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Tempo fa scrivevo in una mailing list sedicente “queer“. Un tempo, negli anni novanta, il fervido scambio di idee tra persone geograficamente lontane avveniva in queste liste, e non su facebook o nei blog.
Consideravo questa lista un luogo in cui poter scambiare idee con gli attivisti della vecchia guardia (che non sempre sono anche della retro-guardia), ma poi mi sono distaccato dalla lista perché internet distorce la percezione: si creano erronee percezioni rispetto agli attivisti che vi scrivono dentro, vengono accettati tutti, dal nerd che vive sul web e non frequenta l’attivismo (magari è anche velato), a quello che sul web è noto per via di blog e pubblicazioni, a quello che fa attivismo intenso e utilissimo sul territorio, ma la cosa non è “leggibile” nel web.
Di conseguenza, si creano gerarchie che non rendono giustizia a chi vi scrive dentro, soprattutto se la moderazione è di parte, ma a parte questo, si creano anche malintesi sulle reciproche idee, distorsioni e fraintendimenti spesso in cattiva fede, tipiche dinamiche di quando si comunica per iscritto e senza frequentarsi, guardarsi in faccia,e capire i “perché” di certe posizioni.
Non credo che ci sia questa separazione tra “vecchi” e “giovani”.
Sono in ottimi rapporti, e c’è un’enorme stima da parte mia, per persone della “vecchia guardia”, magari anche con visioni lontane dalla mia, tra cui Gianni Geraci, Porpora Marcasciano, etc etc, quindi non la considererei una lotta “vecchi contro giovani” (che poi si stia parlando di giovinezza anagrafica o di attivismo?), ma un confronto tumultuoso tra “visioni” vetuste e visioni nuove e inclusive.
Non è detto, poi, che siano i “vecchi” (anagraficamente e come attivismo) ad avere idee vetuste e i giovani ad avere idee avanguardistiche e inclusive.
Chi insiste a proporre la cosa come una guerra generazionale ha solo la volontà di posizionarsi come “decano” e sminuire chi è più giovane anagraficamente e  i contributi che porta.
La mia dipartita, silenziosa e riservata, da quella lista, è stata causata del continuo proporre, da parte di un attivista Gay neanche tanto anziano (ha l’età che avrebbe mio padre se fosse vivo, ma non ce lo vedrei mio padre a smadonnare coi trentenni in delle mailing list), il quale ogni santo giorno citava articoli, spesso americani o inglesi, in cui si erano presi dei provvedimenti (improponibili in italia, a causa dell’arretratezza culturale), per migliorare le vite delle persone trans e antibinarie, e lui si lamentava del fatto che ci si occupa di cose inutili e “deliranti”.

Faccio alcuni esempi per capirci:

http://www.transstudent.org/asterisk
Qui il vetusto (ma non tanto anziano) attivista si lamenta che un sito straniero di studenti trans riflette sull’accantonare l’asterisco (in effetti è inutile e anche un po’ offensivo usarlo su una persona di identità di genere dichiarata, come una Mtf ad esempio)
Commento benaltrista del veteroattivista: “Ultimo proclama della santa inqueerizione
Il mondo, palesemente, non ha problemi più urgenti di cui occuparsi.”
Continua, dopo alcune contestazioni, il veteroattivista, col suo benaltrismo:
“Intanto ci siamo stressati per anni su un problema che non è un problema, se non per coloro che lo hanno intenzionalmente generato allo scopo di proporsi come sentinelle del linguaggio. Ed io, lo ripeto, sono stufo.
Ti assicuro che se fosse lontanamente possibile discutere di problemi etici e politici (qualcuno ha intravisto un dibattito sulla maternità surrogata che non fosse quello impostoci dalle destra cattoliche, in questi paraggi?) invece che delle desinenze degli aggettivi, o di quale tipo di smalto devi usare se sei queer, il primo a fare salti di gioia sarei io. Anzi, se non si era capito, il messaggio non per nulla subliminale da parte mia era esattamente: ne ho pieni i coglioni di queste stronzate, che sono solo armi di distrazioni di massa, pensate per impedirci di pensare ai problemi reali. Il primo dei quali è l’omofobia interiorizzata.”

