Perchè “feticismo” fa rima con “sessismo”.

Frequento le chat dal 97.  Ho spesso incontrato soggetti eterosessuali dediti a pratiche di feticismo.
Questo feticismo per l’esattezza riguardava la biancheria intima femminile, i piedi, le scarpe e le calze, l’attrezzatura medica come gessi e stampelle, i capelli, gli escrementi, le donne obese, le donne incinte e molto altro ancora.
La cosa curiosa è che ogni accessorio o caratteristica veniva associata alla parola “donne” o “femminile”. Piede femminile, mutanda femminile, donna calva, donna in carne…

Ho voluto confrontarmi con queste persone e questo mondo per cercare di capire.
Un denominatore comune che ho trovato in queste persone era il forte binarismo di genere [il binarismo è quella concezione sociale in cui conta moltissimo l’appartenenza genitale della persona e per la quale si attivano comportamenti e aspettative completamente diverse se si ha di fronte un uomo o una donna].
Erano forti della propria virilità ed eterosessualità e si ponevano all’interlocutrice donna con un inconscio maschilismo, anche quando mostravano loro la propria parte teatralmente adorante.

Del resto è anche semplice dedurre che chi adora dei simboli femminili come il tacco a spillo, il capello lungo o la lingerie, è come se stereotipasse l’adorazione per la donna nelle sue rappresentazioni classiche, e fosse morbosamente legato al ruolo di genere della donna, ammiccante, seduttrice, sexy, al servizio del piacere maschile, dello sguardo voyeurista dell’uomo, con un vezzo di lei esibizionista e alla ricerca di conferme e di attenzione maschile.

Facciamo però un po’ d’ordine sui tipi di feticismo e sui ruoli:
il feticismo può essere attivo (amare l’oggetto di feticismo nel partner) e passivo (amare essere adorati/e indossando o possedendo l’elemento di feticismo).
La casistica più frequente e “collaudata” è questa:
Uomo etero: sempre feticismo attivo/voyeurista (il soggetto è maschile, l’oggetto di feticismo è femminile)
Uomo gay: feticismo attivo/voyeurista o passivo/esibizionista (soggetto e oggetto di feticismo sono maschili)
Donna etero: sempre feticismo passivo/esibizionista  (il soggetto è maschile, l’oggetto di feticismo è femminile)
Donna lesbica: feticismo attivo/voyeurista o passivo/esibizionista.  (soggetto e oggetto di feticismo sono femminili)

Un amico che sta facendo a Firenze una tesi sulle parafilie mi ha confermato una cosa che temevo, ovvero che il fetish si sviluppa soprattutto in soggetti nati maschi, pare a causa di alcune esperienze infantili che hanno causato un’eccitazione anche abbastanza semplice da verificare (l’erezione), a causa di un contatto (tallile o visivo) con oggetti o parti del corpo non genitali.
La cosa curiosa è che ho conosciuto persone “feticiste“, anche trans, (sia female to male, che male to female), ma credo che in quei casi l’attenzione verso feticci sia anche motivata dal fatto che spesso si ha un cattivo rapporto col sesso “genitale“, direi anche abbastanza inevitabilmente, come succede anche agli asessuali feticisti o agli asessuali BDSMers ad esempio).

A questo punto non mi sorprendo se penso all’inconsapevole binarismo e sessismo dei soggetti feticisti che ho conosciuto.
Ricordo che, quando vivevo al femminile, ai “feticisti” di un forum hairlover risultava inspiegabile che a me non interessasse affatto di esibire i miei capelli (corti o lunghi) di signorina,  come facevano le altre, poche, iscritte donne (quasi tutte trascinate), ma mi interessava piuttosto, come facevano loro con le foto femminili, mostrare i tagli maschili che mi piacevano, condividerli e parlarne,  cosa che per loro era inconcepibile, perchè in quanto io soggetto dotato di vagina dovevo per forza cedere al loro feticismo attivo verso i miei capelli,  e non assolutamente il contrario!

Sempre dalla ricerca del mio amico tesista, pare che il BDSM coinvolga soggetti nati maschi e nati femmine con una discreta elasticità.
Conosco anche moltissime persone transgender coinvolte da un sincero sentimento BDSM, ed alcune di queste, soprattutto donne trans, sono richiestissime come mistress a pagamento (ne sono ovviamente infastidite in quanto si sentono oggetto di uno stereotipo).

