La fluidità di ruoli e generi nel BDSM, la parola ad Ayzad

Per un caso fortuito, ma fortunato, un mio precedente articolo sul tema “BDSM, LGBT e Binarismo” è stato inviato da un mio collaboratore social ad Ayzad, giornalista, scrittore e ricercatore, nonché influencer in tema BDSM. Ho piacevolmente ricevuto un suo contatto mail in cui si rendeva disponibile a conversare sulle sessualità alternative di qualsiasi tipo, proponendo un’intervista incrociata, per fare un confronto “come si deve” tra il mondo BDSM e quello LGBT. In attesa dell’uscita dell’intervista che lui ha fatto a me, sui temi LGBT e di binarismo/non binarismo, ho il piacere di pubblicare quella che invece io ho fatto a lui…

 

Buongiorno Ayzad. L’utenza del blog è poco avvezza al tema del BDSM, potresti presentarti per noi?

Certamente! Nonostante il nome sono italiano, ho 48 anni, abito a Milano e sono un giornalista pentito, convertitosi da parecchi anni alla ricerca e alla divulgazione nel campo delle sessualità non normative. Ho scritto diversi libri sull’argomento, soprattutto sul BDSM che è anche una grande passione personale, e oltre a pubblicare sul mio sito collaboro con diverse riviste italiane e straniere. In aggiunta a questa attività principale mi occupo di personal coaching per le problematiche legate alle sessualità insolite, di educazione e formazione su questi temi, e dell’organizzazione di eventi.

Puoi spiegare ai lettori l’acronimo BDSM?

La risposta standard è che si tratta dell’acronimo di: ‘Bondage, Dominazione, Sadismo e Masochismo’ – ma c’è pure chi sostiene che le lettere centrali stiano per ‘Disciplina e Sottomissione’, o varie combinazioni di questi termini. A conti fatti è solo un modo veloce per indicare tutte quelle situazioni in cui una persona si mette a disposizione dell’altra, che decide quali sensazioni ed emozioni farle provare.

Quando e come ti sei scoperto interessato al BDSM?

Le prime curiosità le ho avute da piccolissimo vedendo scene di bondage addirittura nei cartoni animati che passavano in TV e nelle immagini sadomaso che venivano usate come metafora dalla controcultura degli anni ’70. Il primo contatto concreto l’ho avuto a 18 anni visitando un club specializzato in Olanda, e da lì in poi non ho mai smesso di esplorare e studiare questa vastissima cultura.

Come sei passato dal giornalismo alla ricerca sulle sessualità non normative?

Scrivo per mestiere da sempre, e quando all’inizio del secolo una crisi del settore editoriale mi ha spinto a lasciare il settore di cui mi occupavo mi sono preso un anno sabbatico nel quale realizzare un libro che raccogliesse tutto ciò che avevo imparato fino a quel momento sul BDSM, per rendere l’esplorazione più facile ad altri appassionati. Pensavo sarebbe stato un’opera per pochi fissati, e invece è diventato un best seller adottato anche in ambito professionale: d’un tratto ho cominciato a ricevere moltissimi ringraziamenti da parte di lettori felici perché il mio lavoro aveva permesso loro di accettarsi, o di salvare relazioni in crisi – e così ho fatto la scelta etica di continuare a impegnarmi per la divulgazione delle sessualità alternative. Da allora ho compiuto un percorso anomalo ma di grande soddisfazione in cui ho anche collaborato in progetti di ricerca e accademici, e che piano piano mi continua a portare riconoscimenti sempre più importanti. Pochi mesi fa, per esempio, è uscita l’edizione internazionale in lingua inglese del mio libro più famoso, che sta cominciando a farsi conoscere e a essere molto apprezzato perfino negli Stati Uniti, che è un po’ la patria dove la cultura BDSM è nata. Come mai la scelta di usare uno pseudonimo? Uso da molti anni un nome d’arte (come Sting, Lady Gaga o Cicciolina!) un po’ per questioni di privacy ma soprattutto perché ritengo che scegliere il proprio nome sia un atto di libertà e autoaffermazione importante.

Perché nel mondo BDSM si fa così fatica a individuare facce, nomi, cognomi, e invece altre persone portatrici di una non conformità sociale sono invece più inclini a viverla in continuità con la propria identità sociale?

In realtà molte persone si presentano molto pubblicamente. Tante altre no sia per il motivo che dicevo sopra, sia perché c’è ancora molta ignoranza sull’eros estremo e purtroppo può ancora capitare di subire gravi ricadute negative sul lavoro o sociali per colpa di chi, come nell’800, confonde ancora innocui giochi erotici con crimini orrendi e patologie mentali. Poiché non c’è nessuna necessità di sbandierare ai quattro venti come ci si diverte con i propri partner, molti scelgono una educata riservatezza e dichiarano le proprie preferenze sessuali solo ai diretti interessati.

Essere palesemente praticanti BDSM è uno stigma? Vi sono dei rischi, ad esempio sul lavoro oppure nei divorzi/affidamenti?

