Quanto dà fastidio ad alcuni gay che gli ftm siano desiderabili per altri gay?

Oliver

Un amico mi ha inoltrato un commento che pare sia stato rivolto, per vie traverse, in una lista a tema queer ma che di fatto è binaria, al mio precedente articolo.
L’articolo era la trasposizione per iscritto del mio intervento all’evento “pansessualità e bisessualità”, in cui si parlava degli orientamenti eteroaffettivi “non trans-escludenti, ovvero delle persone (lesbiche, uomini etero) attratte da donne che non escludono le trans mtf e delle persone (donne etero, uomini gay) attratte da uomini che non escludono i trans ftm.

A sentirsi urtati dal disquisire di questo non sono stati nè le donne etero, nè gli uomini etero, nè tantomeno le lesbiche (che si stanno mostrando molto aperte e interessate al mondo delle trans e del transfemminismo e translesbismo): la lamentela è ovviamente partita da un gay.

Mentre il mondo si evolve e ormai sempre di più gli attivisti omosessuali sono sensibili alle tematiche T, rimane uno zoccolo duro di giovani universitari devoti ai vecchi attivisti, in un rapporto di devozione tutto maschile cis, in cui si organizzano simposi culturali che strizzano l’occhio a quel mondo antico tanto rimpianto in cui l’omosessualità era lecita ma la misoginia dilagava ed era data per scontata.

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Ecco il commento:

Questo articolo è un capolavoro. È l’incarnazione letterale dell’espressione: “discutere del sesso degli angeli”. I protagonisti, infatti, sono talmente angeli da lasciare i corpi in secondo piano, gli antagonisti sono diabolici gay discriminanti. Dal momento che non vogliono darlo a chi tra le gambe ha una vagina, ecco che stanno discriminando perché troppo legati al carnale (e la carne, si sa, è Regno di Satana).
Far notare che nel frattempo le prostitute transessuali vengono ammazzate, che in Italia non c’è la piccola soluzione, e che il matrimonio gay ce lo scordiamo ancora per dieci anni sarebbe veramente triviale, stupido e piccolo borghese. Di conseguenza, di fronte a tali raffinate questioni io mi ritiro a leggere Ockham e mi taccio.

Divertiamoci a fare l’analisi del testo, come fosse una poesia di Cecco Angiolieri

