Tormentoni VeteroFemministi…

Due risate sui toni di alcune femministe, per difendere posizioni indifendibili di transfobia…
p.s. per disegnare questa vignetta non è stata maltrattata nessuna veterofemminista 😀

img006

Annunci

Totoscommessa: chi sta postando dalla pagina FB delle VeteroLelle?

Bagni transgender e benaltrismo gay

Definizioni condivise, per un confronto consapevole sui generi

Quando questo blog ha aperto, non c’era materiale in italiano sugli argomenti trattati nel blog.
C’erano solo le associazioni, quasi tutte pensate per persone gay, lesbiche, e trans in percorsi canonici.
Oggi c’è addirittura troppo materiale. Molte persone che aprono blog e pagine facebook non hanno l’adeguata preparazione (o sono ancora in una fase questioning), e non provengono da un percorso di associazionismo e formazione in associazione, o mediante i testi di autori transgender.

Inoltre i tentativi di dialogo tra mondo LGBT e femminismi, mediati spesso dalla realtà virtuale e non dal dialogo vis a vis, ha creato molti equivoci, dovuti al fatto che si usano linguaggi differenti, o gli stessi termini per descrivere cose diverse.

Ho pensato di scrivere due righe ribadendo le definizioni. Ovviamente questo vuole essere un post “dialettico” e gli spunti di altre persone LGBT saranno utili a delineare meglio i significati in modo che siano maggiormente condivisi.
Binarismo 
Il binarismo è la tendenza a considerare legittime solo le espressioni identitarie “polarizzate” e “duali”.
Anche se il “binarismo” potrebbe essere applicato a qualsiasi visione “manicheista” della vita (alla politica, alla spiritualità, a qualsiasi tendenza a concepire le situazioni vedendo solo il bianco e nero), mi limiterei al suo significato nell’ambito LGBT.
Si parla di binarismo in relazione agli orientamenti sessuali/affettivi, alle biologie dei corpi, alle identità di genere, ai ruoli/espressioni di genere.
Quindi, la visione binaria comprende solo le dicotomie omo/etero, maschio/femmina, uomo/donna, maschile femminile.
Inoltre nella visione binaria, i percorsi di transizione devono essere sempre canonici e condurre una persona da una polarità all’altra.

genderbender-2uduiutiohoe9urmxzopvu

Identità di genere: Per convenzione, diversamente da quello che avviene nei femminismi, l’elaborazione culturale transgender ha chiarito che maschio e femmina si riferiscono ai sessi genetici (xy, xx, corpo maschile, corpo femminile) mentre uomo e donna al genere (che non riguarda aspetti fisici ma identitari) . Quindi una persona transgender è una persona che è maschio ma non è uomo, o è femmina ma non è donna.

Ruolo di genere, stereotipo di genere, espressione di genere.
Il concetto di “identità di genere” come qualcosa di radicalmente diverso da ruoli, espressioni e identità è presente nell’elaborazione culturale transgender ma poco al di fuori di essa.
Ruoli ed espressioni di genere sono considerati maschili, femminili o neutri solo in base a convenzioni sociali, variabili a seconda dei tempi e dei luoghi.
Sono sempre più le persone che vivono liberamente la propria espressione di genere, non aderendo a “ruoli” prestabiliti, ad aspettative sociali, o a stereotipi.
Sia le persone transgender che le persone cisgender possono avere espressioni di genere “divergenti” rispetto alle aspettative sociali: un uomo trans o un uomo cis potrebbero essere appassionati di uncinetto, o magari una donna trans o una donna cis potrebbero essere appassionate di arrampicate.
Avere espressioni di genere divergenti dalle aspettative sociali stereotipati non rende persone transgender.
Il non binarismo relativo ai ruoli di genere non rende una persona transgender, anche se ovviamente anche le persone transgender possono avere ruoli di genere non aderenti al binarismo.

