Il BDSM raccontato da Danilo Ruocco, attivista LGBT

BDSM, LGBT e binarismo di genere:
ce ne parla Danilo Ruocco, attivista LGBT e Master BDSM…

danilo ruocco attivista lgbt

Il blog ha in passato trattato il tema del BDSM in relazione alle tematiche LGBT e al binarismo di genere. Oggi Danilo Ruocco, giornalista e attivista LGBT, che nel BDSM ha il ruolo del Master (quindi un ruolo Top o Dom, ricordiamo invece, per rendere più fruibile l’intervista, che i termini legati al ruolo opposto sono Slave, Bottom e Sub) risponde alle nostre curiosità in merito.

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Buongiorno Danilo. Raccontaci, se ti va, di come ti sei scoperto LGBT e di come definisci e consideri il tuo orientamento sessuale e affettivo.

Non credo ci sia stato un evento particolare che mi abbia “rivelato” a me stesso. Penso, invece, di essere sempre stato consapevole di ciò che sono: una persona sessualmente attratta da donne e uomini.

Orientamento sessuale e BDSM, quale è entrato prima nella tua vita e come li hai scoperti?

Ho scoperto abbastanza tardivamente il mio essere un Master: ero già all’Università e sono stato coinvolto da una coppia in un gioco erotico a base di sculacciate e bondage. Mi si è aperto un mondo.

IL BDSM è binario? ci sono sostanziali differenze quando top e bottom sono una coppia omo e quando sono una coppia etero? e perché?

Credo che le differenze ci siano. La netta separazione dei ruoli tra Top e Bottom spinge a comportamenti che, a volte, confermano il binarismo e a volte lo stravolgono.

In genere, una Mistress viene spesso percepita dal proprio slave come una virago, ovvero una donna fortemente mascolina o mascolinizzata, in quanto il dominio viene ascritto alla sfera del maschile. Parallelamente, una slave è spesso vista come una bambolina passiva in balia del volere del suo Master.

In un rapporto top/bottom di natura omosessuale maschile, ciò spesso non accade, specie se il bottom si presenta come “virile”. In tal caso lo slave si sottomette a un Master che percepisce più maschio di lui, senza necessariamente percepirsi come femmina.

 

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BDSM e poliamore, sono legati? e come?

Non so se si possa parlare di poliamorismo. Sicuramente il rapporto tra un Top e un bottom non è monogamico. Sarebbe assurdo chiedere a un Top di non condividere il proprio bottom con un altro Top se ne ha voglia o di avere più di uno slave contemporaneamente! Sarebbe come chiedere a un Top di non imporre la propria volontà!

Essere dichiarati come LGBT e come BDSM, ci sono differenze e imbarazzi diversi? E per quanto riguarda i BDSMers etero?

Spesso il BDSM viene percepito come qualcosa di estremo e deviante che lascia molte persone, anche GLBT, diffidenti.

A volte i feticismi o i desideri BDSM coinvolgono parterns del genere opposto a quelli da cui si è generalmente attratti/e. Quindi persone tendenzialmente omo che possono avere fantasie bdsm etero e viceversa. Come mai questo accade? Rende queste persone bi/pansessuali oppure è solo una questione “kinky”?

Penso sia più una questione di dominio/dominazione che di orientamento o identità sessuali. Come ho scritto in “Se la Mistress lo imponehttp://www.paroleglbt.info/2014/12/se-la-mistress-lo-impone.html sono convinto che anche quando un eterosessuale maschio viene penetrato analmente da un uomo non cambi la percezione di sé come eterosessuale, ma “subisca” la penetrazione come un atto, appunto, di sottomissione alla propria Mistress.

Machismo, sessismo, binarismo e slave/master: quando influiscono i nostri retaggi binari nelle nostre fantasie?

Tantissimo. Direi che, quasi sempre, le alimentano.

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La donna, anche quando domina, è comunque oggettificata?

Credo dipenda molto dal livello sociale dello slave: più è alto e più tende a vedere nella Mistress un oggetto.

Passività etero: molti uomini etero amano subire la penetrazione da donne, ma ciò è per loro accettabile solo se la vivono come desiderio BDSM. Quanto machismo interiorizzato esiste ancora?

