Tormentoni VeteroFemministi…

Due risate sui toni di alcune femministe, per difendere posizioni indifendibili di transfobia…
p.s. per disegnare questa vignetta non è stata maltrattata nessuna veterofemminista 😀

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Scandalo nel bagno delle donne!

Totoscommessa: chi sta postando dalla pagina FB delle VeteroLelle?

VeteroLesbiche TransEscludenti…ecco perché

Non sono di certo solo recenti gli episodi di transfobia provenienti da ambienti separatisti lesbici.
Talvolta ad essere colpite sono le donne T, di cui viene delegittimata la femminilità.
Altre volte a non essere rispettata è l’identità di genere degli Ftm, come in quest’intervista racconta Gianmarco Negri, oggi importante attivista T.

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Vediamo cosa succede quando la loro logica viene ribaltata…

Veterolesbiche e separatismo

Ricordo ai lettori e alle lettrici del blog che questa è solo satira, e non vuole “dimostrare” nulla. Vuole strappare semplicemente un sorriso 😀

Bagni transgender e benaltrismo gay

Chiacchierata con Miki Formisano, importante attivista trans pugliese

Oggi diamo la parola a Michele Formisano, attivista trans, fondatore di T genus, e uno dei principali punti di riferimento in Puglia su temi trans e temi di MTS

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Chi è Miki? Anni, provenienza, passioni, sogni, paure…

Ciao, sono Miki, ho 53 anni,sono nato e vivo a Taranto, città in transizione che presto sboccerà in tutta la sua bellezza.

Miki o Michele? C’è una precisa intenzione nell’usare Miki o è un vezzeggiativo? 😀

Sono Miki per gli amici, ed è un nomignolo che, più che come un vezzeggiativo, ho usato per renderlo neutro ed eludere cosi la A finale di Michela. Oggi mi sta benissimo Michele, ma ormai Miki è riconosciutissimo ed accostato alla mia persona.

Quando hai capito di essere un ragazzo? Come hai vissuto questa consapevolezza?

Ho capito subito di essere un ragazzo, gia dall età di5/6 anni, ma ci convivevo bene, non ero consapevole della sessualità e del fatto che un giorno sarei cresciuta e non cresciuto. Poi, all età dell adolescenza, la consapevolezza che ero cresciuta e che non avevo nessuna via di scampo per far vivere Michele. Quindi ho vissuto malissimo tutto questo: il seno e tutto ciò che mi rendeva agli occhi della gente ciò che in realtà non ero non mi offriva via d uscita.

Quali sono le disavventure che hai affrontato anche a causa del non comprendere o non accettare la tua identità?

A causa di questo disagio, misto a dolore crescente, ho deciso di farla finita, ma ho optato il sistema sostanze (eroina): una morte lenta, dolce; una morte che ti fa sua anche quando respiri, perché vivi solo grazie al battito automatico del cuore, ma con cuore inteso come “sentimenti e amore verso te stesso” c è ben poco. Per anni  e anni è durato questo percorso di autoditruzione legato alle sostanze che ovviamente mi hanno portato altri numerosi problemi legali e non solo.

Quali gli ostacoli e i contrattempi a portare avanti il percorso?

Fortunatamente gli unici ostacoli, più che a portare avanti il mio percorso di transizione, sono stati dovuti alle pochissime informazioni sulla modalità del percorso, a chi rivolgersi, quali centri vi fossero. Tra l’altro anche le poche associazioni presenti non riuscivano a raggiungere tutti come invece oggi grazie al potente mezzo del web…

Quali sono stati i primi punti di riferimento? Virtuali o reali?

…infatti il mio punto di riferimento è stato un gruppo chiuso su yahoo: non so neppure io come mi ci sono imbattuto, non ricordo quale giro su internet, che a mala pena esisteva prima degli anni dell esordio…
Ho avuto info su questo gruppo ma subito dopo abbiamo deciso di incontrarci: giungemmo a Roma, come un gruppo di temerari assetati di informazioni, per noi vitali. Uno di loro aveva già finito il percorso, un altro portava il petto fasciato per nasconderlo, e mi passò questa fascia sudatissima: la indossai, mi guardai allo specchio e mi riconobbi, fu un momento che non dimenticherò mai.
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Tu sei etero ma sei anche un uomo T. Facendo tesoro del loro passato, in cosa può essere migliore un uomo T nel rapporto con una donna?