Questo articolo è un capolavoro (sarcasmo).
È l’incarnazione letterale dell’espressione: “discutere del sesso degli angeli” (ovviamente se si parla di trans si parla di sesso degli angeli e di cose inutili, inutili ad un gay che sente e pretende come unica tematica quella degli uomini biologici attratti dagli uomini biologici e trova superfluo il parlare di altro).
I protagonisti, infatti, sono talmente angeli da lasciare i corpi in secondo piano, (l’analfabeta funzionale deve essersi perso il passo in cui si diceva che un’attrazione per un corpo androgino non è affatto asessuata, e che percepirla come tale significa screditare, in modo “pacatamente” transfobo, chi è attratto dall’androginia, e anche la bellezza stessa delle persone androgine e gender non conforming, che secondo questi binari non possono essere oggetto di desiderio, non tanto per se stessi, cosa che sarebbe comprensibile, ma neanche per altri)
gli antagonisti sono diabolici gay discriminanti.(in realtà il lettore distratto non si è accorto che si parla anche di ftm gay, o di gay in coppia con ftm, ma ovviamente per lui nessuno di questi due casi è un “gay“. si tratta ovviamente in un caso di una donna etero, nell’altro di un uomo etero, quindi il cattivo gay è quello che schecca e scappa quando sente la parola “vagiàaaina”!!!)
Dal momento che non vogliono darlo a chi tra le gambe ha una vagina,
(il gay che scrive mette talmente tanto al centro il suo pene, che è davvero convinto che tutta letteratura pansessuale e dedicata agli orientamenti non binari sia tutta una macchinazione atta a convincere gli omosessuali attratti solo dal fallo, quindi una parte degli omosessuali, a “dare” l’uccello a chi ha la vagina, magari con una bella penetrazione vaginale, essendo loro non abbastanza dotati di immaginazione da comprendere i tanti modi in cui un uomo ftm può dare e provare piacere, e fermi all’idea che sesso sia “infilare una chiave in una toppa“)
ecco che stanno discriminando perché troppo legati al carnale (e la carne, si sa, è Regno di Satana).(deve essersi perso la parte in cui si diceva che l’attrazione che i partner delle persone T provano per le persone T è tutt’altro che platonica)
Far notare che nel frattempo le prostitute transessuali vengono ammazzate,(a parte l’uso della vetero-parola transessuale in luogo di transgender, ecco il momento del benaltrismo, scommetto che lui impiega il 90% del tempo del suo attivismo a salvare le trans dal femminicidio)
che in Italia non c’è la piccola soluzione, (a parte che l’attivismo T non usa da un decennio il concetto di “piccola soluzione“…se seguisse il blog o le attività dell’associazione che ha proposto l’evento relativo all’intervento contestato saprebbe che si è estremamente sensibile alla rettifica anagrafica delle persone non medicalizzate)
e che il matrimonio gay ce lo scordiamo ancora per dieci anni (quindi si deve parlare sempre dei gay cisgender e dei loro problemi?)
sarebbe veramente triviale, stupido e piccolo borghese. (come se l’autore del blog fosse un punkabbestia comunista che taccia tutti d’esser borghesi, e non uno che guadagna molto più di questo simpatico gay pontificatore)
Di conseguenza, di fronte a tali raffinate questioni (che non ha l’intelligenza di capire) io mi ritiro a leggere Ockham e mi taccio (appunto, se consideri superfluo questo articolo e la sua tematica, perché sei venuto a rompere le scatole?).

Probabilmente questi sono quelli che considerano di cattivo gusto l’etero medio e buzzurro che dice “ahò, come se fà a prendere er cacchio, a me fa specie”.
Non hanno torto a definire omofobo questo eterello, ma poi loro stessi scheccano schifando la vagina (questo però non viene visto come misogino o “eterofobo“, perché alle minoranze si perdona tutto….)
http://www.mirror.co.uk/news/world-news/its-like-partially-deflated-balloon-7210095

Concludendo….Tutto questo ha senso precisarlo se l’articolo fosse rivolto a criticare chi ha un orientamento binario e non a parlare di chi invece ha orientamenti non binari.

E anche se fosse, come mai si sentono così tanto toccati i gay? e non le lesbiche, i e le etero?
Quale tematica smuove in alcuni gay il fatto che un ftm gay possa essere oggetto di attrazione per un gay cisgender? Cosa lo disturba nel fatto che ciò succeda? Paura della competizione?

Forse dovrei evitare di rispondere agli imbecilli che vogliono rimanere anonimi, oppure agli anonimi che vogliono rimanere imbecilli…

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Ora siete convinti che sono trans?

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Nella mia vita di transgender non medicalizzato ho messo da parte l’idea di passare come uomo biologico.
Non che non succeda, ma è cosa abbastanza rara e comunque passo come ragazzo molto giovane.

Quello su cui mi sono sempre dovuto concentrare è stato convincere gli altri che “almeno” fossi trans, ovvero che non fossi una donna biologica cisgender (eterosessuale, bi, lesbica non importa).

Per farlo, dovevo sempre tenere un ineccepibile look maschile, dovevo sempre essere fasciato come una mummia, e portatore di una meravigliosa sfumatura alta anni trenta.

