Diario di viaggio, mie evoluzioni

Diario-di-viaggio

Torno dopo mesi di silenzio, in cui ho postato solo notizie d’ufficio relative ad eventi che ho contribuito a lanciare e interviste in cui era coinvolto il blog o io come autore.
Sono cambiate tante cose nella mia vita, in questi mesi, che hanno cambiato il mio modo di fare attivismo e di concepire la mia stessa vita.
Molte energie sono andate all’associazione di cui sono presidente, il Circolo Culturale (e non solo) Harvey Milk, che ha realizzato nei servizi che offre, nelle sue istanze politiche, e nell’informazione che fa tramite eventi culturali, lo spirito antibinario e inclusivo, la sensibilità verso temi collaterali (come la laicità), il sincretismo, l’ecumenismo, la trasversalità, che ho cercato di trasmettere ai miei lettori e simpatizzanti in questo progetto blog.

E’ anche iniziato un processo, nella mia vita, iniziato alla fine del 2011, che forse i miei lettori hanno saputo cogliere, vedendomi man mano interessare non tanto più in modo livoroso verso l’incapacità del mondo LGBT di essere inclusivo e di non proiettare le proprie ferite verso altri appartenenti, ma piuttosto ai mondi collaterali, potenzialmente friendly (laici, vegani, buddhisti, spiritualisti, atei, alternativi, radicali, transumanisti, poliamoristi, debianisti, liberali…) e persino apparentemente non friendly ( circolo dei fumatori di pipa, latinisti, avanguardie cristiane, intellettuali ottantenni, geni e filosofi, esoteristi, e persino un diacono ortodosso), scoprendo, con mio sgomento, di avere più comprensione, più incoraggiamenti, da coloro che sono esterni all’ambiente gay/lesbico/transessuale.

Quando mi scoprii transgender, pensai che proprio gli altri diversi, gli altri “discriminati”, avrebbero potuto (o forse dovuto), comprendermi.
Nel livore delle loro parole, rivolte a una persona ancora alla Ricerca, vi era la rabbia di trovarsi davanti a una persona simile, ma non uguale, e scoprirsi incapaci di relazionarsi in modo sano.
Per anni le lesbiche hanno decretato che ero solo una donna influenzata dal maschilismo che rifiutava la sua femminilità (teoria, per carità, accettabile, seppur non condivisibile), e il suo lesbismo (teoria meno accettabile, mi sono sempre piaciuti gli uomini).
Per anni gli omosessuali hanno sentito il bisogno di specificare che non sarebbero mai andati con un uomo senza cazzo (ormoni, non ormoni, per loro era irrilevante), e che comunque non avevo il diritto di definirmi simile a loro).
Per anni le persone transessuali mi hanno chiesto spiegazioni sul mio non affiliarmi al punturone, considerandomi un eterno confuso o principiante.
Nessuno di loro mi ha mai fatto domande sulla mia formazione universitaria e formazione autodidatta su altre tematiche a me care. Nessuno di loro mi ha chiesto della mia spiritualità, nessuno di loro delle mie idee politiche, nessuno di loro dei miei valori, di cio’ a cui tengo, o di cui ho paura, o che sogno, o cio’ che posso dare all’universo.
E cosi’, pur continuando sempre a lavorare (otto ore, tempo indeterminato), e a portare avanti la presidenza (di un circolo misto, glbt ed etero, che mi ha riconosciuto per le mie qualità e non come letterina ambigua dell’acronimo glbtq), ero segregato alla “professione intellettuale” di trans.

Questo ovviamente fino alla svolta, di fine 2011. In pochi mesi ho fatto un corso di specializzazione come certificatore energetico, ho ripreso a suonare il basso in una band di componenti etero e cisgender (non transgender), ho spinto affinché il Milk entrasse nella consulta MilanoLaica e si interessasse di temi apparentemente non contestuali alla causa LGBT/binarismo, ma in realtà interdipendenti.
Nel giro degli ultimi due anni mi sono aperto al mondo, e ho deciso di vivere “come avrei vissuto se fossi stato un uomo biologico“, senza precludermi nessuna possibilità, ricerca e scoperta.

