La bellezza androgina arriva in Italia: ce ne parla Sharlot Capuana di Trans Models

Dopo diversi articoli sul binarismo della bellezza, sulla bellezza androgina, sul binarismo dei concorsi di bellezza maschili e femminili, e dopo aver raccontato le straordinarie storie di modelli e modelli che sfilano con gli abiti del sesso opposto, intervistiamo Sharlot Capuana, esperta di comunicazione, fotografa e camera…woman, nonché fondatrice della prima Agenzia di modelli e modelle transgender e gender non conforming.

Ciao Sharlot. Parlaci di te. Cosa fai nella vita? Quali sono i tuoi interessi e passioni?

Sono ora una donna transgender, nato negli anni dell’atterraggio sulla luna il 1969, in un tempo, quello del 1900, e con una cifra ambigua e palindroma, il “69”.
Cresciuta nella prima periferia di Milano a Sesto San Giovanni genitori emigranti dal sud Italia a Milano: mamma operaia e padre impiegato postale, che aveva un unico, vero, interesse: dipingere dalla mattina alla sera.

Nel 1975 nasce mio fratello Tiziano: l’amore più grande della mia vita. Nel 1993 Tiziano muore, mio padre si ammala di depressione, già sulla buona strada da prima.
Io invece sbando per 5 anni. Da questo shock fortunatamente traggo il meglio, comprendo a 27 anni che la vita è un flash, che l’avrei dovuta vivere e che nessuno avrebbe potuto dirmi cosa dovevo fare della mia vita. Siamo gli artefici della nostra vita.

Rispetto ai miei amici, avevo i lineamenti del viso molto gentili, direi femminili, capelli castano chiaro, con i boccoli. Avevo molto successo con le ragazzine del quartiere. Infatti avevo possibilità maggiori di trovare la fidanzatina rispetto a miei amici. Ho avuto molte fidanzatine sia da piccolo anche poi quando crebbi: una volta addirittura vennero in due, mi presero da parte e mi chiesero se volevo essere il loro fidanzato. Ricordo che rimasi perplesso non sapevo cosa fare e cosa dire, ma poi dissi: “ma come faccio se dobbiamo uscire andare al cinema in tre?”.
Addirittura ricordo e non scordo una signora che mi disse : rivolgendosi a mia madre: “guarda… che bella bambina!” Guardai mia madre e dissi: “ma mamma! sono un bambino!”

La passione per l’arte arrivò da mio padre, la passione per la comunicazione arrivò dalle mie esperienze lavorative e studi in campo video, fotografici documentaristici. Lavorai e viaggiai per la stampa come fotografo, per la televisione come cameraman e video-reporter per una trasmissione video-cine-giornalistica documentarististica che andava in onda su RAI 2 in prima serata, condotta dal Giornalista Michele Santoro, questa esperienza lavorativa durata 8 anni con giornalisti al tempo poco conosciuti e ora molto noti. Questa esperienza mi formo sia lavorativamente parlando, sia a livello di crescita personale e di formare il mio caraterete in modo esponenziale.

La mia sessualità ad un certo punto mutò, era dentro di me, ma non capivo, ero già grandicello, avevo avuto molte belle ragazze. Ad un certo punto mi resi conto che ero attratto da le donne non perché le desideravo fisicamente anche se, si, ci ho fatto l’amore tante volte. Mi resi conto che mi piacevano da morire perché desideravo essere come loro! Da qui nasce anche la mia passione per la moda, ammiravo le modelle studiavo la loro bellezza, il loro portamento ma ancora inconsciamente.
Quando presi coscienza della ma vita sessuale cambiò radicalmente tutto intorno a me, non trovai più lavoro, mi staccai dalle amicizie, mi isolai per incominciare la mia transizione da uomo a donna. Dopo qualche hanno incontrai l’amore ed eccomi qua.

Ora sono Sharlot Capuana una donna transessuale, la mia passione il mio amore più grande è la fotografia ed è il modo con cui ho scelto di esprimermi di comunicare.
Amo l’arte in genere e ogni forma di comunicazione espressiva mi incuriosisce molto, come la moda ad esempio, amo la natura e fare sport correre e nuotare mi piacciono le arti marziali che ho praticato da maschietto per ben 7 anni da cui ho preso fierezza ed ho eliminato la paura ad affrontare le persone a testa alta e controllando sempre le situazioni che mi circondano nella vita.

