Spirituali e laici, radicali e liberali…possono portare istanze LGBT?

hh

Da anni collaboro , tramite l’associazione Milk e anche personalmente, con atei, laici, radicali, liberali e persone appartenenti a spiritualità alternative (buddhisti, valdesi, cristiani esterni alla chiesa romana, olisti, vegani e indipendenti).

Ho sempre pensato che queste persone, se attiviste, possano avere significative intersezioni con le istanze LGBT, in quanto sia una visione laica (per la laicità delle istituzioni), sia una visione liberale (in stile John Locke e John Stuart Mill), possa essere estremamente pertinente con la tematica dei diritti civili, dell’egalitè, della libertà di essere, dell’uguaglianza e delle pari opportunità.

Eccellente è il lavoro condotto da John Suart Mill e ispirato/supportato dalla moglie Harriet Taylor dimostra che il pensiero liberale (e libertario) dei fondatori del Liberalismo sia estremamente pertinente alle battaglie di emancipazione delle minoranze (o maggioranze) oppresse.
Mill parla di tre fasi, per quanto riguarda l’emancipazione di una categoria (che sia, ad esempio, dare il voto alle donne o l’emancipazione dei neri d’America). Ve le presento rivisitandole profondamente.
– la fase dello scherno (in cui alcuni pionieri, liberi pensatori occidentali e WASP* parlano di una possibile emancipazione di un gruppo, e la cosa viene schernita)
– la fase della discussione (si comincia a parlare della cosa, ipotizzandola e non più schernendola)
– la fase finale, dell’emancipazione.
Credo che ciò possa essere applicato a nuove battaglie. Questa tripartizione in tre fasi viene anche citata da Valerio Pocar in “Animali non umani, parlando di antispecismo.

A volte però recepisco delle profonde resistenze da parte dei laici.
E’ come se volessero insistere su quelle che chiamano “le priorità”, e quindi più che ragionare sugli effetti della mancanza di laicità (ovvero la discriminazione di non credenti, di credenti in modo alternativo, di persone che non sono conformi alla morale cattolica, e quindi non vengono discriminate anche giuridicamente e socialmente a causa della mancanza di laicità delle istituzioni), filosofeggino in modo astratto.
Ci si perde in discussioni sulla multiculturalità, per estendere i diritti ad “altre religioni“, di immigrati del terzo mondo (soprattutto islam, nuovi protestantesimi del sud america…), e non del fatto che modificare leggi che creino commistioni tra stato e chiesa cattolica, tentando di estendere queste leggi anche alle altre religioni, ha un vizio di fondo, in quanto si tratta di leggi “costruite” su religioni impostate in modo piramidale e con legami “temporali”, e quindi sarebbe difficile estendere la legge per tutelare i praticanti di religioni impostate in modo diverso, ai liberi pensatori, agli spiritualisti indipendenti, agli atei e agli agnostici, e a chiese strutturate in modo frammentato e con piccoli poli autonomi.
Di conseguenza, se i laici sono impegnati nella speculazioni filosofiche o nell’emergenza “multiculturale”, è legittima l’insistenza delle associazioni LGBT più illuminate a collaborare con associazioni a tema laico ed anticlericale?

Per quanto riguarda i liberali, a volte li vedo più spinti a parlare di liberismo, di politica estera (israele), o, nel caso dei radicali di ultima generazione, piu’ che altro mi sembrano piu’ impegnati in temi “libertini” , che non liberali e libertari.
Di conseguenza, mi chiedo se questo link con le cause relative ai diritti civili (in particolare parità tra i generi, antibinarismo, diritti civili LGBT) abbia senso o meno, o se la tanto citata “egalitè” sia ormai uno sterile stendardo di perduta memoria della rivoluzione francese e di pensieri nobili del passato e non qualcosa di utile.
Ad esempio non si riesce davvero a fare informazione sulla differenza tra Uguaglianza ed Eguaglianza, visto che il primo concetto appiattisce tutto ad una indiscriminata mancanza di diversificazione, l’altro è più legato a dare pari strumenti a persone diverse, che ne faranno uso a seconda delle proprie attitudini e capacità.

