Archivio per la categoria ‘PARTNERS DELLE PERSONE T’

Gentilissimi lettori e lettrici, questo articolo è stato pubblicato per gli amici del gruppo Sordi Lgbt Milano, i quali con mio enorme piacere hanno scelto il nostro evento “Bisessualità e Pansessualità: una riflessione su sessualità, desideri ed affettività in una prospettiva non binaria”, previsto per la Pride Week 2016 di Milano.

Il mio intervento era pieno di parole tecniche, spesso non italiane, spesso poco traducibili da parte degli interpreti del linguaggio dei segni (ma credo poco interpretabile per tutti coloro che non conoscono ancora questi termini), ma a me fa enorme piacere renderlo disponibile per iscritto con le opportune spiegazioni e link alle parole chiave, per tutti coloro che avessero voglia di approfondire.

Il titolo del mio intervento è : Orientamenti non trans-escludenti.
Premetto che parlare di orientamenti non binari non rappresenta un giudizio per chi ha un orientamento binario, esattamente così come parlare di omosessualità non è un giudizio verso gli etero 🙂

Una visione vetusta degli orientamenti fa si che essi siano visti:

    1. solamente sotto l’aspetto sessuale e non quello affettivo
    2. in modo binario (omosessuale, eterosessuale)
    3. a determinarli è sempre il proprio sesso biologico e quello del/della partner

 

 

Il superamento di questa visione ha portato a parlare di:

  1. orientamento erotico-affettivo
  2. orientamenti intermedi tra omo ed etero (come bi e pan)
  3. l’orientamento non fa più riferimento ai sessi biologici (dell’amante e dell’amato/a) ma ai generi

 

CAPITOLO UNO: il passaggio da “sessuale” ad “erotico-affettivo”

Penso che siamo tutti d’accordo sul fatto che sia i transgender e gli asessuali sono sempre esistiti, ma solo da relativamente poco tempo hanno portato le loro istanze e lo hanno fatto insieme alla comunità omosessuale.
Se i primi, i transgender, hanno portato il tema della differenza tra sesso biologico e orientamento sessuale, mettendo quindi in discussione il concetto stesso di orientamento (è gay un uomo attratto dai maschi, o dagli uomini?), la presenza di attivisti asessuali ha sollecitato un dibattito già presente da decenni: se anche gli asessuali hanno un orientamento affettivo (o come preferiscono dire, romantico), allora non si può parlare di orientamento facendo riferimento solo al sesso, ma si deve dare spazio e attenzione a ciò che davvero fa da protagonista nel determinare l’orientamento di una persona: l’affettività.
Del resto ci sono tante persone che, se esaminate limitatamente all’orientamento sessuale, potrebbero dirsi attratte da entrambi i sessi e/o generi (bisessuali?), ma che poi tendono a formare relazioni (progettuali e non) solamente con un sesso e/o genere, e credo che ciò sia maggiormente rilevante quando si parla di diritti e di istanze.
Il parlare di orientamento eroticoaffettivo e non più di orientamento “sessuale” , non mettendo più al centro l’attività sessuale, può portare ad approcci che rendono secondari i corpi e i genitali.
Secondo questa nuova visione, le persone potranno essere viste, in relazione al loro orientamento erotico/affettivo, in relazione a quanto sono portate o predisposte a creare relazioni con le donne, oppure con gli uomini, oppure indifferentemente con uomini o con donne, o con una maggiore preferenza per un genere, poiché maggiormente compatibili con una personalità femminile, oppure con una maschile, o indifferentemente con l’una o l’altra, o con una maggiore preferenza per un genere.

Mettere in risalto i generi e non i corpi potrebbe far borbottare gli attivisti vecchio stampo, far pensare che ci avviamo verso una visione bigotta e moralista dove il desiderio e l’attrazione vengono censurati e messi forzatamente in secondo piano.

La motivazione di questa presa di posizione è il fatto che chi prova desideri mono-sessuali e binari (chi è gay nel senso che è attratto dal corpo geneticamente maschile, o chi è lesbica nel senso che è attratta dal corpo geneticamente femminile) pensa che gli orientamenti rivisitati nella chiave del genere possano minacciare e cancellare l’accezione che loro hanno dell’orientamento, legato ai corpi.