Cosa faccio nella vita ? Ora sono una casalinga, mi occupo della casa dove vivo con il mio amore Costantino l’uomo che ho scelto di sposare.
e nel frattempo sto cercando di “ri-crearmi” una nuova posizione lavorativa e coltivo la mia immensa passione la fortografia, un processo che va avanti da tanti tanti anni .
Quello di cui sono sicura e che ho trovato finalmente, dopo anni di domande e profonda ricerca interiore, cosa devo raccontare fotograficamente!
Da questa lunga e profonda riflessione, ho compreso che è l’identità di genere che devo raccontare! Devo raccontare “il mio tempo” devo cercare di trasmettere a traverso la fotografia una nuova realtà, le nuove sessualità. Indago dall’interno, perché sono immersa in questa realtà, che è appunto un evoluzione dei genere sessuali un cambiamento epocale della cultura sessuale del mio tempo.

 

Come nasce l’idea di TransModels?

L’idea nasce da un articolo di giornale che ho letto esso parlava della prima agenzia di modelle/i transgender aperta a New York City.
Poi il fatto che è ho una forte passione per la fotografia di moda e la motivazione trainante probabilmente e che sono una donna e una fotografa transgender.
Tutti questi elementi insieme, mi hanno spinto naturalmente a cercare di fare la stessa cosa qui a Milano.

 

Dove siete? che rete di collaborazioni avete?

In Facebook c’è la pagina dell’Agenzia Trans Models Milano, per il momento non esiste una sede fisica o meglio esiste ma è casa mia… dove ho fatto i primi shooting con aspiranti modelle, naturalmente arriverà il momento che dovrò pensare ad una sede fisica adeguata per l’agenzia.
Collaborazioni? Bel punto di domanda! Da pochissimo mi ha contattata una ragazza che mi ha trovata perché ha letto l’articolo di giornale che Repubblica.it ha redatto sulla Agenzia Trans Models Milano. Ludovica il suo nome, ha esperienze lavorative presso agenzie di moda a Milano, si è proposta per collaborare con l’agenzia: ora valuterò.
Colgo occasione per comunicare che chi fosse interessato a collaborare può contattarmi a questa E-Mail: ag.transmodel@gmil.com, perché da sola non non riuscirò a coprire tutti i compiti necessari per far funzionare l’agenzia.
Non vi nascondo che sarei contenta se i miei collaboratori fossero persone trans.

Qual è l’obiettivo?

L’obiettivo, ma non è l’unica aspirazione, è quello di crearmi un lavoro e di conseguenza è di offrire opportunità lavorative alle persone transgender e LGBTQI.
Inoltre, cercherò di promuovere “carattere” e “personalità”, non solo corpi.
Darò precedenza e preferenze a persone che posso proporre lavorativamente parlando: certamente dovranno essere persone affidabili e sveglie, che si sanno relazionare con la società circostante in modo educato e gentile.

Cerchi modelli transgender in entrambe le direzioni di genere? E riguardo alle persone genderqueer?

Certamente cerco persone modelle e modelli transgender mtf e ftm.
Sono inoltre aperta a tutti i generi, e non generi: in realtà a l’agenzia non interessa “cosa sei o non sei” non importa, non porrò mai domande del genere per la selezione di modelle o modelli.
A me interessa, l’espressione dell’individuo, le caratteristiche del viso, del corpo.
Cercherò di proporre modelli e modelle uscendo dagli schemi di bellezza già prefissati nella società.
Posso dire che questo sta già accadendo. Ad esempio, Getty Images, agenzia fotografica dalla fama mondiale e con un archivio fotografico stellare, ha già aggiornato i sui hashtag proponendo modelli femminili comuni fuori dagli schemi preconfezionati.
Stiamo cavalcando l’onda! Avverto, questo è il tempo giusto per muoversi e per iniziare ad abbattere definitivamente tutti i muri che ci dividono dalla società di oggi e per quella di domani.

Perché la bellezza è “binaria”? Come e quanto si sta diffondendo il concetto di bellezza dell’androginia?

