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Oggi intervistiamo Damiano, Vescovo della chiesa Anglo Cattolica, un uomo eterosessuale, con un passato da uomo sposato e con ben quattro figli, che ha scelto la via religiosa, conciliandola con i suoi ideali di laicità delle istituzioni e di rispetto per tutti, comprese le persone omosessuali, bisessuali e transgender.
Dopo la manifestazione del 21 febbraio, in cui Damiano ha manifestato con il Milk di Milano, abbiamo deciso di intervistarlo.

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Ciao Damiano, a che età hai avuto la vocazione?
Sono nato a Milano il 12 Novembre 1957. All’età di 7 anni iniziai a frequentare la “Parrocchia di San Pietro in Sala” dove il Parroco dell’epoca, don Sandro Dell’Era, mi accolse con amore nel gruppo dei “Ministranti”. Il Parroco, sapendo la mia situazione familiare, mi invitava spesso ad andare in parrocchia, per occasioni come funerali e matrimoni. In quegli anni maturava, in me, il desiderio di diventare come il mio parroco, che per me è stato come un padre (ero figlio di una ragazza madre). Vedevo, in quel sacerdote, l’umile servo del Signore, che portava con amore la Parola di Dio a tutti, non solo con la preghiera, ma anche con opere di carità verso i bisognosi. Crescendo, mi rendevo sempre più conto che c’erano dei miei coetanei che stavano peggio di me; il mio servizio in Parrocchia, a quei tempi, mi dava la possibilità, tra matrimoni e funerali, di ricevere tante mance (chi si ricorda le 500 lire d’argento!) con le quali aiutavo le famiglie dei miei coetanei e cercavo di regalare loro qualche giocattolo. A 12 anni per problemi familiari venni mandato in un collegio gestito dai Salesiani, in quanto la mia richiesta all’assistente sociale era stata quella di andare in un collegio gestito da religiosi. L’unico posto libero, era al Centro Salesiano “San Domenico Savio” di Arese. In quel centro chiesi subito al direttore, don Luigi Melesi, di poter continuare a fare il Ministrante nella vicina parrocchia ed esposi anche il mio desiderio di diventare prete. Il Centro di Arese accoglieva ragazzi con gravi situazioni familiari alle spalle, per cui mi resi conto di essere nel posto giusto; organizzavo giochi, tornei di calcio e rappresentazioni teatrali ricevendo le lodi dai sacerdoti salesiani. Purtroppo un colloquio con un loro psicologo, precluse il mio cammino con loro, per cui, fui accolto in una congregazione religiosa dove mi occupavo del doposcuola dei ragazzi delle elementari e sorvegliavo di notte la loro camerata. Un episodio che mi ha molto turbato, mi ha fatto andare via da quella congregazione. Avevo 18 anni, pensai di studiare e poi chiedere di entrare in un convento di frati francescani. Stando fuori dal seminario, conobbi una ragazza, che nel giro di pochi mesi diventò mia moglie in quanto aspettavamo un bambino. Pensai subito che il Signore aveva trovato una strada diversa e l’accettai con molta fatica, ma poi con gli anni, mi resi conto che l’artefice della mia vita, ero proprio io. Purtroppo, il mio è stato un matrimonio “riparatore”. Dopo poco tempo mi resi conto che insieme eravamo incompatibili, ma ormai la “frittata” era fatta e il danno riparato col matrimonio. Nella nostra immaturità, pensammo che un altro figlio ci avrebbe legati, invece il figlio è nato, ma poi ci siamo separati e in seguito abbiamo divorziato. Ormai non pensavo più al sacerdozio. Ero caduto nel “girone dei peccatori”, ed ero un peccatore che aveva tradito un patto davanti a Dio, ma dopo un po’ di mesi dalla mia separazione, conobbi una ragazza con la quale condivisi la mia vita, fino al 2001. Con questa ragazza ebbi due figli, ma