Un uomo transgender potrebbe essere migliore, nei confronti di una donna, perché comprende la sua fisicità e la sua emotività, i vari punti G nella mente e nel corpo…fermo restando che non si voglia rivestire il ruolo di uomo alfa.

Come è nata l’idea del tuo gruppo fb?

L’idea del gruppo FB, a dire la verità, in origine non è stata la mia ma di un mio amico: mi chiese una mano, e da allora il gruppo è cresciuto molto. Non mi riferisco ad una crescita numerica (se fosse per quello saremmo arrivati a numeri inverosimili) ma ad una crescita culturale e interiore di ognuno di noi che ne fa parte. Sono molto orgoglioso di questo gruppo,dedico molto del mio tempo anche solo a leggere…ormai loro sono cosi’  in gamba tutti e tutte che intervengo poco.

Come è nata T Genus?

L associazione TGenus è nata dalla necessità di agire sul territorio in maniera concreta, cercando o meglio contribuendo a creare una rete innanzitutto tra persone T e poi con le istituzioni,famiglie e servizi sanitari.

Che servizi offre T Genus?

TGenus è una Onlus. Ci mettiamo tanto entusiasmo e tempo, e i servizi che offriamo sono legati innanzitutto all’ accoglienza e ascolto, e far sentire la persona NON sola è la nostra priorità- Indirizziamo le persone ai centri più adatti a loro, per questioni geografiche o altre, ovviamente il tutto ragionato e condiviso con la persona. Organizziamo convegni, tavole rotonde, eventi culturali, e ogni tipo di evento legato alla strategia del cambiamento culturale. Non ultimo TGenus “cerca” di sensibilizzare le istituzioni sanitarie e politiche per migliorare gli accessi ai percorsi clinici della persona in transizione, dalla presa in carico del percorso psicologico all’ultimo intervento chirurgico (la dove la persona voglia sottoporsi). Anche da punto di vista legale offriamo informazioni e indicazioni, affidando la persona a legali della loro zona geografica.

In che rete di altre realtà simili (LGBT) e non (politica, servizi, altro) è T genus?

Cerchiamo di essere presenti su tutto il territorio nazionale, ovviamente avvalendoci anche delle altre associazioni presenti sul territorio nazionale e ce ne sono di validissime.

Quali gli obiettivi?

Gli obbiettivi ovviamente sono legati a migliorare la qualità della vita della persona T e al cambiamento culturale.

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Come far conoscere le nostre esperienze e realtà al di fuori? Quale il corretto approccio.

Le nostre esperienze e la nostra realtà possone essere conosciute al di fuori, mostrando semplicemente il lato umano della persona, eludendo il pensiero dell’ essere accostati al degrado e alla deviazione:ovviamente è necessario informare e sensibilizzare la gente a questa “nostra realtà

Parlaci del tuo romanzo. Resto” Umano.

Parlerei volentieri di RESTO UMANO, romanzo autobiografico scritto a quattro mani con la dott.ssa Anna Paola Lacatena. La vera penna è lei, io ci ho messo la storia della mia vita, una storia che parte dai banche della scuola elementare, fino ad arrivare ad oggi…ma bisogna leggerlo: da allora ad oggi c è una vita raccontata nei dettagli, senza filtri, includendo una varietà di argomenti che hanno fatto parte della mia vita.

Hai a cuore anche il tema della salute e delle MTS. Il tuo impegno in questo settore cosa comporta? quanto è importante la prevenzione e l’informazione?

Ho a cuore la salute delle persone perché so quanto è importante la prevenzione, nel caso specifico dalle MST: la salute è un bene prezioso, e informarsi sulle modalità di trasmissione, e quindi su come evitare contagi, può in alcuni casi salvarvi la vita. Il sesso è meraviglioso ma bisogna farlo anche con la testa.

