Il pericolo bisessista in ambienti antibinari

Frequento davvero poco i gruppi a tematica transessuale. Non avrei molto da dire. Si parla moltissimo di interventi, ormoni, di come comunicare “la transizione” nel posto di lavoro, e quindi non saprei cosa condividere, e questo mi ha portato a frequentare maggiormente ambienti dove un ftm non medicalizzato poteva avere spazio, ma, proprio poiché erano ambienti aperti a tutti, si trattava di ambienti pieni di pansessuali, bigender, genderfluid ed esponenti queer.

Probabilmente la mia battaglia antibinaria sui ruoli di genere e il mio non prendere ormoni (quindi concentrarmi sull’identità di genere per definire una persona, e non sul suo apparire tramite la transizione del sesso desiderato), mi collocano, dal punto di vista di un anziano attivista gay, o lesbica, o transessuale, simile all’universo pangender, e magari in parte ho alcune posizioni politiche vicine alle loro (ad esempio contro l’innatismo dei ruoli di genere).
Tuttavia mi sento spesso a disagio quando noto involontari episodi di bisessismo.

Essi si manifestano nell’insistenza della posizione che “tutti siamo bisessuali”, che l’orientamento sessuale sia totalmente condizionato dalla società, e l’identità di genere pure (io considero condizionati socialmente i ruoli di genere, soprattutto nel mondo etero, ma questa è cosa ben diversa).
Ora, per carità, io sono uno di quelli che crede che ci siano più bisessuali di quanti sembra che ce ne siano, poiché molte persone vivono da etero non essendolo (che si tratti proprio di gay repressi, o si tratti semplicemente di una bisessualità 1 della scala kinsey), e magari molti, dopo aver scoperto attrazioni omosessuali, anche a causa della bifobia dell’ambiente gaylesbico, si rifiutano di chiedersi se sono totalmente omo o magari bisessuali (fosse anche un caso di bisessualità 5 kinsey).
Tuttavia, noi non possiamo sapere quale sarebbe la percentuale di bisessuali/pansessuali in una società totalmente antibinaria e scevra di qualsiasi omo/trans/bifobia, e dire che tutti sarebbero bisessuali è un azzardo, è politicamente scorretto, ma anche scientificamente scorretto (ma è chiaro che chi si occupa di presunte ricerche glbt in italia non è laureato in nulla, o in tutt’altro, e non ha le conoscenze minime che lo porterebbero verso un metodo scientifico, o comunque attinente ai metodi delle scienze sociali).

La grande masturbazione mentale sull’ “omosessuali si nasce o si diventa” (che puzza di medicalizzazione), porta alla fine queste “derive a sinistra” a pensare che un anziano attivista omosessuale che giura che giammai si interesserebbe a qualcosa di diverso da un portatore del binomio “uomo e maschio” (o un’attivista lesbica che non si interesserebbe se non a una donna e femmina) in realtà sarebbe bisessuale, o che lo sarebbe in una dimensione parallela, ed affermandolo non fa altro che irritare persone che semplicementesono” omosessuali (e quel tipo di omosessuale che è spontaneamente attratto da persone di sesso e genere uguale al suo).

