Binarismo islamista, modernità musulmana

In quest’ultimo anno siamo diventati tutti esperti di islam. L’opinionista medio di facebook decide se tifare per il burqa o contro, e commenta.
Dichiaro di non essere assolutamente esperto di islam, ma di essere un discreto esperto di binarismo.

Alla luce di questo, vi invito alla presentazione del libro “Dio odia le donne“, di Giuliana Sgrena (clicca qui per il suo articolo sul burqini), lunedì 12 settembre dalle ore 21:00 alle ore 23:30, Villa Pallavicini, Milano (proposto dal Milk e da UAAR), in cui l’autrice ovviamente usa “dio” per indicare chi ha manipolato e deciso i dettami religiosi in modo che fossero svalutanti per il femminile.

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A volte mi chiedo come io possa perdere tempo a trovare sfumature binarie in un maestro di batteria che sottolinea che io sia bravo “per essere xx” a fare un paradiddle, quando poi su molte regioni del mondo stia calando un oscurantismo pericoloso che censura e mutila il femminile. Ho appena la forza di filosofeggiare in occidente per far notare i binarismi striscianti che pervadono le vite di uomini e donne italiani, al massimo cattolici, ma di solito abbastanza secolarizzati: come posso addentrarmi a parlare di una religione che non conosco, sebbene io, nel farmi un’idea, rimanga attaccato al postulato secondo il quale tutto ciò che è binario è oppressivo?

Non riesco a mettermi nell’ottica del pretendere molto di più dai generi in occidente, e guardare quel binarismo così estremo e violento con l‘occhio compassionevole del caucasico del “primo mondo, che non pretende di sollevare la donna non caucasica dal suo destino, perchè “tanto è di un’altra cultura, che non ho gli strumenti per giudicare“.
Il binarismo è il male: assegna un destino alle persone a seconda del loro corredo genetico. Se il binarismo è male in occidente, perchè va “rispettato” nelle culture islamiche?
Rimango molto perplesso osservando una sinistra confusa e senza identità che si limita ad esprimere idee opposte a quella che oggi è la controparte: l’unica destra rimasta, quella di Salvini e degli stronzi reazionari. Se questa gente, in malafede, attacca il maschilismo islamico non per amore e cura della donna nata nella cultura musulmana (poi si manifestano come sessisti con la donna occidentale, basti vedere come trattano Appendino, Raggi Kyenge e Boldrini), ma semplicemente per avere un appiglio in più per odiare gli stranieri (in grande percentuale musulmani), allora di contro la sinistra (anche quella femminista) pone l’accento sull’autodeterminazione della donna di mettere un velo integrale e tramite esso “autodeterminarsi, prendendo come esempio 4 intellettuali francesi di terza generazione, donne col velo (facendo confusione volutamente tra velo e burqa, tanto nel casino della polemica chi guarda queste differenze?), e facendo finta che invece non ci siano intere popolazioni di persone musulmane in cui le donne (ma a volte non solo loro) sono oppresse da dettami binari e teocratici, di cui il velo integrale è solo un simbolo riepilogativo. Non dànno qualche indizio le foto che si vedono di uomini e donne che felici tagliano barbe e bruciano veli?

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O quando gli uomini indossano burqa e veli per solidarietà alle donne?

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Oppure la curiosa protesta di una ragazza iraniana rasata che non vuole indossare il velo

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Non credete che la nostra connivenza radical chic col sessismo dell’islam politico sia offensivo verso questi popoli che vorrebbero la nostra solidarietà?
Vi rendete conto che a subire il binarismo in questi popoli mediorientali “teocratici” è anche la donna lesbica, la persona trans, etc etc? E che il turista ftm non rettificato dovrebbe armarsi di velo per visitare quei paesi?
Se in un paese straniero occidentale non venissero riconosciute le persone trans, ci indigneremmo o saremmo sereni perchè “evidentemente fa parte della loro cultura“?
Magari anche bruciare le attiviste transfa parte della loro cultura?”

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Ma no, si preferisce usare autodeterminazione per parlare di donne col velo integrale. E definire sessista e maschilista, quando non razzista, il dire che il burqa è binario (se non lo fosse lo indosserebbero anche i mariti, no?).
Oggi per essere “di sinistra” devi essere inclusivo verso tutto. Anche verso il binarismo dei popoli “non occidentali. Accusarli di binarismo e di sessismo sarebbe “razzista” e “giudicante”.

Ricordo come era difficile vivere, ai miei tempi in Sicilia. Catechismi, scuola, etc etc, ti convincevano che la brava ragazza doveva arrivare vergine al matrimonio, e alla fine ci arrivava anche, e , se le chiedevi, ti diceva che era una “sua scelta“. Sarei stato inorridito se avessi saputo che, dal Nord Italia, che immaginavo progredito e moderno, qualcuno, atteggiandosi ad “antropologo“, avesse detto che quel binarismo era giusto poichè parte della cultura meridionale, e che quelle donne erano vergini fino al matrimonio “per scelta“.Probabilmente anche molte donne somale, convinte che se non ti fai infibulare sei una troia, sono convinte che quella mutilazione sia una “scelta, eppure noi condanniamo l’infibulazione, perchè è una mutilazione fisica, e non pensiamo a quanto “mutilante” sia una vita intera dietro un velo integrale