https://gendertrender.wordpress.com/2016/02/17/man-undresses-in-front-of-girls-in-seattle-locker-room-cites-gender-identity-regulation/
qui viene pretestuosamente citato un personaggio di sesso maschile (di cui ignoriamo la reale identità di genere) il quale frequentava gli spogliatoi femminili, appellandosi alla sua identità di genere femminile. Commento del vetero, che attacca la libertà di autodefinizione, oltre a “decidere” che la persona in questione non è trans (su che basi?):
A dimostrazione del fatto che non sono io ad essere “ossessionato” dalla “Culture War” ma è il movimento italiano ad essere “ignaro” del bisogno vitale di fare chiarezza in modo netto e “normativo”, si legga questo caso di un individuo cisgender che è entrato negli spogliatoi delle donne proclamando che si “sentiva” transgender.
Secondo me era solo un voyeur, ma non ci vuole molto a immaginare il giorno in cui i nostri nemici insceneranno provocazioni deliberate, approfittando di qualsiasi mancanza di chiarezza nel nostro modo di agire e di ragionare.

Dopo la pubblicazione, da parte di qualcuno, di un interessante post di Monica Romano
Il veterofemminismo all’attacco delle donne transgender
viene citata una parte dell’articolo e disprezzata con approccio transfobico e “determinista biologico
“non lo sono nemmeno una coppia di cromosomi o l’ovulazione, a fare una donna”.(citazione dall’articolo di monica)
“Se occorreva una dimostrazione del perché io parlo di delirio, l’abbiamo appena avuta. Incidentalmente, io la storia di un uomo che vuole decidere lui chi possa o non possa avere il diritto di definirsi donna l’ho già vista. I maschi lo fanno da circa 10.000 anni, di voler decidere loro chi sia una “vera” donna e chi no. Se qualcuno si chiede di cosa stiamo discutendo, ecco qui la risposta: stiamo discutendo del preteso diritto di un qualsiasi maschio […], purché autodefinitosi “antitesi di patriarcato e fallocentrismo” (in base a cosa non si sa), di decidere lui, in base a quali criteri le donne hanno il “diritto” di dirsi tali oppure no.
E poi quello assurdo qui sarei io? Il mondo è divertente…”
chi sarebbe il maschio? l’autrice trans? incredibile…ma continua dicendo…
“Ad ogni modo lo ringrazio dei link, che confermano la mia denuncia contro l’atteggiamento normativo e inquisitoriale dei e delle teoriche queer. Risponderò nei prossimi giorni non qui in lista ma con un articolo sul mio sito.” (attendiamo con ardore…)

Viene citato uno studio sulla possibilità di bagni “non binari”, per venire incontro alle persone trans e non binarie
http://gtr.rcuk.ac.uk/projects?ref=AH/M00922X/1
Ma nel commento polemico del “vetusto” che ci informa di questo post, viene dato risalto al costo in sterline dello studio (manco fosse Adinolfi)  e soprattutto questo commento benaltrista
“Il Potere non ha nessuna difficoltà a incoraggiare queste “armi di distrazione di massa”, in modo da stabilire che la priorità oggi sono figurine disegnate sopra le latrine.” ci dice il veteroattivista

https://www.jwtintelligence.com/2016/03/gen-z-goes-beyond-gender-binaries-in-new-innovation-group-data/?platform=hootsuite
Questo articolo sullo shopping antibinario e sulle esigenze antibinarie dei giovani era accompagnato da un commento contrito in cui si rifiuta di commentare (sarà stanco di ripetere le stesse oscenità?) se non dicendo “questo è il mondo reale”.

