ProgettoGenderqueer su Glamour di Giugno, sulla Bisessualità

La scorsa estate sono stato contattato da Stefania Ragusa, giornalista intenzionata a fare un articolo sulla fluidità dell’orientamento sessuale. E’ stato per me un piacere metterla in contatto con il mio caro amico Davide Leonardo e la mia amica Gabriella.
Nell’articolo vengo citato anche io come autore del blog e studioso della materia.

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L’accoglienza nelle associazioni LGBT e l’incasellamento

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Ultimamente abbiamo parlato di definizioni ed etichette….ieri parlavo con un ragazzo che aveva letto il dibattito su questo e su un altro blog ed è venuto fuori un altro punto di vista interessante. Quando lui è arrivato nella sua prima associazione, un po’ confuso, è arrivato il bombardamento di domande, su “cosa” (e non su “chi“) lui fosse.
Per anni queste domande e queste insinuazioni sono andate avanti, finché non si è definito gay.

Queste esperienze, mai da me provate in prima persona, mi hanno fatto riflettere sul fatto che alcune battaglie contro la “mania di definire” siano spinte anche un po’ da questo “attivismo vecchio stampo” in cui all’ingresso si doveva capire chi era “scopabile” e chi no (come se il solo fatto che uno fosse gay lo rendesse “possibile“).

Il giochino funziona meno quando una persona appartiene a una condizione poco conosciuta.
Avevo un’amica translesbica che, in panni ancora maschili, iniziò a frequentare la piccola associazione “LGBT” del suo paese. Ovviamente per tutti era “un gay” e lei, in quelle sembianze, non voleva dare troppe spiegazioni su se stessa.

Anche a me successero cose simili, quando io avevo già una definizione solida di me, e la gente continua a a chiedere “cosa” ero perché per loro tutto quello che non era “gay, lesbica, transessuale etero“, equivaleva a “non definirsi“, anche se io una definizione di me la davo, e precisamente, ma per loro equivaleva a “non volersi definire“, intendendo implicitamente che quella di etero, di omosessuale e di transessuale etero sono le uniche reali condizioni possibili.

Quindi chi frequenta le associazioni LGBT definendosi etero o qualcosa di diverso da GLT, subisce la diffidenza e l’implicito appioppamento di una definizione diversa da parte di questi gruppi di “attivisti vecchio stampo“.
La domanda è: quindi è sbagliata la definizione? oppure l’imposizione altrui di una definizione?
E infine, cos’è un’etichetta?
C’è una distinzione tra etichetta e definizione?

Se quando dài del meridionale a qualcuno, intendi anche tutto il “corredo” di stereotipi associati a questa parola, io la sento come un’ “etichetta“, ma se uno è “semplicemente” barese, quella è solo una definizione, un’identità, un’identità gerografica.

Per fortuna la mia prima esperienza associativa, nella realtà di cui divenni, dopo una serie di peripezie, presidente, non ebbe questa sorta di invadenza…né questa invadenza c’è tutt’ora, ma perché in quella realtà forse è il naturale modo di fare attivismo e accoglienza e mi ha anche un po’ sorpreso sapere, da una coppia etero di soci, che erano realmente sorpresi di non aver ricevuto alcuna domanda su “cosa” fossero, e che altrove gli avevano fatto domande morbose.

Al di fuori di questo piccolo Eden invece di domande morbose ne ho ricevute moltissime, tanto che ormai, quando mi chiedono “cosa” sono e non “chi” sono, rispondo con altre definizioni di me (architetto, bassista, agnostico…) e solo quando fanno la domanda mirata rispondo. Questo a ricordare che io non esisto solo rispetto ad orientamento sessuale o identità di genere, ma la mia persona ha anche altri aspetti, cosa che spesso, nella fretta di completare l’album delle figurine Panini LGBT, viene dimenticata.

Una volta una persona a me amica (uso queste parole perché è una persona che nell’arco degli anni si è definita un vari modi, da translesbica a travestito a uomo etero a queer), mi disse che alcuni dell’ambiente gaylesbico dei locali gli avevano chiesto “cosa ero“, perché “non capivano“.
Ne fui stupito, perché io definisco me in modo preciso. Ma la cosa che mi divertiva era il fatto che a loro non interessava “se” mi definivo o meno…solo che avevano un inventario” povero: gay, lesbica, transessuale etero. Tutto il resto “causava loro mal di testa“, quindi dare una risposta più complessa, anche se precisa, stabile, mai ridiscussa, equivaleva per loro a “non volersi definire“.

