Il morto di figa: un prodotto marcio del binarismo?

Dopo tanti post di rivendicazione antibinaria, ecco un post più leggero, almeno apparentemente.

Tutti noi, soprattutto persone con un passato o un presente “al femminile”, sanno cosa è un morto di figa.

Il mondo dei social network prima e delle app poi ha creato un nuovo tipo di morto di figa: il dead of phyga 2.0
Questo mondo è maggiormente accessibile anche a chi non può permettersi i locali, i quali, per sfruttarlo, tassano maggiormente l’ingresso all’uomo etero per tassargli la possibilità di raggiungere la donna.

Anche alcuni portali fanno questo giochetto, ma basta scegliere quelli che consentono accessi gratuiti: happen, tinder, badoo, okcupid, e banalmente anche facebook.

Il morto di figa esiste solo perché esiste il binarismo, che crea un mercato in cui la donna è la merce (che seleziona e non si concede) e l’uomo è il consumatore, il predatore, quello che deve seminare tanto per sperare di raccogliere, ma paradossalmente più semina, più viene percepito come uno che non sceglie…e nessuna donna vuole essere il ripiego di un morto di figa.

Se l’educazione eroticoaffettiva fosse paritaria  e non binaria, uomini e donne non si sentirebbero in un gioco di accesso o meno al piacere per volontà dell’altra parte, ma sarebbe la ricerca libera di un piacere reciproco.

Finchè una donna sessualmente libera sarà una “troia” e un uomo sessualmente libero sarà la norma, e finchè gli uomini stessi fomentano questo stereotipo, saranno poi vittima della condizione di morto di figa, condita con un malcelato livore misogino per “la donna” in quanto difficile e a lui inaccessibile.

L’uomo morto di figa è, etologicamente parlando, il maschio “beta”, quello che non ci sa fare, quello che non viene preferito, e che deve inventare sempre nuove strategie, spesso grossolane e controproducenti, che lo rendono frettoloso, maldestro, inadeguato, e per questo scartato.

Spesso il morto di figa preferisce le bruttarelle perchè pensa che l’accesso sia più facile, solo che fa loro capire che sono per lui un ripiego, e perde anch’esse.

Infine, tra quelle che lui percepisce come “bruttarelle” e quindi abbordabili, spesso c’è l’universo trans, che, nella sua mente (consciamente e o meno) transfobica, egli percepisce come scarto.

E’ per questo che gli ftm pre transizione, i genderfluid di genetica xx, le trav, le trans sono spesso tormentate da un’interminabile fila di uomini morti di figa, con approcci improbabili.

A volte una persona trans xx poco solida e sicura puo’ cedere alla corte del morto di figa, puo’ anche soprassedere sul suo orientamento sessuale (succede ad alcuni ftm gay preT e genderfluid xx) o farsi invaghire dal “grande onore” che egli riserva rispettando il suo genere (maschile o non binario).
L’ftm gay viene sotto sotto visto come una donna promiscua e disinibita, e il suo frequentare saune e portali viene visto non come un comportamento da uomo gay, ma da donna “morta di cazzo”.
Anche alcune ragazze trans, magari senza un gran passing, o all’inizio, cedono alla corte del morto di figa, che essendo “etero”, rappresenta un ideale sessuale per loro.

Un’altra preda del morto di figa è la ragazza bisessuale. Si infiltrano nei gruppi a tema rimanendo vaghi sulla loro bisessualità o dicendo che non hanno ancora provato esperienze bisex, ma sostanzialmente cercano donne bi nella speranza che esse siano facili o disibite.

A volte su tinder, badoo, o sui gruppi fb a tema bi, a contattare le donne è un profilo di donna di mezza età. Solo dopo esce fuori che ha un marito pelato in canottiera pronto per il menage a trois. E’ chiaro che al pc seduto c’è lo stesso marito pelato in canottiera, che scrive presentandosi con la rassicurante foto di lei, che è li’ compiacente…

Anche i gruppi del poliamore, virtuali e non, sono pieni di morti di figa. Essi si mimetizzano nella speranza che le donne presenti in questi gruppi siano promiscue in quanto non hanno capito nulla della filosofia poliamorista.

Credo che gli unici posti dove il morto di figa non dilaga siano, alla fin della fiera, i gruppi sull’asessualità.

Vi saluto, con la speranza che voi non siate la preda di un morto di figa….o magari…chi lo sa, siete voi i morti di figa 😀

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Portali/App di “acchiappo”: binari, bi-escludenti, e transescludenti? Ecco i migliori

Gentilissimi lettori, ho appena finito un lungo test sui portali di acchiappo.

Inizierò con l’elencarvi ciò che volevo dimostrare
– nei portali in cui sono l’uomo paga, la donna diventa automaticamente una merce che deve “sdebitarsi” coi paganti, e in fretta (prima che scada il loro abbonamento)
– non sono i portali a radunare i soggetti peggiori, ma sono le persone che al limite sono se stessi solo sui portali
– quando la persona agganciata dice di no, partono gli insulti

Materiale usato per il dossier:
essendo una persona di aspetto androgino, ho potuto usare per il mio sondaggio delle mie foto reali, che, a seconda del tipo di acconciatura, ho usato per vari profili (donna maschile etero, donna femminile etero, donna maschile lesbica, donna femminile lesbica, uomo etero, uomo gay, uomo ftm se permesso dal portale/app).
Ho quindi fatto vari profili e li ho impostati tutti come bisex , in modo che potessi raccogliere i feedback sia dagli uomini che dalle donne.
Alcuni portali non contemplavano l’opzione bisex (solo meetic), e quindi ho dovuto fare più profili, e alcuni non lo contemplavano (curioso che nei portali gay ci si possa iscrivere come bisex ma nei portali per donne no!)