La giurisprudenza italiana si è dimostrata sorprendentemente ragionevole nei confronti di chi pratica BDSM, ma sicuramente nessuno avrebbe piacere a sentire la frase «…e poi mi costringeva a fare quelle cose orribili!», nemmeno se si trattasse di una palese menzogna. I rischi sociali e lavorativi sono come dicevamo all’inizio legati più che altro all’ignoranza e ai pregiudizi; benché il fenomeno 50 sfumature di grigio abbia fatto capire anche al pubblico di Rete4 che si può essere brave persone anche facendo certi giochini, in un contesto professionale non c’è alcun vantaggio nell’avere la fama del sadico o del masochista. Considera pure che è ben difficile che ci sia un motivo reale di dover dichiarare pubblicamente i propri gusti. Si tratta anche di una questione di rispetto nei confronti di chi avrebbe difficoltà a capire (per esempio: alcuni miei parenti molto anziani), senza contare che a volte questo scatena le rappresaglie e le strumentalizzazioni di chi con l’odio per il non conformismo ci si guadagna da vivere. Se hai un po’ di tempo consiglio per esempio di leggere la saga della persecuzione che mi ha colpito anni fa quando mi invitarono a tenere una conferenza in università, o la delirante interrogazione parlamentare scaturita da un’altra mia conferenza in ambito accademico.

BDSM e binarismo: si chiama “binarismo di genere” il concepire corpi, identità e ruoli come strettamente aderenti al binario 0-1 o, nel nostro caso, maschile-femminile. Anche nel BDSM vi sono dei “binarismi”: top/bottom, dom/sub, master/slave etc etc. Quanto questi binarismi sono netti e quanto sono connessi al binarismo M/F?

Ho l’impressione che il binarismo sia un po’ un’ossessione solo per il popolo del Family Day, i media e una certa frangia di attivismo, mentre parecchia gente non gli dia più di tanto importanza. Nel contesto del BDSM, per esempio, se l’immaginario si rifà ad archetipi che sono per definizione assoluti, la realtà dei praticanti è molto più fluida. Naturalmente tutti hanno preferenze personali che si sviluppano e affinano col tempo, ma lo spirito generale è di esplorazione critica di corpi, ruoli, menti e così via. Un classico è per esempio che un nuovo partner sia anche l’occasione per resettare tutto e scoprire insieme quale sia il modo di interagire più piacevole per tutti. Il genere in particolare è una di quelle barriere culturali che nel contesto di un BDSM vissuto serenamente viene superata abbastanza facilmente, anche perché la seduzione è più una questione di cervello che di cosa si ha nelle mutande o di quanto definita sia la muscolatura.

Quali differenze nelle dinamiche di una coppia di praticanti BDSM composta tra due uomini , una composta da due donne e una composta da persone di genere opposto? E da cosa dipendono queste differenze?

Ogni relazione ha una dinamica a sé stante che non si può ricondurre o ridurre a una questione di genere, proprio perché parte invece dall’anima delle persone. Le differenze dipendono più dalla consapevolezza di sé e dal livello di conoscenza delle varie pratiche, oltre che naturalmente dalle preferenze personali.

Quanto gli stereotipi di genere sociali hanno influenzato e influenzano alcuni clichè del mondo BDSM?

Direi per niente, specie se consideri che sotto lo stesso acronimo puoi trovare tanto ruoli stereotipati quanto donne dominatrici, genderbending e perfino chi si identifica con un animale. Se queste influenze sono sottolineate, di solito è per sovvertirle con personaggi tipo il manzo palestratissimo vestito da camerierina, o la signora che indossa un’uniforme da generale. Cosa si intende per genderbending nel BDSM? La stessa cosa che si intende in altri contesti: la creazione di identità che rompono gli stereotipi di genere, mescolandoli o stravolgendoli. L’esempio che viene fatto più spesso è Conchita Wurst, ma il genderbending può prendere forme anche molto raffinate e provocatorie in modo assai sottile.

Perché molte persone che non disdegnano pratiche omosessuali (sia luixlui che leixlei) nel bdsm e fuori da esso, poi si definiscono etero? Succederebbe se non ci fosse ancora uno stigma per le persone LGBT?

Non saprei risponderti, più che altro perché non riscontro questo fenomeno. Presumo che ci siano contesti sociali in cui dichiararsi “bi-curious” possa inutilmente esporre a pregiudizi, ma nell’ambito di chi definisco ‘esploratori dell’erotismo estremo’ di norma si interagisce fra persone – con tutte le loro complessità – e non fra sigle o definizioni che finiscono col causare questi problemi. Nel BDSM e nel Fetish si pratica spesso il travestitismo/crossdressing. Cosa ben diversa è quando una persona transgender è anche praticante BDSM. Rischia di essere oggettificata o fraintesa da altri praticanti (uomini o donne)? Non credo di avere capito perché le persone trans dovrebbero fare caso a sé, ma suppongo che tutto dipenda dal modo in cui ci si propone. Nella mia esperienza ciascuno viene vissuto né più né meno che con l’identità con cui si presenta: poco cambia che sia temporanea, permanente, canonica o fuori da ogni schema.

Nel BDSM conta più il genere (ovvero se una persona è psicologicamente uomo o donna) o il sesso biologico (il corpo, i genitali e la relativa attrazione per esso/i)?