un tumore ai polmoni la portò via. Mi ritrovai solo con due figli di 13 e 16 anni, arrabbiato con la vita, e con Dio per aver tolto la persona che amavo e madre dei miei figli. Nel 2002, grazie ad una mia amica, conobbi il gruppo del Rinnovamento Carismatico Cattolico. In quel periodo, ero a pezzi psicologicamente e non pensavo più al sacerdozio. Anzi ero molto arrabbiato con Dio perché aveva permesso che mi accadessero tutte quelle esperienze negative. Iniziai a frequentare questo gruppo, trovandomi bene. In quel gruppo, sperimentai la riconciliazione con il Signore, quel Signore che da ragazzo, mi chiamò con insistenza, ma non ascoltai. Nel frattempo ripresi a fare volontariato negli ospedali psichiatrici e presso un centro di accoglienza per senza fissa dimora. Una sera, mentre pregavo, improvvisamente sentii due mani calde sulla testa e una voce mi disse: “Tu es Sacerdos”. In quell’istante, non ci fece caso, ma nei giorni seguenti pensai molto a quell’esperienza, che si è poi ripetuta dopo circa un mese durante la preghiera comunitaria. Le sorelle e i fratelli che pregavano per me, mi dicevano pur non sapendo nulla di me, che: “il Signore ti chiama al sacerdozio ministeriale”. Mi chiedevo come avrei potuto essere un sacerdote: ero divorziato, padre di quattro figli…. Infatti, mi chiedevo se io e soprattutto quei fratelli “erano pazzi o cosa?”. Quella misteriosa voce dentro di me continuava a tormentarmi, e con il tempo diventò sempre più insistente, tanto che credevo di essere diventato matto.  Nel giugno del 2007, feci uno strano incontro (strano per come si è verificato, c’era la mano di Dio) con l’Arcivescovo Mons. Mapelli, che aveva da poco fondato una diocesi occidentale di tradizione ortodossa. Dopo il colloquio con l’Arcivescovo, capii molto bene che il mio cammino non era nella chiesa ufficiale romana, ma venivo chiamato a svolgere il mio ministero in un’altra realtà ecclesiastica. Fu così che, il 7 dicembre 2007 fui ordinato diacono e il 27 settembre del 2008 presbitero. Sin da subito, mi adoperai per la cura delle anime dei cosiddetti ultimi, dei divorziati, delle persone lgbt, dei carcerati, di persone dipendenti da alcool e sostanze stupefacenti, ed accostavo al mio ministero sacerdotale anche un aiuto di tipo materiale. Organizzavo banchi di beneficenza per raccogliere fondi e facevo la spesa a famiglie bisognose. Purtroppo, tutto questo ad uno dei suoi “superiori” non piaceva, per cui con molta sofferenza lasciai la chiesa di Mons. Mapelli. Il 16 dicembre 2012 entrai ufficialmente nella “Chiesa Vetero Cattolica delle Americhe”. Pur prestando il mio servizio in quella Chiesa, non sentivo “soddisfazione piena”. Dopo un po’, anche questa esperienza andò male, come le successive. In quel periodo, arrivato sul punto di mollare tutto, qualcosa dentro di me, mi ha portato a fondare una comunità, che si ispirasse al vangelo vissuto dalle prime comunità cristiane, libere da dogmi e dottrine di uomini. Fu così che, fondai la Comunità Cristiana Indipendente Gesù Risorto e indegnamente* ricevetti l’Ordinazione Episcopale il 13 settembre 2014 da Sua Ecc.za mons. Antonio Canzano. Dal gennaio 2016 ho trasformato, con il benestare dei miei confratelli che il Signore mi ha mandato, questa Comunità da me fondata in “Chiesa Cristiana Anglo Cattolica” che, grazie alla Bontà Misericordiosa del Nostro Dio, mi permetterà di portare ancora avanti con Grazia di Dio, il mio ministero a servizio degli ultimi.

Hai avuto diffidenza della tua famiglia d’origine in questa tua scelta?
Assolutamente no, i miei figli e mia sorella mi sono stati molto vicino in questo cammino, supportato anche dall’affetto di molti amici/che.