In realtà la loro visione è pacatamente transfoba, poiché esclude che le persone in cui sesso e genere non sono canonicamente coniugati possano essere oggetto di desiderio per alcune (non poche) persone (che non sia al massimo una curiosità effimera e morbosa) e che addirittura possano essere scelti come partner.
Quindi se gli orientamenti vengono riletti includendo chi prova attrazione per le persone gender not conforming, allora automaticamente chi desidera queste persone deve essere per forza attratto dalla loro “mente”, come se si trattasse di corpi asessuati, o di corpi brutti in quanto non conformi, da cui essere attratti “nonostante” la loro non conformità e non certo “per”.



CAPITOLO DUE: il passaggio da una visione “binaria degli orientamenti (omo/etero) ad una visione inclusiva degli orientamenti bi e pan

Nel precedente capitolo ho usato la parola “preferenza”. Questa è una parola quasi tabù all’interno della comunità LGBT, perché ce l’hanno appioppata, parlando con leggerezza e anche con “relativismo” dei nostri orientamenti, come se fossero reversibili, “curabili”, effimeri.
Non posso escludere che non vi sia anche una, volontaria o involontaria, bifobia.
Rileggere gli orientamenti in chiave “non binaria” potrebbe rivendicare, nel caso di persone con orientamenti non nettamente omo o etero, il termine “preferenza”, poichè molte persone non hanno un interesse uguale verso i sessi/generi, ma a volte vi è un maggiore interesse verso uno dei due sessi o verso un genere in particolare, pur non escludendo il desiderio, l’attrazione, l’affettività verso l’altro.

Vengono considerate persone bisessuali tutte coloro che hanno un orientamento che non esclude persone di genere femminile e maschile, qualunque sia la sfumatura dell’orientamento (che vi sia una preferenza per il maschile o per il femminile non importa). Quando l’orientamento bisessuale non è polarizzato solo verso uomini biologici e donne biologiche, ma vi è un atteggiamento di non esclusione verso le persone transgender, spesso si usa il termine pansessuale, ma non tutti coloro che hanno un orientamento bisessuale non binario scelgono questo termine. Alcuni preferiscono il termine bi, nonostante la sua etimologia contenga implicitamente una visione duale e binaria.



CAPITOLO TRE: a determinare gli orientamenti si considerano i generi e non i sessi, sia dell’amante-desiderante, sia dell’amat0/a-desiderato/a

Così come gli asessuali (ma non a-romantici) hanno portato a mettere in discussione il termine “orientamento sessuale” per approdare al termine “orientamento erotico/affettivo”, le persone trangender hanno portato a mettere in discussione la determinazione stessa degli orientamenti sessuali.

Premetto che per sesso si intende il sesso genetico/biologico e per genere si intende l’identità di genere della persona.

Oggi, ad esempio, se si deve parlare dell’orientamento di un ftm, a prescindere dai suoi genitali o dalle sue apparenze, il suo orientamento sarà declinato in base alla sua identità di genere, quindi egli sarà uomo ftm etero se attratto dalle donne, uomo ftm gay se attratto dagli uomini e non il contrario.

Se in coppia con una donna, questa coppia verrà chiamata etero, se in coppia con un uomo, sarà chiamata coppia gay.

La compagna dell’ftm, in quanto attratta da lei, non potrà essere considerata lesbica, e il compagno dell’ftm di conseguenza non potrà essere considerato etero.

Nel parlare degli orientamenti non “trans-escludenti, devo per forza parlare sia di pan-fobia, sia di trans-fobia, sia del fenomeno di incomprensione e fraintendimento che colpisce le persone trans, i e le loro partner.

Tutti noi conosciamo il sessismo, e chi di noi frequenta l’attivismo LGBT sicuramente conosce l’etero-sessismo, che è quell’atteggiamento che ci fa percepire il mondo secondo regole non scritte relative al mondo eterosessuale. Si parla poco, e se ne parla solo nel mondo transgender e pansessuale, del cis-sessismo, ovvero quella visione del mondo che detta regole non scritte secondo la prospettiva di chi non è transgender (appunto, i cisgender). Essa viene usata anche quando si parla delle relazioni che le persone trans hanno con partner cis.

Spesso la visione cis-sessista viene assorbita dalle alcune persone transgender e gender not conforming, che iniziano a pensarsi in coppia come ripiego, e non come partner scelto o scelta in quanto tale.