Poi è legittimo per una persona transgender o genderfluid, o per una persona cisgender ma bisessuale o pansessuale, desiderare un o una partner di orientamento fluido, pechè le esigenze della coppia nelle sue dinamiche sociali, affettive, ma anche erotiche, vengono prima della politica, e ovviamente è legittimo selezionare i o le partner in base alle esigenze.
Mi sembra abbastanza comprensibile se non scontato che un ragazzo ftm preferisca un o una partner che non sia e/o non si definisca attratto/a solo da donne durante la relazione con lui, ovvero che preferisca magari una persona bisessuale o pansessuale, o attratta solo da uomini (un ragazzo gay, o una ragazza etero), o magari che in passato ha sperimentato solo l’attrazione per le donne, ma adesso si è ritrovata in una relazione con un uomo, e ne è felice.
Sarebbe ben diverso se la persona polemizzasse pretendendo che TUTTE le donne etero e TUTTI gli uomini gay debbano per forza essere attratti/e da un uomo transgender, fosse esso una persona con un buon o con un cattivo passing, operata o non operata, ormonata o non ormonata (lo stesso se la polemica nascesse da una donna mtf verso le lesbiche e gli uomini etero non attratti da lei o dalle donne non biologiche in generale).
Il sacrosanto diritto a dei canoni precisi nella ricerca di un partner non devono essere lesi dalla “baraonda queer”. C’è chi non ha attrazione per appartenenti a una o più etnie. Chi non vorrebbe relazioni con partner di religione mussulmana, o atei, o testimoni di geova, o vegani, o fumatori, o di un determinato sesso fisico, o di un genere mentale. O persone tendenti a un ruolo di genere (non so, una lesbica mascolina, un gay effeminato…), oppure a un ruolo sessuale.
Questo non può essere contestato, perché ai gusti” non si comanda, fossero essi determinati dall’istinto di attrazione erotica, fossero essi determinati da ragionamenti sulla sensatezza della relazione, se ostacolata da contraddizioni o limiti iniziali. Ad esempio non è il massimo che un partner di una persona di colore dica di non essere attratta dalle persone di colore avendone una accanto, o che una partner di un ftm dica che giammai andrebbe con un uomo (ricordo che uomo è l’identità di genere, maschio è il sesso fisico) avendone uno accanto, a meno che non dica che “finora” non si era sentita attratta da un uomo, anche se lì la cosa è soggettiva: alcuni ftm possono sentirsi a proprio agio con accanto chi dice che mai andrebbe con un “maschio biologico”. Io ad esempio preferisco gay e bisessuali perchè preferisco non solo una persona già “risolta” (onestamente quelli che scoprono il mondo GLBT tramite me ci sono stati, ma a 31 anni sono stanco di essere la nave scuola!), ma anche “rodata” in relazioni con uomini, e che quindi sanno gestire l’omoaffettività.

La baraonda bisessista vorrebbe però tutti pansessuali, tutti a professare frasi carine e politicamente corrette del tipo “io mi innamoro della persona, il resto non importa”, quando invece importa eccome, e, per la cronaca, persino i pansessuali poi hanno magari dei canoni precisi (come quelli attratti solo dalle persone androgine, o dalle persone spiccatamente aderenti all’estetica maschile e femminile).

E così iniziano assurde polemiche in cui dei semplici portatori di vissuti diversi
L’ftm in un precedente matrimonio etero con un uomo etero che ha deciso di rimanere col padre dei suoi figli, il quale è capace di amare la persona nonostante i suoi cambi fisici e comportamentali,
o l’ftm che preferisce uomini bisessuali o gay non binari,
o ancora l’ftm androgino che, se vede un bell’uomo in discoteca, presumibilmente etero, e questo è accettabile, magari immaginandolo donna androgina e da esse sentendosi attratto, e se lo fa lo stesso, come del resto farebbe un gay cisgender se si trovasse in quella occasione,
o ancora l’ftm che decide di lasciare il suo ex etero che in lui cerca ancora la sua amata fidanzata con le bionde trecce e che fa con lui sesso in ruolo passivo.

E ci puo’ essere un ftm che magari è seriamente infastidito dal fatto che la sua fidanzata si continui a dire lesbica e che non si farebbe un uomo neanche a pagamento, quando accanto ha un ragazzo col pizzetto che a tutti apparirebbe come biologico se lei non avesse l’insistenza di precisare che “però è lesbica e continua ad esserlo”.
Ma magari c’è anche quell’ftm che accanto a questa donna lesbica si sente a suo agio, che si sente amato “come persona”, che considera “le definizioni inutili (basta che lo siano solo per lui e che non inizi a censurare invece altre persone GLBT come me che sono ben felici di definirsi).