Come dicevo prima, conta l’identità con cui ci si presenta. Che, detto per inciso, mi sembra anche il modo più normale e rispettoso con cui interagire in generale, non solo in contesti erotici.   Tra attivisti antibinari è diffuso lo stereotipo del manager potente e machista che poi si fa dominare dalle donne, ma solo a letto e alle sue condizioni, rimanendo comunque maschilista. Ciò accade davvero? E perchè? È davvero così diffuso? Pensa che ho dovuto fare un attimo mente locale per separare l’immagine di manager donna (o trans, come una mia cara amica)… A ogni modo, è vero che c’è chi usa il BDSM come strumento di compensazione dalle pressioni quotidiane, ed è vero che c’è chi non capisce che il bello di sottomettersi non sta nel prendere frustate ma nel poter “spegnere il cervello” e rilassarsi mentre qualcun altro pensa a prendere tutte le decisioni. Detto questo, non mi risulta che la dinamica che hai descritto sia particolarmente comune.

Come mai ha un discreto successo la mistress transgender mtf? Perché molti uomini etero si eccitano a sentirsi dominati da una donna trans? Si tratta di mariti che vorrebbero essere penetrati dalle compagne ma non hanno il coraggio di proporlo?

Qui credo che il BDSM c’entri poco e si entri in dinamiche differenti, specie se la persona trans non ha compiuto riassegnazione chirurgica. A rischio di sintetizzare troppo un discorso ben più vasto, il tabù maschile per la penetrazione anale sta statisticamente riducendosi molto: pensa addirittura al modo in cui uno strap-on viene presentato come una variante qualsiasi della vita di coppia etero in un prodotto mainstream e giovanile come il film di Deadpool. Sicuramente però ci sono tanti uomini che apprezzano il pene in sé, ma non l’intera figura maschile (anche a livello di gestualità, linguaggio, ecc.) e trovano quindi nelle trans non operate partner ideali per questo tipo di esplorazione.

Passività etero: molti uomini etero amano subire la penetrazione da donne, ma cio’ è per loro accettabile solo se la vivono come desiderio BDSM, e non come una qualsiasi pratica di coppia (chi dice che “la passiva” debba essere la donna?).

Vedi sopra. Spesso un contesto BDSM rende ogni pratica più coinvolgente dal punto di vista psicologico e permette di “lasciarsi andare” di più, ma in generale fra persone mediamente serene non mi risulta che ci siano particolari tabù in questo senso.

Ecco uno stereotipo diffuso tra profani: top nella vita ma non a letto, Dom nella vita ma non a letto…

Come dicevo qualche risposta fa, ci sono persone per cui praticare BDSM rappresenta un modo per abbandonare le responsabilità o le frustrazioni della vita quotidiana, così come ce ne sono altre per cui invece costituisce l’estensione in ambito erotico del proprio carattere e di inclinazioni naturali. Dubito quindi si possa dare una risposta universale, anche perché le relazioni sane si evolvono comunque nel tempo e possono cambiare a seconda delle circostanze e delle persone.  

Il fenomeno delle sissy: molti uomini sognano di essere umiliati da master o mistress. Si vestono da donna e spesso ne replicano gli stereotipi machisti, definendosi “cagne” o anche peggio: quanto influisce, nell’immaginarsi donna in questo modo, lo stereotipo sessista?

Sicuramente parecchio, ma in ambito BDSM è un fenomeno quantitativamente abbastanza marginale.

Alcuni uomini etero amano farsi sottomettere da altri uomini. Si puo’ parlare di bisessualità o omosessualità non accettata, o è tutta una questione BDSM?

Non credo si possa generalizzare: può benissimo trattarsi anche di bisessualità consapevole, per esempio. Va comunque detto che – fatte le debite eccezioni – chiaramente il tipo di approccio ed energie messe in gioco da un uomo sono diversi da quelli tipici di una donna e può essere interessante esplorare anche questo aspetto dei giochi, senza particolari connotazioni sessuali.

In che senso le energie maschili e femminili sono diverse?

Senza abbandonarsi alle banalità, spesso cambiano gli equilibri fra fisicità e cerebralità, fra pura forza e azione focalizzata, fra seduzione e sopraffazione… Lo stesso vale per chi domina: interagire con un soggetto maschile o femminile di solito stimola modalità di comportamento differenti.

Quanti praticanti BDSM di fatto bisessuali si percepiscono bisessuali e si dichiarano tali?

Fra chi ha questa preferenza, direi tutti. Il BDSM è un esercizio di onestà soprattutto con sé stessi, quindi se si è parte di quella cultura è difficile che si perda tempo a negare le evidenze.

Come mai si ha una maggiore apertura per la donna Bisessuale che per l’uomo Bisessuale?

Non ho notato questa differenza. In compenso va detto che di solito le donne – di qualsiasi inclinazione – hanno un approccio più sensuale ed educato, che le rende socialmente più gradite di certi uomini che ancora si comportano come trogloditi.

BDSM e Poliamore: c’è un’interrelazione? e, se si, quale?

Poiché il BDSM è sostanzialmente l’esplorazione di dinamiche insolite scaricate da moralismi e pregiudizi, chi lo pratica spesso non ha particolari preclusioni per relazioni allargate (le cosiddette ‘family’) anche molto stabili nel tempo. Le mie esperienze con la cultura poly in Italia mi hanno tuttavia dato l’impressione che molti poliamoristi dichiarati prendano la cosa con molta più leggerezza di come la si veda nella comunità BDSM, e questa differenza di approccio crea un po’ di perplessità reciproche.

BDSM e Fetish, come sono connessi?

