Archivio per la categoria ‘MOMENTI DI ASSOCIAZIONISMO E MILITANZA’

PARLIAMONE. Variazioni sul tema dell’identità di genere, con Nathan  e Sabrina (serata del 27 gennaio)
https://www.facebook.com/events/1067435383329695/

PETER PAN GUARDA SOTTO LE GONNE
dal 26 al 31 gennaio 2016
Campo Teatrale
da mart a ven ore 21 – domenica ore 18:30
via Cambiasi 10, Milano
Metro MM2 Udine-Lambrate
Linee di superficie 55-62

di Livia Ferracchiati
con Linda Caridi, Luciano Ariel Lanza, Chiara Leoncini, Alice Raffaelli
regia Livia Ferracchiati
drammaturgia Greta Cappelletti e Livia Ferracchiati
movimenti scenici Laura Dondi
scene Lucia Menegazzo
costumi Laura Dondi
luci di Giacomo Marettelli Priorelli
promozione Andrea Campanella
compagnia The Baby Walk

Per i soci milk il biglietto costerà 10 euro e non 20.

Seguirà una chiacchierata post-spettacolo con:
Nathan , Presidente del Circolo Culturale TBGL Harvey Milk Milano, autore di Progetto GenderQueer Autore, autore e fondatore della rivista Il Simposio

Ing. Andrea Sabrina , attivista del Circolo Culturale TBGL Harvey Milk Milano

Roberta Ursino
Promozione Campo Teatrale
via Cambiasi 10, Milano
tel 02 26113133
mob 320 0799908
roberta@campoteatrale.it
www.campoteatrale.it

Evento ufficiale, relativo a tutte le date dello spettacolo
https://www.facebook.com/events/1660371244229080/