Cosi come ci potrebbero essere persone bisessuali che trovano ideale un o una partner anch’essa bisessuale, semplicemente perchè si sentono maggiormente a proprio agio, ma ci sarà sempre qualcuno che dirà che chi prima di valutare “la persona” fa i conti su tutte queste condizioni “non è abbastanza fluido”, è chiuso di mente, è ignorante, si sta perdendo tante possibilità, etc etc.
Il vero problema rimane comunque la proiezione che ognuno fa su un vissuto completamente diverso di un altro, giudica, decide cosa è normale (persino nella condizione a-normale che è quella GLBT), che pensa che la propria identità di genere o il proprio orientamento sessuale possano essere influenzati dalla lettura di un libro o dall’immissione in una certa subcultura, quando non è così e , per fortuna, mai lo sarà.

E così chi è bisessuale o pansessuale , incapace di comprendere stati diversi, dirà arrogantemente che tutti lo sono, come chi è gay o lesbica dirà che i bisessuali non esistono per la stessa ragione, e infine chi è etero definirà deviato o malato tutto ciò che differisce da se stesso.
Ed è per questo che, nonostante il bisessismo sia una minaccia statisticamente irrilevante, non è meno violenta e prevaricatrice del monosessismo (che esclude orientamenti intermedi rispetto ad omo ed etero) o al già noto eterosessismo.

Riti di passaggio della società etero, emancipazione, adultità

Recentemente mi sono reso conto di quanto la comunità GLBT differisca, almeno nella realtà metropolitana, dal lifestyle eterosessuale, partendo dal discorso macchina-patente.

Ad esempio mi confronto con altri presidenti, di associazioni di diversa natura, e loro hanno meno problemi nel dover scegliere una sede accessibile dai mezzi pubblici, perchè, banalmente, gli etero adulti hanno l’automobile.
E’ una semplice questione pratica. Un single, o una coppia, può muoversi coi mezzi, o magari sulle due ruote, ma una famiglia no. Passeggini, seggiolini, automobili diventano necessari quando si hanno dei bambini, e , in una progettualità etero, il ragazzo eterosessuale ha già da diciottenne la sua bella patente, che invece non è così diffusa, statisticamente, presso gli attivisti GLBT.

Un’altra riflessione potrei farla sul fatto che ad aiutarmi per il trasloco (ovviamente serve un’automobile) non sono gli attivisti GLBT che mi conoscono da decenni, ma gli eterosessuali (che mi conoscono molto meno, tramite passioni comuni), i GLBT “velati” (si pensi a tutto il mondo del crossdressing), o i GLBT che si sono scoperti tardi (quindi sono incappati nei “riti di passaggio”, cresima, matrimonio, figli).

Cosa c’entrano i riti di passaggio con l’avere una casa, una macchina, una patente?
C’entrano perchè un rito sociale di passaggio determina un cambiamento forte, anche nell’estetica.
Una moglie non è più una signorina, una madre non è più una ragazza, un marito non è più un ragazzo, e un padre men che meno. Così una persona sposata o con figli “deve dimostrare” qualcosa alla società, deve rispettare delle aspettative sociali, che partono dall’estetica (vestirsi in un altro modo), e finiscono col raggiungere degli step, per prendersi adeguatamente cura del partner o dei figli. Quindi una casa confortevole, un lavoro rispettabile, un’automobile.
E’ come alcune persone GLBT, libere da queste aspettative sociali (di genere e non), da un lato si emancipassero, ma dall’altro, prive di queste aspettative sociali che pretendono da loro adultità, rimanessero sempre nello status (dal vestiario al mezzi di trasporto che usa, dal lavoro al tipo di abitazione condivisa con coinquilini) di studente in erasmus.

Credo che tutto ciò (che ovviamente è limitato alle statistiche relative alla mia esperienza, non sono un antropologo, nè scrivo con metodo scientifico), non sia dovuto tanto all’essere, di fatto, GLBT, ma all’identità GLBT (politica), che porta i GLBT attivisti a rifiutare, o magari rimanere tagliati fuori, dagli stilemi eterosessuali e i loro step stereotipati. Oltre a rifiutare gli stereotipi relativi all’eteronormatività, vengono rifiutate in pratica tutte le regole “non scritte” dettate dalla società, compresi i lavori tradizionali e le loro regole, la famiglia e le sue convenzioni, le limitazioni del matrimonio, la scala di valori convenzionalmente accettata.