Potrei continuare all’infinito, ma il concetto è: sono i “giovani” che odiano “i vecchi” per partito preso, oppure sono alcuni vecchi che, complice l’aterosclerosi, si stanno concentrando non più sul valorizzare le battaglie, ma sullo sminuire quelle che non piacciono o che considerano “inutili” solo perché lontane dalle loro esigenze?
Innanzitutto non esiste una “comunità gay” a cui consigliare di abbandonare le cause “inutili” (che guardacaso sono quelle T), per concentrarsi su quelle “importanti” (che guardacaso sono quelle G.
Questa gente dovrebbe capire che ormai, e per fortuna, il movimento è LGBT, e tutti hanno a cuore tutte le battaglie.
Altro errore madornale, a mio parere, è il fatto di confondere battaglie queer e battaglie transgender, o meglio, non capire che le battaglie antibinarie sono ANCHE per il benessere delle persone transgender (soprattutto delle ultime generazioni) e per alleviare la loro disforia. E’ scandaloso che si pensi che il binarismo obbligatorio venga combattuto per “nazismo”, per “capriccio”, per “imposizione” o “inqueersizione” e non per alleviare la disforia delle persone trans e non binarie. E’ vero che la disforia di genere devi averla per capirla, ma tanti attivisti LGBT (anche anziani!) sono sensibili verso le esigenze delle persone trans (anche se la battaglia antibinaria non migliora solo la vita delle persone trans!), e rimangono fuori solo alcuni vetusti attivisti “urlanti”, impotenti di fronte all’onda arcobaleno di diritti (anche per i T e anche antibinari) che sta arrivando nei paesi in cui c’è già da anni una legge contro l’0mofobia e per il matrimonio egualitario,e  giustamente ci si può concentrare su battaglie all’avanguardia.
Citare articoli americani ed inglesi in italia per “convincere” il movimento LGBT (che i vetusti chiamano ancora “gay”) ad abbandonare le battaglie T perchè inutili, superflue e “dannose per i gay” (???) è malafede, cattiveria.
Onestamente ho perduto delle ore preziose in queste mailing list, col mio sguardo offeso da questi contenuti transfobici, binari, e alla ricerca di un ripristino di non so bene quale normalità binaria (in cui le istanze importanti sono solo quelle dei gay, delle lesbiche, e delle persone trans canoniche).
Dopo la mia dipartita il “vetusto” ha pubblicato un post vittimista in cui dice che la mia associazione (come se “io” fossi “la mia associazione”…forse ai suoi tempi (Ancien Regime?) le associazioni erano monarchie in cui il pensiero del presidente coincide con quello dell’associazione!), vuole rottamarlo e lo considera un dinosauro (purtoppo per lui si sopravvaluta, in associazione quasi nessuno lo conosce).

Da qualche tempo ho il dubbio e mai cercato onore di essere bersaglio del gruppo “Milk” di Milano che mi addita come un dinosauro sfuggito non si sa come all’estinzione, che abusa della sua ingombrante presenza per ostruire la strada al progresso (che sarebbe il gruppo Milk, per chi non l’avesse intuito), imponendo visioni transfobiche, bifobiche, omofobiche e qualsiasialtracosafobiche. Ho approfittato di un post sulla lista di discussione “Movimentoqueer” (in cui si afferma che tutto il “nuovo” movimento gay è sulle posizioni del Milk, o per lo meno lo sono i gggggiovani, e solo io insisto a chiedere il “separatismo” dai transessuali).

Sempre riguardo al Milk (che non frequenta e di cui conosce virtualmente solo me, che sono uscito dalla lista da ere geologiche, e quindi chissà chi considera del Milk adesso…probabilmente chiunque abbia idee contrarie alle sue), aggiunge

Una settimana fa uno di voi della conventicola del Milk ha sostenuto il proprio diritto a porre la questione delle desinenze degli aggettivi come questione cruciale e primaria nella lotta politica gbpqixhfejkfskòfd.