Riguardo all’androginia, mi piace pensare di avere un certo occhio, che mi permette di scoprire singolarità. Forse è presunzione la mia, ma forse è solo fierezza di essere quella che sono e coraggio misto a convinzione e al desiderio di voler mostrare altro rispetto al solito, al già visto.
Ed è solo mostrando un’immagine “messaggio” che il pensiero gradualmente muta. E’ un processo di comunicazione e solo con la larga diffusione del messaggio, qualunque esso sia il messaggio, che si sviluppa un processo evolutivo del senso comune in una società, che sia positivo o negativo: un processo lento, per chi osserva.
Se il pensiero, però,  deve svilupparsi, e se questo è il suo tempo, prima o poi si svilupperà, se è ora!
lo farò come un fiore che spunta dall’asfalto, abbattendo tutte le barriere e le difficoltà.
Lo stesso processo di inclusione da parte della società, di noi persone transgender è in evoluzione ed questa evoluzione è mutata di peggio in meglio, attraverso il tempo.
Ricordo perfettamente la progressione, perché ci sono dentro e seguo l’evoluzione.
Se dovessi definire il mio ruolo su questa terra in questo tempo nella società in cui vivo mi definirei con questo ruolo è “osservatrice” da questo appunto nasce la mia più grande passione, la fotografia, la curiosità e l’entusiasmo per la natura e la scienza.

 

Alcune modelle che lavorano nella moda come indossatori per abiti da uomo.
Altri, modelli uomini, sfilano per capi femminili.
Cosa sta succedendo? è positivo?

Si è positivissimo, succede che delle realtà che prima erano meno evidenti, perché immature per il commercio, ora sono pronte per essere colte e gli stilisti come creatori di moda e costume, essi sono i primi a cogliere il frutto maturo e mostrarlo, alla sfilata popolare della Milano Fashion Week di turno.
Posso dire, che scattando fotografia Street Style (fotografia che osserva lo stile la moda delle persone per la strada) ho imparato moltissime cose, soprattutto durante le Milano Fashion Week. Ci sono abiti che trovo eccessivi, abiti che non sono assolutamente paratici, abiti orribili, abiti bellissimi. Tutto di pende dal proprio essere, dalle proprie esperienze, dalla propria bellezza interiore, da quello che si è visto e vissuto… dall’arte che è dentro di noi italiani, ma tutto poi in fine diventa molto personale e racconta chi siamo le nostre tendenze sessuali, il nostro ceto sociale: la moda ci posiziona ci definisce in una categoria, cosa che a me non piace. Non amo essere alla moda o, meglio, posso essere alla moda perché porto un capo che è di moda, ma lo indosso creando un il mio stile personale.
Sono felice se gli stilisti riescono a soddisfare l’esigenze di un gay. Ad esempio, un uomo potrebbe desiderare di portare un vestito simile a quello di un donna, ma che è stato disegnato per essere indossato da lui. Forse la cosa mi meraviglierà un po’, ma solo inizialmente. Alla fine è solo un abito! dentro c’è una persona, ed è quello deve contare! C’è chi si veste per coprirsi, e c’è chi si veste con style ! Entrambe le persone sono degne di rispetto.
A me piace moltissimo vedere le donne vestite da uomo con pantaloni giacca camicia bianca e cappello Borsalino: adoro questa visione, forse romantica.

Che ne pensi di Andrej(a) Pejic? Quando viveva ancora al maschile è stata scelta come modella per un reggiseno.
Penso sia bella la sua figura molto femminile, e non mi sarei accorta di nulla se non l’avessi letto. Come le donne che non hanno molto seno o lo hanno leggermente accento, la trovo sexy lo stesso. L’idea dei pubblicitari e del marchio non fa una grinza… se sta bene indossato da un uomo androgino, figuriamoci da una donna!

 

Tempo fa il blog aveva parlato di bellezza androgina, mostrando volti della moda e del cinema: vogliamo commentare insieme?

Le trovo molto intriganti e belle… sarà la tanta curiosità per l’ambiguo… spero di trovare soggetti simili per la mia agenzia.

Tempo fa ho parlato nel blog di miss e mister Italia e anche di miss e mister trans. Alla fine premiano quasi tutti (cis e trans) modelli estetici binari. Tu che ne pensi?