Quindi anche i tuoi figli?
I miei figli hanno sempre rispettato le mie scelte, come io ho sempre rispettato le loro. Avendo perso la mamma in età adolescenziale ancora oggi non riescono a capire che la morte della mamma non è dovuta per un capriccio del padreterno o perche nel suo giardino mancava un bel fiore…….(queste alcune frasi dette dai bigotti al funerale) Comunque quando celebro l’Eucaristia e alle mie ordinazioni sono stati sempre presenti.

Parlaci della tua chiesa, è di tradizione cattolica? ortodossa? protestante?
Sono tante le cose che posso dirvi sulla Chiesa Cristiana Anglo Cattolica. Certo, la nostra chiesa non è di fede “Cattolica” ma Cattolicissima. Noi, vediamo nel termine “cattolico” l’identificazione universale della Chiesa. Non necessariamente il termine CATTOLICO deve essere attribuito alla Chiesa di Roma, ma deve avere un significato molto più largo e profondo. Secondo noi, non esistono cattolici identificati, ortodossi, protestanti, evangelici, luterani e così via, ma tutti insieme siamo membri dell’unica chiesa universale “il Corpo mistico di Cristo Signore”.

La tua chiesa accetta le donne come diaconi, preti, vescovi?
La Chiesa Cristiana Anglo Cattolica proprio con la promulgazione del nuovo Diritto Canonico della nostra Chiesa, scritto dal Vicario Generale e approvato dal Santo Sinodo dei Vescovi della nostra Chiesa, ci permette il Diaconato femminile. Come Chiesa Cristiana Anglo Cattolica, siamo ancora lontani dall’apertura al cosiddetto “prete/vescovo donna”. Però, Dio è grande, può ispirare tutti i nostri Confratelli ad aprire a tale novità. Attualmente abbiamo aperto alle Diaconesse, in futuro se sarà Volontà di Dio, apriremo anche alle Donne Preti e Vescovi.

La tua chiesa impone il celibato ai religiosi?
La Chiesa Cristiana Anglo Cattolica, pensa che tutto debba essere fatto per Amor di Dio. Nessuno deve essere costretto a fare delle cose contro la propria volontà. L’essere umano deve essere libero, anche se prete o religioso, la propria vita nei modi e nelle forme ispirate da Nostro Signore. Non ci piace avere nel Clero delle persone afflitte dal pensiero di un possibile tradimento, se per esempio, dovesse capitargli di amare o di fare l’amore con una donna oppure con un uomo. Tutti, carissimi fratelli, dobbiamo essere liberi di decidere della nostra “sessualità” come meglio si crede. Non imponiamo il celibato, però se qualcuno vuole fare questo voto, permettiamo di farlo. Tutto sia sempre fatto per amor di Dio.

Sei eterosessuale, perché la scelta di una Chiesa a favore delle persone LGBT? Ci spieghi la differenza tra Chiesa LGBT (solo per persone LGBT) e LGBT-Friendly (che tratta tutti alla pari, LGBT e non)?
La nostra chiesa non è LGBT. Noi non vogliamo identificarci in un solo mondo, vogliamo essere l’espressione religiosità di tutti (etero compresi!). Dire “Chiesa Gay” sarebbe come dire “Chiesa dell’Omosessualità”. No, da noi sono tutti accolti e ben accettati. Non vogliamo fare nessuna differenza tra il popolo di Dio, ma amarci nella diversità.

Si parla molto di chiese che sposano gay e lesbiche. Voi lo fate?
Pensiamo che, il diritto al matrimonio sia “un dovere da elargire da parte nostra”. Tutti hanno il diritto di dichiarare liberamente il proprio SI al suo amore, dinanzi al ministro della Chiesa e al buon Dio. Il matrimonio, se così vogliamo chiamarlo, è un legame d’unione della coppia con Dio, niente di più e niente di meno. Gli sposi, dichiarano amore eterno dinanzi a Dio e alla Chiesa. Mi chiedo, come possono due persone omosessuali dichiarare il proprio amore a Dio, se non amassero profondamente Nostro Signore? La risposta è semplice. Perché sono amati dal Divino e Buon Signore. Pertanto, non continuiamo a fare assurde distinzioni oppure giudicare i propri fratelli per il proprio orientamento sessuale, ma come disse Gesù “amatevi gli uni gli altri”.

