“Riconoscere” le persone trans

Vignetta che prende in giro i fondamentalisti e gli integralisti cristiani
Tratta da: http://www.ilsimposio.tk/complotto.html

riconoscere trans

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Delirio Binetti e vera causa di discriminazione transgender

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Noi transgender non ci rendiamo conto che principalmente le varie chiese e sette sono ossessionate non tanto dall’identità di genere, ma dall’orientamento sessuale.
Noi transgender (medicalizzati e non) veniamo visti da loro come dei “super-omosessuali” e non concepirebbero nemmeno che un ragazzo F to M fosse attratto dagli uomini o una ragazza M to F da donne.

L’obbligo di transizione medicalizzata e di sterilizzazione a cui ci sottopongono per sterilizzarci è solamente un “pegno” che noi dovremmo pagare per non “farla franca” come omosessuali: sono terrorizzati dalla possibilità che il nuovo genere sui documenti ci dia la possibilità di formare matrimoni “biologicamente omosessuali”.

Faccio un esempio: ammettiamo che Mario sia un ftm etero, non interessato al percorso e fidanzato con Teresa (ragazza biologica). Se a Mario fosse permesso il cambio documenti senza transizione, e fosse legalmente uomo per la legge italiana, automaticamente egli potrebbe sposare Teresa e adottare dei bambini.

Visto che per gli integralisti cattolici e gente come la Binetti l’identità di genere non esiste, per loro tutto questo sarebbe un’excamotage che le “due lesbiche” hanno attuato per sposarsi “contronatura“.
Io la penso così da anni, ma i deliri recenti della Binetti mi fanno capire che avevo visto giusto.

“Potrebbe essere l’uovo di colombo – ha dichiarato secondo quanto riporta l’agenzia Dire -, quella soluzione così faticosamente cercata ma incredibilmente a portata di mano. Perché mai dover fare una legge sulle unioni civili, immaginando soprattutto le coppie omosessuali e ingaggiare una lunga dialettica semantica su cosa significhi oggi il termine matrimonio, oppure imbarcarsi in una aspra battaglia parlamentare sul valore della famiglia, per decidere se certe riforme ne rafforzino l’identità o la indeboliscano ulteriormente? Tutto inutile, tutti discorsi spazzati via dalla recentissima sentenza della Corte di Cassazione sul caso della persona che ha chiesto di cambiare sesso all’anagrafe senza operazione”.

“La differenza sessuale appare del tutto irrilevante e basta dichiarare non il proprio essere e neppure il proprio apparire in un certo modo, ma solo il proprio desiderio di essere in quel certo modo. Basterà presentarsi all’anagrafe, dichiarare come ci si sente e come si vuole essere considerati e i giochi sono fatti. Ci si può sposare regolarmente e si potranno anche adottare dei figli, con buona pace dei ddl della Cirinnà, che non prevede adozioni, o del ddl Pagano-Sacconi, che di matrimonio non vuole assolutamente sentirne parlare. Lo ha deciso ancora una volta sentenza della Cassazione che, con un colpo solo, spazza via secoli di consolidata tradizione sulla identità sessuale“.

“Perché accontentarsi di una modesta unione civile, quando recandomi all’anagrafe per far registrare un mio desiderio, posso avere un matrimonio coi fiocchi? Dobbiamo tornare al concetto di natura umana recuperando tutto il valore della identità sessuale nella sua specifica e ineludibile differenza e concretezza. La teoria del gender, che molti si affannano a negare, rende totalmente attuale tutta l’ambiguità del messaggio pirandelliano: così è se vi pare. Allo stesso tempo però, rende ancora più difficile comprendere chi siamo noi e chi è la persona che abbiamo davanti, per la semplice ragione che alla oggettività dei fatti si preferisce una radicale auto-referenzialità. E a questo punto tutto diventa drammaticamente possibile, anche il disorientamento delle nuove generazioni“.

Mi chiedo cosa penserebbe la Binetti di una persona come me che, in uno stato senza diritto per le unioni tra persone dello stesso genere, paradossalmente nel momento in cui cambiasse genere legale, anche avendo un corpo “fertile femminile“, non potrebbe più sposare il suo compagno, in quanto relazione “legalmente gay“, anche se “fertile e in graziadiddddio” per la Chiesa Cattolica.

