UMBRIA: APPROVATA LA LEGGE CONTRO L’OMOFOBIA E LA TRANSFOBIA

Riporto questa notizia importantissima, che parla di una legge regionale, per la Regione Umbria, che per la prima volta comprende anche la transfobia oltre che l’omofobia (per capire se la bifobia è compresa dobbiamo aspettare di leggere la legge).
Complimenti all’associazione Omphalos, per il suo lavoro mediatico tramite l’hashtag #tempodilegge

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Cito un sito che ha riportato in modo completo la notizia.

Dopo dieci anni e un iter molto tormentato, perfino nelle ultime settimane, il Consiglio Regionale dell’Umbria ha approvato la legge contro l’omofobia e la transfobia. Dopo un rinvio, una seduta sciolta, la spada di Damocle di un emendamento definito “salva omofobi” dalla comunità lgbt umbra, la regione ha finalmente un testo che tutela le persone gay, lesbiche, bisessuali e trans sul posto di lavoro, nella fruizione dei servizi, promuove un osservatorio sulle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere.
omphalos_legge2Hanno votato a favore Pd, M5S, Articolo 1 – MDP, Socialisti e democratici per un totale di 15 voti favorevoli, un astenuto e 5 contrari

[clicca qui per leggere l’intera notizia]

Millennials: aumentano i coming out genderqueer e genderfluid

Uno studio del GLAAD ci dà informazioni su come i Millennials (le persone che oggi hanno tra i 18 e i 34 anni) vivono orientamento affettivo/sessuale, identità di genere e ruolo di genere. orientamento affettivo/sessuale, identità di genere e ruolo di genere.

Il sito più veloce a tradurre e riportare in italiano i dati è, ahimè, un sito contro “il gender”.  Riporto la notizia “epurandola” dai giudizi moralisti. Coloro in rosso le mie modifiche.

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[fonte]

Le nuove generazioni sono sempre più “gender fluid”. Ad affermarlo è GLAAD (Gay & Lesbian Alliance Against Defamation), una delle più influenti associazioni LGBT statunitensi, in uno studio recentemente pubblicato, Accellerating Acceptance 2017, che fa il punto della situazione negli Stati Uniti riguardo l’accettazione sociale dell’omosessualità e degli altri orientamenti sessuali, contemplati nel sempre più ampio acronimo LGBT+ con il quale si identifica la comunità arcobaleno internazionale.

Il sondaggio realizzato da Harris Poll, una azienda specializzata in ricerche di mercato online, come si legge nel paragrafo dedicato alla metodologia adottata, è stato condotto nel novembre 2016, intervistando 2.037 ragazzi tra i 18 e i 34 anni, di cui 1.708 eterosessuali cisgender.

Il documento di 8 pagine, dopo una breve introduzione, presenta i risultati in 4 macro punti:

  1. I giovani d’oggi sono più portati ad identificarsi come LGBTQ che le passate generazioni
  2. I giovani d’oggi sono più portati ad identificarsi al di fuori della tradizionale dicotomia binaria “omosessuale/eterosessuale” e “uomo/donna”
  3. I giovani d’oggi sono più portati ad allearsi con la comunità LGBTQ
  4. L’accettazione delle persone LGBTQ rimane alta ma i progressi sono rallentati dopo la storica sentenza sul matrimonio egualitario.

Vediamo ora i singoli punti.

I GIOVANI D’OGGI SONO PIÙ PORTATI AD IDENTIFICARSI COME LGBTQ CHE LE PASSATE GENERAZIONI

Secondo lo studio i Millenials ossia la fascia di popolazione compresa tra i 18 e i 34 anni si identificano in maniera significativa come LGBTQ rispetto alle generazioni precedenti.

Tra i motivi di tale netto mutamento culturale, fra le altre cose, gli autori sottolineano l’importanza del ruolo svolto dal sistema massmediatico con il suo incessante ed efficace messaggio di abbattimento degli stereotipi e di rimozione dello stigma nei confronti delle persone LGBT.