Per le persone T il problema principale è un altro: la persona T spesso non ha ancora in nome che sente suo sul suo documento. Alcune confessioni (come alcuni buddhismi, ma non solo) accolgono la persona col nome e col genere che sente suo, voi avete pensato a questo problema? Come potete accogliere una persona T senza lo stigma del suo nome anagrafico?
Alla domanda voglio rispondere come quelle precedenti “non vogliamo fare queste assurde distinzioni”. Se una persona desidera, per sé, un nome maschile oppure viceversa, chi sono io per impedire a questo fratello o sorella di essere se stesso/a? No, dobbiamo imparare tutti a rispettare quello che è “diverso” ai nostri occhi, imparando a rispettarci nella diversità. Nessuno deve vivere una vita “infelice” perché così vivrebbe una vita in bianco e nero. Se un giorno si presenterà questo problema nella Chiesa Cristiana Anglo Cattolica, ne discuteremo nel Santo Sinodo dei Vescovi. Però, posso assicurarvi che nella Chiesa Cristiana Anglo Cattolica, non si farà mai questa distinzione, perché è poco rispettosa per tutti.

Nel caso la persona T contraesse matrimonio, sarebbe il caso che la persona fosse sposata col suo nome e genere. Quindi, ad esempio, una donna trans (dal maschile al femminile) che sposa un uomo biologico è in una coppia etero, non omo, perché a contare è la sua identità di genere, non il suo corpo, quindi è un’unione tra una donna e un uomo. In questa unione andrebbe assolutamente rispettato il nome e il genere di questa donna, trascurando il nome anagrafico (maschile) e il genere anagrafico (maschile).
La tua chiesa ha pensato a questo?

In questa unione, prima di tutto deve essere rispettata la volontà delle persone che vanno a contrarre l’unione, poi vengono le regole della Chiesa Cristiana Anglo Cattolica. Posso dirti che la Chiesa, lascerebbe decidere alla coppia come vuole essere chiamato. Ti faccio un esempio. Se la trans X non anagraficamente riconosciuta come donna, si sposa con l’etero Y riconosciuto come uomo anagraficamente, però la trans X possiede ancora il nome maschile che non sente suo, come si può risolvere questa cosa al nostro interno? La nostra chiesa penso bene di fare una cosa con la Trans X, (a cui daremo un nome anagrafico a caso: Mario Rossi), di registrarla nei documenti matrimoniali come “Maria Rossi”. Noi vogliamo rispettare prima la volontà di Nostro Signore, che ci dice d’amare e rispettare, per poi rispettare in toto la volontà della coppia composta dalle persone X e Y.

Oltre ad essere accolte persone LGBT tra i praticanti, ci sono persone LGBT anche nel vostro clero? Accettereste mai come religioso/a una trans (dal maschile al femminile), oppure un trans (dal femminile al maschile)?
La Chiesa Cristiana Anglo Cattolica, se permettete, non intende fare questo assurdo paragone. Per noi, tutti sono fratelli e sorelle, nessuno escluso. Nella Chiesa vengono accettati tutti coloro che dichiarano d’amare Nostro Signore, senza alcuna distinzione di razza, colore, credo, oppure di orientamento sessuale e identità di genere. Se mi parlate di religiose transgender nell’Ordine femminile, perché no. Però la donna transgender Mtf (transizionante dal maschile al femminile), non può diventare sacerdote, ma solo religiosa. La cosa è diversa se un transgender transiziona dal Femminile al Maschile: in quel caso può diventare sacerdote. Però, questi sono assurdi paragoni, che sinceramente non volevo fare, perché non mi va di far distinzioni tra le persone transgender e quelle che non lo sono. Tutti siamo uguali e tutti amati da Dio.

