Nathan relatore per il documentario MyNature, 7 novembre 2017 Milano

Martedì 7 novembre dalle ore 20:45 alle ore 23:45 verrà proiettato il documentario “My Nature”, presso il Plinius Multisala.
Alla fine della proiezione ci sarà un dibattito, coi seguenti relatori:

Nathan, presidente del Circolo Culturale TBIGL+ Harvey Milk Milano
Monica Romano, attivista transgender e scrittrice
Marco D’Aloi, avvocato e attivista LGBT

MyNature è la storia di Simone, uomo nato con genitali femminili che affronta un viaggio dentro se stesso per comprendersi, in un percorso di cambiamento di identità di genere che l’ha portato a mettere in discussione la propria vita, più volte. Intervistiamo Massimiliano Ferraina per capire quanto sia importante portare in sala a Milano la narrazione di un persona transgender.

[clicca qui per l’intervista]

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Perché è importante andare a vedere MyNature?

Il film è stato interamente autoprodotto, finito grazie ad una campagna di crowfunding su Produzioni dal Basso e oggi è al cinema con Movieday. Scegliere di andare a vedere il film significa anche sostenere una nuova economia della condivisione: ci rendiamo conto che chi acquista il biglietto in anticipo per confermare la proiezione nella sua città, fa un grande gesto di fiducia che spero non verrà tradita.

 

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Predestination, paradossi temporali, intersessualità e generi

Da Nerd, Geek e fanatico del paradossi temporali non posso non parlare di Predestination, film  che ho visto per caso su una delle mie piattaforme On Demand, e che riesce a gestire benissimo sia le tematiche di genere che tratta, sia la questione dei paradossi temporali.

E’ un film che continua a sorprendere, ma qualsiasi mio approfondimento sarebbe uno spoiler, e non voglio rovinarvi il film, che mi ha sorpreso ed emozionato fino all’ultima scena.

Ottima regia, sceneggiatura davvero notevole e piena di spunti che si possono cogliere solo se il film viene visto più volte (ed è un film che merita di essere visto e rivisto, per averne sempre più profonde chiavi di lettura). Bellissimo il lavoro di trucco e la “performance di genere” su Sarah Snook. Fantastici attori, attrici, e doppiatori/trici. Fantastico il fatto che, con pochissimi personaggi, il film “regge” e non annoia. Non vi staccherete dalla poltrona.

Non so se è un thriller, o un film di fantascienza, o un film LGBT, ma è davvero molto più di tutto questo. 

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Cast: Ethan Hawke, Sarah Snook, Noah Taylor
Regia: Michael e Peter Spierig

Linko una recensione per chi preferisse una recensione più esplicita, e uno schema, da guardare rigorosamente dopo aver visto il film.

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CineMilk…non chiamateli film Trans!

Flusso di pensieri sul film Albert Nobbs

Recensisco solo ora il film “Albert Nobbs“.
E’ una recensione che va letta dopo aver visto il film almeno una volta (consiglio di vederlo due volte).

Quest’anno è stato un grande anno per il film che hanno parlato di identità/ruolo di genere spesso rimanendo volutamente indefiniti.
Dopo “Romeos“, che narra l’amore omosessuale tra un ftm e un ragazzo biologico, abbiamo potuto vedere Tomboy, che, come “La mia vita in rosa” lasciava allo spettatore molti interrogativi e sfumava nella nebulosità, lasciando, come al solito, ogni comunità a rivendicare il film come proprio.

E’ poi giunto il momento di “Albert Nobbs”, pellicola fortemente voluta da Glenn Close, dopo che per trent’anni ha portato il tema in giro sottoforma di spettacolo teatrale.

Nobbs è un cameriere rinomato ed apprezzato, che ha girato i migliori alberghi del Nord Europa. In un mondo e in un’epoca in cui i ruoli sono così definiti, dove è comune avere i capelli rossi e non avere barba, Nobbs passa quasi inosservato e fino alla morte nessuno si accorge che è biologicamente femmina.