Purtroppo molti maschi eterosessuali sono sessualmente assai inibiti e pensano che il piacere “lecito” sia solo quello che passa attraverso l’uso del fallo. Quando scoprono che la pratica anale li soddisfa pienamente, spesso finiscono per associarla a pratiche di sottomissione, forse proprio a causa del machismo che vorrebbe sempre il maschio penetratore e mai penetrato.

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Il fenomeno delle “sissy“: molti uomini sognano di essere umiliati da master o mistress. Si vestono da donna e spesso ne replicano gli stereotipi machisti, definendosi “cagne” o anche peggio: pensi che derivi dal machismo interiorizzato di questi praticanti, o pensi che sotto sotto ci sia una tematica di identità di genere?

Entrambe le cose. Ci sono crossdresser che indossano biancheria intima femminile solo quando hanno rapporti con altri uomini, probabilmente in quanto associano la sottomissione sessuale a un Master alla femminilizzazione.

Per altri, invece, il crossdressing è legato a tematiche di identità di genere.

Nei portali gay siamo abituati ad annunci contenenti “no effeminati” o “io…insospettabile” o ancora “io…discreto“. Quanta omofobia interiorizzata e binarismo c’è in chi mette questi annunci? Succede anche con gli annunci BDSM? e quali sono gli stereotipi più diffusi?

Il livello di omofobia interiorizzata in chi si definisce “insospettabile” è assai elevato.

Invece chi ricerca “maschili” o “non effeminati” sta solo dando precise indicazioni di gusto estetico.

I “discreti”, infine, sono coloro che o sono sposati o sono fidanzati e, quindi, cercano la scappatella senza conseguenze.

Negli annunci BDSM, in genere, si è molto precisi: si indicano ruoli, pratiche e limiti.

I praticanti BDSM etero sono open minded rispetto alle tematiche LGBT?

In genere no.

La bisessualità consapevole è diffusa in questi ambienti?

No. Vi sono pratiche bisessuali, ma non consapevolezza.

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BDSM e Fetish, come sono connessi? Quali i fetish maggiormente richiesti nel mondo omo?

Sì spesso non vi sono confini netti tra i due mondi.

Sicuramente molto richiesto è il fetish legato ai piedi e alle scarpe.

Altro fetish richiestissimo è quello strettamente legato agli odori, specie a quelli dei genitali del Master, alle sue ascelle, ai piedi e alle sue deiezioni.

Puoi spiegarci l’acronimo BDSM?

L’acronimo si riferisce a tutte quelle pratiche sessuali nelle quali vi sono giochi di ruolo che richiedono sottomissione o dominazione. Giochi sadomasochistici.

Il BDSM è ancora uno stigma? Sarebbe utile fare cultura in merito?

Lo è sicuramente. In realtà sono convinto che sarebbe utile fare cultura che parli di ogni aspetto della sessualità e non solo del BDSM.
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Cuckold: di cosa si tratta? Vi sono rapporti bisessuali oppure si tratta comunque di rapporti etero in cui la terza persona guarda?

Il cuckold si eccita a guardare il proprio partner mentre è impegnato in attività sessuali con un terzo. Ovviamente, a seconda dei desideri di ogni partecipante, il cuckold può anche non limitarsi a guardare, ma può prendere parte sessualmente all’azione. In tal caso, può avere rapporti solo con il proprio partner abituale, oppure può averne anche con il terzo.

Menage a trois: i partecipanti hanno solo rapporti etero oppure può capitare che i due uomini o le due donne facciano sesso tra loro?

Dipende molto dalle persone che sono coinvolte nell’azione, dai loro desideri e dal loro livello di inibizione. Non è detto, ad esempio, che un uomo bisessuale gradisca essere visto dalla propria partner mentre si fa penetrare da un altro uomo o lo penetri.

Master e compenso: alcuni master ed alcune mistress chiedono dei pagamenti solo per umiliare la persona dominata: si puo’ parlare di prostituzione?

In genere, il compenso è un modo per ribadire e sottolineare l’inferiorità a la sottomissione dello slave e il dominio e superiorità del Master.

Toys e BDSM, quali gli oggetti più richiesti?

Dildo, fruste, biancheria intima, manette, cinture di castità…

I nuovi social, Istagram, Twitter, Pinterest, possono servire a promuoversi anche come attivista LGBT?

Se usati correttamente sono uno strumento essenziale.
danilo ruocco attivista lgbt

Danilo è uno scrittore, giornalista e consulente per la comunicazione.