 

1 a 1 a a a a tran binarios sao para computadores

Antibinarismo
E’ la posizione politica che contrasta la visione “binaria”, che impone il “binarismo” come obbligatorio, ed è l’unica espressione personale accettata e incoraggiata.
L’antibinarismo non vuole cancellare le persone portatrici di orientamenti, corpi, identitò di genere, ruoli/espressioni di genere “binarie”, o percorsi di transizione canonici: semplicemente insiste affinché queste non siano le uniche condizioni lecite.

Binario/Non binario.
Come detto prima, alcune persone sono portatrici di orientamenti, corpi, identità di genere e ruoli/espressioni di genere binarie (e questo non è un problema, finché viene rispettato il fatto che altri potrebbero avere vissuti ed esigenze differenti), mentre alcune persone presentano una condizione di “non binarismo” riguardante il proprio orientamento (pansessualità, eteroflessibilità, omoflessibilità, bisessualità non transescludente), il proprio corpo (intersessualità), la propria identità di genere (genderqueer, genderfluid, agender, bigender, genderneutral…), i propri ruoli/espressioni di genere (tutte le persone non aderenti agli stereotipi maschili e femminili), il proprio percorso di transizione, nel caso di persone T (quindi percorsi non medicalizzati, percorsi androginizzanti, percorsi “strafottenti” rispetto al passing, percorsi che prevedono alcune modifiche medicalizzate e non altre).
Alcune persone si definiscono “non binarie”, ma è meglio chiarire sotto quale aspetto esse si definiscono “non binarie”. Spesso lo si è sotto più d’uno degli aspetti elencati.
Negli Usa “non binary” viene usato spesso come sinonimo di “persona con identità di genere non binaria”.

 

trans cis

Cisgender:
Le persone cisgender sono quelle non transgender. Cis è il contrario di trans (come cisalpino e transalpino). Si è “al di là” o “al di qua” di qualcosa, e la linea di confine è ciò che separa chi è trans da chi non lo è.
Chi non ha una tematica di identità di genere è cis.
Chi ha “solo” (il “solo” non è svalutativo) una tematica di ruoli, espressioni, lotta agli stereotipi di genere è cis.
Essere cis non determina l’adesione “supina” agli stereotipi di genere. Essere cis significa semplicemente non essere una persona transgender (o genderqueer, o genderfluid o di identità di genere non binaria).
Molte persone confondono cis con etero: come cis è chi non è trans, etero è relativo a chi non è omo/bi/pansessuale.
Una persona cis puo’ non essere etero, una persona etero puo’ non essere cis.
Nonostante alcuni blogger aggressivi disprezzino le persone cis (come altri blog aggressivi disprezzano gli etero), cis non è affatto un termine dispregiativo, e il “viverlo” come tale sta spingendo tante persone in un percorso di emancipazione dai ruoli e dagli stereotipi di genere a definirsi “transgender” (secondo un ombrello molto ampio proposto più dalla letteratura queer che dagli autori transgender)
Le logiche secondo cui “siamo tutti transgender” o “siamo tutti pansessuali” non funzionano quando vi sono delle istanze legali e sociali ben precise, di cui la persona T ha bisogno e la persona cis emancipata dai ruoli stereotipati no (il riconoscimento della propria identità di genere, del nome scelto, della richiesta che ci si rivolga a quella persona in modo corretto dal punto di vista grammaticale, e che la si tuteli rispetto alla transfobia e al mobbing).
Ci sono delle istanze relative alle persone cis che vivono un percorso di emancipazione dai ruoli, ma sono diverse da quelle transgender, anche se sicuramente la discriminazione che colpisce una persona transgender e una persona cis emancipata dagli stereotipi ha una matrice simile.

“Che peccato, dovreste rimanere uniti”

220px-Same_Sex_Marriage-01

Tempo fa un ragazzo che aveva collaborato animando la pagina facebook legata al blog ha smesso di collaborare con me.

Sapendolo, alcune persone eterosessuali hanno scritto “Che peccato, dovreste rimanere uniti”.

