Il Milk di Milano dedica il suo nome all’attivista storico Alessandro Rizzo Lari

Il Circolo Milk di Milano dedica il nome dell’associazione all’attivista Alessandro Rizzo Lari. Lo statuto ricorda anche Deborah Lambillotte. Nathan viene nominato presidente onorario, e Monica consigliera onoraria

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Il Circolo Culturale TBGL Harvey Milk di Milano ha rinnovato le sue cariche e approvato delle modifiche statutarie durante l’assemblea del 28 gennaio 2018.
L’assemblea è iniziata con il discorso di fine mandato del presidente, Nathan, il quale ha rievocato i momenti cardine della storia del Circolo, e di come, grazie all’impegno di attivisti come Alessandro Rizzo Lari, e di altri volontari del passato e del presente, il Circolo si sia sempre più rivolto a creare servizi e cultura in ambiente protetto per persone LGBTI+, con una particolare sensibilità verso le persone Bisessuali e Transgender, oltre a tutte quelle istanze spesso poco valorizzate dal movimento LGBT (Intersessuali, Pansessuali, Asessuali, Transgender non Medicalizzati, Genderqueer, Non Binary).

Nathan ricorda quanto sia stata importante la figura di Alessandro all’interno del Circolo, del Movimento LGBT e per la politica milanese.
Alessandro era Rizzo all’anagrafe, ma era affezionato al cognome della madre, Lari, e così i suoi amici del circolo, molto attenti all’autodeterminazione, lo hanno sempre chiamato.

L’assemblea si conclude con il cambio del nome del circolo:
Circolo Culturale TBIGL+ Alessandro Rizzo Lari (ex Harvey Milk).
Il nome “TBIGL+” introduce sia la “I” (le persone intersessuali), sia il “+”, che rappresenta tutte quelle persone in percorsi “non canonici” relativi all’orientamento affettivo/sessuale e/o all’identità di genere.
Esse vengono anche incluse, adesso, nel testo dello statuto, con votazione all’unanimità, anche se di fatto l’associazione è stata da sempre inclusiva, e aveva già cambiato il nome in TBGL nel 2014, per sottolineare l’inclusione e l’attenzione alle battaglie meno “blasonate” all’interno del movimento.

Vengono introdotti anche alcuni valori dell’associazione, come l’attenzione ad evitare il “misgendering” verso le persone T, e l’invito a rispettare il genere dichiarato dalla persona, ma anche il rispetto di tutte le condizioni personali (ad esempio, quella bisessuale).
Anche se, di fatto, ciò è sempre accaduto, il fatto che i soci abbiano chiesto che fosse scritto nello statuto indica una precisa volontà di sottolineare l’attenzione che questo Circolo, in particolare, ha e ha avuto nel creare un ambiente protetto e rispettoso di ogni autodefinizione (o desiderio di non definizione, in alcuni casi).

Infine, viene ricordata una persona importante per il Movimento: Deborah Lambillotte, attivista translesbica, di origine Belga, determinante per l’attivismo LGBT a Milano e in Italia, scomparsa improvvisamente nel 2016 e grande amica di alcuni/e attivisti/e del Milk, in particolare di Nathan e Monica.

Ed è a Nathan e Monica, infine, che il Circolo dedica delle cariche onorarie:
Nathan viene nominato Presidente Onorario e Monica Consigliera Onoraria, come riconoscimento del loro impegno negli anni per il Circolo e per la comunità LGBT milanese e Italiana

Viene infine nominato il nuovo presidente: Leonardo Davide Meda, storico volontario del Milk.

 

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Le memorie di un presidente Milk a fine mandato

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A tutte le persone che leggono il blog e che mi hanno seguito in questi anni, anche come Presidente del Circolo Culturale TBGL Harvey Milk Milano.