Ho cambiato idea su definizioni ed etichette? no….solo sull’imposizione di una definizione sulle altre persone, frettolosamente, ma soprattutto rigorosamente appartenente a un determinato e stretto “inventario” di ciò che conosciamo già.

Arcigay: associazione gay, associazione gaylesbica, GLT o GLBT?

Dopo tante polemiche, tra gay e lesbiche, esaminiamo lo statuto, ovvero i punti “ideologici”:

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tratto da  : http://www.arcigay.it/chi-siamo/statuto/

Articolo 1
Arcigay è un’associazione nazionale di promozione sociale con sede legale a Bologna, senza fini di lucro, che opera per la costruzione di una società laica e democratica in cui le libertà individuali e i diritti umani e civili siano riconosciuti, promossi e garantiti senza discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale, l’identità di genere e ogni altra condizione personale e sociale e in cui la personalità di ogni individuo possa realizzarsi in un contesto di pace e di sereno rapporto con l’ambiente sociale e naturale.

Articolo 2
I valori su cui si fonda l’azione di Arcigay sono:
– il rispetto e la promozione dei diritti umani e civili;
– la laicità e la democraticità delle istituzioni;
– l’inclusione sociale di ogni persona e il rifiuto di ogni discriminazione;
– il sereno rapporto fra ogni individuo e l’ambiente sociale e naturale;
– la libertà, l’uguaglianza, la solidarietà, la non violenza, la pace, il rifiuto di ogni totalitarismo;
– la democrazia interna, la partecipazione delle socie e dei soci alla vita dell’Associazione, la trasparenza dei processi decisionali.

Articolo 3
Arcigay si impegna in modo specifico a:
– creare le condizioni per l’affermazione della piena realizzazione e della piena visibilità di ogni persona gay, lesbica, bisessuale e transgender;
– combattere il pregiudizio, le discriminazioni e la violenza in ogni loro forma, anche attraverso la formazione e l’aggiornamento di volontari, operatori sociali, educatori ed insegnanti, lavoratori pubblici e privati;
– costruire sul territorio centri polivalenti di cultura gay e lesbica che forniscano servizi di supporto socio-psicologico, esistenziale, di promozione della salute, linee di telefono amico, produzione e programmazione culturale;
– promuovere la socializzazione delle persone gay, lesbiche, bisessuali attraverso attività e strutture aggregative e ricreative;
– promuovere una maggiore consapevolezza sui temi dei diritti civili, del superamento del pregiudizio e della lotta alle discriminazioni nell’opinione pubblica tramite l’intervento sui mass media e l’attivazione di propri strumenti e occasioni di informazione;
– lottare per l’abolizione di ogni forma di discriminazione normativa relativa all’orientamento sessuale e all’identità ed espressione di genere e per ilpieno riconoscimento legale dell’uguaglianza dei diritti delle coppie lesbiche e gay;
– lottare contro ogni forma di discriminazione relativa all’orientamento sessuale e all’identità ed espressione di genere anche attraverso il ricorso all’autorità giudiziaria in sede civile, penale ed amministrativa;
– essere forza di pressione verso le istituzioni e le forze politiche affinché siano messe in atto buone pratiche antidiscriminatorie, supporti all’azione dell’Associazione;
– costruire un dialogo e realizzare alleanze con le altre associazioni, i sindacati, le forze sociali e i movimenti al fine di rafforzare la lotta contro le discriminazioni e i pregiudizi e contribuire ad un ampliamento della libertà e dell’uguaglianza di tutti gli individui;
sostenere le azioni e le rivendicazioni delle persone bisessuali e transgender e del movimento delle donne;
– promuovere l’inserimento sociale e la valorizzazione delle persone con HIV, favorendone il lavoro e la presenza a tutti i livelli dell’Associazione;
– partecipare ad iniziative a livello europeo e internazionale per ampliare i diritti umani e civili con particolare riferimento a quelli delle persone gay, lesbiche, bisessuali e transgender;
– combattere le discriminazioni verso le persone affette da malattie sessualmente trasmissibili con particolare riferimento all’HIV;
– promuovere una sessualità libera, consapevole e informata. Favorire l’educazione sessuale e la conoscenza e la diffusione delle pratiche di sesso sicuro;
– organizzare e promuovere attività sportive LGBT.