Non rimane che appurare che non arriveranno leggi a favore del cambio documenti per i non medicalizzati fin quando non sarà sfatato il mito del matrimonio solo per coppie eterosessuali.
E la Rothblatt aveva visto lontano nel suo libro (L’Apartheid del Sesso), quando aveva detto che decaduta la discriminazione di sesso, secondo la quale ognuno ha il diritto di sposare solo persone del sesso opposto, allora la categoria sesso sui documenti perderà ogni interesse, escluso quello dei documenti sanitari.

Altre info sul tema: http://www.gay.it/news/Delirio-Binetti-Matrimonio-gay-cambio-sesso

Cosa i reazionari e i fondamentalisti religiosi chiamano “Gender”

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Il movimento LGBT ha sottovalutato il fenomeno “sentinelle in piedi” e “contro l’ideologia gender” perché pensava, ragionevolmente, che fossero “quattro gatti”, cosa che effettivamente corrisponde a realtà, ma ha dimenticato quanto questi quattro stronzi, con dei catalizzatori dietro come Forza Nuova, la Lega Nord, Fratelli D’Italia e (soprattutto) la parte più integralista della Chiesa Cattolica Romana potessero fare rumore.
E cosi’ ci siamo trovati traditi da tutti i mass media, che hanno gonfiato i numeri del Family Day (un milione? in una piazza che contiene al massimo, stretti come sardine, 200.000 persone?) e non ci siamo accorti che anche nelle parrocchie di Canicattì e Cantù, si parli (ovviamente male) di “Gender” .

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Partiamo dall’inizio:

un tempo c’erano le persone LGBT. per il cattolici erano “malati”, ma i malati devi compatirli. Chi sei tu per giudicarli?
E cosi’ il cattolico aveva una contraddizione: come poter giustificare la non accoglienza verso coloro che chiamava malati?
Cosi’ i “malati” , ora che non lo sono più, possono essere odiati, perchè sono diventati “ideologi“.
E cosi’ ora essere gay, lesbica, bisessuale, transgender, è un’ideologia, come il comunismo, il socialismo, il nazismo…

Un tempo si era maschilisti e binari per tradizione, non c’era bisogno di “teorizzare”, e il fatto che la Chiesa stia cominciando a teorizzare gli stereotipi di genere come naturali, innati e insindacabili è la prova che ce ne sia bisogno, e che quindi antibinari e lgbt-friendly “rischino” di diventare fisiologicamente la maggioranza.

Ma cosa chiamano “ideologia gender/teoria gender”?
In realtà gli attivisti LGBT non hanno mai usato questo termine, che nasce da un pastone che fonde gli studi di genere, elaborate nelle facoltà americane di antropologia (in ambiente laico, i cosiddetti gender studies), e la teoria queer elaborata da alcuni filosofi, tra cui Butler, per altro non condivisa, o non in pieno, da gran parte del movimento LGBT (ad esempio io non ne sono un sostenitore).
Questi percorsi culturali mettevano a fuoco varie questioni, in particolare gli stereotipi di genere, dichiarando che, come da scoperte scientifiche, i ruoli di genere non sono innati, non hanno nulla di genetico o biologico, ma sono stati tramandati socialmente e culturalmente da generazione a generazione.

In soldoni, sebbene puo’ esserci una differenza di forza fisica media tra una donna e un uomo coetanei e della stessa cultura ed etnia, in una società come la nostra in cui non si vive di forza fisica, tutte le differenze nella divisione dei ruoli domensitci, della donna e nell’uomo nelle professioni, nei diversi ruoli genitoriali del genitore con la vagina e di quello col pene, sono sostanzialmente culturali.

E’ dimostrato scientificamente che avere il bacino diverso, o il cranio, o la genitalità, non porti ad una predisposizione innata a  comportamenti che la società chiama per stereotipo “maschili” o “femminili”, tuttavia fin dai primi giocattoli, vestiti, acconciature, i bambini vengono “differenziati” affinchè si abituino al ruolo , ed illusi che quella sia l’unica strada. Questo atteggiamento viene chiamato “predeterminismo biologico”.

