Predestination, paradossi temporali, intersessualità e generi

Da Nerd, Geek e fanatico del paradossi temporali non posso non parlare di Predestination, film  che ho visto per caso su una delle mie piattaforme On Demand, e che riesce a gestire benissimo sia le tematiche di genere che tratta, sia la questione dei paradossi temporali.

E’ un film che continua a sorprendere, ma qualsiasi mio approfondimento sarebbe uno spoiler, e non voglio rovinarvi il film, che mi ha sorpreso ed emozionato fino all’ultima scena.

Ottima regia, sceneggiatura davvero notevole e piena di spunti che si possono cogliere solo se il film viene visto più volte (ed è un film che merita di essere visto e rivisto, per averne sempre più profonde chiavi di lettura). Bellissimo il lavoro di trucco e la “performance di genere” su Sarah Snook. Fantastici attori, attrici, e doppiatori/trici. Fantastico il fatto che, con pochissimi personaggi, il film “regge” e non annoia. Non vi staccherete dalla poltrona.

Non so se è un thriller, o un film di fantascienza, o un film LGBT, ma è davvero molto più di tutto questo. 

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Cast: Ethan Hawke, Sarah Snook, Noah Taylor
Regia: Michael e Peter Spierig

Linko una recensione per chi preferisse una recensione più esplicita, e uno schema, da guardare rigorosamente dopo aver visto il film.

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Billions, il personaggio Genderqueer di Asia Kate Dillons, e il binarismo nelle candidature Emmy

Sorpresa di questo 2017 il primo personaggio dichiaratamente genderqueer nelle serie tv.

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Si tratta di Taylor Mason, impiegato genderqueer, che chiede che ci si rivolga a lui senza usare espressioni al maschile o al femminile.
E’ interpretato da Asia Kate Dillon, che aveva avuto una piccola parte in Orange Is The New Black
La serie è Billions, la stagione è la seconda. Il personaggio, entrato come personaggio secondario, è stato rinnovato per la terza stagione e avrà maggiormente spazio.
So che sono un maledettissimo borghese, ma mi fa piacere che il primo genderqueer apparso in tv sia un impiegato (tra l’altro brillante e geniale), e vi sia la tematica del coming out al lavoro. Mi fa piacere anche che non si sottolinei l’orientamento sessuale e che rimanga centrale il tema dell’identità di genere.
E’ anche una grande occasione per iniziare a parlare dell’uso del “loro” per le persone che non si riconoscono nel lui/lei.
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Una cosa che mi lascia un pò perplesso riguarda il fatto che genderqueer continua ad essere identificato con persona xx, di look maschile e non medicalizzata. Non so se questo continuerà a generare confusione nel pubblico, ma almeno aiuta lo spettatore a concepire la possibilità che ci sia una persona di nascita femminile, di aspetto maschile (spesso Taylor ha delle cravatte e vestiario da uomo), che rifiuta che ci si rivolga col genere femminile. E’ già un grande passo avanti.

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Ecco alcuni links che approfondiscono la notizia:
http://www.corriere.it/spettacoli/17_marzo_20/non-sono-ne-uomo-ne-donna-2c3922d6-0cd4-11e7-a6d7-4912d17b7d3e.shtml

http://www.gay.it/primo-piano/news/billions-introdotto-il-primo-personaggio-genderqueer-della-serialita-tv

http://gossip.libero.it/focus/40707390/genderqueer-cos-e-mix-di-uomo-donna-il-nuovo-gender-%C3%A8-un/genderqueer-mix/?type=

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Vista la brillante interpretazione di Asia, ora si parla di una candidatura agli Emmy, e ciò ha creato l’occasione per discutere del binarismo delle candidature nei premi di recitazione, ma non solo.

Inserisco questo estratto tratto da questa fonte

“Ciò che ho appreso attraverso la mia ricerca è che la parola actor, specialmente in riferimento a coloro che recitano in una rappresentazione, si è diffusa alla fine del ‘500 come termine neutro,” ha detto Dillon. “Si applicava a tutti, a prescindere dal sesso anatomico o dall’identità sessuale.” La parola actress, come Dillon ha scoperto, è una derivazione successiva, per definire le interpreti anatomicamente femmine.