Al piccolo sgarro, le certezze delle associazioni lesbiche o di genitori di figli gay erano infrante, e cosi’ dovevo stare attento, prenotare per tempo il mio “ripetitivo” taglio dal barbiere Said sotto casa, per evitare che un centimetro di capelli generasse sgomento, distruggesse le sicurezze, rischiasse di non rassicurare tutte le persone, LGBT e non, ma soprattutto LGBT, che avevano bisogno, non avendo prove mediche, almeno di prove estetiche per avere la garanzia che io fossi realmente un “disforico, e che erano pronti a fomentare i loro dubbi sui T non medicalizzati, a carpire ogni segnale di ripensamento, di ritorno ad una vita al femminile, ad un amore per il proprio corpo e per un’estetica femminile.

Ho passato anni a privarmi di ogni vezzo estetico, anche di quelli unisex, che pero’ potevano generare confusione.
Un tempo ero metallaro, le unghie con lo smalto nero (solo in una mano), ciondoli esoterici al collo, capelli lunghi fino ai piedi, erano normali per me e per il mio batterista spaccapatate* e ruttatore. Ma ora non potevo più permetterlo.

Senza un ormone che ti cambi i connotati, come puoi dimostrare alla società che sei convinto e fermo nel tuo intento di viverti e vivere al maschile?

Un ftm non medicalizzato, diversamente da una mtf non medicalizzata, non può trasmettere cio’ che è (trans) attraverso il vestiario, perché ormai sono pochi i capi di abbigliamento che trasmettono incontrovertibilmente un desiderio di essere percepito come uomo.
Questo sarebbe di per se un bene, se l’apparente libertà estetica della donna non fosse sempre piena di se, piena di ma, e comunque circoscritta alla frivolezza della moda, dell’ammiccamento, e quindi solo all’apparenza (ben diverso sarebbe se una donna biologica cisgender pretendesse un trattamento pari all’uomo che va al di là dell’indossare un’ammiccante cravattino che scende in modo sexy giù tra i seni).

Un ftm non medicalizzato deve fare uno sforzo muscolare per il proprio passing non tanto come uomo biologico, ma come ftm credibile stesso, e questo sforzo crea un cortocircuito tra ciò che egli vuole e come egli deve apparire per essere trattato come vuole, persino dalla comunità LGBT stessa, anzi direi soprattutto da essa, perché paradossalmente gli eterosessuali sono talmente abituati al binarismo e disinformati su tutto l’apparato di transizioni, percorsi, etc etc che , se decide di accettare la cosa, mette da parte tutte le istanze sui cavilli estetici a prova del fatto.

Forse una fine trash per questo articolo cosi’ ricercato: ma se po’ ccampà così?

*L’autore vive in ambienti triviali, a contatto con bulli, bestemmiatori, misogini, persone scurrili, e quindi replica questo linguaggio per enfatizzare i concetti e non in quanto complice di questo clima maschilista ed omotransfobico

Riflessioni sul passing

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In questi giorni ho riflettuto sul passing e cosa intendiamo quando usiamo questa parola.
Il passing è la capacità di una persona transgender di sembrare del sesso opposto a quello di nascita, ovvero del sesso relativo al proprio genere d’elezione.
Ho scoperto che il passing non riguarda solo la persona, ma anche e soprattutto il contesto.

Mi soffermo sul caso di una persona transgender non medicalizzata o medicalizzata da poco, in direzione female to male. Se questa persona si trovasse in provincia, dove il look di uomini e donne è molto binario, o se si trovasse a contatto con persone anziane, o fuori da tutti i giri LGBT, poco abituati a vedere lesbiche mascoline, quel ragazzo avrebbe un’alta possibilità di essere scambiato per un ragazzo biologico.
Facendo un esempio tratto dal mio vissuto, paradossalmente sono passato come ragazzo biologico a bolzano, sia con ristoratori di mezza età, che con adolescenti sull’autobus, sia ad un evento di azione cattolica, dove io e il mio amico Leonardo (andati lì per ragioni di attivismo), siamo stati percepiti entrambi come ragazzi biologici (ma solo lui lo è).
La cosa divertente è che paradossalmente si passa in ambienti più binari, ambienti dove magari, se sapessero che sei un ragazzo non biologico, non supporterebbero per nulla i tuoi diritti.