Penso che se questo è il modello preconfezionato del tempo. Questo è quello che la folla, la massa, il gregge desidera.
Essere donne transgender col seno e sedere grosso, anche sproporzionati, è essere donne oggi? Per gli uomini è avere i muscoli ?
Se ci si pensa, è come la moda: indossano un certo capo perché non sanno scegliere, non ne hanno la capacità la cultura, il gusto.
O tutti mangiano da MacDonald perché è facile e si risparmia.
Poi se si pensa alla chiesa… idem, chi non ha testa per pensare appunto !
Per il gregge la chiesa c’è, gli da da pensare, detta loro quello che è giusto da quello che è sbagliato. Penso, quindi, che sia semplicemente questione di cultura e intelligenza.
Un famoso pubblicitario disse: “volete la merda ? E io vela do!” per quello che mi riguarda questi non sono i miei modelli di bellezza, non mi piacciono ma li rispetto, standogli però lontano, anche perché mi sarebbe difficile intrattenere un discorso con persone così evidentemente superficiali.

 

Perché la bellezza è binaria?

Quando si dice “androginia”, l’immagine che passa negli occhi di chi ascolta questo termine è quella di una ragazza magra, molto magra. Capelli corti ma fashion. Una giacca e cravatta di allusione maschile ma progettate per lei. Qualche tocco di colore nei capelli per rassicurare. Trucco cattivo, aggressivo.
In altri, rari, casi, appare un modello giovane e figo. E’ un passerella, camiciolla aperta con petto tornito senza un pelo. Boccoli biondi stile gruppo anni novanta di fratelli dal nord Europa.
Ad ogni modo, se sei una persona androgina, devi essere molto bella, molto magra, e con connotati rassicuranti.
Antibinario/a si, ma con moderazione.
Devi rappresentare quell’eccezione che serve a confermare la regola.

In realtà esattamente come chi è completamente gender conforming, anche le persone androgine spesso e volentieri sono in sovrappeso, basse, con gli occhiali, con nasi e denti non perfetti, ma tuttavia per tutta questa gente c’è molta poca tolleranza rispetto a quella riservata ai “normali” brutti.

Quello che intendo dire è che nella nostra società essere androgini/e non è un diritto.
Tempo fa avevo sollevato il fatto che per dire che è una persona è bella dobbiamo per forza dire “bell’uomo, bella donna”, ma mai “bella persona”, altrimenti, privato del suo impatto sessuato, il termine assume caratteri psicologici. Una nonnina è una bella persona. Una ragazza giovane è una bella ragazza o donna.

Mi ha molto fatto riflettere ciò che ha detto una mia amicizia facebook.

La società ci insegna che il corpo femminile, di base, per propria natura, fa schifo. È brutto, indesiderabile, anche un po’ disgustoso.
Pensateci. Ci lamentiamo dell’infibulazione ma non ci accorgiamo che la stessa mentalità castrante nei confronti del corpo femminile ci appartiene, saldata a doppio filo con il consumismo, resa appetibile, e noi la seguiamo come pecore: il corpo femminile può raggiungere la decenza solo se viene modificato (con depilazione, diete, trucco e parrucco). Sennò è naturale, quindi bestiale, e quindi brutto.
Il corpo maschile è perfetto com’è. Può, o forse deve essere un po’ bestiale: se viene curato “troppo” è un corpo “da frocio”. L’uomo nasce maschio. La donna nasce mostro, diventa femmina solo attraverso una forma di auto-repressione fisica.
Certo “ognuno ha i suoi gusti”, ma sono i tuoi gusti o quelli che il mondo ha deciso per te? I tuoi gusti fanno male a qualcuno? Fanno male a te stesso?
Siamo tutti attraenti, amabili e normali come mamma ci ha fatti. Piantiamola di sentirci manchevoli di qualcosa, di provare vergogna per il nostro aspetto, di trasformare il nostro corpo in un’autostrada per le opinioni altrui. L’unica cosa che dovremmo chiederci allo specchio è “questo sono veramente io, o qualcuno che degli altri mi hanno convinto ad essere?” Insomma, perché davanti alla libertà che ci salverebbe siamo sempre così pigri?
P.S rivendicare la libertà e poi continuare a giudicare gli altri come fossero manichini non vale

Quando ho iniziato a leggere ho pensato: “che intende dicendo che il corpo femminile viene considerato disgustoso“?
Ero ormai così calato nel chiamare “corpo femminile” quello delle donne che si vedono in giro (colleghe e tizie in metropolitana) che mi sono distratto da cio’ che poi sarebbe stato chiaro nel resto dello status:
stava parlando del corpo femminile quello vero, quello che abbiamo dimenticato, abituati ormai al corpo artefatto e preteso dalla società.