Ciò mi ha portato a scoprire che, paradossalmente, ad un gruppo di meditanti zen non interessa nulla di cio’ che ho tra le cosce e di quanto sia “scandaloso” che io mi presenti con un nome che non è nella mia C.I. Per non parlare degli intellettuali ottantenni, che forse ormai non hanno bisogno di “discriminare” (nel senso di dividere) chi hanno di fronte per capire se è potenziale preda sessuale o no, e possono relazionarsi direttamente alla mia “anima”, piuttosto che agli odori ancestrali del mio corpo.

Purtroppo invece ci sono i mondi (quelli LGBT) che “ragionano” su organi genitali, da chi e come vengono penetrati, che si fa troppe domande sulla mia intimità e diritto di affermarmi per ciò che sono, al di là di quello che loro (influenzati dalle loro ferite e proiezioni) vedono di me.
In questi mesi ho cercato di continuare a relazionarmi con le persone LGBT. Di certo mi trovo benissimo con la selezione di essere che frequenta il Milk e che collabora ad edificarne i progetti, ma è una selezione “naturale” di persone che credono nei miei stessi ideali anti-binari e che sento come famiglia.

Con persone esterne a questa piccola famiglia, rimangono i problemi che riscontravo anni fa. Sembra quasi che il mio valore sia direttamente legato alla mia decisione di usare su di me il famoso “punturone“. E quindi si sindaca sul fatto che “se non uso il punturone” allora io “sto bene col mio corpo” o “mi sento di entrambi i generi” (???) e che addirittura non faccio la transizione medicalizzata “perché mi piace il pene” (non mi risulta che agli uomini mi presento come Donnina oppure che usi “Mme LaFregne” per farmi penetrare da loro!).

Quando cancello dagli amici FB i personaggi che si comportano in questo modo, qualche terzo, che legge l’episodio, interviene dicendo “Non litighiamo tra noi, siamo nella stessa merda!“. Ecco, io non penso di essere nella “stessa merda“. Con questa gente cosa ho in comune? L’identità di genere essendo xx? Ho cercato di trasformare la mia vita in modo da avere le sicurezze che avrei avuto “se non fossi T“. Se alcuni di loro lo hanno fatto e lo stanno facendo, complimenti. Se non lo stanno facendo, non sento con loro alcuna fratellanza, e  spero non mi biasimerete per questo.

Non voglio essere un vincente “nonostante T“. Io desidero essere realizzato, E anche una persona T, come sono, non so, anche un architetto, un bassista, e tante altre cose.
Vorrei avere interlocutori con cui l’argomento principale non è il passing. Le persone che mi danno il maschile sanno esattamente come è fatta la mia conformazione fisica, a meno che non siano intellettuali con cui scambio lunghissime epistole via mail, con cui, ovviamente, cosa ho tra le gambe e con chi (o se) ficco è davvero irrilevante.

Quando sono arrivato a milano avevo l’accento meridionale. Ricordo le battute di alcuni colleghi di università, che , senza fare caso alla qualità d’eloquio, consideravano ignoranti i meridionali. Attenuandosi, contro il mio volere, l’accento, dopo anni a Milano, le battute diminuirono. Ciò è estremamente triste. E’ vero, con la transizione e il cambio dei documenti, automaticamente tutti mi rispetterebbero, come rispettano “uno che non si capisce che è meridionale, ma io devo nascondere la mia diversità per avere rispetto?
Non vale forse molto di più un rispetto conquistato senza negare ciò che si è?
Forse un giorno farò una transizione medicalizzata, ma non lo farò per far credere agli altri che sono nato maschio. Ho un livello di esposizione sociale tale che sarebbe, anche tecnicamente impossibile. Se lo farò lo farò esattamente per il rapporto che ho con lo specchio.