Non sempre però la dinamica è questa. Mi è capitato che io apparissi come uno dei tanti ragazzi gay (biologici) in associazioni LGBT come il Milk, dove chiaramente sono presenti esempi di maschilità molto diversi (anche efebi, effeminati, etc etc), ma che in ambienti machisti in cui l ‘uomo medio è un tatuato che parla di calcio e figa, e la donna media volteggia in tacco dodici, i presenti, avendomi conosciuto, per ragioni di collaborazioni dove c’erano di mezzo i miei documenti, come di sesso femminile, mi considerassero donna in automatico, un pò per la conoscenza precedente dei documenti, un pò perchè una figura come me in quell ‘ambiente viene vista come lontana dall ‘uomo, seppur strana come figura femminile. Di contro basta che arrivi, sempre in quello stesso ambiente, uno o una nuova a cui non vengo presentato al femminile, per far si che a prima vista si convinca che sono uomo (con successive ed imbarazzanti gaffes e commedie degli equivoci).

Influente è anche con chi la persona si accompagna. Faccio un esempio: in questi giorni è stata a milano mia madre, e abbiamo girato per comprare un televisore e uno scrittoio. Vedermi accanto a questa giovane madre, molto femminile, e molto materna (mi tratta come se fossi ancora teen ager), ha creato in tutti, ma proprio tutti, i venditori con cui siamo entrati in contatto, l’illusione che io fossi uno studente universitario, figlio di mia madre, ed alcuni di essi addirittura hanno sottolineato alcuni stereotipi, ovvero che è normale per un ragazzo volere un televisore al top, come per la loro moglie avere un frullatore al top (*_*).

Questi sono esempi di passing che avvengono prima che la persona si presenti con un nome coerente col genere d’elezione o magari usi su se stessa il genere d’elezione, o che qualcun altro lo faccia sulla persona t in presenza dell’estraneo.
Altre dinamiche legate alle possibilità di passing sono legate a queste suggestioni. Se la persona di aspetto ambiguo arriva in un ambiente con degli amici che la conoscono e l’appellano col genere d’elezione, le persone estranee, anche colte da dubbi relativi alla sua ambiguità fisica, soprattutto se poco esperte di mondo transgender ( e in particolare transgender ftm), tenderanno ad assecondare la percezione di genere già introdotta da chi conosce la persona.
Per questo è importante che in un ambiente sociale la persona T venga tesserata e accolta come da genere d’elezione, per confermare e rafforzare la percezione del gruppo del genere della persona T.

Sempre tornando al passing rafforzato da chi accompagna la persona trans, passo molto facilmente se sono in compagnia di donne, sia transgender che biologiche, o fidanzati o filarini molto effeminati e giovani (in quel caso come giovane gay anche io), o in generale se mi accompagno con ragazzi sotto i trenta (ad esempio se andassi in giro con mio fratello, universitario, e ci percepirebbero come ragazzi etero coetanei, amici), ma ho difficoltà a passare se mi accompagno di un partner magari gay o bisex, ma dalle sembianze virili (dieci anni in più di me, o, semplicemente, bear). L’occhio dell’osservatore è talmente abituato a voler vedere coppie etero, che se vede una coppia in cui un* dei due ha un aspetto ambiguo, tenderà a vederlo di sesso opposto all’altr*, quindi è ovvio che venga più facile vedermi come la moglie del barbuto peloso che l’efebuccio dei gaybear.

Andrebbero fatti discorsi diversi se si parla di ftm o di mtf.
Ad esempio una mtf potrebbe essere percepita come un uomo effeminato, come una persona trans o trav, o come una donna biologica, mentre, a causa della grande ignoranza che c’è verso le persone ftm, spesso la persona viene percepita o come donna mascolina/trasandata/lesbica o direttamente come un ragazzo biologico (magari molto giovane), ma raramente viene percepito come “ragazzo trans”.