Si occupa di tematiche e diritti GLBT per il sito “Parole GLBT” paroleglbt.info ed è l’ideatore e il curatore de “Il Simposio” www.ilsimposio.tk

Ha, tra l’altro, scritto i romanzi “Lavapiubianco” lavapiubianco.tk e “Parla Egisto” parlaegisto.tk

 

Crossdressing e Travestitismo F to M : perché non esiste?

Da anni frequento, per affetto e simpatia, un forum di trav e crossdresser.
Non mi ritengo nella loro condizione, perché la mia è una tematica di identità di genere, e soprattutto che si manifesta “full time”, ma qualche tempo fa riguardavo vecchie foto di me ragazzin* che, con parrucche “coi capelli corti”, mi vestivo in giacca e cravatta e mi facevo le foto.
In quegli anni avrei voluto confrontarmi col mondo crossdresser, e l’ho anche fatto, ma ho trovato solo persone in direzione Mtf, inserite spesso in forum e “comunità di supporto“, che mi hanno sì accolto, ma come “mascotte” (quindi rappresentavo comunque un diverso da loro).
Molte di loro ora sono amiche accettatesi come transgender, altre sono amiche rimaste crossdresser e a cui voglio un gran bene…ma rimane in me violento l’interrogativo: perché non esiste un travestitismo/crossplayng in direzione ftm?
Forse dipende dal fatto che travestirsi “da donna” rimane ancora facile e inequivocabile (anche per un uomo calvo di un metro e novanta), quando tacco, trucco e parrucca rappresentano ancora simboli femminili, e per quanto la trav non passi, è chiaro che sia “vestit* da donna”.
Se invece una persona di biologia femminile si veste “da uomo”, passa inosservata, visto che ormai quasi tutti gli abiti sono unisex, e anche quando si veste in cravatta, viene scambiata per una goliarda, o per una lesbica.
Quando parlo di fenomeni trav e crossdressing parlo proprio di travestitismo fetish o crossdressing organizzato in gruppo di amici, tutti cross, che fanno cose insieme, tipo giocare a canasta in una villa in campagna, con gilet, sigaro e cappello da gangster, usando nomi maschili…cose del genere.
Il “travestitismo” ftm puo’ sopravvivere al massimo (ma non lo considero speculare al fenomeno trav e cross mtf) come forma di “arte” nel fenomeno drag (drag king in questo caso), come laboratorio e metamorfosi, ma non esiste un fenomeno vero e proprio di travestitismo, nè fetish, nè più legato al crossdressing.
Che poi esistano donne che fanno “crossdressing” tutti i giorni, passando come donne trasandate, lesbiche, o sbarazzine, questo è palese, ma non passano come trav, sono comunque donne vestite da “donne”, anche se sono vestite da “un altro tipo di donna”.
Ma rifletterei sul perché le persone nate femmina non sentano l’esigenza di crossdressing. O forse non hanno spazi per vivere quest’esigenza.
E’ anche vero che io crossdresser, in qualche esperimento giovanile, lo sono anche stato, ma io sono transgender, quindi sono una persona di mente maschile, mentre io non riesco a capire perché non esistano crossdresser xx, femmine e donne, ma col “vizio” del vestirsi da uomo e fare uscite con altri amici cross in cui vengono trattati come tali.

Amicizie tra ex: un tabù per il mondo etero?