Da anni parlo di femminilità e mascolinità.
Sono andato anche a studiarmi il “binarismo” degli esoterismi occidentali, tanto criticati dal movimento LGBT, per poi capire che non ha niente a che fare con gli organi genitali delle persone e che non è poi tanto diverso dal “non-dualismo” delle filosofie orientali (anche se detto così è fuorviante, ma dedicherò un saggio all’argomento).

Ma poi un giorno, sovra pensiero, ho riflettuto su una cosa. Quando si parla di maschi e femmine, si parla di mascolinità e femminilità. Ma quando una persona viene definita “Persona” e non uomo o donna, si parla di qualcosa di più nobile: della PERSONALITA’.

Le persone nella mia condizione possono nascondersi solo ai piedi della grande campana di gauss. O tra le élites o ai margini della società.
Le persone a metà, che poi sono quasi tutte, si concentrerebbero sul mio essere T e perderebbero di vista tutte le altre identità che ci sono, oltre a quella di genere.
Di certo è estremamente importante continuare le lotte per i diritti LGBT.

Se volessi cambiare il nome sui documenti con , che ne so, Andrea (nome unisex), mi chiederebbero di aggiungere Maria, perché il tutto deve essere disambiguo.
Perché la legge deve sapere assolutamente se tu sei uomo o donna, se è vero che i diritti tra un nato maschio e una nata femmina sono i medesimi?
Semplicemente perché, per la legge, un nato maschio ha il “diritto di sposare una femmina” e una nata femmina ha il “diritto di sposare un maschio“.
E’ principalmente per questo che una persona transgender che non fa trattamenti sterilizzanti (ormoni, chirurgia) non puo’ cambiare i documenti. Sono troppo preoccupati che se mi chiamassi Nathan sui documenti, io possa sposare le donne! (ma se sono frocio perso!).
Per questo nei paesi dove c’è stato il matrimonio gay, a ruota poi sono arrivati tutti gli altri diritti.

Ma alla lotta che faccio per i diritti GLBT, e i servizi che come Milk vogliamo offrire (meditazione, cene veg, corsi di teatro…) a persone magari meno pioniere di me, che probabilmente si chiuderebbero in casa piuttosto che raccontare i cacchi propri ogni volta che mettono il naso fuori casa, voglio affiancare un messaggio, che attualmente sembrano cogliere maggiormente i non LGBT:
le persone si qualificano per quello che fanno, e non per ciò che sono.

Nath

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Le icone lesbiche…questo gran mistero

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Se l’icona gay è una donna etero…l’icona lesbica NON è un uomo etero.
Se l’uomo gay ha una visione stereotipata e di falsata vicinanza con la donna etero, la donna lesbica ha un senso di distacco e disprezzo per l’uomo etero e “patriarca”…subentrano elementi di ribellione femminista.

L’uomo gay non teme la donna che lo importuna con corteggiamenti, la donna lesbica invece si sente urtata e infastidita dall’uomo etero, potenziale usurpatore.
Di contro per anni mi sono chiesto se esistessero icone lesbiche e chi fossero.
Alcuni sono personaggi ambigui ambigui ambigui: Sailor Moon, Lady Oscar, Susanna Tamaro, Gianna Nannini, Xena e Olimpia, Patty Smith, Carmen Consoli, Paola Turci…

Da anni cerco lesbiche che mi spieghino le icone lesbiche. Brancolo nel buio…non escono fuori nomi.
In alcuni karaoke lesbici ho sentito anche alcuni brani dei pooh come “la donna del mio amico” o “sei l’altra donna” che vedevano lesbiche butch identificarsi col pooh di turno coinvolto in amori impossibili.

Pero’ ragazzi, se sapete aiutarmi aiutatemi, io brancolo nel buio e devo finire l’articolo….