Ovviamente questo discorso non c’entra assolutamente con le tematiche LGBT, perché è qualcosa che ridiscute innanzitutto i modelli familiari, di coppia, e il mondo del lavoro, relativamente all’umanità tutta, quindi in grande percentuale riguarda coloro che hanno un orientamento sessuale etero e un’identità di genere coerente col corpo (etero madri e padri di famiglia).
Ma se ogni persona, nata col pene o con la vagina, puo’ reinventare un ruolo sociale a seconda delle sue attitudini, come del resto succede a bambini educati senza stereotipi, in Nord Europa, e quindi le due figure stereotipate rosa e celeste decadono, allora viene molto depotenziato il simbolismo cattolico dei due “ruoli insostituibili” che devono affiancare un bambino, quindi diventa naturale immaginare le famiglie omogenitoriali e i genitori transgender.

Vi è una grande confusione, in chi non è addentrato in tematiche antropologiche e sociologiche, tra l’orientamento sessuale e l’identità di genere (ovvero le tematiche delle persone omo/bisessuali e delle persone transgender) e i ruoli sociali di genere (tematica riguardante invece tutti).

L’identità di genere (se sei una persona transgender o no) e l’orientamento sessuale (se sei una persona omosessuale, bisessuale o no) sono intrinsechi e non dipendenti dal contesto socio/culturale. Poi è la visibilità che una persona sceglie di dare a questa condizione, e il processo di autodeterminazione, che è influito dalla società.

In un ambiente ostile una persona potrebbe, per quieto vivere, accodarsi al branco e scegliere modalità di vita “comuni”, senza venire mai a scoprire della sua identità di genere o del suo orientamento, magari non sapendo dare una risposta ad un malessere senza nome e senza una precisa forma. Cio’ succedeva soprattutto in passato, in provincia, quando c’era molto isolamento, non c’era internet, e una persona, priva di riferimenti, non sapeva dare un nome a cio’ che era, e ne aveva un terrore tale che preferiva non indagare.
Cosi’ molte persone transgender hanno vissuto intere vite incarnando il genere coerente al sesso biologico, molti omosessuali si sono sposati con persone di genere opposto e hanno fatto figli, o sono rimasti “zitelli”,molti bisessuali hanno preferito dare più spazio a relazioni eterosessuali per quieto vivere sociale.

Altri invece hanno scoperto di sè ma, a causa delle condizioni di vita ostili, hanno deciso di vivere “clandestinamente” il loro orientamento sessuale (con relazioni clandestine, esperienze in saune e locali a tema gay/lesbico) e/o la propria identità di genere (con esperienze di cross-dressing magari casalinghe o in ambienti protetti), magari alternando a queste piccole boccate d’aria una vita normalizzata da scapoloni/scapolone o prigionieri/e di matrimoni di copertura, o magari di una carriera monacale/ecclesiastica.

Altri, di estrazione cattolico romana, si sono rivolti a psicologi, spesso cacciati dall’Ordine in quanto dissonanti rispetto all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che hanno, tramite strumenti religiosi di tradizione cattolico romana, anche se sono nate in ambiente pentecostale, quali riti, preghiere, rosari, fatto percorsi di lavaggio del cervello atti a lavorare sugli stereotipi di genere, per “ripristinarli” per poi chiarire che non solo i ruoli sono innati, ma che la coppia deve essere costituita solo da uomo e donna, che hanno ruoli diversi, complementari, e chiaramente quello prevalente è il ruolo maschile (la donna è subordinata, come dice San Paolo).

Meno considerata dalla Chiesa è invece la condizione lesbica, e quindi esistono meno percorsi riparativi, in quanto la donna in sè è meno considerata dalla chiesa e dalla società reazionaria, quindi diventa relativamente importante anche il suo lesbismo. Inoltre per questioni bibliche, la vera ossessione è la sodomia (che tra l’altro diversi omosessuali non praticano, e che diversi eterosessuali praticano), quindi dove non c’è penetrazione (per come loro immaginano il lesbismo), non c’è interesse.

I ruoli sociali però non sono innati, ma condizionati dalla condizione socioculturale. Spesso gli integralisti religiosi amano fare volutamente confusione tra i ruoli sociali e gli stereotipi di genere e tutto ciò che concerne l’identità di genere e l’orientamento sessuale.

