Intervista a Marcela Serli, regista dell’identità di genere

Oggi è il turno di Marcela Serli e dei suoi progetti teatrali sull’identità di genere. Vi lascio a questa interessante intervista e alla sua biografia 😀

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Ci parli di Atopos e della tua Trilogia?

Prima di tutto vorrei ricordare che l’11 Luglio siamo al Festival Chimere di Pergine Spettacolo Aperto, grazie al coinvolgimento di Lucia Moroni che, insieme agli altri organizzatori, ha voluto fortemente Variabili Umane (spettacolo con 13 persone in scena). Preceduto da un Laboratorio Atopos Sull’Identità “in” genere nei giorni che precedono lo spettacolo.

Da sette anni a questa parte vivo un’esperienza straordinaria. Sono la direttrice artistica di ATOPOS, l’unica compagnia teatrale in Europa formata da persone transgender, transessuali e non solo. Oggi Atopos è al centro dell’attenzione della scena teatrale italiana per l’aspetto di grande attualità ed umanità che racconta.

L’intento del progetto generale della nostra Compagnia è quello di analizzare i concetti di maschile e femminile attraverso il coinvolgimento e l’inclusione di persone di identità di genere diverse con l’ambizione di una concettualizzazione artistica del transgenderismo quale luogo di passaggio e di creazione. Attraverso un percorso di lavoro teatrale comune stiamo intravedendo un desiderio, forse utopico, quello di creare un centro di ricerca antropologica sulle nuove identità (ovviamente non solo di genere).

A giugno al Teatro Franco Parenti di Milano ha avuto luogo una nostra personale, con i nostri tre primi spettacoli dedicati al genere, con una mostra fotografica su alcuni dei protagonisti di Atopos a cura di due rinomati fotografi, e un bellissimo incontro tra la Compagnia e Umberto Galimberti.

Atopos Compagnia Teatrale si fonda dopo aver vinto il Premio alle Arte Sceniche Dante Cappelletti 2010 con Variabili Umane, spettacolo che vede in scena 13 persone, attori e danzatori trans e non, con la mia drammaturgia e regia e del quale siamo orgogliosi. Nel corso degli anni abbiamo indagato, attraverso laboratori di studio aperti alla cittadinanza, dibattiti universitari e la produzione di spettacoli teatrali, il tema dell’identità di genere, e in maniera più ampia il tema della definizione e dell’accettazione di sé.

Siamo poi passati ad un secondo capitolo, una nuova indagine, un’altra minoranza, che in realtà è una maggioranza, almeno numerica: le donne.
Quindi il femminile, quindi il maschilismo, quindi le definizioni di ruolo, quindi la violenza. Femminanza – operina comica di donne e altri bluff-. Uno spettacolo cantato che tratta di donne e di espressione femminile oggi, con all’interno sei attrici tra cui una donna transessuale e due musicisti. In questo progetto ci sono donne biologiche che si chiedono a che punto siamo col pensiero femminile, e donne transessuali che parlano di quanto hanno guadagnato, dal punto di vista sociale, nella loro transizione al femminile (poco) e di quanto hanno perso (molto). E c’è il teatro. Che è un mezzo meraviglioso per ridere di noi e soprattutto per rendere poetico un desiderio profondo: vogliamo che le cose cambino. Banale. Ma sacrosanto al tempo stesso.

Homini ovvero Man Pride è il terzo capitolo di indagine che chiude la Trilogia atopossiana sul Genere con delle domandi forti, necessarie oggi: Qual è il presente e il futuro dell’uomo e del maschio? e del maschio eterosessuale?

Nel 2016 abbiamo fatto un’anteprima al Teatro Franco Parenti della nostra seconda trilogia: The Gender Show, tre spettacoli senza paura. Del quale vi mando anche il materiale. Il Trittico ha fatto il tutto esaurito in ogni serata, creando scompiglio sia per gli argomenti sia per le modalità con cui sono stati trattati. Tre punti di vista diversi a proposito di genere.