Articolo 6
Arcigay è la denominazione dell’Associazione e suo simbolo e marchio è il cavallo alato detto “Pegaso” accompagnato dal nome dell’Associazione,così come riportato in figura.

Il simbolo di norma è accompagnato dalla dicitura “Associazione lesbica e gay italiana” e può essere utilizzato esclusivamente da Arcigay e dalle Associazioni ad essa affiliate.
L’uso del nome e del simbolo pertanto è tassativamente precluso a qualsiasi soggetto che non faccia parte di Arcigay o che comunque non sia stato dalla stessa a tanto autorizzato.
I Comitati provinciali, i Coordinamenti regionali, le Associazioni affiliate, le socie e i soci hanno il dovere di:
a) diffondere i principi dell’Associazione collegandoli costantemente al suo nome e al suo simbolo;
b) utilizzare il nome e il simbolo in armonia con i valori e le finalità espresse nello Statuto;
c) tutelare il nome e il simbolo dell’Associazione, vigilando affinché non vengano mai fatti oggetto di scherno, offesa o minaccia e denunziando qualsiasi uso contrario ai suoi fini.

 

Attivismo bisessuale: ce ne parla Francesca di BProud

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Intervistatore: Nath
Intervistato: Francesca, ragazza attivista dichiarata e bisessuale
Data: 22 giugno 2010

I bisessuali sono una realtà spesso “nascosta” e che attira non di rado pregiudizi da parte sia delle persone  Gay e Lesbiche, sia dal mondo eterosessuale. Oggi intervistiamo Francesca, 34 anni, di Milano, bisessuale dichiarata e attivista che insieme alla sua compagna Silvia, 34 anni, lesbica. Francesca gestisce il blog www.bproud.it, tramite il quale cerca di fornire informazioni reali e concrete sulla bisessualità. Ci aiuterà a comprendere questa realtà e a prendere in esame alcuni dei luoghi comuni che riguardano i bisessuali.

1) Come ti sei scoperta bisessuale? Come hai vissuto la tua presa di coscienza? E il coming out in famiglia, con gli amici, al lavoro?

Mi sono scoperta bisessuale nello stesso modo in cui tanti si scoprono gay o lesbiche, ovvero nel momento in cui mi sono innamorata di una persona del mio stesso sesso. O meglio, in realtà da quel momento ho preso coscienza del fatto che da sempre mi piacevano sia gli uomini che le donne; la differenza è che prima cercavo di “spiegarmi” le mie attrazioni per le ragazze in un altro modo – come un’amicizia profonda, un’ammirazione per la bellezza femminile… Quando poi mi sono innamorata non ho potuto più ignorare l’evidenza dei fatti e da lì ho iniziato a capire che non ero tanto etero quanto credevo. Il percorso con me stessa è stato particolarmente travagliato, perché venivo da trentun anni di vita da etero quando improvvisamente mi sono innamorata – per la seconda volta – di una donna, la mia attuale compagna. Per mesi l’intensità della mia nuova storia mi ha fatto credere di essere lesbica, anche se in realtà sapevo bene che gli uomini non mi erano indifferenti. Perciò ho incominciato a fare qualche ricerca sulla bisessualità, ma tutto ciò che leggevo era negativo e non rispecchiava il mio sentire. Finché per fortuna ho capito che il problema era la non-cultura italiana sulla bisessualità. Mi sono documentata su siti e libri stranieri e ho incominciato a frequentare una community online di bisessuali (www.bisexual.com). Da allora ho cominciato a costruire più serenamente la mia identità di bisessuale ed è stato tutto molto più facile. Sono dichiarata praticamente con tutti, tranne che con i miei genitori, che sono molto religiosi e non sarebbero in grado di comprendere se non con molto dolore da entrambe le parti. Mia sorella, invece, lo sa ed è tranquilla. Con gli amici non ho avuto particolari problemi e sul lavoro, essendo libera professionista, posso valutare di volta in volta se dirlo o meno, ma in generale ho avuto solo reazioni positive.