Se per loro i ruoli sono binari e innati, se ogni sesso biologico (maschio femmina) ha sempre e solo un genere identitario corrispondente (uomo e donna) e anche dei ruoli “naturalmente” predisposti, non ha senso parlare di genere (gender), nè relativamente all’identità di genere, nè relativamente ai ruoli, quindi, per loro il “gender” non esiste.
Tutto viene ricondotto al “sesso” (biologico, e ai genitali) e non al genere. Anche la genitorialità viene vista come unica finalità del sesso, e soprattutto il sesso come unico strumento legittimato a portare alla genitorialità, e, nel tentativo di delegittimare i genitori LGBT, delegittimano anche i genitori adottivi eterosessuali, o i genitori eterosessuali che sono ricorsi alla genitorialità assistita, introducendo, contro di loro, concetti come padre vero, padre falso, madre vera, madre falsa…

Inoltre, tramite fenomeni come le sentinelle in piedi, rivendicano ildiritto” di libero pensiero, anche quando è un pensiero intollerante ed ostile verso il diverso. Come se qualcuno scendesse in piazza per il diritto di dire che la donna, o le persone di colore, o gli ebrei, sono inferiori.

In vari blog, pagine facebook, gruppi facebook, dove domina incontrastata l’incapacità di distinguere le etero femministe, dalle persone omo e bisessuale, e dalle persone transessuali e transgender, ormai hanno dovuto trovare una parola sintetica che ci comprendesse tutti, uniti dalla nostra “ideologia“, riconducendo subito la parola “gender” alla questione dell’omogenitorialità e dei diritti dei bambini (qualcuno pensi ai bambiniiiii!)
Ideologi del gender, o, per sintesi, “voi gender”.

Laici o laicisti?

Tatuajes de ateos 40

In un precedente articolo, ho parlato del fatto che le correnti “anti gender” delle Chiese usano la parola “omosessualista” per definire un attivista per i diritti gay, insinuando che sia uno strumento del demonio per plagiare poveri etero confusi e fare propaganda gay. Anche su “laicista” si potrebbero fare simili chiarimenti, in quanto le chiese rivendicano l’uso della parola “laico” come sinonimo di “colui che è nella condizione laica e non religiosa, che non ha preso gli ordini maggiori“, e non come “attivista per la laicità delle istituzioni” o “persona che ha una visione laica del mondo“, e attribuiscono a questa figura l’appellativo di “laicista“, con una visione negativa e propagandista. Per sicurezza preferisco linkare wikipedia, per calmare gli animi bigotti capitati per errore sul blog http://it.wikipedia.org/wiki/Laico

Vorrei condividere una nota di una persona che stimo (Alessio Giandomenico Mameli) e che chiarisce in modo limpido la differenza tra Laicità e Laicismo
https://www.facebook.com/notes/alessio-giandomenico-mameli/laicismo-e-laicit%C3%A0-sono-strettamente-correlati/141784062528628

La parola laicità, in senso politico e sociale, denota la rivendicazione, da parte di un individuo o di una entità collettiva, dell’autonomia decisionale rispetto a ogni condizionamento ideologico, morale o religioso altrui.
Laico è, in questo senso, chi ritiene di poter e dovere garantire incondizionatamente la propria e l’altrui libertà di scelta e di azione, particolarmente in ambito politico, rispetto a chi, invece, ritiene di dover conciliare o sottomettere la propria e l’altrui libertà all’autorità di un’ideologia o di un credo religioso.
Nel significato originario del termine, ancora utilizzato in ambito religioso, il laico è un fedele della religione non ordinato sacerdote o non appartenente a congregazioni religiose. Nella società protocristiana dei primi secoli il laico veniva distinto dal presbitero ed alle cerimonie religiose i laici e i presbiteri partecipavano fisicamente separati. Nelle basiliche protocristiane esisteva un elemento architettonico divisorio, perlopiù marmoreo, chiamato iconostasi; al di là e al di qua di esso prendevano posto rispettivamente il clero e il popolo dei fedeli. L’iconostasi è ancora presente nelle chiese di rito bizantino, sia ortodosse sia cattoliche. Il termine, riferito ad una struttura politica o amministrativa, ne esprime l’autonomia dei principi, dei valori e delle leggi da qualsiasi autorità esterna che ne potrebbe determinare, compromettere o perlomeno influenzare l’azione.
La laicità, per estensione, si configura anche come assenza di un’ideologia dominante nell’opera di governo di uno Stato, e come equidistanza dalle diverse posizioni religiose ed ideologiche presenti.
 Ad esempio, nel caso di un regime totalitario, definire lo Stato come “laico” è un errore, in quanto in esso vi è posto solo per l’ideologia ufficiale e l’ideologia non ha l’imparzialità dell’atteggiamento veramente laico.
Il laicismo è la branca del liberalismo volta alla tutela della laicità, la quale, a sua volta, non è altro che la libertà degli Individui, della Società e dello Stato nei confronti delle ideologie volte a limitare la libertà senza alcun reale beneficio (in queste rientrano anche le religioni che non sono da meno nel configurare dittature, se lasciate libere di imporre una legge su di esse fondate, esattamente come avviene con le ideologie illiberali atee, quali sono state il comunismo, il fascismo e il nazionalsocialismo).
E’ laico solo lo Stato che emana leggi, non per imporre dottrine e valori morali, ma per garantire la libertà e la sicurezza degli individui