Tale profondo cambio di paradigma ha fatto si che, sempre secondo tale studio, i Millenials siano più di 2 volte portati ad identificarsi come LGBTQ rispetto alla generazione dei cosiddetti Boomers, ossia coloro che oggi hanno tra i 52 e i 71 anni e  il 56% in più della generazione X, ovvero la fascia di popolazione compresa tra i 35 e i 51 anni.

Ma il dato più eclatante di tutti è che, sempre secondo i dati riportati da GLAAD,  ben il 12% dei Millenials si identifica come transgender o gender non conforme, ossia non riconoscono il proprio sesso di nascita o la loro “gender expression” è differente da quelli che sono i classici modelli maschile e femminile.

I GIOVANI D’OGGI SONO PIÙ PORTATI AD IDENTIFICARSI AL DI FUORI DELLA TRADIZIONALE DICOTOMIA BINARIA

Mentre le vecchie generazioni di persone LGBTQ (dai 35 anni in su) utilizzano le parole “gay” e “lesbica” e “uomo” e “donna” per descrivere il loro orientamento sessuale ed identità di genere, i Millenials adottano oramai una nuova terminologia che supera tale classica “dicotomia” maschile/femminile.

Anche qui gli autori evidenziano l’importanza della accresciuta visibilità mediatica della “causa LGBT” che ha favorito il processo di graduale metabolizzazione sociale della sessualità, intesa non più come scelta binaria maschio/femmina, ma come spettro di infinite possibilità in perenne mutamento.

In questo senso, la ricerca attesta come gli intervistati abbiano affermato di avere tra i loro conoscenti, oltre a persone gay e lesbiche (73%), persone bisessuali (29%),  transgender (16%),  queer (8%),  asessuali (7%),  pansessuali (6%),  gender fluid (5%), bigender (4%), genderqueer (3%),  agender (29%),  insicuri o questioning gender (29%).

I GIOVANI D’OGGI SONO PIÙ PORTATI AD ALLEARSI CON LA COMUNITÀ LGBTQ

Per comprendere meglio il “grado” di supporto nei confronti della comunità LGBTQ, GLAAD ha poi suddiviso gli americani non-LGBTQ in 3 principali segmenti corrispondenti ad altrettanti gradi di percezione e accettazione della “causa omosessuale”:

  1. Alleati
  2. Supporter distaccati
  3. Resistenti

Gli studi, si legge nel testo della ricerca, mostrano che coloro che personalmente conoscono qualcuno appartenente alla comunità LGBTQ sono più propensi ad appoggiare i “diritti” LGBTQ.

Detto ciò, i Millenials, che come abbiamo visto sono più inclini ad identificarsi come LGBTQ rispetto alle generazioni precedenti, sono anche i più disposti a supportare le istanze omosex in quanto, appunto, più favorevoli ad accettare le rivendicazioni dei loro amici o conoscenti LGBTQ.

Tra i Millenials dunque il 63% si schiera tra gli alleati, il 23% tra i supporter distaccati e solo il 14% sul fronte opposto dei resistenti.

L’ACCETTAZIONE DELLE PERSONE LGBTQ RIMANE ALTA MA I PROGRESSI HANNO RALLENTATO DOPO LA STORICA SENTENZA SUL MATRIMONIO EGUALITARIO.

L’ultimo punto, infine, sottolinea come la decisione della Corte Suprema del giugno 2015 che ha sancito il diritto costituzionale per ogni cittadino americano ad unirsi in matrimonio con chi ama, al di là del sesso di nascita, abbia rappresentato uno spartiacque fondamentale nel processo di “normalizzazione” dell’omosessualità.

Tuttavia, notano gli autori del documento, nonostante ciò si è poi assistito ad un rallentamento sul tema dei diritti gay.

Ora gli occhi  (e i fucili) sono puntati sull’amministrazione Trump e GLAAD assicura che rimarrà, come sempre, vigile a controllare in prima linea che non venga fatto alcun passo indietro rispetto alle “conquiste” fin qui raggiunte.