Recentemente ho saputo che il mio prozio sta male. Ho sentito la figlia, una quarantenne convivente con un uomo, e le ho chiesto se lui le sta vicino in questo dramma. Lei mi ha comunicato se si sono lasciati un anno fa, e io le ho chiesto di nuovo se lui le sta vicino. Mi ha risposto basita che “ovviamente no”, visto che si sono lasciati, come se fosse contronatura essere amico di un ex, o stargli vicino in una cosa grave e gravosa come questa.
Una cosa che non riesco a capire è l’incapacità di amicizie tra ex in ambiente etero generalista.
L’unico ex di cui non sono amico è quello piu “duraturo”. siamo stati insieme dai 18 ai 25, e io vivevo da “ragazza etero“.
La cosa comunque mi fa soffrire molto. A volte è freddo anche quando gli mando gli auguri di compleanno, ha una ragazza molto gelosa, e percorre lo stilema etero secondo il quale quando si inizia una nuova relazione, l’altra va chiusa in modo netto. Ancora deve restituirmi il Nintendo Nes anni 80 di mio padre, e ripararmi alcune cose che dieci anni fa mi ha rotto in casa (era goffo e trasandato).
Poi , da quando vivo come transgender ftm, ho avuto 8 persone con cui ho avuto rapporti sessuali (uomini gay e bisex). A parte tre persone con cui ho avuto rapporti superficiali (uno è stata una cosa di una notte, due sono state relazioni brevi, dagli 8 agli 11 mesi), con gli altri si è creato un legame duraturo di amicizia erotica (sia con quelli a distanza, sia con quelli a Milano), e loro sono entrati anche nell’associazione GLBT di cui sono presidente, la frequentano (chi sporadicamente, chi attivamente), e anche adesso che l’amicizia è diventata una normale amicizia senza “ricadute” erotiche, sono dei punti di riferimento nei momenti chiave della mia vita.
Io spesso divento amico dei e delle nuove partners (piu’ “dei” che “delle”, visto che sono omosessuali o bisessuali orientati verso gli uomini). Non esistono gelosie, da nessuno dei due lati. Solo un grande affetto reciproco.
Non capisco davvero perché questo non è presente nel mondo etero, se non in ambienti molto chiusi e settari (in cui si è “costretti” a continuare a vedersi, per ragioni ideologiche o di appartenenza a una subcultura politica, religiosa o di lifestyle, laici, atei, vegani, buddhisti…) oppure nel poliamore e simili ambienti di sessualità ed affettività alternative (BDSM, fetish…).
E’ come se il mondo etero tradizionale seguisse uno stilema che impone, oltre alla monogamia, anche un passaggio netto da una storia all’altra, in un mondo di etichette dove l’amicizia è l’amicizia, l’amore è l’amore, e non vi è spazio a sentimenti intermedi, come può essere l’affetto per una persona con cui per anni hai fatto l’amore, ma per cui magari non provi più attrazione fisica o interesse progettuale relazionale.
Non capisco se gli etero “tradizionalisti” non desiderino queste amicizie con gli ex, o se le precludano “perché il copione sociale non le prevede“.
Non so se la mia modalità si puà considerare poliamorista, visto che spesso con questi ex non c’è stata occasione erotica, ma è rimasta appunto questa grande intesa, complicità e condivisione reciproca, mentre eravamo comunque eroticamente e sentimentalmente coinvolti in relazioni nuove.
A voi la parola e la condivisione. Magari qualche etero lettore del blog mi smentirà, e lo spero proprio. Ho bisogno di sentirmi dire che i rigidi stereotipi che osservo in ufficio (e quindi in un campione non significativo) sono poco significativi per trarne dati sociologici su cui ricamare.

Bisessualità, identità o prurito?

Spesso vedo parlare male, in liste di anziani attivisti, dell’attivismo bisessuale.
Si dice di tutto. Che non si integrano coi GLT, ma ANCHE che non sanno crearsi comunità a parte.
Diciamo che la nascita di forum, piccole associazioni e conferenzieri itineranti sta contraddicendo questi vecchi attivisti livorosi.

Durante queste conferenze, in cui accompagno e sostengo i coraggiosi attivisti antibinari che le tengono, mi accorgo, dagli interventi, che c’è molta confusione tra la bisessualità risolta, vissuta con consapevolezza e come identità politica e/o essenziale, e il prurito” sessuale vissuto come eccitazione dovuta alla trasgressione, di nascosto.
Mi sono sempre chiesto, fin dall’adolescenza, se la “naturalizzazione” della condizione di bisessuale avrebbe aumentato a iosa i bisessuali (sdoganando il tabu’) o avrebbe drasticamente ridotto il numero di bisessuali “da letto” spinti dal prurito della trasgressione.

L’amico Danilo Ruocco mi ha spiegato la differenza tra “orientamento” e “comportamento”.
Vi faccio un esempio. Un gay velato puo’ avere “comportamenti” eterosessuali con la moglie, ma avere, realmente, un orientamento omosessuale.
Così come uno slave potrebbe fare il passivo con un uomo perché glielo ordina una mistress, o potrebbe avere un rapporto omosessuale occasionale con un uomo solo per il piacere della trasgressione, (quindi avere un comportamento omosessuale) ma essere di fatto etero (orientamento sessuale eterosessuale).

