National Geographic e identità di genere

“Che peccato, dovreste rimanere uniti”

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Tempo fa un ragazzo che aveva collaborato animando la pagina facebook legata al blog ha smesso di collaborare con me.

Sapendolo, alcune persone eterosessuali hanno scritto “Che peccato, dovreste rimanere uniti”.

A parte l’odiosissimo noi/voi, che si percepisce da quel “dovreste”, io credo che in questi casi, involontariamente e inconsapevolmente, si pecchi, anche se in buona fede, di discriminazione.

Due persone non devono “rimanere unite” solo perché sono entrambe nere, antibinarie, trans o altro. 
Così come gli etero cisgender sono tutti diversi e si aggregano per affinità, dovrebbero farlo anche gli appartenenti alle minoranze

Voi cosa ne pensate?

 

 

Senza Parole

A un amico colto con cui ho una “relazione epistolare”:

“…e quale altro segreto mi confesserai adesso?”  (gli ho detto come battuta mentre parlava di alcuni suoi retroscena spirituali)

Risposta che non merita commento (ha da poco saputo che sono T e ne sembra ossessionato…fino a ieri però ero un giovane promettente…)

“che mi piacciono i trans. no scherzo. figurati se mi piacciono”

Risposta mordace

“Tranquillo, tu non piaceresti loro”

Risposta

“Tanto quelli se gli dai i soldi si fanno piacere tutto e tutti”

Sebbene questa frase, così qualunquista e violenta, e indegna se pronunciata da un uomo “di cultura“, non meritava risposta, ho cercato di far capire a questa persona che non deve confondere i viados (che poi è orribile dover usare questa parola così dispregiativa) con le persone transessuali, ma ha detto che “gli stava bene essere ignorante sul tema trans“, come se ne fosse sporcato.
Vi immaginate se questa battuta che ha fatto sui trans fosse stata fatta sulle donne? Ma ovviamente se viene fatta sui trans passa inosservata…

Ad ogni modo, da oggi ho un amico in meno su facebook.

 

Se fossi in …me

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Se potessi descrivere il meccanismo di discriminazione, e cosa lo causa, individuerei il problema nella erronea proiezione.

Esempio

ETERO DICE: “io non li capisco i froci, io non lo prenderei mai nel culo”
GAY DICE “io non capisco i bisessuali, non mi scoperei mai una donna”
BISEX DICE “sono tutti degli ipocriti, l’istinto bisessuale alberga in tutti, io ad esempio…”
TRANSESSUALE DICE “non capisco quelli che non transizionano, io non ce la farei”
FTM DICE “non capisco questi trans incinti, io non ce la farei”
GAY DICE “non capisco i trans, se mi sentissi donna non cambierei il mio corpo”

il “se fossi in lui” è in realtà  un “se fossi in me“….ma il problema è che “tu” non sei “lui“…eppure quando vieni a conoscenza che lui esiste, ti devi per forza chiedere come ti sentiresti nella sua situazione, e cosa faresti..ma non lo sei…quindi le tue proiezioni sono inutili. Chiacchiericcio della domenica.

Il problema è che si passa in fretta da “io non ce la farei” a “allora lui non è come meallora lui non è come me“…quindi il transessuale dice che “chi non transiziona” evidentemente “sta bene col suo corpo“.
Il gay dice che sicuramente il bisessuale è un gay che ha paura di definirsi gay.
L’etero passa da dire “io non lo farei mai” a “neanche lui (il gay) lo deve fare!”.
E il transessuale arrabbiato insiste che l’ftm incinto in realtà non sia un “vero” trans.
Potrei continuare all’infinito, ma non voglio tediarvi la notte di “natale”:

Alla prossima

Qualche provocazione….

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Perché sono molto di più le attiviste lesbiche che gli attivisti gay a “dimenticare” la causa trans (come anche la causa sieropositività tra l’altro)?