155358841-410ef9ea-e3dc-456c-8469-915903ce87fc

Un giorno sono capitato per un rilievo architettonico in un centro estetico unisex.
C’erano delle donne in fila. L’agenda era piena ma loro premevano per un’urgentissimo “Occhi di bambola”.
Per chi non lo sa, occhi di bambola è un sistema di lavorazione di ciglia artificiali.
La donna in questione era isterica. Se non avesse “ricostruito” (sarebbe più onesto dire costruito) ciglia e unghie gel entro sera, sarebbe andato in malora il matrimonio della sorella.
Queste donne in attesa erano li, pronte per il tagliando settimanale e mensile, come delle drogate in fila per ricevere la dose, anche un po’ in astinenza a dire il vero.
Donne transessuali (female to fake female) che però non prendono ormoni, o meglio che, con la scusa di avere un bel ciclo regolare (come se il ciclo regolare esistesse), prendono ormoni femminili.
Donne “in transizione” verso un femminile artefatto e costruito, pronte a piallare i loro corpi, modificarli, trasformarli, renderli accettabili agli uomini, persino a quelli gay, e alle altre donne, in costante competizione su cose futili.

La persona dello status però si sbaglia. Anche l’uomo mediamente ha il dovere di trasformare il suo corpo.
La natura dona corpi maschili e femminili che, se lasciati allo stato brado, non sono dissimili tra loro.
Ma uomini e donne devono impegnarsi a renderli il più possibile diversi con queste “transizioni”

E’ un dovere degli uomini e donne creare una differenziazione fisica, per sottostare alle leggi del binarismo.
Sarebbe scandaloso e increscioso che una persona, senza tutti questi artifizi, potesse erroneamente apparire dell’altro sesso. Vergognoso, increscioso, grave. Il binarismo è un dovere
Pensiamo ai bambini. Se in mutande, è difficile capirne il sesso senza degli orpelli che ne demarchino il binarismo.
E tutto ciò è educativo, necessario.

Ci sono persone, anche non glbt, che per natura non tendono al binarismo, e non si vedono a proprio agio in questa transizione verso modelli binari. Eppure queste persone sono soggette a vari tipi di bullismo e disappunto, anche banalmente consigli “in buona fede” insistenti, di amiche, colleghe, parenti…

Di contro, ci sono persone glbt, in particolare trans, che desiderano fortemente un aspetto non solo coerente con la propria identità di genere, ma binario.
Vivono malissimo il periodo di transizione, o pre transizione, che li porta a subire un’androginia indesiderata, e tutto il bullismo, lo sgomento, l’incomprensione che caratterizza chi è portatore d’androginia.
Mi chiedo non tanto se queste persone sarebbero transgender in un mondo antibinario (lo sarebbero ovviamente), ma se tenderebbero a quest’immagine binaria e normalizzante, o se è solo uno strumento per non essere considerati brutti, strani e grotteschi.
Probabilmente alcuni, molti, desidererebbero un’espressione di genere binaria, come del resto molti cisgender.
Tuttavia, anche se il discorso disturba, se l’androginia non fosse brutta e sbagliata, molte persone, trans e non, vivrebbero a proprio agio senza le sovrastrutture estetiche che altro non sono che un passaporto normalizzatore.

Forse un giorno l’androginia avrà diritto di cittadinanza, e scopriremo solo allora chi realmente è interessato/a a modelli estetici e comportamentali binari.
Il resto è solo ipotesi, perchè viziato è il campione di indagine. Viziato dalla società, dal modelli esistenti, dal concetto di normalità e di bellezza che viene imposto attualmente. Solo quando decadranno questi stereotipi potremmo capire cosa è realmente desiderato e sentito come proprio.
Il resto è solo un’accozzaglia di ipotesi, spesso faziose.

f32d21485620039

Vivere al di fuori del binarismo è possibile?

stereotipiiiiiiiiiiiiiiiii

Oggi ho sentito un amico che non sentivo da molto tempo.
Lui è genderqueer e ha iniziato un percorso ormonale soft per androginizzare il suo aspetto.
Quando l’ho sentito, mesi fa, mi aveva detto chiaramente di desiderare dei dosaggi soft perché il suo desiderio era quello di mantenere un aspetto androgino e non marcatamente connotato.

Oggi appare ai miei occhi come un uomo di mezza età.
E’ calvo, dalla maglietta vedo il petto molto peloso. Sui documenti c’è scritto un nome maschile, che non è quello che usava quando ci siamo conosciuti, ma è molto marcatamente maschile.