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Eppure io ricordo le olimpiadi negli anni 80 e 90. Le guardavo con papà e vedevo donne e uomini di tutte le etnie indossare gli abiti sportivi standard. Ai tempi si parlava ancora di primo e di terzo mondo, e il cosiddetto “terzo mondo” era inebriato dalla modernità e dal desiderio di modernizzarsi. C’era fierezza e voglia di modernità nell’indossare gli abiti dello “stile internazionale“. Non c’era ancora stato l’ 11 settembre e la modernità, lo stile contemporaneo, veniva visto da tutti come “progresso”, e non come “occidentalizzazione”. E di quel progresso hanno beneficiato tante persone e tanti popoli, anche musulmani. Da quando questo feroce dibattito monopolizza la sinistra, sono sparite tutte quelle foto che chi è  giovane come me non puo’ ricordare. Le foto degli anni 70, della Persia e del Maghreb, in cui le donne, con tagli di capelli occidentali (o meglio, allora si sarebbe detto “internazionali”), vivevano lo stesso progresso che vivevamo noi, e non c’erano oriente e occidente: c’era solo un passato medievale e un futuro più equo, meno sessista, meno razzista, in cui le differenze scemavano e tutti quanti, uomini e donne, a precindere da religioni e colori della pelle, beneficiavano dell’illuminismo e delle sue conquiste.
Oggi invece è tutto un Occidente vs Medio Oriente. Chi difende burqa e burqini dimentica che non stiamo difendendo antiche tradizioni immutabili. Dimentica che le madri e le nonne di chi oggi indossa il burqini come se ci fosse sempre stato, andavano in giro in jeans, coi capelli corti, fumavano, erano donne libere (la foto sottostante non è di una spiaggia del nord del Mediterraneo, ma del sud del Mediterraneo).

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E, per gli increduli, ecco una gallery sulle donne iraniane negli anni 70.

 

E’ più semplice e populista dimenticare tutto questo, o considerarlo un “vizio borgheseche noi perfidi bianchi avevamo esteso alle donne “del terzo mondo”.
Oggi “fa razzista” proporre la modernità come concetto globale. Si pensa, comodamente, che siamo noi con la pelle rosa a dover e poter usufruire delle conquiste illuministe, mentre paternalisticamente dobbiamo abbandonare gli altri al loro destino, che va sempre di più verso l’oscurantismo.

Di contro le destre amano immaginare i musulmani come coincidenti con “l’islam politico”.
E’ facile immaginare come “atee” le femministe musulmane, cancellare il loro tentativo di conciliare spiritualità e libertà. E’ facile dimenticare che essere musulmani e moderni si puo’. E’ facile dimenticarsi delle spiagge dei paesi a maggioranza o totalità musulmana, che fino a pochi anni fa erano pieni di bikini.

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E’ facile fare finta che i costumi integrali non siano apparsi timidamente, che le prime non siano state derise, ma che anno dopo anno non siano diventate la maggioranza e che non siano infine diventate “puttane” quelle poche che il bikini hanno deciso di tenerselo (finchè potranno, dove possono).
Sembra che all’opinionista occidentale convenga fare confusione non solo tra velo e burqa, ma anche tra musulmani e islamisti.

E’ facile, se si è radical chic e si vive in centro, anche provenendo da percorsi di femminismo anni settanta, rivendicare una moschea in un quartiere periferico, lontano dalla loro casa, dove si auspica che la “comunità musulmana” trovi un suo polo (ovvero, un ghetto). E’ facile e e fa chic dire che si vuole la moschea a Milano ma disinteressarsi completamente di come poter creare una coabitazione rispettosa ed inclusiva tra le persone LGBT (e le donne emancipate) che abitano la periferia (e sono tantissime) e l’immigrazione musulmana (che, se raccolta in un ghetto, non aiuterà di certo le donne ad usufruire dei progressi della modernità).

Con che coraggio consideriamo l’illuminismo una “nostra” conquista. L’illuminismo è bianco? è cristiano? è ateo?
Più la modernità (antibinarismo compreso) verrà considerata occidentale, più sarà facile pensare per noi che estenderla sia “razzista” e “irrispettoso”, e più il machista, bigotto e reazionario non occidentale potrà imporre oscurantismo rivendicandolo come qualcosa di etnicamente proprio.

La modernità e l’illumismo sono conquiste umane e noi occidentali (soprattutto illuminati e “di sinistra” non abbiamo alcun diritto di farne qualcosa di nostro e solo nostro).
La donna con la pelle scura non ha meno diritto di noi di vivere ed autodeterminarsi in un ambiente non binario.
Quanto siete davvero” di sinistra?

 

 

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Battaglia laica o sterile anti-religiosità?

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Gentilissimi lettori,

conoscete il mio passato da attivista “senza se e senza ma“, su varie tematiche, in particolare quella per la laicità delle istituzioni.

Se un tempo la laicità delle istituzioni era di interesse liberale, socialista, radicale, di un certo tipo di pensiero di sinistra, ma non solo, oggi sembra quasi che gli unici battaglieri di questa causa siano le associazioni atee e le associazioni LGBT.
Pensateci bene: tutti gli altri, dopo divorzio e aborto, si sono sentiti abbastanza soddisfatti, e hanno deposto le armi.
Se oggi ci fosse la breccia di Porta Pia, a sparare non sarebbero tutti massoni ma probabilmente tutte persone LGBT.

Alla luce di questo, forte per me è l’esigenza di mettere una premessa: per quanto chi proviene da un attivismo più dotto e moderato possa biasimare i modi di questi attivisti, finché saranno gli unici, o quasi, a dedicarsi alla causa, dovrà essere loro grato.
Penso che l’obiettivo non sia nascondere sotto il tappeto chi fa un attivismo “urlato”, ma invitarlo a riflettere sul suo modo di fare attivismo, affinché diventi più efficace e meno “attaccabile”.

Non essendo io per primo uno da attivismo da strada o da condivisione fb, le mie instancabili ricerche mi hanno però messo in contatto con una serie di anime del movimento laico, conosciute tramite il web, ma anche tramite la Consulta Milanese per la Laicità delle Istituzioni, ma in particolare il mio grazie va al Circolo UAAR di Milano, coordinato da Valeria Rosini, che ha saputo davvero andare oltre ai dogmi e dialogare veramente con chi, nel mondo delle confessioni, concilia la fede personale all’obiettivo della laicità delle istituzioni.
Col Circolo UAAR di Milano infatti l’associazione di cui sono presidente (Circolo Culturale Harvey Milk di Milano), collabora spesso, e organizza conferenze di argomenti collaterali al tema laico (le origini del razzismo, essere gay e credente, oltre le gabbie dei generi…).