Oggi scade il mio terzo mandato come Presidente e, ormai da mesi, ho preso la decisione di non ricandidarmi. Ho individuato un ottimo successore in Leonardo Meda, che si è affiancato a me nel lavoro di far crescere il Milk già pochi mesi dopo dall’inizio della mia presidenza, e che ne incarna lo spirito inclusivo, e la vicinanza ai temi B e T.

La mia avventura nell’attivismo LGBT è iniziata nel 2008. Prima di allora avevo avuto molta difficoltà a comprendere la mia condizione, per via della poca informazione che circolava in rete, e per via del fatto che per le persone T di genetica xx è più difficile auto-individuarsi come tali, per via della confusione sociale tra identità di genere e ruolo di genere, che fa si che una persona XX “maschile” sia tollerata e inclusa dalla società, soprattutto se molto giovane, e non “pensata” come persona LGBT (o addirittura T).

Quando iniziai ad individuarmi come persona T, sapendo che era possibile esserlo anche per noi XX (avevo visto un ftm in un talk show dell’anno 2000, e parlarne a scuola non mi aveva illuminato, poi nulla per molti anni), e per noi XX attratti da uomini (avevo sentito parlare di Deborah Lambillotte, storica attivista translesbica, e avevo visto i film di Almodovar), mi chiesi quali erano gli spazi che avrebbero incluso una persona LGBT come me, in una condizione così particolare.

 

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Nonostante ai tempi, vista la giovane età, e la corporatura non formosa, non avessi problemi di passing, era comunque difficile spiegare nelle associazioni la mia condizione, e le uniche aperture le trovai dall’allora Circolo di Cultura Omosessuale Milk Milano, con presidente Stefano Aresi, ma con dentro molti attivisti eterosessuali che lui aveva saputo portare al Circolo.
Fu il primo posto in cui mi sentii accolto, anche se, probabilmente senza cattiva fede, mi sentii “spinto” ad espormi in un momento in cui non ero ancora pronto, non tanto perché non sapessi chi ero, ma perché non sapevo quanto, essendo allora neolaureato e uno dei tanti “galoppini” a prestazione occasionale negli studi tecnici, volevo espormi come attivista transgender, in un momento un cui già il mio aspetto generava interrogativi in cui interagiva con me per lavoro.

Trovai un lavoro da dipendente, e dedicai tutto il mio tempo libero all’attivismo. Poco dopo Stefano partì per il Nord Europa, per far crescere la sua professione. Ricordo le sue parole, il giorno delle sue improvvise dimissioni da presidente. Era il 2010 e io ero consigliere nel direttivo. “Ho 33 anni e sono stato presidente finché ne ho avute le energie“. Stefano scelse di nutrire la sua vita e la sua carriera, come me, dimissionario, guardacaso anch’io a 33 anni.

Mi cadde sulla testa questa presidenza. Il direttivo di allora scelse me, ma io in curriculum, nel 2010, avevo solo due anni di attivismo tramite questo blog (Progetto Genderqueer), tramite twitter, tramite una grande fiaccolata contro l’omotransfobia organizzata in settembre, e l’esperienza di responsabile Blog del Milk.
Mi sentivo come il protagonista della recente serie “Designated Survivor“, presidente per caso, e dovevo “imparare” a a farlo, aiutato dall’efficiente e giovanissimo segretario Giacomo D’Agnolo, in un periodo in cui mi stavo integrando nel mio nuovo posto di lavoro da dipendente, tra mille difficoltà dovute al mio aspetto.

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Negli anni, la mia figura, e il mio blog personale, fecero avvicinare al Milk tutte quelle persone che nelle altre associazioni, inclusive da statuto, non venivano incluse. Persone omosessuali che si stavano interrogando sulla possibilità di essere bisessuali, ad esempio, come Leonardo Meda, ma anche persone, come Alessandro Rizzo Lari, che sentivano stretto un attivismo gay chiuso e autoreferenziale, “urlato”, come lo chiamava lui, e cercavano uno spazio dove poter portare, ad esempio, il tema della Laicità. In quegli anni iniziarono i mercoledì miei e di Alessandro in Consulta Milano Laica, e i rapporti con UAAR Milano, ancora molto legata al Milk, e che sta facendo di tutto per aiutarci a completare il calendario di Alessandro.