Ci sarebbero molte riflessioni da fare sul passing. E’, da un punto di vista di battaglia antibinaria, scandaloso che basti spogliare un corpo xx di qualsiasi orpello socialmente femminile per farlo “passare” come un corpo di giovane ragazzo. A che livelli di binarismo sociale siamo se accade spesso e volentieri questo? Il corpo in questione potrebbe essere quello di un garazzo ftm all’inizio, ma anche di una donna androgina, non avvezza al look tradizionalmente femminile, che potrebbe, involontariamente, “passare” come ragazzo, e magari, da donna emancipata, sentirsi offesa da cio’.
Ma il fatto che il binarismo sociale aiuta le persone transgender a “passare” è, in senso utilitaristico, una manna dal cielo, per persone transgender che non vogliono ultimare o fare la transizione medicalizzata, o che comunque rimangono androgine nonostante la tos.

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Che fretta c’era, maledetta parrucchiera!

Volevo un taglio semplice, cantavano “Gli atroci“, gruppo metal underground, che narrava il dramma di un ragazzo capellone, a suo modo antibinario ed anticonformista, nell’andare dal barbiere, e trovarsi tosato “come moda comanda“.

Drammi simili vive un transgender ftm non medicalizzato (ovvero una persona biologicamente xx, femmina, di identità di genere maschile, che quindi vuole apparire come un ragazzo, coerentemente con la sua identità mentale)

Da anni provo a cambiare “artigiano“, ma i risultati sono disastrosi.

Se quando una persona con uno scarso passing può andare a comprare accessori e vestiti dicendo di comprarli per qualcun altro, coi capelli si deve per forza sottoporre l’artigiano al “traumadi fare, a colui che gli appare come una donna, un taglio da uomo (o viceversa)
Le resistenze psicologiche a tale operazione sono notevoli, tanto che spesso riscontravo un miglior passing a distanza dai tagli (quindi, paradossalmente, quando avevo i capelli più lunghi), rispetto al momento del taglio fresco, a causa del fatto che i parrucchieri (e persino i barbieri) che avevano visto in me un corpo femminile, avevano, contravvenendo alle mie direttive, cercato di femminilizzarmi, volumizzando, tagliando i capelli in modo che apparissero con una linea femminile, creando simpatici ciuffi da fatina sulle basette, o annullandole proprio, proponendo odiosi vezzi asimmetrici…

Questo limite l’ho riscontrato sia nei miei tentativi di propormi in saloni unisex, dove mi confrontavo con operatori poco abituati ai tagli maschili (non avevano neanche le lame per pulire il collo e le basette), sia nei miei tentativi di propormi ai barbieri (col rischio di vedersi davanti un veto totale tipo: “scusa ma non faccio le donne…dopo una risposta come questa cosa rimane da dire? spiegare che sono transgender?).

Qualche risultato migliore con i parrucchieri etnici, ma solo per ritocchi semplici, visto che si presentano due problemi: il primo è quello igienico (e non per pregiudizi, ma perché li ho visti lavorare), l’altro è un problema di comprensione (una cinese continuava a ripetere “solo sotto“, facendomi capire di aver capito, mentre mi tosava l’intero cranio e io, senza occhiali, appuravo l’accaduto troppo tardi).

In parrucchieri unisex ho spesso riscontrato il loro bisogno di potermi rendere, se non femminile, almeno, eccentricA. Forse per incapacità tecnica, o forse per volontà di rendermi alternativA, mi fanno spesso contrasti (non richiesti), tra parti lunghe e parti “tosate” in stile donnina strana punkabbestia , paggetto di versailles o Giovanna D’Arco dei poveri.