Quando ho provato a rispondergli, sul suo profilo Fb, che in realtà “Il Milk” non si è mai espresso su di lui, e l’unico “torto” che a fatto alla sua “maestà” è non averlo invitato a presentare il suo libro, mi ha bloccato.

Le citazioni in alto riportate daranno a tutti voi lettori gli strumenti per capire se sono io il “pazzo” che vede transfobia nelle sue parole e se non ho ragione a dire che l’attivismo moderno (non certo perché “ispirato” dal milk) va in una direzione inclusiva e “LGBT”.
Di certo vuole attirare la mia attenzione, ma la verità è che non merita l’attenzione nè mia nè di nessun altro giovane attivista (a meno che non voglia farsi le ossa con qualche polemica sterile da nerd dietro il monitor), perché l’ondata di diritti e di cambiamento antibinario è talmente forte che spazzerà via vetusti e binari ancor prima che ci rubino altre ore in cyberpolemiche da lista.

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La vecchia checca attivista era giovane negli anni settanta/ottanta, ha l’età che avrebbe mio padre, solo… la versione “checca pelata” di uno dei nostri padri.
La vecchia checca ha fatto attivismo sulle piazze quando a fare attivismo c’erano solo le passive arrabbiate come lui, arrabbiate, direi anche giustamente, col mondo etero che non le contemplava (c’era il frocio, e ovviamente il normale), arrabbiate perché la visibilissima effeminatezza le aveva fatte pestare fin dall’infanzia, arrabbiate perché i velati ogni tanto se le bombavano per poi tornare da mogli e figli, perché ovviamente il frocio è il passivo!
La vecchia checca, infatti, è passiva. Le altre checche erano per lei quasi delle amiche, fare qualcosa con loro sarebbe stato come fare le lesbiche!
La vecchia checca aveva delle amiche donne (le frociare). Divorziate, disastrate, in sovrappeso. Con un sorriso le salutava, compatendole ma invidiandole, perché quei pachidermi in gonnella sotto sotto ogni tanto qualche etero separato o divorziato al karaoke riescono a scoparselo senza problemi, se riescono a vincere il muro di bigotteria dietro a quale sono intrappolate.

La vecchia checca ha un’amica, “checca” anch’essa. Insieme sognano il pisello Calogero, di un bel muratore ignorante e zozzo, velato, che tratta il loro culetto come quello delle donne. Passa, fa quello che deve fare, e se ne va, sentendosi ancora più masculu, perché ha cosi’ tanta voglia che “ogni buco è galleria”, ed è realmente convinto che buttarlo nel culo a una checca significhi, comunque, essere etero (o “normale”, o “masculu”…non credo arrivi a simili raffinatezze).
All’amica non basta sentirsi “donna” prendendolo in bocca di uno che si definisce etero. L’amica è donna dentro. L’amica vuole fare la transizione. L’amica vuole fare la vaginoplastica!
La vecchia checca lo sente come un tradimento, come se lei non si accettasse come uomo, come se volesse transizionare solo per competere meglio con le donne. Non capisce nulla della disforia dell’amica, non capisce nulla del fatto che l’amica è di identità di genere femminile e vivere da gay è stato solo un passaggio prima di comprendersi del tutto. Non capisce che l’amica vorrebbe vedere una donna anche quando è nuda davanti allo specchio, che vorrebbe essere chiamata al femminile non soltanto dal velato che se non usa il femminile non riesce a farselo venire duro. Che vuole avere i capelli lunghi, e non mettersi una parrucca o un perizomino di pizzo solo per illudere Calogero che “infondo è nommmmàle”.
E allora la checca odia, odia i velati, quelli che lui chiama “bisessuali”, anzi no! la bisessualità non esiste. Sono porci opportunisti che si approfittano di noi “ragazze”. Ma infondo è il destino di “noi ragazze” penare per i veri “masculi”, che ci trattano così, come, essendo “donne”, meritiamo. Se non lo facessero non sarebbero dei veri masculi, quindi possiamo odiarli, penare e sospirare per loro, ma se fossero “come noi”, sarebbero “amiche”, quindi così infondo li vogliamo!
E cosi’ la checca rimane sola, con l’amica che progetta la vaginoplastica e la checca pensa che sia un modo di autopunirsi perchè frocio. Pensa che voglia evirarsi, privarsi il piacere, rinunciare al piacere in uno spasmo, in un’impulso di autodistruzione. Da quel giorno odia le ragazze trans, e la facilità che esse hanno con gli uomini, coi “veri” uomini. Quelli che sembrano etero, il vero oggetto del desiderio. Il resto è merda.

