Posts contrassegnato dai tag ‘bifobia’

Gentilissimi lettori e lettrici, questo articolo è stato pubblicato per gli amici del gruppo Sordi Lgbt Milano, i quali con mio enorme piacere hanno scelto il nostro evento “Bisessualità e Pansessualità: una riflessione su sessualità, desideri ed affettività in una prospettiva non binaria”, previsto per la Pride Week 2016 di Milano.

Il mio intervento era pieno di parole tecniche, spesso non italiane, spesso poco traducibili da parte degli interpreti del linguaggio dei segni (ma credo poco interpretabile per tutti coloro che non conoscono ancora questi termini), ma a me fa enorme piacere renderlo disponibile per iscritto con le opportune spiegazioni e link alle parole chiave, per tutti coloro che avessero voglia di approfondire.

Il titolo del mio intervento è : Orientamenti non trans-escludenti.
Premetto che parlare di orientamenti non binari non rappresenta un giudizio per chi ha un orientamento binario, esattamente così come parlare di omosessualità non è un giudizio verso gli etero 🙂

Una visione vetusta degli orientamenti fa si che essi siano visti:

    1. solamente sotto l’aspetto sessuale e non quello affettivo
    2. in modo binario (omosessuale, eterosessuale)
    3. a determinarli è sempre il proprio sesso biologico e quello del/della partner

 

 

Il superamento di questa visione ha portato a parlare di:

  1. orientamento erotico-affettivo
  2. orientamenti intermedi tra omo ed etero (come bi e pan)
  3. l’orientamento non fa più riferimento ai sessi biologici (dell’amante e dell’amato/a) ma ai generi

 

CAPITOLO UNO: il passaggio da “sessuale” ad “erotico-affettivo”

Penso che siamo tutti d’accordo sul fatto che sia i transgender e gli asessuali sono sempre esistiti, ma solo da relativamente poco tempo hanno portato le loro istanze e lo hanno fatto insieme alla comunità omosessuale.
Se i primi, i transgender, hanno portato il tema della differenza tra sesso biologico e orientamento sessuale, mettendo quindi in discussione il concetto stesso di orientamento (è gay un uomo attratto dai maschi, o dagli uomini?), la presenza di attivisti asessuali ha sollecitato un dibattito già presente da decenni: se anche gli asessuali hanno un orientamento affettivo (o come preferiscono dire, romantico), allora non si può parlare di orientamento facendo riferimento solo al sesso, ma si deve dare spazio e attenzione a ciò che davvero fa da protagonista nel determinare l’orientamento di una persona: l’affettività.
Del resto ci sono tante persone che, se esaminate limitatamente all’orientamento sessuale, potrebbero dirsi attratte da entrambi i sessi e/o generi (bisessuali?), ma che poi tendono a formare relazioni (progettuali e non) solamente con un sesso e/o genere, e credo che ciò sia maggiormente rilevante quando si parla di diritti e di istanze.
Il parlare di orientamento eroticoaffettivo e non più di orientamento “sessuale” , non mettendo più al centro l’attività sessuale, può portare ad approcci che rendono secondari i corpi e i genitali.
Secondo questa nuova visione, le persone potranno essere viste, in relazione al loro orientamento erotico/affettivo, in relazione a quanto sono portate o predisposte a creare relazioni con le donne, oppure con gli uomini, oppure indifferentemente con uomini o con donne, o con una maggiore preferenza per un genere, poiché maggiormente compatibili con una personalità femminile, oppure con una maschile, o indifferentemente con l’una o l’altra, o con una maggiore preferenza per un genere.

Mettere in risalto i generi e non i corpi potrebbe far borbottare gli attivisti vecchio stampo, far pensare che ci avviamo verso una visione bigotta e moralista dove il desiderio e l’attrazione vengono censurati e messi forzatamente in secondo piano.

La motivazione di questa presa di posizione è il fatto che chi prova desideri mono-sessuali e binari (chi è gay nel senso che è attratto dal corpo geneticamente maschile, o chi è lesbica nel senso che è attratta dal corpo geneticamente femminile) pensa che gli orientamenti rivisitati nella chiave del genere possano minacciare e cancellare l’accezione che loro hanno dell’orientamento, legato ai corpi.

In realtà la loro visione è pacatamente transfoba, poiché esclude che le persone in cui sesso e genere non sono canonicamente coniugati possano essere oggetto di desiderio per alcune (non poche) persone (che non sia al massimo una curiosità effimera e morbosa) e che addirittura possano essere scelti come partner.
Quindi se gli orientamenti vengono riletti includendo chi prova attrazione per le persone gender not conforming, allora automaticamente chi desidera queste persone deve essere per forza attratto dalla loro “mente”, come se si trattasse di corpi asessuati, o di corpi brutti in quanto non conformi, da cui essere attratti “nonostante” la loro non conformità e non certo “per”.



CAPITOLO DUE: il passaggio da una visione “binaria degli orientamenti (omo/etero) ad una visione inclusiva degli orientamenti bi e pan

Nel precedente capitolo ho usato la parola “preferenza”. Questa è una parola quasi tabù all’interno della comunità LGBT, perché ce l’hanno appioppata, parlando con leggerezza e anche con “relativismo” dei nostri orientamenti, come se fossero reversibili, “curabili”, effimeri.
Non posso escludere che non vi sia anche una, volontaria o involontaria, bifobia.
Rileggere gli orientamenti in chiave “non binaria” potrebbe rivendicare, nel caso di persone con orientamenti non nettamente omo o etero, il termine “preferenza”, poichè molte persone non hanno un interesse uguale verso i sessi/generi, ma a volte vi è un maggiore interesse verso uno dei due sessi o verso un genere in particolare, pur non escludendo il desiderio, l’attrazione, l’affettività verso l’altro.

