaci è stata l’ennesima tragedia interiore che mi ha portato ad anni di profonda solitudine e rifiuto del mio corpo. Nell’arco di poco tempo sono passata da un normopeso ad una grave obesità, l’assunzione di sostanze era all’ordine del giorno, l’autolesionismo pure. Poi quando ormai avevo perso tutto e la normale evoluzione delle cose in quella situazione sarebbe stata la morte, sono stata aiutata dal mio psichiatra e ho accettato di entrare in una comunità terapeutica per trattare la mia dipendenza da sostanze psicotrope. Ad un certo punto del percorso è stato chiaro sia a me che ai miei terapeuti che avrei dovuto iniziare un percorso per trattare la mia condizione e finalmente con tanta fatica ho iniziato un percorso di accettazione che è ancora in atto e che ad un certo punto ha previsto anche la frequentazione dei gruppi del Circolto Culturale TBGL Harvey Milk Milano che mi ha permesso di ascoltare e confrontarmi con altre persone. Anche se ero l’unica persona intersex, il lavoro di gruppo sulle tematiche di genere mi ha permesso di mettermi sempre in discussione e di accettarmi ma sopratutto trovare una collocazione nel mondo di Sabina come persona.

 

A quando risale la fierezza e la rivendicazione?

26 Ottobre 2016 Giornata della Consapevolezza Intersessuale. A fine settembre sui quotidiani nazionali venne messo in risalto l’intervento di chirurgia “normalizzante” di un bambin* intersex di 3 anni a Palermo. Stava succedendo ancora, ho ri-vissiuto quel momento in cui a 3 anni stavo entrando in sala operatoria e mi sono molto arrabbiata. Dietro a quella rabbia c’era molto dolore. Ho pensato e mi sono mossa immediatamente perché l’unica cosa che potevo fare era rendermi visibile e parlare di intersessualità e raccontare la mia esperienza.
Quali sono stati i punti di riferimento che ti hanno supportato?

In primis devo ringraziare la Comunità Terapeutica CREST e tutti i miei terapeuti che mi hanno dato la possibilità di rimettermi in gioco, ma senza i gruppi Relazioni Affettive e Identità di Genere organizzati dal Milk non sarei a questo punto. In ringraziamento speciale va anche ad Arcigay Varese che mi ha aiutato nell’organizzazione dell’evento del 26 ottobre 2016 al Salotto di Varese che è stato tra l’altro moderato da Monica Romano.

 

Quali le figure, nel senso di persone fisiche, che ti hanno accompagnato in questo percorso?

Il mio terapeuta con cui tratto le tematiche relative alla dipendenza, il mio sessuologo, il mio ginecologo/sessuologo per la parte medica e la mia endocrinologa e tutte le persone che quotidianamente mi accettano e mi amano come Sabina.

 

Senti il desiderio di body modification? Oppure, non so, di rivisitare la tua immagine anche intesa come look?

In questo particolare momento si, accetto una buona parte del mio corpo ma sento che il seno non mi appartiene, è una parte artificiosa creata del tempo solo perché ho assunto la TOS a base estrogenica fin da piccola.
Sto trattando il tema e cercherò di capire se in primis è possibile una drastica riduzione e solo dopo aver trattato tutti i risvolti psicologici e pratici valuterò una mastectomia completa.

 

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Il blog ha negli anni descritto tutti i tipi di “generi” non binari. L’intersessualità riguarda invece il sesso biologico.
Puoi darci una definizione di intersessualità e spiegarci la differenza tra sesso biologico, sesso genetico, cariotipo, genotipo…

Parlare di tutte le condizione di intersessualità vorrebbe dire stare qui a discutere delle oltre 170 tipologie fino ad ora categorizzate. Essere intersex in poche parole vuol dire presentare dei caratteri primari e secondari non binari. Il significato della parola intersex è :

“L’intersessualità è un termine ombrello che comprende diverse variazioni fisiche che riguardano elementi del corpo considerati “sessuati”, principalmente cromosomi, marker genetici, gonadi, ormoni, organi riproduttivi, genitali, e l’aspetto somatico del genere di una persona (le caratteristiche di sesso secondarie, come ad esempio barba e peli).

Le persone intersessuali sono nate con caratteri sessuali che non rientrano nelle tipiche nozioni binarie del corpo maschile o femminile”
Per sesso biologico si intende l’appartenenza al sesso maschile o femminile determinata dai cromosomi sessuali.

Il sesso genetico è determinato dal genoma. In ogni specie si ha un numero caratteristico di cromosomi (cariotipo).

Il cariotipo è l’insieme dei cromosomi nella cellula.

Il genotipo è il corredo genetico di un indivudio, cioè l’insieme dei geni contenuti nel DNA.

 

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Cosa consigli, come prima cosa, una persona che si scopre intersex? (è possibile che i genitori non comunichino la cosa prima della maggiore età)

Normalmente ai genitori è stato detto di non parlare mai al bambino intersex della sua condizione. Il mio consiglio è quello di parlare con persone intersex che possono capire la persona e la sua condizione in tutta la sua complessità in quanto si è già passati da questa esperienza. Insomma una sorta di Auto Mutuo Aiuto.

 

Intersex e partners: c’è apertura o diffidenza?

A volte apertura e curiosità morbosa e a volte diffidenza. Chi è stato “normalizzato” come nel mio caso non sempre vive la sessualità in modo canonico e questa è la difficoltà delle persone intersex.

C’è discriminazione per gli intersex da parte delle persone omosessuali? e da parte delle persone trans?