Nel 2015 scrivono due tesi di laurea su questo mio lavoro, all’Università di Pisa e all’Università di Trieste.

Pochi giorni fa al Festival di Cinema Mix di Milano, è stato presentato il documentario dal titolo Atopos, generi teatranti, che racconta l’esperienza della nostra compagnia.

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Essere una donna cisgender ed eterosessuale non impedisce di riflettere sui ruoli, gli stereotipi e le espressioni di genere. Come hai reinterpretato la tua espressione e quali sono stati i tuoi strumenti culturali ed emotivi?

Io non potrei definirmi in nessun modo, proprio perché faccio questa ricerca sul sé. Etichettare anche me comporterebbe una contraddizione rispetto alla mia ricerca e alla ricerca della Compagnia Atopos.
Questo non significa che siamo immuni dallo sbagliare e dal contraddirci, ma ci proviamo!

 

Hai una passione per le persone transgender: come è nata e secondo te perché stai a tuo agio con noi?

E’ nata grazie al fatto che ho conosciuto delle persone meravigliose, che lottavano giorno dopo giorno per la propria affermazione, cosa che, invece, io non ho mai fatto, e non perché non ne abbia bisogno, ma perché credevo di essere sicura di quello che la mia apparente identità mostrava.
Con le persone T ho capito che la mia identità serviva di più agli altri che a me. Ed è per quello che la domanda cardine dei nostri lavori con Atopos è: A chi serve la mia identità?

Usi la comicità, l’irriverenza e il grottesco per scardinare i pregiudizi verso le persone transgender. Non ti senti un po’ iconoclasta?

Per me non ci sarebbe nessun problema ad essere definita iconoclasta, ma limiterei la mia “rivolta artistica” ad un aspetto immaginifico, e mi sembrerebbe riduttivo.

 

Quali sono le tecniche teatrali da te preferite?

Costruisco impianti scenici complessi, usando diverse “tecniche teatrali”. Mescolo l’epico alla narrazione quasi “documentaristica”, il teatro danza all’avanspettacolo e al cabaret francese. Per poi trovarmi a rielaborare e smentire a volte, la maggior parte dei concetti e delle tecniche in una metateatralità che rende il qui e ora necessario.
Ma vorrei usare le parole di una grande regista come Arianne Monuochkine:

‘Se noi teorizziamo, lo facciamo solo al presente e sul momento, secondo quello che scopriamo lavorando. Una
teoria è sempre il punto d’arrivo di una ricerca, e a me sta a cuore prima di tutto verificarla concretamente sul palcoscenico’

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Quali sono le persone speciali che hai conosciuto nel tuo percorso di regista? Ti va di ricordarne
qualcuna?

Quante pagine posso scrivere? Talmente tante sono. Anche perché io faccio questi progetti proprio perché mi innamoro delle persone. Te ne nomino alcune: Alessandro Marinuzzi regista di grande talento, Carlos Alsina, il mio primo maestro, Luisa Vermiglio attrice e pedagoga, Anna Romano attrice napoletana che vive a Bruxelles, Irene Serini cofondatrice di Atopos, Laura Caruso militante e attrice di Atopos, e Noemi Bresciani, danzatrice del mio gruppo, Nicole de Leo e Porpora Marcasciano che appena conosciute mi fecero capire, senza dirmelo, per quale motivo dovevo occuparmi delle tematiche di genere, Davide Tolu cofondatore di Atopos, e Marta Pizzigallo, Gaia Saitta, Antonia Monopoli, Arianna Forzani, Gabriele Belli, Cesare Benedetti, Alessio Calciolari, Stefania Pecchini, Christian Zecca, Leo Cumbo, Mattia Fiore, ma anche Donatella Diamante ex direttora della Città del Teatro, Paola Sain, Antonella Moretti, ufficio Stampa ora anche nostro, Ariella Reggio, attrice e fondatrice di La Contrada di Trieste, Lorenza Masutto, danzatrice triestina, e Maurizio Zacchigna, e ancora le attrici Caterina Simonelli e Cristina Cavalli, e Stefano Schiraldi, cantautore, e Matilde Facheris e Sandra Zoccolan, Fabio Chiesa, Maria Spazzi, Nadia Fulco, Serena Sinigaglia e tutta la Compagnia Atir, e Chiara Boscaro, e Silvia Pernarella, Tobia Rossi, Luigina Tusini e Chiara Anicito e Irene Petra Zani, Paolo Fagiolo, Andrea Collavino, Marco Imparato, Marco Bonadei, Filippo Porro, Federica D’Angelo e Ksenia Martinovic e e e …
tutti e di più, meravigliosamente umani.