Mi ha spiegato che i motivi che lo hanno spinto ad una via binaria, sia sociale, sia burocratica, sia biologica sono stati causati da limiti di due tipi: biologici e burocratici.
Assumere ormoni maschili in piccole dosi era possibile nel momento in cui aveva organi sessuali che producevano ormoni femminili e si creava un mix. Un mix che esiste già in corpi maschili e femminili, ma che nel suo caso veniva leggermente spinto verso la virilizzazione.

Fece un intervento di ridimensionamento del petto. Da una quinta ad una prima.
A questo aspetto androgino corrispondeva però un documento femminile. Non esiste altra definizione nei documenti. O sei uomo o sei donna. E quella voce di media frequenza, quella peluria accennata da adolescente, stonava molto con quel Maria Rosa (nome di fantasia).

Fu così che il mio amico, in un primo tempo felice per il suo aspetto androgino, decise di togliere utero ed ovaie per cambiare i documenti. Già da tempo subiva pressioni binarie dal suo endocrinologo, che, a causa del binarismo, tendeva a dargli dosi di testosterone da cavallo perchè “cosi’ funziona il percorso”. A quel punto era diventato sempre più virile il suo aspetto e sempre maggiormente a rischio le sue ovaie ed utero e togliere tutto alla fine sembro’ l’unica via per salvare capre e cavoli, anche se il mio amico pianse, perché aveva previsto altro.

Avrebbe voluto fare una tos mista, introducendo ormoni sia maschili che femminili, non producendone più autonomamente, ma per lui era previsto il testosterone, quindi lo prese, e il suo petto divenne piatto come quello degli uomini biologici, dopo un secondo intervento.

Ora “è un uomo”, lo è anche per la legge. Per la legge è come se lo fosse sempre stato, perché i documenti vengono sostituiti retroattivamente. La sua androginia fisica è stata spazzata via, cosi’ come il riconoscimento della sua androginia mentale. Ora è un neo-uomo come tanti, con alle spalle un percorso transessuale come tanti.

Anche al lavoro è stato favorito dal completamento del percorso, perchè prima non era concepito, non era previsto. Era un errore di codice di Matrix, ora invece è “normale“. Non lo avrebbe mai voluto, ma è successo.

Ha provato in tanti anni a convincere psicologi, medici, endocrinologi, che lui avrebbe solo voluto che alla sua mente androgina corrispondesse un corpo androgino e una burocrazia che desse visibilità a questo essere.

Ma ora è un uomo transessuale calvo, peloso, e con un petto perfettamente maschile.
Mi dice che meglio cosi’ che vivere da donna, ma la cosa triste è che ci possa scegliere solo tra due possibilità, per non finire emarginato, se non malato o privo di cittadinanza giuridica.

Quindi la risposta è no, davanti a questo caffè amaro e a questo mio amico, che alla fine ho visto di persona, vi dico no.

Non è possibile vivere al di fuori del binarismo.

Altnb

Passing androgino

Modella si reinventa modello, verso modelli androgini

Elliott Sailors, la modella travestita da modello: "Gli uomini lavorano più a lungo"

La bellissima Elliott Sailors, 31 anni, è stata a lungo una modella di successo. Poi si è tagliata i capelli, ha nascosto il seno e ha intrapreso una nuova carriera, questa volta come modello. E da quel momento il successo è diventato planetario. Elliott è diventata un caso dividendo il pubblico tra chi la critica e chi ne sostiene, invece, la spregiudicatezza. E spiega così il suo gesto: “Gli uomini non hanno bisogno di sembrare molto giovani, quindi adesso posso lavorare per molto tempo. Ho sfruttato una di quelle cose per cui stavo male da giovane, i tratti mascolini

Tratto da http://www.repubblica.it/persone/2013/10/26/foto/ellio_sailor_da_modella_a_modello_per_lavorare-69521395/1/#1

Androginia e sex working: Marco “Sweet Honey”

Qualche giorno fa mi sono imbattuto in http://marcosweethoney.com/

Avevo messo come parole chiave su google “androginia” e similari.
Sono capitato su questo articolo in cui il personaggio androgino racconta di
godersi una rapata a zero ogni tanto.

Un Taglio Netto!

Ogni tanto un taglio deciso ci vuole!

Ogni tanto vado dal Parrucchiere per fare una bella messa a punto della mia acconciatura!