Di contro, mentre ringrazio fortemente l’enorme possibilità che i valdesi, i socialisti, i radicali, le femministe, i cristiani illuminati, di varie tradizioni, della Consulta Milano Laica, il circolo UAAR di Milano, e tutti gli altri esempi virtuosi che propongono tentativi di laicità e interculturalità, devo rammaricarmi del livello di attivismo laico proposto dai social networks e da alcune esperienze di strada relative a movimenti spontanei e poco strutturati.

Sappiamo già che i social hanno incrementato il fenomeno complottista, ripetendo “viralmente” concetti fin quanto sono diventati, per le menti poco elevate, veri (è pericoloso vaccinare, l’alimentazione veg è la più completa, esistono le scie chimiche, esiste il complotto gender, quello giudaicomassonico, e gli illuminati).

Quello che forse si nota meno è il tam tam virale di slogan, cartelli, immagini,  e status, che propongono uno spirito antireligioso ed anticlericale che da fuori appare gratuito, e quindi controproducente, che spesso presenta rabbia, aggressività, errori concettuali e filologici, e diventa dannoso per la battaglia per la laicità.

Pensiamo ad un gruppo facebook, che era nato per parlare delle leggi contro la blasfemia e la bestemmia (che prevendono da una multa alla pena di morte) presenti nel mondo, con la proposta di cancellarle o ridimensionarle.
Sarebbe dovuto essere un confronto tra avvocati e giuristi, con paragoni di diritto internazionale, ma è diventata una cloaca di rutti e bestemmie libere. Non sono di per se contro la bestemmia (dovreste sentirmi a casa quando sbatto l’alluce contro la porta), ma contro tutto ciò che è gratuito si.

In altri gruppi si prende in giro la bibbia tramite citazioni di cui si fa una lettura letterale per sottolineare quanto la bibbia sia cruenta e quindi disprezzare i cristiani, senza tener presente, per esempio, che i cristiani si rifanno maggiormente al vangelo.
Il problema non è quindi sottolineare un passo cruento (lo sono davvero cruenti, basti pensare alla candid camera “Bibbia o Corano?”, che ha visto l’uomo e la donna media intervistati in strada attribuire violenti e cruenti versi biblici ai soliti perfidi islamici…), ma la finalità per cui lo si fa. Spesso i passi non sono citati bene, o contengono errori di interpretazione, oppure ancora, anche quando li si cita correttamente, lo si fa per giungere a conclusioni logicamente non inerenti.
Quindi continuano a girare condivisioni di post inutili alla battaglia laica, nonché (mi ripeto) dannosi.

Spesso si condividono post di notizie di cronaca anti-vaticaniste, relative a preti pedofili o ladri. Peccato che non siano verificate le fonti.
Non ci vuole molto: al peggio si guarda il dominio di origine dell’articolo, e se si tratta di un blog o di un sito dall’aspetto di un sito civetta, si evita di rischiare di postarlo, per poi essere presi per mistificatori e pretestuosi (“come tutti i laicisti, direbbe qualcuno.).

Da anni girano invece condivisioni che risultano totalmente superflue. Ad esempio quella, che per la prima volta vidi negli anni novanta, al liceo, che ricostruiva il viso di Gesù con tratti somatici mediorientali, per smentire tutta l’iconografia europea che lo vuole di pelle chiara, coi capelli lisci e lunghi, e gli occhi azzurri. Questa testimonianza dovrebbe in qualche modo attaccare il cristianesimo? e come?
Aprendo un qualsiasi libro di storia dell’arte del liceo, si sarebbe potuto verificare la motivazione che ha portato l’iconografia cristiana in quella direzione.
Quindi che immagine passa di chi posta e diffonde questo materiale al fine di screditare il cristianesimo? L’immagine di una persona ignorante.

Oppure il grande equivoco sul concetto di Immacolata Concezione, che non riguarda la verginità di maria durante il concepimento di Gesù, eppure molti laici e anticlericali hanno postato viralmente status e immagini che li hanno fatti apparire semplicemente dei somari di catechismo, e ancora una volta, controproducenti per la battaglia laica.

Avete scoperto che Maddalena non faceva la meretrice? Ok, la Chiesa lo ha scoperto prima di voi. Quindi uno status virale sull’argomento non è molto utile.

Avete scoperto che Gesù era gay perchè “questi tredici uomini da soli…”. Ok, allora non avete studiato bene come funzionava la società maschilista dell’epoca di Gesù, in cui era assolutamente normale che un gruppo di uomini legati spiritualmente andasse in giro insieme senza donne tra i piedi.

Avete scoperto che Adamo ed Eva non sono mai esistiti? Bravi. Aprite la Bibbia (pure quella delle Edizioni Paoline) e vedete che persino la chiesa dice che sono personaggi allegorici.
La lotta contro il creazionismo nelle scuole c’è, ma in america. E ad essere coinvolte sono le chiese neoprotestanti, non il cattolicesimo.

Non sto invitando l’attivista laico a studiarsi concili, encicliche, passi biblici, ma semplicemente a limitarsi su ciò che conosce bene. E , credetemi, di punti deboli delle grandi chiese ce ne sono davvero tanti: perché avventurarsi su un terreno poco sicuro?

Si finisce per fare citazioni storiche errate, o collocate cronologicamente in modo errato. Non tutti siamo storici o abbiamo la passione per la storia e le date, ma a volte è meglio non esprimersi se non si è sicuri.
Dire che le streghe uccise sono 6 miliardi non è molto intelligente, e riconduce l’attenzione ai numeri e non sul fatto che qualcuno, magari molti meno, la pelle ce l’hanno lasciata davvero.
E si diventa attaccabili da persone che, malgrado portatrici di idee bigotte, violente e intolleranti, dal punto di vista filologico hanno ragione, e in quel momento, demolendo le nostre tesi, stanno pugnalando l’istanza relativa alla Laicità delle Istituzioni.