Chiedersi se si è attratti/e da un ftm non medicalizzato…

imadges

Si dà per scontato che una persona “gender non conforming” non sia sessualmente ambita.
In realtà i miei esperimenti sociologici dimostrano il contrario.
C’è da dire che il problema più grande riguarderebbe le persone che si vogliano IMPEGNARE alla luce del sole con un ftm non medicalizzato, e non tanto per un problema di ambiguità estetica, ma perché dovrebbero presentarlo come ragazzo, e la cosa è difficile sia per una persona etero che per una persona gay.
***Preciso che nella disquisizione sottostante ho usato “bisessuale” per persone con un orientamento molto binario, pansessuale per persone possibiliste verso il mondo transgender, androgino, e l’ambiguità.

 
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 – uomo etero wannabe alfa poco scolarizzato: <<oh madonna, che donna cessa,
certo se deve piacere agli uomini etero dovrebbe un po’ curarsi, cazzo ha quasi la barba,
che vada da un estetista, che schifo..probabilmente sarà lesbica, escludo che un uomo
se la possa scopare>>
 – uomo etero che si atteggia a colto <<che donna complicata e affascinante, certo
il suo essere iper emancipata non la fa sentire donna, ma è anche vero che non ha mai conosciuto un vero uomo…solo maschietti beta…io pero’ la saprei domare...>>
– uomo etero curioso <<ho sempre amato le maschiacce…hanno qualcosa di selvaggio…
i capelli corti mi fanno impazzire, e anche la mimetica.. vorrei che mi dominasse e mi possedesse a pecora…mmm quanto sono eccitato>>

uomo bisessuale <<che schifo, se mi voglio fare una donna me ne faccio una vera, e se mi voglio fare un maschione me ne prendo uno possente..ste vie di mezzo proprio non le capisco…>>

uomo pansessuale <<un corpo androgino e una mente che non abbia le rotture di scatole tipiche della donna, non devo neanche fingere di amarl* per scoparci…e fare tutte le manfrine che faccio con le donne affinché ci stiano…e poi questa ambiguità mi eccita…>>

uomo bisessuale stile roma antica (orientato verso donne e ragazzi efebici/effeminati) <<beh mi posso scopare una persona ambigua che ricorda un ragazzino senza neanche essere preso per pederasta! che figata>>

uomo gay attivo (spesso ahimè virile) << beh se non sapessi che non ha l’uccello potrei anche farcela…però volessi fargli un pompino, boh…magari potrei scoparci solo per curiosità e metterglielo un po’ nel culo, ma solo se rimane fasciato e non vedo la vagina…>>

uomo gay passivo (spesso androgino/efebico) <<beh anche fosse biologico quell’estetica cosi’ poco virile mi ammoscia..e poi pure mi penetrasse con un fallo di gomma…mi venisse voglia di fare un pompino come faccio?>>

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– donna lesbica attivista << è una povera donna che non accetta la sua femminilità a causa del maschilismo interiorizzato…Ma quando accetterà questa cosa bellissima che è essere donna…finalmente potrà fiorire come lesbica…>>
– donna bisessuale (vedi uomo bisessuale)

donna pansessuale  << beh… farmi un ftm sarebbe una divertente avventura>>

donna etero <<che caruccio…peccato che non abbia il pene, ma visto così è caruccio>>

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– donna MtF transessuale o transgender etero <<io ho il pene e voglio essere trattata come una biologica…ma poi di contro io voglio un bel biologico, mica sono scema>>
– donna  MtF transessuale o transgender  bisessuale (rarissime le persone trans bisessuali che escludono le persone trans, piuttosto pansessuali)

– donna  MtF transessuale o transgender  pansessuale <<mi sentirei completa e capita con una persona speculare a me>>

– donna  MtF transessuale o transgender  (o uomo etero crossdresser)  <<uh quanto sono carini gli ftm, me li vorrei fare…peccato che vogliono essere trattati da uomini>>