CONSIGLIO: per guardare gli slideshow, usate il tasto “pausa” 

P.s. a volte mi hanno scambiato per F con la foto “maschile” (comprensibile), e per M con la foto “femminile” (eppure mi ero impegnatooo 😀 )

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Ecco alcuni uomini che si chiedono “cosa sono” (mi hanno cercato col “mio” profilo F)

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E alcuni che mi identificano come donna maschile, ma quindi devo essere per forza lesbica o bisex…

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Anche “son” si chiede cosa sono…ma ha un interesse personale (lo scoprirete nell’ultimo screen)

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app

Elenchiamo quindi i feedback significativi:

 

MEETIC:
esperienza donna maschile: la donna maschile è poco cliccata, e chi la clicca spesso lo fa o per interesse per il genere, o per interessi comuni, oppure usa l’ “approccio sfottente” (vedi primo screenshot allegato). E’ quindi il maschietto beta presunto alfa che provoca con l’obiettivo che scatti, nella compagnuccia di classe a cui tira le trecce, un meccanismo di ammirazione per la sua forza ed esuberanza. Capita anche che clicchino gli andocojocojo, che cliccano tutti i profili F, e anche gli slave, che pensano che la donna “maschia” sia portata a dominare
esperienza donna femminile: l’approccio vede dei banali copiaincolla poetici atti ad attirare l’attenzione. Senza neanche scambiare due parole, si passa al “dammi WA“, per avere in un solo colpo il numero di telefono. La fretta è dovuta al fatto che c’è sempre un  abbonamento che sta per scadere e vanno traghettate più donne possibili in altri canali gratuiti (WA preferito a Facebook, dove l’amicizia verrebbe interecettata dalla fidanzata ahaha).
esperienza uomo etero: si viene contattatati principalmente da rumene e russe iscritte come se si trovassero a Milano o a Roma, ma che in realtà sono ancora nel loro Paese d’origine, e cercano il pollo per sistemarsi.
Pareri sul portale/applicazione: è impostato male. L’uomo etero paga una cifra, donne e uomini omo pagano la metà, la donna etero entra gratis. Tutto questo scatena dei meccanismi secondo i quali l’acchiappo viene pagato alla romana dalle coppie omo di uomini e di donne, mentre nella coppia etero è sul groppone dell’uomo, che si mette nell’ottica del trattare la donna come una merce da consumare nel più breve tempo possibile, ed è aggressivo se ciò non avviene.  L’applicazione inoltre è non solo transescludente, ma anche bisex-escludente. Una persona bisessuale dovrebbe registrarsi con due account, pagandone, paradossalmente, uno più dell’altro.
Altro problema: oltre alla modalità shuffle (ovvero contattarsi solo se entrambe le parti mettono like all’altro) vi sono anche altre modalità in cui anche uno che non piace può contattare, e ciò appesantisce i profili F etero, sovraccaricate dagli stalkers.

Meetic allegato 1: quello con l’approccio sfottente

meetic
Meetic allegato 2: slideshow “ah, non mi dài il numero?”

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Meetic allegato 3: “uuuuh, per essere una donna….”
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Meetic allegato 4: rifiutato si incacchia
respinto meetic

meetic allegato 4: cattolico new age vuole correggermi

meetic

OKCUPID
E’ il miglior portale in assoluto. Permette non solo di registrarti come bisex (accedendo a potenziali partners M ed F), ma anche di mettere delle tag personalizzate relative al tuo orientamento e alla tua identità. Non esclude neanche poliamorosi, sapiosessuali, asessuali, demisessuali.
L’unica grandissima pecca è che è usato pochissimo in Italia, che non ha l’interfaccia in italiano, e che non ha il filtro per nazione ma per chilometri. Ha anche una discreta applicazione e un buon test di matching.
OkCupid allegato 1: esempi di iscritti/e non binari.

Ok Cupid allegato 2: purtroppo anche qua capitano le coppie scambiste tranny chaser

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TINDER
Tinder è una famosa app di aggancio internazionale. In Italia è usata poco, soprattutto nell’Italia del nord, è gratuito per tutti e non puo’ essere consultata da pc. Pochi in Italia la usano per aggancio, spesso viene più usata per amicizia o per cercare persone con cui uscire in comitiva. Ha solo la modalità shuffle (scorrono le immagini e si mette like a chi si gradisce, e solo se l’altro/a ricambia può partire la chattata), e questo porta alcuni a mettere like a tutti/e coloro che appartengono al genere desiderato.
Si può desiderare di visionare, nello shuffle, sia uomini che donne.
Ogni registrazione a Tinder è legata a un account facebook, ma vi è un buon grado di personalizzazione dei dati (il genere, le foto).
Vi è una penalizzazione degli e delle omosessuali dovuta al fatto che chi, omosessuale, imposta di vedere persone dello stesso sesso, vede comunque anche le persone etero (senza sapere chi, delle immagini che scorrono nello shuffle, sia omo o etero), quindi spreca tempo a dare like a persone che hanno il filtro “stesso sesso” spento, ed essendoci i like limitati (ogni 24 ore), si perde molto tempo.
Capita anche che una lesbica metta like a delle donne che ricambiano il like, ma solo perché sono donne etero che, per amicizia, aprono il filtro ad entrambi i generi.
Sicuramente però, nella modalità lesbica, è molto utile ad agganciare donne bisessuali curiose che mai si iscriverebbero ad app esplicitamente lesbiche.
Altro vantaggio: la modalità shuffle aiuta uomini gay e donne lesbiche a non perdere tempo e provare imbarazzo a contattare persone dello stesso sesso, omosessuali, ma non interessate. Cio’ succede e spesso nelle app luixlui o leixlei, in cui spesso, vuoi anche per l’omofobia interiorizzata, si è molto ostili e maleducati con persone che contattano ma non sono gradite.
Ti mostra gli amici comuni su fb con eventuali utenti che appaiono nello shuffle, e anche gli interessi comuni (ricavati dalle pagine a cui hai messo il like su fb).
esperienza donna etero femminile: ho provato l’app sia al nord che al sud. ho riscontrato da parte dell’uomo etero lo stesso grado di machismo. C’è colui che legge “solo amicizia” nella descrizione , e contatta solo per il gusto di “rimproverarti” perchè non stai usando il portale per il fine desiderato da lui (sesso). C’è chi invece ha avuto l’intelligenza di mettere una foto che dichiara i suoi interessi (il metallaro, il musicista, il teatrante, il buddhista) e quindi viene ” likeato” da persona con interessi simili, e il dialogo si spinge molto verso gli interessi comuni.
Al sud non è molto conosciuta o usata, quindi ho avuto modo di parlare con meridionali che erano lì in vacanza ma studiano o lavorano al nord da anni, e per questo conoscevano l’app.
Alcuni la usano per amicizie, in quanto si sono trasferiti da poco o vogliono trovare comitiva in luoghi di villeggiatura.
esperienza donna lesbica femminile: questa modalità è molto “likeata” dalle lesbiche evidenti e dichiarate. Ho notato che il machismo con cui si approcciano non è inferiore a quello dei maschi etero. Pretesa di foto, da davanti, da dietro, etc etc. A questo si aggiunge il terrore che tu sia un uomo etero nerd e pippaiolo che si finge lella giusto per trollaggio o fetish, e quindi la richiesta insistente di una traccia audio o di un contatto telefonico.
Poi vi sono le femminili, le “curiose“, che sono li per trasgressione sessuale o per sperimentarsi come lelle. Si perde molto tempo a far loro ammettere che hanno messo il filtro donna non per amicizia ma per bisessualità, e, sarà che io sono li per l’articolo e non in quanto donna e lesbica, io questo tempo e pazienza non ce l’ho.
Esperienza uomo etero, donna maschile etero, donna maschile lesbica: riscontrato poco interesse per queste categorie. I pochi like erano di uomini e donne orientali. Approfondirò questa mancanza di appiglio per l’androgino nelle prossime recensioni.

