UMBRIA: APPROVATA LA LEGGE CONTRO L’OMOFOBIA E LA TRANSFOBIA

Riporto questa notizia importantissima, che parla di una legge regionale, per la Regione Umbria, che per la prima volta comprende anche la transfobia oltre che l’omofobia (per capire se la bifobia è compresa dobbiamo aspettare di leggere la legge).
Complimenti all’associazione Omphalos, per il suo lavoro mediatico tramite l’hashtag #tempodilegge

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Cito un sito che ha riportato in modo completo la notizia.

Dopo dieci anni e un iter molto tormentato, perfino nelle ultime settimane, il Consiglio Regionale dell’Umbria ha approvato la legge contro l’omofobia e la transfobia. Dopo un rinvio, una seduta sciolta, la spada di Damocle di un emendamento definito “salva omofobi” dalla comunità lgbt umbra, la regione ha finalmente un testo che tutela le persone gay, lesbiche, bisessuali e trans sul posto di lavoro, nella fruizione dei servizi, promuove un osservatorio sulle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere.
omphalos_legge2Hanno votato a favore Pd, M5S, Articolo 1 – MDP, Socialisti e democratici per un totale di 15 voti favorevoli, un astenuto e 5 contrari

[clicca qui per leggere l’intera notizia]

T non medicalizzati e rettifica anagrafica

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C’è sempre un “si, ma” quando un attivista trans medicalizzato parla di diritti per i T non in percorso ormonale.
C’è un si che crea empatia, che crea una solidarietà ideologica, e c’è un ma che riporta tutti alla realtà, chiarendo che non è possibile, perché “il mondo” non è pronto, ma perché forse anche la persona trans che lo riporta non è pronta o favorevole.

Faccio presente che esistono stati nel mondo, l’Argentina, dove ciò è possibile, tuttavia va molto in voga, anche nell’attivismo, enumerare tutti i “ma” sulla questione.

Il primo ma, di solito, è il passing.
Da un lato la persona trans medicalizzata sottolinea che la transizione l’ha fatta per se stessa e non di certo per il passing o la credibilità sociale, dall’altro quando devono essere delegittimati i percorsi non medicalizzati, si sottolinea l’importanza del passing per “rassicurare” il mondo esterno.

A questo punto, si puo’ obiettare, più che altro, citando esempi Mtf.
Ci sono donne trans operate con un pessimo passing, e giovani donne transgender (ma non solo giovani) con un passing perfetto e che non hanno mai apportato modifiche medicalizzate (neanche ormonali).
Inoltre molte persone non possono “eccedere” col passing proprio per i documenti non rettificati.
Se mi chiamassi Nathan sui documenti non avrei motivo di dover apparire una donna credibile alle poste, in banca o con un cliente di lavoro, né di dover portare per forza i capelli mai troppo corti, o le gambe depilate, perché “carta canta” che sono donna.

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Il secondo ma, di solito, è l’anarchia sociale.
Facciamo un esempio. C’è un transessuale ftm ormonato alle poste. Sul documento c’è scritto Carmela, ma ha il pizzetto. Tira fuori un documento che certifica il percorso di transizione, e la signora delle poste consegna la raccomandata o il pacco postale a Carmela.  Ciò, per il trans, non genera anarchia sociale.
Poi facciamo un altro esempio. C’è (in argentina) un transgender che sui documenti è già Nathan,  e , se non bastasse un documento, c’è una sentenza che attribuisce il nome Nathan e il genere maschile a questa persona. Ma la sua voce è un po’ acuta, il suo viso privo di barba.
Perché questa seconda persona genererebbe anarchia sociale e la prima no?
Per non parlare di tutte quelle persone che, pur essendo cisgender, hanno poca somiglianza alla vista col sesso biologico. Cosa facciamo, rettifichiamo anche loro nel sesso opposto per non generare anarchia sociale?
Per non parlare del fatto che comunque l’anarchia è generata dal fatto che, non essendoci una legge, non siamo abituati a vedere uomini senza barba, donne stempiate e così’ via (e questo per citare solo quelli che hanno dei passing non ottimali), ma chissà come mai quando arriva una legge (come quelle, per esempio, sulla genitorialità LGBT), certe situazioni iniziano a verificarsi ed ad essere percepite sempre come più “normali” e comuni.