Ogni persona che si avvicinava al milk portava delle idee, e queste idee diventavano progetti: Damiano Contin col progetto Counseling, che poi divenne Tiascolto con l’arrivo degli psicologi volontari, Antonio Dognini col progetto Meditazione, Dante Fusi col laboratorio di Teatro, Lanfranco Brambilla e Cinzia Favini col gruppo AMA relazioni affettive, Roberta Ribali, nel mettermi in contatto con Monica Romano e Daniele Brattoli per dare vita al progetto identità di genere, Enrico Proserpio per il suo laboratorio di giardinaggio e così via.
Il Milk, che ci aveva visto tutti impegnati, in passato, in un attivismo più “street”, che aveva visto me, Ivano Cipollaro ed altri, in fiaccolate, nel Treviglio Pride, nelle uscite di strada per aiutare le persone Sex Workers, con Antonia Monopoli, era diventato, nel tempo, un “posto sicuro”, un luogo protetto per tutte quelle persone che, non per ideologia (il milk non si interessava e non si interessa di Teoria Queer), ma per condizione personale, non rispondevano ai parametri comunemente “accettati” dal movimento, ovvero essere gay, lesbica e transessuale.

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Sono stati anni di grandi esperienze, da Palazzo Chigi a Unar, da Coordinamento Arcobaleno a Tavoli col Comune, passando dalla fondazione della rivista Il Simposio, insieme ad Alessandro, Enrico Proserpio e Danilo Ruocco, ma, come Stefano una decina di anni fa, ora sono io a “non avere più energie” per l’attivismo, a voler riprendere in mano la mia vita privata e professionale.
Il dividermi tra lavoro e attivismo mi dava l’opportunità di vedere la realtà da due lenti molto diverse: quella dell’attivismo, sovente simile alla mia, e quella delle persone comuni, spesso molto meno aperte, spesso così lontane dalle parole chiave di noi attivisti, che dovevo scegliere parole totalmente diverse per raccontarmi ad esse.

In dieci anni di attivismo, la condizione delle persone non medicalizzate, da un punto di vista legale, non era migliorata. Di certo avevamo fatto cultura, avevamo dato una “casa” a tante persone questioning, ma fuori dalla “bolla” milk regnava il misgendering, la difficoltà ad essere riconosciuti sul lavoro e tutto il resto, e questo “sogno” di cambiare le cose, quasi da solo (negli anni ho conosciuto pochissime persone transgender non med pronte a dichiararsi sul lavoro e ad usare il proprio cognome sui social), e in relativamente pochi anni, mi aveva “tolto” la possibilità di costruire un linguaggio, un approccio, atto a migliorare la mia vita anche al di fuori dalla bolla.

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Negli anni ero già riuscito ad essere Nathan nei miei interessi personali, culturali, in famiglia e coi partners quasi da subito, ma rimaneva la difficoltà di propormi al mondo professionalmente col mio nome d’elezione, senza che questa mia caratteristica, l’essere transgender, diventasse l’unico oggetto di attenzione.

Così ho studiato, ho escogitato, un modo in cui un libero professionista, transgender non medicalizzato, che si propone al mercato possa risultare vincente non oscurando il proprio nome d’elezione o la propria condizione, ma allo stesso tempo mettendo in risalto il suo ruolo di professionista e non rimanendo intrappolato nell’identità di attivista.