A tutto ciò si aggiunge il fatto che una persona GLBT deve combattere l’omofobia interiorizzata e quella della società, che spesso non ha il supporto della famiglia d’origine, e che non ha particolari aspettative sul suo futuro, non ha una precisa idea della sua vita da adulta o da anziana, ad esempio, nè ha particolari aspettative sulla sua vita di coppia ed eventuali figli, non essendo supportata da leggi che la parifichino agli “straight”.

Mi è però capitato di vedere delle persone GLBT non legate all’attivismo, all’antibinarismo, alla rivendicazione politica, e al “sinistrismo”, che hanno inseguito comunque questi “riti di passaggio”, nonostante le leggi ostili. Hanno impiegato energie nella carriera, nella casa propria e del proprio compagno, e alcuni di questi in progetti di genitorialità.

Ovviamente non erano “ideologizzati” in visioni anarcoqueer, che aggiungono al rifiuto del binarismo il rifiuto delle “regole del gioco sociali, ma oltre a questo non hanno impiegato nel tempo nell’attivismo e nella rivendicazione dei diritti, tempo che hanno impiegato a coltivare sè stessi, la propria vita.

A quel punto non so quale persona transgender sia politicamente più efficace. Se quella che ha dedicato la vita a fare attivismo o se quella che ha dedicato la sua vita a coltivare sè stessa, ad integrarsi nella società, ad avere un bel lavoro e una relazione stabile, diventando un esempio per le altre persone transgender e anche per coloro che, essendo cisgender, avendo conosciuto quella persona avranno un’idea ottima delle potenzialità di una persona T, al netto delle avversità.

Ad ogni modo sono un po’ perplesso dal ricevere aiuto da amici eterosessuali, con cui non condivido le mie battaglie antibinarie (alcuni di loro le considerano futili), oppure persone crossdresser o gay velate che ho magari disprezzato per la loro comoda vita on/off, ma che a causa di questo on/off sono riuscite ad affermarsi, ed avere una stabilità tale da poter aiutare (coi fatti, e non con la politica) una persona come me in un momento di difficoltà logistica.

In poche parole, il mondo “picaresco” dei militanti, che molto investe sulla causa ma poco sullo sviluppo personale delle singole persone, non è una forte rete di mutuoaiuto, e reti come CL ed OpusDei (di cui possiamo contestare le ideologie sessiste e transfobiche) funzionano molto meglio.

Qualcuno potrà pensare che sono discriminatorio, perchè nella mia scala dei valori l’essere integrati, la carriera, la famiglia, la coppia, hanno una posizione alta. Non parlo di lusso e di vanagloria, ma di stabilità e benessere.
Per me l’indipendenza, l’autonomia, sono condizioni da ricercare, per cui l’attivismo dovrebbe passare in secondo piano, finchè non si è ottenuta l’emancipazione personale.
Non dimentichiamo che però a scrivere questo articolo è un GLBT borghese, e non “anarcoqueer”, quindi molti di voi potrebbero non condividere questa critica.

Il bisessismo e la dittatura fluida

Abbiamo ampiamente parlato di eterosessismo (l’atteggiamento che impone come unica norma quella dell’eterosessualità e del binarismo sessista), ma anche del monosessismo (quell’atteggiamento, gay ed etero, che opprime i bisessuali), ma ho dovuto visitare un forum di gay binari e dallortiani per venire a conoscenza del termine “bisessismo”.
Si tratta di un atteggiamento “dittatoriale” di alcune avanguardie antibinarie che finiscono per “imporre” la fluidità a tutti.
Persone che aggrediscono chi, etero o gay, non prova attrazione verso le persone transessuali, o aggrediscono persone convintamente solo omosessuali o solo eterosessuali, insistendo col fatto che “tutti siamo potenzialmente bisex”.
Io, onestamente, rido alla “paura” de gay binari verso le derive “bisessiste”.
Altro atteggiamento “bisessista” è l’insistenza violenta e aggressiva dell’istanza “basta etichette” e la censura dell’autodefinizione netta. Il continuo ribadire, magari ai transessuali binari, che “maschile e femminile in realtà non significano nulla”, e il bacchettamento degli attivisti quando insistono sul pronome corretto relativamente alle persone trans o alle terminologie proprie dell’universo trans.
Il monosessismo, e ancor più l’eterosessismo, sono talmente diffusi che il rischio che la “dittatura antibinaria” rappresenti un pericolo è davvero ridicolo.
Ad ogni modo, per dovere tassonomico, ho deciso di parlare anche del bisessismo

Il movimento antagonista ha voce in capitolo?