Il terzo ma è il binarismo della società.
Una donna xy a cui scorre ancora nelle vene il testosterone darebbe fastidio se in possesso di documenti anagrafici che la certificano e legittimano come donna. Lo stesso se fosse un uomo xx col corpo pieno dei suoi fisiologici estrogeni.
Perché questo fastidio? non si era detto che uomini e donne hanno pienamente pari diritti?
E allora che fastidio potrebbe mai dare una persona che, per una sua disforia e quindi per raggiungere un suo benessere, vuole essere riconosciuta per ciò che è dentro?
Forse tutto questo fastidio è dovuto al fatto che i generi non sono affatto trattati in modo paritario, e che comunque anche le relazioni sono legittimate solo se tra persone di genere anagrafico opposto.
Ed è anche per questo che, fondamentalmente, i diritti dei T non medicalizzati sono sempre arrivati in una nazione dopo il matrimonio egualitario.
Perché legittimare quindi questo binarismo omofobico, per tagliare le gambe ai diritti dei T non medicalizzati?

Il desiderio di passing, ossia di somigliare fisicamente a uomini (o donne) biologici deve partire dalla persona transgender, e non dal contesto sociale. Non si deve essere accettabili o credibili per gli altri, non si deve essere rassicuranti e non  ci si deve preoccupare dello scompiglio sociale che i nostri vissuti non binari porterebbero in una società binaria che va cambiata.

Qualcuno a quel punto potrebbe pensare che chi vuole dare diritti “anagrafici” a chi non prende ormoni, voglia sminuire l’importanza che il percorso medicalizzato ha per chi lo fa, o addirittura togliere diritti ai trans in percorso canonico. Questo discorso suona un po’ come quello di certi etero che pensano che il matrimonio gay tolga qualcosa al loro matrimonio.

Lo stesso per quanto riguarda chi pensa che il cambio anagrafico non risolva il problema.
A parte che penso che ci dica questo, stia sottovalutando il potere di “carta canta, e del riconoscimento burocratico. Ma anche fosse così, anche ammesso che un medicalizzato coi documenti cambiati si rendesse conto che “non basta“, nulla gli impedisce, dopo, di intraprendere un percorso ormonale.
Quello che si cerca di far capire è che un percorso che modifica la biologia di una persona non può e non deve essere un obbligo, oppure una condizione che deve precedere il riconoscimento (al massimo, se la persona vuole questo, può decidere lei se fare il percorso prima, durante o dopo il cambio anagrafico).
Se per 10 “Nathan” che hanno cambiato i documenti senza (o senza prima) percorsi ormonali, 7 decidessero, dopo un po’ di vita al maschile con i documenti coerenti al suo genere, che ne hanno bisogno degli ormoni, e 3 invece decidessero che non ne hanno bisogno, non sarebbe comunque valsa la pena?

Chiunque, leggendo, condividerebbe i miei passaggi logici, ma, il vero “ma”, è che le persone T non medicalizzate sono poche, sono deboli, svantaggiate dal loro genere non conforme, sono in situazioni lavorative traballanti, sono “picaresche”, e tra loro si nascondono anche molti confusi che poi evolveranno in cisgender traumatizzati che non erano affatto trans o in transessuali in percorso classico, e che per tutti questi motivi, non hanno credibilità neanche nel mondo LGBT, e quindi è più facile tirare fuori qualche luogo comune per giustificare sia la loro mancanza di diritti, sia il fatto che nessuno si preoccuperà di portare avanti le loro istanze.