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– uomo FtM transessuale o transgender etero <<si, come amico vai bene, ma io voglio la mia donna>>
– uomo FtM transessuale o transgender  bisessuale (rarissime le persone trans bisessuali che escludono le persone trans, piuttosto pansessuali)
– uomo FtM transessuale o transgender  pansessuale << mi piaci, ridiamo delle stesse cose e ironizziamo degli stessi problemi, saremmo il gatto e la volpe io e te>>
– uomo FtM transessuale o transgender gay <<io voglio essere trattato come un bio, ma, mi dispiace, io voglio un ragazzo bio come fidanzato!>>
Nath

ceneRantolo

piedi-piccoli-1

Io non parlo mai della mia vita personale in questo blog, ma volevo dirvi del meraviglioso sodalizio tra me e una transgender che ho conosciuto all’EuroPride per poi scoprire che vive a milano nel mio condominio!
Da allora condividiamo le gioie e i dolori di una società binaria … io di contro le ho consigliato parrucchieri, negozi e altro per alleviare la nostra vita “fuori posto” e spesso mi porta con se per rendere meno pesante e imbarazzante lo sguardo binario del mondo che ci osserva chiedere cose “non conformi ai nostri genitali”.
Quello che posto qui sotto non è mai successo, o meglio hanno parlato solo gli sguardi, ma la sua reinterpretazione grottesca è magistrale! *_*

cenerantolo

liberamente tratto da una storia vera

commessa #1: benvenuti da Alfonso Garlando, dove anche le piedone più grottesche possono realizzare il loro sogno di una scarpetta da principessa, magari in viola cangiante o qualche altro colore garantito per essere inindossabile al di fuori del giorno del vostro matrimonio! come posso aiutarvi a separarvi dai vostri soldi?

commessa #2: …

giulia: questi stivali di merda che sul vostro sito sembravano almeno decenti, li avete davvero solo in scamosciato? e costano davvero cinquecento euro, o è lo scherzo del cazzo che penso che sia?

commessa #1: purtroppo sì, quelli li abbiamo solo in camoscio. trattiamo solo troione di una certa classe, qui. che cazzo si aspettava da un negozio in Brera, gentile cliente?

giulia: qualcosa di meno stucchevole non ce l’avete, ché mi si sta ammosciando? e che magari non costi un mezzo stipendio?

commessa #1: che clownesco numero di zampa porta quella brutta lesbica della sua ragazza? lo chiedo solo per assecondare questa triste sceneggiata

commessa #2: …

giulia: sono per me, mi cerchi un 42. nathan è un amico e credo che la sua affermazione gli abbia appena causato un colpo apoplettico

nathan: in questo momento vorrei morire dalla vergogna ma non prima di avervi ammazzati tutti seduta stante a colpi di tacco 12 nelle tempie (ilcrimine perfetto)

commessa #1: signore, la mia fragile psiche femminile riesce a stento ad abbracciare una tale enormità! le sue caratteristiche sessuali secondarie (la peluria a chiazze irregolari che le cresce quasi per sbaglio sul viso, la voce bassa e gracchiante, le mani scimmiesche!), per non parlare dell’osceno turgore che le gonfia i pantaloni all’altezza della patta, suggeriscono che lei è possessore di un cazzo! di dimensioni perlomeno animalesche, per di più! i prodotti esposti in questo negozio non sono compatibili con il possesso di un cazzo! per il mio spiccato senso di professionalità, tuttavia, la lascerò essere artefice della propria umiliazione, facendole provare questo paio di stivali palesemente inadatti alle sue appendici prensili. come ciliegina beffarda in cima alla torta di panna della sua degradazione, aggiungerò che sono in sconto: forse anche un travone come lei (sicuramente disoccupato esieropositivo) se li potrà permettere senza l’intervento caritatevole del suo attuale protettore

commessa #2: …

giulia: questi stivali richiedono piedi a forma di ferro da stiro. ho qualche difficoltà ad infilarli, ma non si scomodi a fare una patetica, breve ricerca nel retrobottega per una taglia ancora più comicamente grande, perché comunque mi facevano cagare. lasciate che, per una vuota forma di educazione, vi ringrazi e auspichi il mio ritorno in questo piccolo delizioso esercizio commerciale

commessa #1: sparite prima che chiami la polizia

commessa #2: non violentatemi vi prego

Parabola sull’attivismo e sulle minoranze delle minoranze

12.Diverso

Immaginiamo di essere in una grande città in cui la maggior parte di persone è verde. Diciamo l’80% delle persone.
Poi ci sono delle persone gialle, diciamo il 15%, alcune di queste costrette a tingere il viso di verde per non essere discriminate.
Infine, ci sono le persone blu…il restante 5%. Queste persone non possono tingere il viso di giallo o di verde perché si vedrebbe comunque ciò che sono.