La vecchia checca invecchia, passano anni in cui nell’attivismo arrivano i bisessuali. Non i muratori velati con moglie e figli, ma quelli che vogliono fare attivismo, esporsi, ma la checca anziana li molesta, li stuzzica con frasi del tipo “si, tu ti fai uomini, donne, cavalli, lavatrici…” o “sei un andocojocojo” o peggio “si si..tu sei bisessuale nel senso che lo prendi sia in bocca che in culo!“.
E odia le trans, tra cui riconosce le amiche vecchie checche del passato, a cui ha sempre dato il femminile (sai, il genderfucking), ma adesso improvvisamente dà il maschile. “tu non puoi dimenticare che eri frocio come noi”…

Se l’è cavata, la vecchia checca. E’ sopravvissuta all’AIDS, mentre amici piu’ piacenti si sono lasciati fregare dagli impulsi, dal “Battito animale”. La vecchia checca ci spiega che “noi non possiamo capire”, nè “noi donne”, nè “noi eterosessuali”, quando spasmo abbia una checca quando lo vuole ad ogni costo, subito e senza profilattico, perché, lei dice, è nel DNA di loro “ragazze“, per questo un sacco di sue amiche sono morte. Quando il battito animale chiama, non si può far niente. C’è un luogo di battuage dove attrarre il solito Calogero per un attimo di svago, oppure una frase su GayRomeo. “Ospiti?” Non stasera, non domani. Adesso. Perchè il battito animale ti sta chiamando adesso. Si, è vero. Sei carino. Potrei salvare il tuo numero e chiamarti domani, se ospiti, ma domani sarai già obsoleto. Perché io ho voglia adesso. 

Ma lui è ancora qua, e sono gli anni duemila. Sente parlare delle translesbiche. Non capisce. Non riesce a capire. Se le sue amiche avevano cambiato sesso per piacere ai manzi piu virili e piu appetibili, che senso ha fare tutta questa “parruccata” per poi andare con le donne?
Le amiche trans del passato si erano tutte sposate, diventate di destra, e di chiesa…ma queste translesbiche? perchè? “se volevano andare con le donne potevano rimanere uomini“, pensa e rimugina la vecchia checca. Non capirà mai che la condizione trans non c’entra nulla con l’orientamento sessuale, che la gente non cambia sesso per normalizzarsi o per essere più appetibile sessualmente. Chè c’è molta differenza tra un omosessuale passivo che si sente “troiA” quando va con Calogero, che usa il femminile su se stessa per gioco, o per tradizione, e una donna trans, ovvero una persona xy di identità di genere femminile.

Poi viene a sapere che c’è un ragazzo, un ragazzo ftm, che, ancora piu’ follemente rispetto alla translesbica sopracitata, va con gli uomini, e solo con gli uomini!