Sono mondi paralleli, che non necessariamente si incontrano. Io di solito li spiego dicendo che il fetish – che, sarà bene ricordarlo, non è la pratica dei feticismi, ma una cultura estetica – è l’estremizzazione della seduzione, mentre il BDSM è l’estremizzazione di tutto quel che succede dopo la fase di seduzione. Spesso il legame più forte fra le due cose è in termini di dress code alle feste, dove presentarsi con un look un po’ curato dimostra di averci messo un tipo di impegno che nessuna persona in cerca solo di una scopata facile sarà mai disposto a investire.

Fetish, feticcio o fetido? quanto sono “fetidi” i feticci che in questi annunci nei vari portali vengono alla luce?

Premesso che negli ultimi anni ha preso piede l’abitudine sbagliatissima di chiamare “fetish” qualsiasi tipo di lieve preferenza, mentre il Fetish è una cosa specifica e i veri feticismi un’altra ancora, molto rara e che spesso va trattata a livello terapeutico… La curiosità, gli archetipi e l’imitazione degli stereotipi della pornografia spingono un po’ tutti a voler esplorare pratiche anche assai strane. Il mondo degli annunci è popolato in particolare da persone che per qualche motivo hanno poche occasioni di frequentare eventi nei quali conoscere di persona altri appassionati, e tende ad attrarre anche moltissimi individui che vivono l’eros soprattutto a livello di fantasie anche estreme. Sia virtualmente che dal vivo, però, escluse le pratiche non consensuali o illegali giudicare i gusti altrui, anche se molto diversi dai propri, è discriminatorio e irrispettoso. La cultura BDSM si occupa anche dello studiare modalità che rendano il più sicure possibile pure pratiche molto estreme quali per esempio il toiletplay e la body modification: una volta che come membro della comunità ho fatto la mia parte per fornire gli strumenti con cui poter vivere qualcosa nel modo più innocuo possibile per tutte le persone coinvolte, mi sembra solo civile che tali persone si divertano come preferiscono, senza dover subire i miei giudizi non richiesti.

Il BDSM è un ambiente aperto o diffidente verso i nuovi praticanti? C’è il timore dei “poser” e dei “praticanti della domenica“?

Secondo tante persone la scena BDSM è addirittura troppo aperta perfino verso personaggi improponibili. I poser si autoescludono immediatamente nel momento in cui si rendono conto che per fare BDSM bisogna sia studiare un bel po’, sia mettersi concretamente in gioco; gli sprovveduti figli di Cinquanta sfumature invece sono accolti con benevolenza, ma anche tenuti d’occhio perché le idee strampalate che derivano da fiction e pornografia conducono facilmente a farsi del male serio.

Quali i principali portali e app per chi vuole conoscere altri praticanti BDSM?

Oggi come oggi l’indirizzo di riferimento è Fetlife anche per gli italiani. App specifiche come Whiplr o Knki invece in tutto il mondo fanno fatica a prendere piede, in gran parte perché prima di passare all’azione è utile conoscere bene la persona con cui ci si metterà a giocare, e un approccio alla Grindr è più adatto a incontri sull’onda dell’ormone momentaneo.

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Il BDSM raccontato da Danilo Ruocco, attivista LGBT

BDSM, LGBT e binarismo di genere:
ce ne parla Danilo Ruocco, attivista LGBT e Master BDSM…

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Il blog ha in passato trattato il tema del BDSM in relazione alle tematiche LGBT e al binarismo di genere. Oggi Danilo Ruocco, giornalista e attivista LGBT, che nel BDSM ha il ruolo del Master (quindi un ruolo Top o Dom, ricordiamo invece, per rendere più fruibile l’intervista, che i termini legati al ruolo opposto sono Slave, Bottom e Sub) risponde alle nostre curiosità in merito.

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Buongiorno Danilo. Raccontaci, se ti va, di come ti sei scoperto LGBT e di come definisci e consideri il tuo orientamento sessuale e affettivo.

Non credo ci sia stato un evento particolare che mi abbia “rivelato” a me stesso. Penso, invece, di essere sempre stato consapevole di ciò che sono: una persona sessualmente attratta da donne e uomini.

Orientamento sessuale e BDSM, quale è entrato prima nella tua vita e come li hai scoperti?

Ho scoperto abbastanza tardivamente il mio essere un Master: ero già all’Università e sono stato coinvolto da una coppia in un gioco erotico a base di sculacciate e bondage. Mi si è aperto un mondo.

IL BDSM è binario? ci sono sostanziali differenze quando top e bottom sono una coppia omo e quando sono una coppia etero? e perché?

Credo che le differenze ci siano. La netta separazione dei ruoli tra Top e Bottom spinge a comportamenti che, a volte, confermano il binarismo e a volte lo stravolgono.

In genere, una Mistress viene spesso percepita dal proprio slave come una virago, ovvero una donna fortemente mascolina o mascolinizzata, in quanto il dominio viene ascritto alla sfera del maschile. Parallelamente, una slave è spesso vista come una bambolina passiva in balia del volere del suo Master.

In un rapporto top/bottom di natura omosessuale maschile, ciò spesso non accade, specie se il bottom si presenta come “virile”. In tal caso lo slave si sottomette a un Master che percepisce più maschio di lui, senza necessariamente percepirsi come femmina.

 

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BDSM e poliamore, sono legati? e come?