Crede di essere l’unico, finché non conosce Hubert Page, anche lui “travestito“, ma, pur rimamendo nell’ambiguità (non si capisce se è una lesbica, una bisessuale, una persona che ha dovuto vivere al maschile per convenienza…), presenta una tipologia di ruolo di genere maschile totalmente diversa: Page è un uomo del popolo, un operaio…è disinvolto, guarda le donne con desiderio, nonostante il suo “passing” sia peggiore (l’attrice è stata anche meno sottoposta al trucco).
Quando Albert conosce Hubert gli si apre un mondo. Hubert è quello che lui vorrebbe essere. E’ integrato, è normalizzato…ha una moglie, una casa, una vita privata, ha una persona che sa e accetta il suo segreto. Hubert, ex moglie di un ubriacone, assume l’identità del marito e diventa un’imbianchino. Poi “per frenare le malelingue“, sposa la sua coinquilina, che ama, fino alla di lei morte. Hubert è bene integrato nel suo ruolo di genere maschile e di “padre di famiglia“…ma forse è cosciente del suo essere, comunque, sempre una donna, tanto che è pur vero che a casa veste abiti maschili, ma “per prudenza… (i vicini potrebbero vedere…).

Problematica la questione del doppiaggio, o meglio, dell’adattamento alla lingua italiana. In inglese Albert e Hubert non si rivolgono mai a se stessi usando il maschile e il femminile. In italiano hanno scelto di far sì che, con Hubert, che sa di lui/lei, Albert parli a se stesso usando il femminile (dice chiaramente: mi hai scopertA), ma poi vediamo anche che ha dei forti blocchi col suo corpo (magari anche dovuti alla paura folle di essere scopert*), e che quando viene chiesto il suo nome continua a dire che il suo “vero” nome è Albert, anche con l’unica persona che sapeva di lui, che poteva capire.
Tabaccheria A. Nobbs…la tabaccheria dei suoi sogni, quella che voleva aprire. A per cosa? Non lo sapremo mai…
Suggestione o disforia? In un mondo così sessista diventa difficile dirlo.
Del resto quando, nella seconda metà del film, Hubert propone ad Albert ingombranti abiti femminili, lui/lei corre sentendosi libera, mentre Hubert è quasi a disagio (e a dirla tutta esteticamente sembra una drag queen anche piuttosto brutta). Divertente il momento in cui Hubert e Albert escono da casa di Hubert vestiti da donne e un gentiluomo le saluta con galanteria…pone una riflessione agli osservatori più attenti su come l’abito faccia il monaco, e chi ha vissuto da travestito, transessuale o transgender lo sa bene.

Albert sogna una normalità, quella che è riuscito ad avere il più giovane Hubert. Una attività, una casa, e una normalizzazione sociale da sogno piccolo borghese. Non si sa se sia realmente attratto da donne ( è piuttosto asessuato), ma quando scopre che l’amico Hubert ha una moglie, una persona che sa il suo segreto e che lo accetta, si immagina come proprietario della tabaccheria, dove la gente andava a prendere il tè, nel loro salottino, con una moglie addetta alle faccende “da donna
Del resto prima di quel momento aveva già pensato di mettere a frutto i risparmi di una vita aprendo una sua attività. Ne parla col dottore presso il quale fa il maggior domo. Lui dice “beh, una tabaccheria, una cosa da uomini…”, e Albert “ma al bancone potrebbe starci una donna…” (magari immagina se stesso libero dalla grande bugia che lo accompagnava dall’adolescenza)…ma il dottore rilancia: “prenderete moglie?”, come se stesse dichiarando che un’attività affidata a una donna è una follia..può essere al massimo una dipendente, o la moglie del padrone, nulla di più…
E quando inizia ad immaginare al suo fianco la graziosa, quanto oca, ragazza consigliatagli da Hubert, non è neanche in grado di baciarla o toccarla, e prova in realtà un grande affetto genitoriale per lei (che è un personaggio abbastanza stereotipato…ragazzina lasciva vittima di mascalzone che la mette incinta e laabbandona).