GPA e genitorialità programmata per persone transgender

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Recentemente, per motivazioni non solo personali, mi sto dedicando a studiare e analizzare le possibilità di genitorialità per le persone transgender.
Ci sono due principali associazioni che si occupano di genitorialità LGBT:

– famiglie arcobaleno, si occupa di coppie omosessuali che programmano la genitorialità, tramite adozione, GPA (gestazione per altri), eterologa, ovodonazione….
– genitori rainbow,  si occupa di persone LGBT diventate genitori in coppie etero, prima della consapevolezza del loro orientamento sessuale e/o identità di genere (anche se magari c’era qualche bisessuale in precedente coppia etero, ad esempio, che ora invece si trova in coppia gay, ma ha fatto dei figli nella relazione precedente).

Se genitori raibow ha iscritti ed attivisti transgender (sia ftm che sono diventate genitori con un marito o compagno, sia mtf che sono diventate genitrici con una moglie o compagna), in famiglie arcobaleno non sono ancora presenti molte coppie con una persona transgender che stanno programmando una genitorialità, adottiva o supportata dalla tecnologia.

C’è da dire che le combinazioni e le casistiche sono infinite, e anche le intersezioni con casistiche di coppie etero , sia con casistiche di coppie gay, e questo è ancora più aggravato dal fatto che le coppie omosessuali non siano riconosciute in italia (nè come coppia, nè come coppia genitrice), e che la tos sterilizza (e vengono quindi eliminate le possibilità di genitorialità genetica).

Proviamo a parlare di genitorialità adottiva

Ad esempio…

Un ftm omosessuale (sposato con un compagno uomo biologico o ftm rettificato come uomo per la legge, presumibilmente gay o bisessuale,) per adottare un figlio dovrebbe per forza farlo prima di qualsiasi transizione, senza nessuna diagnosi disforica, con un aspetto il piu’ possibile binario, senza che il suo nome come attivista esca troppo fuori, per apparire estremamente “accettabile” come “donna” agli assistenti sociali che, estremamente binari, vorrebbero vedere in lui una “madre” piu che un genitore, quindi le aspettative sono estremamente binarie.
Lo stesso problema si porrebbe se fosse un ftm eterosessuale con una compagna trans ma ancora burocraticamente maschio.

Un ftm eterosessuale, invece (sposato con una compagna donna biologica o mtf rettificata come donna per la legge, presumibilmente eterosessuale o bisessuale), potrebbe adottare solo dopo la sua rettifica, in quanto dovrebbe risultare uomo per legge per sposare una donna in italia e poi con lei adottare.
Se invece stesse con un altro ftm non rettificato, sarebbero comunque due donne per la legge fino a che uno dei due non cambiasse i documenti, ma a questo punto l’ftm non rettificato dovrebbe stare attento alle aspettative binarie (come detto sopra) degli assistenti sociali.

Una mtf lesbica, esattamente come un ftm omosessuale, potrebbe provare l’adozione con una donna biologica (o con un ftm non rettificato che ancora risulta donna per la legge) prima di qualsiasi transizione, ma anche li bisognerebbe contrastare le aspettative binarie.

Infine una mtf etero impegnata con un uomo (etero o bisex, ftm rettificato o uomo biologico), potrebbe adottare dopo la sua rettifica anagrafica, ma non prima (risulterebbero gay e non potrebbero sposarsi).

Proviamo invece a parlare di genitorialità biologica con supporti scientifici

Un ftm gay con un compagno biologico potrebbe congelare gli voluti da pre T, e poi ricorrere alla GPA nei paesi dove è legale e dove le donne sono ben liete di aiutare altri a diventare genitori (di solito hanno già molti figli ma hanno molto piacere a vivere la gravidanza, tanto da desiderare il farlo per aiutare altre persone), facendo fecondare l’ovulo dallo sperma del compagno, ed avendo quindi un figlio geneticamente della coppia.
E’ piu o meno la stessa prassi a cui ricorre un uomo fertile con una compagna che produce ovuli ma non puo’ o vuole usare il suo utero

Un ftm etero invece potrebbe anche lui congelare gli ovuli da pre T, e poi ricorrere alla fecondazione eterologa, per far si che la compagna sia madre biologica, e lui sia genitore genetico, essendo l’ovo-donatore

