Archivio per la categoria ‘RIPORTATO DA FONTE WEB’

Appuro solo adesso che questo post sta facendo migliaia di visite a causa delle condivisioni facebook,
anche in forum cattolici, di sostenitori del fatto che esiste un’ideologia gender e “omosessualista”,
insomma…da gente di opus dei, sentinelle in piedi, CL e similari.
Vi informo che questo è un blog di un attivista per la laicità, la libera espressione di genere, i diritti GLBT.
Sono un ragazzo transgender ftm e sono presidente dell’associazione http://www.milkmilano.com.
Spero che chi è capitato per errore su questo articolo abbia la capacità di leggere il blog nel suo insieme, per capire anche la posizione presa in questo post.
E ora a voi l’articolo, con le mie opinioni sul caso.

La stampa non si occupa della direzione “female to male”. Tutto ciò che nasce femmina è di poco interesse. Lesbiche, ftm, drag king, travestitismo, crossdressing, non sono interessanti, perché tutto ciò che interessa, o al limite scandalizza, riguarda chi nasce maschio, e “rinuncia” alla condizione privilegiata di maschio eterosessuale virile.

Sicuramente per le persone transessuali o transgender ftm, così in difficoltà a spiegare la propria situazione, visto che il fenomeno è volutamente ignorato, il fatto che escano fuori nomi di personaggi famosi noti, amati, e “belli”,  rende tutto più semplice, anche se qui si sta parlando del caso di un minore, e questo complica le cose, perché solletica le proteste dei cattolici e dei “benpensanti”, che, per giustificare il loro disappunto, che avrebbero anche se si stesse parlando di adulti, usano la scusa della volgarità del gossip, del fatto che John è un minore (sappiamo bene che i figli delle star sono comunque gettati in pasto alle macchine fotografiche, anche quando inseguono desideri conformi al binarismo di genere).

Una delle critiche peggiori riguarda la confusione del benpensante medio tra “ruolo di genere”, “identità di genere” ed “orientamento sessuale”, e quindi il chiarimento che non è possibile che a otto anni vi sia una sessualità e un orientamento sessuale sviluppato (quando ruoli e identità di genere poco hanno a che fare col sesso e l’orientamento sessuale, tanto che vi sono transgender di tutti gli orientamenti sessuali).
Quindi il genere, l’identità di genere, si manifesta comunque nella prima infanzia, diversamente dall’orientamento sessuale, che può manifestarsi anche molto dopo.
A questo punto, soprattutto un direzione female to male, si ha una grossa confusione tra ruolo e identità di genere, dove per ruolo si considerano gli stereotipi sociali inculcati fin dall’infanzia di comportamento maschile e femminile, mentre identità indica qualcosa di personale e profondo.
Se stessimo parlando di una personcina nata maschio, che desidera farsi chiamare Carmela, e indossare gonne, farsi le bionde trecce, nessuno avrebbe avuto dubbi: sarebbe il caso di una giovanissima ragazzina transgender…ma essendo il direzione opposta persino le femministe rivendicano il fatto di preferire le tutine maschili e unisex da piccoli, o che rubavano le macchinine ai fratelli, questo perché vista la poca appetibilità del ruolo femminile e dei suoi stereotipi (a cominciare dagli orripilanti giocattoli per bambina), si dà per scontato che una bambina rifiuti quel ruolo e che quindi non sia un caso di transgenderismo.
Quello su cui non si è posta l’attenzione è il fatto che John Pitt desidera per se stesso pronomi maschili, un nome maschile, e questo va oltre delle preferenze per un giocattolo per maschietti piuttosto che per femminucce.