Tinder allegato 1: carrellata di tinderisti. Aggressività per l’iscritta per sola amicizia, insulti se la donna è sopra i 30 anni, qualche perplesso per le foto androgine, qualche slave arrapato…

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Tinder Allegato 2:  ecco due etero terrorizzati dalla possibilità che io possa essere “un trans” (una donna mtf o un uomo gay che si finge donna…sapessero che sono ftm ahaha)

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Tinder allegato 3: ecco un uomo che prova a valorizzare una donna che scrive nel profilo di essere batterista…ma lei gliele canta di santa ragione (lui in verde lago, lei in grigino).

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Tinder allegato 4: un altro tinderiano che chiede foto dettagliate…ma non si aspetta che anche la donna puo’ avere un approccio così fisico, ehehe

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Tinder allegato 5: non sei qui per sesso? e allora vattene!

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Tinder allegato 6: che bello, fumi la pipa? io i cannoni….

tinderrr

Tinder allegato 7: per finire (ultimo allegato da tinder “lui che si propone a lei”) con approccio sfottente

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Tinder allegato 8: Marco o Carlo?

tinder carlo
Tinder allegato 10: bisessuale narcisista che odia le etichette….prende male il mio coming out…

coglione - Copia

Tinder allegato 11: gay sincero

tinder gay

HAPPN
Happn è un’applicazione che, romanticamente, ti permette di conoscere le persone che “sfiori” nella vita reale, in treno, in metro, etc etc.
Puoi mostrarti “charmed” e, se loro accettano, iniziare a conversare con loro. Gli charm gratuiti sono però limitati. L’app è, in compenso, gratis per tutti, e puoi impostare l’iscrizione per vedere sia uomini che donne (ignorandone però l’orientamento sessuale). E’ connessa al tuo fb, ti mostra eventuali interessi comuni.
E’ molto meno usata di Tinder, ma anche meno spinta al sesso. Ho ricevuto pochi like, e sicuramente quei pochi nel profilo “femminile” e non in quelli androgini (uomo, donna maschile). Consiglierei quest’app a una donna etero che non vuole le pressioni e il bombardamento di contatti che invece avviene su Tinder o Meetic. La sconsiglio in generale alle persone LGBT
Happn allegato uno: si vergognano di dire che sono lì per sesso, e si incacchiano se tu sei lì per altro…

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Happn allegato due: trasferiamoci su facebook…mi attraggono le mascoline..
etero affascinati da mascoline

 

PLANETROMEO
Planet Romeo, al secolo Gay Romeo, è uno storico portale per uomini gay, bisessuali e T.
Ho conosciuto molti fidanzati gay e bisex quando “ero giovane“, tramite questo portale.
Permette di iscriverti come B, T, G o “non mi espongo“.
Ho provato il portale sia iscrivendomi come ragazzo bio con foto, sia ragazzo bio senza foto, sia ragazzo T con foto, sia ragazzo T senza foto (nella descrizione però spiegavo sempre).
L’interesse è alto, ormai sempre più persone sanno cosa è un ftm. Non viene mai chiesto se prendi o no ormoni. L’unica cosa che interessa (scimmiottando un po’ dinamiche mtf), è se sei o no operato, ma non nella speranza che tu lo sia: a volte anche nella speranza che tu non lo sia.
Se alcuni contatti avvengono lentamente, altri chiedono il primo incontro già a casa loro.
Mediamente però un ftm vuole un primo incontro di filtro, magari per capire se l’altro è attratto anche dal suo corpo dal vivo (a volte diverso dalle foto), o per chiarire la sua lontananza dall’immaginario trans come concepito nel mondo del sesso, o anche, banalmente, per essere sicuri che l’altro piaccia esteticamente.
Non dovete pensare che questo renda l’ftm “femminile” o comunque soggetto ad un imprinting prudente di chi è cresciuto come F. E’ una questione pratica: l’ftm di aspetto androgino (la persona T in generale) preferisce non vivere il rifiuto da parte di un uomo attratto dal suo genere (ma non dal suo sesso) e poi non vorrebbe esporsi a un pericolo (la forza fisica è quella che è, e poi vi è l’opinione diffusa del trans che nel sesso è carne da macello o oggetto di piacere).
Moltissimi ad avermi contattato tra ragazzi ftm gay o ragazze mtf che ancora vivono come ragazzo gay, sia per solidarietà che anche per provarci.
Frequenti anche uomini gay curiosi di provare l’ftm, non solo attivi.
Alcuni di loro si sono posti in modo morboso nelle loro domande e curiosità, ma non per malafede. Si è realmente sorpresi nell’appurare che l’ftm è fiero di sé e non si sente una brutta copia dell’uomo bio, non supplica chi lo clicca, nè lo ringrazia devoto per averlo preso in considerazione.
Rimane la paura (che non è solo relativa ai T) di contattare un attivista, la paura di essere aggiunti su facebook, la richiesta di discrezione (problemi già presenti in generale nei contatti luixlui e leixlei).In generale si respira, nelle descrizioni, un disprezzo per gli “effeminati” e un vanto per “L’insospettabilità”, quindi la virilità apparente.
Conclusioni: planet romeo è più che altro un portale, anche se ha un’app, ancora da perfezionare. Lo consiglierei ad un ftm perchè è maggiormente lento rispetto alle app, e non basato solo sull’estetica. Una persona ha il tempo di spiegare, mettendo il filtro T, cosa è, e di ftm ce ne sono già tanti, e mediamente l’utente sa cosa è.
Ai progettisti consiglierei di dividere mft ed ftm per maggiore fruizione: in molti mi hanno chiesto se indosso mutande di pizzo, pensando che fossi una trav o una trans 😀
Un grande vantaggio è poter vedere i visitatori, e poter mandare impronte di gradimento, per un gioco di “sguardi” virtuali.
Allegato planet romeo: alcuni gay curiosi

Allegato 2: gli ftm piacciono…

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GRINDR:
E’ la più nota e famosa applicazione luixlui.
Ha il filtro “trans” (sempre non differenziato in ftm ed mtf) e una serie di altri filtri legati al ruolo sessuale. Ha il vantaggio di essere molto popolata. Ho trovato beneficio iscrivendomi con “ftm” direttamente nel nome. Molte domande, curiosità e interesse.
Vi è ovviamente una maggiore fretta nell’incontro, quindi incontri in giornata, con relativi bidoni molto frequenti.
Aprendo l’app dalla provincia meridionale, ho riscontrato che le persone LGBT mettevano la faccia e il nome come al nord. Ci tengo a dirlo perché da anni sento dire il contrario.
Allegati Grindr: curiosi e persone che non hanno capito quanto fiero di sé mediamente è un ftm.