Agender, un progetto di Chloe Aftel

Eventi Culturali Magazine

2setgenderCon la denominazione “agender” si fa riferimento a quella nuova identità di genere con la quale vengono indicate le persone che non si riconoscono come donne né uomini. La terminologia in questione è ricca e varia: androgino, transessuale, neutro e bigenero sono solo alcuni esempi. Nel febbraio del 2014, negli USA, Facebook ha aggiunto ben cinquanta opzioni di questo tipo per dare maggiore libertà ai propri utenti nello scegliere l’identificazione del proprio genere.Gli “agenders” preferiscono ai consueti pronomi di genere definiti quali “lui” e “lei” l’utilizzo della forma plurale “essi”, più “neutra” e generica (d’ora in poi, quindi, in questo articolo verrà fatta menzione si singoli “agenders” con il pronome di terza persona plurale). Potrebbe sembrare una banalità eppure il riconoscimento della propria identità è un diritto sacrosanto, una necessità fondamentale, specialmente quando questa non è così “ortodossa” ed incontra ancora difficoltà nell’essere accettata. Ci troviamo, di fatto, di fronte…

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National Geographic e identità di genere

Angelina, Brad e il piccolo John Pitt: una storia di infanzia e libertà di genere

Alcuni bambini sperimentano il genere già nella primissima infanzia. E’ necessario che ciò avvenga in un ambiente di accettazione e non giudizio. Brad Pitt e Angelina Jolie hanno accolto la sperimentazione di genere di Shiloh Pitt, che si riconosce nel genere maschile e ha chiesto di essere chiamato John.

La figlia di Angelina Jolie e Brad Pitt a otto anni si sente maschio e i genitori l'assecondano. Fanno bene?

La stampa non si occupa della direzione “female to male“. Tutto ciò che nasce femmina è di poco interesse. Lesbiche, ftm, drag king, travestitismo, crossdressing, non sono interessanti, perché tutto ciò che interessa, o al limite scandalizza, riguarda chi nasce maschio, e “rinuncia” alla condizione privilegiata di maschio eterosessuale virile.

Sicuramente per le persone transessuali o transgender ftm, così in difficoltà a spiegare la propria situazione, visto che il fenomeno è volutamente ignorato, il fatto che escano fuori nomi di personaggi famosi noti, amati, e “belli”,  rende tutto più semplice, anche se qui si sta parlando del caso di un minore, e questo complica le cose, perché solletica le proteste dei cattolici e dei “benpensanti”, che, per giustificare il loro disappunto, che avrebbero anche se si stesse parlando di adulti, usano la scusa della volgarità del gossip, del fatto che John è un minore (sappiamo bene che i figli delle star sono comunque gettati in pasto alle macchine fotografiche, anche quando inseguono desideri conformi al binarismo di genere).

Una delle critiche peggiori riguarda la confusione del benpensante medio tra “ruolo di genere“, “identità di genere” ed “orientamento sessuale, e quindi i benpensanti si appigliano al fatto che non è possibile che a otto anni vi sia una sessualità e un orientamento sessuale sviluppato (quando ruoli e identità di genere poco hanno a che fare col sesso e l’orientamento sessuale, tanto che vi sono transgender di tutti gli orientamenti sessuali).

Quindi il genere, l’identità di genere, si manifesta comunque nella prima infanzia, diversamente dall’orientamento sessuale, che può manifestarsi anche molto dopo.
A questo punto, soprattutto un direzione female to male, si ha una grossa confusione tra ruolo e identità di genere, dove per ruolo si considerano gli stereotipi sociali inculcati fin dall’infanzia di comportamento maschile e femminile, mentre identità indica qualcosa di personale e profondo.

Se stessimo parlando di una personcina nata maschio, che desidera farsi chiamare Carmela, e indossare gonne, farsi le bionde trecce, nessuno avrebbe avuto dubbi: sarebbe il caso di una giovanissima ragazzina transgender…ma essendo il direzione opposta persino le femministe rivendicano il fatto di preferire le tutine maschili e unisex da piccoli, o che rubavano le macchinine ai fratelli, questo perché vista la poca appetibilità del ruolo femminile e dei suoi stereotipi (a cominciare dagli orripilanti giocattoli per bambina), si dà per scontato che una bambina rifiuti quel ruolo e che quindi non sia un caso di transgenderismo.