Una mtf lesbica potrebbe congelare dello sperma da pre T e poi inseminare la sua compagna (lesbica o bisessuale)

Se la coppia è composta da un ftm e una mtf, potrebbero congelare ovuli e sperma per poi ricorrere alla GPA

Come vedete ogni possibile combinazione puo’ ricorrere alla genitorialità assistita o adottiva, ma purtroppo ci sono troppi ostacoli:

nessuna possibilità nè di riconoscimento della coppia “omosessuale” (anche apparentemente omosessuale, se i due coniugi risultano dello stesso sesso per la legge italiana), nè di genitorialità adottiva
poche possibilità di adozione per quanto riguarda coppie “apparentemente etero” (dove c’è una persona transgender non rettificata e partner di sesso opposto ma di genere uguale), poichè  gli assistenti sociali si rifanno a standard estremamente binari
nessuna possibilità di genitorialità assistita dall’aiuto tecnologico in italia (gpa, fecondazione eterologa, inseminazione, ovodonazione…)

Un altro grosso limite è l’assenza di associazioni che accolgono le istanze di persone trans e loro partner che stanno progettando una genitorialità e avrebbero bisogno di tecnologie non dissimili da quelle delle coppie omo o etero parzialmente sterili, seppur con alcune peculiarità dovute alla previsione della tos (il congelamento di ovuli e sperma prima di iniziarla) e/o alla disforia di genere (il desiderio di non usare un utero seppur funzionante o un pene fecondante seppur funzionante biologicamente, e di preferire quindi GPA, ovodonazione, eterologa, inseminazione…).

Mi sono confrontato con molti genitori gay  e lesbiche, e li ho spesso trovati molto sorpresi nel vedere desiderio di genitorialità in persone transgender.
Credo che l’errore sia nel confondere “genitore” con madre/padre. Si pensa che un ftm nel suo non essere donna, non voglia essere madre, che non vuol dire non voler essere genitore, e lo stesso vale per una mtf, che sicuramente non vuole essere padre ma vorrebbe magari essere genitore.
La confusione sta sempre nel ricondurre non sono l’essere genitori a un binarismo madre/padre (come fanno gli assistenti sociali delle adozioni), ma anche il pensare che se una persona ha donato lo spermatozoo per la fecondazione di un figlio, sarà sempre un padre e non una madre, e che se invece ha contribuito con un ovulo (o con una gravidanza fatta solo in quanto mirata all’obiettivo di un figlio), allora puo’ essere solo una madre e non un padre.
Questi errori sono commessi anche da persone LGBT e non solo da etero ignoranti.

Spero che questo articolo faccia chiarezza, ma vista la complessità che ho trovato a descrivere l’estrema varietà di casistiche, se qualcuno dovesse essere rimasto confuso, mi rendo disponibile a chiarimenti sulla terminologia.

Delirio Binetti e vera causa di discriminazione transgender

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Noi transgender non ci rendiamo conto che principalmente le varie chiese e sette sono ossessionate non tanto dall’identità di genere, ma dall’orientamento sessuale.
Noi transgender (medicalizzati e non) veniamo visti da loro come dei “super-omosessuali” e non concepirebbero nemmeno che un ragazzo F to M fosse attratto dagli uomini o una ragazza M to F da donne.

L’obbligo di transizione medicalizzata e di sterilizzazione a cui ci sottopongono per sterilizzarci è solamente un “pegno” che noi dovremmo pagare per non “farla franca” come omosessuali: sono terrorizzati dalla possibilità che il nuovo genere sui documenti ci dia la possibilità di formare matrimoni “biologicamente omosessuali”.

Faccio un esempio: ammettiamo che Mario sia un ftm etero, non interessato al percorso e fidanzato con Teresa (ragazza biologica). Se a Mario fosse permesso il cambio documenti senza transizione, e fosse legalmente uomo per la legge italiana, automaticamente egli potrebbe sposare Teresa e adottare dei bambini.