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Internet è un buon primo aiuto per una persona che sta capendo di essere T, ma quando è importante il contatto reale?

Internet è un ottimo mezzo per carpire informazioni, ma bisogna saperlo usare bene e sopratutto non prendere per buone tutte le info che ci sono: oltre il web credo sia essenziale il confronto reale, e i rapporti umani dovrebbero essere sempre privilegiati.

Perché tra ragazzi T ci si discrimina? Ftm etero vs gay, percorsi diversi med o non med, identità nette o identità fluide…e invece di dialogare si litiga. Perché? Ognuno di noi non potrebbe solo portare la sua storia?

Oggi si litiga tra ftm etero, ftm gay, genderfluid ecc…perché la cultura è ancora troppo radicata al binarismo. Il cambiamento deve nascere da noi, ma proprio “nel nostro mondo” c’ è ancora troppa ignoranza. Infondo siamo tutti persone, lo diciamo fuori ma dovremmo prima dircelo tra noi…
PERSONE!!!

Il web è pieno di sedicenti attivisti che si nascondono dietro cognomi e foto false. Putroppo nella nostra epoca è difficile distinguere i veri punti di riferimento da questi “leoni da tastiera”: un giovane T come deve muoversi in questa baraonda?

I leoni da tastiera sono pericolosissimi: si spacciano per attivisti e spesso danno informazioni davvero disastrose per la persona. Purtroppo è difficile fermarli, e per questo ci vogliono dei punti di riferimento ben visibili, punti di riferimento referenziati dove le informazioni vengono filtrate  e sopratutto alcune  informazioni non si dispensano generalizzando, ma vanno dispensate da persona a persona.

Che ne pensi dei concorsi per mister T?
Dovrebbero essere più ironici? O proporre nuovi modelli di maschile?

Il concorso Mister T è stata un ottima idea per dare visibilità,credo che crescendo questo concorso offrirà una varietà di tipologie maschili, come mi pare sia stato fatto nelle precedenti due edizioni, e si amplierà sicuramente.

Torniamo a noi: gli ftm a fine percorso non hanno più problemi di “passing”, ma ce ne sono altri: i documenti, le persone che prima di conoscevano al femminile, il rapporto col passato. Parlaci, se ti va, della tua esperienza.

Nel mio percorso il passing è stato quasi immediato: il problema è nato con i documenti, documenti al femminile e fisicità marcatamente maschile. E’ stato brutto dover spiegare volta per volta tutta la storia. So che oggi rilasciano un documento che comunque mette la tua vita e la tua privacy alla mercè, ma al momento è inevitabile, almeno fino a quando questa situazione verrà serenamente riconosciuta senza preconcetti.
Gli amici si sono abituati a darmi del maschile, certo all’inizio non è stato facile, ma solo per una questione di abitudine.

Ftm e donne: c’è ancora binarismo o le donne “non lesbiche” si approcciano senza paura a noi ftm?

Credo che la maggior parte delle donne etero si relazionino serenamente con noi ftm. Penso che siamo noi molto disforici verso la nostra sessualità biologica. Certo ci sono donne che cercano necessariamente il pene,ma non è assolutamente la prassi anzi…

Binarismo: quanto è il rischio per noi ftm di incappare alla fine noi stessi nel machismo? Non dovremmo forse, memori dell’esperienza passata, lottare contro gli stereotipi?

Capita di sovente che noi stessi restiamo intrappolati nello stereotipo di uomo macho: mi ritrovo spesso a osservare foto di ragazzi ftm nel gruppo, quando, sopratutto, mettono  la foto prima e dopo, vedi la foto del prima con espressione spontanea e sorridente, la foto del dopo con espressione accigliata e sguardo da duro. Sorrido, ma penso che sia davvero sbagliato: è come voler a tutti costi rivestire un ruolo che TU ti sei imposto, plagiato da una società legata allo stereotipo, mentre è ora di liberarci di tutte le etichette e gli stereotipi costruiti negli anni!