Ho la sfortuna (o forse l’elasticità mentale) di frequentare, non proprio come amici ma direi come conoscenti (in ambienti di lavoro), delle persone bigotte. Questo, se da un lato mi avvelena le giornate, mi fa rimanere attaccato alla realtà, mi permette di non alienarmi in punti di vista errati ed ideologici.

Alcune non rappresentano un pericolo per la battaglia laica, anzi la loro ignoranza è facilmente strumentalizzabile da noi.
Ad esempio non sanno neanche distinguere il concetto di ateo da quello di “persona a favore della laicità delle istituzioni. E su questo equivoco, ad esempio, il movimento laico avrebbe grande spazio di manovra per operare nel campo dell’informazione.

Altre invece sono loro a strumentalizzare il tallone d’achille del movimento per la Laicità, giovani nerd ignoranti che postano e condividono materiale attaccabile e opinabile.
E, credetemi, quando un bigotto di quelli “sgamati” usa questi ingenui attivisti pro laicità, visto da fuori, ad un osservatore neutro ed esterno, appare credibile (altrimenti non si spiega il successo di chi usa parole come laicista, omosessualista, o parla di teorie gender).

E se una persona padroneggia la differenza tra credere e professare, tra religione e pratica,  tra ateo e non praticante, tra anticlericale ed antivaticanista, un ragazzetto che posta contenuti virali, come interlocutore  non ha speranza.

Anche alcuni atteggiamenti più che altro emotivi mi lasciano perplesso.
La rabbia con cui certe persone fortemente antireligiose offendono chi ha un percorso spirituale, spesso gratuitamente, mi fa riflettere.
Io stesso, come persona LGBT, sono stato personalmente ferito dalle grandi religioni e umanamente sento di volerne prendere le distanze.
Questa rabbia è comprensibile da un punto di vista emotivo, ma l’attivismo, per essere efficace, non può lasciare spazio all’emotività.
Che utilità ha, per la causa laica, dire che chi crede deve essere per forza un idiota, un credulone, che la bibbia è fantascienza o fantasy, che Gesù è uno Zombie, che Giuseppe era un povero cretino che si era messo con una ragazzina incinta di chissà chi?

Alcune di queste cose possono essere divertenti nel salotto di casa, tra amici, oppure per sfottere bonariamente un amico credente con cui si ha confidenza, ma sono efficaci come strumenti di attivismo per la laicità?

Rabbrividisco per le generalizzazioni che fanno dei miei conoscenti, colti guenoniani*, parlando degli atei, considerandoli tutti uguali, disprezzandoli, esaminando il mondo in modo binario, creando uno spartiacque tra loro e gli atei, ma poi lo stesso binarismo lo vedo in chi fa un gruppo unico dei “non atei” per offenderli, per offendere anche quella parte di loro che magari è interessata alle battaglie a favore della laicità.

Ed è questo che mi fa soffrire quando mi considero impotente in una conversazione in cui degli evoliani* parlano di atei e laici (spesso sovrapponendoli) come dei mentecatti ignoranti che, se solo avessero studiato le scritture, sarebbero osservanti, e il cui ateismo (o battaglia laica) dipende semplicemente dalla loro ignoranza.

I nostri oppositori però preferiscono far finta che gli attivisti laici formati non esistano. Non si confrontano di certo con la Consulta Milano Laica.
La chiesa quando parla di omosessualità convoca gli attivisti gay, non convoca di certo Gianni Geraci, un teologo mancato, presidente del guado, che a livello teologico è un loro pari, se non superiore, e li farebbe a pezzi.
E’ molto più facile confrontarsi con attivisti poco formati. Ogni ragazzino che posta una bufala è un’arma dei nostri oppositori bigotti.

Cosa manca in Italia? una “scuola di laicità”. Come c’erano una volta le scuole di partito. Oppure le scuole femministe interne alle associazioni lesbiche o di donne.
Sulla laicità invece non esiste un vero percorso, che studi i contenuti, in  modo da avere strumenti per affrontare la “battaglia”.

A questo punto, da quando, invecchiando, sono diventato un “moderato”, penso che questo articolo non piacerà a nessuno.
Non sarà abbastanza conservatore per quel tipo di laico credente che mira più all’ecumenismo e all’interreligiosità che alla laicità vera e propria.
Non sarà abbastanza open per le truppe di bestemmiatori che vorrebbero eliminare le religioni dalla terra con una bomba atomica.

Di contro, credo che la mia recente moderazione sia un dono da coltivare, anche se risulterà impopolare alle orecchie dei miei lettori e dei lettori casuali della più disparata estrazione culturale/spirituale.

 

 

*Sostenitori di René Guenon e di Julius Evola

Cosa i reazionari e i fondamentalisti religiosi chiamano “Gender”

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Il movimento LGBT ha sottovalutato il fenomeno “sentinelle in piedi” e “contro l’ideologia gender” perché pensava, ragionevolmente, che fossero “quattro gatti”, cosa che effettivamente corrisponde a realtà, ma ha dimenticato quanto questi quattro stronzi, con dei catalizzatori dietro come Forza Nuova, la Lega Nord, Fratelli D’Italia e (soprattutto) la parte più integralista della Chiesa Cattolica Romana potessero fare rumore.
E cosi’ ci siamo trovati traditi da tutti i mass media, che hanno gonfiato i numeri del Family Day (un milione? in una piazza che contiene al massimo, stretti come sardine, 200.000 persone?) e non ci siamo accorti che anche nelle parrocchie di Canicattì e Cantù, si parli (ovviamente male) di “Gender” .