Ci sono persone che addirittura hanno una maggiore preferenza per le persone trans o androgine. Si è diffuso recentemente il termine (forse dal suono cacofonico)  skoliosessuale, rivolto a chi è particolarmente attratto dalle persone gender not conforming. Esso non deve essere associata ai fetish, altrimenti potremmo anche dire che una donna lesbica sia una “feticista” delle donne, o un uomo gay un “feticista” degli uomini, quindi cosa renderebbe “feticista” chi trova attraente l’androginia?

Non si deve però pensare che, nella maggioranza dei casi, vi sia una ricerca in particolare della persona T o androgina. Spesso questa caratteristica del (o della) partner diventa una delle tante che costituiscono la persona per cui si prova fascino. Infatti a sopravvalutare sessi, generi, la loro consonanza o dissonanza è chi ha una visione binaria e quindi tutto ciò ha un risalto, e rimane poco spazio a tutte le altre caratteristiche che compongono l’individuo nella sua complessità e che lo rendono interessante/attraente.

Per un amico binario la cosa rilevante è che stai con una trans. Per un amico non binario sarà rilevante che personalità ha, cosa ti ha colpito di lei, in che ufficio lavora, cosa legge e che musica ascolta.

Ci sono donne lesbiche che scelgono una compagna che è T, ma il fatto che essa sia T non è nè il motivo della scelta, nè un deterrente: semplicemente una donna cisgender (biologica) si innamora (e/o ne ha desiderio) di una donna, che nel caso particolare è una donna transgender, ma è prima di tutto donna, e quindi la sua figura è compatibile col desiderio eroticoaffettivo della compagna lesbica (anche se questo lascerà basito chi ha una visione degli orientamenti legata più ai corpi che all’essenza).

Il fatto che questa donna cisgender e lesbica sia attratta da una donna transgender non la rende meno lesbica e non la rende “automaticamente” bisessuale o pansessuale. Dire che i (e le) partner delle persone T debbano essere “almeno” bisessuali è un atteggiamento transfobico, poichè è probabile che una donna etero, attratta solo da uomini, sia attratta da un ftm e lo scelga come compagno, così come un uomo etero, attratto solo dalla femminilità e non dalla virilità, scelga una donna transgender.

Se le persone T ricevono transfobia sia dalla comunità omosessuale, sia da chi ne è esterno, ciò capita anche a chi, per caso o per scelta, si ritrova partner di una persona T.

Spesso quella visione per cui i partner T sono un ripiego è la visione delle persone che circondano il o la partner della persona T. Ci sarà magari nostalgia per i o le partner precedenti che ha avuto l’amico/a cisgender, ci saranno dubbi per l’orientamento sessuale e affettivo dell’amico o amica storica, che “si credeva” di conoscere, e la bifobia e la transfobia si uniranno nell’atteggiamento di mancata accoglienza e incoraggiamento per la nuova relazione.

Ad creare un vergognoso e pericoloso connubbio tra l’atteggiamento transfobo e quello bifobo rispetto alla coppia in cui una delle due persone è T è la visione binaria. Una coppia cis/trans rimescola le carte e dà fastidio, perché chi la circonda si sente messo in discussione e deve rivisitare i concetti di uomo e di donna, di omo e di etero, e non vuole farlo.
E così, quando un uomo omosessuale attratto solo da maschi, o una donna lesbica attratta solo da femmine, sente parlare di orientamenti non binari o non transescludenti, e sente come “delegittimato” il suo dirsi gay o dirsi lesbica (quando invece queste persone sono sì omosessuali, ma sono solo uno dei tanti modi di essere omosessuale), non è diverso da un etero che, sentendo parlare di gay, sente minacciata la sua definizione di “normale”.

Faccio alcuni esempi che ovviamente non sono rappresentativi della realtà di ciò che accade, poichè le persone binarie sono sempre meno.

Se un uomo etero vede un ftm fidanzato con un gay, si sentirà minacciato nella sua definizione se anche lui ne è spontaneamente attratto. Allo stesso modo un gay non attratto dagli ftm si sentirà minacciato se un altro gay invece ne è attratto tanto da starci insieme, ed usa la stessa definizione che lui ha scelto per sè. Lo stesso succede alle donne (lesbiche ed etero) quando una loro amica intraprende una relazione con un ftm. E lo stesso succede quando è una propria amica o un proprio amico a fidanzarsi con una trans mtf.

Siamo talmente fragili, e a dirla tutta, monosessisti e bifobici, che non facciamo caso alle altre caratteristiche dei e delle partner che i nostri amici e conoscenti ci presentano. Siamo talmente tanto binari e abituati a connotare le persone per i genitali che è il genere non conforme al sesso che ci turba e ci fa sentire minacciati.