 

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Famiglia e coming out: ti va di raccontarci come hai gestito il coming out e come consigli di gestirlo ai giovani ftm?

Mia madre e la mia famiglia mi ha sempre vissuto come un maschiaccio: quando ho detto loro che volevo affrontare il percorso di transizione l’unica preoccupazione era legata agli interventi chirurgici, ma poi mi hanno visto sempre più felice e libero e si sono sempre più convinti che avevo ragione, e che avrei dovuto farlo prima. Ai giovani consiglio sempre di essere se stessi e di lottare per quello che sono, parlarne gradualmente con la famiglia. Poi ci possono stare famiglie conservatrici: sopratutto a questi ragazzi dico di pazientare, di studiare e, parellelament,e di rivolgersi alle associazioni di volontariato, che sapranno dare loro il giusto supporto.

FTM e sanità: siamo davvero tutelati? Quali le regioni e le realtà messe meglio? cosa puo’ fare l’attivismo?

La sanità non ci tutela moltissimo. Certo stiamo meglio di altri Paesi, ma tanto c’è da fare: da regione a regione cambiano un po di cose, più che altro legato alla distribuzione degli ormoni, come liste di attesa, presa in carico, e liste di attesa per interventi, stiamo messi non benissimo ovunque. Non c’è uno storico e anamnesi sull’assunzione delle terapie ormonali, non c è nulla al momento legato alla medicina di genere, ma proprio da un paio di mesi l’ISS e l AIFA, dietro suggerimenti e “pressioni” di attivisti transgender, hanno istituito un tavolo di lavoro per creare una piattaforma dedicata ad affrontare le criticità del mondo transgender legate alla salute. Quindi, attivisti e associazioni devono continuare a sollecitare ,e sensibilizzare le istituzioni.

FTM e lavoro: qual è la situazione attuale e cosa possiamo afre come attivisti?

Il mondo del lavoro oggi è un mondo difficile per tutti: ancora più penalizzate sono le persone transgender, ma per onestà devo dire che le MTF sono più penalizzate in quanto colpevoli di aver retrocesso il loro status. E’ necessario collaborare con i sindacati, sollecitando corsi di formazione e informazione ai datori di lavoro e centri per l’impiego.
Sensibilizzare la politica per far si’ che realmente i diritti siano riconosciuti a tutti indistintamente.

Un ultima domanda: che consiglio dai, da veterano ftm, ai giovani?

Da “vecchio” transgender, dico ai giovani  che la vita è una e va vissuta: non abbiate paura di riconoscervi! Amatevi e, sopratutto, sappiate che nella vita tutti gli esseri umani hanno dei limiti: bisogna accettarli e non pensare che siamo persone limitate.
Amatevi solo cosi sarete in grado di amare,ma amatevi per quello che siete…perchè comunque sarete UNICI…

L’asterisco e l’ingerenza femminista verso i gender non conforming

Una riflessione che parte dall’inclusione grammaticale delle persone gender non conforming per arrivare ai limiti dell’intersezionalità, al cis-sessismo e al colonialismo culturale.