Dal punto di vista economico, le persone verdi, la maggioranza, sono benestanti, colte, hanno accesso agli studi e ai servizi.
Anche le persone gialle, a forza di nascondersi, hanno potuto studiare ed arricchirsi.
Le persone blu invece sono povere e incolte, e vivono ai margini della società.

Col tempo la comunità gialla è riuscita a creare associazioni per i suoi diritti. La comunità blu invece è frammentata, legata alle baraccopoli, alla vita raminga, al non accedere a lavoro e istruzione, e a scannarsi internamente tra chi è blu cobalto, blu oltremare, azzurro, celeste..

I diritti che le persone gialle vorrebbero sono diversi da quelli che le persone blu vorrebbero. In parte le persone gialle hanno dei diritti e una vita più semplice. Non devono sempre dare spiegazione su ciò che sono perché sono, comunque, una minoranza diffusa e conosciuta. Hanno il diritto di essere anche se non quello di amare. Vengono picchiati solo se camminano in coppia e raramente, solo quelli più gialli, anche quando sono da soli. Hanno il diritto al lavoro e all’istruzione. Non vengono associati al sex working, alla promiscuità e all’HIV e dalla droga come i blu.

Alcuni blu si organizzano a formare anche loro associazioni. Spesso non sono colti e non sanno argomentare la loro realtà, anche perché è più complessa della realtà gialla. Non hanno lavoro, e quindi soldi per progetti di informazione.
Sono discriminati anche dai gialli, che per tenersi stretti i loro diritti e la loro “normalità” spesso rinnegano la comunanza di lotte e interessi con le persone blu. I gialli sono stati cosi’ discriminati e che ora a loro volta discriminano i blu.

Alcuni blu invece si aggrappano alla comunità gialla. Spesso i gialli non gli riconoscono un’identità propria e pretendono che loro siano gregari per i diritti gialli e quando invece si parla di diritti blu, si defilano o li snobbano dicendo che ci sono cose più importanti da fare oppure che è ancora prematuro affrontare le problematiche blu, come se quando tutti i diritti gialli ci saranno, forse a quel punto si potranno affrontare i problemi blu, e quindi ci saranno generazioni blu che tireranno avanti la carretta dei gialli per non vedere mai la luce dei propri diritti. Alcuni gialli cercheranno di convincere i blu di non essere blu ma di essere in realtà dei gialli come loro, o addirittura dei verdi e di fingersi blu” solo per esibizionismo. Inoltre i gialli diffideranno di alcuni blu, ma non di altri. Riterranno minoranze solo i blu scuri e non quelli chiari, perché per essere un “vero” diverso comunque devi prendere dei farmaci, e se non lo fai per loro sarai sempre un giallo o un verde, ma non un blu.

E i verdi?
Alcuni verdi discriminano sia gialli che blu.
Altri verdi discriminano solo i blu e si vantano di accettare i gialli, ma solo quelli più discreti.
Altri verdi, quelli sinistrorsi, si scanneranno per difendere i gialli ma diranno che invece i  blu sono solo pupattole dei politici per il loro divertimento sessuale.