Io personalmente sono stata discriminata da una persona Lesbica. Chi discrimina di base ha paura del tema che non conosce. Molto spesso nel mondo LGB si fa accenno alle persone intersex sopratutto per la loro conformazione genitale. Questa discriminazione non l’ho mai sentita con le persone T perché le tematiche di genere ci accomunano.

 

Le associazioni LGBT sono realmente inclusive verso le istanze I?

Come sai fino a poco tempo fa ero parte del consiglio direttivo di Arcigay Varese. Dopo un’attenta analisi e pochi mesi di reale partecipazione alla vita di gruppo dell’associazione mi sono resa conto che le priorità delle persone Intersex sono realmente differenti rispetto a quelle LGB. Mi sento molto più accolta in associazioni che si occupano dei diritti delle persone T in quanto le tematiche sono comuni più di quello che si possa pensare. Credo fermamente che le associazioni LGBT che inseriscano la I debbano capire che le persone Intersex chiedono di esistere che è una cosa ben diversa, ma ribadisco da me condivisa, dalle unioni civili o dall’adozione.

 

Quali sono le istanze politiche degli intersex? quanto si legano a quelle dei transgender e dei genderqueer?

Le istanze politiche delle persone intersex sono principalmente legate alla richiesta ai governi di fermare le mutilazioni genitali ai bambini e permettere loro l’autodeterminazione. A livello legislativo solo Malta ha creato una legge che vieta interventi di chirurgia normalizzante ai bambini (Malta Declaration).

Le tematiche di genere sono parte fondante e comune con le persone T e Q. Ad esempio in Italia il cambio Anagrafico può avvenire esclusivamente solo dopo un lungo e costoso percorso legale, psichiatrico e chirurgico che non tutte le persone TQI vogliono e possono sostenere.

 

Quali i punti di riferimento virtuali in Italia per una persona Intersex?

Di riferimenti virtuali ce ne sono. Il problema è che le associazioni nate negli anni trattano le persone intersex come persone malate che devono ricevere cure. In realtà noi intersex non abbiamo nulla che non va e quindi a questo pro è nata oii-italia (www.oii-italia.org – http://www.facebook.com/oiiitalia) di cui io sono co-fondatrice assieme ad Alessandro Comeni. Noi intendiamo il termine intersex come esperienza di vita e non come Disordine o Disturbo.


Quali i punti di riferimento reali?

Pochi anzi nessuno, non c’è un centro specializzato che offra alle persone intersex il sostegno di cui hanno bisogno. Ci sono tante strutture ed ognuna ha i suoi protocolli e le sue metodologie. Le persone intersex per il servizio sanitario nazionale non esistono e lo stesso servizio non è pronto ad accoglierle con progetti di aiuto.

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Ci parli di OII International e di OII Italia?

Sono venuta a conoscenza di Oii Europe in quanto Alessandro il cofondatore di Oii-Italia è parte dello steering board. Mancava in Italia un’associazione che si occupasse dei dirititi fondamentali delle persone intersex composta da sole persone intersex. Ho avuto l’onore di conoscere il gruppo di Oii-Europe durante l’Intersex Conference di Vienna a Marzo. Siamo tutte persone intersex che hanno a loro modo avuto un percorso simile e difficoltoso e che si sono poi trovate per parlarne per fare fronte comune nelle richieste ai rispettivi governi di appartenenza.

Oii Italia è un progetto mio e di Alessandro che prevede la divulgazione di informazioni relative alle persone intersex depatologizzandole. Noi persone Intersex non abbiamo nulla che non va, non siamo individui da normalizzare e c’era bisogno di un’associazione che non parlasse di persone intersex come persone “malate” persone da “correggere“.

Personalmente rispetto ma non condivido il lavoro fatto da molte associazioni nate in Italia per aiutare le persone che presentano tratti intersex, anche se in questo loro si considerano DSD (Disordine dello sviluppo sessuale) che rende la condizione intersessuale a priori una patologia. Ecco noi non ci stiamo, noi ci sentiamo persone con dei diritti che vengono spesso ignorati e obbligati sia chirurgicamente che psicologicamente a conformarci. Ed è solo li che la persona intersex è costretta a causa degli interventi chirurgici a prendersi cura a livello medico della sua patologia.

 

Per concludere, ci consiglieresti un libro o un film a tema?

Nell’ultimo anno ho letto diversi libri che trattando d’intersessualità. Ci sono dei romanzi che mi hanno profondamente colpita. Uno di questi non tratta principalmente di intersex ma parla di come nascono le pratiche mediche ancora oggi in voga nell’ambiente medico per il trattamento delle persone intersex. Il libro è Bruce, Brenda, David” di John Colapinto. Un altro libro che mi ha molto colpito èGolden Boy” di Abigail Tarttelin, un romanzo che parla di un ragazzo intersex. C’è inoltre Middlesex di Jeffrey Eugenides che tratta anch’esso di intersex e in modo più specifico della mia condizione.

Per quel che riguarda i film segnalo il film Arianna” di Carlo Lavagna e Carlo Salsa, un’ottima produzione italiana che ha vinto diversi premi italiani e internazioni. Questo film tratta di tematiche intersex e in particolare la mia condizione, raccontando la storia di questa bambina intersex e delle difficoltà che incontra nel comprendere la sua condizione. Quando ho visto questo film ho rivisto parte della mia vita scorrere sullo schermo.

Ti segnalo inoltre il conosciutissimo “The Danish Girl” che anche se tratta del primo intervento di riassegnazione sessuale definendo il personaggio come persona T in realtà il libro da cui è tratto il protagonista è intersex che ad un certo punto mette in discussione il genere in cui è stato costretto ed inizia un percorso di transizione verso a quella parte di lui che ha sempre schiacciato.