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Ricordo,  in modo allucinante, un parrucchiere che, “considerandomi un taglio semplice”, mi aveva affidato a una principiante, dicendole davanti a me, quasi rassegnato, “li vuole cosi’, che ci possiamo fare“, disapprovando apertamente ciò che avevo chiesto.

Infine, essendo io esperto barbiere e parrucchiere per passione (taglio i capelli a tutti i miei ex e anche a diverse persone LGBT), ho anche provato a tagliarmeli da solo, ma è davvero difficile un risultato armonico e di impeccabile esecuzione, anche con gli specchietti “retrovisori” in bagno, visto che ho sì un’idea ben precisa di come voglio apparire, ma di contro sono anche un perfezionista e soffro a vedermi auto-infliggermi tagli imprecisi.

Rimane quindi il dramma, espresso nel demenziale e tragicomico oggetto del post 🙂

L’esperienza transomosessuale a confronto con quella omosessuale

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Quante volte mi è capitato che il mio fidanzato (omosessuale antibinario, o bisessuale più polarizzato verso gli uomini) mi portasse a cena con amici gay (suoi o comuni) e io mi sentissi intimamente a disagio…

Sia chiaro: qui non c’entra né il fatto che loro non mi includessero (anzi, alcuni di loro spesso si dimenticano che sono trans e se ne escono con domande sul “se” ho fatto meno il militare), né il passing.
Una persona ftm gay non ha il passato di un omosessuale cisgender.

A questo punto potremmo perder tempo precisando che anche il passato degli omosessuali tra loro, e degli omosessuali VS i bisessuali è diverso, e sarebbe di certo vero, ma quello che è sicuro è che io non sono stato pestato perché baciavo un compagno di banco, non sono stato pestato perché effeminato (ma semmai bullizzato in quanto troppo maschile, esperienza che mi avvicina più ad una lesbica butch che a un gay effeminato), non schecco, non mi attraggono quei tipi di gay che rappresentano delle icone nella subcultura gay e camp (il bear obeso, pelosissimo e calvo, ad esempio).
Quante volte, guardando tutti insieme pagine di gayromeo, sentivo la mia diversità, non trovando per nulla attraenti i soggetti per cui volavano urletti a casa degli amici dei miei ex!

E quella diversità di percorso spesso non viene vissuta come un valore aggiunto, ma come una separazione. Genera un senso di esclusione dal “compagnonaggio” e dal cameratismo che si crea tra “uguali“, tra persone che si aggiungono su facebook, tengono a “regole non scritte” di una subcultura a cui, anche si facesse una transizione completa di pene funzionante, non si fa parte per motivi “fisiologici” e “storici“.

Questa riflessione, di per se molto “settoriale” (riguarda un ftm gay e il suo rapporto col la subcultura identitaria gay) apre a mille riflessioni che escono dal solito e martellante argomento del passing, perché anche una donna trans operata e con un ottimo passing, se lesbica, se fidanzata con una lesbica, e in una comitiva di lesbiche militanti, che magari non hanno mai visto un pene, che hanno avuto determinate esperienze infantili e giovanili di discriminazione e sessismo, possono portare un’esperienza totalmente diversa da quella della “passabilissima” translesbica sopra citata.

Esiste un “passing” psicologico?
Si puo’ desiderare di “passare” per qualcuno che ha avuto un vissuto diverso? e , se si, a che pro?
E perché abbiamo bisogno di sentirci parte del gruppo?

Crossdressing e Travestitismo F to M : perché non esiste?

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Da anni frequento, per affetto e simpatia, un forum di trav e crossdresser.
Non mi ritengo nella loro condizione, perché la mia è una tematica di identità di genere, e soprattutto che si manifesta “full time”, ma qualche tempo fa riguardavo vecchie foto di me ragazzin* che, con parrucche “coi capelli corti”, mi vestivo in giacca e cravatta e mi facevo le foto.