CONCLUSIONI:

i verdi sono appunto gli eterosessuali cisgender

i gialli sono le persone omosessuali (escluderei anche i bisessuali, anch’essi discriminati)

i blu sono i transessuali e i transgender

Io sono un piccolo blu che ha cercato di mimetizzarsi finchè ha finito gli studi e cerca di far capire che anche essendo blu posso avere le stesse possibilità combattive della comunità gialla, e includermi in essa non rimanendo in coda. Non dimenticando mai i diritti dei gialli, ma ricordando loro che esistono i blu. Facendo si che mi si rispetti come blu anche se sono più che altro azzurro, ma ciò non toglie che non sono nè giallo nè verde e devono accettarlo.
Ricordando sempre che anche se le mie battaglie personali sembrano loro un vezzo, o premature, o inutili, sono le mie battaglie, e posso affiancare le loro come se fossero le mie, ma non dimenticherò mai i miei diritti e quelli della mia comunità, e che sono a fianco a loro proprio perchè sono blu.

Forse vi sembrerà un delirio, forse una riflessione lucida. La parola la lascio a voi. A presto.

Shopping Transgender

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Gentili amici, vengo dallo shopping degli sconti. [ok direte che dedicare un post allo shopping non è da uomo…ma io sono gay quindi posso…]. Due giorni di fila  a vagare per Milano. Per la prima volta quest’anno ho soldi da investire nei vestiti, e non perché prima vestissi al femminile, ma perché prima ero semplicemente ciccione!

Il primo giorno, 6 gennaio, sono partito da Loreto e setacciando Buenos Aires, Babila, Duomo, via Torino, Colonne, Navigli… ho iniziato a guardare i negozi che potevano soddisfare il mio stile, ovvero “finto sportivo” (odio lo sport) neutro unisex…in modo che ci vado al lavoro senza che si scateni il panico (mica posso mettermi giacca e cravatta..).
– Acquisti della categoria “ok, vestiti maschili ma che potrebbe mettere una donna

– Acquisti della categoria “cacchio, sono un ragazzo, non una lella trasandata!” [fatti in un negozio SOLO maschile, in cui nessuno ha fatto domande del cacchio]

Infine, essendo che la femmina ha le occhiaie e il maschio no, ho provato a comprare (ebbene si, in un negozio di trucchi) un copriocchiaie, non perchè io ne abbia (nelle foto del blog sono io al naturale) ma perché dormo 4 ore a notte e sembro ciclato 24 ore su 24.

Mentre ero là, le premurose commesse si sono accorte del mio povero brufolo solitario e mi appioppano un gel della Clinique da sparare sul brufolo. “ma io uso topexan“,” ma quelli sono prodotti per ragazzini“…arrivando a casa l’ho provato…l’ho sentito irritare un po’ la mia pelle…ma sono un vero duro, mica mi formalizzo! poi mi sono guardato allo specchio e , cacchio! il prodotto mi ha spellato la pelle! Sono proprio allergico ai prodotti per signora!I

nfine alla cassa della Champion, dove ho preso lo scaldacollo, mi hanno ignorato totalmente, mentre rivolgevano la parola ad una signora sui 35 accanto a me. Dopo le mie proteste, mi hanno detto che “credevano che fossi il figlio della signora“…passato si, ma come infante!
Poi mi hanno fatto pagare, e dopo otto ore di fila vorrei ben vedere!

I pantaloni militari (da adattare alla bellissima camicia regalatami dalla famiglia D’Agnolo e alla sopracitata tracolla) sono l’unica cosa che non sono riuscito a trovare.
Mi arrendo: prenderò quello della cineseria di fronte.

L’unica cosa che mi turba è che pure per comprare un rotolo di carta igienica devi incappare nella divisione uomo/donna…e poi il fissato sarei io. Bah…

Un diavolo per capello

Dura la vita da transgender velato. Avete sentito bene: velato.
Si può definire velato uno che ha mandato a monte un quasi-matrimonio per vivere la sua identità di genere, dichiarato in casa, e presidente di un’associazione LGBT, nonchè finito con Mancuso, Patanè e compagnia bella su Repubblica per aver organizzato una fiaccolata contro l’omo/transfobia?
Ebbene si.