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Partiamo dall’inizio:

un tempo c’erano le persone LGBT. per il cattolici erano “malati”, ma i malati devi compatirli. Chi sei tu per giudicarli?
E cosi’ il cattolico aveva una contraddizione: come poter giustificare la non accoglienza verso coloro che chiamava malati?
Cosi’ i “malati” , ora che non lo sono più, possono essere odiati, perchè sono diventati “ideologi“.
E cosi’ ora essere gay, lesbica, bisessuale, transgender, è un’ideologia, come il comunismo, il socialismo, il nazismo…

Un tempo si era maschilisti e binari per tradizione, non c’era bisogno di “teorizzare”, e il fatto che la Chiesa stia cominciando a teorizzare gli stereotipi di genere come naturali, innati e insindacabili è la prova che ce ne sia bisogno, e che quindi antibinari e lgbt-friendly “rischino” di diventare fisiologicamente la maggioranza.

Ma cosa chiamano “ideologia gender/teoria gender”?
In realtà gli attivisti LGBT non hanno mai usato questo termine, che nasce da un pastone che fonde gli studi di genere, elaborate nelle facoltà americane di antropologia (in ambiente laico, i cosiddetti gender studies), e la teoria queer elaborata da alcuni filosofi, tra cui Butler, per altro non condivisa, o non in pieno, da gran parte del movimento LGBT (ad esempio io non ne sono un sostenitore).
Questi percorsi culturali mettevano a fuoco varie questioni, in particolare gli stereotipi di genere, dichiarando che, come da scoperte scientifiche, i ruoli di genere non sono innati, non hanno nulla di genetico o biologico, ma sono stati tramandati socialmente e culturalmente da generazione a generazione.

In soldoni, sebbene puo’ esserci una differenza di forza fisica media tra una donna e un uomo coetanei e della stessa cultura ed etnia, in una società come la nostra in cui non si vive di forza fisica, tutte le differenze nella divisione dei ruoli domensitci, della donna e nell’uomo nelle professioni, nei diversi ruoli genitoriali del genitore con la vagina e di quello col pene, sono sostanzialmente culturali.

E’ dimostrato scientificamente che avere il bacino diverso, o il cranio, o la genitalità, non porti ad una predisposizione innata a  comportamenti che la società chiama per stereotipo “maschili” o “femminili”, tuttavia fin dai primi giocattoli, vestiti, acconciature, i bambini vengono “differenziati” affinchè si abituino al ruolo , ed illusi che quella sia l’unica strada. Questo atteggiamento viene chiamato “predeterminismo biologico”.

Ovviamente questo discorso non c’entra assolutamente con le tematiche LGBT, perché è qualcosa che ridiscute innanzitutto i modelli familiari, di coppia, e il mondo del lavoro, relativamente all’umanità tutta, quindi in grande percentuale riguarda coloro che hanno un orientamento sessuale etero e un’identità di genere coerente col corpo (etero madri e padri di famiglia).
Ma se ogni persona, nata col pene o con la vagina, puo’ reinventare un ruolo sociale a seconda delle sue attitudini, come del resto succede a bambini educati senza stereotipi, in Nord Europa, e quindi le due figure stereotipate rosa e celeste decadono, allora viene molto depotenziato il simbolismo cattolico dei due “ruoli insostituibili” che devono affiancare un bambino, quindi diventa naturale immaginare le famiglie omogenitoriali e i genitori transgender.

Vi è una grande confusione, in chi non è addentrato in tematiche antropologiche e sociologiche, tra l’orientamento sessuale e l’identità di genere (ovvero le tematiche delle persone omo/bisessuali e delle persone transgender) e i ruoli sociali di genere (tematica riguardante invece tutti).

L’identità di genere (se sei una persona transgender o no) e l’orientamento sessuale (se sei una persona omosessuale, bisessuale o no) sono intrinsechi e non dipendenti dal contesto socio/culturale. Poi è la visibilità che una persona sceglie di dare a questa condizione, e il processo di autodeterminazione, che è influito dalla società.

In un ambiente ostile una persona potrebbe, per quieto vivere, accodarsi al branco e scegliere modalità di vita “comuni”, senza venire mai a scoprire della sua identità di genere o del suo orientamento, magari non sapendo dare una risposta ad un malessere senza nome e senza una precisa forma. Cio’ succedeva soprattutto in passato, in provincia, quando c’era molto isolamento, non c’era internet, e una persona, priva di riferimenti, non sapeva dare un nome a cio’ che era, e ne aveva un terrore tale che preferiva non indagare.
Cosi’ molte persone transgender hanno vissuto intere vite incarnando il genere coerente al sesso biologico, molti omosessuali si sono sposati con persone di genere opposto e hanno fatto figli, o sono rimasti “zitelli”,molti bisessuali hanno preferito dare più spazio a relazioni eterosessuali per quieto vivere sociale.

Altri invece hanno scoperto di sè ma, a causa delle condizioni di vita ostili, hanno deciso di vivere “clandestinamente” il loro orientamento sessuale (con relazioni clandestine, esperienze in saune e locali a tema gay/lesbico) e/o la propria identità di genere (con esperienze di cross-dressing magari casalinghe o in ambienti protetti), magari alternando a queste piccole boccate d’aria una vita normalizzata da scapoloni/scapolone o prigionieri/e di matrimoni di copertura, o magari di una carriera monacale/ecclesiastica.

Altri, di estrazione cattolico romana, si sono rivolti a psicologi, spesso cacciati dall’Ordine in quanto dissonanti rispetto all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che hanno, tramite strumenti religiosi di tradizione cattolico romana, anche se sono nate in ambiente pentecostale, quali riti, preghiere, rosari, fatto percorsi di lavaggio del cervello atti a lavorare sugli stereotipi di genere, per “ripristinarli” per poi chiarire che non solo i ruoli sono innati, ma che la coppia deve essere costituita solo da uomo e donna, che hanno ruoli diversi, complementari, e chiaramente quello prevalente è il ruolo maschile (la donna è subordinata, come dice San Paolo).