Non so se si possa parlare di poliamorismo. Sicuramente il rapporto tra un Top e un bottom non è monogamico. Sarebbe assurdo chiedere a un Top di non condividere il proprio bottom con un altro Top se ne ha voglia o di avere più di uno slave contemporaneamente! Sarebbe come chiedere a un Top di non imporre la propria volontà!

Essere dichiarati come LGBT e come BDSM, ci sono differenze e imbarazzi diversi? E per quanto riguarda i BDSMers etero?

Spesso il BDSM viene percepito come qualcosa di estremo e deviante che lascia molte persone, anche GLBT, diffidenti.

A volte i feticismi o i desideri BDSM coinvolgono parterns del genere opposto a quelli da cui si è generalmente attratti/e. Quindi persone tendenzialmente omo che possono avere fantasie bdsm etero e viceversa. Come mai questo accade? Rende queste persone bi/pansessuali oppure è solo una questione “kinky”?

Penso sia più una questione di dominio/dominazione che di orientamento o identità sessuali. Come ho scritto in “Se la Mistress lo imponehttp://www.paroleglbt.info/2014/12/se-la-mistress-lo-impone.html sono convinto che anche quando un eterosessuale maschio viene penetrato analmente da un uomo non cambi la percezione di sé come eterosessuale, ma “subisca” la penetrazione come un atto, appunto, di sottomissione alla propria Mistress.

Machismo, sessismo, binarismo e slave/master: quando influiscono i nostri retaggi binari nelle nostre fantasie?

Tantissimo. Direi che, quasi sempre, le alimentano.

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La donna, anche quando domina, è comunque oggettificata?

Credo dipenda molto dal livello sociale dello slave: più è alto e più tende a vedere nella Mistress un oggetto.

Passività etero: molti uomini etero amano subire la penetrazione da donne, ma ciò è per loro accettabile solo se la vivono come desiderio BDSM. Quanto machismo interiorizzato esiste ancora?

Purtroppo molti maschi eterosessuali sono sessualmente assai inibiti e pensano che il piacere “lecito” sia solo quello che passa attraverso l’uso del fallo. Quando scoprono che la pratica anale li soddisfa pienamente, spesso finiscono per associarla a pratiche di sottomissione, forse proprio a causa del machismo che vorrebbe sempre il maschio penetratore e mai penetrato.

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Il fenomeno delle “sissy“: molti uomini sognano di essere umiliati da master o mistress. Si vestono da donna e spesso ne replicano gli stereotipi machisti, definendosi “cagne” o anche peggio: pensi che derivi dal machismo interiorizzato di questi praticanti, o pensi che sotto sotto ci sia una tematica di identità di genere?

Entrambe le cose. Ci sono crossdresser che indossano biancheria intima femminile solo quando hanno rapporti con altri uomini, probabilmente in quanto associano la sottomissione sessuale a un Master alla femminilizzazione.

Per altri, invece, il crossdressing è legato a tematiche di identità di genere.

Nei portali gay siamo abituati ad annunci contenenti “no effeminati” o “io…insospettabile” o ancora “io…discreto“. Quanta omofobia interiorizzata e binarismo c’è in chi mette questi annunci? Succede anche con gli annunci BDSM? e quali sono gli stereotipi più diffusi?

Il livello di omofobia interiorizzata in chi si definisce “insospettabile” è assai elevato.

Invece chi ricerca “maschili” o “non effeminati” sta solo dando precise indicazioni di gusto estetico.

I “discreti”, infine, sono coloro che o sono sposati o sono fidanzati e, quindi, cercano la scappatella senza conseguenze.

Negli annunci BDSM, in genere, si è molto precisi: si indicano ruoli, pratiche e limiti.

I praticanti BDSM etero sono open minded rispetto alle tematiche LGBT?

In genere no.

La bisessualità consapevole è diffusa in questi ambienti?

No. Vi sono pratiche bisessuali, ma non consapevolezza.

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BDSM e Fetish, come sono connessi? Quali i fetish maggiormente richiesti nel mondo omo?

Sì spesso non vi sono confini netti tra i due mondi.

Sicuramente molto richiesto è il fetish legato ai piedi e alle scarpe.

Altro fetish richiestissimo è quello strettamente legato agli odori, specie a quelli dei genitali del Master, alle sue ascelle, ai piedi e alle sue deiezioni.

Puoi spiegarci l’acronimo BDSM?

L’acronimo si riferisce a tutte quelle pratiche sessuali nelle quali vi sono giochi di ruolo che richiedono sottomissione o dominazione. Giochi sadomasochistici.

Il BDSM è ancora uno stigma? Sarebbe utile fare cultura in merito?

Lo è sicuramente. In realtà sono convinto che sarebbe utile fare cultura che parli di ogni aspetto della sessualità e non solo del BDSM.
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Cuckold: di cosa si tratta? Vi sono rapporti bisessuali oppure si tratta comunque di rapporti etero in cui la terza persona guarda?

Il cuckold si eccita a guardare il proprio partner mentre è impegnato in attività sessuali con un terzo. Ovviamente, a seconda dei desideri di ogni partecipante, il cuckold può anche non limitarsi a guardare, ma può prendere parte sessualmente all’azione. In tal caso, può avere rapporti solo con il proprio partner abituale, oppure può averne anche con il terzo.

Menage a trois: i partecipanti hanno solo rapporti etero oppure può capitare che i due uomini o le due donne facciano sesso tra loro?