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In questi giorni mi sono imbattuto in un articolo scritto da una femminista, penso della differenza, che condannava l’uso dell’asterisco, ribadendo che siamo “uomini e donne” e che “diversamente dall’etnia, questa differenza si manifesta prestissimo“: un cumulo di binarismo, innatismo, e “gender non conforming – fobia”.
Non mi interessa la guerra tra femminismi binari e femminismi anarcoqueer: mi sento distante da entrambe le correnti, e non ho vantaggi a prendere parte a una guerra che, essendo femmin-ista, non mi riguarda.
Se posso dire qualcosa a tutta la riflessione femminista, è il fatto di escludere i vissuti. Cattedre della differenza contro cattedre queer: persone cisgender che parlano di identità di genere…cancellando o ignorando i vissuti.
Si decide” a tavolino, in una guerra tra cattedre, se i generi sono due, tre o 24, ignorando il fatto che solo i vissuti contano.
Non si può teorizzare che i generi sono due quando di fatto ci sono persone di genere non conforme al maschile o al femminile. Una teoria non puo’ cancellare degli esseri umani: sarebbe come dire che le persone sono solo caucasiche o nere come la pece e che “non esistono” persone con colori della pelle diversi dal bianco e dal nero.
Forse si dovrebbe ascoltare ed osservare realmente la realtà.
Veniamo alla grammatica: le persone gender non conforming o le persone transgender (anche portatrici di identità binaria, ma con documenti e/o aspetto dissonanti), hanno imparato ad usare un linguaggio non connotato di genere quando parlano di sè: spesso l’interlocutore neanche se ne accorge, perché non è vero che la lingua italiana non permette di comporre frasi o di usare parole o perifrasi che non identificano il sesso di chi sta parlando: è solo questione di esercizio (per la persona) e di volontà (per gli altri).
Le associazioni LGBT, spesso, per indicare gruppi di genere misto, non usano il “maschile plurale” (discretamente comodo se sei ftm, ma un po’ urtante se sei mtf), ma non usano neanche la perifrasi binaria “uomini e donne”, che ribadisce il binarismo e cancella le persone gender non conforming.
Alcuni usano l’asterisco, altre forme omnigenere (con l’uso di “persona” al posto di uomo e donna), altri usano maschile, femminile E neutro (ex: benvenuti a tutti gli uomini, le donne e le persone di altri generi).
Questo a molte femministe non sta bene: chiamano, erroneamente, “neutro” cio’ che riguarda le persone “di altri generi (essere viola non significa essere bianco), dicono che nominare uomini, donne e “altro” sarebbe “lungo (quello che dicevano gli uomini quando loro volevano dire “uomini e donne) e dicono che il femminile (e di conseguenza il maschile) va rimarcato, proponendo una soluzione “binaria” che è offensiva e che cancella (non le donne, ma le persone gender non conforming).
E’ tutta una questione di pigrizia (“non è un problema mio, quindi me ne frego”). E’ vero che le lingue neolatine sono “binarie”, ma l’impegno può tutto, e cercare formule inclusive non è difficile.
L’unico ostacolo è che taluni (e talune), non poche persone, non hanno interesse a farlo.
Molte femministe, anche queer, trattano le persone non conforming con maternalismo e pietismo. L’atteggiamento “patriarcale” che rinfacciano all’uomo nei loro confronti, lo ripropongono verso le persone T, peccando di “colonialismo culturale” e “cis sessismo
Non è raro vedere, nei forum femministi, donne che “decidono” se una giovane adolescente trans ha il “diritto” di ricalcare gli stereotipi col trucco e parrucco che ha scelto, o se un ftm che ha partorito, pretendendo di essere padre e genitore e non “madre”, sta offendendo le donne: persone in cattedra che disquisiscono sui nostri vissuti.
Addirittura delle femministe mi hanno “corretto”, dicendo che quando si parla di discriminazione subita da una persona non conformi “non devo” usare binarismo o transfobia ma “patriarcato”, perché “se avessi letto i loro libri” (scritti da persone cis) “saprei” che tutto deriva dal patriarcato, e affermando ciò cancellano tutta la riflessione trans e le sue elaborazioni culturali.
Addirittura un ftm non è “autorizzato” a parlare di transmisandria quando le donne lesbiche o femministe lo respingono i insultano.

Alla luce di questo, col tempo, sono diventato un po’ “separatista“. Le grandi intersezioni tendono a mettere in primo piano i temi “nazionalpopolari” e oscurare i piccoli temi e i loro autori, facendo si’ che chiunque, anche chi non è formato e non vive una condizione, pensi di avere voce in capitolo su un tema, e cosi’ possiamo vedere femministe che “decidono” se qualcuno è o no trans, uomini etero poliamorosi che dicono che il binarismo non esiste, etc etc.
Non dico che il separatismo sia la strada corretta, ma è necessario l’ascolto: ascolto di chi, in prima persona, vive dei temi e delle problematiche sociali. E poi ci vuole tanta umilità, soprattutto dai militanti e dalle militanti (e da* militant*!) di lungo corso.