Ci sono tante poltrone calde in italia.
Non parlo di posti in parlamento, ma delle poltrone di casa che ospitano tanti bei sederi di persone pseudoGLBT che decidono di fare attivismo “antagonista”, ovvero di usare le proprie energie non tanto per i diritti civili, ma per contrastare l’attività delle associazioni.
Questi movimenti non hanno un’origine precisa.

Abbiamo il filone di quelli che impiegano tutto il loro tempo a contrastare la teoria queer (e automanticamente, tutto l’attivismo antibinario portato avanti sia da persone che portano personali istanze antibinarie, come i transgender non medicalizzati, i bisessuali etc etc, sia altre persone GLBT e non).
Abbiamo il filone anarcoide dei veg-queer-feminist, che sono contro ogni “piramide e gerarchia”, quindi anche contro un banalissimo direttivo del circolo pro piadina romagnola, e quindi in toto contro ogni associazione (anche quelle che non conoscono, a cui attribuiscono di default un fare dittatoriale), e sono vicini ad idee complottare. Essi preferiscono forme di attivismo come serate dee-jay oppure kollettivi popolati da punkabestia e cannaioli usciti magicamente dagli anni settanta.
Abbiamo il filone dei cyberGLBT, ovvero persone col doppio account facebook, che vivono da etero cisgender, ma sfogano la loro identità glbt tramite un account farlocco, con foto e cognome farlocco, da cui sentenziano sulla condizione glbt, sulla disforia, sui matrimoni, senza provare sulla propria pelle i problemi reali delle persone GLBT

La cosa grave è che questi poltronari, cattedratici dediti all’antiquariato del superfluo, punkabbestia, pretendono di avere voce in capitolo quando le persone che offrono il loro volontariato per fornire servizi gratuiti alla popolazione GLBT e friendly, o che fanno cultura tramite eventi.

Capisco il “sinistrismo” che invade il popolo dei diritti civili, ma è legittimo concedere a queste fluttuanti persone lo stesso peso di chi agisce in modo concreto e visibile?
A voi la parola

Scontri Generazionali

Attivisti LGBT o Teòlogi?

gentile Pubblico,

sono recentemente uscito da masturbatori forum e liste di discussione in cui le teorie si sovrapponevano ai vissuti e si finiva per parlare in modo astratto e cattedratico di cose che, oggettivamente, contraddicevano la realtà dei fatti.
Tutto ciò mi ha ricordato la teologia e le speculazioni filosofiche ontologiche e metafisiche su ciò che esiste e non esiste, dove le discussioni sulla consustanziazione e transustanziazione sono state sostituire da discorsi in cui ad essere messa in discussione non è la presenza divina nel pane ma la presenza dell’identità di genere nell’individuo.
Poi ancora al posto di provare l’esistenza di un Dio, speculazioni filosofiche sull’esistenza dei bisessuali, con assurde bagarre tra chi li ha visti e chi non li ha visti, come le apparizioni della Madonna di Fatima.
Conclusione: ma non è che agli ateissimi anticlericali del movimento GLBT manca la teologia?
non è che tutti i meccanismi incamerati in anni di catechismo inculcato sono stati investiti nelle nuove “cosmogonìe” che creano nell’universo glbt, classificando, giudicando, decidendo cosa esiste, di cosa si hanno o meno le prove, trattando l’identità di genere come se fosse l’anima e come se si dovesse decidere se esiste, se è innata, o se sopravvive alla morte?
Questi teologi del binarismo, infondo, non stanno cominciando ad assomigliare ai loro tanto decantati aguzzini in piedi?

Dall’Orto e Trans, Queer, Bisex…