Vengono considerate persone bisessuali tutte coloro che hanno un orientamento che non esclude persone di genere femminile e maschile, qualunque sia la sfumatura dell’orientamento (che vi sia una preferenza per il maschile o per il femminile non importa). Quando l’orientamento bisessuale non è polarizzato solo verso uomini biologici e donne biologiche, ma vi è un atteggiamento di non esclusione verso le persone transgender, spesso si usa il termine pansessuale, ma non tutti coloro che hanno un orientamento bisessuale non binario scelgono questo termine. Alcuni preferiscono il termine bi, nonostante la sua etimologia contenga implicitamente una visione duale e binaria.



CAPITOLO TRE: a determinare gli orientamenti si considerano i generi e non i sessi, sia dell’amante-desiderante, sia dell’amat0/a-desiderato/a

Così come gli asessuali (ma non a-romantici) hanno portato a mettere in discussione il termine “orientamento sessuale” per approdare al termine “orientamento erotico/affettivo”, le persone trangender hanno portato a mettere in discussione la determinazione stessa degli orientamenti sessuali.

Premetto che per sesso si intende il sesso genetico/biologico e per genere si intende l’identità di genere della persona.

Oggi, ad esempio, se si deve parlare dell’orientamento di un ftm, a prescindere dai suoi genitali o dalle sue apparenze, il suo orientamento sarà declinato in base alla sua identità di genere, quindi egli sarà uomo ftm etero se attratto dalle donne, uomo ftm gay se attratto dagli uomini e non il contrario.

Se in coppia con una donna, questa coppia verrà chiamata etero, se in coppia con un uomo, sarà chiamata coppia gay.

La compagna dell’ftm, in quanto attratta da lei, non potrà essere considerata lesbica, e il compagno dell’ftm di conseguenza non potrà essere considerato etero.

Nel parlare degli orientamenti non “trans-escludenti, devo per forza parlare sia di pan-fobia, sia di trans-fobia, sia del fenomeno di incomprensione e fraintendimento che colpisce le persone trans, i e le loro partner.

Tutti noi conosciamo il sessismo, e chi di noi frequenta l’attivismo LGBT sicuramente conosce l’etero-sessismo, che è quell’atteggiamento che ci fa percepire il mondo secondo regole non scritte relative al mondo eterosessuale. Si parla poco, e se ne parla solo nel mondo transgender e pansessuale, del cis-sessismo, ovvero quella visione del mondo che detta regole non scritte secondo la prospettiva di chi non è transgender (appunto, i cisgender). Essa viene usata anche quando si parla delle relazioni che le persone trans hanno con partner cis.

Spesso la visione cis-sessista viene assorbita dalle alcune persone transgender e gender not conforming, che iniziano a pensarsi in coppia come ripiego, e non come partner scelto o scelta in quanto tale.

Ci sono persone che addirittura hanno una maggiore preferenza per le persone trans o androgine. Si è diffuso recentemente il termine (forse dal suono cacofonico)  skoliosessuale, rivolto a chi è particolarmente attratto dalle persone gender not conforming. Esso non deve essere associata ai fetish, altrimenti potremmo anche dire che una donna lesbica sia una “feticista” delle donne, o un uomo gay un “feticista” degli uomini, quindi cosa renderebbe “feticista” chi trova attraente l’androginia?

Non si deve però pensare che, nella maggioranza dei casi, vi sia una ricerca in particolare della persona T o androgina. Spesso questa caratteristica del (o della) partner diventa una delle tante che costituiscono la persona per cui si prova fascino. Infatti a sopravvalutare sessi, generi, la loro consonanza o dissonanza è chi ha una visione binaria e quindi tutto ciò ha un risalto, e rimane poco spazio a tutte le altre caratteristiche che compongono l’individuo nella sua complessità e che lo rendono interessante/attraente.

Per un amico binario la cosa rilevante è che stai con una trans. Per un amico non binario sarà rilevante che personalità ha, cosa ti ha colpito di lei, in che ufficio lavora, cosa legge e che musica ascolta.

Ci sono donne lesbiche che scelgono una compagna che è T, ma il fatto che essa sia T non è nè il motivo della scelta, nè un deterrente: semplicemente una donna cisgender (biologica) si innamora (e/o ne ha desiderio) di una donna, che nel caso particolare è una donna transgender, ma è prima di tutto donna, e quindi la sua figura è compatibile col desiderio eroticoaffettivo della compagna lesbica (anche se questo lascerà basito chi ha una visione degli orientamenti legata più ai corpi che all’essenza).

Il fatto che questa donna cisgender e lesbica sia attratta da una donna transgender non la rende meno lesbica e non la rende “automaticamente” bisessuale o pansessuale. Dire che i (e le) partner delle persone T debbano essere “almeno” bisessuali è un atteggiamento transfobico, poichè è probabile che una donna etero, attratta solo da uomini, sia attratta da un ftm e lo scelga come compagno, così come un uomo etero, attratto solo dalla femminilità e non dalla virilità, scelga una donna transgender.

Se le persone T ricevono transfobia sia dalla comunità omosessuale, sia da chi ne è esterno, ciò capita anche a chi, per caso o per scelta, si ritrova partner di una persona T.

Spesso quella visione per cui i partner T sono un ripiego è la visione delle persone che circondano il o la partner della persona T. Ci sarà magari nostalgia per i o le partner precedenti che ha avuto l’amico/a cisgender, ci saranno dubbi per l’orientamento sessuale e affettivo dell’amico o amica storica, che “si credeva” di conoscere, e la bifobia e la transfobia si uniranno nell’atteggiamento di mancata accoglienza e incoraggiamento per la nuova relazione.