2) Spesso c’è molta confusione su cosa è un bisessuale. A volte si chiama, erroneamente, bisessuale una persona gay/lesbica dal passato eterosessuale. Si chiama bisessuale una persona che, integrata in una storia etero, di nascosto vive relazioni di solo sesso omosessuali. Vogliamo spiegare bene chi è la persona bisessuale?

Il/la bisessuale è semplicemente una persona che prova attrazione fisica e/o emotiva sia per il proprio sesso che per il sesso opposto, a prescindere dal genere a cui appartiene il suo partner attuale. Nello specifico, per i casi che mi hai citato, non penso che una persona gay/lesbica dal passato eterosessuale possa dirsi bisessuale. Se le sue relazioni passate potevano anche essere basate su una reale attrazione per il sesso opposto che ora comnunque non c’è più, la bisessualità è stata caratteristica di una fase di comprensione dell’omosessualità. Se invece questa attrazione non c’è mai stata, probabilmente il punto era una reale non-consapevolezza/accettazione della propria omosessualità. Può capitare che si abbia una preferenza fisica o emotiva per uno dei due sessi, ma si tratta di una preferenza, non di un’esclusività. È questa la grande differenza tra omo- e bisessualità. In quest’ottica, poco importa se una persona arrivi o meno a “concretizzare” le sue attrazioni: si può vivere tutta la vita da eterosessuali o da omosessuali e non avere mai rapporti o relazioni con uno dei due sessi, ma comunque esserne attratti. E questo basta per essere bisessuali.

3) E’ raro trovare attivisti bisessuali, anche se alcuni attivisti che militano in associazioni gay e lesbiche sono in realtà bisessuali. Tu sei un’attivista del movimento GLBT e curi un sito e un gruppo che diffonde la cultura e la visibilità bisessuale. Secondo te per un bisessuale è più importante lottare contro i pregiudizi interni di questa condizione oppure lottare con gli altri per le cause dei diritti civili, della visibilità, dell’omofobia?

Purtroppo i pregiudizi all’interno della comunità GLBT sono ancora tanti ed è fondamentale sradicarli per far capire che il bisessuale non è una minaccia per la comunità, ma è parte di essa. Il bisessuale ha in sé una parte omosessuale a cui vengono negati gli stessi diritti per cui si batte il resto della comunità. Lottare per questi diritti è quindi fondamentale anche per un bisessuale. Però è altrettanto importante che la comunità stessa riconosca l’esistenza e la dignità della bisessualità come un orientamento sessuale al pari degli altri.

4) I pregiudizi contro i bisessuali sono sempre gli stessi. Il bisessuale come confuso o come maniaco, come opportunista, come attraversatore di una fase, o come infedele, o come tendente a instaurare relazioni parallele omo ed etero, discorsi sulla bisessualità “pura” o sulla tendenza a preferire un genere. Potresti brevemente “confutare” questi pregiudizi?

Molti di questi pregiudizi sono gli stessi che spesso la società ha contro gli omosessuali. Per esempio, tanti genitori quando scoprono di avere un figlio gay si autoconvincono che sia solo una fase, o che semplicemente il figlio sia un po’ confuso. Oppure spesso è stata associata l’idea di omosessualità alla promiscuità, o addirittura alla pedofilia. Sappiamo molto bene che sono solo pregiudizi, ma anche che vanno confutati per non lasciare dubbi su cui è facile giocare in modo negativo. Quindi:

– i bisessuali non hanno nessuna confusione: sono semplicemente attratti da entrambi i sessi. Ciò che crea confusione in loro è la spinta a dover scegliere a tutti i costi tra etero- e omosessualità;

– il bisessuale non è né maniaco, né sesso-dipendente: essere attratti da uomini e donne non significa volere fare sesso con tutti!