 

Quali sono i tuoi lavori teatrali esterni alla tematica T?

Nel mese di Luglio inoltre è impegnata nella drammmaturgia e la regia di “Un semplice anagramma: Europa o’ paure”, coprodotto dal Teatro Stabile del FVG e da Mittelfest 2017. Debutta il 15 luglio.

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CHI E’ MARCELA SERLI?

Attrice, drammaturga e regista argentina di origini italo-libanesi, da oltre vent’anni lavora in Italia e all’estero. Laureata all’Università di Trieste con una tesi in Drammaturgia Contemporanea sulla resistenza “artistica” degli autori di teatro argentini durante la dittatura, intraprende un percorso che accanto ai temi dell’intolleranza politica e morale, dell’identità di genere, del disagio psichico, intercala una ricerca stilistica sul miscuglio dei generi, la globalizzazione del linguaggio, il caos politico e ideologico applicati ai concetti artistici.
Nel 2015 sono state scritte due tesi di laurea sul suo percorso teatrale, una all’Università di Trieste e una all’Università di Pisa.
Nel 2017 verrà presentato un documentario realizzato sulla sua Compagnia, dal titolo “Atopos, generi teatranti”.
Inizia i suoi studi teatrali in Argentina con Carlos Alsina, autore, regista e pedagogo tucumano. E danza classica all’Accademia Nazionale di Danza di Tucuman.
In Italia poi, con il regista Alessandro Marinuzzi fonda “Laboratorio X”, formazione di artisti europei per lo sviluppo di una ricerca teatrale metodologica comune.

E’ la direttrice artistica della Compagnia Teatrale Atopos, con la quale realizza una prima Trilogia sul genere e vince il Premio Dante Cappelletti 2010 Alle Arti Sceniche. Nel 2016 ha debuttato al Teatro Franco Parenti con un altro trittico: The Gender Show.

È conclusa da poco la personale sul suo lavoro con la Compagnia Atopos, Al Teatro Franco Parenti a Milano. Tre spettacoli sul genere, che hanno visto anche il coinvolgimento del filosofo Umberto Galimberti in un incontro/dialogo con la Serli e con la sua compagnia.

Firma la drammaturgia e la regia di diversi spettacoli sia in Italia sia all’estero, tra cui “Tre galline sul comò”, Periferia Nord Est, “Entrée”, Teatro Club; “Occhi lucidi”, “Suite Matrimoniale” e “Il sentiero, ovvero un racconto all’interno”, Teatro Stabile del FVG; “La città degli uomini che ridono”, “Al solito caffè” e “Amaramente dolci” per il Teatro Stabile “LaContrada”, “Acqua” per il Festivala Bologna,“Tra, “Festival Internazionale Delle Arti”, Urbino, di “Aurora corrosiva” da Alda Merini e Anna Romano, con la Compagnie de l’Octogone (Parigi) e Compagnie Fraction (Bruxelles), di “La Carmen” per Amaranteghe Teatro Indagine, di “Giovanni” per Aparte, di “Armenia Mon Amour” per Teatrovivo, di “Moana porno revolution” per la Compagnia degli Incauti, di “All’amore io ci credo” per l’ATIRi, Studio per un Kollettivo Drag King per ATIR.
E ancora, è drammaturga e regista di “Non farmi male”, prodotto dall’ATIR, di Variabili Umane, di Dell’Umiliazione e della Vendetta e di Homini per la Compagnia Atopos. E ora è impegnata a un nuovo trittico, sempre con la sua drammaturgia e regia, The Gender Show.
Regista anche di testi di autori contemporanei, tra cui Un giorno torneranno di Chiara Boscaro, La favola della Buonanotte di Tobia Rossi, Trilogia con muro borsa e bambino di Carlo Tolazzi, Giuliette di e con Laura Marinoni, Comfort&Joy della scozzese Jen McGregor per Trend, Nuove Frontiere della Scena Britannica.