Io trovo il mio aspetto androgino, molto sexy e rispecchia in pieno il mio essere ambiguo, ragazzo e ragazza allo stesso tempo!

Ho anche diverse parrucche, però, e se mi preferisci con un aspetto femminile più classico non esitare a dirmelo!

 A me piace soddisfare appieno ogni tuo desiderio!

Guardando il sito ho scoperto che è un/a escort e dalle sue parole (non sembra essere a conoscenza di concetti come mtf o ftm, oppure rimane volutamente ambiguo/a).

Nel primo post ci segnala i motel in cui lavora.
Si definisce ragazzo trans (quindi pare ftm) ma anche ladyboy (termine un po’ offensivo per le mtf della pornografia e del sex working).
Poi parla di “diverse trans bellissimE a milano” (ma lui invece si era definito ragazzO trans), ma poi dice che lei è una trans “diversa da quelle della pornografia“. Ad ogni modo si definisce “Marco”, e dice di avere studiato (in effetti nel sito usa scaltramente le parole chiave e si vede che non è un/a pirla).

Infine, si rende disponibile a rapporti “lesbici” con ragazze, e giochi con coppie

Io e a mia amica!

Lesbica!

E vanta “l’esperienza ambigua” come assolutamente da fare“.

Benvenuto sul mio Blog!

Eccomi! Sono Io!

Ambigua!!!

Io sono Marco, sono di Milano e ho 28 anni!

Sono un dolcissimo ragazzo Trans!

Sono una cosa ambigua!!!

Sono un ragazzo e una ragazza allo stesso tempo!

Se mi incontri, sono un RAGAZZO ma ho un corpo da ragazza!

Ho forme aggraziate e dolci!

Non ho peli!

Ho un piccolo e dolcissimo seno da adolescente!

Ho un’istruzione universitaria e mi piacciono l’arte, il cinema, il teatro, la musica.

Sono un ottimo massaggiatore diplomato!

Vedo il massaggio come un mezzo per infondere benessererelax e tutto ilpiacere che ne deriva!

Sono molto dolce, con un fascino e con modi molto femminili!

Allo stesso tempo posso essere un vero amico su cui contare e con cui condividere qualsiasi cosa!

Passare del tempo con me significa provare  una piacevolissima esperienza ambigua!

…E possiamo anche coinvolgere una mia dolcissima amica… 

Mi piace fare nuove amicizie e conoscere persone carine!

Infine…ho contattato Marco per un’intervista: attualmente tutto tace

Personaggi GenderQueer storici e fittizi

La storia, la letteratura, il cinema, i manga sono pieni di personaggi al di fuori dei generi e degli stereotipi di genere.

Ne parla ampiamente, facendone un quadro storico, il libroTransAzioni” di Mary Nicotra, che, parlando di transgender ftm, si sofferma su alcune figure storiche.

Esaminando i personaggi storici di biologia femminile che hanno vestito panni maschili, si possono individuare molteplici motivazioni:

orientamento affettivo lesbico: in una società binaria ed eteronormativa, l’unico modo di rendere socialmente accettabile un legame omosessuale era quello di riprendere sotto ogni aspetto le dinamiche di una coppia eterosessuale, compreso il “sacrificio” da parte di una delle due partner di una vita nei panni del genere opposto.
Per chi ha studiato i sistemi sociali e “burocratici” e legali dell’epoca, non sarà difficile comprendere che era piuttosto “semplice” cambiare identità.
Se qualcuno volesse approfondire, nel 2009 è uscito un film chiamato “Viola di mare”, tratto dal libro Minchia di re, che prende il nome da un pesce del mare siciliano che cambia sesso per accoppiarsi. La narrazione si sviluppa sulla storia di due ragazze lesbiche che, per nascondere la vergogna del loro amore, sfruttano l’influenza che il padre di una delle due ha sull’isola per convertire l’identità della ragazza e rendere possibile anche il matrimonio.