A quel punto, se un bambino riesce ad avere chiara la sua situazione, a riconoscersi in un nome maschile, in un vestiario maschile, a sentirsi a proprio agio se ci si rivolge con pronomi maschili, i genitori, informati di questo, non hanno molta scelta, se non supportare una persona così giovane e quindi vulnerabile, che se si sentisse rifiutata, potrebbe interiorizzare un disagio, sentirsi sbagliata, malata, nel “peccato”.
Sicuramente un genitore, anche meno famoso dei Pitt/Jolie, dovrebbe cercare quantomeno di rivolgersi al neutro e comprare abiti neutri, giocattoli neutri o, perché no, anche che la nostra società progetta “per i maschi”.
Questo è reso difficile, se non impossibile, dalla società binaria. Ricordo il dramma di un mio ex nel comprare un giocattolo “neutro e creativo” per la nipotina, quando negli ultimi venti anni queste alternative hanno lasciato il posto alla plastica rigorosamente rosa, o celeste.

Se Shiloh Pitt ha già compreso che desidera essere chiamato John, vestito da ragazzino, e trattato come un ragazzino, allora ritengo di usare il termine “transgender”, che sicuramente “violenterà” chi di voi è prudente, o “cattolicamente” in malafede, ma credo sia idoneo definirlo tale o dire almeno che si tratta di un periodo della sua vita “transgender”, considerando i generi come sono parametrizzati secondo la società odierna (John non è un nome femminile, he/his non sono dei pronomi femminili).
Non va dimenticata, infatti, la differenza tra transessuale (persona in un percorso medicalizzato di modifica del sesso) e transgender (persona semplicemente aldilà dei generi, a prescindere che desideri modificare il corpo o intraprenda un percorso per farlo).
Se transessuale sarebbe tecnicamente ed eticamente inappropriato, transgender è il termine appropriato, e le resistenze in merito del popolo “benpensante”, ma anche di quello glbt, derivano dal fatto che farsi carico di un termine del genere comporta una discriminazione, uno stigma, e quindi è opportuno trattarlo con le pinze (nessuno drammatizzerebbe invece se un ragazzino si definisse per una fase dell’Inter o del Milan, perché è il genere ad essere “drammatico”, non certo i gusti alimentari o calcistici).

La notizia ha scatenato una serie di polemiche che mettono in luce il “rigurgito” di intolleranza verso le persone transgender che hanno persone eterosessuali, ma anche omosessuali (cisgender).
In vari forum ho visto l’attenzione della critica concentrarsi sul fatto che John “ha la patatina ” o “femmina è e femmina morità” o “le daremo il maschile solo se prenderà ormoni”…una posizione offensiva anche verso tutti i transgender adulti non medicalizzati.
Alcune, più diplomaticamente scaltre, si sono attaccate alla minore età e alla ricerca di pubblicità dei genitori, anche se solo un pazzo penserebbe che vi sia un ritorno di immagine positivo, vista l’attuale mentalità, a dichiarare che probabilmente il figlio è transgender. Inoltre, ammettendo che la cosa si volesse “nascondere”, come sarebbe possibile? Non facendo piu’ uscire John Pitt di casa? facendo uscire solo i fratelli “normali”? Oppure facendolo uscire chiamandolo col nome femminile e coi vestitini da gran gala’ in rosa?
Che poi Pitt e Jolie siano a favore dei diritti gay e non totalmente eterosessuali è risaputo da un decennio.