Per tutto l’anno preferisco dividermi tra le mie attività extraGLBT (lavoro, interessi vari), e limitare l’area glbt all’onerosa e impegnativa esperienza della presidenza e “onnipresenza” presso il Circolo Culturale Harvey Milk Milano (www.milkmilano.com).
Si tratta di un’associazione culturale e di servizi gratuiti a persone GLBT e non, molto mirata verso obiettivi “collaterali” (antibinarismo, laicità) e la cui frequentazione etero e glbt propone un perfetto esempio di “mixitè“.
Il pride è il momento in cui “mi ricordo” delle altre associazioni e singoli e mi accorgo di quanto alla fine vi sia la compresenza di punti di vista lontanissimi dal mio, oltre al fatto che a volte mi sembra che certi “mondi” propongano visioni molto “catechizzate” verso delle “teorie” e che si dia poco spazio ai singoli vissuti e all’esperienziale.
Recentemente una lesbica, quando le ho chiesto di parlarmi della sua identità di genere (ebbene si: anche i cisgender hanno un’identità di genere!) mi ha detto di essere “post-materialista” e di seguire tale teoria. Ho dovuto ripetere la domanda sei volte per farle capire che non le avevo chiesto un’appartenenza politica, religiosa o filosofica, ma di parlarmi della sua identità di genere (oltre al caro vecchio limite che le persone cisgender hanno, per motivi esperienziali, di distinguere identità e ruolo, non “sentendo” appunto sulla pelle un’identità di genere dissonante col proprio corpo).
Sento ancora delle lamentele sulla “frammentazione” del movimento, e la vecchia e un po’ fascista proposta di riunirci sotto un unico stendardo, proposta che arriva sempre dalle “maggioranze” (gay o tuttalpiù lesbiche), che non capiscono che l’unica speranza per le persone B, T o Q risiede in queste “oasi” minoritarie di attivismo plurale.
A volte a questo discorso si legano ragionamenti discordanti.  La rabbia che i T e i B non ci siano stati quando gay e lesbiche si sono fatti un culo così a fondare dei gruppi (e i b e i t dov’erano????), ma anche la rabbia di vedere che ora se li stanno formando “togliendo spazi” alla G e alla L, come se non ce ne fossero già abbastanza di associazioni binarie.
Il vero classicone è quando un ftm si presenta a una lesbica e lei sente il “forte bisogno di ribadire che lei è donna e fiera di esserlo“, o quando un bisessuale si presenta un gay e lui sente il “forte desiderio di ribadire che giammai proverebbe la figa“.
Cosa c’è di diverso da quando in un coming out gay di fronte agli etero, questi cominciano a camminare rasenti ai muri dicendo che non vogliono prendere il “cazzo in culo”?
E’ come se il fatto che le nuove associazioni stiano parlando di un dato di fatto, ovvero che la società (o sarebbe meglio dire l’umanità) presentano infinite variabili di orientamenti sessuali e identità di genere , costringesse chi si identifica totalmente in “donna”, “gay” o “lesbica” a diventare “fluidi”.
Si tratta comunque di attivisti vecchio stampo che hanno dovuto lottare per definirsi gay, lesbiche, femministe, quando un mondo perbenista preferiva che fossero “un po’ meno diversi“. Quando a una lesbica veniva detto “uomo mancato”, o a un gay veniva detto “prova la fica che infondo ti piace”. Ecco il trauma che fa si che poi B e T siano sempre gli ultimi del carro.
Il movimento transgender, poi, porta avanti una battaglia di “sdrammatizzazione” del sesso biologico e del binarismo ad esso legato, sia riguardante gli orientamenti sessuali, sia le identità di genere, sia i ruoli. Nel libro “L’Apartheid del sesso” di Martine Rothblatt, l’autrice paragona la razza presente nelle vecchie carte di identità in SudAfrica col sesso biologico onnipresente nei nostri codici fiscali (perchè come dice la parola stessa, fisco, sembra proprio importante sapere se uno abbia la figa o il cazzo!). Superflui entrambi. Ovviamente questa sdrammatizzazione che migliorerebbe la vita di transgender, persone con un’espressione di genere non binaria, e gli etero tutti, dà fastidio a chi ha usato la nettezza della propria identità di gay, lesbica o donna, per fare attivismo, considerando ogni discorso sulla fluidità come un tentativo “fascista” di cancellare le identità totalmente omosessuali e depotenziarle.
Soprattutto il mondo lesbico sembra molto legato all’analisi (un po’ “zoologica”) di quello che chiama il mondo delle “donne ftm” (e già l’uso della parola donna ftm e non uomo ftm mi fa capire che considerino l’ftm un altro tipo di lesbica o tuttalpiù di donna, visto che alla fine hanno dovuto accettare che esistono ftm gay). Anche ragionamenti femministi del tipo “una donna può essere quel che vuole, anche un uomo”, associati agli ftm mi fanno venire i brividi. E anche discorsi del tipo “una donna ha già tutto, perché cambiare” o ancora “la transizione è una cosa superficiale, perchè cambia “solo” il corpo” o ancora “se sei pre T sei ancora donna e quindi ti dà il femminile” o “transizioni perchè non hai il coraggio di vivere come donna nella società maschilista” mi fanno capire che della “disforia” e del disagio di una persona t queste associazioni, che essendo monotematiche si sono confrontate poco con l’esterno, hanno capito poco e niente. E che forse non dobbiamo usare noi stessi come cavie per “educare” persone che, essendo molto ideologizzate, non si vogliono mettere in discussione.
L’attenzione del mondo lesbico alle sole persone glbt “nate femmine” mi ricorda l’attenzione che i riparatori hanno solo per le persone glbt nate maschio (uomo gay, donna mtf). Nel primo caso l’attenzione è spinta dal femminismo, nel secondo, dal maschilismo. Ad ogni modo è un’attenzione che mette in primo piano i genitali e non le identità, commettendo un grande torto verso l’universo transgender.
Nel periodo del pride ci sono state molte conferenze sulla teoria queer. In una di queste ho avuto modo di sapere che alcuni esponenti della teoria queer considerano “gay”, “lesbica” e “butch” dei generi.  Posso comprendere che queste identità siano estremamente diverse da quelle che noi conosciamo oggi come “uomo etero” o “donna etero”, ma se un uomo gay smette di definirsi uomo per definirsi “gay”, compie, a mio parere, un’azione di de-legittimazione, come se permettesse che all’etichetta “uomo” coincidesse un solo tipo di uomo, quello etero, e lo stesso per quanto riguarda la donna. E’ come se si tornasse (con presupposti molto diversi) a una visione ottocentesca di omosessuale come “intermediate sex”, una visione che, onestamente, mi fa rabbrividire.
Inoltre, per tornare alla “simpatica” suddivisione del sud italia (o del maghreb), quale sarebbe il “genere” dell’attivo con aspetto “insospettabile”? Sarebbe “uomo” o “gay”?
Infine, mi sono confrontato con una etero che, capitata per caso a un nostro evento, poichè nelle vicinanze, ha espresso il fatto che “noi glbt parliamo sempre di sesso”. E questo mi ha fatto capire di quanto il mondo etero, che “crede di non avere un orientamento sessuale e un’identità di genere”, pensa che “noi si parli” di sesso, cosa che , se è falsa abbastanza per il mondo glb, lo è ancora di più per quello T.
Infine ho casualmente scoperto che un mio collega omosessuale è andato al pride e ne ha parlato in bacheca. I miei colleghi, anche omosessuali, commettono un grande errore. Più o meno tutti, nel mio ufficio ma in tanti uffici nel mondo, “concedono” alle donne lesbiche di essere mascoline, ma se lo è una donna etero sposata, a quel punto viene tacciata di trasandatezza e un po’ bullizzata. Persino il gay se ne esce con “tesssoooooroooo, curati!”.
Questo perchè il vero tabu’ oggi riguarda l’espressione di genere. Un bambino gay, se “maschile”, non viene bullizzato, ma un effeminato (anche non gay) si.
Per questo si parla tanto bene di un pride “in giacca e cravatta” dove le persone omosessuali rappresentano la conformità di espressione di genere che tanto piace ai “normali”. Per questo, ad un colloquio, un punk o un glamster sarebbero molto più bullizzati di una trans operata e “carina” o di un gay in giacca e cravatta.
E per finire ho dovuto anche sorbirmi da alcune persone etero il fatto che “noi glbt non dobbiamo discriminare la chiesa, se non vogliamo essere discriminati noi”.
Ora, mi chiedo, perchè il “discriminato” ha un maggiore dovere di non discriminare gli altri? devono essere sempre “sensibili” i diversi?
Ma a parte questo, sparare contro una chiesa che boicotta l’eterologa e i diritti glbt, non è “discriminare”, ma condurre una battaglia di laicità importante.
Per ora è tutto. Alla prossima 🙂

