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Un articolo che so che non piacerà, perchè ci metto tanto di mio, dai miei studi precedenti, dalla mia laurea specialistica in Architettura e Società, e dalle infinite disquisizioni sul metodo delle scienze umane fatte in sociologia, in sociologia urbana, in estetica, in filosofia della conservazione, in urbanistica e in ogni disciplina che mi ha influenzato in tal senso.

Ricordo la mia insolenza durante una lezione di religione alle medie.
“quando siamo soli con la nostra coscienza”, aveva detto il prete.
“non siamo mai soli con la nostra coscienza, perchè la coscienza altro non è che un costrutto di dettami e valori trasmessi da genitori, parenti, insegnanti e catechisti”.
Ci fu un lungo silenzio, e poi si passò ad altri argomenti.

Nel mondo transessuale, che è molto distante da me come formazione ed imprinting socioculturale, ho spesso sentito dire
“quando sono solo davanti allo specchio”.
La mia formazione non mi impedisce di dire, anche se non è politicamente corretto, che noi non siamo soli, nè con la nostra coscienza, nè col il nostro specchio.
Mi sento la stessa personcina insolente che stavolta precisa dicendo che quello specchio, e il nostro sguardo su esso altro non è che il nostro costrutto di bellezza, influenzato da usi e costumi dell’epoca e del luogo.

Probabilmente in un mondo dove la cravatta è un accessorio sexy da donna, e solo da donna, nessun ftm ne vorrebbe fare uso, e in un mondo dove tutti gli uomini, soprattutto i piu virili, hanno rigogliosi seni a palloncino, nessun ftm vorrebbe mastectomizzarsi.

Quando parlo di estetiche androgine, c’è sempre qualcuno che si dice “genuinamente” portato/a e desideroso/a di un’estetica binaria, e rivendica il suo diritto di andare dal parrucchiere o dalla manicure.
Attenzione: il dire che un desiderio nasce da un imprinting educativo e sociale non significa delegittimarlo.
Di questa società siamo ugualmente figli sia io, sia una butch femminista, sia una trans che desidera i boccoli biondi, sia la piu oca delle segretarie bionde.
L’ammettere che siamo socialmente influenzati, come parliamo in italiano perchè siamo in italia, con l’accento della regione in cui abbiamo trascorso il periodo di influenza fonetica (0-13 anni), e probabilmente in famiglie piu o meno cristiane, non significa delegittimare le nostre predisposizioni o scelte di vita, i nostri amori, i nostri feticci, la nostra immagine di se, i valori e le priorità. Significa semplicemente ammetterne l’inevitabile condizionamento, che ci sarebbe in qualsiasi società, poichè uomo (nel senso di persona) è animale sociale.

L’ammettere però che una società esiste ed è inevitabile non ci deve pero’ portare a pensare che essa sia immutabile, perchè non lo è stata e non lo sarà nel tempo.
Semmai dobbiamo ammettere che la categoria degli avanguardisti visionari non coincide per forza con quella delle persone GLBT. Ci saranno persone trans felici del binarismo, e persone non trans che auspicheranno a una società che dia sempre piu’ la possibilità di esprimersi anche non binariamente e i cui modelli pro(im)posti diventino sempre meno legati all’organo genitale dei soggetti.

Che poi queste avanguardie e la loro attività di informazione diano fastidio a persone LGBT e non, che vorrebbero “solo” la lotta all’omotransfobia e i matrimoni gay, ma che non sia messo in discussione il binarismo, non è un problema mio, ma lo è di alcuni miei lettori.

Ad ogni modo, le avanguardie lavorano per il domani. Noi raccogliamo i frutti del lavoro delle suffragette e di Stonewall, e qualcuno, qualche avanguardista del futuro, raccoglierà i frutti del mio lavoro.
Chi ci teme non si rende conto che il futuro che cambierà  non sarà nè il suo nè il mio, ma quello di generazioni lontane.