Meno considerata dalla Chiesa è invece la condizione lesbica, e quindi esistono meno percorsi riparativi, in quanto la donna in sè è meno considerata dalla chiesa e dalla società reazionaria, quindi diventa relativamente importante anche il suo lesbismo. Inoltre per questioni bibliche, la vera ossessione è la sodomia (che tra l’altro diversi omosessuali non praticano, e che diversi eterosessuali praticano), quindi dove non c’è penetrazione (per come loro immaginano il lesbismo), non c’è interesse.

I ruoli sociali però non sono innati, ma condizionati dalla condizione socioculturale. Spesso gli integralisti religiosi amano fare volutamente confusione tra i ruoli sociali e gli stereotipi di genere e tutto ciò che concerne l’identità di genere e l’orientamento sessuale.

Se per loro i ruoli sono binari e innati, se ogni sesso biologico (maschio femmina) ha sempre e solo un genere identitario corrispondente (uomo e donna) e anche dei ruoli “naturalmente” predisposti, non ha senso parlare di genere (gender), nè relativamente all’identità di genere, nè relativamente ai ruoli, quindi, per loro il “gender” non esiste.
Tutto viene ricondotto al “sesso” (biologico, e ai genitali) e non al genere. Anche la genitorialità viene vista come unica finalità del sesso, e soprattutto il sesso come unico strumento legittimato a portare alla genitorialità, e, nel tentativo di delegittimare i genitori LGBT, delegittimano anche i genitori adottivi eterosessuali, o i genitori eterosessuali che sono ricorsi alla genitorialità assistita, introducendo, contro di loro, concetti come padre vero, padre falso, madre vera, madre falsa…

Inoltre, tramite fenomeni come le sentinelle in piedi, rivendicano ildiritto” di libero pensiero, anche quando è un pensiero intollerante ed ostile verso il diverso. Come se qualcuno scendesse in piazza per il diritto di dire che la donna, o le persone di colore, o gli ebrei, sono inferiori.

In vari blog, pagine facebook, gruppi facebook, dove domina incontrastata l’incapacità di distinguere le etero femministe, dalle persone omo e bisessuale, e dalle persone transessuali e transgender, ormai hanno dovuto trovare una parola sintetica che ci comprendesse tutti, uniti dalla nostra “ideologia“, riconducendo subito la parola “gender” alla questione dell’omogenitorialità e dei diritti dei bambini (qualcuno pensi ai bambiniiiii!)
Ideologi del gender, o, per sintesi, “voi gender”.

Cos’è la massoneria? è binaria? include le persone LGBT?

Gentili lettori,
come sapete questo blog si occupa principalmente di binarismo di genere e di persone GLBT, e di come tutto ciò che riguarda la vita delle persone, compresa la spiritualità, possa essere binario, non binario, inclusivo o non inclusivo rispetto a chi è di genere femminile, e/o chi è gay, lesbica, bisessuale, transgender, transessuale.

In questo viaggio tra le spiritualità, è arrivato il momento della Massoneria.
Come sapete, parallelamente al progetto del blog, vi è la mia presidenza dell’associazione Harvey Milk, che il 9 maggio, alle 18.00, in via Don Minzoni 129 di Sesto San Giovanni (MM Marelli, MM Rondò), affronterà, tramite il Progetto Cultura, filone Spiritualità, la tematica della Massoneria.

Il moderatore sarà Diego Sardone, massone e socio sostenitore Milk, che si occuperà di spiegare alle persone GLBT e non presenti in sala cosa è, ma soprattutto cosa non è la massoneria, per combattere i pregiudizi dovuti dal complottismo e dalla disinformazione, pregiudizi non dissimili da quelli che si hanno per altre realtà poco conosciute o conosciute solamente tramite la distorsione dei media.
La conferenza sarebbe inutile se non vi fosse prima questo inquadramento sul tema.
Il suo intervento sarà utile soprattutto al pubblico profano, sia GLBT, sia friendly, che vuole farsi un’idea sull’argomento scevra da pregiudizi.

La seconda relatrice sarà Denise Farinato, socia bisessuale del Milk e storica della massoneria. Ci racconterà la storia dell‘iniziatismo femminile, le prime donne in massoneria, le logge femminili e le logge miste.
Il suo intervento è pensato sia per le persone GLBT, nonchè le donne, profane tra il pubblico, che vogliono capire se la massoneria è sessista, sia per le donne massoni tra il pubblico, sia per gli uomini massoni, siano essi favorevoli o contrari alla massoneria femminile e/o mista.

Il terzo relatore sarà Enrico Proserpio, esotericamente Emanuele Balsamo, massone, bisessuale, socio e volontario del Milk, autore di un blog massonico, autore del romanzo “Il ramo d’acacia”, e del blog a tematica GLBT (e attualità in generale) “il nuovo multicolore”, che ci parlerà di Massoneria, identità di genere, e orientamento sessuale.
Il suo intervento è pensato per le persone GLBT tra il pubblico interessate alla massoneria o che vogliono capire come essa include loro, per i massoni GLBT tra il pubblico, ma anche per i massoni (uomini e donne) non GLBT che vogliono capire la realtà relativa all’orientamento sessuale e all’identità di genere.

L’invito facebook all’evento

Intervista a Diego Sardone (cos’è e cosa non è la massoneria)

Intervista a Denise Farinato (la storia della donna in massoneria)

Intervista a Enrico Proserpio/Emanuele Balsamo (la massoneria e le persone GLBT)

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Non solo atei: posizioni filosofiche interessanti esterne alla tradizione abramitica

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Nella mia esperienza di attivista per la laicità delle istituzioni ho spesso trovato, come ostacolo, il manicheismo del mio interlocutore. Spesso vi è grande difficoltà, dovuta all’incapacità o alla svogliatezza di indagare i concetti, di distinguere ateo da laico, cattolico da cristiano, cristiano da credente, ateo da materialista etc etc.
Non sono solo i credenti a trovare irrilevanti e inutili tutte queste differenze. Spesso sono anche gli attivisti laici a definirle “inutili etichette”, quando invece il non riflettere sull’autocoscienza della propria posizione da parte di questi attivisti è grave quando l’immobilismo di chi rimane filosoficamente bloccato alle proprie speculazioni senza agire.
Oggi voglio concentrarmi su tutte le posizioni filosofiche che si frappongono tra il credente dogmatico e l’ateo dogmatico.