La cosa che mi ha colpito degli articoli sull’argomento è che sono totalmente centrati sulla legittimità di Brad e Angelina di assecondare il figlio nel desiderio di non essere trattatto da bambina.
Qualcuno considera “eccessivo” mettergli addosso una cravatta, ma questo qualcuno non trova “eccessivo” mettere vestitini rosa, bikini, e tutto il resto a bambine di otto anni.
C’è grande tolleranza verso il binarismo quando questo è funzionale all’instradamento dei bambini al loro “destino di genere”, e quindi vengono tollerati accessori superflui che differenzino maschietti e femminucce, eccessi, forzature all’apprendimento dello stereotipo, quando ancora i corpicini dei bambini, privi di caratteri sessuali evidenti, chiederebbero solo un’educazione e un’immagine neutra e garantista dell’espressione di genere derivante dalle attitudini del soggetto.
Chi è “snaturato”? I Pitt o tutti gli altri genitori del mondo che alimentano il binarismo e gli stereotipi?
Sono i Pitt che stanno “scegliendo un genere” per John, o sono tutti gli altri che lo stanno “scegliendo” per i loro figli?
Solo una visione predeterministica dei generi e dei suoi ruoli trova “grave” il primo comportamento (dei Pitt) e “normale” il secondo (di tutti gli altri genitori).
E tutto diventa drammatico per l’importanza che viene data al genere e alle sue ricadute sociali, ad un ferro da stiro rosa al posto di una pistola blu di plastica, come se vestiti, giocattoli, e commedia delle parti rosa e celeste determinassero il destino, la serenità psicologica e il successo sociale delle persone, sempre collocate nel binario, e, secondo le derive integraliste cristiane, da tenere lontane dagli “omosessualisti”, ovvero quelli che “arbitrariamente sostengono” che i ruoli siano convenzioni sociali e che ognuno possa autodeterminare la propria espressione di genere.
Quindi una bambina puo’ desiderare di farsi chiamare Sailor Moon, ma non John, perché sta valicando il grande tabù dei generi, li attraversa, è “trans-gender”.

Come sapete, sono sempre stato scettico sui percorsi medicalizzati sui minori, che inibiscono o rallentano gli effetti degli ormoni della pubertà, ma qui si tratta semplicemente di assecondare un figlio nelle sue sperimentazioni di genere del tutto legittime. E credo che la vera cosa importante per John sia sentire i genitori accanto in questo percorso di ricerca di se stessi. Credo sia un diritto insindacabile di ogni bambino/a.

Un’altra argomentazione debole dei diffamatori dei Pitt è l’ipotesi che John cambi idea e che quindi si tratti di “una fase”. Non mi sembra che i Pitt stiano somministrando ormoni a John.Se dovesse tornare indietro o maturare nuove soluzioni, sarà seguito ed accompagnato dai suoi, come tutti noi vorremmo essere stati, e invece qualcuno di noi, soprattutto negli anni passati, si è beccato un elettroshock, un ricovero forzato, o un percorso di “guarigione”.

Un’ultima considerazione la faccio sul tam tam mediatico. Nessuno si è rivolto al maschile a John e nessuno ha usato il termine figlio in luogo di figlia, piuttosto è stato preferito l’uso quasi come un mantra della parola “bimba”.

Cito alcuni articoli con posizioni diverse sull’argomento sperando che possano appagare l’interesse dei miei lettori.

http://www.corriere.it/esteri/14_dicembre_18/sul-red-carpet-giacca-cravatta-figlia-tomboy-brad-angelina-356a8ae0-86d8-11e4-bef5-43c0549a5a23.shtml

Libero, rivista di centrodestra, lancia un sondaggio su cui persino nel centrodestra c’è un 50% di favorevoli ai pitt

http://www.liberoquotidiano.it/sondaggi/11735189/La-figlia-di-Angelina-Jolie-e.html

Mentre il giornale, noto quotidiano reazionario e vicino alle barricate “per l’inesistenza del genere”, ci delizia con questa spazzatura

http://www.ilgiornale.it/news/politica/bimba-cavia-che-jolie-e-pitt-trattano-bimbo-1077291.html

La figlia di Angelina Jolie e Brad Pitt a otto anni si sente maschio e i genitori l'assecondano. Fanno bene?
    • 30 ottobre 2013

 

 

Neonati nel reparto maternità dell’ospedale di Monaco il 18 gennaio 2011. (Michaela Rehle, Reuters/Contrasto)

Dal 1 novembre la Germania sarà il primo paese in Europa dove i bambini che presentano alla nascita organi genitali non esclusivamente femminili o maschili potranno essere registrati all’anagrafe come “neutri”. I genitori potranno scegliere di non determinare il sesso del bambino nell’atto di nascita registrato all’anagrafe. Da adulti gli intersessuali potranno scegliere di optare per uno dei due sessi o rimanere indeterminati. “È la prima volta che la legge riconosce che ci sono esseri umani che non sono né maschi né femmine e che non rietrano nelle categorie tradizionali delle legge”, ha dichiarato a Global Post Konstanze Plett, professoressa di diritto all’università di Brema.