 


SCRUFF:

Scruff è poco usato in Italia, pensato per l’uomo in tutte le sue sfaccettature, anche gender not conforming (trans, queer, drag), e anche il tuo interesse puo’ essere per una di queste categorie o piu di una. Puoi nascondere le visite ai profili, o dichiararle con un “woof“, che poi potrebbe essere ricambiato. Ottimo portale, che permette di visualizzare anche persone molto lontane, magari all’estero, queer, o drag, o magari ftm.
Allegato scruff: uno dei tanti utenti, che ha fatto del suo inestetismo il suo punto forte 😀
scruff

WAPO:
Ex “bender”, quest’app è meno usata di grindr, ma ho riscontrato un discreto interesse per gli ftm. Ha meno filtri di scruff, solo per età e per ruolo. Nasconde le visite, a meno che tu non voglia lasciare un’impronta di gradimento, che pero’ puo’ vedere solo chi ha il profilo premium. Anche qui, volti e nomi quando ci si connette dalla provincia meridionale.
Allegato Wapo: alcuni ftm curiosi, ma ocio: l’ftm è li x scopare, mica per fare attivismo…


WAPA:
Ex “brenda”, è la relativa app femminile di wapo.
Non ha filtri, se non per età, a prova che le donne vengono visti come esseri romantici e asessuati che non possono desiderare di vedere solo le maschili, le femminili, o chi ha un ruolo predominante a letto.
Ho riscontrato che il meccanismo di contatto è totalmente etero-mimetico: nel mio profilo “donna femminile” ricevevo molto consenso da donne butch molto esuberanti, mentre quando avevo io il profilo donna maschile, non si batteva chiodo e dovevo io, “in modo molto stereotipato” corteggiare infinitamente” delle fighe di legno.
In pochi giorni mi sono capitate alcune stalkers, e, in modo opposto alle app lui x lui (dove è già tanto se non si sale in casa dopo 5 minuti dal contatto online), c’era gente che chiariva di “essere veg per un’eventuale convivenza futura” ahah.
Nomi e volti anche connettendosi in provincia e dal sud.
Conclusioni: app ottima per una lella o una curiosa. Dovrebbero migliorare i filtri.

GLEEDEN:
E’ un portale, con app annessa, molto particolare. E’ pensato per la donna “Milf“, sposata, che vuole trasgredire con qualcuno che lei sceglie. Ci si può registrare come M, F, omo, etero e bisex. E’ molto frequentata da uomini slave, e anche da uomini “trav“, quindi immagino anche da mistress.
E’ un portale che ho trovato interessante, sia per l’impostazione (poi non sempre rispettata dall’utenza), sia dal fatto che ho trovato un maggior numero di uomini non binari, sia in quanto praticanti di bdsm, sia bisessuali, sia di identità di genere non conforme. Successo sia come donna maschile che come donna femminile.

WHIRPL
E’ un’app “non binaria” e per appassionti del bdsm che nasceva con le migliori intenzioni. Puoi iscriverti come uomo, donna e una serie di tag di generi non binari, e anche il tuo gradimento puo’ essere legato a solo alcune di queste tag. Per un ftm è quindi facile selezionare chi ha flaggato la sua identità di genere. Nel mio caso ho scartato tutti coloro che avevano inserito “mi piacciono: ftm + donna” e ho invece dato la precedenza a chi aveva inserito “ftm + uomo bio“, ma un altro ftm potrebbe sentirsi più a suo agio con un eteroflessibile piuttosto che con un omoflessibile.
Purtroppo recentemente è stata tolta da Google Play e si accede su invito.


BADOO
Concludiamo con Badoo, che non ha bisogno di presentazioni (sia portale che app).
Ti puoi iscrivere anche come Bisex ed è gratis sia per uomini che per donne. Molto popolato da trav. Purtroppo è invadente e segnala la tua iscrizione ai tuoi amici Fb e a volte manda inviti automatici via mail ed altri mezzi ai tuoi conoscenti. Ho sgamato un mio collega con nome farlocco.
Le trav però non sono molto aperte verso gl ftm…

Allegato uno: trav cerca “uomo vero”

badoo trav

Questo articolo non ha bisogno di particolari conclusioni, perché una conclusione univoca non c’è: ci sono app più adatte ad un target, altre meno, ma quello che è sicuro è che nessuna è ancora adatta alle persone pansessuali e/o gender not conforming, e, nel caso lo sia, non ha avuto modo di diffondersi in Italia.
Spero di poter aggiornare presto l’articolo con nuove informazioni.

 

Che fretta c’era, maledetta parrucchiera!

Volevo un taglio semplice, cantavano “Gli atroci”, gruppo metal underground, che narrava il dramma di un ragazzo capellone, a suo modo antibinario ed anticonformista, nell’andare dal barbiere, e trovarsi tosato “come moda comanda”.

Drammi simili vive un transgender ftm non medicalizzato (ovvero una persona biologicamente xx, femmina, di identità di genere maschile, che quindi vuole apparire come un ragazzo, coerentemente con la sua identità mentale)

Da anni provo a cambiare “artigiano”, ma i risultati sono disastrosi.

Se quando una persona con uno scarso passing può andare a comprare accessori e vestiti dicendo di comprarli per qualcun altro, coi capelli si deve per forza sottoporre l’artigiano al “trauma” di fare, a colui che gli appare come una donna, un taglio da uomo (o viceversa)
Le resistenze psicologiche a tale operazione sono notevoli, tanto che spesso riscontravo un miglior passing a distanza dai tagli (quindi, paradossalmente, quando avevo i capelli più lunghi), rispetto al momento del taglio fresco, a causa del fatto che i parrucchieri (e persino i barbieri) che avevano visto in me un corpo femminile, avevano, contravvenendo alle mie direttive, cercato di femminilizzarmi, volumizzando, tagliando i capelli in modo che apparissero con una linea femminile, creando simpatici ciuffi da fatina sulle basette, o annullandole proprio, proponendo odiosi vezzi asimmetrici…

Questo limite l’ho riscontrato sia nei miei tentativi di propormi in saloni unisex, dove mi confrontavo con operatori poco abituati ai tagli maschili (non avevano neanche le lame per pulire il collo e le basette), sia nei miei tentativi di propormi ai barbieri (spesso con veti totali tipo “scusa ma non faccio le donne”…dopo una risposta come questa cosa rimane da dire? spiegare che sono transgender?).