Il binarismo, che un tempo faceva sembrare una minaccia le persone omosessuali (ora per fortuna succede solo con i quattro stronzi dei partiti estremisti e reazionari da 1%), oggi, assodato che l’omosessualità maschile e quella femminile rientrano in una simpatica e ordinata matrice 2×2 insieme a gli e le eterosessuali, se entrano in gioco bisessuali, pansessuali e transgender, viene fuori un meraviglioso ventaglio di possibilità di attrazioni ed affettività, e questo, al posto di sorprenderci e arricchirci, ci spaventa.

 

 

Molte persone transgender elaborano il genere a tal punto che diventa per loro irrilevante la conformazione genitale del proprio o della propria partner.

Anche se esiste una certa timidezza, da parte di alcune persone trans, a definirsi bisessuali, dopo aver fatto la grande fatica di dichiararsi trans, devo dire che il loro coming out riguardante l’orientamento sessuale è accolto dalla comunità GLT con un’ostilità inferiore rispetto a quella di un cisgender (un non trans).

Questo è possibile perché spesso si accusa persona bisessuale di parziale velatismo o di ipocrisia, e quindi non si “crede” alla sua condizione di bisessuale e la si immagina fittizia, come una variante soft di coming out omosessuale, mentre la persona trans si vede ormai da fuori come “socialmente sputtanata” dal coming out trans, quindi ormai compromessa a tal punto di non avere necessità di mentire o “alleviare” rispetto al definire la propria identità di genere, e si ipotizza quindi come reale la sua bisessualità.

Un altro tipico soggetto di cui si tollera la bisessualità è il (o la) “partner della persona trans”.
Se un o una bisessuale attivista viene sempre associata/o, come orientamento sessuale, alla sua relazione attuale (quindi se una donna bisessuale sta con una donna allora ADESSO è lesbica, o, peggio “finalmente si è scoperta lesbica”), è più difficile, soprattutto in un ambiente arretrato come la comunità gaylesbica, dove l’orientamento sessuale si associa ancora ai corpi e non ai generi, definire omo o etero il/la partner di una persona T, e quindi, se nella loro ignoranza vedono questa persona come “partner della via di mezzo”, sarà più semplice accettarla come bisessuale, senza rendersi conto che ciò diventa discriminatorio verso la persona trans, poichè la bisessualità di colui o colei che sta insieme a una persona trans non è affatto scontata, e nel caso sia cosi’, quella persona non sta con la persona trans “solo perchè è” bisessuale.

Sarebbe come dire che una persona di un orientamento definito ha per forza bisogno di un partner che incarni, sia mentalmente, sia fisicamente, sia genitalmente, il genere da cui è attratta.
Di conseguenza una persona transgender, soprattutto non medicalizzata, o medicalizzata in parte, o non “operata”, non potrebbe realmente piacere, secondo questi bigotti, ad una persona attratta solo da un sesso/genere.

Anni fa un mio ex sfilò con un cartello in cui si dichiarava bisessuali. Molti nel corteo del pride insistettero col chiedergli se aveva veramente avuto storie con persone di entrambi i sessi, e quando erano durate, e se le relazioni etero erano solamente giovanili, nonchè con chi stesse adesso. Da tutta questa indagine, avrebbero capito se era gay o etero, ovviamente ignorando completamente la sua visibilità di bisessuale.
Ebbero pace solo quando scoprirono che stava con me, quindi nella loro testa, con una persona che “non era nè una donna nè un uomo”.

Cosa volevo dimostrare con questo articolo? che la maggior tolleranza verso la bisessualità delle persone T e dei loro partner nasconde una malcelata transfobia o quantomeno ignoranza sulla tematica.

Lauren trans FtM
Lauren Hennessy è un transgender in direzione ftm che non è interessato al percorso medicalizzato. E’ geneticamente femmina, ma è uomo (identità di genere maschile). Ha preso coscienza della sua identità di genere maschile da piccolo.

Non è “solo” una questione di “non voler fare l’intervento”. Non è interessato neanche agli ormoni, tuttavia chiede rispetto per la sua identità di genere maschile, e richiede l’uso di pronomi maschili.

Lauren è eterosessuale. Ha una compagna che non si definisce nè lesbica, nè bisessuale, e sono felici insieme.

“So di essere una minoranza anche nell’universo transgender. Sono un transgender che ha deciso di non fare la transizione, e credo sia importante. Non credo che uno debba essere obbligato alla transizione”.