E’ per questo che il “pruriginoso” fruitore dei mondi dello scambismo e della trasgressione potrebbe identitariamente definirsi etero,
mentre una persona “risolta” potrebbe scegliere e rivendicare per se stessa la definizione di bisessuale, pur avendo avuto, a livello di “comportamenti” riguardanti la vita eroticoaffettiva solo relazioni solo con uomini o solo con donne (poiché consapevolmente bisessuale nel desiderio e nella potenzialità)

Anche il discorso partner è delicato.
I e le bisessuali risolte, anche in coppia etero, spesso tendono a formare coppie in cui entrambi sono bisessuali.
Nel caso di “falso bisessualismo” si carattere trasgressivo invece il partner è spesso all’oscuro, e questo fa parte del gioco, oppure è anche lui/lei turista di questi mondi di trasgressione, in cui viene fatta una distinzione netta (e binaria) su cosa è la coppia e cosa invece è solo uno strumento di attizzamento del rapporto (dal toys, al film porno, alla persona complice di un gioco).
In questi casi l’affettività si rivolge verso partner di sesso opposto, mentre la persona dello stesso sesso, strumento del piacere trasgressivo, è solo desiderata dal punto di vista fisico. La persona è quindi eteroaffettiva, ma magari non eterosessuale.

Una domanda interessante è chiedersi se questi “fruitori della trasgressione” siano identitariamente etero, in coppia affettiva con una persona di sesso opposto, e spinti a una normalizzazione solo per l’omofobia e l’eteronormatività sociale o se oppure si parla di persone “al grado 1 della scala kinsey“, che di fatto hanno solo una leggera “permeabilità fisica” ai rapporti omosessuali, ma rimangono tendenzialmente etero, sia nell’orientamento, sia identitariamente.

Ci sarebbe molto da dire, sulla “nazionalità” di questi bi curiosi pruriginosi, spesso nascosti sotto il tappeto dai bisessuali attivisti per evitare gli attacchi di chi bisessuale non è e non aspetta altro di poter dimostrare che i bi non esistono, o sono dei falsi, dei maiali, delle persone incapaci di fedeltà (ed è questo il motivo che spinge i bi attivisti a chiarire le distanze col mondo del poliamore, pur ammettendo intersezioni, ma non sottolineandole).

Spero che i lettori bi in ascolto vogliano dare qualche stimolo a queste mie perbeniste riflessioni

Ruoli sessuali e ruoli di genere

Ultimamente sto frequentando, a scopi di studio, chat e portali glbt e bdsm.
La prima domanda è inesorabilmente il mio “ruolo“, e puntualmente rispondo “presidente milk“.
Anche in molte discussioni tra attivisti vedo ignoranza.
Travisano completamente autori queer che parlano di ruoli di genere, confondendoli con i ruoli sessuali, e pensando che chiamarli “di genere” sia solo un perbenismo puritano.
La verità è che i ruoli di dominanza (top/bottom o sub/dom) e di penetratività (attivo/passivo) non c’entrano proprio nulla coi ruoli di genere, che riguardano stilemi e stereotipi di carattere sociale e relazionale, soprattutto del mondo etero (ma non piu’ solamente di quel mondo), su come” deve essere a livello comportamentale una donna ed un uomo, in un gioco di ruolo, una cavalleria rusticana, estenuante e stancante, ma perfettamente interpretata da miliardi di donne e di uomini, educati fin da piccoli a comportarsi “in modo appropriato“.
Ormai si sono creati nuovi stereotipi e commedie delle parti anche nel mondo GLT, e persino, talvolta, in quello B.
Il vero rimescolamento prevederebbe che ogni persona possa vivere liberamente i suoi “ruoli”, senza dover dare una “coerenza” di continuità tra letto e società.
Questo è un traguardo comunque da cui siamo ben lontani, soprattutto nel mondo GLBT, molto legato agli stereotipi, forse per l’esigenza di aggrapparsi a qualcosa, dopo aver lasciato gli stereotipi di partenza, eterosessisti ed eteronormativi, che si sentivano distanti.