Molti gay e molte lesbiche sono poco aperti nei confronti della B e della T. Tu, essendo eterosessuale e quindi fuori da certe dinamiche interne, come ti poni verso le persone bisessuali? e verso le persone transgender?
Le persone devono rispettarsi a prescindere dal proprio orientamento sessuale. Non vuol dire niente “sono Bisessuale o Transgender” tutti siamo uguali. Immaginate per un solo istante l’Ultima Cena di Nostro Signore Gesù Cristo. Il Signore in quel preciso istante disse una cosa molto importante per le persone che credo, che oggi la chiesa cattolica romana, crea tantissima confusione. Gesù trovandosi nell’ultima cena disse “prendete magiatene tutti” oppure “prendete bevetene tutti”. Gesù non disse mai “aspetta, tu sei gay, non puoi magiarne. Tu sei etero, puoi mangiarne. Tu sei prostituta, non puoi mangiarne. Tu sei casalinga, puoi magiarne”. No, Gesù disse semplicemente la parola “TUTTI” cioè, ogni persona che crede in Lui. Gesù fu il primo a non fare distinzioni, perché dovrebbero farle persone misere come noi? Amiamoci tutti, questo è il vero segreto dell’unione.

Sicuramente in ambiente LGBT avrai sorpreso molto dichiarandoti etero. Il mondo LGBT è abituato a chiese friendly con clero molto gay, e anche la chiesa romana non scherza…
Non esistono chiese per LGBT, esiste la Chiesa, niente di più e niente di meno. Tutti devo essere liberi di seguire i desideri del proprio cuore, anche ispirandosi ad una possibile vocazione. Sulla mia sessualità etero e sulla mia apertura al mondo Gay nella chiesa che indegnamente* presiedo, non significa andare a favore di uno o dell’altro, significa aprire le porte della Casa di Gesù a tutti. Non dobbiamo guardare nel sacerdote la sua sessualità, ma l’amore che può donarci, il conforto, la gioia e la condivisione che può arrivare. Tutti, anche la Chiesa di Roma, deve imparare a non giudicare nessuno. Tutti dobbiamo stare attenti alle esigenze del nostro prossimo, guardare e curare con amore la sua anima, cercando di farlo sentire a casa e tra fratelli. Il mio clero, se possiede un orientamento sessuale gay o bisessuale, rispetto questa loro diversità con me, come loro rispettano la mia diversità con loro. Il rispetto deve sempre prevalere.

Sei anche attivista per la laicità delle istituzioni?
Penso che tutte le istituzioni pubbliche debbano stare fuori dai temi cosiddetti “religiosi”, così le chiese devono stare fuori dai temi di discussione popolare e legislativo. Non possiamo pretendere che uno Stato non si deve immischiare in questione religiose, per poi la chiesa violare così apertamente il diritto alla laicità dello Stato. Se devo dirtela tutta, secondo me i politici presenti nelle istituzioni devono dichiarare la loro “non appartenenza religiosa” se si vuole fare davvero l’interesse dello Stato e della collettività. L’Italia è fondata sul diritto, sull’uguaglianza e sulla libertà individuale, però moltissime volte i politici mettono la loro appartenenza religiosa in primo piano, non mettono il bene della collettività. Noi dobbiamo combattere per uno Stato che sia “Laico e Plurale” dove tutti sono rispettati per quello che sono, non per quello che vorrebbero farmi essere, disegnato in stanze segrete dello Stato e della Chiesa Cattolica ufficiale. Questo non può e non deve accadere.

Molte persone oppresse dalle chiese si allontanano dalle religioni, facendo coincidere il messaggio spirituale con il pensiero del clero. Che messaggio daresti a queste persone?Il messaggio che voglio dare a tutti questi fratelli e sorelle è quello “di amare Gesù” indipendentemente dalle diatribe interne. Se proprio volete essere accolti cosi come siete, la nostra porta è sempre aperta a tutti, ma prima di noi, deve venire l’amore per Colui che ama in eterno, senza distinzioni, Nostro Signore Gesù.

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abbiamo rispettato la scelta di Damiano di considerare “indegni” i suoi onori come vescovo, anche se non siamo d’accordo con questa sua umiltà, perché pensiamo che sia degno 😀

Intervista di Nathan Bonnì