Questo cambiamento aiuterà i genitori di bambini intersessuali ad affrontare con calma e senza pressione la questione dell’identità sessuale del proprio figlio. Spesso infatti binari burocratici troppo rigidi portano i genitori a sottoporre i bambini intersessuali a operazioni chirurgiche premature, spiega Global Post.

Secondo Le Monde un bambino su cinquemila in Europa presenta alla nascita organi genitali ambigui e da anni gli attivisti conducono una battaglia per abolire la divisione binaria dei generi che porta a interventi chirurgici nell’infanzia.

“In Germania i transessuali – cioè coloro che per scelta decidono di cambiare sesso – sono già stati riconosciuti dalla legge, mentre gli intersessuali, cioè gli individui che nascono con organi genitali maschili e femminili, finora erano stati forzati a scegliere d’identificarsi con uno dei due sessi”, spiega il Guardian.

Effetti collaterali. Le conseguenze legali di questa nuova norma sono più importanti di quello che si pensi, secondo Global Post. Intanto da novembre il ministero dell’interno dovrà predisporre dei passaporti con una casella per il terzo sesso, e questo vale anche per tutti gli altri documenti. Inoltre ci sono delle conseguenze che vanno chiarite sulle leggi che regolano il matrimonio. In Germania il matrimonio è legale solo tra un uomo e una donna e le unioni civili sono possibili solo tra persone dello stesso sesso. L’adozione della nuova norma avrà delle ricadute anche su questa materia che però ancora non sono state definite.

Tutta la vita degli individui è regolata secondo una rigida separazione binaria tra maschi e femmine. “I bagni nelle scuole sono divisi per genere e anche alcune attività sportive. La legge non cambierà tutto questo, non permetterà automaticamente ai bambini intersessuali di essere se stessi”, afferma Silvan Agius, attivista di un’associazione per i diritti degli intersessuali.

All’inizio del 2013 in Australia è stata introdotta una legge che permette di essere registrati come intersessuali e inserisce le categorie di genere tra i dati che possono essere tenuti riservati nei documenti.

La nuova legge in Germania è vista come una conquista, ma ci sono anche delle preoccupazioni di associazioni che sostengono gli intersessuali. “I genitori, gli insegnanti e i medici devono essere formati in modo da essere pronti ad aiutare i bambini intersessuali a vivere una vita normale, e il governo deve adottare tutte le misure necessarie per garantire che questi individui non siano discriminati”, afferma Lucie Veith, leader di un’associazione tedesca per il sostegno degli intersessuali.

Linkato da: http://www.internazionale.it/news/europa/2013/10/30/la-germania-riconosce-il-terzo-sesso-2/#

Pubblicato il: 29 ottobre 2013, 19:38 da: Marco Calafiore

Intersessualità

In Italia il percorso di transizione di una persona transessuale è pieno di ostacoli, spesso inutili, spesso voluti: dopo aver ottenuto una relazione da un medico psichiatra o psicologo, che certifichi la “Disforia di genere”, e in seguito una terapia ormonale che ne cambia l’aspetto esteriore, il soggetto deve anche sottoporsi ad un interminabile iter giuridico. La Legge 164/82, che regolamenta il percorso di transizione, impone infatti il ricorso ad un Giudice sia per accedere alle operazioni chirurgiche per il cambio del sesso, che per ottenere il cambio del nome anagrafico. Tale iter, per gran parte a carico dei contribuenti, è lungo anni. Nel frattempo, la persona transessuale resta ‘parcheggiata’ in un limbo sociale a causa del pregiudizio.