Visto che per gli integralisti cattolici e gente come la Binetti l’identità di genere non esiste, per loro tutto questo sarebbe un’excamotage che le “due lesbiche” hanno attuato per sposarsi “contronatura“.
Io la penso così da anni, ma i deliri recenti della Binetti mi fanno capire che avevo visto giusto.

“Potrebbe essere l’uovo di colombo – ha dichiarato secondo quanto riporta l’agenzia Dire -, quella soluzione così faticosamente cercata ma incredibilmente a portata di mano. Perché mai dover fare una legge sulle unioni civili, immaginando soprattutto le coppie omosessuali e ingaggiare una lunga dialettica semantica su cosa significhi oggi il termine matrimonio, oppure imbarcarsi in una aspra battaglia parlamentare sul valore della famiglia, per decidere se certe riforme ne rafforzino l’identità o la indeboliscano ulteriormente? Tutto inutile, tutti discorsi spazzati via dalla recentissima sentenza della Corte di Cassazione sul caso della persona che ha chiesto di cambiare sesso all’anagrafe senza operazione”.

“La differenza sessuale appare del tutto irrilevante e basta dichiarare non il proprio essere e neppure il proprio apparire in un certo modo, ma solo il proprio desiderio di essere in quel certo modo. Basterà presentarsi all’anagrafe, dichiarare come ci si sente e come si vuole essere considerati e i giochi sono fatti. Ci si può sposare regolarmente e si potranno anche adottare dei figli, con buona pace dei ddl della Cirinnà, che non prevede adozioni, o del ddl Pagano-Sacconi, che di matrimonio non vuole assolutamente sentirne parlare. Lo ha deciso ancora una volta sentenza della Cassazione che, con un colpo solo, spazza via secoli di consolidata tradizione sulla identità sessuale“.

“Perché accontentarsi di una modesta unione civile, quando recandomi all’anagrafe per far registrare un mio desiderio, posso avere un matrimonio coi fiocchi? Dobbiamo tornare al concetto di natura umana recuperando tutto il valore della identità sessuale nella sua specifica e ineludibile differenza e concretezza. La teoria del gender, che molti si affannano a negare, rende totalmente attuale tutta l’ambiguità del messaggio pirandelliano: così è se vi pare. Allo stesso tempo però, rende ancora più difficile comprendere chi siamo noi e chi è la persona che abbiamo davanti, per la semplice ragione che alla oggettività dei fatti si preferisce una radicale auto-referenzialità. E a questo punto tutto diventa drammaticamente possibile, anche il disorientamento delle nuove generazioni“.

Mi chiedo cosa penserebbe la Binetti di una persona come me che, in uno stato senza diritto per le unioni tra persone dello stesso genere, paradossalmente nel momento in cui cambiasse genere legale, anche avendo un corpo “fertile femminile“, non potrebbe più sposare il suo compagno, in quanto relazione “legalmente gay“, anche se “fertile e in graziadiddddio” per la Chiesa Cattolica.

Non rimane che appurare che non arriveranno leggi a favore del cambio documenti per i non medicalizzati fin quando non sarà sfatato il mito del matrimonio solo per coppie eterosessuali.
E la Rothblatt aveva visto lontano nel suo libro (L’Apartheid del Sesso), quando aveva detto che decaduta la discriminazione di sesso, secondo la quale ognuno ha il diritto di sposare solo persone del sesso opposto, allora la categoria sesso sui documenti perderà ogni interesse, escluso quello dei documenti sanitari.

Altre info sul tema: http://www.gay.it/news/Delirio-Binetti-Matrimonio-gay-cambio-sesso

Perché il matrimonio gay è affare delle persone transgender

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Ho discusso miliardi di volte con attivisti gay e lesbiche che volevano mettere come prima, e a volte unica, istanza LGLB, quella dei matrimonio same sex.
Finché un giorno, mentre studiavo le leggi dei paesi europei e non, ho scoperto che tutti gli stati con leggi all’avanguardia sulle persone transgender e i loro documenti, avevano sempre e inesorabilmente approvato delle leggi all’avanguardia sui matrimoni omosessuali.