Ad creare un vergognoso e pericoloso connubbio tra l’atteggiamento transfobo e quello bifobo rispetto alla coppia in cui una delle due persone è T è la visione binaria. Una coppia cis/trans rimescola le carte e dà fastidio, perché chi la circonda si sente messo in discussione e deve rivisitare i concetti di uomo e di donna, di omo e di etero, e non vuole farlo.
E così, quando un uomo omosessuale attratto solo da maschi, o una donna lesbica attratta solo da femmine, sente parlare di orientamenti non binari o non transescludenti, e sente come “delegittimato” il suo dirsi gay o dirsi lesbica (quando invece queste persone sono sì omosessuali, ma sono solo uno dei tanti modi di essere omosessuale), non è diverso da un etero che, sentendo parlare di gay, sente minacciata la sua definizione di “normale”.

Faccio alcuni esempi che ovviamente non sono rappresentativi della realtà di ciò che accade, poichè le persone binarie sono sempre meno.

Se un uomo etero vede un ftm fidanzato con un gay, si sentirà minacciato nella sua definizione se anche lui ne è spontaneamente attratto. Allo stesso modo un gay non attratto dagli ftm si sentirà minacciato se un altro gay invece ne è attratto tanto da starci insieme, ed usa la stessa definizione che lui ha scelto per sè. Lo stesso succede alle donne (lesbiche ed etero) quando una loro amica intraprende una relazione con un ftm. E lo stesso succede quando è una propria amica o un proprio amico a fidanzarsi con una trans mtf.

Siamo talmente fragili, e a dirla tutta, monosessisti e bifobici, che non facciamo caso alle altre caratteristiche dei e delle partner che i nostri amici e conoscenti ci presentano. Siamo talmente tanto binari e abituati a connotare le persone per i genitali che è il genere non conforme al sesso che ci turba e ci fa sentire minacciati.

Il binarismo, che un tempo faceva sembrare una minaccia le persone omosessuali (ora per fortuna succede solo con i quattro stronzi dei partiti estremisti e reazionari da 1%), oggi, assodato che l’omosessualità maschile e quella femminile rientrano in una simpatica e ordinata matrice 2×2 insieme a gli e le eterosessuali, se entrano in gioco bisessuali, pansessuali e transgender, viene fuori un meraviglioso ventaglio di possibilità di attrazioni ed affettività, e questo, al posto di sorprenderci e arricchirci, ci spaventa.

 

 

Ogni mese mi appresto a pulire la mia lista amici facebook rimuovendo persone con cui non interagisco.

Ripenso alla mia lista amici del 2009, di quando muovevo i miei primi passi nella comunità LGBT e di conseguenza nell’attivismo.

Ad essere apparsi, negli anni, o in alcuni casi, riapparsi (non le persone ma le tipologie di persone), sono metallari, musicisti, buddhisti, radicali, liberali, massoni, praticanti bdsm, collezionisti di pipe, laici ed atei, attori e doppiatori, e tutta una serie di persone eterosessuali che condividono come una passione o un’area di studio, che conoscono la mia situazione (sesso F, genere maschile) e non si pongono il problema di “accettarla“, proprio perché non c’è nulla da accettare, e non sono abituati all’idea di essere loro a “decidere” se la mia condizione personale è legittima.
Se a loro mi presento come uomo, per loro sono uomo, e questa cosa non distrugge per loro anni di certezze e teorizzazioni.

Cio’ non accade invece nel mondo dell’attivismo, o almeno in parte di esso, nello zoccolo duro di teorici, di quelli che inventano percentuali (esempio: il 99% dei bisessuali è gay), che si atteggiano ad antropologi senza averne titoli, quelli che non sono riusciti a completare percorsi di studi e si nascondono dietro il “ma io ne so di più degli studiosi in materia” per imporre visioni vetuste, superate anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità”, legate al proprio vissuto e agli incontri casuali fatti da loro.

Recentemente ho “deciso” che la mia lista amici è preziosa, e non voglio rischiare di avere in lista persone che magari mi hanno aggiunto per via degli amici comuni lgbt, ma che poi mettono mi piace a chi considera illegittima la condizione di transgender non medicalizzato.

Qui non si parla di ideologie diverse. Posso essere pro Israele e dialogare con chi è pro Palestina e viceversa, o essere milanista e dialogare con gli juventini, essere di destra e dialogare con chi è di sinistra, perché ci si può confrontare in modo sereno con chi diffonde e sostiene idee, ideologie e teorie anche diverse dalle proprie, ma in questo caso non si tratta di contestare un’idea o una teoria, ma di seminare odio, intolleranza e disinformazione verso chi si trova in una determinata condizione personale.

Un tempo i cristiani fanatici, integralisti e fondamentalisti, attaccavano i gay e le lesbiche. Qualcuno fece notare loro che non era carino accusare qualcuno per una condizione personale e indipendente dalla sua volontà (essere nero, ebreo, o in questo caso gay), ed è in quel momento che le menti più geniali del mondo reazionario hanno trasformato il gay in un omosessualista, e la sua condizione personale è diventata un’ideologia, una teoria, ovvero quella gender.
E se è quindi di cattivo gusto attaccare qualcuno per una condizione personale (il gay, la lesbica) non è affatto di cattivo gusto attaccare qualcuno che diffonde un’ideologia atta a corrompere i giovani, ad “omosessualizzarli“…

Con un parallelismo inquietante ed evidente, viene commesso, dai gay e dalle lesbiche anziane, lo stesso comportamento verso i portatori di identità e di orientamenti meno conosciuti o meno frequenti: i bisessuali, i pansessuali, i transgender non medicalizzati, le translesbiche, gli ftm gay, etc etc.
Queste persone spesso non hanno mai aperto un libro di teoria queer, nè vi sono interessati, anche perchè spesso, se attivisti, si sono formati con la letteratura relativa al loro retroterra politico (i B hanno studiato gli autori e i pensatori bisessuali, i T hanno studiato la letteratura transgender), mentre la teoria queer spesso interessa più che altro a chi è gay o lesbica (gli esponenti della teoria queer in italia sono filosofi gay e lesbiche, e non transgender e bisessuali).