Dillon ha quindi scritto una lettera alla Television Academy, per ricevere più informazioni possibili in merito al significato dato alla distinzione tra actor e actress da parte deimembri, per poter decidere con dati alla mano in quale categoria concorrere. Ecco un estratto della lettera:

“Vorrei sapere se, ai vostri occhi, actor e actress denotino l’anatomia o l’identità di genere, e perché sia necessario distinguerli in primo luogo. La ragione per cui spero di poter intraprendere un dialogo con voi su questo argomento è perché se, se le categorie di actor e actress sono, in effetti, atte a rappresentare la miglior performance di una persona che si identifica come donna e miglior performance di una persona che si identifica come uomo, non c’è spazio per a mia identità all’interno di questo sistema di premiazione binario. Inoltre, qualora le categorie actor e actress si riferissero al sesso anagrafico, chiedo, con tutto il rispetto, perché è necessario?”

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Altri approfondimenti sul tema su questi links…

https://www.makemefeed.com/2017/04/09/asia-kate-dillon-apre-il-dibattito-sulle-candidature-genderqueer-agli-emmy-3293767.html

http://www.badtv.it/2017/04/asia-kate-dillon-apre-dibattito-candidature-genderqueer-emmy/

http://www.adnkronos.com/intrattenimento/spettacolo/2017/04/07/migliore-attore-attrice-caso-asia-kate-dillon-apre-dibattito-premi-gender_zUULATSzDuwZvPZRnrKm4N.html?refresh_ce

Intervista a Stefano Ferri: un marito e padre in tacco e gonna

Ho conosciuto Stefano Ferri prima su facebook (era rimasto colpito dalla mia citazione di benvenuto nel profilo: “nasciamo nudi, tutto il resto è travestitismo”), e poi di persona ad uno degli incontri Milk, in cui ha partecipato in quanto amico di una nostra socia e relatrice, Martina Manfrin.

Il blog, come sapete, si occupa di tutto l’universo “gender non conforming”, ovvero di tutte le persone che in qualche modo scardinano il binarismo sociale per cui chi nasce maschio può vestirsi, comportarsi, presentarsi solo come uomo e chi nasce femmina invece solo come donna .

Stefano Ferri, nel suo ribadire che, nonostante i vestiti femminili, rimane Stefano, padre, marito e manager, scardina completamente i dettami sociali, e rappresenta un “fastidio” non solo per gli etero bigotti, ma anche per le persone LGBT binarie e bigotte.

Stefano si definisce crossdresser, ma, diversamente da chi in genere pratica crossdressing, Stefania lo accompagna costantemente, dal 2002, nella sua vita di imprenditore, marito e padre.

In quest’intervista cerco disperatamente di etichettare quest’anima libera, di provocarla con domande sul binarismo dei generi, e in qualche modo, di fare amicizia.

A prescindere dai nomi propri, dalle definizioni, dai vestiti, Stefano è una bella persona, con una vita piena d’amore, circondata da persone che la amano e la accolgono nella sua preziosissima duplice natura, in cui maschile e femminile hanno trovato un equilibrio e un compromesso proprio quando Stefano ha deciso di non rinnegare nessuna delle due parti di se.

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Una tua video-intervista inizia con “Quando sono davanti allo specchio vedo una donna”. E’ una percezione estetica o va anche nel profondo?

Penso che sia un po’ tutt’e due. In fondo nessuno di noi allo specchio vede “la verità”, bensì l’immagine che ha di se stesso. Il mio è un caso limite ma non fa eccezione. E non è solo un fatto di estetica. In nessun modo potrei vedere nella mia immagine una donna se non con l’apporto di tutta la mia interiorità duplice.

Non usi parrucche, protesi, ed è una cosa che apprezzo molto. Credo che ogni sovrastruttura ci faccia sentire “travestiti” da qualcun altro, in un drammatico on/off, mentre un petto piatto, o un capello corto, possono essere femminili, se tali li vediamo e tali li rendiamo con la nostra espressione di genere. Sei d’accordo?

Sacrosanto!

Ti ho sentito usare come nome personale sia Stefano che Stefania, li usi indifferentemente? C’è un significato particolare che attribuisci all’un nome o all’altro?

No, io uso solo Stefano per nominare me. Io sono Stefano. Di Stefania vedete solo i vestiti, il resto è tutto e soltanto dentro di me, compresa la sua voce e le sue parole (per sentire le quali ovviamente mi occorre l’autoanalisi).

La tua è una tematica di identità di genere, di espressione di genere… o la descriveresti in altro modo?

Ho passato gran parte della mia vita finora a capire cosa mi succedesse dentro. Cosa “avessi” dentro. In realtà per quelli come me più che di identità di genere è meglio parlare di “natura duplice”, perché veramente io mi dibatto fra due parti di me: una è Stefano, l’uomo, e l’altra è Stefania, la donna, che sta dentro di me esattamente come in ogni uomo sta dentro una parte femminile ma, a differenza da quello che accade alla dilagante maggioranza degli uomini, vive una vita scissa dall’altra metà, condizionandone a suo modo l’esistenza (cioè prendendo a prestito il corpo di Stefano per vestirsi e ottenere così una sua riconoscibilità e visibilità – altrimenti sarebbe una donna invisibile e questo ovviamente Stefania non lo accetta: a nessuno piace essere invisibile).

