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In questi giorni il mio pensiero, a causa della “magia del natale“, va allo zio ciccio.
Lo Zio Ciccio, non solo non si chiamava ciccio, ma non era neanche mio zio. Era un cugino dei miei, sempre solo alle feste di natale, che veniva alle congreghe del parentado senza sapere perché, e si limitava a giocare coi bambini, con lo sguardo melanconico di chi di suoi non ne avrà mai.
Noi, che allora eravamo “i normali“, lo guardavamo con pietà. Non ci interrogavamo neanche se fosse o meno gay, perché a stento sapevamo che esistevano i gay, al massimo pensavamo che era brutto e che nessunA lo aveva voluto.
Zio Ciccio probabilmente aveva un compagno, un compagno da anni, che viveva nell’ombra e ogni anno era solo a Natale, per salvaguardare il povero cuore di Nonna Bernarda, che non avrebbe retto allo shock, non tanto di sapere che il figlio era gay (lo sapeva, sotto sotto), ma del fatto che ciò era comunicato alla famigghia, e quindi il suo negozietto di sartoria avrebbe chiuso i battenti, in quanto lei giudicata una pessima madre (e quindi non so per quale percorso psicologico, incapace di rammendare orli).
Alle stesse cene dove zio ciccio era sempre solo e disorientato, arrivavano le mie cugine zitellone, portando sempre un uomo appena raccattato, per ostentarlo e presentarlo e recitare la commedia dei “normali”
Ho sempre provato tenerezza e solidarietà per Zio Ciccio, che non ho mai più rivisto, e che recentemente si è iscritto a facebook, compilando un solo campo del suo profilo. “mi piacciono: donne”.
Quando ho parlato di Zio Ciccio nella mia bacheca, sono stato criticato da molte persone esterne al movimento glbt, che hanno rivendicato il diritto di scelta di zio ciccio, di “non ferire” la madre anziana.

Una cosa mi ha colpito molto. Alcune persone Bdsm , divorziate, trav o bisessuali velate mi hanno spiegato la loro esigenza di non dire di sé a figli e parenti, per il loro rispetto e il loro equilibrio familiare.
A questo punto però mi sento di fare alcune riflessioni
– che un figlio soffra perché i suoi hanno divorziato è frequente e forse inevitabile. Ma non dipende dal fatto che il genitore si è poi scoperto gay, trav, bi, bdsm o elefante volante
– trovo molto sensate le riflessioni su figli e minori, ma meno sensate quelle sui parenti anziani o di sesto grado
– a soffrire non sono solo coloro che, per omotransfobia acquisita negli anni, “soffriranno” nel sapere che sei gay, ma anche del povero velato che deve recitare la commedia ogni anno, o , peggio, lasciare solo come un pirla il suo compagno (che magari invece è dichiarato e la famiglia l’ha escluso, e quindi passa il natale solo accanto al cappio)
– se i tuoi figli ti giudicherebbero se sapessero che sei B o T, chiediti come li hai educati
– se porti una tematica bdsm o trav, non vedo tutta questa fretta di dirlo ai tuoi figli o a tua madre anziana. mentre l’orientamento sessuale, ma soprattutto l’identità di genere sono fattori ben diversi.
se mi piacesse leccare i piedi, non saprei perché dirlo a figli e genitori, ma non potrei ovviamente fingermi donna con loro.
– tutto dipende da quanto uno si scopre e accetta come glbt. Se nel frattempo ha “costruito” una farsa con moglie e figli, questo è un problema (ma ci sono associazioni che supportano le persone a trovare nuovi equilibri, come genitori rainbow)
– ci sono genitori che hanno confidato ai figli di essere bisessuali. non significa che amino meno il partner, o che madre e padre non si amino e non siano fedeli
– conosco figli che hanno saputo che uno dei genitori è transgender e si sono abituati a questa idea senza traumi o fratture
– mentre la persona omosessuale nell’esporsi come omosex di solito interrompe la relazione etero (quindi lascia la madre o il padre dei suoi figli, e si sovrappone il trauma del divorzio a quello del coming out), non è detto che succeda a un genitore T o B
– la cosa migliore sarebbe costruire una famiglia dando come assodati sia orientamento sessuale che identità di genere dei genitori, affinché i figli non si sentano lesi
– il caso di zio ciccio comunque non vede cuori spezzati di figli, ma al massimo la rottura dell’ipocrisia familiare (tutti infondo sanno di lui)
– se un negozio fallisce perché il figlio della titolare è gay, la colpa non è di zio ciccio, ma della mentalità della gente (una volta un brianzolo aveva usato come scusa per non assumere una persona trans e una di colore proprio il fatto che lo avrebbero fatto chiudere…)

A voi la parola..

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