So che molti di voi diranno che sono giovane (vero), che parlo perché non ho studiato la storia e la genesi del Movimento e dei sui strumenti comunicativi (falso), e non accettano che io possa avere visioni iconoclaste e di discontinuità.
Non a caso spesso preciso di non sentirmi in-movimento.
Quest’anno un coordinamento di associazioni di cui non facevo parte ha deciso per un pride senza carri e senza musica discotecara lanciata dai carri. Il motivo? Credo la crisi economica, ma si parla ufficialmente di ecologia.
Personalmente ho sempre sentito parlare le lesbiche di un gay pride maschilista che parla solo di uomini gay, di sesso, e di corpi nudi.
Le lesbiche attiviste spesso in questo clima si sentono cancellate, invisibili.
Io proverò a dirvi che anche io sono per un pride senza carri, ma la nudità c’entra ben poco, in quanto tutti noi possiamo sfilare in perizoma anche senza essere sopra un carro.
Il carro è qualcosa che non tutti possono permettersi. E’ qualcosa che puo’ permettersi una grande associazione (spesso gay maschile), o uno sponsor (una sauna, un cruising, un locale pensato per l’uomo gay).
Per questo i “poveracci” del movimento (attivisti, piccole associazioni, lesbiche, bisessuali, attivisti trans…) saranno sempre “sotto”, meno visibili.
Saranno i grandi locali e le grandi associazioni che decideranno quale musica di Lady Gaga rappresenterà la comunità, e verrà “innalzata”, appunto, sopra un carro.
Eppure ognuno di noi è portatore di se stesso, e non tutti abbiamo un’identità inequivocabilmente visibile e comprensibile. A volte serve uno striscione, un cartello, una maglietta, a veicolare le proprie identità o idee.
Ma non tutti coloro che vanno al pride sono attivisti e vogliono veicolare idee. Qualcuno, molti, vogliono mostrare la propria libertà ed espressione di se stessi, e che lo facciano!
Ma perchè alcuni su un carro ed altri no?
Sarei contrario anche se, ad esempio, ci fossero carri solo per attivisti e tutti gli altri giu’, come se ci fosse l’esclusiva concettuale e culturale concessa agli uni a discapito degli altri.
E se ognuno di noi portasse se stesso? la sua musica, i suoi vestiti o non vestiti, i suoi cartelli, il suo sguardo?
Se per una volta fossimo tutti alla stessa altezza? Se fosse un pride davvero orizzontale?