 

justmarried007

in esclusiva presso http://www.ilsimposio.tk/oltre-larcobaleno.html

Ftm Gay e indiani con la rosa

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Young love: Arin Andrews, 16, pictured left, with girlfriend Katie Hill, 18, were both born the opposite sexYoung love: Arin Andrews, 16, pictured left, with girlfriend Katie Hill, 18, were both born the opposite sex

To the casual observer, this young couple look just like any other teenagers in love.

But pretty Katie Hill and her boyfriend Arin Andrews share a unique bond – they were both born as the opposite sex.

Katie, 18, spent the first 15 years of her life as Luke, son of a Marine colonel, while Arin, 16, was born a girl called Emerald who excelled at ballet dancing and won beauty contests.

Both struggled with their sexuality all through their childhoods and were teased and bullied but their lives were changed when they both began hormone therapy and later met at a trans support group in Tulsa, Oklahoma, and instantly fell in love.

Katie said: ‘All I saw was a handsome guy. We’re perfect for each other because we both had the same troubles growing up.

‘We’re both size five, so we even swap our old clothes our mum’s bought us but we hated.

‘We look so convincing as a boy and a girl, nobody even notices now. We secretly feel so good about it because it’s the way we’ve always wanted to be seen.’

High-school student Arin undergoes testosterone shots to give him the more masculine shape he’s craved his whole life.

Meanwhile high-school graduate Katie, 18, has finished her female hormone course – oestrogen shots – which helped her to develop natural breasts with no silicone implants.

Katie, who has legally been a female since she was 15, believes she was born with naturally high levels of oestrogen and was teased as a boy throughout school for having small AA-cup breasts.

An anonymous donor was so touched by her story they paid for her £25,000 ($40,000) gender reassignment surgery just four days after her 18th birthday on May 16, 2012.

Katie added: ‘Even from age three, I knew deep down I wanted to be a girl. All I wanted was to play with dolls. I hated my boy body and never felt right in it.

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Boy meets girl, girl meets boy: Arin Andrews, 16, left, was once a girl called Emerald while his girlfriend Katie Hill, 18, right, was born a boy called Luke Boy meets girl, girl meets boy: Arin Andrews, 16, left, was once a girl called Emerald while his girlfriend Katie Hill, 18, right, was born a boy called Luke

Emerald Andrews, before he became Arin, aged 4 at dance recital in Tulsa, Oklahoma
Luke Hill, before he became Katie, at the age of five

Before the transgender treatment: Emerald Andrews, pictured left at the age of four at dance recital in Tulsa, Oklahoma, before she became Arin, and Luke Hill pictured right at the age of five before he became Katie

Costly: Katie underwent gender reassignment surgery earlier this year after a £25,000 anonymous donationCostly: Katie underwent gender reassignment surgery earlier this year after a £25,000 anonymous donation

‘I kept my feelings a total secret growing up and was petrified of what people in our tiny Christian town would say. Now Arin and I can share any problems we face together.’

Arin recalls a similar experience and says he knew he was a boy inside from his first day at school, aged just five.

‘The teachers separated the girls and boys into separate lines for a game,’ he said. ‘I didn’t understand why they asked me to stand with the girls.

Lucky in love: The sweethearts met through a support group for young transsexuals in their hometown in Oklahoma, AmericaLucky in love: The sweethearts met through a support group for young transsexuals in their hometown in Oklahoma, America

‘Girly things didn’t interest me, but I was worried what people would think if I said I wanted to be a boy, so I kept it secret.’

Arin’s mother Denise, 41, encouraged him to compete in local pageant contests and he became an accomplished female ballet and clogging dancer.

But Arin’s secret love was riding motocross bikes with his father Mitch, 42, and doing triathlons and rock-climbing.

‘Mum and dad argued when my motocross clashed with my dance schedule,’ he said. ‘But at age 11, mum gave up. She couldn’t win. But I’ll never hold it against her. She was just proud of her only daughter.’

Mrs Andrews now supports Arin by helping with his testosterone shots and has vowed to help him pay for breast removal surgery if he can raise half of the £3770 ($6,000) costs himself.

For the time being, Arin hides his chest by ‘binding’ – tight strapping around the torso use by transgender females-to-males.

Even Arin’s little brother Wesley, 11, has even started calling Arin his ‘big brother’. ‘It makes me so proud,’ said Arin.

