Bisessualità, identità o prurito?

Spesso vedo parlare male, in liste di anziani attivisti, dell’attivismo bisessuale.
Si dice di tutto. Che non si integrano coi GLT, ma ANCHE che non sanno crearsi comunità a parte.
Diciamo che la nascita di forum, piccole associazioni e conferenzieri itineranti sta contraddicendo questi vecchi attivisti livorosi.

Durante queste conferenze, in cui accompagno e sostengo i coraggiosi attivisti antibinari che le tengono, mi accorgo, dagli interventi, che c’è molta confusione tra la bisessualità risolta, vissuta con consapevolezza e come identità politica e/o essenziale, e il prurito” sessuale vissuto come eccitazione dovuta alla trasgressione, di nascosto.
Mi sono sempre chiesto, fin dall’adolescenza, se la “naturalizzazione” della condizione di bisessuale avrebbe aumentato a iosa i bisessuali (sdoganando il tabu’) o avrebbe drasticamente ridotto il numero di bisessuali “da letto” spinti dal prurito della trasgressione.

L’amico Danilo Ruocco mi ha spiegato la differenza tra “orientamento” e “comportamento”.
Vi faccio un esempio. Un gay velato puo’ avere “comportamenti” eterosessuali con la moglie, ma avere, realmente, un orientamento omosessuale.
Così come uno slave potrebbe fare il passivo con un uomo perché glielo ordina una mistress, o potrebbe avere un rapporto omosessuale occasionale con un uomo solo per il piacere della trasgressione, (quindi avere un comportamento omosessuale) ma essere di fatto etero (orientamento sessuale eterosessuale).

E’ per questo che il “pruriginoso” fruitore dei mondi dello scambismo e della trasgressione potrebbe identitariamente definirsi etero,
mentre una persona “risolta” potrebbe scegliere e rivendicare per se stessa la definizione di bisessuale, pur avendo avuto, a livello di “comportamenti” riguardanti la vita eroticoaffettiva solo relazioni solo con uomini o solo con donne (poiché consapevolmente bisessuale nel desiderio e nella potenzialità)

Anche il discorso partner è delicato.
I e le bisessuali risolte, anche in coppia etero, spesso tendono a formare coppie in cui entrambi sono bisessuali.
Nel caso di “falso bisessualismo” si carattere trasgressivo invece il partner è spesso all’oscuro, e questo fa parte del gioco, oppure è anche lui/lei turista di questi mondi di trasgressione, in cui viene fatta una distinzione netta (e binaria) su cosa è la coppia e cosa invece è solo uno strumento di attizzamento del rapporto (dal toys, al film porno, alla persona complice di un gioco).
In questi casi l’affettività si rivolge verso partner di sesso opposto, mentre la persona dello stesso sesso, strumento del piacere trasgressivo, è solo desiderata dal punto di vista fisico. La persona è quindi eteroaffettiva, ma magari non eterosessuale.

Una domanda interessante è chiedersi se questi “fruitori della trasgressione” siano identitariamente etero, in coppia affettiva con una persona di sesso opposto, e spinti a una normalizzazione solo per l’omofobia e l’eteronormatività sociale o se oppure si parla di persone “al grado 1 della scala kinsey“, che di fatto hanno solo una leggera “permeabilità fisica” ai rapporti omosessuali, ma rimangono tendenzialmente etero, sia nell’orientamento, sia identitariamente.

Ci sarebbe molto da dire, sulla “nazionalità” di questi bi curiosi pruriginosi, spesso nascosti sotto il tappeto dai bisessuali attivisti per evitare gli attacchi di chi bisessuale non è e non aspetta altro di poter dimostrare che i bi non esistono, o sono dei falsi, dei maiali, delle persone incapaci di fedeltà (ed è questo il motivo che spinge i bi attivisti a chiarire le distanze col mondo del poliamore, pur ammettendo intersezioni, ma non sottolineandole).

Spero che i lettori bi in ascolto vogliano dare qualche stimolo a queste mie perbeniste riflessioni