Quando descrivi Stefano e Stefania, ne parli come due persone distinte, e per distinguerle spesso usi alcuni stereotipi. Anche alle donne puo’ piacere il calcio, le macchine, i gialli. E forse, in un mondo non binario, gli uomini si metterebbero lo smalto (come fanno certi metallari super etero).

Vero anche questo. Parlo così per semplificare. La mia realtà interiore è già abbastanza contorta di suo, dunque per spiegarla preferisco “volare basso” dove posso.

Esistono tante definizione di autodeterminazione che scelgono le persone “gender not conforming” (transgender non medicalizzati, genderfluid, genderqueer…) Come mai la scelta della definizione “crossdresser“?

Perché è la parola che più facilmente spiega chi sono, senza costringermi a scendere ogni volta nei dettagli di cui sopra, che magari alla maggioranza delle persone risulterebbero stucchevoli o di difficile comprensione. Dicendo “crossdresser” dico sic et simpliciter quello che gli altri vedono: un uomo vestito da donna. Poi, se vogliono approfondire, sono ben felice di farlo.

Proponi l’aggiunta della C all’acronimo LGBT, ma in realtà la T comprende tutto ciò che è “gender not conforming“, ovvero non conforme, per identità o anche solo espressione di genere, alle norme sociali. La C non potrebbe quindi essere compresa nella T?

In generale hai ragione. Però esistono vari tipi di crossdressing. Ci sono crossdresser per libera scelta (spesso per protestare contro le convenzioni sociali), per ragioni professionali (gli attori en travesti), per iniziare un cammino di cambiamento di sesso. E poi ci sono quelli come me. Non ho mai riflettuto sul mio appartenere al gender not conforming, e magari ci appartengo, ma così, d’acchito, mi sembra che esso confligga con la mia duplice natura, che accoglie due nature in se stesse assolutamente conforming, cioè un uomo etero e una donna etero. Ecco perché propongo la C.

Secondo te, perché molte crossdresser, soprattutto attratte da donne, e in vite eterosessuali, snobbano gli LGBT?

Per paura, sicuramente. Questi crossdresser sono magari funzionari di banche o assicurazioni, o hanno ruoli pubblici ecc, per cui stanno molto attenti a non scoprirsi. Non li invidio: le autocensure sono l’anticamera dell’infelicità vera.

A Stefano piacciono le donne. Non è strano. Le persone non conformi di genere, aldilà di quello che si pensi, possono essere attratte da uomini, da donne, da entrambi. Nel tuo caso preferisci dirti uomo etero, donna lesbica, nessuno delle due, o entrambe le cose?

Sono uomo etero. E Stefania è donna etero. Innamorata persa di me.

E se invece Stefano e Stefania fossero innamorat* entrambi della tua splendida moglie?

Stefano lo è di sicuro. 🙂 Di Stefania non sono sicuro. Sono certo, però, che con lei ha alzato il suo controllo su di me, lasciandomi libero di andarci – cosa che ha fatto non più di due volte in tutta la mia vita. Può essere che lo abbia fatto per amore di me, più che per amore di lei. Se mi ama – e mi ama – come poteva lasciarmi all’esclusiva mercé di una donna invisibile?

Come noi persone T elaboriamo il nostro genere, chi ci accompagna (i e le partner) elaborano la loro affettività e il loro desiderio. Sei d’accordo? è il caso di tua moglie?

Di mia moglie penso in realtà una cosa un po’ diversa. Lei mi ha conosciuto che ancora mi vestivo da uomo, ma avevo già abbandonato gli abiti classici in favore di capi parecchio effeminati. Maschili ma effeminati (come era di moda alla fine degli anni Novanta). E le piacqui moltissimo così. Per cui, al di là dell’enorme sofferenza che il successivo irrompere di Stefania ha portato nelle nostre vite di marito e moglie, sono dell’idea che lei avesse “visto” inconsciamente Stefania e, sempre inconsciamente, le fosse piaciuta anche lei. Cioè le fosse piaciuta la mia natura duplice all’epoca ancora in nuce. Solo così mi spiego perché, sia pure nel dramma, non solo non mi ha mai lasciato ma pure ha voluto fare una figlia con me quando ormai ero crossdresser al 100%.