Dipende molto dalle persone che sono coinvolte nell’azione, dai loro desideri e dal loro livello di inibizione. Non è detto, ad esempio, che un uomo bisessuale gradisca essere visto dalla propria partner mentre si fa penetrare da un altro uomo o lo penetri.

Master e compenso: alcuni master ed alcune mistress chiedono dei pagamenti solo per umiliare la persona dominata: si puo’ parlare di sex working?

In genere, il compenso è un modo per ribadire e sottolineare l’inferiorità a la sottomissione dello slave e il dominio e superiorità del Master.

Toys e BDSM, quali gli oggetti più richiesti?

Dildo, fruste, biancheria intima, manette, cinture di castità…

I nuovi social, Istagram, Twitter, Pinterest, possono servire a promuoversi anche come attivista LGBT?

Se usati correttamente sono uno strumento essenziale.
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Danilo è uno scrittore, giornalista e consulente per la comunicazione.

Si occupa di tematiche e diritti GLBT per il sito “Parole GLBT” paroleglbt.info ed è l’ideatore e il curatore de “Il Simposio” www.ilsimposio.tk

Ha, tra l’altro, scritto i romanzi “Lavapiubianco” lavapiubianco.tk e “Parla Egisto” parlaegisto.tk

 

Carabinieri contro il feticismo: ai gay va bene così?

Carabinieri contro il feticismo: ai gay va bene così?

Feticismo e sadomaso: degenerazioni sessuali?
Stacy Joy (CC)
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Le principali degenerazioni sessuali sono: l’omosessualità, l’esibizionismo, il feticismo, il sadismo, il masochismo, l’incestuosità, la necrofilia, la bestialità (o zoofilia)“. Due righe della dispensa della Scuola marescialli e brigadieri dell’Arma dei Carabinieri che hanno scatenato le associazioni LGBTQ*. Ma la parola “omosessualità” è stata sbianchettata (si è trattato di “un increscioso equivoco“, ha spiegato il Comandante generale dell’Arma Leonardo Gallitelli) ed è tornato il sereno.Arcigay riesce persino a dirsi sorpresa in positivo per “la prontezza dell’intervento“. Nessuno sembra cogliere l’invito che abbiamo lanciato ieri: “Occorrerebbe chiedere perché pratiche illegali vengano accostate a giochi sessuali che non procurano danno ad alcuno, se fatte tra persone responsabili e consenzienti” (Il grande colibrì).

Già il solo ricorso al concetto di “degenerazione sessuale” è gravissimo. La teoria della degenerazione, sviluppata da Bènèdict Augustin Morel a metà dell’Ottocento e smentita scientificamente dopo pochi decenni, è un obbrobrio che sta alla base delle principali derive razziste ed omofobiche del Novecento (come abbiamo ampiamente discusso su Il grande colibrì): possibile che un simile mostro fossile, al di là della sua fallace connessione con l’omosessualità, possa sopravvivere in un manuale moderno? Probabilmente chi ha redatto la dispensa, privo di conoscenze psicologiche, filosofiche e storiche (cosa che, ovviamente, non giustifica nulla), intendeva indicare le “parafilie”, categoria della scienza contemporanea, e non le “degenerazioni sessuali”, categoria dellapseudoscienza di più di un secolo e mezzo fa.

Sarebbe opportuno chiedere, allora, non solo di cancellare il termine “omosessualità”, ma anche di sostituire “degenerazioni sessuali” con “parafilie” e spiegare agli apprendisti carabinieri cosa significhi questa parola. La definizione fornita dal Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, in fondo, non è molto complessa. Per parlare di parafilia occorre la presenzacontemporanea di tre semplici elementi:
– comporta “fantasie sessualmente eccitanti, impulsi o comportamenti sessuali ricorrenti ed intensi che di solito coinvolgono: 1) oggetti non umani; 2) la sofferenza o l’umiliazione propria o di un partner; o 3) bambini o altre persone non consenzienti“;
– si verifica per un periodo di almeno sei mesi;
– provoca un disagio psichico o danni permanenti (fisici o alla vita sociale o professionale) a sé stessi o ad altre persone.

E’ allora chiaro che indicare semplicemente esibizionismo, feticismo, sadismo e masochismo è fuorviante. Solo in casi estremi e rari queste pulsioni sono classificabili come disordini psichici e solo in casi ancor più rari comportano pericolosità sociale. Se fatte con piacere da adulti consenzienti, pratiche come il fare sesso sul palco di night club, il ricevere urina in bocca, il frustare un partner o il farsi torturare i capezzoli non sono né degenerazioni né parafilie né manifestazioni di problemi psichici. Non sono neppure comportamenti che possano o debbano interessare le forze dell’ordine. E poco importa se stiamo parlando delle attività di profiling di delinquenti o presunti tali: non si può giustificare il ludibrio e la schedatura di libere e legittime attività sessuali neppure in questo caso.

Diverso è ovviamente il caso di incestuosità, necrofilia e bestialità, dal momento che, pur non trattandosi comunque di “degenerazioni sessuali”, sono pulsioni che, se portate a compimento, hanno o possono avere rilevanza penale. E questo e solo questo fattore può giustificare la schedatura negli archivi dei Carabinieri, non una presunta rilevanza morale.