Infine, mi chiedo cosa possano dare gli illuminati ricercatori spirituali nel buddhismo e in altre correnti alternative al cattolicesimo (magari anche cristianesimi più “illuminati”) alla causa dei diritti civili.
Una cosa che mi turba, sentita spesso da buddhisti et similia, è il desiderio di dedicarsi esclusivamente al miglioramento di se stessi, con un conseguente miglioramento automatico del mondo (ovviamente se fossero tutti buddhisti et similia, ma non è così), e quindi invitando anche me a disinteressarmi di società e curare solo la mia crescita, mentre però le discriminazioni continuano, e fare il “Gandhi” non mi aiuti molto a cambiare la mentalità della gente che non è nè spirtualista, nè illuminata.
Ho citato il buddhismo ma simili atteggiamenti li ho riscontrati in molte correnti spiritualiste detentrici di altissimi valori, che però spesso chi le pratica non è intenzionato a sviluppare.

Alla luce di tutto questo, ho trovato tra i laici, i liberali, i radicali e gli spiritualisti, delle splendide persone con la stoffa per prendersi cura delle battaglie LGBT e di antibinarismo.
Molti altri invece sono e rimarranno sempre fuori, perché le loro priorità sono altre e i “link” tra battaglie non vanno mai forzate.

Ad ogni modo sono un grande sostenitore della “mixitè”, e della condivisione di contenuti tra realtà contingenti.

Diario di viaggio, mie evoluzioni

Diario-di-viaggio

Torno dopo mesi di silenzio, in cui ho postato solo notizie d’ufficio relative ad eventi che ho contribuito a lanciare e interviste in cui era coinvolto il blog o io come autore.
Sono cambiate tante cose nella mia vita, in questi mesi, che hanno cambiato il mio modo di fare attivismo e di concepire la mia stessa vita.
Molte energie sono andate all’associazione di cui sono presidente, il Circolo Culturale (e non solo) Harvey Milk, che ha realizzato nei servizi che offre, nelle sue istanze politiche, e nell’informazione che fa tramite eventi culturali, lo spirito antibinario e inclusivo, la sensibilità verso temi collaterali (come la laicità), il sincretismo, l’ecumenismo, la trasversalità, che ho cercato di trasmettere ai miei lettori e simpatizzanti in questo progetto blog.

E’ anche iniziato un processo, nella mia vita, iniziato alla fine del 2011, che forse i miei lettori hanno saputo cogliere, vedendomi man mano interessare non tanto più in modo livoroso verso l’incapacità del mondo LGBT di essere inclusivo e di non proiettare le proprie ferite verso altri appartenenti, ma piuttosto ai mondi collaterali, potenzialmente friendly (laici, vegani, buddhisti, spiritualisti, atei, alternativi, radicali, transumanisti, poliamoristi, debianisti, liberali…) e persino apparentemente non friendly ( circolo dei fumatori di pipa, latinisti, avanguardie cristiane, intellettuali ottantenni, geni e filosofi, esoteristi, e persino un diacono ortodosso), scoprendo, con mio sgomento, di avere più comprensione, più incoraggiamenti, da coloro che sono esterni all’ambiente gay/lesbico/transessuale.