Ad ogni modo, non mi interessa chi sostiene e riempie di like chi, nascondendosi dietro l’accusa di una teoria, di una ideologia, colpisce persone bisessuali, pansessuali, e transgender non canoniche, seminando odio, diffidenza, allarmando gay e lesbiche e transessuali verso coloro che rappresenterebbero addirittura un “pericolo” per loro.

Se metti mi piace a queste idee, non puoi essere mio amico. Potrai dirmi che segui le persone che propongono queste idee perchè “infondo sono degli attivisti capaci” e “che tanto hanno fatto nei decenni per gay e lesbiche“, e che “tuttosommato la loro bifobia e transfobia risultano secondari rispetto a tutto il bene che hanno fatto ai gay e alle lesbiche“. Ma stai dicendo questo semplicemente perché non sei nè T nè B. Probabilmente, se non fossi ebreo, o nero, riuscirei ad apprezzare un grande storico “che però è razzista” o “che però è antisemita“, perché il non sentire colpita la mia personale condizione mi aiuterebbe a passarci sopra, facendo un torto ad ebrei o neri. Quindi, non parlerei di maggiore lucidità od oggettività nel saper apprezzare un o una intellettuale che “ha dato tanto” ma “che però è bifobo e transfobo”, ma semplicemente di strafottenza.

Non ho bisogno di inseguire le persone, nè ho particolari vincoli sull’uso dei miei spazi virtuali privati. Non mi interessano veteroattivisti, bifobi e transfobi. Il mondo è abbastanza grande e penso che chi vuole mettere dei like a concetti che seminano l’odio verso la T e la B puo’ fluttuare aldilà della mia lista amici, esattamente come coloro che mettono like ad Adinolfi e a Gasparri.

Consideratemi pure “paranoico“, ma a casa mia invito chi voglio 🙂

 

 

 

Giovani attivisti antibinari e attivisti veterani gay e lesbiche si scontrano spesso sulla tematica delle persone bisessuali.

Per anni mi sono chiesto se fossimo noi ad avere ragione, senza se e senza ma, e fossero loro ad avere pregiudizi espressi tramite slogan vecchi e stereotipati.

Mi sono infine reso conto che quando noi parliamo di “bisessuali” non intendiamo ciò che quel tipo di attivista veterano/a intende per bisessuale.

Noi siamo abituati a bisessuali di solito sotto i 40 anni, dichiarati sia nelle associazioni LGBT, sia nella loro vita privata e relazioni eterosessuali, attivisti, con relazioni socialmente visibili con persone di entrambi i generi, e di solito con una visione del mondo non binaria.
Non tutti, ma questi bisessuali spesso hanno una spontanea attrazione non legata alla variabile m/f, ovvero, pur avendo specifici gusti (chi ama gli androgini, chi cerca il maschile in donne e uomini, chi il femminile, chi quasi predilige le persone trans), non sente come discrimine il sesso fisico del suo oggetto di desiderio.
Per un giovane attivista transgender, o un giovane attivista gay o lesbica creasciuti in queste moderne associazioni miste, è questo che significa “bisessuale”. Ed è per questo che quando i veterani parlano di bisessuali con altra accezione, il giovane attivista antibinario è spesso basito, confuso, anche urtato.

Gli attivisti e le attiviste veterani non entravano in contatto coi bisessuali all’interno delle associazioni, ma all’interno di spazi di incontro finalizzato all’erotismo, che un tempo, purtroppo, erano anche gli unici luoghi di socializzazione per le persone LGBT.

Per molte lesbiche, la bisessuale è una donna sposata o fidanzata che ha deciso di dare spazio alle sue fantasie con donne tramite un portale o un locale glamour, in cui di solito cerca una donna visibilmente lesbica, e quindi, nella sua testa piena di pregiudizi, disponibile.
Questa “lesbica”, alle prime luci dell’alba, tornerà ad essere la dolce moglie o fidanzata di qualcuno, considerando di serie B tutte le relazioni occasionali e non, nate nel mondo lesbico.
Questa donna, che si definisce spesso etero o bisessuale, potrebbe benissimo essere una lesbica asservita al binarismo sociale, che la vede tutelata solo se accanto ad un uomo, madre e moglie.

Il bisessuale uomo (o etero curioso, insospettabile, solo attivo quindi etero, solo attivo e quindi “maschio” e un sacco di altre parole sgradevoli…) è ancora peggiore. E’ un padre di famiglia che, mosso dall’ “istinto animale” , deve soddisfare le sue voglie omosessuali, che considera trasgressive e vive in modo pruriginoso, tramite luoghi di battuage, portali “squallidi”, saune, cruising e porcilai, in cui usa gli uomini che incontra, omosessuali che considera a lui “inferiori”, per proporsi come attivo, e quindi “maschio alfa“, o lasciarsi andare come passivo (spesso definendosi femmina e troia, a prova della grande misoginia interiorizzata che questi soggetti hanno), per poi l’indomani tornare dall’amorevole moglie e meravigliosi biondissimi figli.

Queste figure hanno spezzato molti cuori di persone dichiaratamente gay o lesbiche, che , nonostante le proprie armi di difesa culturali, si sono lasciati/e illudere da questi personaggi, magari per qualcuno affascinanti (esistono lesbiche mascoline che amano la sfida di strappare una etero femminile al marito, o uomini gay che amano fare sesso con uomini etero e quindi, per lo stereotipo, più virili e con un maggiore riconoscimento come virili da parte della società).