Il 25 e il 26 ottobre scorso, a Napoli presso l’Istituto Italiano degli Studi Filosofici, si è tenuto il convegnodell’Osservatorio Nazionale sull’Identità di Genere (ONIG), associazione partecipata da medici, avvocati ed operatori sociali che operano nel percorso di transizione sessuale. All’incontro è stata presentata la Proposta di Legge, già depositata in Parlamento (Atto Camera N.246 Scalfarotto (PD); Atto Senato N.392 Airola (M5S) e N.405 Lo Giudice (PD) – ndr) “Norme in materia di modificazione dell’attribuzione di sesso”, scritta da Rete Lenford (Avvocatura per i diritti LGBT – ndr) con l’accoglimento di diverse istanze di modifica proposte da associazioni e movimenti trans italiani. Tra le personalità intervenute, erano presenti Francesco Bilotta per la Rete LenfordKathy La Torre, Vicepresidente del MIT (Movimento Identità Transessuale) e Tito Flagella, VicepresidenteAssociazione Libellula, che con il loro contributo hanno migliorato la stesura del testo finale. All’interessante dibattito era presente anche il Senatore del Movimento 5 Stelle, Bartolomeo Pepe, il quale, su proposta dell’Avv. La Torre, ha confermato il suo impegno alla costituzione di un intergruppo parlamentare, con SEL e la parte del PD più sensibile alle tematiche in discussione, per portare in esame la Proposta di Legge nel più breve tempo possibile, onde restituire dignità ad una fetta di popolazione nettamente discriminata.

La Proposta di Legge “Norme in materia di modificazione dell’attribuzione di sesso” faciliterebbe la vita a tante persone in attesa del cambio di sesso e permetterebbe anche allo Stato di eliminare un inutile iter giudiziario, con il relativo costo sociale a carico dei contribuenti, che concorre anche a rallentare i tempi della giustizia intasando di cause i Tribunali. Le principali novità che questa Legge introdurrebbe sono: 1. Nessuna necessità di dover affrontare un iter giudiziario per l’autorizzazione all’intervento per il cambio di sesso (Attualmente è necessaria la pronuncia di un Giudice: non meno di 4 anni di attesa tra sentenza; intervento; e nuova sentenza per la correzione anagrafica di sesso e nome – ndr). 2. Possibilità di cambiare il nome anagrafico effettuando una semplice richiesta al Prefetto, allegando la relazione psichiatrica che certifica lo condizione di “Disforia di genere” (Attualmente è necessaria la sentenza di un Giudice e, spesso, anche se la Legge non lo richiede esplicitamente, a causa di un’orrenda interpretazione giuridica è ‘consigliata’ la sterilità chirurgica del soggetto, ossia l’asportazione di pene e testicoli opure ovaie – ndr). 3. Divieto di interventi chirurgici sui neonati intersessuali(Bambini che alla nascita presentano caratteristiche anatomo-fisiologiche sia maschili che femminili, e che tramite intervento chirurgico subiscono l’imposizione del sesso – ndr).

Nei giorni successivi al convegno ONIG abbiamo contattato il Senatore Bartolomeo Pepe del Movimento 5 Stelle, per chiedere come intenda procedere, e in quanto tempo, alla creazione dell’intergruppo parlamentare. Speriamo di pubblicare a breve le sue risposte, affinché le ‘promesse’ si trasformino in fatti concreti e non restino parole strumentali al consenso politico.

LINKATO DA : http://www.mxpress.eu/?p=35939

Elliott Sailors, la modella travestita da modello: "Gli uomini lavorano più a lungo"

La bellissima Elliott Sailors, 31 anni, è stata a lungo una modella di successo. Poi si è tagliata i capelli, ha nascosto il seno e ha intrapreso una nuova carriera, questa volta come modello. E da quel momento il successo è diventato planetario. Elliott è diventata un caso dividendo il pubblico tra chi la critica e chi ne sostiene, invece, la spregiudicatezza. E spiega così il suo gesto: “Gli uomini non hanno bisogno di sembrare molto giovani, quindi adesso posso lavorare per molto tempo. Ho sfruttato una di quelle cose per cui stavo male da giovane, i tratti mascolini”