– il bisessuale non è opportunista: spesso si pensa che la vita per noi sia più facile perché si può “passare per etero”, ma in realtà nascondere una parte importante di sé agli altri comporta una sofferenza enorme. Anche per un gay cosiddetto “velato” è la stessa cosa, con la differenza che un bisessuale “velato” si deve nascondere due volte e rischia di essere discriminato da entrambe le parti;

– un comportamento bisessuale, per alcuni, può essere una fase di passaggio verso la comprensione o accettazione della propria omosessualità (o eterosessualità). Più spesso, però, la bisessualità è un orientamento che rimane tale nel tempo, con sfumature e gradazioni diverse;

– l’infedeltà e il tradimento prescindono dall’orientamento sessuale: essere attratti da entrambi i sessi non significa volerli contemporaneamente;

– infine, spesso si pensa che i bisessuali, per definirsi tali, debbano provare esattamente lo stesso tipo di attrazione per entrambi i sessi. In realtà è più semplice pensarla in termini di “non esclusività”, ovvero: se tendenzialmente mi piacciono le donne ma mi capita anche di provare attrazione per gli uomini, o viceversa, posso definirmi bisessuale.

5) Sei mai stata discriminata come bisessuale da persone interne al movimento GBLT? O da un/una possibile partner?

Sì, mi è successo. Una persona omosessuale è arrivata a definirmi meno “pura” e quindi meno affidabile della mia compagna, solo per il fatto di essere bisessuale. Non ho avuto esperienze di rifiuto da parte di possibili partner perché la mia attuale compagna è la mia prima partner donna.

6) hai preferenza a legare con partner omo/bi/etero? Hai una relazione adesso? Come la vivete? Posso passare la parola alla tua ragazza?

F: Tendo a preferire relazioni con persone non etero, per una questione di affinità mentale ed emotiva. Da tre anni ho una relazione con la mia compagna e direi che la viviamo bene.

S: Ciao io sono la compagna :-) All’inizio non ero molto tranquilla, anzi ero abbastanza terrorizzata all’idea che Francesca potesse essere bisessuale e speravo che prima o poi mi dicesse di essere improvvisamente diventata lesbica. In realtà queste erano le paure date dai pregiudizi (e che mi tenevo per me perchè ho sempre saputo che erano solo paure…), ma per me è sempre stato fondamentale che lei fosse libera di essere se stessa fino in fondo, perchè è un diritto inalienabile di tutti! Ho avuto bisogno di parlarne tanto, di capire e di sradicare nella quotidianità tutti i pregiudizi per combattere quelle paure che poi sono le stesse che hanno tutte le persone innamorate: la paura di perderla, che si innamorasse di qualcun altro/a, eccetera. Il pregiudizio/paura più grosso era legato al fatto che potesse innamorarsi del 100% della popolazione (uomini o donne) e per sradicarlo mi è bastato capire che se succedesse non farebbe nessuna differenza il sesso dell’altra persona. Soffrirei semplicemente perché mi ha lasciata. Inoltre, come io, lesbica, non mi innamoro di tutte le donne, lei, bisessuale, non si innamora di tutti gli uomini E di tutte le donne. Direi che adesso siamo proprio serene anche su questo punto.

7) C’è più facilità ad annunciare in casa la bisessualità o l’omosessualità?

Credo che in Italia qualsiasi orientamento sessuale diverso dall’eterosessualità possa potenzialmente creare conflitti in famiglia. Forse la bisessualità anche in questo frangente viene presa meno sul serio, perché ha meno visibilità e lascia aperte le porte a un possibile futuro “da etero”, anche se sono entrambe armi a doppio taglio.

8 ) Come rispondi alle tante persone che dicono che la bisessualità non esiste?

Che spesso si dice che qualcosa non esiste perché non lo si conosce o non si riesce a comprenderlo. Ci sono esempi di bisessualità ovunque: nella storia, nel regno animale, persino nel cinema e nella letteratura. Molti non sanno che Giulio Cesare era bisessuale: Cicerone lo definì “il marito di tutte le mogli e la moglie di tutti i mariti”. Il bonobo, una scimmia antropomorfa che ha in comune con noi il 96% del patrimonio genetico, è totalmente bisessuale. Chi afferma che la bisessualità non esiste spesso lo fa per paura o per ignoranza. Eppure è un orientamento sessuale che è stato ampiamente osservato anche negli uomini: negli anni ‘50 in America, il professor Alfred Kinsey ha condotto uno studio (basato su un questionario che garantiva il totale anonimato) su decine di migliaia di uomini e donne al fine di documentarne il comportamento sessuale. I risultati sono stati sorprendenti: contrariamente a quanto si pensasse, le “sfumature” intermedie tra omosessualità ed eterosessualità pure sono molto frequenti e variegate, tanto che da tali studi è derivata la scala Kinsey, una specie di “continuum” che mostra quante gradazioni diverse ci possono essere nella sessualità umana. Sebbene sia poco conosciuta, la troviamo molto interessante ed è per questo che ne parliamo sul nostro sito e l’abbiamo anche riportata sul retro delle cartoline che distribuiremo il 3 di luglio in occasione del Treviglio Pride, a cui abbiamo aderito ufficialmente come associazione.