Mi sorprende il fatto che la perbenista regia abbia messo a queste due “donne” un  trauma. Quello di Hubert è già stato enunciato (le violenze del marito), quello di Albert…una madre putativa, un’istruzione superiore, poi povertà e poi uno stupro di gruppo…e l’impossibilità di emanciparsi come donna…e lui amava il suo lavoro come cameriere elogiato da tutti per il suo zelo.
Le domande sulla sua identità, sull’accettazione da parte di una potenziale partner, se le fa solo dopo aver conosciuto Hubert, conoscenza che, involontariamente, lo porterà alla morte.
Del resto anche Hubert trovava la sua forza, ad esempio, nell’avere una compagna che lo accettava. “Lei era il mio mondo” dirà quando lei muore.
In quell’episodio, Albert, confuso più che mai sul proprio orientamento sessuale, arriva a ipotizzare di andare a vivere con Hubert assumendo il ruolo della sua moglie defunta…e Hubert lo guarda scioccato ma comprensivo…alla fine Albert vorrebbe solo stare con una persona che lo accetta...nel film non prova desideri sessuali (l’unico momento in cui lo vediamo “sessuale” è quando sorride appena a una battuta maliziosa di una cameriera).

Tristissimo il finale, in cui, scoperto il suo segreto, tutti rinnegano la sua bravura come cameriere..lo privano di tutto…rubando ogni suo risparmio…privandolo anche della memoria.

Sembra quasi che l’unico ad accorgersi della realtà biologica di Albert e Hubert sia il bambino borghese vestito alla marinara, che, a inizio e fine film, li osserva pensieroso e poi quando viene guardato con freddezza, scappa.

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Personaggi GenderQueer storici e fittizi

La storia, la letteratura, il cinema, i manga sono pieni di personaggi al di fuori dei generi e degli stereotipi di genere.

Ne parla ampiamente, facendone un quadro storico, il libroTransAzioni” di Mary Nicotra, che, parlando di transgender ftm, si sofferma su alcune figure storiche.

Esaminando i personaggi storici di biologia femminile che hanno vestito panni maschili, si possono individuare molteplici motivazioni:

orientamento affettivo lesbico: in una società binaria ed eteronormativa, l’unico modo di rendere socialmente accettabile un legame omosessuale era quello di riprendere sotto ogni aspetto le dinamiche di una coppia eterosessuale, compreso il “sacrificio” da parte di una delle due partner di una vita nei panni del genere opposto.
Per chi ha studiato i sistemi sociali e “burocratici” e legali dell’epoca, non sarà difficile comprendere che era piuttosto “semplice” cambiare identità.
Se qualcuno volesse approfondire, nel 2009 è uscito un film chiamato “Viola di mare”, tratto dal libro Minchia di re, che prende il nome da un pesce del mare siciliano che cambia sesso per accoppiarsi. La narrazione si sviluppa sulla storia di due ragazze lesbiche che, per nascondere la vergogna del loro amore, sfruttano l’influenza che il padre di una delle due ha sull’isola per convertire l’identità della ragazza e rendere possibile anche il matrimonio.

il desiderio di accesso ai privilegi del ruolo di genere maschile: in passato la società era, ancor più di adesso, basata sulla rigidità dei ruoli di genere e sul fatto che quello privilegiato fosse quello maschile.
Alcune donne, ambiziose e capaci, a prescindere del loro orientamento sessuale, decidevano quindi di vivere al maschile per ereditarne i diritti.
In alcuni casi la loro biologia era di dominio pubblico, ma, ad ogni modo, vivendo al maschile ereditavano gioie e dolori della vita da uomo.
Un esempio eterosessuale è quello della regina Elisabetta I, nota anche come Virgin Queen. Un altro esempio in cui vi era una scelta di castità e di vita al maschile è quello di Giovanna D’Arco.
In altri casi il “travestitismo” al maschile era occultato alla società.
E’ noto un personaggio, non storico ma quasi leggendario, passato alla storia come Papessa Giovanna, che sarebbe arrivata al pontificato sotto mentite spoglie e avrebbe addirittura partorito durante una processione.
Vi sono numerosi esempi di travestitismo finalizzato all’arruolamento da parte di numerose donne, spesso russe.
Alcune di esse hanno seguito, sotto mentite spoglie, i mariti in battaglia.

identità di genere maschile: a causa della mancanza di documentazione, diventa difficile associare o meno a questi personaggi delle identità trans-gender, ovvero è difficile determinare se in questi personaggi vi era un’identificazione col genere maschile sul piano dell’ “identità di genere”.