Che scempio! Lei che poteva averli tutti! quelli piu’ maschi, quelli appetibili, quelli che “se fosse veramente un gay” bramerebbe. Il muratore sporco che prima dal lavoro va a dare una bottarella alla checca disponibile…come fa questo “presunto uomo” a non desiderare di voler portare via questo bel maschione etero alle donne? dimostrare che i pompini li sa fare meglio lui?
Cosi’ la penserebbe se fosse un vero gay! ma non lo è!
Quando era piccolA, quell’ftm , ci poteva giocare con le bambole! ha avuto la vita facile lei! (pensa la checca indispettita!)
Ma cosa vuole questa da noi? povera pazza. Avra’ letto qualcosa della teoria queer, e si è rovinata. Poteva vivere da donna etero, con accanto un bravo ragazzo etero, ma no! lo discrimina, osessionata dalla teoria queer e piena di queste cazzate in testa! queste cazzate antibinarie che hanno rovinato tutto!
Un tempo c’eravamo noi! noi! le checche, le “ragazze”, ovviamente solo passive (figurati !) e i bei ragazzi etero, che ci contendevamo con le donne…ed eravamo molto piu brave noi a letto! (ricorda a se stessa la checca mentre prova a capire cosa vuole questo ftm!). E ora invece sono tutti versatili, tutti queer, e anche le donne si spacciano per noi per ingannare i pochi maschi che ci sono rimasti ora che le donne la danno allegramente! Come era bello quando le donne dovevano rimanere in casa a fare la calzetta e i bei maschioni si svuotavano le palle con noi! Come era bello il mondo antico, dove l’unico amore puro era quello tra uomo e fanciullino, e le donne stavano al loro posto!
E poi lei si puo’ sposare! cosa vuole! (ovviamente non si rende conto che l’ftm non vorra’ MAI sposarsi come donna etero), puo’ fare figli! puo’ partorire (idem con patate! il poveraccio non capisce cosa è la disforia, quindi immagina che l’ftm non veda l’ora di partorire!), insomma cosa ha questa in comune con noi! Cosa ne può capire di gay? perchè vuole fare attivismo coi gay? è una frociara mascherata da noi? Lei non veniva picchiata perchè non poteva essere effeminata da piccola! come può capire cosa abbiamo provato noi “ragazze”!!! che vada nelle associazioni trans! a farsela con gli altri trans! (ovviamente siccome i gay se la fanno coi gay, le lesbiche con le lesbiche, nella sua testa bacata i trans amano…i trans!).

Poi un giorno scopre che l’ftm, zitto zitto, se la fa col suo il suo pupilletto, con quel bel pargolo che si è coltivato per anni, dicendogli che no, non era bisessuale, che era gay, perchè i bisessuali non esistono, e sono solo i gay che non si sono ancora accettati, e che “persino lui a sedici anni è stato bisessuale” (non nel senso che ha visto la patata, nel senso che si è definito tale come compromesso), e cosi’ scatena su di lui tutta la sua sofferenza, quando i genitori, gli amici, e tutti gli altri, lo avrebbero voluto etero, o “almeno”, bisessuale, o meglio, che avrebbero tanto voluto che lui provasse a metterlo dentro alla Carmela del paese, che ce l’avrebbe fatta, e avrebbe frenato quel “prurito”, quello che, per i suoi amici etero, anzi, Nommàli, era solo una perversione, un capriccio, e non un orientamento. La vecchia checca, da giovane, ha dovuto dire a così tante persone, che era “solo frocio“, “solo passivo“, che “non c’era speranza“, che quando un ragazzo giovane ipotizza, nella scoperta di se stesso, che potrebbe essere attratto anche da donne (in un’epoca molto diversa da quella della gioventù della vecchia checca, quindi con presupposti totalmente diversi), subito lo censura e lo riporta verso l’identità politica,e quindi anche personale, di ragazzo totalmente omosessuale. Glielo ripete tante volte, come un mantra, che l’efebo alla fine matura provvisoriamente questa immagine di se, anche perché eterolandia lo sta allontanando e ha bisogno dell’accettazione e dell’accoglienza almeno della comunità frocia.
Inoltre la vecchia checca lo fa accedere a casa sua,  nei suoi simposi con altre vecchie “amiche” (ovviamente checche, a queste serate non accede chi ha Madame De La Fregne tra le gambe), e con altri giovani definetti che le amiche si stanno coltivando. La vecchia checca gli regala vecchie riviste, si legge Pasolini, si legge Mieli, ovviamente oscurando tutti i contenuti di mieli riguardanti il transgenderismo e la pansessualità. Il giovane efebo non vuole perdere tutto questo, ma si sente così attratto dalla fluidità, e sotto sotto considera obsoleto il suo mentore…