Orientamento, identità o ideologia?

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Ultimamente sono stato coinvolto in questo forum
http://www.cattoliciromani.com/21-diritto-canonico/45104-matrimonio-tra-due-transessuali
in cui ho sentito il bisogno di spiegare cosa è una persona transessuale, i suoi possibili orientamenti sessuali, le leggi vigenti in italia e nel mondo, e la differenza con le persone transgender.

Non ho espresso nessun giudizio, come potete osservare.
Ovviamente sono stato “bloccato“, e questo mi ha fatto riflettere sulla visione cattolica
riguardo alle persone LGBT.

Noi distinguiamo, per ragioni didattiche e “didascaliche”, tra orientamento sessuale (predisposizione della persona) e identità di orientamento sessuale (ovvero quando quella persona, risolta, rivendica la sua condizione di omo, bi, transgender…)
Transgender, transessuale, omo, bi, sono termini, direi scientifici.

In area cattolica invece tutto ciò viene visto solo come “ideologia“, che colpisce persone confuse che ovviamente sono etero e cisgender, (ma loro preferiscono dire NORMALI) e per un trauma pensano di essere altro, magari spinti e spinte da persone ideologizzate (la chiamano teoria del gender, nessun attivista glbt ha ancora capito cosa intendono).
Quindi non essendoci una rivendicazione di cio’ che si è, dovuta alla consapevolezza, non esistono le identità glbt, ma solo la confusione, l’errore, il trauma, la “malattia”, il peccato, e quindi è tutto reversibile, o meglio, curabile.
Quindi tutta la terminologia, ormai scientifica, su cisgender, transgender, sugli orientamenti sessuali delle persone T, va cancellata, o meglio, assimilata alle ideologie, come le ideologie politiche, quindi “relativizzata”, per difendere la visione pietista della persona glbt malata o peccatrice.

Quindi l’omosessuale diventa un eterosessuale “confuso”, e l’attivista omosessuale diventa un “omosessualista”, così come il laico (per la laicità delle istituzioni), diventa un “laicista”. (ovviamente i termini hanno accezione ideologizzata e dispregiativa)

Qualcuno dice che io sia masochista a cercare per forza il dialogo con persone distanti, informarle, “e-ducarle” (dal latino e-duco), ma io penso davvero che la visione di altre prospettive possa generare un percorso di crescita nelle persone, anche in quelle non glbt friendly.

L’orgoglio di chi era rotto ed è stato “riparato”

Oggi parliamo di un link allucinante:
https://www.facebook.com/Alidavismara1blogspotch (da segnalare urgentemente!)

Il carissimo amico Dario Castagna mi ha segnalato questa abominevole pagina in cui persone, stranamente quasi tutte sudamericane, stranamente tutte appartenenti a una particolare chiesa pentecostale, americana, e iper omofoba, tutte partecipanti al corso sulle terapie riparative di Niccolosi, e stranamente tutte ringrazianti il Signore Gesu Cristo, sono strafelici di essere “guarite“, di essere tornate “normali“, “alla loro vera natura“, e di essere amate dalle persone che le circondano (ovvero la famiglia e la comunità religiosa).

Potremmo tralasciare sul fatto che alcuni si definiscono “ex lesbica ed ex trans” (si parla di ftm etero che sono poi tornati in gonnella e madri di 4 figli) o “ex gay e ex trans” (ovvero mtf etero tornate al simpaticissimo ruolo di padre di famiglia pelato e barbuto), e che quindi ci sia una totale ignoranza sulla distinzione orientamento sessuale/identità di genere (tipica comunque di Niccolosi, noto personaggio che per curare i gay li cura dall’effeminatezza e ripristina un ruolo di genere maschile machista, a cominciare dalla “pisciata in piedi“).