Tratto da http://www.repubblica.it/persone/2013/10/26/foto/ellio_sailor_da_modella_a_modello_per_lavorare-69521395/1/#1

Riporto ennesimo articolo “ginarchico” sulla presunta
superiorita’ di un genere sull’altro…

 

Scientificamente attestata la superiorita’ della donna rispetto all’uomo

Pubblicato da Daphne Hiver venerdì, 13 maggio 2011|22 Commenti||

Questa immagine: Scientificamente attestata la superiorita della donna rispetto alluomo

Nel corso degli anni si è quasi sempre discusso sulla differenza tra uomo e donna e,  soprattutto, della superiorità dell’uomo rispetto alla donna. Ma è davvero così? Perchè mai un uomo debba essere superiore ad una donna? C’è forse un criterio che lo attesti?

Ho fatto delle ricerche, ma non trovo nessun tipo di conferma, soltanto dibattiti tra il sesso femminile e quello maschile.
Però, scendendo nel dettaglio, ho trovato qualcosa di interessante ( almeno a parer mio ). E’ vero, in passato l’uomo era considerato il più forte rispetto alla donna. Ma facendo delle mie piccole ‘indagini’ ho notato comedelle ricerche scientifiche attestino che in realtà l’uomo è il più debole rispetto alla donna, sia fisicamente che psicologicamente.
Le donne sono anatomicamente e fisiologicamente più longeve, cioè il deterioramento caratteriale e l’indebolimento mentale risulta più precoce e pronunciato nei maschi, come peraltro le statistiche confermano.
Il sesso femminile è meno esposto alle patologie cardiovascolari. Il nostro sistema immunitario è più efficiente. 
Inoltre la donna è reattiva all’attacco ecosistemico ( con ciò s’intende tutto quello che va dalla casa alla città, dalla regione in cui si vive all’aumento degli ultravioletti per il rarefarsi dell’ozono etc.).

In pratica, la donna si adatta meglio, e resiste di più ai cambiamenti ambientali di vario tipo (miseria, lutti, inquinamento etc.).

Le prove di questa maggiore reattività femminile sono molteplici, storiche, sociali, mediche. Per esempio : l’incremento della precocità dell’andropausa e la sterilità maschile in continuo aumento, a seguito dell’effetto serra e di altre cause. In sintesi, sotto l’attacco ecosistemico, gli uomini tendono a diventare impotenti e sterili, le donne no.
Ma il punto più importante della questione è uno : la donna vive l’esperienza più bella della vita. Ciò che la rende donna a 360 gradi, che la forma in tutto e per tutto : la gravidanza e di conseguenza la maternità. Certo la paternità è importante, ma di fatto rimane un qualcosa di superficiale rispetto a ciò che la donna prova.
Per il sesso femminile ‘fare un figlio’ comprende la sfera fisica, psichica e spirituale, che solamente la donna può vivere e capire, con tutto ciò che questo significa.
Concludendo, possiamo vedere che emerge la naturale e pregiudiziale superiorità biologica e psichica della donna, anche se le cose sembrano essere andate diversamente sia dal punto di vista storico che di genere umano.

http://desamorcer.altervista.org/scientificamente-attestata-la-superiorita-della-donna-rispetto-alluomo

Transessualità, “depatologizzare senza perdere i diritti e le cure gratuite”

il 20 ottobre si ricorda che voler cambiare sesso non deve essere considerata una malattia psichiatrica. Una data scelta in tutto il mondo per chiedere all’Oms di togliere questo desiderio legittimo dalla lista del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali senza che questo comporti, però, la perdita del sostegno economico da parte dello stato

Transessualità, “depatologizzare senza perdere i diritti e le cure gratuite”

Domani 20 ottobre è la giornata in cui si ricorda che la transessualità non deve essere considerata una malattia psichiatrica. Una data che è stata scelta in tutto il mondo per chiedere all’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) di togliere la transessualità dalla lista del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (Dsm, acronimo della sigla inglese Diagnostic and statistical manual), considerato la Bibbia della psichiatria ed attualmente in corso di revisione dopo 30 anni. Psichiatri, avvocati, associazioni e attivisti si stanno battendo perché la transessualità venga ufficialmente depatologizzata. Una richiesta che ha trovato adesioni anche negli ambienti istituzionali visto che il Parlamento europeo, nel settembre 2011, ha votato una risoluzione al riguardo.

