Una ragazza transessuale operata non è “abbastanza” donna?

Ho seguito tangenzialmente il caso “Miss Italia” tramite Porta a Porta o altre trasmissioni viste di sfuggita.
Per quello che so, e ne so veramente poco, arrivano a Miss Italia ragazze selezionate da concorsi di minore entità, come concorsi regionali o sponsorizzati da prodotti di bellezza.
Se si osservano le miss anno dopo anno, decennio dopo decennio, si osserva il cambiamento del gusto.
Oggi le miss sono più alte, più magre, più giovani. Si tenta di dare un peso, anche se minimo, alla personalità, con qualche quarto d’ora dedicato a far parlare di sè le miss.
Alcuni stereotipi sono rimasti gli stessi decennio dopo decennio: mamme palpitanti, sogni superficiali, fidanzati lasciati. Spuntano piercing e tatuaggi, i capelli sono quasi sempre lunghi.
I tratti androgini (che in varie epoche e culture hanno rappresentato la bellezza) non sono premiati, eppure in questa edizione vi sono stati visi lunghi, mascelle pronunciate, spalle larghe…
Una ragazza, portatrice di queste caratteristiche androgine, è stata scelta come “possibile donna transessuale”, dopo che da settimane si vociferava della possibile presenza di una trans. (già in passato questi “tototrans” hanno rappresentato lo squallore di un “certo” mondo dello spettacolo e suoi fruitori).
La ragazza, giovane e poco colta, ha reagito indignata e straziata. Successivamente qualcuno del suo staff, con un po’ più di cervello e diplomazia, le ha fatto correggere il tiro, dicendo che “non aveva niente contro le transessuali”.
In seguito l’attenzione si è spostata sul regolamento di Miss Italia, che esclude la possibilità di partecipazione di ragazze transessuali. Ovviamente si parla di transessuali dichiarate, perchè se la ragazza in questione, che ovviamente dovrebbe avere i documenti al femminile, riuscisse a nascondere il suo passato e avesse un passing impeccabile, il suo accesso al concorso sarebbe facilitato.
Certo è molto triste che vi siano ancora tutte queste discriminazioni. Se le transessuali, giustamente, reclamano l’ingresso, le femministe reclamano l’eliminazione di simili concorsi, che , per questioni sessiste e culturali, spesso “falliscono” se l’oggetto di voto è l’uomo.
Ci sarebbe tanto da scrivere, ma rimane tanta l’indignazione verso un mondo che rimane discriminatorio non solo informalmente, ma anche per iscritto,  a cominciare dai regolamenti dei concorsi di bellezza.

Nath