Se una trans nel momento in cui indossa panni femminili ha poco da essere velata, un ftm che non prende ormoni o che li prende da poco al mondo apparirà sempre un ragazzino di 13 anni (soprattutto se porta i capelli corti), una trasandata, una sportiva o una lesbomaschia.

Quindi a meno che io non dica al panettiere, al bancario e a tutti gli altri che sono un transgender, non credo che loro arriverebbero a pensarlo.
Ecco perchè nel momento in cui vado a comprare un completo classico maschile devo rispondere all’imbarazzante domanda “E’ per il tuo fidanzato?”.
A quel punto puoi inventarti di tutto per far si che ti mostrino boxer, cravatte, doppio petto e tutto ciò che, se dicessi che fosse per te, causerebbe sgomento e occhi sgranati.
Eppure sarebbe bello provarsele le cose, e l’ho anche fatto. Solo che mi prendo male a guardare le solite facce di culo sorprese.

Il guaio è quando devi fare qualcosa direttamente sul tuo corpo, e non puoi dire che è per il tuo compagno, marito, fidanzato, fratello… i capelli!
Lo stereotipo che associa corto/uomo e lungo/donna non ha tanto senso se come me di capelli sei un intenditore. Corti e lunghi sono diversi per uomo e per donna, e anche quando il taglio è medesimo, nel caso dei due estremi (lunghissimi pari o rasati), il viso caratterizza.

Paradossalmente ho sempre pensato, per un ragionamento fisiognomico, che tagliarli troppo corti fa in modo di farti passare meno e richiamare più l’immagine lesbica che quella maschile.
Si evidenziano quelle parti della testa che denunciano ciò che anatomicamente sei: collo, nuca, basette, tempie, attaccatura. Per questo mi mantengo sul medio, ma anche per gusto personale.

Ora immedesimatevi in me che entro dal parrucchiere medio e dico:
sa, perchè io sono un ftm, ma sono strano: a me piacciono i capelli di media lunghezza, ma con un imprinting maschile, quindi con un angolo laterale che parta, nei ciuffi davanti, piuttosto corto, appena ad accompagnare il sopracciglio, e accarezzi il collo dietro, perché sa, io ho anche l’attaccatura dietro bassa, molto maschile. Le basette, però, visto che ho la fortuna di averle senza prendere ormoni, non si sogni di toccarle“.

Quindi mi ritrovo rasato a zero se dico che voglio un taglio “maschile“, con un taglio emo se dico che voglio mantenermi sull’unisex (ma ODIO l’asimmetria), con un taglio da Valentina di Crepax (ovvero sfilatissimo dietro e col un enorme ciuffone ad incorniciare il viso e femminilizzare, e le basettine sbarazzine da fatina come si tagliano alle donne) se non dico cosa sono.

Di conseguenza mi metto li, come una pecorella, a farmi tosare in silenzio, e magari a mollare anche 40 euro, in un periodo in cui ho letteralmente le pezze al culo!
Qualcuno di voi penserà: quante storie, se fossi un “Vero uomo” te ne fregheresti dei capelli!

Beh prima di tutto sono hairlover, ma poi la chioma è l’unica cosa che devi portarti dietro sempre, volente o nolente, e incide non poco nel passing.

Oggi in banca non andava il bancomat. Parlando con l’anziana guardia giurata, chiamando il responsabile ha detto “c’è un giovine che ha un problema“. Speravo non mi chiedesse un documento…volevo godermi quel piacevole errore…ma capita solo una volta al giorno.

Una voce poco acuta e delle basette degne di un quattordicenne mi salvano.
Ricordo ancora lo sgomento dell’ortopedico nel vedere che non mi depilo le gambe…e tanto altro ancora…in questa sottile linea tra ciò che sono e ciò che devo apparire agli estranei perché altrimenti sarebbe troppo lunga da spiegare.

Un post banale? Forse. O forse racconta i piccoli problemi, perché raccontare quelli grandi sarebbe troppo pesante.

p.s. Ah…lui ha un bel taglio…