Puntualmente pero’ questi e queste “bisessuali” (ovvero questi omosessuali e bisessuali socialmente etero) scelgono la famiglia, la normalità, scelgono di parlare delle loro splendide e rassicuranti relazioni etero e dei loro figli ai colleghi di lavoro, ai genitori anziani, ai pranzi di natale.
E i partner di una notte, gay e lesbiche, i compagni e le compagne di avventure fugaci di una notte, vengono cancellati, considerati, sotto sotto, inferiori, oggetti da contattare solo per saziare cio’ che questi “velati” vivono come un prurito, un vizietto, una parte di se da sfogare di nascosto per poi tornare al focolare domestico.

Spesso io stesso, che, in quanto persona transgender ftm, non ho accesso a “saune e porcilai only for man” (in realtà non ho mai provato ad andarci, ma un mio amico trans pre T di bologna ha la faccia come il culo, ci va e lo fanno pure entrare!), nè mi interessano gli spazi “only for girl“, quindi con questi bisessuali pruriginosi e velati non ci entro mai in contatto (li conosco dal web o per interposte persone) ed è per questo che fatico a pensare a “bisessuale” con questa accezione.

A questo punto è legittima la rabbia (e l’orgoglio?) delle persone bisessuali dichiarate, che vengono puntualmente sovraccaricate delle colpe di persone velate che usano il mondo LGBT come una fornitura di corpi per saziare appetiti (da loro considerati) torbidi, ma è in qualche modo legittima l’indignazione di persone gay, lesbiche, e a volte anche transgender, che nell’odio e nel discredito delle persone (che loro considerano) bisessuali mettono tanto di personale (ma del resto è davvero possibile separare personale e politico?).

E’ anche per questo che gli attivisti storici “tollerano” la bisessualità di persone transgender, viste come “innocue”, in quanto non sovrapponibili alla figura del o della bisessuale velata che poi torna ad una vita “socialmente accettata”.

E’ difficile, per una persona bisessuale dichiarata, far capire alla vecchia guardia che è solo un problema di definizioni, che disprezza anche lei quel tipo di persona velata e carica di omofobia interiorizzata.
Negli anni le parole cambiano significato, ma mi chiedo se non sia ancora troppo presto per far si che tutti intendano per “bisessuale” il virtuoso (o virtuosa) attivista dichiarato e senza scheletri nell’armadio.

Sono forse troppo pochi, e poche, ancora, gli attivisti bisessuali visibili.
Ancora molte persone bisessuali dichiarate fanno attivismo come omosessuali, magari spariscono quando e se hanno relazioni etero, e non perchè vogliano aderire ad una vita “normale”, ma perchè temono il giudizio di ex compagni e compagne di militanza.
Non voglio essere buonista. Magari tra loro invece c’è chi nasconde il suo passato e in coppia etero indossa la maschera di chi è “diventato” etero o lo è sempre stato. Ma non sempre va così.

Forse l’unica cosa da sperare è che i bisessuali inizino a farsi sentire, presentandosi come tali, anche vincendo il pregiudizio che gli arriva dagli stessi militanti LGBT.
In un mondo giusto non si dovrebbe chiedere alle persone bisessuali di dover “dimostrare qualcosa” o “fare numero” per conquistare la credibilità che gli attivisti veterani non concedono loro, ma dopo anni di tentativi di dialogo falliti, con le buone o con le cattive, ho capito che solo quando i bisessuali faranno massa critica, e avranno come obiettivo (interno ed esterno alla comunità LGBT) quello di fare informazione e sensibilizzazione sulla propria particolare realtà, si potrà cominciare a “sovrascrivere” la vecchia accezione di bisessualità. 

“Alcune presunte associazioni di servizi per LGBT non hanno strumenti culturali per accogliere persone B e T perché esse sono disinteressate a frequentarle”

OPPURE

“Le persone T e B non frequentano alcune presunte associazioni di servizi per LGBT perché esse non hanno gli strumenti culturali per accoglierle in modo adeguato” ?