Molti detrattori delle battaglie laiche, quando parlano di atei, visualizzano uno stereotipo in cui il soggetto in questione è ateista, dogmatico, materialista, sicuro al 100% dell’inesistenza del trascendente, proselitista della sua posizione filosofica, irrispettoso della spiritualità altrui (anche quando non ha ricadute politico/sociali), e magari anche un po’ bestemmiatore a fine di provocazione. E’ facile tacciare di “religiosità” e di dogmatismo un ateo di questo genere, ed è anche la difficoltà, da parte di coloro che non rientrano nel binarismo ateo/credente, di indagare la propria posizione filosofica per poi rivendicarla e crearne uno strumento di attivismo per la laicità.

Oltre a questo tipo di ateo, che magari esiste pure, sebbene in bassa percentuale, esistono persone la cui definizione più che àteo sarebbe a-tèo, nel senso di persone “senza dio“, ovvero che conducono vite in cui dio (o la spiritualità, o l’adesione a una confessione religiosa), non è per loro nè utile nè necessaria.
Queste persone, talvolta, sono anche attiviste per la laicità, in quanto si battono per le pari opportunità di chi trova vicina alla sua sensibilità una vita “senza dio”.
Molti non sono interessati a dimostrare la non esistenza di dio, o del trascendente, ma semplicemente manifestano il loro diritto di considerare ciò irrilevante, di non essere minimamente interessati ad indagare la cosa, ma chiedono uguaglianza politico-sociale rispetto a chi invece ricerca un percorso spirituale.
Più che una posizione atea in questo caso si parlerebbe di posizione Apateista, dove il termine “apatia” va considerato in modo neutrale, non tanto per il suo significato “psico-medico” nella lingua italiana, ma per il suo significato neutro nella lingua greca.
La posizione Apateista potrebbe considerarsi quasi nella sfera degli agnosticismi, nei quali l’autodefinizione di “persona che non conosce” (in campo spirituale) può avere diverse accezioni: da coloro che appunto considerano irrilevante il conoscere in ambito metafisico, coloro che sono più propensi a ipotizzare la non esistenza di un dio, coloro che invece sono più propensi a ipotizzarla, coloro che “alzano le mani” non sapendo. La cosa che unisce queste posizioni è il non-dogmatismo: tutti loro ammettono che qualsiasi posizione è solo un’ipotesi e che l’unica riflessione sensata è un socratico “so di non sapere”.
Ultimamente è stato creato anche il neologismo Ateotelico, ancora non presente su wikipedia.
Una posizione recentemente a me presentata, che considero interessante, è l’ignosticismo (chiamato anche non-cognitivismo teologico oppure agnosticismo indifferente)
(da wikipedia) “Mentre la posizione di un agnostico è “non so se Dio esista o meno”, per l’ignostico questa affermazione diventa “non so a cosa tu ti riferisca quando parli di Dio”. Il termine ignosticismo indica infatti l’ignoranza riguardante l’affermazione dell’esistenza di Dio.”
Sia la voce “Apateismo”, sia la voce “Ignosticismo”, presentano questo aneddoto che riguarda Diderot e Voltaire
Il filosofo francese Denis Diderot, quando accusato di essere ateo, replicò che semplicemente non era interessato all’esistenza o inesistenza di Dio. In risposta a Voltaire scrisse che “è molto importante non confondere la cicuta col prezzemolo, ma credere o non credere in Dio non è affatto importante”.

Altro mondo interessante è quello di coloro che credono in un’entità superiore, ma non credono nella “rivelazione” e nella provvidenza divina, non hanno un’idea precisa e dogmatica della possibilità della vita oltre la morte, e quindi non hanno interesse nelle confessioni abramitiche. Questa posizione viene chiamata anche Deismo.
Alla posizione deista si può affiancare quella di molte persone che credono in “Dio” (immaginato come il dio dei deisti, ma non per forza), ma non sono interessati alle confessioni religiose. Si tratta di persone aconfessionali, che rientrano comunque, in un’ottica di laicità delle istituzioni, nel calderone dei discriminati nella visione binaria “cattolici vs tutto il resto”, come del resto vi rientrano tutti i liberi pensatori, coloro che hanno delle spiritualità non ravvisabili a una via strutturata gerarchicamente o bucrocaticamente riconosciuta. In poche parole, per fare un esempio, così come un ateo non sa a chi dare l’otto per mille, e ha di fronte a se una scelta limitata, lo stesso vale per un agnostico, un deista, un aconfessionale, o un soggetto che ha una spiritualità personale.Meritano di essere menzionati anche tutti coloro che non sono materialisti, tuttavia praticano una spiritualità non teista, ad esempio gli olisti , alcuni praticanti d’oriente (ad esempio i buddhisti mahayana), i panteisti (coloro che credono nella divinità immanente nella natura e nell’Universo).
Infine vanno citati, come soggetti esterni al binarismo ateo/abramitico i politeisti , e i praticanti di magia che non hanno come riferimento il dio abramitico.
Un altro esempio riguarda i movimento di coloro che si reputano cristiani nel senso che reputano Joshua di Nazaret un semplice maestro e non il figlio di un dio.Se è stato necessario un post così lungo e complesso per esaminare tutte le posizioni filosofiche aldilà delle grandi tradizioni religiose, figuriamoci se dovessimo spiegare le differenze tra Bereani e Unitariani, tra cristiani gnostici e seguaci della teologia queer, spiegare la realtà cristiana, che va dalle battaglie laiche dei Valdesi all’odio per atei e per persone glbt da parte delle sette pentecostali nordamericane e sudamericane, quindi non mi rimane che rimandare ad un altro articolo le precisazioni sul mondo giudaico cristiano e la sua varietà di posizioni filosofiche e teologiche.