Lavora con il regista italo ungherese Giorgio Pressburger e l’argentino Carlos Maria Alsina con i quali realizza anche progetti drammaturgici e di regia.

E’ attrice con Valerio Binasco, Serena Sinigaglia, Carlos Alsina, Giorgio Pressburger, Diego De Brea, Matjaz Berger, Alessandro Marinuzzi, Alessandro Berti, Sabrina Morena, Roberto Piaggio, Antonella Carruzzi, Valeria Talenti, Marko Sosic e altri registi.
Fa un progetto di Teatro Danza di due anni con la coreografa thai olandese Olivia Maridjan-koop.
Nel 2016 partecipa alla residenza artistica guidata dalla coreografa e regista Constanza Macras.

Per il cinema ha lavorato con Margarethe Von Trotta, Bigas Luna, Roberto Dordit, Paolo Fattori, Maurizio Zaccaro, Gianpaolo Tescari, Matteo Oleotto, Umberto Marino, Simone Rivoire.

Nel 2007 cura il training vocale all’interno del Master Class tenuto al Piccolo Teatro di Milano da Serena Sinigaglia.
Nel 2016 cura il Progetto Palco di Campo Teatrale, facendo la regia di “Con le Mani”.
E’ cantante in diversi spettacoli di tango con la “Jazzy & Classic Orchestra” diretta dal Maestro Giorgio Tortora, e in altri di compositori contemporanei quali Alessandro Sofianopulos.
Partecipa ad alcuni radiodrammi per radio RAI del FVG. Ed è autrice e speaker nell’anno 2017 di “Un tranquillo weekend da paura” programma in diretta su Radio Rai FVG.
Ha realizzato diversi progetti teatrali nei Centri di Salute Mentale di Trieste, di Gorizia e Udine.

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Premi e Riconoscimenti:

– Ad aprile 2016, premio Lidia Petroni per Vestimi bene e poi uccidimi, di D’angelo e Martinoci, regia di Marcela Serli
– A marzo 2014 riceve il 2° Premio Sonia Bocacina per lo spettacolo, con la sua regia, “Un giorno torneranno” di Chiara Boscaro
– Nel 2010, con la Compagnia teatrale Atopos, da lei fondata insieme ad attori, danzatori e persone transessuali e transgender, vince il Premio Tuttoteatro.com alle Arti Sceniche “Dante Cappelletti” con un suo progetto e regia, Variabili Umane.
– Nel maggio 2009 vince il concorso “Emergenze 2009” organizzato dalla provincia di Massa Carrara
– Nel settembre dello stesso anno riceve il primo premio nel concorso “I racconti dell’Isola” organizzato dall’associazione Isolacasateatro di Milano (Quartiere Isola) con lo spettacolo Me ne vado, monologo scritto e interpretato da lei stessa.
– Nel 2001 riceve il Premio del Pubblico al Festival Teatrale Internazionale di Umago (Croazia) con Occhi lucidi, monologo da lei scritto e interpretato, prodotto dal Teatro Stabile del FVG.

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