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Quello su cui non si è posta l’attenzione è il fatto che John Pitt desidera per se stesso pronomi maschili, un nome maschile, e questo va oltre delle preferenze per un giocattolo per maschietti piuttosto che per femminucce.

A quel punto, se un bambino riesce ad avere chiara la sua situazione, a riconoscersi in un nome maschile, in un vestiario maschile, a sentirsi a proprio agio se ci si rivolge con pronomi maschili, i genitori, informati di questo, non hanno molta scelta, se non supportare una persona così giovane e quindi vulnerabile, che se si sentisse rifiutata, potrebbe interiorizzare un disagio, sentirsi sbagliata, malata, nel “peccato.

Sicuramente un genitore, anche meno famoso dei Pitt/Jolie, dovrebbe cercare quantomeno di rivolgersi al neutro e comprare abiti neutri, giocattoli neutri o, perché no, anche quelli che la nostra società progetta “per i maschi“.
Questo è reso difficile, se non impossibile, dalla società binaria. Ricordo il dramma di un mio ex nel comprare un giocattolo “neutro e creativo” per la nipotina, quando negli ultimi venti anni queste alternative hanno lasciato il posto alla plastica rigorosamente rosa, o celeste.

Se Shiloh Pitt ha già compreso che desidera essere chiamato John, vestito da ragazzino, e trattato come un ragazzino, allora ritengo di usare il termine “transgender“, che sicuramente “violenterà” chi di voi è prudente, o “cattolicamente” in malafede, ma credo sia idoneo definirlo tale o dire almeno che si tratta di un periodo della sua vita “transgender”, considerando i generi come sono parametrizzati secondo la società odierna (John non è un nome femminile, he/his non sono dei pronomi femminili).§

Non va dimenticata, infatti, la differenza tra transessuale (persona in un percorso medicalizzato di modifica del sesso) e transgender (persona semplicemente al di là dei generi, a prescindere che desideri modificare il corpo o intraprenda un percorso per farlo).
Se transessuale sarebbe tecnicamente ed eticamente inappropriato, transgender è il termine appropriato, e le resistenze in merito del popolo “benpensante“, ma anche di quello LGBT, derivano dal fatto che farsi carico di un termine del genere comporta una discriminazione, uno stigma, e quindi è opportuno trattarlo con le pinze (nessuno drammatizzerebbe invece se un ragazzino si definisse per una fase dell’Inter o del Milan, perché è il genere ad essere “drammatico“, non certo i gusti alimentari o calcistici).

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La notizia ha scatenato una serie di polemiche che mettono in luce il “rigurgito” di intolleranza, verso le persone transgender, che hanno persone eterosessuali, ma anche omosessuali (cisgender).
In vari forum ho visto l’attenzione della critica concentrarsi sul fatto che John “ha la patatina ” o “femmina è e femmina morirà” o “le daremo il maschile solo se prenderà ormoni“…una posizione offensiva anche verso tutti i transgender adulti non medicalizzati.

Alcune persone, diplomaticamente più scaltre, si sono attaccate alla minore età e alla ricerca di pubblicità dei genitori, anche se solo un pazzo penserebbe che vi sia un ritorno di immagine positivo, vista l’attuale mentalità, a dichiarare che probabilmente il figlio è transgender. Inoltre, ammettendo che la cosa si volesse “nascondere“, come sarebbe possibile? Non facendo piu’ uscire John Pitt di casa? facendo uscire solo i fratelli “normali“? Oppure facendolo uscire chiamandolo col nome femminile e coi vestitini da gran galà in rosa?
Che poi Pitt e Jolie siano a favore dei diritti gay e non totalmente eterosessuali è risaputo da un decennio.