Sbattezzo o semplice disaffiliazione da “santa” romana chiesa?

Gentili Lettori,

cosa c’entra questo post col blog?
Lo scoprirete in itinere.

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Ormai da decenni si sente parlare di “Sbattezzo”, nome dato (con una geniale operazione di marketing che confonde sacramenti ed effetti burocratici, nonchè confonde cattolicesimo con cristianesimo) da Famiglia Cristiana alla pratica di “disaffiliazione burocratica dalla Chiesa Cattolica Apostolica Romana”.

Per un ateo, un agnostico, un aconfessionale, un deista, un credente non cristiano, o una persona che non dà importanza alla ritualità, poco cambia tra “disaffiliazione burocratica” e “cancellazione di un sacramento”.
Per questo da anni l’attivismo ateo ha ripreso il termine sbattezzo, rapido e chiaro, per fare informazione sulla cancellazione degli effetti burocratici dell’adesione alla Chiesa Cattolica, avvenuta per molti di noi da neonati, sicuramente senza il nostro consenso (al pedobattesimo si lega l’iscrizione alla Chiesa come aderente, che, se non revocata, è a vita).
Quindi oltre a un sacramento “imposto” da minore e non da consenziente (quindi potete immaginarne il valore di consapevolezza pari a zero), vi è l’iscrizione imposta a un’associazione della quale, da adolescenti o da adulti, si potrebbe rifiutare l’appartenenza.

In alcuni casi però sono persone cristiane a voler uscire dalla Chiesa Cattolica Romana, o perchè appartenenti a percorsi cristiani “non romani” (Ortodossi, Valdesi, Luterani…), o perchè intimamente cristiani ma in modo libero e personale, o perchè dottrinalmente cattolici ma ostili alla Chiesa, per come è diventata oggi, per le sue discriminazioni (sessuofobia, omotransfonbia, ostilità al progresso scientifico), o perchè si è semplicemente dei cattolici anticlericali.

In questo caso si crea un paradosso: la persona non vorrebbe cancellare il sacramento del battesimo (che, a rigor di logica, è comune a tutto il mondo cristiano), ma vorrebbe semplicemente essere depennato da un’associazione di cui sente di non voler far parte e/o a cui è stato “iscritto” da minore e senza il suo consenso.

A questo punto una procedura che già ha il nome di “sbattezzo”, ma che soprattutto viene considerato come qualcosa che cancella o revoca il sacramento potrebbe essere, per questa tipologia di persona, fastidiosa a livello concettuale.
Per questo spesso i cristiani che vogliono uscire dalla Chiesa Romana, decidono di desistere.

Per coloro che vogliono aderire ad un’altra chiesa, si crea un paradosso spirituale: da un lato essi, se escono dalla Chiesa Cattolica, sono considerati “sbattezzati”, ma , essendo che il battesimo spiritualmente è a vita e non si cancella, la Chiesa in cui entra a volte riconosce loro il “battesimo cancellato”, oppure li ri-battezza.
Ad ogni modo sarebbe tutto più semplice se esistesse una semplice procedura di disaffiliazione, che non cancellasse un sacramento che, come già detto, è comune a tutte le chiese cristiane, in cui la persona in questione potrebbe voler approdare.
Ovviamente per un ateo, agnostico, o un credente non cristiano, il discorso dell’impossibilità di cancellare un sacramento suona come irrilevante, visto che non solo non crede nei sacramenti, ma non ha alcun interesse a cancellare il sacramento o meno, visto che il suo interesse è semplicemente di uscire dalla chiesa cattolica, senza particolari attaccamenti a quanto concerne la parte spirituale propria della ritualità cristiana.

Si pensi a una persona GLBT, a un ricercatore, o a un convivente etero: perchè dovrebbe rimanere (magari anche se cattolico in pectore), in una chiesa che continua a sentenziare contro di lui?

L’altra enorme contraddizione è che la richiesta di disaffiliazione non viene realmente attesa.
In realtà nei registri si rimane, con una  bella scritta “apostata” accanto, e la cancellazione dei sacramenti, questo perchè la chiesa, che “universale” e unica si sente fin dal nome (“cattolica”, etimologicamente, significa proprio universale), nonostante le varie riunioni con altre chiese, e incontri pseudoecumenici, alla fine se richiedi di uscire ti cancella un sacramento, che di fatto sarebbe comune agli altri cristianesimi (ma dimostra con tracotanza di considerarlo come proprio appannaggio).

La cosa davvero triste di tutto ciò è che di queste contraddizioni nessuno si occupa.
Un ateo non cura questi sofismi. Lui vuole cancellare gli effetti materiali, mentre non crede a quelli spirituali (quindi non si preoccupa di queste contraddizioni e differenze.
Un cristiano anticlericale alla fine desiste e non manda avanti lo sbattezzo (rimanendo dentro i registri e ingrossando la chiesa e le sue statistiche, a cui sono legate anche questioni economiche di non trascurabile rilevanza).
Ed effettivamente anche io, presentando questa questione in ambienti di credenti laici (nel senso di laicisti, anche se odio questo termine pseudodispregiativo), ho trovato il silenzio, l’imbarazzo, e poco contraddittorio.

Di conseguenza non mi rimane che scrivere io stesso alla chiesa, che mi custodisce con nome femminile, dichiarando in ogni dove che non ci sarà alcun riconoscimento per me, e chiedere la rimozione dalla loro associazione non tanto per motivi dottrinali, ma perché essendo un attivista in vista, non voglio assolutamente associare il mio nome ad una associazione sessista e omotransfobica, nonchè dogmatica ed oscurantista. Del resto altrimenti mi iscriverei anche alla Lega e a Forza Nuova.

Segnalo questo link di uaar che dà maggiori spiegazioni a quanto io scrivo
http://www.uaar.it/laicita/sbattezzo/

Continueremo a disegnare – mio omaggio a Charlie Hebdo