Ti definisci padre e non madre, ma conta cosi’ tanto? magari tu e tua moglie siete semplicemente genitori, e stefania ti rende un genitore dolce, piu dolce di un padre machista e stereotipato. Forse avere dei genitori cosi’ aperti renderà tua figlia una donna adulta in gamba e priva di pregiudizi, non credi? 

D’accordissimo. Il mondo sarebbe migliore se tanti padri e tante madri “risolvessero” appieno la loro natura sessuale e non “passassero” ai figli le loro repressioni. Il bullismo nasce da questo, secondo me.

Ultima domanda, che ti faccio più da musicista che da saggista su temi LGBT…C:
so che ami i beatles. Hai mai pensato, magari da ragazzo, di suonare o cantare in una band?

Sì, ho suonato per due anni il banjo in una band dixieland. Avevo 18-20 anni. Poi ho lasciato perdere e mi sono dedicato alla chitarra classica. Penso che Stefania desiderasse serenate d’amore solo per lei. 🙂

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Transgender e Serie TV

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Nella settimana della pride week il milk ha organizzato l’evento dedicato alla rappresentazione delle persone LGBT nei media, e il giorno prima, all’evento “le persone transgender si raccontano“, la relatrice Laura Caruso ha parlato di come i media presentano le storie delle persone T in televisione.

In passato il Milk ha sviluppato, in un laboratorio cinematografico, condotto da Alessandro Martini e Marco Borserio, una ricerca, che passava dalla fantascienza alla commedia, di tutti i personaggi LGBT e come essi venivano rappresentati prima dell’era Will e Grace. Un esempio molto positivo, tutto italiano, viene dato ad esempio dal figlio gay di un commissario triestino (per maggiori info cliccate qui)
Sia la commedia (i Jefferson), sia la fantascienza (soprattutto Star Trek), avevano fornito esempi di transgenderismo non legati al sex working.
La ricerca condotta allora tralasciava il filone dei telefilm del crimine, perché spesso le persone LGBT non erano valorizzate e “rappresentate correttamente“:

Se mi rifaccio alla mia esperienza, la mia autodeterminazione è arrivata in un periodo in cui facebook non era diffuso.
Al liceo non mi era facile, nel mio paesiello, venire a sapere dell’esistenza degli ftm o della transomosessualità, e gli unico contatti furono il timido invito del transessuale Antonio nel programma di Alda De Usanio chiamato “la scelta”, e le translesbiche di Tutto su mia madre di Almodovar.
Soprattutto il secondo esempio però rimaneva ancorato al sex working e alla sieropositività.
Dovetti aspettare i miei anni universitari per conoscere Max Sweeney, ftm gay di L word
http://thelword.wikifoundry.com/page/Max+Sweeney

Da grande appassionato di telefilm del crimine, devo dire che i telefilm post 2000, americani, a tema “crime“, presentano degli esempi di personaggi transgender davvero significativi.

“Law and order”  in una puntata presenta una piccola mtf , aiutata da una professoressa, anch’essa mtf, che cerca di farsi accettare dal severo padre conservatore.
Appare, come special guest, l’attrice che aveva già impersonato Max Sweeney.
http://www.afterellen.com/general-news/45220-law-order-svu-tackles-trans-issues-with-a-familiar-face

In “The Closer”, il tenente Provenza deve accettare che il suo vecchio collega puttaniere, che ha perso di vista e che deve rivedere per un caso, ha poi transizionato ed è una distinta signora anziana, che gli spiega il fatto che è ancora una filibustiera per quanto riguarda le donne, e che quindi è lesbica!
http://www.thebacklot.com/the-closer-puts-on-latex-funbags-and-a-matronly-dress/12/2009/

In “Cold Case” sono davvero tante le puntate dedicate alle minoranze razziali, alle donne emancipate, e alle persone LGBT. Spicca la puntata in cui Samantha Randall, preferisce definire sè stessa come Sam, veste abiti maschili e chiede per sè il genere maschile, ma non è attratto dalle donne, bensì dagli uomini, e vi è una particolare attrazione col suo migliore amico.
http://coldcase.wikia.com/wiki/Samantha_%22Sam%22_Randall

In “Senza Traccia”, Stephanie è una trans “stealth“, cristiana, che canta in un coro, e, alla morte del padre, decide di riallacciare col suo passato, soprattutto con moglie e figli, avuti nella sua vita passata da uomo etero.
https://it.wikipedia.org/wiki/Senza_traccia

In tutti questi casi, ben lontani dal sex working (adolescenti ftm ed mtf, donne trans in carriera, etc etc), i personaggi rappresentano vittime e dispersi, ovvero è stato deciso dagli sceneggiatori di caratterizzarli come tali.