Qualche risultato migliore con i parrucchieri etnici, ma solo per ritocchi semplici, visto che si presentano due problemi: il primo è quello igienico (e non per pregiudizi, ma perchè li ho visti lavorare), l’altro è un problema di comprensione (una cinese continuava a ripetere “solo sotto”, facendomi capire di aver capito, mentre mi tosava l’intero cranio e io, senza occhiali, appuravo l’accaduto troppo tardi).

In parrucchieri unisex ho spesso riscontrato il loro bisogno di potermi rendere, se non femminile, almeno, eccentricA. Forse per incapacità tecnica, o forse per volontà di rendermi alternativA, mi fanno spesso contrasti (non richiesti), tra parti lunghe e parti “tosate” in stile donnina strana punkabbestia , paggetto di versailles o giovanna d’arco dei poveri.

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Ricordo,  in modo allucinante, un parrucchiere che, “considerandomi un taglio semplice”, mi aveva affidato a una principiante, dicendole davanti a me, quasi rassegnato, “li vuole cosi’, che ci possiamo fare”, disapprovando apertamente ciò che avevo chiesto.

Infine, essendo io esperto barbiere e parrucchiere per passione (taglio i capelli a tutti i miei ex e anche a diverse persone GLBT), ho anche provato a tagliarmeli da solo, ma è davvero difficile un risultato armonico e di impeccabile esecuzione, anche con gli specchietti “retrovisori” in bagno, visto che ho sì un’idea ben precisa di come voglio apparire, ma di contro sono anche un perfezionista e soffro a vedermi autoinfliggermi tagli imprecisi.

Rimane quindi il dramma, espresso nel demenziale e tragicomico oggetto del post 🙂

La magia del natale …per un velato

In questi giorni il mio pensiero, a causa della “magia del natale“, va allo zio ciccio.
Lo Zio Ciccio, non solo non si chiamava ciccio, ma non era neanche mio zio. Era un cugino dei miei, sempre solo alle feste di natale, che veniva alle congreghe del parentado senza sapere perché, e si limitava a giocare coi bambini, con lo sguardo melanconico di chi di suoi non ne avrà mai.
Noi, che allora eravamo “i normali“, lo guardavamo con pietà. Non ci interrogavamo neanche se fosse o meno gay, perché a stento sapevamo che esistevano i gay, al massimo pensavamo che era brutto e che nessunA lo aveva voluto.
Zio Ciccio probabilmente aveva un compagno, un compagno da anni, che viveva nell’ombra e ogni anno era solo a Natale, per salvaguardare il povero cuore di Nonna Bernarda, che non avrebbe retto allo shock, non tanto di sapere che il figlio era gay (lo sapeva, sotto sotto), ma del fatto che ciò era comunicato alla famigghia, e quindi il suo negozietto di sartoria avrebbe chiuso i battenti, in quanto lei giudicata una pessima madre (e quindi non so per quale percorso psicologico, incapace di rammendare orli).
Alle stesse cene dove zio ciccio era sempre solo e disorientato, arrivavano le mie cugine zitellone, portando sempre un uomo appena raccattato, per ostentarlo e presentarlo e recitare la commedia dei “normali”
Ho sempre provato tenerezza e solidarietà per Zio Ciccio, che non ho mai più rivisto, e che recentemente si è iscritto a facebook, compilando un solo campo del suo profilo. “mi piacciono: donne”.
Quando ho parlato di Zio Ciccio nella mia bacheca, sono stato criticato da molte persone esterne al movimento glbt, che hanno rivendicato il diritto di scelta di zio ciccio, di “non ferire” la madre anziana.

Una cosa mi ha colpito molto. Alcune persone Bdsm , divorziate, trav o bisessuali velate mi hanno spiegato la loro esigenza di non dire di sé a figli e parenti, per il loro rispetto e il loro equilibrio familiare.
A questo punto però mi sento di fare alcune riflessioni
– che un figlio soffra perché i suoi hanno divorziato è frequente e forse inevitabile. Ma non dipende dal fatto che il genitore si è poi scoperto gay, trav, bi, bdsm o elefante volante
– trovo molto sensate le riflessioni su figli e minori, ma meno sensate quelle sui parenti anziani o di sesto grado
– a soffrire non sono solo coloro che, per omotransfobia acquisita negli anni, “soffriranno” nel sapere che sei gay, ma anche del povero velato che deve recitare la commedia ogni anno, o , peggio, lasciare solo come un pirla il suo compagno (che magari invece è dichiarato e la famiglia l’ha escluso, e quindi passa il natale solo accanto al cappio)
– se i tuoi figli ti giudicherebbero se sapessero che sei B o T, chiediti come li hai educati
– se porti una tematica bdsm o trav, non vedo tutta questa fretta di dirlo ai tuoi figli o a tua madre anziana. mentre l’orientamento sessuale, ma soprattutto l’identità di genere sono fattori ben diversi.
se mi piacesse leccare i piedi, non saprei perché dirlo a figli e genitori, ma non potrei ovviamente fingermi donna con loro.
– tutto dipende da quanto uno si scopre e accetta come glbt. Se nel frattempo ha “costruito” una farsa con moglie e figli, questo è un problema (ma ci sono associazioni che supportano le persone a trovare nuovi equilibri, come genitori rainbow)
– ci sono genitori che hanno confidato ai figli di essere bisessuali. non significa che amino meno il partner, o che madre e padre non si amino e non siano fedeli
– conosco figli che hanno saputo che uno dei genitori è transgender e si sono abituati a questa idea senza traumi o fratture
– mentre la persona omosessuale nell’esporsi come omosex di solito interrompe la relazione etero (quindi lascia la madre o il padre dei suoi figli, e si sovrappone il trauma del divorzio a quello del coming out), non è detto che succeda a un genitore T o B
– la cosa migliore sarebbe costruire una famiglia dando come assodati sia orientamento sessuale che identità di genere dei genitori, affinché i figli non si sentano lesi
– il caso di zio ciccio comunque non vede cuori spezzati di figli, ma al massimo la rottura dell’ipocrisia familiare (tutti infondo sanno di lui)
– se un negozio fallisce perché il figlio della titolare è gay, la colpa non è di zio ciccio, ma della mentalità della gente (una volta un brianzolo aveva usato come scusa per non assumere una persona trans e una di colore proprio il fatto che lo avrebbero fatto chiudere…)

A voi la parola..

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Checche, Froci e Frociare

Per la collana “la fiera dello stereotipo”, oggi approfondisco un tema toccato anni fa all’apertura del blog, ma poi abbandonato.
E’ facile parlare di binarismo pensando a un ragazzo etero macho e machista e a una sciacquetta che gli ballonzola attorno con una gonna giropassera e un tacco tredici.
Ma abbiamo mai riflettuto sulla misoginia di chi ci appare, facendoci sorridere, come effeminato in modo imbarazzante?