La cosa che mi ha colpito degli articoli sull’argomento è che sono totalmente centrati sulla legittimità di Brad e Angelina di assecondare il figlio nel desiderio di non essere trattatto da bambina.
Qualcuno considera “eccessivo” mettergli addosso una cravatta, ma questo qualcuno non trova “eccessivo” mettere vestitini rosa, bikini, e tutto il resto a bambine di otto anni.
C’è grande tolleranza verso il binarismo quando questo è funzionale all’instradamento dei bambini al loro “destino di genere, e quindi vengono tollerati accessori superflui che differenzino maschietti e femminucce, eccessi, forzature all’apprendimento dello stereotipo, quando ancora i corpicini dei bambini, privi di caratteri sessuali evidenti, chiederebbero solo un’educazione e un’immagine neutra e garantista dell’espressione di genere derivante dalle attitudini del soggetto.

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Chi è “snaturato“? I Pitt o tutti gli altri genitori del mondo che alimentano il binarismo e gli stereotipi?
Sono i Pitt che stanno “scegliendo un genere” per John, o sono tutti gli altri che lo stanno “scegliendo” per i loro figli?
Solo una visione pre-deterministica dei generi e dei suoi ruoli trova “grave” il primo comportamento (dei Pitt) e “normale” il secondo (di tutti gli altri genitori).

E tutto diventa drammatico per l’importanza che viene data al genere e alle sue ricadute sociali, ad un ferro da stiro rosa al posto di una pistola blu di plastica, come se vestiti, giocattoli, e commedia delle parti rosa e celeste determinassero il destino, la serenità psicologica e il successo sociale delle persone, sempre collocate sul binario, e, secondo le derive integraliste cristiane, da tenere lontane dagli “omosessualisti“, ovvero quelli che “arbitrariamente sostengono” che i ruoli siano convenzioni sociali e che ognuno possa autodeterminare la propria espressione di genere.
Quindi una bambina puo’ desiderare di farsi chiamare Sailor Moon, ma non John, perché sta valicando il grande tabù dei generi, li attraversa, è “trans-gender“.

Come sapete, sono sempre stato scettico sui percorsi medicalizzati sui minori, che inibiscono o rallentano gli effetti degli ormoni della pubertà, ma qui si tratta semplicemente di assecondare un figlio nelle sue, del tutto legittime, sperimentazioni di genere . E credo che la vera cosa importante per John sia sentire i genitori accanto in questo percorso di ricerca di se stessi. Credo sia un diritto insindacabile di ogni bambino/a.

Un’altra argomentazione debole dei diffamatori dei Pitt è l’ipotesi che John cambi idea e che quindi si tratti di “una fase“. Non mi sembra che i Pitt stiano somministrando ormoni a John. Se dovesse tornare indietro o maturare nuove soluzioni, sarà seguito ed accompagnato dai suoi in questa evoluzione, come tutti noi vorremmo essere stati, e invece qualcuno di noi, soprattutto negli anni passati, si è beccato un elettroshock, un ricovero forzato, o un percorso di “guarigione”.

Un’ultima considerazione la faccio sul tam tam mediatico. Nessuno si è rivolto al maschile a John e nessuno ha usato il termine figlio in luogo di figlia, piuttosto è stato preferito l’uso quasi come un mantra della parola “bimba“.

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Cito alcuni articoli con posizioni diverse sull’argomento sperando che possano appagare l’interesse dei miei lettori.

http://www.corriere.it/esteri/14_dicembre_18/sul-red-carpet-giacca-cravatta-figlia-tomboy-brad-angelina-356a8ae0-86d8-11e4-bef5-43c0549a5a23.shtml

Libero, rivista di centrodestra, lancia un sondaggio su cui persino nel centrodestra c’è un 50% di favorevoli ai pitt

http://www.liberoquotidiano.it/sondaggi/11735189/La-figlia-di-Angelina-Jolie-e.html

Mentre il giornale, noto quotidiano reazionario e vicino alle barricate “per l’inesistenza del genere”, ci delizia con questa spazzatura

http://www.ilgiornale.it/news/politica/bimba-cavia-che-jolie-e-pitt-trattano-bimbo-1077291.html

Articolo dell’Internazionale: la Germania riconosce il terzo sesso!