Chi sono realmente le persone asessuali

C’è molta ignoranza rispetto alla realtà asessuale.
Le persone asessuali sono persone che non desiderano rapporti sessuali e/o genitali.
Non è detto che esse siano anche disinteressati all’affettività, alle relazioni, e al romanticismo.
Non è detto che siano totalmente prive di istinti sessuali, poiché a volte l’asessualità assume connotati più mentali, a volte più fisici.
Ci sono anche le persone demisexual, che vivono l’erotismo solo in particolari condizioni affettive e romantiche.
Ci sono persone asessuali che vivono condizioni “alternative” di intimità, come il bdsm, senza coinvolgere i genitali o vivere esperienze sessuali “tradizionali”.
La persona asessuale non “sceglie“, non si sforza, semplicemente asseconda la sua tendenza naturale.
Non c’è niente di patologico, nè di traumatico, non ci sono disfunzioni fisiche, è semplicemente una modalità.
A volte le persone asessuali fanno sesso, per assecondare il partner. A volte lo trovano doloroso, come una violenza, a volte assolutamente indifferente.
Talvolta trovano fastidioso il fatto che il mondo sia sessuocentrico, anche nei discorsi e nelle aspettative.
Anch’esse sono vittime del conformismo e degli stereotipi e aspettative sociali.
Le persone asessuali possono essere omoaffettive, biaffettive, panaffettive ed eteroaffettive.
La letteratura asessuale preferisce termini come omoromantico, biromantico, eteroromantico.
Infatti, considerando “orientamento” qualcosa di “vettoriale”, che si dirige verso sessi e generi, asessuale non è un orientamento, ma una modalità sessuale.
I “non asessuali” vengono chiamati “sessuali” o “allosessuali”.
Le persone assessuali non sono “contro” il sesso (sex-negative), o chi lo pratica, semplicemente non hanno loro interesse a praticarlo (sex-positive).
Spesso sono vittime di forzature e a volte persino di stupri “correttivi“.
Anch’esse subiscono discriminazioni, a volte in sovrapposizione a quelle GLBT (se biaffettive, panaffettive o omoaffettive), a volte in quanto asessuali, perché non previste, perché non è previsto supporto genitoriale per adozioni o fecondazione se motivate con l’asessualità e il desiderio di non figliare tramite coito.
Anche a livello di divorzi, religiosi e non, la questione della mancanza di volontà di compiere rapporti sessuali ha un suo peso e non viene compresa nè tutelata
Chi è più illuminato, aggiunge la A nella sigla GLBT, e quest’anno per la prima volta in italia ai Pride c’è stata una pattuglietta di asessuali.
Linko il sito della principale associazione, presente anche in italia
http://www.asexuality.org/home/
ll gruppo su facebook
https://www.facebook.com/groups/328638940623208/?ref=ts&fref=ts

Il Vigorismo e le donne culturiste, immagini antibinarie di femminilità?

Inizio postato questo video

https://www.youtube.com/watch?v=Z7syJwKmctI

Mi fu passato da una persona nata femmina, attratta dagli uomini, ma che donna non si reputa, ma neanche transessuale o transgender.
Questa persona mi ha aperto un mondo, e ho fatto tante ricerche sul mondo del culturismo femminile.
La prima cosa che mi è balzata all’occhio è stato il fatto che molte culturiste vogliono divenatre “vigorose” ma sono legate all’essere donne e volere apparire come donne.
Esse combattono gli effetti virilizzanti delle sostanze che prendono con plastiche al seno, parrucche, depilazioni laser, e soffrono se diventano sterili per colpa di esse. Fanno quasi un percorso simile a quello delle Mtf per combattere gli effetti del testosterone.
Ho scoperto che l’essere culturista viene associato a una dismorfofobia (pari alla bulimia o all’anoressia) chiamata “vigorismo”, in cui, mentre nel caso dell’anoressia vi è un bisogno di vedere il corpo sempre più magro, nel caso del vigorismo si ha l’esigenza di vederlo sempre più muscoloso e vigoroso.
Mi stupisce che questo desiderio, da parte di donne etero, superi i pregiudizi del binarismo, che vogliono “la donna etero” in tutt’altro modo.
Mi chiedo anche come mai chi “bolla” le culturiste come affette da “dismorfofobia” non bolli nello stesso modo le persone transgender (anche quelle non in transizione), ma alla fine questo è solo un bene (già abbiamo troppi problemi da parte di chi ci definisce malati di mente..)