9) che ne pensi di Veronesi, che dice che le nuove generazioni saranno totalmente bisessuali, o a chi dice che tendenzialmente siamo tutti bisessuali?

In realtà non sono del tutto d’accordo con questa affermazione. Tutti o quasi potremmo, nelle giuste circostanze, trarre piacere dal contatto fisico con un uomo o con una donna, e potrebbe anche capitare di vivere una situazione in cui il confine tra amicizia e amore è talmente labile che può portare a farsi domande sulle proprie preferenze. Ma l’orientamento sessuale è molto più di questo: è qualcosa che si avverte dentro di sé spesso fin da ragazzini, che ci fa sentire che “schierarsi” da una parte o dall’altra significherebbe dover ignorare o soffocare una parte fondamentale della nostra identità.

11) Pare che più spesso siano le donne a definirsi bisessuali, degli uomini. In generale comunque sia donne che uomini in ambienti gay preferiscono definirsi omosessuali per paura di pregiudizi o diffidenza, ed eterosessuali in ambienti esterni. Cosa ne pensi?

Il fatto che la bisessualità sia più dichiarata dalle donne rispetto agli uomini può derivare da due fattori: a) una donna bisessuale viene, in apparenza, accettata di più perché rientra in una serie di stereotipi che la rendono “appetibile” anche agli occhi degli uomini etero, anche se alla fine rischia di venire presa poco sul serio, se non peggio; b) sembra che, statisticamente, le donne siano più predisposte alla bisessualità, o per lo meno a un orientamento sessuale più fluido, rispetto agli uomini. Uno studio condotto negli Stati Uniti dalla dottoressa Lisa Diamond su un campione di donne non etero, monitorate per dieci anni, ha dimostrato che la bisessualità femminile non si riconduce sempre all’omosessualità, ma può rimanere un orientamento costante nel tempo. Purtroppo non ci sono studi simili sugli uomini. È vero però che, negli ambienti gay e lesbici, dichiararsi bisessuali suscita spesso diffidenza, se non addirittura ostilità. È per questo che sono convinta che in realtà i/le bisessuali siano molti di più di quanto sembri. Nella community online di cui ho parlato prima, ci sono diversi racconti di uomini gay che a un certo punto si sono resi conto di provare interesse anche per le donne, e la stessa cosa vale per alcune donne lesbiche. Queste persone hanno paura a dichiarare quello che sentono, perché temono di perdere i loro amici e il supporto della comunità. È per questo motivo che credo che sia indispensabile far capire che non è una questione di “o con noi, o contro di noi”, ma piuttosto di accettare e valorizzare l’unicità di ogni singolo individuo, in modo che anche i bisessuali possano sentirsi a pieno titolo parte della comunità LGBT e, di conseguenza, dare un contributo ancora maggiore alle battaglie che porta avanti. Negli altri paesi le cose sono molto diverse: nel Regno unito le prime organizzazioni di bisessuali risalgono a metà degli anni ‘80 (BiCon), e dal 1991 si tiene, ogni due anni, una conferenza internazionale sulla bisessualità (International BiCon). Ma anche in Spagna abbiamo già uno splendido esempio di apertura alla bisessualità in un’organizzazione universitaria LGBT di Madrid, Arcòpoli. Proprio per sensibilizzare la comunità “dall’interno”, un gruppo di ragazzi e ragazze bisessuali ha dapprima tenuto degli incontri formativi, e poi ha organizzato, in occasione della giornata internazionale dedicata alla bisessualità (il 23 settembre, giorno della morte di Sigmund Freud, che per primo ha parlato di questo orientamento) una manifestazione in centro a Madrid, che ha riscosso un certo successo. Quest’anno saranno alla terza edizione. Speriamo di averne presto una anche noi.