In Italia si stima che ci siano circa 50mila persone transessuali: il 70 per cento sono MtF (Male to female, cioè uomini che diventano – o sono diventati – donne) e il 30 per cento sono FtM (Female to Male, donne che diventano – o sono diventate – uomini). Per fare il cambio di sessoe di documenti le persone transessuali devono passare attraverso una laboriosa e faticosa procedura dovuta proprio al fatto che la transessualità è considerata una malattia e classificata con il termine di “disforia di genere”.

Prima di tutto devono ottenere la diagnosi da due specialisti – psichiatra ed endocrinologo – che devono attestare la “malattia”. Poi possono procedere con la cura ormonale, che serve per iniziare la trasformazione (la transizione) del corpo da un sesso all’altro. Dopo questo iter che dura minimodai 2 ai 3 anni possono procedere con l’intervento chirurgico per la rimozione degli organi riproduttori (e per l’eventuale ricostruzione degli organi genitali). Finite le varie operazioni – isterectomia e mastectomia per le donne che diventano uomini e orchiectomia per gli uomini che diventano donne – devono intraprendere il lungo procedimento burocratico per il cambio del nome sui documenti.

Chi si batte per la depatologizzazione chiede, attraverso l’eliminazione della diagnosi, che la persona transessuale venga messa nella condizione di decidere da sola che cosa fare con il proprio corpo, senza dover far ricorso a diagnosi e tribunali. Una soluzione che è già realtà in alcuni Paesi come la Francia, ad esempio, dove dal 2010 la transessualità non è più considerata una malattia psichiatrica.

Depatologizzare la transessualità, però, potrebbe avere una conseguenza da non sottovalutare: la perdita del sostegno economico da parte dello Stato nel percorso di transizione e nell’operazione. Fino ad ora, infatti, proprio per il fatto che la transessualità è considerata una malattia, la maggior parte degli Stati (come ad esempio quello italiano) assicurano il pagamento delle cure principali alle persone transessuali che hanno ricevuto il via libera da psichiatra ed endocrinologo.

Il rischio è che lo Stato, nel momento in cui rinuncia ad avere giurisdizione su nomi, corpi o identità delle persone transessuali, possa sentirsi sollevato dal dovere di sostenere economicamente il percorso di transizione che, a quel punto, assumerebbe il valore di una pura scelta personale. Se così fosse, l’intero iter diventerebbe una prerogativa esclusiva di chi ha abbastanza soldi per permetterselo.

Nella petizione che è stata firmata nei giorni scorsi anche da Vladimir Luxuria, tra le testimonial italiane della campagna, questo rischio è stato preso in considerazione. “Come è successo con l’omosessualità – si legge nella petizione – che è stata tolta da tale elenco nel 1990, è arrivato il momento di smettere di stigmatizzare le persone transessuali. Questo non significa che dobbiamo essere esclusi dal sistema sanitario: le donne incinte non sono malate, ma ricevono assistenza medica. Lo stesso dovrebbe accadere con le persone transessuali”. Il che significa:depatologizzare senza perdere i diritti e le cure gratuite. Un’utopia, forse. Ma sono in molti e in molte a crederci.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/19/transessualita-depatologizzare-senza-perdere-diritti-e-cure-gratuite-richiesta-alloms/387615/

“Lo scopo di questi questionari è la comprensione di alcuni problemi sociali e personali che vivono le persone trans**. La comprensione di questi problemi consentirà di migliorare la qualità della sua vita sociale e delle persone interessate, in particolar modo della salute psicologica, fisica e sociale.”