    • 30 ottobre 2013

 

 

Neonati nel reparto maternità dell’ospedale di Monaco il 18 gennaio 2011. (Michaela Rehle, Reuters/Contrasto)

Dal 1 novembre la Germania sarà il primo paese in Europa dove i bambini che presentano alla nascita organi genitali non esclusivamente femminili o maschili potranno essere registrati all’anagrafe come “neutri”. I genitori potranno scegliere di non determinare il sesso del bambino nell’atto di nascita registrato all’anagrafe. Da adulti gli intersessuali potranno scegliere di optare per uno dei due sessi o rimanere indeterminati. “È la prima volta che la legge riconosce che ci sono esseri umani che non sono né maschi né femmine e che non rietrano nelle categorie tradizionali delle legge”, ha dichiarato a Global Post Konstanze Plett, professoressa di diritto all’università di Brema.

Questo cambiamento aiuterà i genitori di bambini intersessuali ad affrontare con calma e senza pressione la questione dell’identità sessuale del proprio figlio. Spesso infatti binari burocratici troppo rigidi portano i genitori a sottoporre i bambini intersessuali a operazioni chirurgiche premature, spiega Global Post.

Secondo Le Monde un bambino su cinquemila in Europa presenta alla nascita organi genitali ambigui e da anni gli attivisti conducono una battaglia per abolire la divisione binaria dei generi che porta a interventi chirurgici nell’infanzia.

“In Germania i transessuali – cioè coloro che per scelta decidono di cambiare sesso – sono già stati riconosciuti dalla legge, mentre gli intersessuali, cioè gli individui che nascono con organi genitali maschili e femminili, finora erano stati forzati a scegliere d’identificarsi con uno dei due sessi”, spiega il Guardian.

Effetti collaterali. Le conseguenze legali di questa nuova norma sono più importanti di quello che si pensi, secondo Global Post. Intanto da novembre il ministero dell’interno dovrà predisporre dei passaporti con una casella per il terzo sesso, e questo vale anche per tutti gli altri documenti. Inoltre ci sono delle conseguenze che vanno chiarite sulle leggi che regolano il matrimonio. In Germania il matrimonio è legale solo tra un uomo e una donna e le unioni civili sono possibili solo tra persone dello stesso sesso. L’adozione della nuova norma avrà delle ricadute anche su questa materia che però ancora non sono state definite.

Tutta la vita degli individui è regolata secondo una rigida separazione binaria tra maschi e femmine. “I bagni nelle scuole sono divisi per genere e anche alcune attività sportive. La legge non cambierà tutto questo, non permetterà automaticamente ai bambini intersessuali di essere se stessi”, afferma Silvan Agius, attivista di un’associazione per i diritti degli intersessuali.

All’inizio del 2013 in Australia è stata introdotta una legge che permette di essere registrati come intersessuali e inserisce le categorie di genere tra i dati che possono essere tenuti riservati nei documenti.

La nuova legge in Germania è vista come una conquista, ma ci sono anche delle preoccupazioni di associazioni che sostengono gli intersessuali. “I genitori, gli insegnanti e i medici devono essere formati in modo da essere pronti ad aiutare i bambini intersessuali a vivere una vita normale, e il governo deve adottare tutte le misure necessarie per garantire che questi individui non siano discriminati”, afferma Lucie Veith, leader di un’associazione tedesca per il sostegno degli intersessuali.

