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Carabinieri contro il feticismo: ai gay va bene così?

Feticismo e sadomaso: degenerazioni sessuali?
Stacy Joy (CC)
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Le principali degenerazioni sessuali sono: l’omosessualità, l’esibizionismo, il feticismo, il sadismo, il masochismo, l’incestuosità, la necrofilia, la bestialità (o zoofilia)“. Due righe della dispensa della Scuola marescialli e brigadieri dell’Arma dei Carabinieri che hanno scatenato le associazioni LGBTQ*. Ma la parola “omosessualità” è stata sbianchettata (si è trattato di “un increscioso equivoco“, ha spiegato il Comandante generale dell’Arma Leonardo Gallitelli) ed è tornato il sereno.Arcigay riesce persino a dirsi sorpresa in positivo per “la prontezza dell’intervento“. Nessuno sembra cogliere l’invito che abbiamo lanciato ieri: “Occorrerebbe chiedere perché pratiche illegali vengano accostate a giochi sessuali che non procurano danno ad alcuno, se fatte tra persone responsabili e consenzienti” (Il grande colibrì).

Già il solo ricorso al concetto di “degenerazione sessuale” è gravissimo. La teoria della degenerazione, sviluppata da Bènèdict Augustin Morel a metà dell’Ottocento e smentita scientificamente dopo pochi decenni, è un obbrobrio che sta alla base delle principali derive razziste ed omofobiche del Novecento (come abbiamo ampiamente discusso su Il grande colibrì): possibile che un simile mostro fossile, al di là della sua fallace connessione con l’omosessualità, possa sopravvivere in un manuale moderno? Probabilmente chi ha redatto la dispensa, privo di conoscenze psicologiche, filosofiche e storiche (cosa che, ovviamente, non giustifica nulla), intendeva indicare le “parafilie”, categoria della scienza contemporanea, e non le “degenerazioni sessuali”, categoria dellapseudoscienza di più di un secolo e mezzo fa.

Sarebbe opportuno chiedere, allora, non solo di cancellare il termine “omosessualità”, ma anche di sostituire “degenerazioni sessuali” con “parafilie” e spiegare agli apprendisti carabinieri cosa significhi questa parola. La definizione fornita dal Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, in fondo, non è molto complessa. Per parlare di parafilia occorre la presenzacontemporanea di tre semplici elementi:
– comporta “fantasie sessualmente eccitanti, impulsi o comportamenti sessuali ricorrenti ed intensi che di solito coinvolgono: 1) oggetti non umani; 2) la sofferenza o l’umiliazione propria o di un partner; o 3) bambini o altre persone non consenzienti“;
– si verifica per un periodo di almeno sei mesi;
– provoca un disagio psichico o danni permanenti (fisici o alla vita sociale o professionale) a sé stessi o ad altre persone.

E’ allora chiaro che indicare semplicemente esibizionismo, feticismo, sadismo e masochismo è fuorviante. Solo in casi estremi e rari queste pulsioni sono classificabili come disordini psichici e solo in casi ancor più rari comportano pericolosità sociale. Se fatte con piacere da adulti consenzienti, pratiche come il fare sesso sul palco di night club, il ricevere urina in bocca, il frustare un partner o il farsi torturare i capezzoli non sono né degenerazioni né parafilie né manifestazioni di problemi psichici. Non sono neppure comportamenti che possano o debbano interessare le forze dell’ordine. E poco importa se stiamo parlando delle attività di profiling di delinquenti o presunti tali: non si può giustificare il ludibrio e la schedatura di libere e legittime attività sessuali neppure in questo caso.

Diverso è ovviamente il caso di incestuosità, necrofilia e bestialità, dal momento che, pur non trattandosi comunque di “degenerazioni sessuali”, sono pulsioni che, se portate a compimento, hanno o possono avere rilevanza penale. E questo e solo questo fattore può giustificare la schedatura negli archivi dei Carabinieri, non una presunta rilevanza morale.

Riassumendo, nella formazione delle forze dell’ordine occorrerebbe che fosse molto chiaroquando un comportamento sessuale può essere segnalato per proteggere la collettività e quando invece la schedatura rappresenta un’intollerabile violazione dell’intimità di una persona. E invece, cancellata l’omosessualità dalla lista nera, siamo tutti felici e contenti. Pazienza se nel manuale rimarranno due righe di testo comunque intrise di una sessuofobia violenta. Violenta perché ogni forma di pregiudizio è violenta. Violenta perché si rifà a teorie violente. Violenta perché inserita nel bagaglio formativo di chi esercita con la pistola il legittimo monopolio statuale dell’uso della forza. Violenta, eppure avvolta dal silenzio.