Ogni tanto mi scrivono persone lontane da Milano e dal Milk.
Sono persone che si sono appena scoperte, ancora totalmente velate, che vorrebbero “vivere” se stesse, tanto per cominciare, in ambiente protetto, quindi in associazioni che diano servizi a persone LGBT e friendly.
Ormai quasi tutte le associazioni, nate come associazioni Gay o Gaylesbiche, sono divenute, da statuto, LGBT.
Purtroppo i feedback mi dicono che queste associazioni sono del tutto impreparate ad accogliere persone transessuali, transgender, e bisessuali (a volte anche donne in generale), e ad essere precisi, anche etero friendly (soprattutto ragazzi, quindi non ravvisabili allo stereotipo della frociara).
Non potendo andare in trasferta, ho mandato un amico Ftm non medicalizzato a tenere un incontro esperienziale, ma persino nel metterlo in contatto con lo staff dell’associazione ospitante ho dovuto sudare affinchè si rivolgessero a lui al maschile (a me si rivolgono al maschile unicamente in quanto presidente e protetto dall’aura presidenziale, e non perché si siano evoluti sul discorso definizioni).
Ad ogni modo, anche dalla Capitale arrivano feedback simili sulla cattiva accoglienza non tanto verso i transgender non medicalizzati, ma a volte anche verso casi classici di transessualismo (percorso classico, transessuale etero, “nato nel corpo sbagliato”). Ignoranza riguardo alla differenza tra orientamento sessuale e identità di genere (T nel calderone degli orientamenti), ignoranza riguardo all’orientamento del partner della persona trans (direi anche invadenza oltre che ignoranza), ignoranza sul come coniugare genere grammaticale ed orientamento sessuale alle persone ftm ed mtf, confusione tra il ruolo e l’identità di genere, confusione tra transessuale e transgender, ignoranza totale sulla transizione, e sulle leggi a riguardo.
Sul discorso trans, la scusa principale è l’assenza di persone trans e quindi l’incapacità o presunta impossibilità di formarsi a riguardo.
Peccato che queste associazioni da statuto prevedano l’acronimo comprensivo della T. Quindi la domanda sulla formazione e sulle relative difficoltà dovevano farsela ben prima.
Per quanto riguarda invece i bisessuali, non è che ci sia chissà quale formazione da fare. Semplicemente basterebbe non fare smorfie e battute sull’inesistenza della bisessualità, i paragoni con gli sposati pruriginosi e velati, allusioni alla bigamia, all’indecisione, alla promiscuità e alla confusione.
E, forse, sarebbe anche il caso di non “sospettare” sempre e comunque che un etero che si avvicina sia sempre e solo un velato.
E non scadiamo nel fatto che molti bisessuali, anche “risolti e dichiarati”, stanno bene senza le associazioni, perché di interessati ad essere, e che si sono trovati male, ce ne sono davvero tanti e tante.
In uno di questi gruppi facebook ad una lesbica veniva chiesto come mai era nata arcilesbica e perché non facesse attivismo all’interno di arcigay, che , da sigla, è LGBT. La lesbica indignata spiegava che con la storia di questa sigla, arcigay ha la precedenza sui progetti riguardanti le donne e il lesbismo, ma che poi non ha gli strumenti culturali per accogliere le lesbiche, farle sentire “a casa”.
A volte mi chiedo se effettivamente le associazioni che lamentano l’assenza di lesbiche, trans, e bi, abbiano una qualsivoglia ragione.
A volte il problema è territoriale (magari a Domodossola non ci sono tante persone trans interessate all’associazionismo), ma è anche vero che un’associazione fondata da gay, con gay nel direttivo, e che magari fa anche qualche iniziativa sul mondo trans, con gay che parlano di trans, non è considerata “accogliente” dal trans, che si sente un ospite col “permesso di soggiorno”.
Per questo attualmente le uniche associazioni miste che funzionano sono miste (ma realmente miste, con B, T, etero e compagnia bella) anche nelle funzioni dirigenziali.
Forse ci sono associazioni che è meglio che rimangano solo per omosessuali. Ma a questo punto lo siano per davvero. Anche da statuto.
Forse è giusto che ci siano associazioni miste e associazioni specifiche, ma che tutto cio’ avvenga con trasparenza e onestà intellettuale.

certificato006

In esclusiva presso
http://www.ilsimposio.tk/oltre-larcobaleno.html

La vecchia checca attivista era giovane negli anni settanta/ottanta, ha l’età che avrebbe mio padre, solo… la versione “checca pelata” di uno dei nostri padri.
La vecchia checca ha fatto attivismo sulle piazze quando a fare attivismo c’erano solo le passive arrabbiate come lui, arrabbiate, direi anche giustamente, col mondo etero che non le contemplava (c’era il frocio, e ovviamente il normale), arrabbiate perché la visibilissima effeminatezza le aveva fatte pestare fin dall’infanzia, arrabbiate perché i velati ogni tanto se le bombavano per poi tornare da mogli e figli, perché ovviamente il frocio è il passivo!
La vecchia checca, infatti, è passiva. Le altre checche erano per lei quasi delle amiche, fare qualcosa con loro sarebbe stato come fare le lesbiche!
La vecchia checca aveva delle amiche donne (le frociare). Divorziate, disastrate, in sovrappeso. Con un sorriso le salutava, compatendole ma invidiandole, perché quei pachidermi in gonnella sotto sotto ogni tanto qualche etero separato o divorziato al karaoke riescono a scoparselo senza problemi, se riescono a vincere il muro di bigotteria dietro a quale sono intrappolate.

La vecchia checca ha un’amica, “checca” anch’essa. Insieme sognano il pisello Calogero, di un bel muratore ignorante e zozzo, velato, che tratta il loro culetto come quello delle donne. Passa, fa quello che deve fare, e se ne va, sentendosi ancora più masculu, perché ha cosi’ tanta voglia che “ogni buco è galleria”, ed è realmente convinto che buttarlo nel culo a una checca significhi, comunque, essere etero (o “normale”, o “masculu”…non credo arrivi a simili raffinatezze).
All’amica non basta sentirsi “donna” prendendolo in bocca di uno che si definisce etero. L’amica è donna dentro. L’amica vuole fare la transizione. L’amica vuole fare la vaginoplastica!
La vecchia checca lo sente come un tradimento, come se lei non si accettasse come uomo, come se volesse transizionare solo per competere meglio con le donne. Non capisce nulla della disforia dell’amica, non capisce nulla del fatto che l’amica è di identità di genere femminile e vivere da gay è stato solo un passaggio prima di comprendersi del tutto. Non capisce che l’amica vorrebbe vedere una donna anche quando è nuda davanti allo specchio, che vorrebbe essere chiamata al femminile non soltanto dal velato che se non usa il femminile non riesce a farselo venire duro. Che vuole avere i capelli lunghi, e non mettersi una parrucca o un perizomino di pizzo solo per illudere Calogero che “infondo è nommmmàle”.
E allora la checca odia, odia i velati, quelli che lui chiama “bisessuali”, anzi no! la bisessualità non esiste. Sono porci opportunisti che si approfittano di noi “ragazze”. Ma infondo è il destino di “noi ragazze” penare per i veri “masculi”, che ci trattano così, come, essendo “donne”, meritiamo. Se non lo facessero non sarebbero dei veri masculi, quindi possiamo odiarli, penare e sospirare per loro, ma se fossero “come noi”, sarebbero “amiche”, quindi così infondo li vogliamo!
E cosi’ la checca rimane sola, con l’amica che progetta la vaginoplastica e la checca pensa che sia un modo di autopunirsi perchè frocio. Pensa che voglia evirarsi, privarsi il piacere, rinunciare al piacere in uno spasmo, in un’impulso di autodistruzione. Da quel giorno odia le ragazze trans, e la facilità che esse hanno con gli uomini, coi “veri” uomini. Quelli che sembrano etero, il vero oggetto del desiderio. Il resto è merda.