I froci, e le loro frociare: quante volte li abbiamo visti insieme, in locali sbarluccicosi e frivoli, e quante volte ci siamo chiesti cosa cercassero l’una dall’altrA?

Un certo tipo di donna eterosessuale, attratta esclusivamente dall’uomo eterosessuale E virile.
Il suo binarismo le impedisce di vedere anche solo un androgino o un efebico etero come portenziale partner, si tiene alla larga dai bisessuali, considera i gay virili come dei “fuoricatalogo“, e che considera il gay effeminato come una sua simile.
Diventa amica della checca effeminata e passiva, che, spesso esterna ai giri dell’attivismo, è ancora vittima degli stereotipi eterosessisti, e si ritrova con lei a sospirare, a confrontarsi sul loro non dissimile “ruolo di genere e sessuale femminile” e di quanto sono stronzi “gli uomini” (come se la checca non lo fosse o tale non si considerasse).
Non si tratta quasi mai di donne avvenenti. Spesso molto femminili, o frustrate dal non esserlo. Molto alla moda o comunque nel tentativo di esserlo, lettrici accanite di riviste femminili. Avvezze a gonne, trucchi. Un po’ meno ai tacchi, visto che spesso le frociare sono corpulente e si danno di non poter volteggiare in modo leggiadro su quelle trappole dodici.
Le frociare hanno un meccanismo perverso tramite il quale inconsciamente “invidiano” il dramma dell’essere gay, e spesso si sforzano di immaginarsi lesbiche, per subire anche loro la “sorellanza della minoranza“. Ma poi sorridono, guardano la checca, dicono quando ad entrambi piaccia il “cazzo”, e tornano “etero”, o meglio, come amano dire per gioco, “checche in corpo da donna”, e non per una qualsivoglia disforia di genere, ma per connotare una vicinanza all’amico gay.
La frociara è di centrosinistra, area piddina. Ha il tipico buonismo inconcludente da PD sui diritti civili, che affronta in modo totalmente irrazionale e sentimentale. Parla di matrimonio gay, di adozioni gay e di poco altro, condendo il tutto di frasi fatte e strappalacrime in stile trasmissione di Barbara D’Urso.
Ama parlare molto della sua amicizia con la checca. Ogni volta che nomina quel suo amico, lo caratterizza con l’etichetta “il mio amico gay” e, dopo una pausa, ci tiene a farci sapere che non ha alcun problema ad avere un amico gay, che non è poi così diverso dai “normali”, che si trova bene, che lui è sensibile, che la capisce,e un’altra vagonata di stereotipi che la poveretta introduce più che altro per ignoranza, e non per cattiveria.
La frociara non ha molte amiche. Ha un rapporto controverso con la sua comitiva di amiche al femminile, tutte zitelle, ma le altre più curate, magre, belle e in tiro. Sono tutte single, ma le altre chiavano. Sono spregiudicate, lei invece si porta dietro il bigottismo di sua madre, e lo supera solo a chiacchiere.
Lei spesso si confida con “lui” dicendo che le amiche non la capiscono, che sotto sotto sono invidiose di lei (non si capisce di cosa, ovviamente, ma la checca la asseconda ridendo di lei, dentro di lui)…
La checca invece non è temuta. Al massimo è solo invidiata per il suo rapporto diretto col sesso, per la disinvoltura con cui esclama “ah, peeeerò” quando sale un bel ragazzo virile in metro, con cui va agli incontri da gayromeo (mentre lei ha sempre paura che chi la contatta su meetic sia un maiale che di lei si vuole approfittare, o ha paura ad andare in metro da sola la sera…).
Inconsciamente al “buonismo” del desiderio di dare diritti civili al suo amico, c’è un senso di rivalsa. Lei è brutta, corpulenta, ma è comunque “normale”. Non so quando e come lo dica a se stessa, ma sotto sotto lo pensa. Compatisce il suo amico, sa che lui, diversamente da lei, non è “normale” e che il massimo che si può fare è “accettarlo”.

Molto peggiore è il comportamento della checca sfranta. Se la frociara ha pennellate omofobe per ignoranza, la checca ha pennellate misogine per cattiveria e rodimento di culo.
La checca sfranta è un personaggio da Borgo del Tempo perso o locali simili in altre città rispetto a Milano. E’ modaiola, si parla al femminile (genderfucking), e non è molto interessata alle associazioni: al massimo fa all’arcigay per via delle conoscenze che ha già li, conosciute tramite locali.
Essa è misogina. Guarda con compassione e invidia le donne eterosessuali, invidiando i loro maschioni eterosessuali che, a parte qualche esperimento da saunista, poi tornano dalla donna. Invidiano il fatto che loro debbano fare tanta fatica per attirare l’attenzione del maschio “vero” (a loro interessa l’etero, quello che le fa sentire “donne e troie”, e schifano gli altri omosessuali, le “amiche” checche, a causa dell’omofobia interiorizzata di cui non sono coscienti).
E’ chiaro che la misoginia della checca sfranta fatica ad apparirci allo sguardo. Siamo abituati all’uomo misogino trabordante di machismo e virilità ostentata, eppure anche una checca effeminata, nella sua stereotipizzazione e volgare imitazione della donna può essere misogina, persino più misogina.
La checca non riesce a credere che persino la donna più sciatta, essendo dotata di una fica, e quindi essendo considerata donna nel samsara del binarismo, può avere uomini etero desiderabili, magari un bel bear (che nell’ottica etero non è che sia considerato tanto “bono”, quindi può andare tranquillamente in dotazione “d’ufficio” a una donna brutta e sciatta).
La checca fa battute sul ciclo mestruale. “Una donna sanguina tre giorni e non muore ah ah”. Del resto la frociara non batte ciglio a queste battute misogine. Non ha la necessaria coscienza di genere per rendersene conto.
Tuttavia, la checcha, nel suo binarismo inconscio ed interiore non riesce a fare a meno di sentirsi “donna” nel suo ruolo passivo, e così pensa che quelle sciatte corpulente che segretamente disprezza e che inspiegabilmente gli vogliono essere amiche possano servire per sfogarsi su tematiche simili.
Così la checca stempiata si confida all’amica frociara dicendo che Davide non vuole lasciare la sua lei per lui, e anche la frociara ha un Michele che non vuole impegnarsi, o che non la guarda, e così le nostre eroine sospirano insieme dicendo “ah, gli uomini, sono figli delle donne, ma non sono come noi!” (cit Mia Martini).
Infine, lui non può vederla così sciatta. Se lui avesse la fortuna di avere un corpo femminile, mica lo tratterebbe così, e allora spinge che lei si curi, in puro spirito eterosessista, per piacere all’ “uomo vero“, quello etero, che è il sogno anche di lui. La incoraggia con gonne, trucco e parrucco, rimproverandola se non è abbastanza femminile, se ha comprato qualcosa di unisex per sopravvivere alle taglie forti, o se la di lei incapacità di gusto le ha fatto comprare una gonna pantaloni bordeaux che ricorda per forma e dimensioni un tendone da circo, o se non si è curata la ricrescita della tinta, dello shatoush, o non si è rifatta il trucco in modo adeguato.
Allora quando lei si considera brutta, lui che sa che è la verità, la guarda e chiamandola “tesoro”, o “amore”, o “stella”, le dice che cambiando colore o piega sarà una regina (sapendo che sembrerà un elefante truccato e parruccato, ma le deve pur dare qualche speranza…e si diverte anche a farlo).
Segretamente, ma in modo malcelato, la considera microcefala. Sa che se l’uomo (che binariamente è quello etero) avesse il cervello, sceglierebbe lui, e non quella microcefala. Ma l’uomo ha il battito aniname, ragiona con l’uccello, e quindi…sceglie lei e non lui. Eppure se sapesse come lui fa i pompini, che in quel momento è piu’ “donna di tutte le donne”….La odia perché lei nonostante tutto si può sposare. Che nessuno l’ha mai riproverata da piccola, quando lei poteva giocare con le bambole.