il desiderio di accesso ai privilegi del ruolo di genere maschile: in passato la società era, ancor più di adesso, basata sulla rigidità dei ruoli di genere e sul fatto che quello privilegiato fosse quello maschile.
Alcune donne, ambiziose e capaci, a prescindere del loro orientamento sessuale, decidevano quindi di vivere al maschile per ereditarne i diritti.
In alcuni casi la loro biologia era di dominio pubblico, ma, ad ogni modo, vivendo al maschile ereditavano gioie e dolori della vita da uomo.
Un esempio eterosessuale è quello della regina Elisabetta I, nota anche come Virgin Queen. Un altro esempio in cui vi era una scelta di castità e di vita al maschile è quello di Giovanna D’Arco.
In altri casi il “travestitismo” al maschile era occultato alla società.
E’ noto un personaggio, non storico ma quasi leggendario, passato alla storia come Papessa Giovanna, che sarebbe arrivata al pontificato sotto mentite spoglie e avrebbe addirittura partorito durante una processione.
Vi sono numerosi esempi di travestitismo finalizzato all’arruolamento da parte di numerose donne, spesso russe.
Alcune di esse hanno seguito, sotto mentite spoglie, i mariti in battaglia.

identità di genere maschile: a causa della mancanza di documentazione, diventa difficile associare o meno a questi personaggi delle identità trans-gender, ovvero è difficile determinare se in questi personaggi vi era un’identificazione col genere maschile sul piano dell’ “identità di genere”.

Il “crossdressing” da donna a uomo è oggetto d’attenzione in molti film pseudo-storici dalla scarsa ricostruzione storica.
Nel film uscito nel 2009 “Sherlock Holmes” la presunta moglie di Sherlock, dalle ambizioni investigative, vestiva talvolta i panni maschili. Simili personaggi appaiono nel film “Casanova” e nel film “Il mercante di Venezia“, oppure possiamo pensare al noto personaggio femminile di “Sheakspeare in Love” che, per recitare in un’epoca in cui era vietato alle donne, veste panni maschili per poi intraprendere, un po’ per caso, una relazione con il regista.
Questo excamotage letterario permetteva al protagonista maschile, il regista William Shakespeare, di interrogarsi sulla sua attrazione omosessuale per un personaggio che aveva conosciuto nei panni di giovane attore un po’ effeminato.
C’è da sottolineare comunque un certo interesse del pubblico verso questa tipologia di personaggio.

Il travestitismo f to m è ripreso anche dal filone Manga e Anime, soprattutto anni 80.
Questo “feticismo” per questo genere di figure è spiegato dalla tradizione giapponese che apprezza l’ambiguità e l’androginia (derivante dalla cultura Bishounen).
Il personaggio più noto in tal senso è Lady Oscar. Simili personaggi sono “La Principessa Zaffiro“, “La Stella della Senna“, il personaggio Aramis nell’anime “D’Artagnan“, Marian nell’anime “Robin Hood“, Georgie nell’omonimo anime, travestitasi da giovane marinaio per partire in nave verso l’Europa, Sailor Uranus in “Sailor Moon“.
Questi personaggi spesso sono “vittime” di equivoci e spesso attirano l’attenzione di altri personaggi: donne eterosessuali o uomini confusi nel sentirsi attratti da essi.
Un personaggio che differisce e che viene considerato “GenderBender” è “Ranma 1/2“, ragazzo che a causa di una maledizione ogni volta che si bagna con acqua fredda diventa una ragazza, scatendando una serie di scambi di persona, equivoci ed episodi frivoli.
Il manga queer per eccellenza, censurato pesantemente in Italia, rimane “Sailor Moon“, soprattutto le ultime serie. Presenta molti personaggi omosessuali donne e uomini e dei personaggi, nell’ultima serie, che vivono travestiti da cantanti uomini di giorno, ma si trasformano poi in guerriere Sailor. Si tratta di personaggi Trans-sessuali nel vero senso della parola.

Infine da non dimenticare la pubblicità, che ha sfruttato il fascino dell’androginia e dell’ambiguità per sviluppare la tematica.
In particolare le pubblicità della Campari Red Passion si muovono in questa direzione, tanto che molti hanno pensato che il pubblicitario della Campari potesse essere una persona Queer.
Storica è la pubblicità in cui, durante una festa mondana, si vede una bellissima donna allontanarsi verso le camere private e un donnaiolo di origini orientali, dopo averla notata, la segue.
Nella parte finale della pubblicità vi è la rivelazione: si tratta di due personaggi “crossdresser”. Sotto le sembianze del play boy orientale vi è una donna col petto fasciato e i capelli raccolti. Di contro la bellissima ragazza mostra un petto nudo piatto denunciando la sua natura di maschio biologico.
In altre pubblicità della Campari appaiono personaggi bisessuali. Per esempio in una pubblicità un uomo e due donne presentano lo stesso graffio come ricordo di una notte di passione.

Nath