Non è scusabile questa sessuofobia (da tradurre in routine militare e poliziesca, per giunta) né per chi ha redatto il manuale, né per chi l’ha approvato, né per chi l’ha letto e ha taciuto. Non è scusabile neppure il silenzio soddisfatto di un movimento LGBTQ* che finge di non vedere (o, peggio, non riesce a vedere) la sostanziale criminalizzazione di espressioni sessuali libere e legittime, per quanto possano apparire strane o immorali, per quanto possano provocare in qualcuno reazioni di disgusto o raccapriccio. Sembra di assistere ad un nuovo, inesorabile passo avanti verso il tentativo di allontanare dall’immagine collettiva di gay, lesbiche e transessuali ogni collegamento con la sfera sessuale, verso il tentativo di ottenere il riconoscimento sociale di una normalità castrata.

Dalla promessa della rivoluzione sessuale stiamo passando (siamo già passati, probabilmente) alla richiesta di un nuovo bigottismo gay-friendly. Sfilati gli abiti sgargianti della liberazione morale, ci si è infilati disinvoltamente la giacca del perbenismo, si è stretto fino in fondo il nodo della cravatta del conformismo puritano. E l’omo-sessuale è diventato un omo-sessuofobo.

Pier
Copyright©2012ilgrandecolibri.com

Frequento le chat dal 97.  Ho spesso incontrato soggetti eterosessuali dediti a pratiche di feticismo.
Questo feticismo per l’esattezza riguardava la biancheria intima femminile, i piedi, le scarpe e le calze, l’attrezzatura medica come gessi e stampelle, i capelli, gli escrementi, le donne obese, le donne incinte e molto altro ancora.
La cosa curiosa è che ogni accessorio o caratteristica veniva associata alla parola “donne” o “femminile”. Piede femminile, mutanda femminile, donna calva, donna in carne…
Ho voluto confrontarmi con queste persone e questo mondo per cercare di capire.
Un denominatore comune che ho trovato in queste persone era il forte binarismo di genere [il binarismo è quella concezione sociale in cui conta moltissimo l’appartenenza genitale della persona e per la quale si attivano comportamenti e aspettative completamente diverse se si ha di fronte un uomo o una donna].
Erano forti della propria virilità ed eterosessualità e si ponevano all’interlocutrice donna con un inconscio maschilismo, anche quando mostravano loro la propria parte teatralmente adorante.
Del resto è anche semplice dedurre che chi adora dei simboli femminili come il tacco a spillo, il capello lungo o la lingerie, è come se stereotipasse l’adorazione per la donna nelle sue rappresentazioni classiche, e fosse morbosamente legato al ruolo di genere della donna, ammiccante, seduttrice, sexy, al servizio del piacere maschile, dello sguardo voyeurista dell’uomo, con un vezzo di lei esibizionista e alla ricerca di conferme e di attenzione maschile.

Facciamo però un po’ d’ordine sui tipi di feticismo e sui ruoli:
il feticismo può essere attivo (amare l’oggetto di feticismo nel partner) e passivo (amare essere adorati/e indossando o possedendo l’elemento di feticismo).
La casistica più frequente e “collaudata” è questa:
Uomo etero: sempre feticismo attivo/voyeurista (il soggetto è maschile, l’oggetto di feticismo è femminile)
Uomo gay: feticismo attivo/voyeurista o passivo/esibizionista (soggetto e oggetto di feticismo sono maschili)
Donna etero: sempre feticismo passivo/esibizionista  (il soggetto è maschile, l’oggetto di feticismo è femminile)
Donna lesbica: feticismo attivo/voyeurista o passivo/esibizionista.  (soggetto e oggetto di feticismo sono femminili)

Un amico che sta facendo a Firenze una tesi sulle parafilie mi ha confermato una cosa che temevo, ovvero che il fetish si sviluppa soprattutto in soggetti nati maschi, pare a causa di alcune esperienze infantili che hanno causato un’eccitazione anche abbastanza semplice da verificare (l’erezione), a causa di un contatto (tallile o visivo) con oggetti o parti del corpo non genitali.
La cosa curiosa è che ho conosciuto persone “feticiste” anche trans (sia female to male, che male to female), ma credo che in quei casi l’attenzione verso feticci sia anche motivata dal fatto che spesso si ha un cattivo rapporto col sesso genitale, direi anche abbastanza inevitabilmente, come succede anche agli asessuali feticisti o agli asessuali BDSMers ad esempio).

A questo punto non mi sorprendo se penso all’inconsapevole binarismo e sessismo dei soggetti feticisti che ho conosciuto.
Ricordo che, quando vivevo al femminile, ai “feticisti” di un forum hairlover risultava inspiegabile che a me non interessasse affatto di esibire i miei capelli (corti o lunghi) di signorina,  come facevano le altre, poche, iscritte donne (quasi tutte trascinate), ma mi interessava piuttosto, come facevano loro con le foto femminili, mostrare i tagli maschili che mi piacevano, condividerli e parlarne,  cosa che per loro era inconcepibile, perchè in quanto io soggetto dotato di vagina dovevo per forza cedere al loro feticismo attivo verso i miei capelli,  e non assolutamente il contrario!