Quando mi scoprii transgender, pensai che proprio gli altri diversi, gli altri “discriminati”, avrebbero potuto (o forse dovuto), comprendermi.
Nel livore delle loro parole, rivolte a una persona ancora alla Ricerca, vi era la rabbia di trovarsi davanti a una persona simile, ma non uguale, e scoprirsi incapaci di relazionarsi in modo sano.
Per anni le lesbiche hanno decretato che ero solo una donna influenzata dal maschilismo che rifiutava la sua femminilità (teoria, per carità, accettabile, seppur non condivisibile), e il suo lesbismo (teoria meno accettabile, mi sono sempre piaciuti gli uomini).
Per anni gli omosessuali hanno sentito il bisogno di specificare che non sarebbero mai andati con un uomo senza cazzo (ormoni, non ormoni, per loro era irrilevante), e che comunque non avevo il diritto di definirmi simile a loro).
Per anni le persone transessuali mi hanno chiesto spiegazioni sul mio non affiliarmi al punturone, considerandomi un eterno confuso o principiante.
Nessuno di loro mi ha mai fatto domande sulla mia formazione universitaria e formazione autodidatta su altre tematiche a me care. Nessuno di loro mi ha chiesto della mia spiritualità, nessuno di loro delle mie idee politiche, nessuno di loro dei miei valori, di cio’ a cui tengo, o di cui ho paura, o che sogno, o cio’ che posso dare all’universo.
E cosi’, pur continuando sempre a lavorare (otto ore, tempo indeterminato), e a portare avanti la presidenza (di un circolo misto, glbt ed etero, che mi ha riconosciuto per le mie qualità e non come letterina ambigua dell’acronimo glbtq), ero segregato alla “professione intellettuale” di trans.

Questo ovviamente fino alla svolta, di fine 2011. In pochi mesi ho fatto un corso di specializzazione come certificatore energetico, ho ripreso a suonare il basso in una band di componenti etero e cisgender (non transgender), ho spinto affinché il Milk entrasse nella consulta MilanoLaica e si interessasse di temi apparentemente non contestuali alla causa LGBT/binarismo, ma in realtà interdipendenti.
Nel giro degli ultimi due anni mi sono aperto al mondo, e ho deciso di vivere “come avrei vissuto se fossi stato un uomo biologico“, senza precludermi nessuna possibilità, ricerca e scoperta.

Ciò mi ha portato a scoprire che, paradossalmente, ad un gruppo di meditanti zen non interessa nulla di cio’ che ho tra le cosce e di quanto sia “scandaloso” che io mi presenti con un nome che non è nella mia C.I. Per non parlare degli intellettuali ottantenni, che forse ormai non hanno bisogno di “discriminare” (nel senso di dividere) chi hanno di fronte per capire se è potenziale preda sessuale o no, e possono relazionarsi direttamente alla mia “anima”, piuttosto che agli odori ancestrali del mio corpo.

Purtroppo invece ci sono i mondi (quelli LGBT) che “ragionano” su organi genitali, da chi e come vengono penetrati, che si fa troppe domande sulla mia intimità e diritto di affermarmi per ciò che sono, al di là di quello che loro (influenzati dalle loro ferite e proiezioni) vedono di me.
In questi mesi ho cercato di continuare a relazionarmi con le persone LGBT. Di certo mi trovo benissimo con la selezione di essere che frequenta il Milk e che collabora ad edificarne i progetti, ma è una selezione “naturale” di persone che credono nei miei stessi ideali anti-binari e che sento come famiglia.

Con persone esterne a questa piccola famiglia, rimangono i problemi che riscontravo anni fa. Sembra quasi che il mio valore sia direttamente legato alla mia decisione di usare su di me il famoso “punturone“. E quindi si sindaca sul fatto che “se non uso il punturone” allora io “sto bene col mio corpo” o “mi sento di entrambi i generi” (???) e che addirittura non faccio la transizione medicalizzata “perché mi piace il pene” (non mi risulta che agli uomini mi presento come Donnina oppure che usi “Mme LaFregne” per farmi penetrare da loro!).

Quando cancello dagli amici FB i personaggi che si comportano in questo modo, qualche terzo, che legge l’episodio, interviene dicendo “Non litighiamo tra noi, siamo nella stessa merda!“. Ecco, io non penso di essere nella “stessa merda“. Con questa gente cosa ho in comune? L’identità di genere essendo xx? Ho cercato di trasformare la mia vita in modo da avere le sicurezze che avrei avuto “se non fossi T“. Se alcuni di loro lo hanno fatto e lo stanno facendo, complimenti. Se non lo stanno facendo, non sento con loro alcuna fratellanza, e  spero non mi biasimerete per questo.