Per anni noi persone transgender e bisessuali ci siamo chiesti chi fosse il disprezzato e chi il disprezzante in questo bizzarro connubbio “frocio + frociara”. Infondo abbiamo subito il loro disprezzo e incomprensione per anni, e ci possiamo permettere di sfotterli un po’.

In conclusione, sono convinto che l’amicizia tra froci e frociare si basi su un tacito disprezzo reciproco

La cravatta magica

Siamo in ritardo.
Sono uscito tardi dal lavoro, nonostante avessi chiesto il permesso anni luce prima.
Ma poi un cliente rompicoglioni manda una mail di fuoco a due minuti dall’inizio del tuo permesso, e devi richiamarlo, devi farlo.
Sono sudato, indosso una tuta unisex, che sono costretto a mettere per non turbare i miei colleghi col classico maschile. L’alternativa sarebbe una delle minogonne giropassera delle ragazze che saltellano attorno al mio capo coi loro caschetti in stile valentina.
Non ho trovato una cabina telefonica dentro la quale cambiarmi, e così sono a casa, con lui, che è già pronto, col suo abito maschile. Mi aiuta ad entrare nel mio smoking dopo essermi tolto di dosso litri di sudore.*
Dovrebbe farmi incazzare l’abito classico il 23 luglio, ma non importa. lo indosso con fierezza.
Lui mi aiuta a stringere forte il mio petto dentro una fascia che sembra quasi un corsetto settecentesco, ma facciamo diverse prove, e alla fine non c’è traccia del mio petto. E’ piatto come il suo, forse di più.
Rischio l’autoandrofilia guardandomi allo specchio. Lo smoking è impeccabile su di me. Risplende il bianco della camicia, contrasta col nero della giacca, e anche l’ultimo bottone è chiuso.
Stiamo per uscire, e lui mi ferma. “La cravatta!”. Come posso averla dimenticata. E’ lei il mio lasciapassare per il mio passing. Da solo, quella fascia stretta e quell’abito maschile non basterebbe. Non mi renderebbe abbastanza uomo agli occhi degli altri. Si distrarrebbero, mi riterrebbero simile a quelle maliziose androgine che mettono dei tailleur sempre più sbarazzini.
Non basterebbe neanche la mia impeccabile acconciatura classica maschile, anni trenta. Non basterebbero i chili di dopobarba. Non basterebbe il fatto che mi sono appena fatto la barba eliminando quella pelurietta da viso da ragazza. Solo un viso impeccabile può lasciar credere che da esso sia stata tolta via la barba.
Ho un pesante orologio al polso. Non so neanche se ho corretto l’ora legale, ma deve dare risalto al mio polso, distrarre dal fatto che è sottile. Ricordo quando lo comprai, in una gioielleria di Treviglio, e passai con la signora, che mi disse che, essendo subacqueo, sul fondo del mare avrei potuto incontrare una bella sirena.
Quanto sbagliava quella signora. Non sapeva che io vado alla ricerca di bei tritoni, mica di sirene!
E così io e lui, il mio fedelissimo compagno di sventure, ci avviamo all’incontro al club, quello in cui sono ammessi solo i gentiluomini, e al massimo le loro devotissime mogli. Al club sono tutti etero, o meglio, il problema non si pone. Sono “normali”. Lui mi racconta di quanta fatica ha fatto in questi anni a nascondere la sua omosessualità.
E poi arrivo io, io per loro sono Nathan, me lo hanno scritto persino sulla tessera.
Entriamo alla serata, e sono terrorizzato di non passare, ma ho lei, ho la cravatta magica. Lei può confutare ogni dubbio, perché in quel mondo etero e binario nessuno può credere che esiste una persona di sesso femminile così pazza da recarsi in smoking a una cena di gentiluomini e consorti. Mi aggrappo a lei, ai gemelli, alla spilla sulla giacca. Un anziano signore si rivolge a me dicendo, parlando della moglie, “non può capire, loro non hanno fatto il militare!”. Sorrido, mi invento che il militare io non l’ho fatto, perché ai miei tempi bastava rimandarlo per studi universitari per qualche anno, e poi non sarebbe stato più obbligatorio. Cerco di rubare ricordi dalle vite dei miei ex, coetanei, per crearmi un passato mio credibile come ragazzo. Poi si parla di quanto sono sciupafemmene con le ragazze, e come esse sono gelose con me. Io sorrido imbarazzato e mi sento come quei gay che sono velati per forza maggiore, perché si dà per scontata la loro eterosessualità, e tacere è come acconsentire ad esserlo, eterosessuali.
Una moglie baldanzosa mi chiede dove sono i bagni, e quando torna mi racconta delusa che ci sono le turche, e che “noi maschietti” in questo siamo molto più favoriti, che per “loro donne” è diverso. Quando potrei capirla, ma lei non lo sa, non lo ipotizza nemmeno.
Si fa un brindisi. Alle nostre compagne. Che ci sopportano. Guardo lui e lo ringrazio di sopportarmi. Ride ricordandomi che “va bene tutto, ma non è una donna!”.
Un tizio racconta della sua filantropia, e ogni cinque minuti, parlando di quando ha fatto il volontario in africa, ribadisce che sicuramente queste immagini che racconta spaventeranno le signore, inquadrate come povere fanciulle timorose di tutto, ingenue, e intrappolate nella loro femminilità.
Le signore si sorprendono di non vedermi giocare coi loro figli adolescenti, anche loro compressi negli smoking. Si stupiscono al sapere che ho trent’anni.
Come fa contrasto il mio essere un professionista affermato, laureato, abilitato, e che lavora da anni, presidente di un’associazione, col mio aspetto da enfant prodige, da figlio adolescente di qualcuno e non da effettivo tesserato del club filantropico.
Quanto fa contrasto la mia pipa danese da trecentocinquanta euro mentre mi apparto in zona ingresso con fare pensieroso ed introspettivo
Mi dicono che c’è un grande editore, alla fine della tavolata. Chi mi accompagna ne ha bisogno, e sono io colui che lo mette in contatto coi pezzi grossi. Mentre aspettiamo che abbia il tempo di venire da noi, chiacchieriamo con due giovanotti miei coetanei (o almeno, loro lo credono). Il caldo impervia e uno di loro fa da apripista: toglie la cravatta.
Seguono gli altri ragazzini e poi persino il mio accompagnatore e anche io, dimenticando il suo potere simbolico, la tolgo e la metto via.
Nel frattempo l’anziano editore si avvicina a noi ma, diversamente dagli altri illustri ospiti e filantropi, mi salta e va direttamente dal mio accompagnatore. In quel momento ricordo che non ho più al collo il mio amuleto.
Sono diventato invisibile, come una qualsiasi moglie o figlio. La rimetto, frettolosamente. Il nodo viene male, ma ormai è troppo tardi. L’incantesimo si è rotto.