Questo tipo di lavoro, di esperimento, l’ho iniziato nel 2016, quando ho fatto il passaggio al part time nella mia azienda, che mi aveva già cambiato la mail anni prima (niente nome anagrafico su mail, buoni pasto, badge), proprio per costruire un mio percorso parallelo da freelance che facesse in modo che la disforia fosse ridotta al minimo (giusto il tempo di fare una ricevuta di pagamento, ma spiegando che quel nome deve rimanere solo su quella ricevuta). Il progetto ha, incredibilemente, funzionato quasi da subito. Forse questo è dovuto alla mia capacità di “slalom” tra le peripezie della vita allo scopo di scavalcare la disforia (ad esempio fare la “carta magazzino” al posto del bancomat col nome anagrafico marchiato), esperienza che, ad esempio, mi ha dato tanti spunti quando ho parlato alle aziende tramite Parks e Diversità Lavoro, ma mi ha reso sveglio nel trovare soluzioni alle mie personali situazioni, sia aziendali che freelance, in modo da farle trovare già pronte e collaudate a capi, clienti, colleghi.

 

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Ed è proprio quanto questo esperimento è iniziato, e mi preparavo a lasciare la presidenza al mio caro amico e simbolo del milk, Alessandro Rizzo Lari, che lui ci ha lasciati improvvisamente, per una bronchite mal curata, all’età di 39 anni.
L’ultimo anno ho combattuto con me stesso per mandare avanti il mio progetto lavorativo, ma nel frattempo mandare avanti il Milk, soprattutto nel portare avanti il calendario di Alessandro, quello concordato insieme, tra mille “cc” nelle mail, in cui, con la sua solita dolcezza, mi presentava ai relatori come il suo “amatissimo presidente”.

E ora che questo calendario è finito, che manca solo l’evento Transgender Non Med, che mi vede come relatore insieme a Laura Caruso, finisco il mio mandato con due propositi, con due cose da fare prima di andar via: dedicare il nome dell’associazione ad Alessandro, come lui avrebbe fatto se fosse successo a me, per lasciare eterna memoria del suo importante contributo all’interno del movimento, in primis per la sua volontà di inserire TBGL nel nome, per la sua attenzione verso “gli ultimi”, e inserire una dedica, nello statuto, alla cara amica e ispiratrice Deborah Lambillotte.
Ricordo quando, al mio compleanno, mi scriveva “auguri fratellino” sulla bacheca. Ricordo quando insieme curavamo una pagina chiamata “Sodalizio Laico“, e ricordo il proposito di incontrarci a Milano, più volte rimandato.

Il Milk che lascio è un Milk molto cambiato da quando, giovanissimo, fui accolto, ma è un Milk che, nonostante il turn over, non penso perderà lo spirito inclusivo che per così tanti anni lo ha caratterizzato.

Mi immagino come un vecchio ex attivista, in pensione, che potrà tornarci, libero da oneri come scattare foto per poi caricarle sulla pagina, raccogliere contatti mail da inserire nel database, aprire la sede, chiuderla, montare cavalletiti e diffondere eventi facebook. Voglio immaginarmi in una delle traballanti sedie di plastica, a seguire un evento, immaginando che accanto a me ci sia Alessandro, e tutte le persone, così tanto diverse tra loro, che in questo decennio hanno fatto la storia del Milk.

In Memoria di Alessandro Rizzo Lari, ad un anno dalla sua scomparsa

Un anno fa, sapendo della morte di Alessandro Rizzo Lari, mio carissimo amico e vicepresidente del Circolo Culturale TBGL Harvey Milk, ho disegnato questa vignetta per la rivista che avevamo fondato insieme, Il Simposio.

Oggi la ripropongo, in sua memoria.

Prima che Alessandro morisse, io stavo già pensando di ritirarmi dalla presidenza Milk e avevo visto in lui la figura adatta a dare continuità all’associazione.
Oggi, dopo aver mantenuto la mia promessa “in pectore” con lui, dopo aver terminato il suo calendario, aspetto l’Assemblea Milk del 28 gennaio, che vedrà un nuovo presidente, e proporrò di dedicare l’associazione alla sua figura.
Circolo Culturale TBIGL+ Alessandro Rizzo Lari (ex Harvey Milk).
Questo è l’ultimo regalo che voglio fare all’associazione che io e Ale abbiamo tanto amato e abbiamo cercato, negli anni, di far crescere.

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Patente e Libretto…