Ho pensato che anche in quegli stati la maturità politica e sociale fosse arrivata prima alla comprensione dei gay, e poi a quella dei transgender, e che avesse agito così anche la rispettiva comunità di attivisti.

Poi ho riflettuto sui vincoli che uno Stato come il nostro pone alle persone transgender per cambiare documento: transizione medicalizzata e sterilità.
In uno stato privo di legislazione sulle coppie gay, c’è ancora una fondamentale differenza tra essere maschio o femmina.
Un maschio può sposare esclusivamente una femmina, e viceversa. Questo è contrario a ciò che si dice: ovvero che maschi e femmine abbiano pari diritti. Se un maschio può sposare una femmina, ma una femmina non può sposare una femmina, vi è un evidente problema di disparità.

Ora immaginiamo che un ragazzo ftm eterosessuale cambiasse i documenti senza prendere ormoni, e sposasse la sua compagna, legalmente, ottenendo tutti i diritti di una coppia etero.
Agli occhi di chi vuole osservare le persone transgender solo per la loro biologia e riproduttività, sarebbe di fatto una coppia tra due femmine, magari anche fertili, in uno Stato dove non esiste il matrimonio gay.

Lo stessa sarebbe se una ragazza mft non in transizione sposasse, dopo la rettifica dei documenti, secondo il modello di legge Argentina, un maschio biologico.

Omofobi, fascisti, cattolici e benpensanti potrebbero pensare che, alla luce del fatto che per loro non esiste una reale differenza tra identità di genere ed orientamento sessuale,  un sacco di gay e lesbiche, magari gay effeminati e lesbiche butch, avrebbero potuto fare il “sacrificio legale” di cambiare genere (senza obbligo di medicalizzazione) per poter sposare la persona amata.
E chi dice, con tutta onestà, che non sarebbe successo?
In uno stato in cui ovviamente c’è una legislazione che permette ad ogni persona di sposarne un’altra, questo “imbarazzo” non esiste.

Pensiamo ad un altro caso. Ftm Gay e Mtf Lesbiche, di cui è piena zeppa l’associazione “genitori rainbow”, i quali, consapevoli o no della loro situazione di identità di genere, si sono sposati legalmente (e magari anche in Chiesa).
A queste persone, dopo il cambio dei documenti (che loro ottengono tramite una regolare transizione), viene cancellato il matrimonio, anche se il o la partner vogliono continuare la relazione. Agli occhi dello stato sarebbero una coppia omosessuale, e ovviamente l’italia in tal senso non vuole imbarazzi.
Un amico ftm italoamericano in U.S.A. è divorziato, ma nei documenti italiani da poco ottenuti è single, in quanto lui, adesso legalmente uomo, non può essere divorziato da un altro uomo, anche se quel rapporto risaliva alla sua vita al femminile.

L’imbarazzo continua per quanto riguarda i figli (anche se su questo scriverò in separata sede).
Se la persona trans, pre T, ha adottato con il o la partner, e dopo transiziona, alla cancellazione del matrimonio c’è il rischio che i figli vengano portati via.
C’è questo pericolo anche nel caso di figli naturali, ma più che altro se il o la partner non accetta la transizione della persona T, e quindi fa ostruzionismo, anche se ci sono stati alcuni casi in cui la coppia, impotente, ha subito l’intervento degli assistenti sociali, spesso coinvolti tramite insegnanti bigotti, e anche la coppia unita ha dovuto vedersela brutta.

In sostanza, quello che voglio dire è che sbagliano gay e lesbiche a porre sempre al centro il matrimonio gay, ma sbagliano anche le persone transgender di qualsivoglia orientamento sessuale a sottovalutare questa battaglia.

Ringrazio Francesco Cerri, che anni fa mi stimolò  a riflettere sulla causa matrimonio gay 🙂

Articolo dell’Internazionale: la Germania riconosce il terzo sesso!