A parte l’odiosissimo noi/voi, che si percepisce da quel “dovreste”, io credo che in questi casi, involontariamente e inconsapevolmente, si pecchi, anche se in buona fede, di discriminazione.

Due persone non devono “rimanere unite” solo perché sono entrambe nere, antibinarie, trans o altro. 
Così come gli etero cisgender sono tutti diversi e si aggregano per affinità, dovrebbero farlo anche gli appartenenti alle minoranze

Voi cosa ne pensate?

 

 

Vetero-attivisti Gay e separatismo “G”

Tempo fa scrivevo in una mailing list sedicente “queer“. Un tempo, negli anni novanta, il fervido scambio di idee tra persone geograficamente lontane avveniva in queste liste, e non su facebook o nei blog.

Consideravo questa lista un luogo in cui poter scambiare idee con gli attivisti della vecchia guardia (che non sempre sono anche della retro-guardia), ma poi mi sono distaccato dalla lista perché internet distorce la percezione: si creano erronee percezioni rispetto agli attivisti che vi scrivono dentro, vengono accettati tutti, dal nerd che vive sul web e non frequenta l’attivismo (magari è anche velato), a quello che sul web è noto per via di blog e pubblicazioni, a quello che fa attivismo intenso e utilissimo sul territorio, ma la cosa non è “leggibile” nel web.

Di conseguenza, si creano gerarchie che non rendono giustizia a chi vi scrive dentro, soprattutto se la moderazione è di parte, ma a parte questo, si creano anche malintesi sulle reciproche idee, distorsioni e fraintendimenti spesso in cattiva fede, tipiche dinamiche di quando si comunica per iscritto e senza frequentarsi, guardarsi in faccia,e capire i “perché” di certe posizioni.

Non credo che ci sia questa separazione tra “vecchi” e “giovani”.
Sono in ottimi rapporti, e c’è un’enorme stima da parte mia, per persone della “vecchia guardia”, magari anche con visioni lontane dalla mia, tra cui Gianni Geraci, Porpora Marcasciano, etc etc, quindi non la considererei una lotta “vecchi contro giovani (che poi si stia parlando di giovinezza anagrafica o di attivismo?), ma un confronto tumultuoso tra “visioni” vetuste e visioni nuove e inclusive.

Non è detto, poi, che siano i “vecchi” (anagraficamente e come attivismo) ad avere idee vetuste e i giovani ad avere idee avanguardistiche e inclusive.
Chi insiste a proporre la cosa come una guerra generazionale ha solo la volontà di posizionarsi come “decano” e sminuire chi è più giovane anagraficamente e  i contributi che porta.

La mia dipartita, silenziosa e riservata, da quella lista, è stata causata del continuo proporre, da parte di un attivista Gay neanche tanto anziano (ha l’età che avrebbe mio padre se fosse vivo, ma non ce lo vedrei mio padre a smadonnare coi trentenni in delle mailing list), il quale ogni santo giorno citava articoli, spesso americani o inglesi, in cui si erano presi dei provvedimenti (improponibili in italia, a causa dell’arretratezza culturale), per migliorare le vite delle persone trans e antibinarie, e lui si lamentava del fatto che ci si occupa di cose inutili e “deliranti“.

Faccio alcuni esempi per capirci:

http://www.transstudent.org/asterisk
Qui il vetusto (ma non tanto anziano) attivista si lamenta che un sito straniero di studenti trans riflette sull’accantonare l’asterisco (in effetti è inutile e anche un po’ offensivo usarlo su una persona di identità di genere dichiarata, come una Mtf ad esempio)
Commento benaltrista del veteroattivista: “Ultimo proclama della santa inqueerizione
Il mondo, palesemente, non ha problemi più urgenti di cui occuparsi.”
Continua, dopo alcune contestazioni, il veteroattivista, col suo benaltrismo:
“Intanto ci siamo stressati per anni su un problema che non è un problema, se non per coloro che lo hanno intenzionalmente generato allo scopo di proporsi come sentinelle del linguaggio. Ed io, lo ripeto, sono stufo.
Ti assicuro che se fosse lontanamente possibile discutere di problemi etici e politici (qualcuno ha intravisto un dibattito sulla maternità surrogata che non fosse quello impostoci dalle destra cattoliche, in questi paraggi?) invece che delle desinenze degli aggettivi, o di quale tipo di smalto devi usare se sei queer, il primo a fare salti di gioia sarei io. Anzi, se non si era capito, il messaggio non per nulla subliminale da parte mia era esattamente: ne ho pieni i coglioni di queste stronzate, che sono solo armi di distrazioni di massa, pensate per impedirci di pensare ai problemi reali. Il primo dei quali è l’omofobia interiorizzata.”

