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Nella mia esperienza di attivista per la laicità delle istituzioni ho spesso trovato, come ostacolo, il manicheismo del mio interlocutore. Spesso vi è grande difficoltà, dovuta all’incapacità o alla svogliatezza di indagare i concetti, di distinguere ateo da laico, cattolico da cristiano, cristiano da credente, ateo da materialista etc etc.
Non sono solo i credenti a trovare irrilevanti e inutili tutte queste differenze. Spesso sono anche gli attivisti laici a definirle “inutili etichette”, quando invece il non riflettere sull’autocoscienza della propria posizione da parte di questi attivisti è grave quando l’immobilismo di chi rimane filosoficamente bloccato alle proprie speculazioni senza agire.
Oggi voglio concentrarmi su tutte le posizioni filosofiche che si frappongono tra il credente dogmatico e l’ateo dogmatico.

Molti detrattori delle battaglie laiche, quando parlano di atei, visualizzano uno stereotipo in cui il soggetto in questione è ateista, dogmatico, materialista, sicuro al 100% dell’inesistenza del trascendente, proselitista della sua posizione filosofica, irrispettoso della spiritualità altrui (anche quando non ha ricadute politico/sociali), e magari anche un po’ bestemmiatore a fine di provocazione. E’ facile tacciare di “religiosità” e di dogmatismo un ateo di questo genere, ed è anche la difficoltà, da parte di coloro che non rientrano nel binarismo ateo/credente, di indagare la propria posizione filosofica per poi rivendicarla e crearne uno strumento di attivismo per la laicità.

Oltre a questo tipo di ateo, che magari esiste pure, sebbene in bassa percentuale, esistono persone la cui definizione più che àteo sarebbe a-tèo, nel senso di persone “senza dio“, ovvero che conducono vite in cui dio (o la spiritualità, o l’adesione a una confessione religiosa), non è per loro nè utile nè necessaria.
Queste persone, talvolta, sono anche attiviste per la laicità, in quanto si battono per le pari opportunità di chi trova vicina alla sua sensibilità una vita “senza dio”.
Molti non sono interessati a dimostrare la non esistenza di dio, o del trascendente, ma semplicemente manifestano il loro diritto di considerare ciò irrilevante, di non essere minimamente interessati ad indagare la cosa, ma chiedono uguaglianza politico-sociale rispetto a chi invece ricerca un percorso spirituale.
Più che una posizione atea in questo caso si parlerebbe di posizione Apateista, dove il termine “apatia” va considerato in modo neutrale, non tanto per il suo significato “psico-medico” nella lingua italiana, ma per il suo significato neutro nella lingua greca.
La posizione Apateista potrebbe considerarsi quasi nella sfera degli agnosticismi, nei quali l’autodefinizione di “persona che non conosce” (in campo spirituale) può avere diverse accezioni: da coloro che appunto considerano irrilevante il conoscere in ambito metafisico, coloro che sono più propensi a ipotizzare la non esistenza di un dio, coloro che invece sono più propensi a ipotizzarla, coloro che “alzano le mani” non sapendo. La cosa che unisce queste posizioni è il non-dogmatismo: tutti loro ammettono che qualsiasi posizione è solo un’ipotesi e che l’unica riflessione sensata è un socratico “so di non sapere”.
Ultimamente è stato creato anche il neologismo Ateotelico, ancora non presente su wikipedia.
Una posizione recentemente a me presentata, che considero interessante, è l’ignosticismo (chiamato anche non-cognitivismo teologico oppure agnosticismo indifferente)
(da wikipedia) “Mentre la posizione di un agnostico è “non so se Dio esista o meno”, per l’ignostico questa affermazione diventa “non so a cosa tu ti riferisca quando parli di Dio”. Il termine ignosticismo indica infatti l’ignoranza riguardante l’affermazione dell’esistenza di Dio.”
Sia la voce “Apateismo”, sia la voce “Ignosticismo”, presentano questo aneddoto che riguarda Diderot e Voltaire
Il filosofo francese Denis Diderot, quando accusato di essere ateo, replicò che semplicemente non era interessato all’esistenza o inesistenza di Dio. In risposta a Voltaire scrisse che “è molto importante non confondere la cicuta col prezzemolo, ma credere o non credere in Dio non è affatto importante”.

Altro mondo interessante è quello di coloro che credono in un’entità superiore, ma non credono nella “rivelazione” e nella provvidenza divina, non hanno un’idea precisa e dogmatica della possibilità della vita oltre la morte, e quindi non hanno interesse nelle confessioni abramitiche. Questa posizione viene chiamata anche Deismo.
Alla posizione deista si può affiancare quella di molte persone che credono in “Dio” (immaginato come il dio dei deisti, ma non per forza), ma non sono interessati alle confessioni religiose. Si tratta di persone aconfessionali, che rientrano comunque, in un’ottica di laicità delle istituzioni, nel calderone dei discriminati nella visione binaria “cattolici vs tutto il resto”, come del resto vi rientrano tutti i liberi pensatori, coloro che hanno delle spiritualità non ravvisabili a una via strutturata gerarchicamente o bucrocaticamente riconosciuta. In poche parole, per fare un esempio, così come un ateo non sa a chi dare l’otto per mille, e ha di fronte a se una scelta limitata, lo stesso vale per un agnostico, un deista, un aconfessionale, o un soggetto che ha una spiritualità personale.Meritano di essere menzionati anche tutti coloro che non sono materialisti, tuttavia praticano una spiritualità non teista, ad esempio gli olisti , alcuni praticanti d’oriente (ad esempio i buddhisti mahayana), i panteisti (coloro che credono nella divinità immanente nella natura e nell’Universo).
Infine vanno citati, come soggetti esterni al binarismo ateo/abramitico i politeisti , e i praticanti di magia che non hanno come riferimento il dio abramitico.
Un altro esempio riguarda i movimento di coloro che si reputano cristiani nel senso che reputano Joshua di Nazaret un semplice maestro e non il figlio di un dio.Se è stato necessario un post così lungo e complesso per esaminare tutte le posizioni filosofiche aldilà delle grandi tradizioni religiose, figuriamoci se dovessimo spiegare le differenze tra Bereani e Unitariani, tra cristiani gnostici e seguaci della teologia queer, spiegare la realtà cristiana, che va dalle battaglie laiche dei Valdesi all’odio per atei e per persone glbt da parte delle sette pentecostali nordamericane e sudamericane, quindi non mi rimane che rimandare ad un altro articolo le precisazioni sul mondo giudaico cristiano e la sua varietà di posizioni filosofiche e teologiche.