    • 30 ottobre 2013

 

 

Neonati nel reparto maternità dell’ospedale di Monaco il 18 gennaio 2011. (Michaela Rehle, Reuters/Contrasto)

Dal 1 novembre la Germania sarà il primo paese in Europa dove i bambini che presentano alla nascita organi genitali non esclusivamente femminili o maschili potranno essere registrati all’anagrafe come “neutri”. I genitori potranno scegliere di non determinare il sesso del bambino nell’atto di nascita registrato all’anagrafe. Da adulti gli intersessuali potranno scegliere di optare per uno dei due sessi o rimanere indeterminati. “È la prima volta che la legge riconosce che ci sono esseri umani che non sono né maschi né femmine e che non rietrano nelle categorie tradizionali delle legge”, ha dichiarato a Global Post Konstanze Plett, professoressa di diritto all’università di Brema.

Questo cambiamento aiuterà i genitori di bambini intersessuali ad affrontare con calma e senza pressione la questione dell’identità sessuale del proprio figlio. Spesso infatti binari burocratici troppo rigidi portano i genitori a sottoporre i bambini intersessuali a operazioni chirurgiche premature, spiega Global Post.

Secondo Le Monde un bambino su cinquemila in Europa presenta alla nascita organi genitali ambigui e da anni gli attivisti conducono una battaglia per abolire la divisione binaria dei generi che porta a interventi chirurgici nell’infanzia.

“In Germania i transessuali – cioè coloro che per scelta decidono di cambiare sesso – sono già stati riconosciuti dalla legge, mentre gli intersessuali, cioè gli individui che nascono con organi genitali maschili e femminili, finora erano stati forzati a scegliere d’identificarsi con uno dei due sessi”, spiega il Guardian.

Effetti collaterali. Le conseguenze legali di questa nuova norma sono più importanti di quello che si pensi, secondo Global Post. Intanto da novembre il ministero dell’interno dovrà predisporre dei passaporti con una casella per il terzo sesso, e questo vale anche per tutti gli altri documenti. Inoltre ci sono delle conseguenze che vanno chiarite sulle leggi che regolano il matrimonio. In Germania il matrimonio è legale solo tra un uomo e una donna e le unioni civili sono possibili solo tra persone dello stesso sesso. L’adozione della nuova norma avrà delle ricadute anche su questa materia che però ancora non sono state definite.

Tutta la vita degli individui è regolata secondo una rigida separazione binaria tra maschi e femmine. “I bagni nelle scuole sono divisi per genere e anche alcune attività sportive. La legge non cambierà tutto questo, non permetterà automaticamente ai bambini intersessuali di essere se stessi”, afferma Silvan Agius, attivista di un’associazione per i diritti degli intersessuali.

All’inizio del 2013 in Australia è stata introdotta una legge che permette di essere registrati come intersessuali e inserisce le categorie di genere tra i dati che possono essere tenuti riservati nei documenti.

La nuova legge in Germania è vista come una conquista, ma ci sono anche delle preoccupazioni di associazioni che sostengono gli intersessuali. “I genitori, gli insegnanti e i medici devono essere formati in modo da essere pronti ad aiutare i bambini intersessuali a vivere una vita normale, e il governo deve adottare tutte le misure necessarie per garantire che questi individui non siano discriminati”, afferma Lucie Veith, leader di un’associazione tedesca per il sostegno degli intersessuali.

Linkato da: http://www.internazionale.it/news/europa/2013/10/30/la-germania-riconosce-il-terzo-sesso-2/#

Cambio di sesso? In Italia può concederlo solo un Giudice

Pubblicato il: 29 ottobre 2013, 19:38 da: Marco Calafiore

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In Italia il percorso di transizione di una persona transessuale è pieno di ostacoli, spesso inutili, spesso voluti: dopo aver ottenuto una relazione da un medico psichiatra o psicologo, che certifichi la “Disforia di genere”, e in seguito una terapia ormonale che ne cambia l’aspetto esteriore, il soggetto deve anche sottoporsi ad un interminabile iter giuridico. La Legge 164/82, che regolamenta il percorso di transizione, impone infatti il ricorso ad un Giudice sia per accedere alle operazioni chirurgiche per il cambio del sesso, che per ottenere il cambio del nome anagrafico. Tale iter, per gran parte a carico dei contribuenti, è lungo anni. Nel frattempo, la persona transessuale resta ‘parcheggiata’ in un limbo sociale a causa del pregiudizio.