 

Egregi Signori e Signore

Sportello Trans – Ala Milano Onlus

in collaborazione con

il Comitato solidale antirazzista LGBTQ “Alziamo la testa” di Milano e

Il Mosaico Danza

è lieta di invitarVi all’iniziativa per il

T DoR / Transgender Day of Remembrance

Giornata Mondiale in Ricordo delle Vittime Transgender

che si terrà a Milano il giorno 20 novembre, alle ore 21,00 presso Il Mosaico Danza, Via Privata Pomezia 12, con la proiezione del documentario “O sei UOMO o sei DONNA…CHIARO?” di Enrico Vanni (Italia, 2008, 55’) e a cui seguirà un dibattito.

Il TDoR è una festa civile nella quale uniamo il ricordo doloroso e commosso delle donne e degli uomini transessuali e transgender uccise/i , alla lotta di tutte/i quelle/i che sopravvivono e lottano ogni giorno per il proprio diritto a esistere, contrastando così tutte le discriminazioni.

Aderiscono all’evento:

– AGEDO Associazione GEnitori Di Omosessuali

– Arcobaleni in marcia

– Circolo di Cultura Omosessuale Harvey Milk Milano.

Sarebbe per noi motivo di gioia e di vanto poterVi averVi di persona per questa iniziativa.

RingraziandoVi per l’attenzione aspettiamo fiduciosi.

I nostri più cordiali saluti,

La Responsabile Sportello Trans di ALA Milano Onlus

Antonia Monopoli

Evento su facebook: https://www.facebook.com/events/249765908483760/

La Scala di Giacobbe, gruppo gay, lesbico e transgender della Comunità di Base di Pinerolo, invita all’incontro con Nath Bonnì, autore e gestore del blog Progetto Genderqueer.

Proveremo a chiarire vari aspetti della Teoria Queer:
Rifletteremo su cause e effetti dell’ossessione binaria che opprime la società;
Analizzeremo gli aspetti del concetto di fluidità;

Ribadiremo che orientamento sessuale e identità di genere sono disconnessi ed indipendenti;
Illustreremo il punto di vista degli individui che transizionano, non transizionano, transizionano in parte;
Il perché l’identità di genere non dipende da quanto decidi di modificare il tuo corpo.Inoltre descriveremo lo stato di fatto dell’attivismo nella comunità transgender.PROGRAMMA
ore 17 incontro e dibattito (Sede della C.d.B. – corso Torino, 288 – Pinerolo)
ore 19:30 cena autogestita (F.A.T. – vicolo Carceri, 1 – Pinerolo)
ore 21 proiezione film tematico (F.A.T. – vicolo Carceri, 1 – Pinerolo)

http://www.facebook.com/events/537846929563521/
Per informazioni: e-mail lascaladigiacobbe@gmail.com

Transessualità e Trangender

Nella serata del 7 Marzo parleremo delle problematiche di identità sessuale e di genere. I percorsi transgender e transessuali verranno presentati da chi li sta vivendo in prima persona (modalità M to F e F to M), dalla dr. Roberta Ribali, psichiatra e CTU del Tribunale di Milano per le tematiche di identità di genere, e dall’Avvocato Giuseppe Enrico Berti, giurista esperto di tali tematiche.
Tratteremo gli aspetti psicodinamici, medico-psichiatrici , legali e sociali dell’argomento, aprendo un dibattito per approfondire la conoscenza corretta e rigorosa di realtà che ci toccano in prima persona, coinvolgendo aspetti della sessualità che riguardano anche noi tutti.

Sede

Via Malachia Marchesi De’ Taddei 10
Milan, Italy
Promotori: partito Radicale