https://gendertrender.wordpress.com/2016/02/17/man-undresses-in-front-of-girls-in-seattle-locker-room-cites-gender-identity-regulation/
qui viene pretestuosamente citato un personaggio di sesso maschile (di cui ignoriamo la reale identità di genere) il quale frequentava gli spogliatoi femminili, appellandosi alla sua identità di genere femminile. Commento del vetero, che attacca la libertà di autodefinizione, oltre a “decidere” che la persona in questione non è trans (su che basi?):
A dimostrazione del fatto che non sono io ad essere “ossessionato” dalla “Culture War” ma è il movimento italiano ad essere “ignaro” del bisogno vitale di fare chiarezza in modo netto e “normativo”, si legga questo caso di un individuo cisgender che è entrato negli spogliatoi delle donne proclamando che si “sentiva” transgender.
Secondo me era solo un voyeur, ma non ci vuole molto a immaginare il giorno in cui i nostri nemici insceneranno provocazioni deliberate, approfittando di qualsiasi mancanza di chiarezza nel nostro modo di agire e di ragionare.

Dopo la pubblicazione, da parte di qualcuno, di un interessante post di Monica Romano
http://transgenderfreedom.com/2015/06/12/il-veterofemminismo-allattacco-delle-donne-transgender/
viene citata una parte dell’articolo e disprezzata con approccio transfobico e “determinista biologico
“non lo sono nemmeno una coppia di cromosomi o l’ovulazione, a fare una donna”.(citazione dall’articolo di monica)
“Se occorreva una dimostrazione del perché io parlo di delirio, l’abbiamo appena avuta. Incidentalmente, io la storia di un uomo che vuole decidere lui chi possa o non possa avere il diritto di definirsi donna l’ho già vista. I maschi lo fanno da circa 10.000 anni, di voler decidere loro chi sia una “vera” donna e chi no. Se qualcuno si chiede di cosa stiamo discutendo, ecco qui la risposta: stiamo discutendo del preteso diritto di un qualsiasi maschio […], purché autodefinitosi “antitesi di patriarcato e fallocentrismo” (in base a cosa non si sa), di decidere lui, in base a quali criteri le donne hanno il “diritto” di dirsi tali oppure no.
E poi quello assurdo qui sarei io? Il mondo è divertente…”
chi sarebbe il maschio? l’autrice trans? incredibile…ma continua dicendo…
“Ad ogni modo lo ringrazio dei link, che confermano la mia denuncia contro l’atteggiamento normativo e inquisitoriale dei e delle teoriche queer. Risponderò nei prossimi giorni non qui in lista ma con un articolo sul mio sito.” (attendiamo con ardore…)

Viene citato uno studio sulla possibilità di bagni “non binari”, per venire incontro alle persone trans e non binarie
http://gtr.rcuk.ac.uk/projects?ref=AH/M00922X/1
Ma nel commento polemico del “vetusto” che ci informa di questo post, viene dato risalto al costo in sterline dello studio (manco fosse Adinolfi)  e soprattutto questo commento benaltrista
“Il Potere non ha nessuna difficoltà a incoraggiare queste “armi di distrazione di massa”, in modo da stabilire che la priorità oggi sono figurine disegnate sopra le latrine.” ci dice il veteroattivista

https://www.jwtintelligence.com/2016/03/gen-z-goes-beyond-gender-binaries-in-new-innovation-group-data/?platform=hootsuite
Questo articolo sullo shopping antibinario e sulle esigenze antibinarie dei giovani era accompagnato da un commento contrito in cui si rifiuta di commentare (sarà stanco di ripetere le stesse oscenità?) se non dicendo “questo è il mondo reale”.