Il 25 e il 26 ottobre scorso, a Napoli presso l’Istituto Italiano degli Studi Filosofici, si è tenuto il convegnodell’Osservatorio Nazionale sull’Identità di Genere (ONIG), associazione partecipata da medici, avvocati ed operatori sociali che operano nel percorso di transizione sessuale. All’incontro è stata presentata la Proposta di Legge, già depositata in Parlamento (Atto Camera N.246 Scalfarotto (PD); Atto Senato N.392 Airola (M5S) e N.405 Lo Giudice (PD) – ndr) “Norme in materia di modificazione dell’attribuzione di sesso”, scritta da Rete Lenford (Avvocatura per i diritti LGBT – ndr) con l’accoglimento di diverse istanze di modifica proposte da associazioni e movimenti trans italiani. Tra le personalità intervenute, erano presenti Francesco Bilotta per la Rete LenfordKathy La Torre, Vicepresidente del MIT (Movimento Identità Transessuale) e Tito Flagella, VicepresidenteAssociazione Libellula, che con il loro contributo hanno migliorato la stesura del testo finale. All’interessante dibattito era presente anche il Senatore del Movimento 5 Stelle, Bartolomeo Pepe, il quale, su proposta dell’Avv. La Torre, ha confermato il suo impegno alla costituzione di un intergruppo parlamentare, con SEL e la parte del PD più sensibile alle tematiche in discussione, per portare in esame la Proposta di Legge nel più breve tempo possibile, onde restituire dignità ad una fetta di popolazione nettamente discriminata.

La Proposta di Legge “Norme in materia di modificazione dell’attribuzione di sesso” faciliterebbe la vita a tante persone in attesa del cambio di sesso e permetterebbe anche allo Stato di eliminare un inutile iter giudiziario, con il relativo costo sociale a carico dei contribuenti, che concorre anche a rallentare i tempi della giustizia intasando di cause i Tribunali. Le principali novità che questa Legge introdurrebbe sono: 1. Nessuna necessità di dover affrontare un iter giudiziario per l’autorizzazione all’intervento per il cambio di sesso (Attualmente è necessaria la pronuncia di un Giudice: non meno di 4 anni di attesa tra sentenza; intervento; e nuova sentenza per la correzione anagrafica di sesso e nome – ndr). 2. Possibilità di cambiare il nome anagrafico effettuando una semplice richiesta al Prefetto, allegando la relazione psichiatrica che certifica lo condizione di “Disforia di genere” (Attualmente è necessaria la sentenza di un Giudice e, spesso, anche se la Legge non lo richiede esplicitamente, a causa di un’orrenda interpretazione giuridica è ‘consigliata’ la sterilità chirurgica del soggetto, ossia l’asportazione di pene e testicoli opure ovaie – ndr). 3. Divieto di interventi chirurgici sui neonati intersessuali(Bambini che alla nascita presentano caratteristiche anatomo-fisiologiche sia maschili che femminili, e che tramite intervento chirurgico subiscono l’imposizione del sesso – ndr).

Nei giorni successivi al convegno ONIG abbiamo contattato il Senatore Bartolomeo Pepe del Movimento 5 Stelle, per chiedere come intenda procedere, e in quanto tempo, alla creazione dell’intergruppo parlamentare. Speriamo di pubblicare a breve le sue risposte, affinché le ‘promesse’ si trasformino in fatti concreti e non restino parole strumentali al consenso politico.

LINKATO DA : http://www.mxpress.eu/?p=35939