Ma quel ragazzino è diventato un ragazzo, e ha capito lui stesso cosa era e non era, e dei discorsi della checca, su adriano, antinoo, attivi e passivi, genderfucking, ne ha piene le palle, e un giorno, cercando informazioni sugli ftm, ha scoperto che ne esistono persino di gay, e che lui, efebo, puo’ anche essere attratto, se vuole, da un altro efebo, e persino se questo efebo è un ftm. Di un Calogero che si svuota le palle nel suo culetto “ma solo a patto che lui si metta una parrucca” non gliene può fregò de meno.
Cosi’ la rabbia della vecchia checca è duplice e si fa ancora più violenta. Non solo non accetta che l’ftm (che continua a chiamare al femminile) possa avere “tutti gli etero che vuole” (se avesse dato un’occhiata all’ftm avrebbe capito che non è cosi…ma sai, se unA ha la patata è ovvio che puo’ avere gli etero, perchè l’orientamento si riferisce ai genitali, no?), ma addirittura cerca di guarire e correggere i gay! forse è solo una pazza, inconsciamente omofoba, che vuole curare i ragazzi gay, obbligarli ad essere attratti anche dai trans! ma come osa! Non è altro che (scandisce) una- donna – eterosessuale! E’ oggettivamente questo!

E poi (continua), non capisco perchè Lei si arrabbia tanto se mi rivolgo a lei al femminile! Ma cosa vuole! Ha la bagianna! E’ solo una capricciosa che vuole darci ordini! vuole costringerci a chiamarla al maschile per assecondare il suo delirio, quando noi “donna l’abbiamo conosciuta” (nel senso che la prima volta che l’hanno visto, non è passato e quindi loro hanno pensato fosse una butch). E poi, anche quando ci sbagliamo, che importa del genere? Mica sono queste le cose importanti! (ovviamente per loro l’unica cosa importante è il matrimonio gay, quindi non capiscono che il riconoscimento del proprio genere è la cosa più importante per la persona T), insomma: questi trans dovrebbero starsene per conto loro!

E poi…cosa basta con questa sigla GLBTQIAHAGNAKDONCU ! Ma cosa vogliono? Cosa c’entriamo noi con gli intersessuali? Loro sono solo malati! Che c’entrano con le nostre istanze! E gli asessuali poi….un’altro prodotto marcio di queste teorie queer! Cosa c’entra questa gente con la nostra battaglia per il matrimonio. Io quasi quasi vorrei che anche le lesbiche se ne andassero per conto loro! cosa hanno in comune con noi? Non hanno impulsi, sono sessuofobe, non hanno il problema dell’AIDS! Un po’ d’ordine! maschi con maschi, e femmine con femmine! come nel mondo antico! E i bisessuali poi? Politicamente non ha senso definirsi tali! Che facciano attivismo per il matrimonio, e che, prima di fare altre confusioni, smettano di definirsi tali! Alla fine sono froci, sono froci come noi! Come tutti quei padri di famiglia che poi con noi “ragazzi” si mettono a culo aperto! Ahahha, sono signorine anche loro! come noi!

[continua…]

Nota a pié di pagina. La vecchia checca non è una persona fisica. E’ un insieme di persone, tutte omosessuali, tutte anziane, tutte più o meno con le stesse idee sulle donne, sui bisessuali, sulle lesbiche e sulle persone trans.