Potrei continuare all’infinito, ma il concetto è: sono i “giovani” che odiano “i vecchi” per partito preso, oppure sono alcuni vecchi che, complice l’aterosclerosi, si stanno concentrando non più sul valorizzare le battaglie, ma sullo sminuire quelle che non piacciono o che considerano “inutili” solo perché lontane dalle loro esigenze?
Innanzitutto non esiste una “comunità gay” a cui consigliare di abbandonare le cause “inutili” (che guardacaso sono quelle T), per concentrarsi su quelle “importanti” (che guardacaso sono quelle G).

Questa gente dovrebbe capire che ormai, e per fortuna, il movimento è LGBT, e tutti hanno a cuore tutte le battaglie.
Altro errore madornale, a mio parere, è il fatto di confondere battaglie queer e battaglie transgender, o meglio, non capire che le battaglie antibinarie sono ANCHE per il benessere delle persone transgender (soprattutto delle ultime generazioni) e per alleviare la loro disforia. E’ scandaloso che si pensi che il binarismo obbligatorio venga combattuto per “nazismo”, per “capriccio”, per “imposizione” o “inqueersizione” e non per alleviare la disforia delle persone trans e non binarie. E’ vero che la disforia di genere devi averla per capirla, ma tanti attivisti LGBT (anche anziani!) sono sensibili verso le esigenze delle persone trans (anche se la battaglia antibinaria non migliora solo la vita delle persone trans!), e rimangono fuori solo alcuni vetusti attivisti “urlanti”, impotenti di fronte all’onda arcobaleno di diritti (anche per i T e anche antibinari) che sta arrivando nei paesi in cui c’è già da anni una legge contro l’0mofobia e per il matrimonio egualitario,e  giustamente ci si può concentrare su battaglie all’avanguardia.

Citare articoli americani ed inglesi in italia per “convincere” il movimento LGBT (che i vetusti chiamano ancora “gay”) ad abbandonare le battaglie T perchè inutili, superflue e “dannose per i gay” (???) è malafede, cattiveria.
Onestamente ho perduto delle ore preziose in queste mailing list, col mio sguardo offeso da questi contenuti transfobici, binari, e alla ricerca di un ripristino di non so bene quale normalità binaria (in cui le istanze importanti sono solo quelle dei gay, delle lesbiche, e delle persone trans canoniche).
Dopo la mia dipartita il “vetusto” ha pubblicato un post vittimista in cui dice che la mia associazione (come se “io” fossi “la mia associazione”…forse ai suoi tempi (Ancien Regime?) le associazioni erano monarchie in cui il pensiero del presidente coincide con quello dell’associazione!), vuole rottamarlo e lo considera un dinosauro (purtoppo per lui si sopravvaluta, in associazione quasi nessuno lo conosce).

Da qualche tempo ho il dubbio e mai cercato onore di essere bersaglio del gruppo “Milk” di Milano che mi addita come un dinosauro sfuggito non si sa come all’estinzione, che abusa della sua ingombrante presenza per ostruire la strada al progresso (che sarebbe il gruppo Milk, per chi non l’avesse intuito), imponendo visioni transfobiche, bifobiche, omofobiche e qualsiasialtracosafobiche. Ho approfittato di un post sulla lista di discussione “Movimentoqueer” (in cui si afferma che tutto il “nuovo” movimento gay è sulle posizioni del Milk, o per lo meno lo sono i gggggiovani, e solo io insisto a chiedere il “separatismo” dai transessuali).