Sono stati esempi ben costruiti, ben lontani dal pietismo con cui i nostri talk show strumentalizzano le persone trans, facendole apparire sempre piagnone e oggetto della pietà dello spettatore.

Lauren, il transgender ftm che non vuole prendere ormoni

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Lauren Hennessy è un transgender in direzione ftm che non è interessato al percorso medicalizzato. E’ geneticamente femmina, ma è uomo (identità di genere maschile). Ha preso coscienza della sua identità di genere maschile da piccolo.

Non è “solo” una questione di “non voler fare l’intervento“. Non è interessato neanche agli ormoni, tuttavia chiede rispetto per la sua identità di genere maschile, e richiede l’uso di pronomi maschili.

Lauren è eterosessuale. Ha una compagna che non si definisce nè lesbica, nè bisessuale, e sono felici insieme.

“So di essere una minoranza anche nell’universo transgender. Sono un transgender che ha deciso di non fare la transizione, e credo sia importante. Non credo che uno debba essere obbligato alla transizione”.

Modella si reinventa modello, verso modelli androgini

Elliott Sailors, la modella travestita da modello: "Gli uomini lavorano più a lungo"

La bellissima Elliott Sailors, 31 anni, è stata a lungo una modella di successo. Poi si è tagliata i capelli, ha nascosto il seno e ha intrapreso una nuova carriera, questa volta come modello. E da quel momento il successo è diventato planetario. Elliott è diventata un caso dividendo il pubblico tra chi la critica e chi ne sostiene, invece, la spregiudicatezza. E spiega così il suo gesto: “Gli uomini non hanno bisogno di sembrare molto giovani, quindi adesso posso lavorare per molto tempo. Ho sfruttato una di quelle cose per cui stavo male da giovane, i tratti mascolini

Tratto da http://www.repubblica.it/persone/2013/10/26/foto/ellio_sailor_da_modella_a_modello_per_lavorare-69521395/1/#1

Il potere educativo dell’androginia

Avete mai notato che diciamo “un bell’uomo” o “una bella donna“, o bel ragazzo, o bella ragazza, per parlare di estetica?
Ma se diciamo “una bella persona“, stiamo parlando della sua intelligenza o bontà
Il desiderio è sempre solo binario e sessuato…

Eppure ultimamente spopolano i modelli e le modelle androgine, spesso impegnate a sfilare per l’altro sesso.
Sicuramente il loro successo è dovuto alla loro unicità e trasgressione dal modello binario…ma la loro presenza educa, perché comunque se fossero maggiormente diffuse cadrebbero a poco a poco gli stilemi binari del look maschile e femminile.

Non dico che dovremmo diventare un mondo di androgini oppure che tutte le donne dovrebbero abbracciare il ruolo maschile e le gli uomini quello femminile….
Sto solo dicendo che se uomini e donne si sentissero liberi di abbracciare anche solo qualche tratto da stereotipo riservato all’altro genere (estetico o comportamentale), ci sarebbe più inclusione, verso ogni variante dell’essere donna, uomo, o anche altro
.

A questo punto mi sovviene il fatto che in alcune epoche la nobiltà (maschile) indossasse parrucche fatiscenti e tacchi dodici…eppure quello era il modello di virilità dell’epoca…quindi c’era binarismo anche allora, e forse ce ne sarà anche in questo mondo di donne valchirie con una tempia rasata e uomini iper depilati.
Guardare già come le butch dei reality show (Emma Marrone, Alessandra Amoroso, Laura Bono), hanno spinto giovani ragazze etero a rapare le tempie senza
sentirsi minimamente lesbiche o transgender.

Di certo sarebbe difficile oggi immaginare persone che non sono né transgender (che hanno motivi di identità) né omosessuali (che hanno motivi di ruolo), trasgredire cosi’ tanto l’estetica canonica maschile/femminile. C’è da dire che attualmente molte caratteristiche estetiche sono radicate in un richiamo a un genere o all’altro, quindi le persone “non LGBT”, di solito, provano una repulsione per queste “devianze“.

Non dico che un domani vedremo uomini e donne etero cisgender andare in giro come i personaggi  in foto qui sotto, ma ci sono infinite vie di mezzo.
C’è anche da dire che questo è un discorso solo estetico, ma l’estetica è lo specchio della cultura dei popoli, e fa da indicatore del cambiamento.

Che dire? ai posteri l’ardua sentenza…ecco la carrellata di androginia…

Harmony Boucher

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Casey Legler

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Simone Cucuzza

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Andrej Pejic

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Bryce Jamison

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Antonella Lo Coco, X Factor
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