 

Una transizione di peso, per il proprio passing

E così assisti incredulo alla lenta morte del tuo passing.
Vai in giro e riesci a trattenere a stento il tuo petto dentro una canotta slabbrata.
Quante volte hai detto al tuo ex di berlino di andare da TransToys, giusto sotto casa sua, a comprartene una nuova?
Ma che dici, sai bene che non ci entreresti dentro. Sei il doppio di allora!
I capelli, non ce la fai più a tagliarli troppo corti. Sembri una vecchia butch obesa e tettona, corpulenta e ingombrante. Preferisci tenerli di media lunghezza, in modo da sembrare, mal che vada, una di quelle signore sposate post partum, grassa e trasandata.
E ti perseguita ovunque tu vada, sempre di più, lentamente e inesorabilmente, come un destino.
L’infermiere gay all’esame del sangue. 
“Zignooooooraaaa” con voce nasale. Ti chiedi come faccia a darti il femminile, visto i peli che trabordano dai cosciotti alla Ronaldo che escono allegramente dai pinocchietto. Quel povero infermiere gay, effeminato e stizzoso, ti marchia addosso quel femminile, di donna “zingara”, trasandata talmente tanto da non “farsi i peli”, ma inevitabilmente donna. Come potrebbe essere altrimenti? Si vede quel morbidume contenuto a stento sul petto. Quei linemamenti rotondi, da gnomo, del viso, sovraccaricati dai chili di troppo.
Anche la suocera, con cui sei sempre passato, inizia ad avere dei dubbi e chiede al tuo compagno: “ma il tuo ragazzo…ha le tette? vuole diventare donna?”
E così aspetti agosto per iniziare una ferrea dieta. Aspetti che passi il tuo anniversario, in cui tu e lui vi scofanate di cibo,  andate nel posto del primo appuntamento, anni fa, e vi sbattete dentro chili di tiramisù e leccornie varie.
Ma poi l’indomani il frigo si svuota di qualsiasi cosa di inappropriato, e si riempie di salumi snelli, di jocca, e di verdure pronte ad essere lessate.
Le intere vacanze sono destinate al riposo, alla lettura, alla meditazione, e al reperimento di cibi miracolosamente ipocalorici, come l’olio di vaselina o lo shirataki, in una milano deserta con erboristerie e negozi di omeopatia sigillati fino a settembre. Ma del resto, a settembre non ci sarà il tempo di tornare quello di un tempo.
Accarezzi il tuo viso, vedi che è morbido come quando eri giovane. Riguardi le foto. L’unica cosa che ti separa da quando eri giovane, non importa se con capelli lunghi, corti o medi, è il peso.
E ti imbarchi in questa rigorosa transizione, che vede giorno per giorno i suoi risultati. Ogni mattina metti i piedi sopra la bilancia e soddisfatto appuri che tre etti sono andati via da te per sempre. Ti chiedi anche se hai già fatto pipì, se hai già bevuto, se magari è qualche etto in meno…
Cominci a contare le calorie. Non ti eri mai accorto che c’erano quelle liste di valori nutrizionali dietro ai cibi. Impari che il cdm è il cucchiaio da minestra, e cosa è un cucchiaio da minestra. Compri un tritatutto e un montatutto. Il philadelphia a casa tua sostituisce ogni tipo di formaggio, crema, condimento. Elimini pasta, pane e pizza…ma infondo a milano pane e pizza fanno decisamente schifo.
Elimini dolci e nutella. Torneranno nella tua vita, lentamente ma inesorabilmente, quando tornerai in un frenetico viavai tra lavoro, associazione e casa.
Speri di potercela fare a continuare la dieta dopo, ma anche di perdere il più possibile adesso.
Inizi ad intravedere, dopo la perdita dei primi tre chili, che entri nei vecchi vestiti, quelli sfiziosi che ti facevano passare.
Solo a fine stagione proverai a rientrare nello smoking, quello che usi per andare alle serate galanti con la milano bene, dove ti tocca essere l’unico esempio di persona T.
Non vuoi mai più stare in enormi bermuda taglia 48, magliettone metallare, non vuoi più che la tua androginia venga scambiata per trasandatezza.
Sogni di tornare in ufficio fiero della tua androginia, condita da un pizzico di malizia, priva di quella pesantezza, priva di quegli abiti più che maschili brutti, sciatti e di cattivo gusto, senza la ciccia da trattenere a stento, potendo tagliare i capelli a piacimento senza confrontarsi con un viso rotondo da Loacker e la triste somiglianza con le femministe e le fat queer.
E cosi’, come fosse una transizione, ogni giorno ti guardi allo specchio, sperando di vedere cambiamenti. Metti alla prova il tuo passing mentre lentamente rientri nei vecchi vestiti e fai meno fatica a trattenere il petto, lentamente tagli i capelli per tornare al tuo vecchio se, quello che senza sforzo passava, quello che non aveva bisogno di lunghi preamboli per iscritto, o persone che si sforzassero di vedere un uomo in quella montagna di ciccia.
E non fai caso al fatto che, parlando di frivolezze relative alle calorie, incazzandoti come una bestia se il pollo ai ferri te lo hanno portato con un filo d’olio d’oliva, cercando di tamponarlo col pane per darlo al tuo ragazzo, per salvare la tua dieta, sei diventato come quelle isteriche signorine milanesi perennemente a dieta, ossessionate dal cibo light, che in questi anni hai guardato con compassione considerandole vittime del binarismo 🙂