Linkato da: http://www.internazionale.it/news/europa/2013/10/30/la-germania-riconosce-il-terzo-sesso-2/#

Cambio di sesso? In Italia può concederlo solo un Giudice

Pubblicato il: 29 ottobre 2013, 19:38 da: Marco Calafiore

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In Italia il percorso di transizione di una persona transessuale è pieno di ostacoli, spesso inutili, spesso voluti: dopo aver ottenuto una relazione da un medico psichiatra o psicologo, che certifichi la “Disforia di genere”, e in seguito una terapia ormonale che ne cambia l’aspetto esteriore, il soggetto deve anche sottoporsi ad un interminabile iter giuridico. La Legge 164/82, che regolamenta il percorso di transizione, impone infatti il ricorso ad un Giudice sia per accedere alle operazioni chirurgiche per il cambio del sesso, che per ottenere il cambio del nome anagrafico. Tale iter, per gran parte a carico dei contribuenti, è lungo anni. Nel frattempo, la persona transessuale resta ‘parcheggiata’ in un limbo sociale a causa del pregiudizio.

Il 25 e il 26 ottobre scorso, a Napoli presso l’Istituto Italiano degli Studi Filosofici, si è tenuto il convegnodell’Osservatorio Nazionale sull’Identità di Genere (ONIG), associazione partecipata da medici, avvocati ed operatori sociali che operano nel percorso di transizione sessuale. All’incontro è stata presentata la Proposta di Legge, già depositata in Parlamento (Atto Camera N.246 Scalfarotto (PD); Atto Senato N.392 Airola (M5S) e N.405 Lo Giudice (PD) – ndr) “Norme in materia di modificazione dell’attribuzione di sesso”, scritta da Rete Lenford (Avvocatura per i diritti LGBT – ndr) con l’accoglimento di diverse istanze di modifica proposte da associazioni e movimenti trans italiani. Tra le personalità intervenute, erano presenti Francesco Bilotta per la Rete LenfordKathy La Torre, Vicepresidente del MIT (Movimento Identità Transessuale) e Tito Flagella, VicepresidenteAssociazione Libellula, che con il loro contributo hanno migliorato la stesura del testo finale. All’interessante dibattito era presente anche il Senatore del Movimento 5 Stelle, Bartolomeo Pepe, il quale, su proposta dell’Avv. La Torre, ha confermato il suo impegno alla costituzione di un intergruppo parlamentare, con SEL e la parte del PD più sensibile alle tematiche in discussione, per portare in esame la Proposta di Legge nel più breve tempo possibile, onde restituire dignità ad una fetta di popolazione nettamente discriminata.

La Proposta di Legge “Norme in materia di modificazione dell’attribuzione di sesso” faciliterebbe la vita a tante persone in attesa del cambio di sesso e permetterebbe anche allo Stato di eliminare un inutile iter giudiziario, con il relativo costo sociale a carico dei contribuenti, che concorre anche a rallentare i tempi della giustizia intasando di cause i Tribunali. Le principali novità che questa Legge introdurrebbe sono: 1. Nessuna necessità di dover affrontare un iter giudiziario per l’autorizzazione all’intervento per il cambio di sesso (Attualmente è necessaria la pronuncia di un Giudice: non meno di 4 anni di attesa tra sentenza; intervento; e nuova sentenza per la correzione anagrafica di sesso e nome – ndr). 2. Possibilità di cambiare il nome anagrafico effettuando una semplice richiesta al Prefetto, allegando la relazione psichiatrica che certifica lo condizione di “Disforia di genere” (Attualmente è necessaria la sentenza di un Giudice e, spesso, anche se la Legge non lo richiede esplicitamente, a causa di un’orrenda interpretazione giuridica è ‘consigliata’ la sterilità chirurgica del soggetto, ossia l’asportazione di pene e testicoli opure ovaie – ndr). 3. Divieto di interventi chirurgici sui neonati intersessuali(Bambini che alla nascita presentano caratteristiche anatomo-fisiologiche sia maschili che femminili, e che tramite intervento chirurgico subiscono l’imposizione del sesso – ndr).

Nei giorni successivi al convegno ONIG abbiamo contattato il Senatore Bartolomeo Pepe del Movimento 5 Stelle, per chiedere come intenda procedere, e in quanto tempo, alla creazione dell’intergruppo parlamentare. Speriamo di pubblicare a breve le sue risposte, affinché le ‘promesse’ si trasformino in fatti concreti e non restino parole strumentali al consenso politico.

LINKATO DA : http://www.mxpress.eu/?p=35939