Sempre riguardo al Milk (che non frequenta e di cui conosce virtualmente solo me, che sono uscito dalla lista da ere geologiche, e quindi chissà chi considera del Milk adesso…probabilmente chiunque abbia idee contrarie alle sue), aggiunge

Una settimana fa uno di voi della conventicola del Milk ha sostenuto il proprio diritto a porre la questione delle desinenze degli aggettivi come questione cruciale e primaria nella lotta politica gbpqixhfejkfskòfd.

Quando ho provato a rispondergli, sul suo profilo Fb, che in realtà “Il Milk” non si è mai espresso su di lui, e l’unico “torto” che a fatto alla sua “maestà” è non averlo invitato a presentare il suo libro, mi ha bloccato.

Le citazioni in alto riportate daranno a tutti voi lettori gli strumenti per capire se sono io il “pazzo” che vede transfobia nelle sue parole e se non ho ragione a dire che l’attivismo moderno (non certo perché “ispirato” dal milk) va in una direzione inclusiva e “LGBT”.
Di certo vuole attirare la mia attenzione, ma la verità è che non merita l’attenzione nè mia nè di nessun altro giovane attivista (a meno che non voglia farsi le ossa con qualche polemica sterile da nerd dietro il monitor), perché l’ondata di diritti e di cambiamento antibinario è talmente forte che spazzerà via vetusti e binari ancor prima che ci rubino altre ore in cyberpolemiche da lista.

vecchio-dinosauro-13672655

 

Quanto è giusto o necessario “dare spiegazioni”?

gender

Sono molto felice che esistano posti come il Milk dove ci si rivolge con perifrasi neutre a una persona di aspetto ambiguo (o di aspetto conforme al sesso, ma incontrata in un evento a tema identità di genere) finché la persona non si qualifichi con un nome maschile o femminile o quantomeno non dichiari il suo genere d’elezione (o dichiari che preferisce che si continui ad usare le perifrasi neutre).

Ho avuto la sfortuna di alternare a questi ambienti protetti, costruiti a fatica, un ambiente esterno fatto di persone non scelte attaccate al più bieco binarismo.
Non so quanto questo mi abbia fatto male. Forse sul piano emotivo si, ma mi ha reso un attivista migliore.

Di certo posso scegliere di passare il mio tempo libero con eterosessuali illuminati, che il mio genere lo hanno rispettato da sùbito, o dopo le dovute spiegazioni, ma rimane sempre una parte di vita in cui, a causa del vuoto normativo riguardante la mia condizione di uomo transgender non medicalizzato, dovrò osservare il mondo come se fossi nascosto dentro il corpo di un’improbabile donna eterogender non conforming“, circondata da persone che, in assenza (o a volte drammaticamente in presenza) di persone LGBT, si lanciano con inquietante naturalezza ai più beceri comportamenti omotransfobici e sessisti, nonché a stereotipi che in ambiente protetto abbiamo superato da decenni, ma che per il resto del mondo sono rimasti “ovvi”.

A volte mi ritrovo, mio malgrado, a serate interminabili con anziane lesbiche brizzolate che tentano di coinvolgermi nella stesura di non so quale comunicato stampa in cui verranno contate e soppesate le parole. Per loro è così ovvio che presidentessa, dottoressa, professoressa, sono “offensivi“, perché una ricerca di studi di genere di cui non sono stato partecipe ha decretato, o scoperto, che il suffisso -essa è denigratorio e quindi deprecated. Ma so che fuori da quel tavolo di femministe diplomate sul tema, il femminile di queste professioni continuerà a contenere -essa, se non magari per qualche sindaca, assessora, avvocata del pd o di qualche partito progressista delle sinistre.
Ma non riesco davvero a capire perchè diventino sgomente quando il resto del mondo è rimasto all’oscuro riguardo alle loro conclusioni, e, senza nessuna malafede, continua ad usare principessa, presidentessa, elefantessa e avvocatessa.