Sempre dalla ricerca del mio amico tesista, pare che il BDSM coinvolga soggetti nati maschi e nati femmine con una discreta elasticità.
Conosco anche moltissime persone transgender coinvolte da un sincero sentimento BDSM, ed alcune di queste, soprattutto donne trans, sono richiestissime come mistress a pagamento (ne sono ovviamente infastidite in quanto si sentono oggetto di uno stereotipo).
Una di loro, ad esempio, mi faceva rifettere che il soggetto che contatta una mistress spesso è sessista in quanto si vuole fare si “dominare”, ma alle sue regole. “non sei sculacciate, ma cinque, se te ne chiedo cinque” e spesso insiste per pagare, per ripristinare il controllo sulla situazione, e chiarire che comunque è lui che “domina dal basso”, è lui che conduce comunque il gioco e puo’ stopparlo a piacimento in qualsiasi momento.
Di solito questi soggetti erano uomini, sopra i 30 anni, in carriera, etero, o al massimo con fantasie bisessuali ricondotte comunque solo all’ambiente protetto del sesso e vissute come “trasgressione”, con vite su cui hanno il controllo, a volte anche eccessivo, in cui sono abituati a dare ordini, soprattutto a donne,  molto pieni della loro virilità (ma interiormente in crisi con essa), molto “potenti” nella loro vita e poco abituati a figure forti femminili, maschilisti, eterosessisti e binari….
…che nel letto amavano esorcizzare questa forza e capacità di controllo, volendo, per gioco e solo per gioco, invertire i ruoli. A dominarli, a letto sarebbe stata una figura fortemente femminile, proprio per creare il maschilista contrasto della donna “per una volta” dominatrice, ovvero una figura “innocua” nella vita reale.
Una volta uno slave in una sola frase sintetizzò quanto ho maldestramente cercato di spiegare sopra. “perchè PARADOSSALMENTE essere dominati a letto da una donna….“. In quel paradossalmente era racchiuso il sessismo di un intero mondo.
Talvolta questa tipologia di uomo aveva tra le sue fantasie sessuali quella di essere posseduto analmente, sottomesso e umiliato. Mi hanno contattato spesso pensando che la mia mascolinità in relazione alla mia natura biologica di femmina potesse rispondere a questa figura “dominante” di donna, non capendo che in realtà nelle loro fantasie la persona dominatrice deve essere molto femminile (oltre al fatto che non sono completamente interessato a tali pratiche con uomini etero).
Cio’ mi ha fatto riflettere sul fatto che spesso una donnina che si agghinda seguendo i dettami eterosessisti e il gusto dell’uomo etero è in realtà a servizio del suo slave. E’ comunque lui che decide come, quando e quanto…Chissà se qualcuno ci ha riflettuto o meno.

Il binarismo prosegue se si pensa che esistono si degli ambienti “non etero” BDSM, ma sono soprattutto ambienti LuixLui. Il mondo leather ad esempio, dove verrebbe mal visto tutto cio’ che non sia uomo gay…sia le trans che i trans ftm stessi, ad esempio.
Di contro il mondo dei privè e degli incontri BDSM non so come accoglierebbe persone trans. Si, c’è una tolleranza verso una bisessualità solo “di letto”, e verso le cosiddette “sissy”, ma le persone trans sono un’altra cosa.
Apro una veloce parentesi sulle “sissy”, ovvero uomini etero con tendenze “schiave”, che per umiliarsi ulteriormente richiedono la “femminilizzazione”, e diventano “schiave”, o come loro stesse dicono “troiette”…siete ancora convinte che il BDSM non sappia essere binario?
Che poi tra queste “sissy” si nascondevano molte “donne trans all’inizio della scoperta di se stesse”…questo è verissimo ma è un altro paio di maniche.

Il binarismo del BDSM però è soprattutto un problema di “ambienti”, in quanto molte persone GLBT hanno tendenze BDSM (anche perchè tali tendenze sono radicate ancestralmente nella natura umana e castrate da regole sociali), ma hanno molta difficoltà a ritagliarsi uno spazio in un mondo che ha tante regole ed emula quelle sociali tradizionali, che sono appunto binarie.

E’ pur certo che il BDSM è uno dei pochi “emisferi” in cui si potrebbero davvero sovvertire i ruoli, e creare nuove prospettive, se, soprattutto in Italia, non ci si riducesse a riproporre gli stereotipi di una società ancora eterosessista e immatura.

Da notare che BDSM e fetish sono molto diffusi in una nazione binaria (e contraddittoria) per eccellenza: il Giappone, in cui il binarismo causa anche un’altissima percentuale di transessuali FtM

Forse il feticismo non è altro che una fuga, non risolutiva, da questo pressante binarismo sociale, perchè ogni qualvolta che i ruoli vengono sovvertiti e messi in discussione, lo si fa sempre considerandoli solo una sovversione della regola, che comunque rimane il principale punto di riferimento socionormativo.

Nath

fonti di ricerca: AYZAD, BDSM …e 16 anni di chattate, forum, incontri e altro