Non voglio essere un vincente “nonostante T“. Io desidero essere realizzato, E anche una persona T, come sono, non so, anche un architetto, un bassista, e tante altre cose.
Vorrei avere interlocutori con cui l’argomento principale non è il passing. Le persone che mi danno il maschile sanno esattamente come è fatta la mia conformazione fisica, a meno che non siano intellettuali con cui scambio lunghissime epistole via mail, con cui, ovviamente, cosa ho tra le gambe e con chi (o se) ficco è davvero irrilevante.

Quando sono arrivato a milano avevo l’accento meridionale. Ricordo le battute di alcuni colleghi di università, che , senza fare caso alla qualità d’eloquio, consideravano ignoranti i meridionali. Attenuandosi, contro il mio volere, l’accento, dopo anni a Milano, le battute diminuirono. Ciò è estremamente triste. E’ vero, con la transizione e il cambio dei documenti, automaticamente tutti mi rispetterebbero, come rispettano “uno che non si capisce che è meridionale, ma io devo nascondere la mia diversità per avere rispetto?
Non vale forse molto di più un rispetto conquistato senza negare ciò che si è?
Forse un giorno farò una transizione medicalizzata, ma non lo farò per far credere agli altri che sono nato maschio. Ho un livello di esposizione sociale tale che sarebbe, anche tecnicamente impossibile. Se lo farò lo farò esattamente per il rapporto che ho con lo specchio.

Da anni parlo di femminilità e mascolinità.
Sono andato anche a studiarmi il “binarismo” degli esoterismi occidentali, tanto criticati dal movimento LGBT, per poi capire che non ha niente a che fare con gli organi genitali delle persone e che non è poi tanto diverso dal “non-dualismo” delle filosofie orientali (anche se detto così è fuorviante, ma dedicherò un saggio all’argomento).

Ma poi un giorno, sovra pensiero, ho riflettuto su una cosa. Quando si parla di maschi e femmine, si parla di mascolinità e femminilità. Ma quando una persona viene definita “Persona” e non uomo o donna, si parla di qualcosa di più nobile: della PERSONALITA’.

Le persone nella mia condizione possono nascondersi solo ai piedi della grande campana di gauss. O tra le élites o ai margini della società.
Le persone a metà, che poi sono quasi tutte, si concentrerebbero sul mio essere T e perderebbero di vista tutte le altre identità che ci sono, oltre a quella di genere.
Di certo è estremamente importante continuare le lotte per i diritti LGBT.

Se volessi cambiare il nome sui documenti con , che ne so, Andrea (nome unisex), mi chiederebbero di aggiungere Maria, perché il tutto deve essere disambiguo.
Perché la legge deve sapere assolutamente se tu sei uomo o donna, se è vero che i diritti tra un nato maschio e una nata femmina sono i medesimi?
Semplicemente perché, per la legge, un nato maschio ha il “diritto di sposare una femmina” e una nata femmina ha il “diritto di sposare un maschio“.
E’ principalmente per questo che una persona transgender che non fa trattamenti sterilizzanti (ormoni, chirurgia) non puo’ cambiare i documenti. Sono troppo preoccupati che se mi chiamassi Nathan sui documenti, io possa sposare le donne! (ma se sono frocio perso!).
Per questo nei paesi dove c’è stato il matrimonio gay, a ruota poi sono arrivati tutti gli altri diritti.

Ma alla lotta che faccio per i diritti GLBT, e i servizi che come Milk vogliamo offrire (meditazione, cene veg, corsi di teatro…) a persone magari meno pioniere di me, che probabilmente si chiuderebbero in casa piuttosto che raccontare i cacchi propri ogni volta che mettono il naso fuori casa, voglio affiancare un messaggio, che attualmente sembrano cogliere maggiormente i non LGBT:
le persone si qualificano per quello che fanno, e non per ciò che sono.

Nath