Arin’s determination to live his life as a male comes after years of ‘humiliating’ bullying throughout school.

‘It was horrible,’ said Arin. ‘I looked like a pretty girl but acted and walked like a boy.

‘Everyone started calling me a lesbian. It felt so humiliating. I didn’t feel gay at all.

‘I started having suicidal thoughts and told my parents I felt confused, but I didn’t even know transgender people existed, so it didn’t come up.

‘They said it was OK to be gay, but put me into therapy for my depression and to help with my confusion. My feelings of being a boy sounded so stupid I didn’t even say it in therapy.

‘Then a student at my school, a Christian school, told the teacher’s office about a girl I was dating.

‘They kicked me out because it was a religious school, even though I was a top pupil.

‘I started another school and things have been better there. But everything changed when I met Katie.’

'Keeping his true feelings a secret': Emerald Andrews, before she became Arin, at the age of five in Tulsa, Oklahoma‘Keeping his true feelings a secret’: Emerald Andrews, before she became Arin, at the age of five in Tulsa, Oklahoma

Support: Both Arin and Katie were bullied growing up in Tulsa, Oklahoma, and they want to help prevent that from happening to others Support: Both Arin and Katie were bullied growing up in Tulsa, Oklahoma, and they want to help prevent that from happening to others

Both spent much of their childhood confused about their identity before they discovered the term 'transgender'
Both spent much of their childhood confused about their identity before they discovered the term 'transgender'

Encouraging education’: Both Arin and Katie spent much of their childhood confused about their identity before they discovered the term ‘transgender’

The past: Arin poses next to a portrait of himself when he was still known as EmeraldThe past: Arin poses next to a portrait of himself when he was still known as Emerald

Arin realised he wasn’t alone after reading about Katie’s transition from male to female in their local newspaper.

Luke Hill, before he became Katie, aged sevenA girl at heart: Luke Hill, before he became Katie, aged seven

‘All her loneliness and confusion over feeling she was the opposite gender all her life sounded exactly like me,’ added Arin.

‘It was the moment I first had an explanation for my feelings. I realised I was ‘trans’ too. I finally had an answer after years of confusion.’

The pair eventually met in a local trans support group and hit it off.

‘She was beautiful and looked just like Megan Fox,’ said Arin.

‘I longed to know who she was and eventually plucked up the courage to do the guy thing and ask for her number.

‘She said yes and we started seeing each other.’

Katie had only learned what ‘transgender’ meant by browsing the internet when she was 15.

‘I’d been so unhappy growing up,’ she said.

‘As I got older it got worse and I couldn’t help being really girly with a high-pitched voice and high cheekbones.’

Katie’s mother Jazzlyn, 44, and father Randy, 58, a Lieutenant Colonel in the United States Marine Corps, struggled to deal with their son’s confused feelings at first.

Graduate: Katie Hill, 18, smiles at her family as she waits to get her diploma during Bixby High School's graduation ceremonyGraduate: Katie Hill, 18, smiles at her family as she waits to get her diploma during Bixby High School’s graduation ceremony

Graduating grin: Katie, pictured with her mother Jazzlyn, 44, is the first openly transgender teen to graduate from a high school in OklahomaGraduating grin: Katie, pictured with her mother Jazzlyn, 44, is the first openly transgender teen to graduate from a high school in Oklahoma

Inspiring: Katie said she wants to share her story and help other transgender childrenInspiring: Katie said she wants to share her story and help other transgender children

‘My parents were scared stiff and put me through 15 therapist to try and cure my depression,’ said Katie. ‘None helped because nobody suggested I was trans and I didn’t know what it was.

‘When I was 15 I found the word ‘transgender’ while desperately searching the internet and instantly knew it was me.

‘Mum was so terrified of losing me.

‘I’d once tried to end my life, so she agreed to help me. I owe her everything.

‘We made a list of all the things I wanted to do, like wearing bras and panties, getting hormone therapy and maybe one day having gender realignment surgery.

‘My brothers and even my grandma Judy were so accepting I was shocked.

‘Dad was upset at first because he felt like he was losing his first son.

‘Over time he’s learned to accept me and now calls me his “daughter”, which makes me smile.’

The couple are speaking out about their experience to help raise awareness of trans issues.

‘More needs to be done to let people know about transgender issues,’ said Katie.

‘We both spent years in the wilderness and felt so alone.

‘Our parents didn’t know how to help because none of us knew being trans was possible.

‘Nobody should have to go through what we did.’

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