Ma la cosa veramente assurda è che il pretesto per giustificare la guarigione è la presunta bisessualità latente (che fa accanire adesso il movimento GL italiano contro i gia’ poveri bistrattati bisessuali veri, dichiarati, visibili, e nati e morti tali), la possibilità che l’orientamento si “scelga” e si possa “cambiare“, e il fatto che ci sia sempre un’esperienza di pedofilia (subita durante l’infanzia) dietro. C’è sempre una donna matura che plagia la pulzella o un professore o patrigno che plagia il giovanotto.

Inoltre nonostante i riferimenti alla bisessualità latente, i “guariti” non si definiscono minimamente bisessuali ma “normali“,tornati alla loro vera natura“, “in grazia di dio” e cosi’ via.

Nel video che vi linko invece, intervistate da Certi Diritti, le riparatrici si lamentano del fatto che non rispettiamo queste testimonianze di vita, che “può succedere“, e che ovviamente è un “caso” che ringrazino tutti il signore e che abbiano fatto tutti i corso…
(le perle del video: c’è gente che si ammazza perchè gay…come se, come è ovvio, non fosse una questione di ambiente ostile…)

Per chiarire meglio il concetto, vi mostro alcune meravigliose perle di questa delirante pagina

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E’ un diritto manifestare idee intolleranti e discriminatorie?

Mia madre mi ha raccontato candidamente che era a cena con un suo cugino, uno di quelli, reazionarietto di provincia, che non vedo da vent’anni e che riempirei a schiaffi. Il balordo rivendicava la libertà d’opinione contro l’attuale legge discussa in senato contro l’omotransfobia.
Il genio non ricorda che lui sarà anche reazionario, ma è siciliano.
Ho posto a mia madre una suggestione: se il carissimo cugino si trasferisse a Milano, dove, “per libertà d’opinione“, vi è disprezzo e pregiudizio verso i “terroni“? Considererebbe legittimo il loro ostracismo alla sua “libertà” di trovare lavoro ed integrarsi.
Sono tutti finocchi col culo degli altri.

E oggi abbiamo, rullo di tamburi, le “sentinelle in piedi“, anziane signore in stile Binetti che manifestano per il loro diritto di dire che i gay sono malati e che l’unica famiglia naturale è tra pisellino e patatina.
In malafede e faziosamente confondono il loro diritto di essere etero, di formare meravigliose famiglie etero di cui essere fieri col “diritto” di disprezzare le famiglie altrui.
Ma la penseremmo così se una famiglia di bianchi si divertisse a definire “aberrante” una famiglia dove il padre è nero od ebreo?

Di certo sull’etnia ci siamo abbastanza evoluti da considerare violenta e quindi censurare affermazioni come questa. Che poi non sono diverse da “gli indiani d’america non hanno l’anima” (o le donne, o i neri) oppure “i meridionali / le donne sono inferiori“.
Ma se il punto fosse la libertà di pensiero, forse noi non staremmo qui a discutere della legge contro l’omotransfobia, ma della costituzione stessa, e di come tutela già le altre differenze (sesso, religione, etnia…), oppure le varie aggravanti che esistono già se si offende o discrimina una donna, un  nero, un musulmano.

Eppure il problema è che le “amiche” sentinelle (il cui nome è inquietante e rimanda a concetti inquietanti) non toccano minimamente l’argomento etnia, religione, sesso: perché la maschera della difesa della libertà di opinione cade subito se si prova un insidioso, estenuante e insistente gioco filosofico per arrivare al punto senza andare fuoritema, come loro vorrebbero.

Di certo è necessario che l’interlocutore della sentinella sia abbastanza colto e smaliziato dalla politica per portare il discorso in campo neutro e far gettare la maschera.
Ammesso, comunque, che abbia senso parlare ad una sentinella e invece non abbia molto più senso raggiungere la zona grigia, l’osservatore confuso di questi movimenti d’opinione.

Qualcuno, i più giovani, pensino che una legge che tampona i pensieri violenti sia solo un “palliativo”, e che dovrebbe cambiare la mentalità, come per l’affaire “quote rosa” et similia.
Tale riflessione era stata fatta persino da Giuseppe Mazzini, in tutt’altro contesto, nel testo denominato “I diritti dell’Uomo”, di cui presento questo stralcio.

prima diritti

seconda diritti

A tutti voi lettori l’ardua sentenza…