La vecchia checca invecchia, passano anni in cui nell’attivismo arrivano i bisessuali. Non i muratori velati con moglie e figli, ma quelli che vogliono fare attivismo, esporsi, ma la checca anziana li molesta, li stuzzica con frasi del tipo “si, tu ti fai uomini, donne, cavalli, lavatrici…” o “sei un andocojocojo” o peggio “si si..tu sei bisessuale nel senso che lo prendi sia in bocca che in culo!“.
E odia le trans, tra cui riconosce le amiche vecchie checche del passato, a cui ha sempre dato il femminile (sai, il genderfucking), ma adesso improvvisamente dà il maschile. “tu non puoi dimenticare che eri frocio come noi”…

Se l’è cavata, la vecchia checca. E’ sopravvissuta all’AIDS, mentre amici piu’ piacenti si sono lasciati fregare dagli impulsi, dal “Battito animale”. La vecchia checca ci spiega che “noi non possiamo capire”, nè “noi donne”, nè “noi eterosessuali”, quando spasmo abbia una checca quando lo vuole ad ogni costo, subito e senza profilattico, perché, lei dice, è nel DNA di loro “ragazze“, per questo un sacco di sue amiche sono morte. Quando il battito animale chiama, non si può far niente. C’è un luogo di battuage dove attrarre il solito Calogero per un attimo di svago, oppure una frase su GayRomeo. “Ospiti?” Non stasera, non domani. Adesso. Perchè il battito animale ti sta chiamando adesso. Si, è vero. Sei carino. Potrei salvare il tuo numero e chiamarti domani, se ospiti, ma domani sarai già obsoleto. Perché io ho voglia adesso. 

Ma lui è ancora qua, e sono gli anni duemila. Sente parlare delle translesbiche. Non capisce. Non riesce a capire. Se le sue amiche avevano cambiato sesso per piacere ai manzi piu virili e piu appetibili, che senso ha fare tutta questa “parruccata” per poi andare con le donne?
Le amiche trans del passato si erano tutte sposate, diventate di destra, e di chiesa…ma queste translesbiche? perchè? “se volevano andare con le donne potevano rimanere uomini“, pensa e rimugina la vecchia checca. Non capirà mai che la condizione trans non c’entra nulla con l’orientamento sessuale, che la gente non cambia sesso per normalizzarsi o per essere più appetibile sessualmente. Chè c’è molta differenza tra un omosessuale passivo che si sente “troiA” quando va con Calogero, che usa il femminile su se stessa per gioco, o per tradizione, e una donna trans, ovvero una persona xy di identità di genere femminile.

Poi viene a sapere che c’è un ragazzo, un ragazzo ftm, che, ancora piu’ follemente rispetto alla translesbica sopracitata, va con gli uomini, e solo con gli uomini!

Che scempio! Lei che poteva averli tutti! quelli piu’ maschi, quelli appetibili, quelli che “se fosse veramente un gay” bramerebbe. Il muratore sporco che prima dal lavoro va a dare una bottarella alla checca disponibile…come fa questo “presunto uomo” a non desiderare di voler portare via questo bel maschione etero alle donne? dimostrare che i pompini li sa fare meglio lui?
Cosi’ la penserebbe se fosse un vero gay! ma non lo è!
Quando era piccolA, quell’ftm , ci poteva giocare con le bambole! ha avuto la vita facile lei! (pensa la checca indispettita!)
Ma cosa vuole questa da noi? povera pazza. Avra’ letto qualcosa della teoria queer, e si è rovinata. Poteva vivere da donna etero, con accanto un bravo ragazzo etero, ma no! lo discrimina, osessionata dalla teoria queer e piena di queste cazzate in testa! queste cazzate antibinarie che hanno rovinato tutto!
Un tempo c’eravamo noi! noi! le checche, le “ragazze”, ovviamente solo passive (figurati !) e i bei ragazzi etero, che ci contendevamo con le donne…ed eravamo molto piu brave noi a letto! (ricorda a se stessa la checca mentre prova a capire cosa vuole questo ftm!). E ora invece sono tutti versatili, tutti queer, e anche le donne si spacciano per noi per ingannare i pochi maschi che ci sono rimasti ora che le donne la danno allegramente! Come era bello quando le donne dovevano rimanere in casa a fare la calzetta e i bei maschioni si svuotavano le palle con noi! Come era bello il mondo antico, dove l’unico amore puro era quello tra uomo e fanciullino, e le donne stavano al loro posto!
E poi lei si puo’ sposare! cosa vuole! (ovviamente non si rende conto che l’ftm non vorra’ MAI sposarsi come donna etero), puo’ fare figli! puo’ partorire (idem con patate! il poveraccio non capisce cosa è la disforia, quindi immagina che l’ftm non veda l’ora di partorire!), insomma cosa ha questa in comune con noi! Cosa ne può capire di gay? perchè vuole fare attivismo coi gay? è una frociara mascherata da noi? Lei non veniva picchiata perchè non poteva essere effeminata da piccola! come può capire cosa abbiamo provato noi “ragazze”!!! che vada nelle associazioni trans! a farsela con gli altri trans! (ovviamente siccome i gay se la fanno coi gay, le lesbiche con le lesbiche, nella sua testa bacata i trans amano…i trans!).