Una di loro, ad esempio, mi faceva riflettere che il soggetto che contatta una mistress spesso è sessista in quanto si vuole fare si “dominare“, ma alle sue regole. “non sei sculacciate, ma cinque, se te ne chiedo cinque” e spesso insiste per pagare, per ripristinare il controllo sulla situazione, e chiarire che comunque è lui che “domina dal basso“, è lui che conduce comunque il gioco e può stopparlo a piacimento in qualsiasi momento.

Di solito questi soggetti erano uomini, sopra i 30 anni, in carriera, etero, o al massimo con fantasie bisessuali ricondotte comunque solo all’ambiente protetto del sesso e vissute come “trasgressione“, con vite su cui hanno il controllo, a volte anche eccessivo, in cui sono abituati a dare ordini, soprattutto a donne,  molto pieni della loro virilità (ma interiormente in crisi con essa), molto “potenti” nella loro vita e poco abituati a figure forti femminili: uomini maschilisti, eterosessisti e binari, che a letto amavano esorcizzare questa forza e capacità di controllo, volendo, per gioco e solo per gioco, invertire i ruoli.

A dominarli, a letto sarebbe stata una figura fortemente femminile, proprio per creare il maschilista contrasto della donna “per una volta” dominatrice, ovvero una figura “innocua” nella vita reale.
Una volta uno slave in una sola frase sintetizzò quanto ho maldestramente cercato di spiegare sopra. “perchè PARADOSSALMENTE essere dominati a letto da una donna….“.
In quel paradossalmente era racchiuso il sessismo di un intero mondo.

Talvolta questa tipologia di uomo aveva tra le sue fantasie sessuali quella di essere posseduto analmente, sottomesso e umiliato. Mi hanno contattato spesso pensando che la mia mascolinità in relazione alla mia natura biologica di femmina potesse rispondere a questa figura “dominante” di donna, non capendo che in realtà nelle loro fantasie la persona dominatrice deve essere molto femminile (oltre al fatto che non sono completamente interessato a tali pratiche con uomini etero).
Ciò mi ha fatto riflettere sul fatto che spesso una donnina che si agghinda seguendo i dettami eterosessisti e il gusto dell’uomo etero è in realtà a servizio del suo slave.
E’ comunque lui che decide come, quando e quanto…Chissà se qualcuno ci ha riflettuto o meno.

Il binarismo prosegue se si pensa che esistono si degli ambienti “non etero” BDSM, ma sono soprattutto ambienti rigidamente LuixLui. Il mondo leather ad esempio, dove verrebbe mal visto tutto ciò che non sia uomo biologico gay…e quindi sia le trans che i trans ftm stessi, ad esempio.

Di contro il mondo dei privè e degli incontri BDSM non so come accoglierebbe persone trans. Si, c’è una tolleranza verso una bisessualità solo “di letto“, e verso le cosiddette “sissy“, ma le persone transgender sono un’altra cosa.
Apro una veloce parentesi sulle “sissy“, ovvero uomini etero con tendenze “schiave“, che per umiliarsi ulteriormente richiedono la “femminilizzazione“, e diventano “schiave”, o come loro stesse dicono “cagne…siete ancora convinte che il BDSM non sappia essere binario?
Che poi tra queste “sissy” si nascondevano molte “donne trans all’inizio della scoperta di se stesse”…questo è verissimo ma è un altro paio di maniche.

Il binarismo del BDSM però è soprattutto un problema di “ambienti”, in quanto molte persone LGBT hanno tendenze BDSM (anche perchè tali tendenze sono radicate ancestralmente nella natura umana e castrate da regole sociali), ma hanno molta difficoltà a ritagliarsi uno spazio in un mondo che ha tante regole ed emula quelle sociali tradizionali, che sono appunto binarie.

E’ pur certo che il BDSM è uno dei pochi “emisferi” in cui si potrebbero davvero sovvertire i ruoli, e creare nuove prospettive, se, soprattutto in Italia, non ci si riducesse a riproporre gli stereotipi di una società ancora eterosessista e immatura.

Da notare che BDSM e fetish sono molto diffusi in una nazione binaria (e contraddittoria) per eccellenza: il Giappone.

Forse il feticismo non è altro che una fuga, non risolutiva, da questo pressante binarismo sociale, perché ogni qualvolta che i ruoli vengono sovvertiti e messi in discussione, lo si fa sempre considerandoli solo una sovversione della regola, che comunque rimane il principale punto di riferimento socio-normativo.

Nath

fonti di ricerca: 16 anni di chattate, forum, incontri e altro

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