Perché sono proprio gli appartamenti a identità più sconosciute e su cui ci sono più pregiudizi (trans, bisessuali) a “non volersi definire”? Proprio loro che potrebbero valorizzare la loro causa con la loro visibilità e presa di posizione

Perché si dice che la “femminilità” sia innata e che la donna sia “femminile per piacere a se stessa“, ma poi quando una donna non lo è si pensa subito che sia lesbica (quindi che non abbia bisogno di piacere all’uomo)?

Perché, appurato che il binarismo nasce dall’omofobia (la donna e l’uomo devono essere il più possibile differenziati, anche nell’estetica, per non toccare il tabù dell’omosessualità e dell’attrazione per il simile) ma molti attivisti della causa gaylesbica si definiscono fieramente binari odiando le nostre “perdite di tempo” antibinarie?

Avrei una risposta per ognuno di questi quesiti…ma preferisco ascoltare le vostre risposte…

Parlare di LGBT senza parlare di sessualità

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Un problema che mi pongo quando vado in giro per l’italia (anche in provincia) a parlare di ruoli, stereotipi, identità di genere, sessualità, è parlarne senza fare riferimento alla sessualità.

E’ una sfida difficile, perché infondo la divisione iniziale in uomini e donne (divisione sociale) viene fatta proprio usando come “discriminante” l’organo genitale.

E la discriminazione per orientamento sessuale viene fatta in relazione alla persona con cui fai sesso (ok, ok che ami…).

La domanda è…quando mi trovo a parlare con associazioni di genitori, alle scuole, in provincia, in realtà legate a movimenti religiosi, come posso farlo senza tirare in mezzo la sessualità?

Lo stesso discorso quando si parla di ruoli…come posso escludere l’argomento che poi è la causa della discriminazione?

L’attivismo LGBT e il problema della comunicabilità all’esterno

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Oggi voglio parlare di un punto “dolente” dell’attivismo LGBT: la comunicabilità.

La causa omosessuale ha una comunicabilità semplice:
– il nome dell’associazione contiene la parola gay o lesbica o omosessuale
– il nome del progetto contiene l’argomento orientamento sessuale
– le battaglie sono due: matrimoni gay e legge contro l’omofobia.

Poi nasce l’esigenza di un movimento unico: LGBT
Gay e lesbiche, a quel punto, iniziano a vedere tutti gli altri come zavorre. quindi la b è un problema perché non vogliono ereditare i pregiudizi verso i bisessuali, e poi “non ho mai visto un attivista bisex!“.
I trans sono un problema perché devi aggiungere “identità di genere” e “le leggi che chiedono sono diverse“.
E poi un’associazione LGBT contiene la parola “LGBT” che “nessuno sa cosa significhi, all’esterno” e soprattutto “per esteso è lunga” ma se vuoi usare un sinonimo cosa usi?
queer? arcobaleno? rainbow? l’arcobaleno l’hanno usato pacifisti, sinistroidi..cani e porci.

C’è anche un problema di ignoranza.
In diversi “ring” di associazioni, di cui alcune erano LGBT (ovvero avevano tra gli obiettivi di attivismo tutte e 4 le realtà, nonché spesso anche soci B e T), ci si lamentava di “dover perdere tempo in battaglie T quando non c’era un’associazione T”: era quindi necessario che ci fosse una associazione che percentualmente aveva, non so, il cinquanta per cento più uno di tesserati T? (si sa quanto le persone T soprattutto non rettificate amino fare tessere..)

E da un noto attivista milanese, ma di fama nazionale, ho dovuto persino sentire:
 “ma che volete voi trans? una legge l’avete. dopo la rimozione di pene e vagina, potete cambiare sesso sui documenti e finalmente sposarvi”
E quindi ho dovuto rispondere dicendo
“anche voi gay e voi lesbiche potete sposarvi. infatti è ben noto che i gay possano sposare le lesbiche, per la legge italiana”
Del resto credo che purtroppo alcuni di loro, soprattutto di stampo anni ottanta, siano convinti che le persone t siano
“gay e lesbiche che non si accettano, e vogliono diventare etero per sposarsi”…

Il problema della comunicabilità viene sempre fuori quando si vuole tagliare fuori le minoranze da una battaglia già complessa…
Estendo a voi il dibattito su possibili soluzioni o alternative