Poi un giorno scopre che l’ftm, zitto zitto, se la fa col suo il suo pupilletto, con quel bel pargolo che si è coltivato per anni, dicendogli che no, non era bisessuale, che era gay, perchè i bisessuali non esistono, e sono solo i gay che non si sono ancora accettati, e che “persino lui a sedici anni è stato bisessuale” (non nel senso che ha visto la patata, nel senso che si è definito tale come compromesso), e cosi’ scatena su di lui tutta la sua sofferenza, quando i genitori, gli amici, e tutti gli altri, lo avrebbero voluto etero, o “almeno”, bisessuale, o meglio, che avrebbero tanto voluto che lui provasse a metterlo dentro alla Carmela del paese, che ce l’avrebbe fatta, e avrebbe frenato quel “prurito”, quello che, per i suoi amici etero, anzi, Nommàli, era solo una perversione, un capriccio, e non un orientamento. La vecchia checca, da giovane, ha dovuto dire a così tante persone, che era “solo frocio“, “solo passivo“, che “non c’era speranza“, che quando un ragazzo giovane ipotizza, nella scoperta di se stesso, che potrebbe essere attratto anche da donne (in un’epoca molto diversa da quella della gioventù della vecchia checca, quindi con presupposti totalmente diversi), subito lo censura e lo riporta verso l’identità politica,e quindi anche personale, di ragazzo totalmente omosessuale. Glielo ripete tante volte, come un mantra, che l’efebo alla fine matura provvisoriamente questa immagine di se, anche perché eterolandia lo sta allontanando e ha bisogno dell’accettazione e dell’accoglienza almeno della comunità frocia.
Inoltre la vecchia checca lo fa accedere a casa sua,  nei suoi simposi con altre vecchie “amiche” (ovviamente checche, a queste serate non accede chi ha Madame De La Fregne tra le gambe), e con altri giovani definetti che le amiche si stanno coltivando. La vecchia checca gli regala vecchie riviste, si legge Pasolini, si legge Mieli, ovviamente oscurando tutti i contenuti di mieli riguardanti il transgenderismo e la pansessualità. Il giovane efebo non vuole perdere tutto questo, ma si sente così attratto dalla fluidità, e sotto sotto considera obsoleto il suo mentore…

Ma quel ragazzino è diventato un ragazzo, e ha capito lui stesso cosa era e non era, e dei discorsi della checca, su adriano, antinoo, attivi e passivi, genderfucking, ne ha piene le palle, e un giorno, cercando informazioni sugli ftm, ha scoperto che ne esistono persino di gay, e che lui, efebo, puo’ anche essere attratto, se vuole, da un altro efebo, e persino se questo efebo è un ftm. Di un Calogero che si svuota le palle nel suo culetto “ma solo a patto che lui si metta una parrucca” non gliene può fregò de meno.
Cosi’ la rabbia della vecchia checca è duplice e si fa ancora più violenta. Non solo non accetta che l’ftm (che continua a chiamare al femminile) possa avere “tutti gli etero che vuole” (se avesse dato un’occhiata all’ftm avrebbe capito che non è cosi…ma sai, se unA ha la patata è ovvio che puo’ avere gli etero, perchè l’orientamento si riferisce ai genitali, no?), ma addirittura cerca di guarire e correggere i gay! forse è solo una pazza, inconsciamente omofoba, che vuole curare i ragazzi gay, obbligarli ad essere attratti anche dai trans! ma come osa! Non è altro che (scandisce) una- donna – eterosessuale! E’ oggettivamente questo!

E poi (continua), non capisco perchè Lei si arrabbia tanto se mi rivolgo a lei al femminile! Ma cosa vuole! Ha la bagianna! E’ solo una capricciosa che vuole darci ordini! vuole costringerci a chiamarla al maschile per assecondare il suo delirio, quando noi “donna l’abbiamo conosciuta” (nel senso che la prima volta che l’hanno visto, non è passato e quindi loro hanno pensato fosse una butch). E poi, anche quando ci sbagliamo, che importa del genere? Mica sono queste le cose importanti! (ovviamente per loro l’unica cosa importante è il matrimonio gay, quindi non capiscono che il riconoscimento del proprio genere è la cosa più importante per la persona T), insomma: questi trans dovrebbero starsene per conto loro!

E poi…cosa basta con questa sigla GLBTQIAHAGNAKDONCU ! Ma cosa vogliono? Cosa c’entriamo noi con gli intersessuali? Loro sono solo malati! Che c’entrano con le nostre istanze! E gli asessuali poi….un’altro prodotto marcio di queste teorie queer! Cosa c’entra questa gente con la nostra battaglia per il matrimonio. Io quasi quasi vorrei che anche le lesbiche se ne andassero per conto loro! cosa hanno in comune con noi? Non hanno impulsi, sono sessuofobe, non hanno il problema dell’AIDS! Un po’ d’ordine! maschi con maschi, e femmine con femmine! come nel mondo antico! E i bisessuali poi? Politicamente non ha senso definirsi tali! Che facciano attivismo per il matrimonio, e che, prima di fare altre confusioni, smettano di definirsi tali! Alla fine sono froci, sono froci come noi! Come tutti quei padri di famiglia che poi con noi “ragazzi” si mettono a culo aperto! Ahahha, sono signorine anche loro! come noi!

[continua…]

Nota a pié di pagina. La vecchia checca non è una persona fisica. E’ un insieme di persone, tutte omosessuali, tutte anziane, tutte più o meno con le stesse idee sulle donne, sui bisessuali, sulle lesbiche e sulle persone trans.

ipocriti