Riassumendo, nella formazione delle forze dell’ordine occorrerebbe che fosse molto chiaroquando un comportamento sessuale può essere segnalato per proteggere la collettività e quando invece la schedatura rappresenta un’intollerabile violazione dell’intimità di una persona. E invece, cancellata l’omosessualità dalla lista nera, siamo tutti felici e contenti. Pazienza se nel manuale rimarranno due righe di testo comunque intrise di una sessuofobia violenta. Violenta perché ogni forma di pregiudizio è violenta. Violenta perché si rifà a teorie violente. Violenta perché inserita nel bagaglio formativo di chi esercita con la pistola il legittimo monopolio statuale dell’uso della forza. Violenta, eppure avvolta dal silenzio.

Non è scusabile questa sessuofobia (da tradurre in routine militare e poliziesca, per giunta) né per chi ha redatto il manuale, né per chi l’ha approvato, né per chi l’ha letto e ha taciuto. Non è scusabile neppure il silenzio soddisfatto di un movimento LGBTQ* che finge di non vedere (o, peggio, non riesce a vedere) la sostanziale criminalizzazione di espressioni sessuali libere e legittime, per quanto possano apparire strane o immorali, per quanto possano provocare in qualcuno reazioni di disgusto o raccapriccio. Sembra di assistere ad un nuovo, inesorabile passo avanti verso il tentativo di allontanare dall’immagine collettiva di gay, lesbiche e transessuali ogni collegamento con la sfera sessuale, verso il tentativo di ottenere il riconoscimento sociale di una normalità castrata.

Dalla promessa della rivoluzione sessuale stiamo passando (siamo già passati, probabilmente) alla richiesta di un nuovo bigottismo gay-friendly. Sfilati gli abiti sgargianti della liberazione morale, ci si è infilati disinvoltamente la giacca del perbenismo, si è stretto fino in fondo il nodo della cravatta del conformismo puritano. E l’omo-sessuale è diventato un omo-sessuofobo.

Pier
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Perchè “feticismo” fa rima con “sessismo”.

Frequento le chat dal 97.  Ho spesso incontrato soggetti eterosessuali dediti a pratiche di feticismo.
Questo feticismo per l’esattezza riguardava la biancheria intima femminile, i piedi, le scarpe e le calze, l’attrezzatura medica come gessi e stampelle, i capelli, gli escrementi, le donne obese, le donne incinte e molto altro ancora.
La cosa curiosa è che ogni accessorio o caratteristica veniva associata alla parola “donne” o “femminile”. Piede femminile, mutanda femminile, donna calva, donna in carne…

Ho voluto confrontarmi con queste persone e questo mondo per cercare di capire.
Un denominatore comune che ho trovato in queste persone era il forte binarismo di genere [il binarismo è quella concezione sociale in cui conta moltissimo l’appartenenza genitale della persona e per la quale si attivano comportamenti e aspettative completamente diverse se si ha di fronte un uomo o una donna].
Erano forti della propria virilità ed eterosessualità e si ponevano all’interlocutrice donna con un inconscio maschilismo, anche quando mostravano loro la propria parte teatralmente adorante.

Del resto è anche semplice dedurre che chi adora dei simboli femminili come il tacco a spillo, il capello lungo o la lingerie, è come se stereotipasse l’adorazione per la donna nelle sue rappresentazioni classiche, e fosse morbosamente legato al ruolo di genere della donna, ammiccante, seduttrice, sexy, al servizio del piacere maschile, dello sguardo voyeurista dell’uomo, con un vezzo di lei esibizionista e alla ricerca di conferme e di attenzione maschile.

Facciamo però un po’ d’ordine sui tipi di feticismo e sui ruoli:
il feticismo può essere attivo (amare l’oggetto di feticismo nel partner) e passivo (amare essere adorati/e indossando o possedendo l’elemento di feticismo).
La casistica più frequente e “collaudata” è questa:
Uomo etero: sempre feticismo attivo/voyeurista (il soggetto è maschile, l’oggetto di feticismo è femminile)
Uomo gay: feticismo attivo/voyeurista o passivo/esibizionista (soggetto e oggetto di feticismo sono maschili)
Donna etero: sempre feticismo passivo/esibizionista  (il soggetto è maschile, l’oggetto di feticismo è femminile)
Donna lesbica: feticismo attivo/voyeurista o passivo/esibizionista.  (soggetto e oggetto di feticismo sono femminili)

Un amico che sta facendo a Firenze una tesi sulle parafilie mi ha confermato una cosa che temevo, ovvero che il fetish si sviluppa soprattutto in soggetti nati maschi, pare a causa di alcune esperienze infantili che hanno causato un’eccitazione anche abbastanza semplice da verificare (l’erezione), a causa di un contatto (tallile o visivo) con oggetti o parti del corpo non genitali.
La cosa curiosa è che ho conosciuto persone “feticiste“, anche trans, (sia female to male, che male to female), ma credo che in quei casi l’attenzione verso feticci sia anche motivata dal fatto che spesso si ha un cattivo rapporto col sesso “genitale“, direi anche abbastanza inevitabilmente, come succede anche agli asessuali feticisti o agli asessuali BDSMers ad esempio).