Lo stesso succede quando al Milk arriva un nuovo socio, che tutti noi ci chiediamo come sia arrivato a noi, associazione dichiaratamente antibinaria e TBGL (ma le vie del Mostro di Spaghetti Volante sono infinite), che prima di oggi non aveva mai visto una persona trans e una persona bisessuale.
Egli ha di fronte tre persone. Me, una butch e una persona genderfluid di biologica XX. Si rivolge a tutti e tre al femminile, perché prima del Milk era in associazioni gay dove era già strano vedere una donna, dove i bisessuali erano cattivi cattivi e le persone trans erano considerate come gay con parrucca.

E’ sconvolto nel vedere che io mi qualifico con un nome maschile (certo avrei potuto evitare Nathan…avevo sottovalutato l’ignoranza che porta a pensare che un nome biblico ebreo sia un nome maschile…avrei potuto o dovuto scegliere Astolfo) e ci mette un po’ a capire che a me deve rivolgersi al maschile. Oltre a non sapere dell’esistenza dei “non medicalizzati” o quanto meno di “ftm pre T“, non sa proprio neanche dell’esistenza degli ftm, e non sa nemmeno che esistono donne trans lesbiche come le mie amiche, che quindi “non transizionano per sedurre uomini etero”.

La sua ignoranza può lasciarci agghiacciati, ma spetta a noi decidere se lasciarlo in tale ignoranza o spiegargli le cose.
E, lo so, è faticoso farlo, dopo anni che pensi di aver già spiegato abbastanza, quando finalmente vuoi farti i cavoli tuoi.
Ma io ho scelto di essere attivista, e mi tocca farlo per altri. Quando mi stancherò di farlo, e credo succederà presto, mi ritirerò dall’attivismo o cercherò nuove vie di attivismo.

Abbiamo la fortuna di essere un gruppo. Io posso spiegare per un altro, in modo che venga tolto dall’imbarazzo di doversi sempre raccontare e spiegare per se stesso.
E’ un po’ come quando il mio ex mi portava a cene vegane, a meditazioni buddhiste, o in altri posti che prima di me non avevano mai visto un ftm e, solo nel caso io non fossi passato, aspettava che io andassi in bagno per spiegare a tutti che dovevano rivolgersi a me al maschile.
E quando tornavo io sapevo che era tutto “finto“, ma ero così rassicurato dal non essere “violentatoda quel femminile dato probabilmente in buona fede da chi dava per scontato che ormai le ragazze possono essere anche dei maschiacci e , sentendo una voce non profonda e vedendo un viso senza barba, mi ha scambiato per una delle tante “maschiacce”.

Ci sono diversi tipi di persone quando c’è di mezzo una persona trans che passa poco o di cui si conosce per vie traverse la condizione trans.
C’è chi si rivolge ad essa tramite il genere d’elezione perché riesce a vederlo. C’è chi invece non riesce a vedere altro se non il sesso biologico, ma usa il genere corretto per educazione, perché ha capito (gli è stato spiegato?) che cos’è la disforia di genere e quanto dolore dà (esempio: “rivolgiti a lui al maschile“, “ma io la vedo donna“, “ok, allora fallo quantomeno per educazione“), e poi c’è chi, semplicemente, è “stronzo”, e continua a coniugare il genere al sesso biologico, per ignoranza, per mancanza di empatia, perché ha una ferita scoperta, perché è bigotto…

Alcune persone trans dicono di essere tolleranti anche verso “gli stronzi“, ma io non sono d’accordo.
Che si debba spiegare, magari trovando qualcuno che lo faccia per noi, penso sia dovuto (il mondo non funziona come in un salotto di anziane veterane femministe che contano le parole), ma io di possibilità ne dò una. Perseverare, come dice un vecchio detto, è diabolico.

E’ chiaro che però queste riflessioni riguardino la società, e non poi gli affetti di cui vogliamo circondarci nella vita privata. Io ad esempio vorrei solo persone della prima categoria, che il mio genere lo “vedono” aldilà del sesso, e scarterei anche quelle che il genere corretto me lo rivolgono per educazione, perché nella sfera dei miei affetti è meglio che non entrino, ma tutto questo poi varia da persona a persona, ed è possibile che altri non siano tanto rigidi a riguardo.