Il “crossdressing” da donna a uomo è oggetto d’attenzione in molti film pseudo-storici dalla scarsa ricostruzione storica.
Nel film uscito nel 2009 “Sherlock Holmes” la presunta moglie di Sherlock, dalle ambizioni investigative, vestiva talvolta i panni maschili. Simili personaggi appaiono nel film “Casanova” e nel film “Il mercante di Venezia“, oppure possiamo pensare al noto personaggio femminile di “Sheakspeare in Love” che, per recitare in un’epoca in cui era vietato alle donne, veste panni maschili per poi intraprendere, un po’ per caso, una relazione con il regista.
Questo excamotage letterario permetteva al protagonista maschile, il regista William Shakespeare, di interrogarsi sulla sua attrazione omosessuale per un personaggio che aveva conosciuto nei panni di giovane attore un po’ effeminato.
C’è da sottolineare comunque un certo interesse del pubblico verso questa tipologia di personaggio.

Il travestitismo f to m è ripreso anche dal filone Manga e Anime, soprattutto anni 80.
Questo “feticismo” per questo genere di figure è spiegato dalla tradizione giapponese che apprezza l’ambiguità e l’androginia (derivante dalla cultura Bishounen).
Il personaggio più noto in tal senso è Lady Oscar. Simili personaggi sono “La Principessa Zaffiro“, “La Stella della Senna“, il personaggio Aramis nell’anime “D’Artagnan“, Marian nell’anime “Robin Hood“, Georgie nell’omonimo anime, travestitasi da giovane marinaio per partire in nave verso l’Europa, Sailor Uranus in “Sailor Moon“.
Questi personaggi spesso sono “vittime” di equivoci e spesso attirano l’attenzione di altri personaggi: donne eterosessuali o uomini confusi nel sentirsi attratti da essi.
Un personaggio che differisce e che viene considerato “GenderBender” è “Ranma 1/2“, ragazzo che a causa di una maledizione ogni volta che si bagna con acqua fredda diventa una ragazza, scatendando una serie di scambi di persona, equivoci ed episodi frivoli.
Il manga queer per eccellenza, censurato pesantemente in Italia, rimane “Sailor Moon“, soprattutto le ultime serie. Presenta molti personaggi omosessuali donne e uomini e dei personaggi, nell’ultima serie, che vivono travestiti da cantanti uomini di giorno, ma si trasformano poi in guerriere Sailor. Si tratta di personaggi Trans-sessuali nel vero senso della parola.

Infine da non dimenticare la pubblicità, che ha sfruttato il fascino dell’androginia e dell’ambiguità per sviluppare la tematica.
In particolare le pubblicità della Campari Red Passion si muovono in questa direzione, tanto che molti hanno pensato che il pubblicitario della Campari potesse essere una persona Queer.
Storica è la pubblicità in cui, durante una festa mondana, si vede una bellissima donna allontanarsi verso le camere private e un donnaiolo di origini orientali, dopo averla notata, la segue.
Nella parte finale della pubblicità vi è la rivelazione: si tratta di due personaggi “crossdresser”. Sotto le sembianze del play boy orientale vi è una donna col petto fasciato e i capelli raccolti. Di contro la bellissima ragazza mostra un petto nudo piatto denunciando la sua natura di maschio biologico.
In altre pubblicità della Campari appaiono personaggi bisessuali. Per esempio in una pubblicità un uomo e due donne presentano lo stesso graffio come ricordo di una notte di passione.

Nath