A questo punto non mi sorprendo se penso all’inconsapevole binarismo e sessismo dei soggetti feticisti che ho conosciuto.
Ricordo che, quando vivevo al femminile, ai “feticisti” di un forum hairlover risultava inspiegabile che a me non interessasse affatto di esibire i miei capelli (corti o lunghi) di signorina,  come facevano le altre, poche, iscritte donne (quasi tutte trascinate), ma mi interessava piuttosto, come facevano loro con le foto femminili, mostrare i tagli maschili che mi piacevano, condividerli e parlarne,  cosa che per loro era inconcepibile, perchè in quanto io soggetto dotato di vagina dovevo per forza cedere al loro feticismo attivo verso i miei capelli,  e non assolutamente il contrario!

Sempre dalla ricerca del mio amico tesista, pare che il BDSM coinvolga soggetti nati maschi e nati femmine con una discreta elasticità.
Conosco anche moltissime persone transgender coinvolte da un sincero sentimento BDSM, ed alcune di queste, soprattutto donne trans, sono richiestissime come mistress a pagamento (ne sono ovviamente infastidite in quanto si sentono oggetto di uno stereotipo).

Una di loro, ad esempio, mi faceva riflettere che il soggetto che contatta una mistress spesso è sessista in quanto si vuole fare si “dominare“, ma alle sue regole. “non sei sculacciate, ma cinque, se te ne chiedo cinque” e spesso insiste per pagare, per ripristinare il controllo sulla situazione, e chiarire che comunque è lui che “domina dal basso“, è lui che conduce comunque il gioco e può stopparlo a piacimento in qualsiasi momento.

Di solito questi soggetti erano uomini, sopra i 30 anni, in carriera, etero, o al massimo con fantasie bisessuali ricondotte comunque solo all’ambiente protetto del sesso e vissute come “trasgressione“, con vite su cui hanno il controllo, a volte anche eccessivo, in cui sono abituati a dare ordini, soprattutto a donne,  molto pieni della loro virilità (ma interiormente in crisi con essa), molto “potenti” nella loro vita e poco abituati a figure forti femminili: uomini maschilisti, eterosessisti e binari, che a letto amavano esorcizzare questa forza e capacità di controllo, volendo, per gioco e solo per gioco, invertire i ruoli.

A dominarli, a letto sarebbe stata una figura fortemente femminile, proprio per creare il maschilista contrasto della donna “per una volta” dominatrice, ovvero una figura “innocua” nella vita reale.
Una volta uno slave in una sola frase sintetizzò quanto ho maldestramente cercato di spiegare sopra. “perchè PARADOSSALMENTE essere dominati a letto da una donna….“.
In quel paradossalmente era racchiuso il sessismo di un intero mondo.

Talvolta questa tipologia di uomo aveva tra le sue fantasie sessuali quella di essere posseduto analmente, sottomesso e umiliato. Mi hanno contattato spesso pensando che la mia mascolinità in relazione alla mia natura biologica di femmina potesse rispondere a questa figura “dominante” di donna, non capendo che in realtà nelle loro fantasie la persona dominatrice deve essere molto femminile (oltre al fatto che non sono completamente interessato a tali pratiche con uomini etero).
Ciò mi ha fatto riflettere sul fatto che spesso una donnina che si agghinda seguendo i dettami eterosessisti e il gusto dell’uomo etero è in realtà a servizio del suo slave.
E’ comunque lui che decide come, quando e quanto…Chissà se qualcuno ci ha riflettuto o meno.

Il binarismo prosegue se si pensa che esistono si degli ambienti “non etero” BDSM, ma sono soprattutto ambienti rigidamente LuixLui. Il mondo leather ad esempio, dove verrebbe mal visto tutto ciò che non sia uomo biologico gay…e quindi sia le trans che i trans ftm stessi, ad esempio.

Di contro il mondo dei privè e degli incontri BDSM non so come accoglierebbe persone trans. Si, c’è una tolleranza verso una bisessualità solo “di letto“, e verso le cosiddette “sissy“, ma le persone transgender sono un’altra cosa.
Apro una veloce parentesi sulle “sissy“, ovvero uomini etero con tendenze “schiave“, che per umiliarsi ulteriormente richiedono la “femminilizzazione“, e diventano “schiave”, o come loro stesse dicono “cagne…siete ancora convinte che il BDSM non sappia essere binario?
Che poi tra queste “sissy” si nascondevano molte “donne trans all’inizio della scoperta di se stesse”…questo è verissimo ma è un altro paio di maniche.

Il binarismo del BDSM però è soprattutto un problema di “ambienti”, in quanto molte persone LGBT hanno tendenze BDSM (anche perchè tali tendenze sono radicate ancestralmente nella natura umana e castrate da regole sociali), ma hanno molta difficoltà a ritagliarsi uno spazio in un mondo che ha tante regole ed emula quelle sociali tradizionali, che sono appunto binarie.

E’ pur certo che il BDSM è uno dei pochi “emisferi” in cui si potrebbero davvero sovvertire i ruoli, e creare nuove prospettive, se, soprattutto in Italia, non ci si riducesse a riproporre gli stereotipi di una società ancora eterosessista e immatura.

Da notare che BDSM e fetish sono molto diffusi in una nazione binaria (e contraddittoria) per eccellenza: il Giappone.

Forse il feticismo non è altro che una fuga, non risolutiva, da questo pressante binarismo sociale, perché ogni qualvolta che i ruoli vengono sovvertiti e messi in discussione, lo si fa sempre considerandoli solo una sovversione della regola, che comunque rimane il principale punto di riferimento socio-normativo.

Nath

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