In quegli anni avrei voluto confrontarmi col mondo crossdresser, e l’ho anche fatto, ma ho trovato solo persone in direzione Mtf, inserite spesso in forum e “comunità di supporto“, che mi hanno sì accolto, ma come “mascotte” (quindi rappresentavo comunque un diverso da loro).

Molte di loro ora sono amiche accettatesi come transgender, altre sono amiche rimaste crossdresser e a cui voglio un gran bene…ma rimane in me violento l’interrogativo: perché non esiste un travestitismo/crossplayng in direzione ftm?

Forse dipende dal fatto che travestirsi “da donna” rimane ancora facile e inequivocabile (anche per un uomo calvo di un metro e novanta), quando tacco, trucco e parrucca rappresentano ancora simboli femminili, e per quanto la trav non passi, è chiaro che sia “vestit* da donna“.

Se invece una persona di biologia femminile si veste “da uomo”, passa inosservata, visto che ormai quasi tutti gli abiti sono unisex, e anche quando si veste in cravatta, viene scambiata per una goliarda, o per una lesbica.

Quando parlo di fenomeni trav e crossdressing parlo proprio di travestitismo fetish o crossdressing organizzato in gruppo di amici, tutti cross, che fanno cose insieme, tipo giocare a canasta in una villa in campagna, con gilet, sigaro e cappello da gangster, usando nomi maschili…cose del genere.

Il “travestitismo” ftm può sopravvivere al massimo (ma non lo considero speculare al fenomeno trav e cross mtf) come forma di “arte” nel fenomeno drag (drag king in questo caso), come laboratorio e metamorfosi, ma non esiste un fenomeno vero e proprio di travestitismo, nè fetish, nè più legato al crossdressing.

Che poi esistano donne che fanno “crossdressing” tutti i giorni, passando come donne trasandate, lesbiche, o sbarazzine, questo è palese, ma non passano come trav, sono comunque donne vestite da “donne“, anche se sono vestite da “un altro tipo di donna“.

Ma rifletterei sul perché le persone nate femmina non sentano l’esigenza di crossdressing. O forse non hanno spazi per vivere quest’esigenza.
E’ anche vero che io crossdresser, in qualche esperimento giovanile, lo sono anche stato, ma io sono transgender, quindi sono una persona di mente maschile, mentre io non riesco a capire perché non esistano crossdresser xx, femmine e donne, ma col “vizio” del vestirsi da uomo e fare uscite con altri amici cross in cui vengono trattati come tali.

“Diventare” uomo, “sentirsi” uomo…

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Molti ragazzi e ragazze, etero e non etero (persino attivisti/e gay e lesbiche), mi chiedono se un ftm “si sente” uomo.

Io ci tengo a precisare che un ftm, come una mft, non “si sente“, ma è.

Spiego la differenza:
il matto del cottolengo che “si sente” Napoleone, in effetti, senza ombra di dubbio, NON è Napoleone, neanche psicologicamente. Non è di identità di genere “napoleonica”…

Un ftm ha realmente un’identità di genere maschile, anche se non è “maschio”.
E’ uomo, ma non è maschio.

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Qualcuno a questo punto, quando parla di transizione, usa il termine “diventare uomo”.
E’ scorretto: l’ftm è già uomo.

Poi allora si correggono dicendodiventare maschio“….ma anche questo è scorretto.
La transizione non rende maschio un soggetto xx.  Lo rende simile al maschio, esteticamente e anche funzionalmente, socialmente, e (in italia con la rimozione degli organi riproduttivi), anche legalmente.

Dopo quel momento, dopo la “garanzia di sterilità” e il cambio dei documenti, l’ftm diventa, per la legge italiana, maschio. Maschio sterile che può adottare, con una moglie. Maschio che può sposare civilmente una donna. Ha i diritti del nato maschio.

Chi ha un’identità di genere maschile è un uomo, ma non un maschio biologico. Alla luce di questo, “sentirsi” uomo e “diventare” uomo sono semplificazioni errate.