Coming out e transizione

C’è grandissima confusione, quando si parla di identità di genere, su coming out e transizione.

Binariamente parlando, i due fenomeni sono legati.
La persona decide di intraprendere la transizione medicolegale, e fa coming out.
Se non intraprende la transizione, diventa difficile fare coming out.
Per capirci, se tu sei gay, bisessuale o lesbica, e dici in ufficio di esserlo, i tuoi documenti rimangono quelli, non hai bisogno di perizie, sentenze, e per quanto stronzi possono essere, non ti chiederanno più in modo idiota del tuo partner immaginario di sesso opposto, che prima davano per scontato (a causa dell’eteronormatività vigente).
Se sei transgender, e fai coming out, ma rimani ad avere l’aspetto di prima, un aspetto non rassicurante e che non li aiuta a darti il genere relativo al sesso opposto al tuo, probabilmente continueranno a chiamarti come “carta canta”.
Nella bagarre tra transessuali e travestite, le prime accusano le seconde di pensare solo alla carriera e non esporsi “facendo la transizione”, e in effetti le trav hanno carriere molto più brillanti delle trans (sono velate a causa della carriera, o sono in carriera grazie al fatto che sono velate?), e spesso fanno liste dei “vantaggi” di non transizionare, ma spesso invidiano la libertà di espressione di genere di chi la transizione (e quindi il coming out) l’ha fatta ed è serena.
Ancora una volta le contendenti confondono “coming out” con “transizione”, quando in realtà esistono una serie di persone in percorsi non medicalizzati che però il coming out l’ha fatto, che si relaziona con partner attratti dal proprio genere, e non dal proprio sesso (o bisessuali), che pretende lo sforzo dai familiari di non sbagliare genere, e il riconoscimento del suo genere nelle cerchie che frequenta, ma che tuttavia  non sono nel percorso medicolegale.
E’ importante che questa differenza risalti, oppure tutte le persone “gender not conforming” in percorsi fisici “non canonici” saranno sempre confusi coi velati, un po’ come succede ai “cugini” bisessuali, che subiscono la stessa discriminazione nell’ambito dell’orientamento sessuale.